
FOSSOLI OSIMO, UN BINOMIO INSCINDIBILE
Il 18 scorso un pullman è partito la mattina all'alba con un carico di ricordi, di stima e di promesse.
le ANPI di Osimo, Castelfidardo, Montefano, si sono presentate così nella frazione di Carpi che visse il tragico viaggio di ebrei, perseguitati politici, militari destinati ad una fine immonda e, quando andava di lusso, a qualche mese di durissimo lavoro che conduceva ad una fine non meno misera nel volgere di breve tempo.
L'avevamo lasciata in itinere quasi 18 anni fa e l'abbiamo trovato quasi ultimato il sito del campo di concentramento di Fossoli appunto, dove transitarono più di 2800 persone che divennero numeri poco più avanti nei vari campi di sterminio nazista.
Ma in quel luogo, o meglio, lì appresso, si svolse un altro episodio che ha fatto si che Fossoli si legasse per sempre con la nostra città: l'Eccidio del Cibeno o del Poligono se si vuole.
Dei 68 ufficiali del disciolto Esercito Italiano passati per le armi, uno se ne salvò. Non l'osimano capitano dei Granatieri di Sardegna Bruno Liberti.
La paura
che portò i tedeschi a fucilare quei poveri prigionieri, fu che questi militari italiani potessero organizzare una rivolta strutturata nel campo avendo cognizioni di merito.
Di nuovo siamo tornati nel museo che racchiude immagini di quei fatti immondi e lì, stentorea, al centro della parete destra, quella che su cui non sono trascritti i soli nomi dei migliaia di uomini, donne, anziani, bambini, che sono passati per Fossoli, la colonna che ricorda i 67 martiri del Cibeno e al centro un nome conosciuto: BRUNO LIBERTI.
Un'emozione toccare quel nome sulla parete, in mezzo a migliaia di altri sventurati, ma quella "carezza", questa volta, era solo per il nostro martire.
E' anche per loro, è anche per Bruno, per il loro sacrificio che non smetteremo mai di difendere la nostra amata Costituzione.
