Alcune cose di questa cronistoria, contrariamente alla consuetudine, sono riprese dalla letteratura di parte opposta e quindi la prospettiva che si offre in questo articolo é, per così dire, a 360° e quindi il rinscontro con la realtà é altamente probabile.   Alcune tracce sono di Massimo Morroni autore di "Osimo Libera", ed. ANPI Osimo 2004.   Spesso a sproposito si parla della "battaglia di Ancona". Leggendo questa cronaca ci si rende conto benissimo in realtà che fu una "Battaglia per Ancona" in quanto la parte preponderante dello scontro avvenne lungo la linea del fiume Musone che corre tra l'Acqwuaviva (Loreto/Castelfidardo) e le Casenuove/Filottrano.    Un episodio non inquadrabile temporalmente ma determinante per lo sconfinamento in terra osimana da parte polacca fu quello della cattura di un ufficiale della Wermacht che, catturato in zona ponte di San Domenico (Padiglione) dal distaccamento "Franco Stacchiotti" rese testimonianza scritta del posizionamento dell'artiglieria leggera posta a difesa di Osimo nella zona sotto la SS. 361    I partigiani con quella importantissima informazione si recarono presso il comando polacco di Recanati che li respinse perché al collo avevano il fazzoletto rosso.   Increduli da quel respingimento ma fermi nella certezza della bontà di ciò che avevano in tasca, i partigiani si recarono all'altro comando polacco che stazionava a Villa Spada il quale prese sul serio quelle informazioni fornendole alle artiglierie che se ne servirono per centrare i tedeschi e scendere da Recanati verso Osimo. Singolare é il fatto che l'ufficiale tedesco, una volta catturato e portato al comando del distaccamento, la prima cosa che disse vedendo quei partigiani con il fazzoletto rosso disse loro "Comunisti ?". I partigiani risposero positivamente e, a quella risposta, lo stesso ufficiale si strappò dalla divisa dosso ogni fregio tedesco e disse ai presenti "datemi carta e penna"; e disegnò la difesa tedesca.   Quell'ufficiale non era di origine tedesca ma di nazionalità austriaca dal 1938 annessa al III Reich.   Questo suo gesto fu forse di rivalsa verso chi aveva occupato il proprio paese e lo aveva trascinato in una guerra non sua o forse per convinzione politica ma fu certamente determinante. L'austriaco fu poi tradotto presso la sede vescovile di Santo Stefano adattata a carcere "sui generis" per i prigionieri e comandata dal raggruppamento GAP " Vilfredo comandato da Vilfredo Giannini.   Nelle frequenti escursioni di pattuglie lungo la zona tra Ancona e Osimo, una di queste attaccò proprio il luogo di reclusione e lì l'ufficiale austriaco venne ucciso.

Armando Duranti (da testimonianze registrate)

la "battaglia per Ancona"

 

29 GIUGNO 1944 GIOVEDI‘. Narra Rolf Dittman, comandante della sesta compagnia del 993: "Nella notte tra il 29 e il 30 la nostra Divisione abbandona le posizioni sul fiume Chienti per ritirarsi dietro il fiume Musone... Per noi è ora terminato il periodo di riposo e veniamo nuovamente impiegati in prima linea. Al pomeriggio sul Musone, vengono assegnate ai Comandanti di Compagnia le nuove posizioni da difendere. Ci è chiaro che ora la nostra situazione ricomincia a farsi seria e che dobbiamo difenderci per sbarrare il più a lungo possibile al nemico l'accesso ad Ancona. Alle ore 22 le compagnie occupano le posizioni sulla linea del Musone. Al tenente Leipold (settima compagnia) viene assegnato il settore costiero, a me quello mediano ed al sottotenente Scholl (quinta compagnia) lo scomodo settore di destra. Qui infatti potrebbero localizzarsi il punto critico del nostro settore dato che la Via Adriatica (Strada Statale 16 N.d.T.) passa proprio attraverso la line tenuta dalla quinta compagnia. La linea assegnata alla mia Compagnia (la sesta) va dal terrapieno della ferrovia,dove confina con la quinta, allo sbocco del fiume Aspio nel Musone, dove confina con la settima. Il settore assegnato al battaglione è talmente esteso per cui tutte le compagnie fucilieri devono venire impegnate in prima linea. Siamo poco entusiasti della nostra linea perché il nemico, da Loreto, posto in altura, potrebbe distinguerne ogni particolare. Ho impegnato tutte le truppe disponibili in prima linea, compresi I due gruppi di riserva e la squadra mitragliatrici pesanti. Ci trinceriamo sulla sponda settentrionale del Musone. Il settore della Compagnia è ampio 1.800 metri. Considerate le cattive condizioni di visibilità, resto con il mio posto di comando tattico soltanto 200 metri dietro la linea del fronte" (Dittman R. Die Neue Bruecke n.25 pasqua 1962 e 26 agosto 1962)

