L’ANPI sezione di Osimo esprime la propria soddisfazione per l’approvazione da parte del Consiglio Comunale della mozione, promossa dal gruppo del Partito Democratico attraverso i consiglieri Flamini e Canapa, in merito all’istituzione del “Percorso della Pace e della Memoria” lungo il corso del fiume Musone, luoghi questi dove, tra giugno e luglio del 1944, si svolsero tra i più importanti e cruenti fatti della guerra partigiana e di Liberazione del Paese.

Per questo motivo oltre ai già citati consiglieri, l’ANPI ringrazia quanti hanno votato la mozione e chi, solo per questioni diverse e forse immotivate , si è astenuto pur plaudendo l’iniziativa.

E’ un momento importante questo in cui tensioni diverse rischiano di mettere in pericolo la memoria comune, fonte unica della nascita delle Istituzione repubblicane, democratiche e antifasciste.

Per contrastare ciò occorrono emergenzialmente strumenti nuovi che vanno al di là della testimonianza diretta che il tempo ha procrastinato; e i percorsi della memoria possono rappresentare uno strumento alternativo e valido affinché quel grande patrimonio storico, istituzionale e culturale che ha garantito sin qui la libertà, non vada disperso annullando così il sacrificio di tanti giovani uomini, giovani donne, di italiani e di italiane.

Argentina, trova lista di 12mila nazisti tra le carte di una banca in disuso: dentro, il tesoro sottratto a milioni di ebrei

 

 

Argentina, trova lista di 12mila nazisti tra le carte di una banca in disuso: dentro, il tesoro sottratto a milioni di ebrei 

 

 

A fare la scoperta l'investigatore privato Pedro Filippuzzi. Un lista nota che si pensava distrutta: indicava le ingenti somme che i nazisti si erano portati dietro fuggendo a Buenos Aires dopo la caduta del Terzo Reich e che furono il capitale iniziale del Credit Suisse

 DANIELE MASTROGIACOMO - REp.it

L'ha scoperto per caso. In mezzo alle cartacce ammassate alla rinfusa in un sotterraneo di una vecchia banca ormai in disuso. Rovistando si è soffermato su documento dal titolo anomalo, almeno arcaico: "Congresso della Nazione Argentina". Si è incuriosito e ha iniziato a sfogliarlo. 

Pedro Filippuzzi, investigatore privato, ha capito subito che era qualcosa di grosso: si era imbattuto sulla rete di 12mila nazisti che tra il 1941 e il 1943, prima della caduta del Terzo Reich, avevano preso il largo e si erano rifugiati in Argentina. La lunga lista di nomi indicava anche le somme che si erano portati dietro e che erano il bottino sottratto ai milioni di ebrei saccheggiati dei loro averi. 

La lista era nota. Ma nel 1944 il governo del dittatore filo tedesco Edelmiro Farrel aveva disciolto la Commissione incaricata di analizzarla e ordinato la distruzione del documento. Tutti pensavano che la questione si fosse chiusa e con il macero anche questa importante prova fosse sparita dalla circolazione. Non sapevano che qualcuno ne aveva fatto una copia rimasta poi per 80 anni seppellita nei sotterranei del vecchio istituto. 

Filippuzzi ha contattato il Centro Simon Wiesenthal, famoso per la sua caccia ai nazisti sopravvissuti al dissesto del regime di Hitler, che a sua volta si è rivolto al Credit Suisse reclamando la restituzione dei beni trafugati. Il Centro ha potuto anche ricostruire la rotta seguita da questo tesoro che secondo diverse ipotesi è servito a finanziare le attività legali messe in piedi in Argentina dai nazisti fuggiaschi. Parte di questi soldi sarebbero poi rientrati in Europa tramite la banca svizzera Schweizerische Kreditanstalt, oggi diventato appunto Credit Suisse. 

"Questi conti", osserva Shimon Samuels, direttore delle Relazioni internazionali del Centro Simon Wiesenthal, "includevano diverse imprese tedesche come la IG Farben, fornitore del gas Zyklon-B, utilizzato nelle camere di sterminio, e organismi finanziari come il Banco Tedesco Transatlantico e il Banco Tedesco dell'America del Sud. Banche che, apparentemente, servirono per realizzare delle transazioni naziste in Svizzera". 

La presenza di una folta comunità nazista a Buenos Aires era cosa nota negli anni successivi alla fine della Seconda guerra mondiale. Si calcolava che fosse formata da 1.400 persone, sostenute da 12mila simpatizzanti e da altri 8mila militanti di diverse organizzazioni locali. I governi dell'epoca facevano finta di niente e lasciavano agire i nuovi arrivati come parte della massa di immigrati già giunti, per sfuggire al conflitto e al terrore hitleriano, anni prima. Ma una retata della polizia nella sede dell'Unione tedesca delle corporazioni, una facciata per le migliaia di immigrati nazisti del Terzo Reich, portò al sequestro della lista che fu consegnata al Parlamento argentino. 

"Non tutti i 12mila indicati nel documento", precisa Ariel Gelblung, direttore per l'America Latina del Wiesenthal, "erano persone che usarono la triangolazione per portare via il denaro rubato dai nazisti. Ma all'interno della lista c'è sicuramente chi la utilizzò". 

Far sparire quel denaro era vitale per Hitler. Non c'era la possibilità di cambiare la moneta tedesca con i dollari. Trasferirla in Argentina consentiva di farlo. Veniva scambiata con il foglio verde e da qui rientrava in Europa. Secondo Gelblung è impossibile stabilire l'ammontare del tesoro depositato nei conti sospetti. Ma è certo che quella ingente somma fu usata come capitale iniziale dal Credit Suisse sorto sulle ceneri del Schweizerische Kreditanstalt.

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