L'Italia non può permetterselo- Commento a P. Berizzi 

 

Riportiamo l'interessante articolo  del nostro emerito Paolo Berizzi sul Rep.it che fa le cosiddette "pulci" al movimento leghista e in particolare a quello che ha "raccolto" la Lega in questi anni dalla galassia neofascista, o perlomeno, nell'alveo di quei soggetti pronti ad utilizzare, con soave leggiadria, riferimenti spesso aberranti e indici di una ignoranza di fondo della peggior storia di questo Paese .   Paolo Mieli, nell'ultima sua fatica, insiste nel non dover "forzare la mano" sull'aggettivo fascista, termine questo affibbiato ad ogni situazione e condizione in cui il rispetto delle regole e, conseguentemente dei comportamenti civili, subisce un colpo. Questo perché, secondo Mieli, così dicendo si pone la parola fascismo a rischio d'inflazione temendone perciò un suo depotenziamento.   Se da un lato non si può non riconoscere la fondatezza di quanto sostiene Paolo Mieli, d'altro canto occorre che una barriera venga posta tra atteggiamento civile e democratico e qualcos'altro che poco ha sia di civile che di democratico.  Una barriera è quella di denunciare le situazioni "anomale"; e questo è lo scopo con cui responsabilmente pone la sua professionalità Paolo Berizzi che va sostenuto e incoraggiato nella sua azione professionale che Repubblica accoglie.

Denunciare il neofascismo è quanti lo incoraggiano, come in questo caso, non è inflazionare il termine ma un preciso dovere democratico che dovrebbe coinvolgere, è vero, le Istituzioni, ma anche ogni cittadino che ha a cuore la stabilità liberale e democratica di questo nostro Paese.

L'Italia del progresso, a partire dalle sue Istituzione, non può permettersi un salto all'indietro nel tempo in una condizione socio economica minata sia dalla pandemia che da una situazione di generale disagio della nazione la quale esaspera esponenzialmente comportamenti, spesso isterici, che poco collimano con il senso di comunità.     

Questo l'articolo pubblicato da Rep.it del caro amico Paolo, emerito del Premio nazionale ANPI "Fabrizi".

                                                                                                                                                                        Armando Duranti

 

 -Durigon e gli altri nostalgici del Duce. Radiografia del fascioleghismo al tempo di Salvini-

l leader del Carroccio subito dopo la sua elezione iniziò a strizzare l'occhio all'estrema destra di CasaPound. Ecco chi sono gli altri esponenti sul territorio

di Paolo Berizzi - Rep.it

 

C'era una volta - c'è - il fascioleghismo. Sintesi politica o prodotto di laboratorio, un po' assemblaggio identitario-nazionalista e un po', soprattutto, interazione nemmeno troppo intermittente tra realtà neofasciste e la Lega del "capitano" Matteo Salvini. Che a far data dal 2014, da Nord a Sud, su quello che un tempo chiamavano Carroccio imbarca figure di estrema destra - e i loro elettori - cambiando anche esteticamente identità al partito che fu di Umberto Bossi: da verde a blu, fino al "nero". E dunque: strizzate d'occhio ai nostalgici del ventennio ("il fascismo ha fatto anche cose buone", Salvini dixit); alleanze sul territorio con formazioni e gruppi "eredi del fascismo" e che si ispirano a gerarchi nazisti; assist e proposte che sono musica per le orecchie dell'ultradestra (su tutte la campagna martellante per chiedere l'abrogazione della legge Mancino); e poi cene, convegni, manifestazioni, patti in chiaro e giochi di sponda. E' in questa nuova Lega nera che vanno inquadrate le proposte shock degli ultimi due fascioleghisti tristemente finiti nella bufera: il sottosegretario di Stato al Mise, Claudio Durigon, e l'ex capogruppo a Colleferro, Andrea Santucci. Che nel 2021 i due vogliano intitolare parchi e piazze a Mussolini e a Hitler, più che una sorpresa, pare la conseguenza di una deriva iniziata tempo fa.  Il raccolto di un terreno di semina coltivato per calcolo elettorale più che per vere affinità elettive. Ricostruiamone la genesi.

In principio fu il feeling etnonazionalista e anti-mondialista con i neofascisti della comunità Orion guidata dall'ex bombarolo degli anni di piombo Maurizio Murelli. Siamo a metà anni '80, agli albori del fenomeno leghista. Salvini non era ancora nemmeno un giovane liceale di sinistra. Vicini alle posizioni dell'ex Ordine Nuovo Franco Freda, nemmeno quelli di Orion avrebbero immaginato che, trent'anni dopo, la Lega un tempo autonomista, persino secessionista con il Bossi "antifascista", sarebbe diventata un partitone del nazionalismo europeo. E' l'operazione Salvini. Quando a dicembre 2013 viene eletto segretario federale, per resuscitare la Lega travolta dagli scandali bossiani e ridotta ai minimi termini guarda a destra: anzi, all'estrema destra. In Italia e in Europa c'è uno spazio da occupare. Salvini ci piomba sopra come un falco. Risultato: dal 2014 al 2016 la Lega va a braccetto con CasaPound, gli "eredi del fascismo" - come dice il capetto delle tartarughe nere, Simone di Stefano. E anche degli altarini nazisti di Priebke e Himmler. Quando ancora non erano alla sbarra come ora per tentata ricostituzione del partito fascista, capitan Matteo coi "fascisti del terzo millennio" faceva manifestazioni anti-immigrati, ci andava a cena, indossava i loro giubbini, si prestava alle loro pubblicazioni editoriali. Ufficialmente l'asse Lega-CasaPound finisce nel 2016: ma i rapporti tra leghisti e neofascisti non si sono affatto interrotti.