30 giugno 1944. VENERDI’- Le truppe tedesche sono appena ripiegate nella notte sul fiume Potenza che in mattinata giunge un nuovo ordine di ripiegare nella notte successiva sulla “Linea Albert” (leggi Edith da parte opposta) sul fiume Musone.

"Sull'ala occidentale, la 6 Brigata di fanteria Leopoli, avanguardia del 5 Divisione Kresova, progrediva con lentezza a causa dell'accidentata natura del terreno e per le immense distruzioni stradali poste in atto dai tedeschi in ritirata. Tuttavia, alle ore 16, occupò Morrovalle e la zona circostante.Da queste posizioni, sul calar della sera, mosse verso il fiume Potenza, che era stato intanto raggiunto e valicato con facilità, la sera stessa, dalla 1 Brigata karpatica, reparto di punta della 3.Divisione omonima operante nella zona litoranea" (Santarelli pp ).

Durante la notte il Comando di Divisione del generale Hoppe lascia Castelfidardo per trasferirsi a Montemarciano.

"Quando il 30 giunse un nuovo ordine di ripiegare nella notte seguente sulla Linea Albert sul fiume Musone, nell'interesse della situazione vista nel suo complesso, si dovette rinunciare ad importanti vantaggi consistenti in primo luogo nel fatto che la vecchia linea sul fiume Potenza aveva una lunghezza di soli 20 chilometri contro I 30 di quella sul Musone e secondariamente nel fatto che, con le alture dominanti di Recanati e Loreto, cadevano nelle mani del nemico importanti punti di osservazione e posizioni da cui predisporre azioni offensive. Così molto a malincuore, nella notte fra il 30 e il 1 luglio venne abbandonata la linea sul fiume Potenza per attestarci sulla Linea Albert che era stata da giorni accuratamente esplorata ma non per questo soltanto aveva assunto maggiore importanza. E proprio lungo questa linea si doveva giungere alla battaglia" (Hoppe pp ).

A Porto Recanati verso mezzogiorno i tedeschi fanno saltare il ponte sul Musone evacuando la zona. Arrivano nel pomeriggio i soldati polacchi della 3 Divisione Karpatica del 2 Corpo d'Armata. L'avv.Camillo Pauri sarà il primo sindaco dopo la liberazione nominato dal CLN locale.

A Potenza Picena il GAP locale assume il controllo del paese e prepara la popolazione ad accogliere i liberatori. Alle ore 15 batterie tedesche dall'altura di Recanati aprono il fuoco contro Potenza Picena uccidendo 10 persone e ferendone altre. Con prontezza i partigiani accorrono e coadiuvati da alcuni civili trasportano all'ospedale i feriti.

A Macerata, alle ore 14,30 provenienti da Civitanova passando internamente per Monte San Giusto e Corridonia giungono in corso Cairoli le prime camionette polacche, seguite dai reparti dei paracadutisti della Nembo del CIL. I partigiani del gruppo Nicolò, provenienti da Sforzacosta, issano per primi il tricolore sul monumento ai caduti. (Pinci G. in Macerata, 4).

A Montelupone alle ore 18,15 le truppe polacche entrano in città.

A Tolentino alle 3 del mattino saltano i ponti della città. Alle 14 entrano i partigiani e i motociclisti della Nembo tra l'esultanza della popolazione.

