L’ANPI sezione di Osimo esprime la propria soddisfazione per l’approvazione da parte del Consiglio Comunale della mozione, promossa dal gruppo del Partito Democratico attraverso i consiglieri Flamini e Canapa, in merito all’istituzione del “Percorso della Pace e della Memoria” lungo il corso del fiume Musone, luoghi questi dove, tra giugno e luglio del 1944, si svolsero tra i più importanti e cruenti fatti della guerra partigiana e di Liberazione del Paese.

Per questo motivo oltre ai già citati consiglieri, l’ANPI ringrazia quanti hanno votato la mozione e chi, solo per questioni diverse e forse immotivate , si è astenuto pur plaudendo l’iniziativa.

E’ un momento importante questo in cui tensioni diverse rischiano di mettere in pericolo la memoria comune, fonte unica della nascita delle Istituzione repubblicane, democratiche e antifasciste.

Per contrastare ciò occorrono emergenzialmente strumenti nuovi che vanno al di là della testimonianza diretta che il tempo ha procrastinato; e i percorsi della memoria possono rappresentare uno strumento alternativo e valido affinché quel grande patrimonio storico, istituzionale e culturale che ha garantito sin qui la libertà, non vada disperso annullando così il sacrificio di tanti giovani uomini, giovani donne, di italiani e di italiane.

L'allarme dei Servizi segreti: "Il rischio dei neonazi

L'allarme dei Servizi segreti: "Il rischio dei neonazi e la tenuta democratica minacciata dalla propaganda istigatoria"

Nella sua relazione al Parlamento, il capo del Dis Gennaro Vecchione mette in guardia "dall'arma cibernetica". E spunta la destra radicale fra i maggiori pericoli. "Rigurgiti neonazisti tra i giovani".

 ALESSANDRA ZINITI - Rep.it

 

"La tenuta dei sistemi democratici occidentali è a rischio, si sono moltiplicati i fronti di minacce, e ampliate le sfide".
Non è più solo il terrorismo di matrice islamica a preoccupare i nostri servizi segreti, ma anche " una minaccia composita riferibile a processi di radicalizzazione individuali, la presenza di soggetti attestati su posizioni estremiste e una pervasiva propaganda istigatoria". Gli episodi di violenza della destra radicale destano allarme nell'intelligence internazionale.

Nella sua relazione al Parlamento " sulla politica dell'informazione per la sicurezza", il capo del Dis Gennaro Vecchione accende i riflettori sui rischi che arrivano dal web. "L'arma cibernetica in tutte le sue declinazioni, strumento privilegiato per manovre ostili, viene utilizzata per indebolire la tenuta dei sistemi democratici occidentali: si tratta di sistemi che possono mettere a rischio le stesse esistenze dei Paesi", scrive.


Rigurgiti neonazisti tra i giovani
"Sono emersi insidiosi rigurgiti neonazisti, favoriti da una strisciante, ma pervasiva propaganda virtuale attraverso dedicate piattaforme online. I profili più esposti, come emerge dalla casistica delle azioni, sono quelli dei più giovani. C'è il rischio che anche ristretti circuiti militanti o singoli simpatizzanti italiani possano subire la fascinazione dell'opzione violenta. Il monitoraggio informativo ha posto
in luce come - prosegue la relazione degli 007 - accanto a formazioni strutturate e ben radicate sul territorio, si sia mossa una nebulosa di realtà skinhead ed aggregazioni minori, alcune delle quali attive soltanto sul web.
Una galassia militante frammentata, che si è caratterizzata per una comunanza di visione su alcuni temi, quali la rivendicazione identitaria e l'avversione all'immigrazione, al multiculturalismo e alle Istituzioni europee, oltre che per momenti di corale, quanto estemporanea, convergenza in occasione di appuntamenti politico-culturali e commemorativi sul "fascismo delle origini".

Moltiplicate le sfide
"Oggigiorno si sono moltiplicati i fronti in grado di esprimere minacce dirette anche al nostro territorio e ai nostri assetti; la dimensione economico-finanziaria si è confermata rilevante nel confronto e nella competizione tra Stati; la sovranità tecnologica e digitale e la resilienza nel "quinto dominio" sono divenute centrali; Paesi da tempo impegnati in significative proiezioni di potenza su scala globale si sono dimostrati assertivi, mentre i sistemi di alleanza hanno talvolta incontrato difficoltà nel trovare voce e posizione univoca. Tutto questo ha ampliato a dismisura le sfide strutturali con le quali l'Intelligence è chiamata a misurarsi".,

Minaccia Daesh resta elevata.
"Le evidenze informative - si legge nella relazione - ci indicano che Daesh è particolarmente vitale nei territori di origine e contestualmente ha rafforzato la propria presenza in quadranti africani ed asiatici, con una marcata, preoccupante concentrazione nel Sahel". "Peraltro, le azioni di stampo jihadista realizzate in Europa lo scorso anno confermano l'insidiosità di una minaccia che resta prevalentemente endogena e che ha visto, in linea di continuità con gli ultimi anni, l'attivazione di lupi solitari, il ricorso a mezzi facilmente reperibili e pianificazioni poco sofisticate".

I terroristi non arrivano sui barconi
"Non ci sono al momento segnali che i combattenti jihadisti abbiano o stiano utilizzando i canali migratori per raggiungere l'Europa. Lo scrivono gli 007 nella relazione al Parlamento confermando invece, per quanto riguarda la rotta tunisina, l'esistenza di "reti criminali italo-tunisine" coinvolte oltre che nel traffico di migranti anche nel contrabbando di tabacchi e nel traffico di droga". Gli 007 segnalano inoltre due fenomeni connessi alla tratta: il ricorso alle 'navi madre' e un aumento degli sbarchi fantasma.


La jihad digitale
"Centrale ha continuato ad essere il ruolo del jihad digitale. Nel territorio nazionale, abbiamo dovuto prevenire e contrastare una minaccia composita, riferibile a processi di radicalizzazione individuali e dall'accelerazione imprevedibile, alla presenza di soggetti attestati su posizioni estremiste, ai propositi ritorsivi di Daesh, ad una pervasiva propaganda istigatoria".
"Con riguardo al fenomeno della radicalizzazione, il dispositivo messo in campo si è tradotto in mirate ed innovative modalità d'intervento, intese non solo ad individuare i soggetti che abbiano aderito alla visione jihadista, a valutarne la pericolosità e, ove possibile, a favorirne il disingaggio, ma anche a cogliere i segnali prodromici di percorsi di radicalizzazione suscettibili di sfociare nell'azione violenta", ha spiegato Vecchione.

La radicalizzazione in carcere
"Come per il resto d'Europa, l'ambiente carcerario continua a rappresentare, anche in Italia, una realtà sensibile sotto il profilo della radicalizzazione islamista, che agisce, a sua volta, da moltiplicatore di tensioni e pulsioni violente, nei confronti tanto dei detenuti di fede non islamica o non aderenti alla causa jihadista, quanto degli agenti penitenziari e del sistema carcerario".
"Aggressioni, disordini e manifestazioni di giubilo in occasione di attentati compiuti in Europa - sottolineano gli analisti del Dis - hanno fatto emergere la pericolosità di alcuni stranieri, detenuti per reaticomuni e radicalizzatisi dietro le sbarre, per i quali è stato conseguentemente adottato provvedimento di espulsione".

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