Nemmeno adesso che i camerati sembrano avere posato i loro orizzonti accanto alla stella di FdI. Per pescare nel lago nero Salvini ha continuato nel suo giochino sovranista di ammiccare alla destra-destra: "Io non mollo", "chi si ferma è perduto", "tanti nemici tanto onore". Twitta e riposta. Fino alla richiesta agli italiani, in stile duce, dell'agosto 2019: "Datemi pieni poteri". Ha voglia a dire che "il fascismo è finito nel 1945" e che "in Italia non ci sono fascisti". Uno, nel 2017, ha tentato una strage a Macerata sparando contro un gruppo di immigrati. E' il fascioleghista Luca Traini, candidato con la Lega e in piazza anche con Forza Nuova. Nel 2018 il cambio di pelle leghista è già plasticamente compiuto. Vengono eletti i Pillon e i Durigon, ma anche altri ufficiali di collegamento con l'ultradestra, e fedelissimi del capo: vedi i milanesi Igor Iezzi e Max Bastoni, entrambi vicini ai neonazisti di Lealtà Azione che si ispirano a Leon Degrelle e a Corneliu Zelea Codreanu. Il verde indipendentista del Sole delle Alpi ha lasciato il posto ad altre tendenze (non solo) cromatiche. Lo vedi dai dirigenti nazionali scelti dal segretario: l'ultra cattolico veronese e già ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana, da sempre su posizioni omofobe-pilloniane, in piazza coi forzanovisti al "Verona family day", e il monzese Andrea Crippa, pontiere con la galassia nera come lo sono i baby Davide Quadri e Luca Toccalini di Lega Giovani. Ne faceva parte anche Lorenzo Fiato, portavoce della sigla neofascista Generazione identitaria che nell'estate 2017 con la nave C Star voleva impedire i soccorsi delle Ong ai migranti nel Mar Mediterraneo.

Un tempo i leghisti si salutavano imitando il gesto celodurista di Umberto Bossi: poi sono entrati i saluti romani. Andrea Bacciga, neo-leghista consigliere comunale e presidente della commissione sicurezza a Verona, di estrema destra, lo ha fatto in aula rivolto alle femministe di Non Una di Meno: andrà a processo. Camerata filo-nazista è anche il pugile Fabio Tuiach eletto con la Lega in consiglio comunale a Trieste nel 2016: "Il femminicidio è un'invenzione della sinistra", disse. Espulso su richiesta del vicesindaco, passò a Forza Nuova (oggi è nel gruppo misto). Aveva una passione per Mussolini Luca Cavazza, candidato alle ultime regionali con la Lega in Emilia Romagna e finito agli arresti domiciliari per prostituzione minorile e spaccio. Sono quelli del "Prima gli italiani" (slogan scippato a CasaPound da Mario Borghezio). Quelli che si attivano per dedicare delle vie a Giorgio Almirante, collaborazionista dei nazisti e teorico del razzismo che "ha da essere cibo per tutti". A Roma la Lega è Francesco Storace, Angelo Tripodi (ex FN), Maurizio Politi, Stefano Andreini.

A Sud ci sono, tra gli altri, il senatore leccese Roberto Marti (ex Msi, finito in una inchiesta della procura di Lecce sull'assegnazione di una casa popolare al fratello di un boss mafioso), il deputato calabrese Domenico Furgiuele, una storia nella destra radicale prima della folgorazione salviniana nel 2014, indagato l'anno scorso per appalti a società della 'ndrangheta; e l'assessore regionale della Sicilia, Alberto Samonà, che in una poesia inneggiò alle SS di Adolf Hitler. Cerchi che si chiudono, nuovi spazi che si aprono. Fino a Durigon e al "parco Mussolini" di Latina. Fino a "piazza Hitler", l'idea terrificante di Andrea Santucci, il leghista di Colleferro. Una domanda sullo sfondo: che cosa pensa di tutto questo l'ala "moderata" della Lega, i Giorgetti, gli Zaia e gli altri governatori? E, soprattutto, quando diranno pubblicamente ciò che pensano?

C'è un Paese che ha ancora il senso civico e di responsabilità

 

 

 

C'è un Paese che ha ancora il senso civico.

Ci accorgiamo in queste occasioni che esiste ancora una larga fetta di Paese che sente il peso di dover difendere i principi marchiati a fuoco sulla Carta Costituzionale e che risponde con senso di responsabilità davanti a fatti che con i principi fondamentali dei Diritti Umani non hanno nulla a che fare.