A Recanati,i tedeschi evacuano la città ed elementi di retroguardia guastatori fanno saltare il Ponte Nuovo e la strada sotto il Duomo. Rappresaglia tedesca nella zona di Costa dei Ricchi. Ne è vittima Armando Nina,di anni 32, da poco congedato e reduce dall'Albania.I tedeschi lo obbligano a scavarsi la fossa insieme al padre e alla moglie e lo falciano con una raffica di mitra. A Filottrano invece per un soldato ucciso i tedeschi fucilano 10 persone prese a caso, altre 7 per un fatto simile ne hanno fucilate giorni addietro a Staffolo

1 luglio 1944. Sabato. Le truppe tedesche hanno abbandonato nella notte la posizione difensiva sul fiume Potenza e hanno ripiegato sulla “Linea Albert” di 30 chilometri che corre parallelamente al Musone da ovest a est. Il punto centrale di questa linea è la posizione elevata di Osimo ma prima ancora, dopo un secolo dallo scontro piemontese-pontificio, la cittadina di Castelfidardo con la Selva di Monte Oro (la Battuta).

Dalle memorie del generale Hoppe: "La Divisione si accorse di essersi sbagliata se, con il rapido sganciamento, aveva sperato di guadagnare il vantaggio di almeno qualche giorno di tempo. Infatti, sebbene la nuova linea venisse a trovarsi più indietro di 20 chilometri, quindi sufficientemente arretrata e tale da costringere il nemico ad effettuare una ulteriore avanzata, I polacchi non si attardarono in lunghi preparativi. Giustamente, dal nostro rapido sgombero della linea sul Potenza avevano tratto la conclusione che avremmo proseguito nel nostro arretramento e ci rimanevano quindi alla calcagna. Con l'impiego dell'aviazione essi erano facilmente in grado di compensare la mancanza dell'appoggio dell'artiglieria pesante che non poteva tenere dietro all'avanzata con la dovuta rapidità. I polacchi ci seguivano immediatamente ma senza incalzare troppo: il 1 luglio si accontentavano soltanto di premere sulle retroguardie della 278 divisione, lasciate per sicurezza sulla zona antistante la nostra linea, e si deve ringraziare questa circostanza se la Divisione si è potuta organizzare nella nuova linea di difesa. Questa andava da occidente ad oriente e passava a sud di Filottrano lungo la riva settentrionale del torrente Fiumicello sino al punto dove questo sbocca nel Musone. Il punto centrale di questa linea era rappresentato dalla piccola città di Osimo, posta su un'altura. Pertanto la Divisione si attendeva che il nemico avrebbe attaccato o a sud ovest o a sud est di Osimo per far cadere la città investendola ai fianchi. Se il nemico avesse invece diretto il suo attacco principale nella zona di Filottrano, puntando su Jesi e Chiaravalle, in tal caso avrebbe rivelato l'intenzione di accerchiare la 278 divisione presso Ancona e di annientarla. Se con il grosso delle sue truppe il nemico avesse sfondato il fronte ad oriente di Osimo allora lo avrebbe allettato la rapida conquista del porto di Ancona, importante per I rifornimenti. Soltanto l'andamento dei combattimenti avrebbe mostrato quale soluzione aveva scelto l'avversario" (Hoppe pp.)

Nella mattinata poiché la 71 Divisione non è ancora in grado di combattere, la 278 deve da sola sostenere il peso della linea spiegandosi con sei battaglioni effettivi e uno di riserva come segue per la difesa della “Linea Albert“: A destra il 994 sotto il comando interinale del maggiore Rudolf Godorr, aiutante il capitano Helmut Wollin, con il 1 battaglione a destra e il 2 a sinistra, in collegamento con la 71 Divisione nel settore Filottrano-S.Biagio; al centro il 992, sotto il comando interinale del maggiore Werner Krueger, aiutante il tenente Erich Widmaier, con il 2 battaglione a destra e il 1 a sinistra, nel settore a sud di Osimo; a sinistra il 993, al comando del colonnello Paul Broecker (aiutante il tenente della riserva Hermann Eicher), con il 1 battaglione a destra e il 2 a sinistra, nel settore Castelfidardo-costa. Come riserva divisionale il 278 battaglione fucilieri, ad Offagna, comandato dal capitano Dister, aiutante il tenente Amhoff. Il 278 Reggimento artiglieria al comando del maggiore von Lonski ,aiutante il capitano Boehm, assegnato in appoggio al 994 col suo secondo gruppo ed il 992 col suo primo gruppo. Il 305 Reggimento artiglieria , al comando del colonnello Kurt, col suo primo gruppo era destinato ad appoggiare il 993 e col suo quarto gruppo effettuava la copertura di fuoco sul centro e sul settore sinistro del fronte. I gruppi terzo e quarto del 278 artiglieria erano ancora distaccati presso la 71 Divisione ma avevano il loro raggio di azione nella zona antistante il settore del 994 granatieri. Il 278 gruppo controcarro divisionale, al comando del capitano della riserva Kurt Knorn (aiutante il sottotenente della riserva Siegfried Bohlmann), veniva impegnato su due gruppi misti alle due estremità dello schieramento. Il 278 battaglione guastatori veniva dislocato fra il Musone e lo Esino col compito di creare sbarramenti e di simulare istallazioni militari. La guarnigione della piazzaforte di Ancona era costituita da un comandante appartenente alla marina, che disponeva di parecchie sezioni di artiglieria di marina, e dagli anziani elementi della Territoriale del 903.mo battaglione da fortezza e dal 676 battaglione di sicurezza che non disponevano delle armi pesanti della fanteria ed avevano pertanto scarsa efficienza combattiva. Il 924 Reggimento di fortezza, al comando del colonnello Von Seydlitz, assieme al 278 battaglione complementi ed al 3 battaglione del 755 Reggimento russo (Turcomanni) assicuravano la difesa del litorale di Ancona sino a Montemarciano.

