78° DELLA LIBERAZIONE DI OSIMO DAL NAZIFASCISMO

 

Nella notte tra il 5 ed il 6 luglio, i tedeschi abbandonavano Osimo, la Capitale delle Marche come si scrisse e che in realtà fu dall'ottobre, novembre, 1943. I fascisti repubblichini locali avevano già sgomberato il campo sin dalla seconda metà di giugno, prevedendo un imminente tracollo del fronte: un atto che gli osimani etichettarono subito come "lo squaio". Dopo la parata dei partigiani del "Fabrizi" che da via Cialdini risalirono fino al centro con avanti il partigiano Trabocchi, invalido ad una gamba, sopra un cavallo bianco di quelli requisiti ai tedeschi, e di seguito i prigionieri rastrellati in colonna con due ali di patrioti di scorta, e quella dei polacchi provenienti da Porta Vaccaro, i semplici cittadini iniziarono i festeggiamenti con un "sbicchierata" al Foro Boario che venne però disciolta per paura di azioni di rappresaglia da parte di pattuglie tedesche e delle SS italiane provenienti da Ancona. Ma la guerra per la nstra città non finì lì. Non vi fu tregua su Osimo finché il fronte del Musone non fu definitivamente assalito e sfondato dai straordinari Arditi della 101.a e 102.a Compagnia del IX Reparto d'Assalto, dopo che per 18 giorni nè il resto del CIL, nè la Brigata Majella, nè le truppe di liberazione Polacche, erano riuscite nell'intento. Osimo aveva già perso coloro che per primi avevano fatto la libera scelta della montagna o della guerriglia nelle campagne attorno, dovette in quei 18 giorni piangere altre 145 vittime civili. Oggi quei fatti sembrano lontani da noi, dal nostro tempo, dalle nostre vite: ma non è così, anzì. Oggi quei corpi martoriati dalla tirannia fascista e dall'abiazione nazista, dovremmo sentirli quanto mai vicini, quanto mai un monito.

La guerra è alle porte dell'Europa e l'Italia ne è coinvolta. Sappiamo cos'è una dittatura, sappiamo cos'è il nazionalismo più becero, sappiamo cos'è una guerra di Liberazione e i costi in vite umane che essa comporta. E se si è giunti fin qui è perchè quella tragica lezione del Novecento non la si ricorda o forse per qualcuno si è annebbiata. Ecco perché non dobbiamo lasciare che il tempo copra con la sua polvere avvolgente, questa parte, la più tragica, della storia dell'Umanità. 

Vecchie e nuove teorie conservatrici, sovraniste, nazionaliste e razziste, provano a riportare indietro l'orologio come negli Stati Uniti dove si cerca di smantellare una delle maggiori conquiste delle donne come l'aborto riportando in vigore un quel Paese una delle ottocentesca! Lo stesso si sta tentando in Italia dove però la risposta è stata forte. Conquiste che consideriamo ormai facenti parte del DNA degli italiani non sono più inviolabili agli occhi di quanti hanno nei loro interessi distruggere il tessuto sociale di questo Paese raggiunto con la Guerra di Liberazione e la Costituzione. Quei Caduti di ieri stanno ancora qui a ricordarcelo.  

In corso il restauro al monumento di via Lionetta

Il popolo del 25 aprile si è finalmente ripreso la sua piazza. La partecipazione è stata numerosissima, come non accadeva da tempo, a dimostrazione che l'unità antifascista quando viene messa sotto accusa risponde sempre con fermezza. Un ringraziamento doveroso quindi a tutte quelle osimane e osimani che sono scesi in piazza per solcare le orme della memoria e della Costituzione. Infine un ringraziamento sentito all'Amministrazione Comunale per aver raccolto il nostro appello e aver ridato nuova vita al monumento alla Resistenza di Via Lionetta restaurando un bene comune che da troppo tempo attendeva di essere tirato a lucido. Ora i cittadini potranno di nuovo fermarsi davanti alla quella pietra che ricorda il sacrificio dei nostri partigiani, affinchè "i giovani traggano esempio da chi con la morte schiuse alla Patria il cammino della Libertà e del rinnovamento democratico".

 

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