Perchè quello che è scritto è qualcosa che va di pari passo con la coscienza, con l'umanità delle persone.

E' talmente dirompente il fatto del massacro di Willi che a scuotersi sono anche persone che, senza togliere nulla loro, pensavo lontane da me anni luce.

Invece ci ritroviamo qui, sulla stessa barricata, ad ostacolare la bestialità di una parte del Paese ancora pesantemente minoritaria, e non solo per fortuna, che non ha un'idea di società civile, di convivenza.

Questi soggetti pensano di crescere parimenti all'odio che riescono ad esprimere e ad inculcare perché non hanno null'altro che li faccia sentire Uomini o Donne.   Se dentro di loro c'è il vuoto, lo si colma con ciò che è più semplice da capire e da esercitare: la violenza e la sopraffazione.

E' laddove il vuoto è più concentrato, dove il disagio di chi è escluso è maggiore, laddove trova uno spazio comune, laddove non ci si pone il problema del futuro perché un futuro non lo si vede: lì si annida la violenza e il rancore che prendono forma e bandiera. 

Non possiamo quindi che accogliere con favore questa presa di posizione di una persona Chiara Ferragni, che la gioventù la conosce bene, che i giovani seguono. 

 

Omicidio Willy, Chiara Ferragni su Instagram: "Il problema non sono le palestre, è la cultura fascista"

di VIOLA STEFANELLO                                                                                                                                                                                                  REP.it  09/09/20

L'influencer e il marito Fedez in una storia su Instagram fanno le condoglianze alla famiglia del ragazzo picchiato a morte a Colleferro. E l'imprenditrice condivide il post che parla di "cultura fascista". Un pensiero per Willy anche da Emma Marrone, Levante, Claudio Marchisio, Ermal Meta.

 

"In fin dei conti cos’hanno fatto? Niente. Hanno solo ucciso un extracomunitario". Le parole di un familiare di uno degli arrestati per il brutale omicidio del ventunenne Willy Monteiro a Colleferro, udite da un testimone e riportate alle forze dell'ordine, hanno spinto anche Chiara Ferragni e Fedez a intervenire sulla vicenda. "Dove andremo a finire?", si domanda Ferragni, condividendo nelle storie di Instagram un commento del marito su un articolo di Repubblica. “Condoglianze alla famiglia - aggiunge l'influencer - mi spiace che oltre alla sofferenza dobbiate subire anche queste cose”.

Qualche storia più tardi, sempre Ferragni condivide con i 20 milioni di follower una spiegazione di quanto accaduto, pubblicata dal popolare profilo Instagram @spaghettipolitics, che spesso spiega le notizie principali dell’Italia a un pubblico internazionale in italiano e inglese. “Due giorni fa è stato ucciso Willy Monteiro, italiano 21enne dalla pelle nera”, dice il post, “da un gruppi di quattro fasci che l’hanno ammazzato a calci.” Sono parole straordinariamente radicali per i suoi standard, quelle condivise dall’imprenditrice: “Il problema lo risolvi cambiando e cancellando la cultura fascista e sempre resistente in questo paese, non cancellando il mezzo tramite il cui i fasci hanno fatto violenza. Il problema non lo risolvi nascondendolo sotto al tappeto, lo si risolve con la cultura e l’istruzione”.

Mentre si cerca di fare quanta più luce possibile sull’omicidio di Willy, che sarebbe stato picchiato a morte per aver provato a difendere da un pestaggio un compagno di scuola di Colleferro, non si esclude l’ipotesi di aggravante razziale. Al di là delle parole del parente di uno dei quattro giovani di Artena, pronunciate davanti alla caserma del’Arma di Colleferro, sono emersi infatti anche diversi commenti spiccatamente razzisti scritti anni fa da Gabriele Bianchi – uno dei due fratelli arrestati per la morte di Willy. Una goccia nell'oceano di xenofobia e razzismo che viene da anni rovisciato quotidianamente sui social.

Se il sindaco di Colleferro giura che il suo paese "non è mai stato razzista" e che Willy e la sua famiglia, di origine capoverdiana, "qui a Paliano non hanno mai avuto problemi", non si possono ignorare le chiare simpatie che la compagnia di cui facevano parte i quattro arrestati nutriva per l'estrema destraChiara Ferragni e Fedez non sono però state le sole celebrità a essere rimaste colpite dalla morte del ventunenne. In un post su Instagram, la cantante Emma Marrone ha espresso preoccupazione per "un Paese che sta soccombendo ad un livello culturale davvero molto basso", aggiungendo che "l'ignoranza crea la violenza".

Willy Monteiro è un ragazzo che conosce il significato dell'amicizia. Willy Monteiro è un ragazzo che non resta indifferente di fronte all'ingiustizia" è il pensiero dell'ex calciatore Claudio Marchisio. "Non basta desiderare un mondo migliore, ma bisogna agire per ottenerlo", ha aggiunto il centrocampista.
 

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