Scrive ancora il generale Hoppe: "Nel corso della giornata il fuoco aumentava sempre più, gli aerei aggiustavano il tiro dell'artiglieria e quando per la prima volta i cacciabombardieri effettuavano incursioni sulla linea di combattimento, la Divisione informava il 51 Corpo d'Armata che era imminente un attacco in grande stile, chiedendo ordini precisi che sono stati così formulati: "tenere Ancona il più possibile, evitando la frantumazione del fronte e senza perdere I collegamenti nel corso dei graduali movimenti di retrocessione" (Hoppe pp. )

Segue ora la narrazione fatta dal capitano Rolf Dittman del settore operativo del 993: " ... La scorsa notte ci siamo trincerati sulla sponda settentrionale del Musone ed attendiamo con ansia gli eventi. Ma i polacchi hanno compiuto solo esitanti puntate e così c'è stata calma per quasi tutta la giornata. Solo nel tardo pomeriggio alcune autoblindo si muovevano sulla sponda opposta. Ai nostri tentativi di raggiungerle con granate controcarro, si sono sottratte con violente sparatoria. Ma, all'imbrunire, un carro leggero si sofferma a circa 300 metri avanti alla linea tenuta dal nostro primo plotone e resta bloccato nel fosso a lato della strada. Prendo la decisione di affrontarlo con alcuni volontari. Il sottotenente Jaensch della 14.ma compagnia partecipa a questa azione con un lancia razzi controcarro chiamato Ofemrohr (letteralmente tubo da stufa). Dopo aver predisposto l'indispensabile fuoco di copertura, guadiamo il Musone con l'acqua che ci arriva sino alla coscia. Dal pendio della sponda, alto circa due metri, osserviamo con I binocoli il terreno antistante ma non riusciamo a notare alcun movimento nelle vicinanze del mezzo corazzato. È rimasto inclinato nel fosso a lato della strada e soltanto il cannone e la mitragliatrice sono rivolti minacciosi nella nostra direzione. Ci avviciniamo piano piano con cautela sino a circa cento metri dal carro armato e Jeansch gli lancia contro la prima granata-razzo. Sebbene avesse cominciato ad emettere subito un fumo denso, senza attendere oltre, gli viene lanciata contro una seconda granata, dopo di che esplodono le munizioni all'interno del mezzo corazzato che va immediatamente in fiamme. Ora però si è fatta attenta anche l'artiglieria nemica e ci infastidisce con alcune salve. Rapidamente ci ritiriamo, raggiungendo indenni la nostra posizione. Usando un'arma controcarro da combattimento ravvicinato, con la nostra azione abbiamo distrutto un mezzo corazzato, il primo nel settore del nostro reggimento. Il fatto che l'equipaggio avesse già abbandonato il carro armato e che pertanto l'azione avesse presentato una relativamente scarsa pericolosità, pregiudica molto poco la nostra soddisfazione" (Dittman.pp)

Nel 1978 il colonnello Helmut Wollin, che nel luglio del 1944,col grado di capitano, apparteneva al 994 Granatieri in qualità di aiutante maggiore del comandante, ha rintracciato nell'archivio militare federale l'originale di un rapporto che il maggiore Wolfgang Klennert, allora ufficiale di stato maggiore della 278 Divisione aveva trasmesso al comando del 51 Corpo di Armata alpino. "I combattimenti nella zona di Ancona sono caratterizzati dalla tattica nemica di occupare prima le importanti posizioni dominanti sulle alture per conquistare poi tutto il territorio che si può osservare dalle alture stesse”.

Prima fase della battaglia per la presa di Ancona. Il nemico incominciò la battaglia occupando di forza, con l'impiego parziale di forti reparti, dapprima il bastione di S.Biagio ad oriente di Filottrano sul fronte tenuto dalla divisione, esteso per 32 chilometri. Con il grosso delle sue forze, partendo dalla zona a nord di Loreto, attraverso Crocette (la Selva), ha condotto poi l'attacco principale in direzione di Castelfidardo e di qui verso Osimo che domina tutte le posizioni tedesche sulla Linea Albert ( Klennert W., Rapporto al 51 Comando Alpino in data 29.7.1944 in Die Neue Bruecke n.64 giugno 1978, pp ).

All'ala sinistra del fronte: "I Polacchi della Divisione Kresowa varcano con le avanguardie il Fiumicello e la 6 Brigata di fanteria Leopoli accompagnata dagli Ulani del 15 Reggimento con forte appoggio di carri armati, attaccano verso S.Biagio, fatti subito segno ad un fitto fuoco di artiglieria e mitragliatrici. Messi I carri in prima linea, I polacchi attaccano dalle ore 17 alle 20, contrastati dal 2 battaglione/994 che contrattaccava inutilmente. S.Biagio è presa, I tedeschi arretrano, chiedono l'intervento della riserva divisionale (il 278 battaglione fucilieri di stanza ad Offagna) ma il sopraggiungere della notte arresta le operazioni. Il comandante tedesco Hoppe ordina un contrattacco con le riserve del 2 battaglione/994 appoggiato dai cannoni corazzati semoventi in numero di 4 quale artiglieria mobile controcarro, da effettuare l'indomani. Intanto anche I reparti della Nembo hanno raggiunto la linea del fronte e si preparano ad appoggiare l'azione dei polacchi verso Filottrano", (Pierpaoli p.190)

"Il 1 luglio il nemico irrompeva sulla nostra linea del fronte con forze corazzate e fanteria occupando il caposaldo di S.Biagio nella valle del Fiumicello, ad oriente di Filottrano. A sud di Castelfidardo è riuscito ad effettuare una penetrazione locale" . (Santarelli pp 53-56).

A sera I reparti polacchi d'avanguardia raggiungono il Musone, che superano in vari punti, assicurando così i passaggi per il grosso delle forze.

2 LUGLIO 1944 DOMENICA.“ Il giorno successivo fu combattuta quella che fu conosciuta coma le battaglia di Loreto, dal nome della città, attraverso la quale si sviluppò la nostra azione principale iniziale: obiettivo di essa fu di consolidare I successi conseguiti dai nostri gruppi lanciati all'inseguimento e creare condizioni favorevoli per la battaglia per Ancona conquistando alture dominanti sulla sponda settentrionale del Musone" (Santarelli .)

Le truppe tedesche hanno abbandonato nella notte la posizione difensiva sul fiume Potenza e hanno ripiegato sulla linea Albert di 30 km. che corre parallelamente al Musone da ovest a est. Il punto centrale di questa linea è la posizione elevata di Osimo ma prima ancora, dopo un secolo dallo scontro piemontese-pontificio, la Selva di Castelfidardo. Nella mattinata poiché la 71 divisione non è ancora in grado di combattere, la 278 deve da sola sostenere il peso della linea spiegandosi con sei battaglioni effettivi e uno di riserva come segue: a destra: il 994.mo reggimento granatieri in collegamento con la 71 divisione nel settore Filottrano-S.Biagio; al centro:il 992 nel settore a sud di Osimo; a sinistra: il 993 nel settore Castelfidardo-costa; alla riserva: il 278.mo battaglione fucilieri ad Offagna. Il comando della divisione è stato frattanto trasferito a Montemarciano.

Inizia un serrato fuoco di artiglieria da parte delle truppe polacche. Nel tardo pomeriggio alcune autoblindo si muovono sulla sponda opposta del Musone davanti la 6.a compagnia del 2 battaglione del 993 Tiri di artiglieria alleata colpiscono con granate Loreto e Camerano

"Al mattino, di buon'ora, un fuoco tambureggiante preannunziava l'inizio della battaglia ed I carri armati avanzavano contro le linee tedesche sui previsti punti critici. Bombardieri e caccia bombardieri effettuavano I loro attacchi sulle postazioni di artiglieria e sui crocevia. Sull'ala destra del nostro schieramento perdevamo S.Biagio ed il nemico puntava su Centofinestre. Essendo risultati vani i contrattacchi operati dalle riserve disponibili sul posto ed essendo stati distrutti nel giro di un ora tutti I cannoni di assalto Fiat della 2 compagnia del 278 gruppo controcarro divisionale e nell'azione era caduto il valoroso comandante del reparto, tenente Philipp, in questo settore si era profilata una seria crisi. Mentre il comandante della divisione portava personalmente il battaglione fucilieri sull'ala destra del fronte e dal comando del 2 battaglione del 994 Granatieri a Centofinestre, riportava stabilità nella situazione inserendo il battaglione fucilieri tra il 2 battaglione del 994 e del 2 battaglione del 992, il 993 granatieri era riuscito in generale a mantenere la sua posizione a sud di Castelfidardo. Però le perdite del 2 battaglione del 994 e del 1 battaglione del 993 erano talmente elevate che il battaglione fucilieri non poteva venire ritirato dal fronte e, alla sera, il 993 Granatieri doveva addirittura essere rinforzato portando al fronte il 903 battaglione da fortezza. E questo era soltanto l'inizio" . (Hoppe pp.125)

Le truppe polacche si dispongono per la battaglia: la 5 divisione Kresowa del generale Nikodem Sulik con la 6 Brigata fucilieri di Leopoli su Filottrano e la 5 Brigata di fanteria Wilno (colonnello Henryk Piatkowski) su Osimo; la 3 Divisione karpatica del generale Bronislaw Duch con la 1 Brigata fucilieri di Karpazia in prima schiera al comando del colonnello Jozef Matecki, su Castelfidardo, la 2 Brigata su Crocette con il 6 Reggimento corazzato divisionale; il 12 reggimento di Ulani della 3 Divisione sulla costa.

I polacchi, partendo da S.Biagio, procedono ad un attacco condotto su due direzioni guadagnando terreno. Nel punto di penetrazione polacca presso Castelfidardo I tedeschi respingono le forze avanzanti. Mentre il 2 Corpo polacco impegna consistenti reparti nel tentativo di sfondare il fronte e raggiungere Castelfidardo, il tenente Hans Weinreich, comandante della 14 compagnia controcarro/993 contribuisce a sventare la manovra delle truppe polacche ponendosi personalmente al puntamento di un pezzo controcarro da 75 millimetri e apre il fuoco sui carri armati che avanzano mettendone due fuori combattimento. La brigata Nembo del CIL su due colonne provenienti da Sforzacosta e Pollenza, fa avanzare I propri reparti oltre il torrente Fiumicello, affluente del fiume Musone, verso l'abitato di Filottrano. La brigata partigiana Majella occupa San Severino Marche.

Ecco come descrive le fasi della battaglia nel suo settore il comandante della sesta compagnia del 993 reggimento granatieri, capitano Rolf Dittman: "Già prima che si sia fatto completamente giorno avvertiamo un incessante frastuono prodotto da carri armati. Presto vediamo il regalo: da Loreto scendono senza sosta carri armati dei tipi più diversi, per lo più Sherman, e nel settore del nostro battaglione ne contiamo circa 50-60. Per quanto la nostra artiglieria sia intervenuta diligentemente, l'avanzata non può venire disturbata in modo decisivo. Verso mezzogiorno il nemico si trova a circa due chilometri dalle nostre linee, pronto ad attaccare, e si spinge lentamente vicino le nostre posizioni, protetto da un fuoco di sbarramento sempre più intenso delle armi pesanti. Purtroppo a noi mancano armi controcarro pesanti a lunga gittata. Come avevamo previsto, l'attacco principale è diretto contro la nostra quinta compagnia. In questo settore verso le ore 16, il nemico riesce in un primo tempo a superare il Musone con tre carri armati e poi a conseguire una penetrazione di poca importanza. Allo scopo di alleggerire il suo plotone, che era fortemente minacciato , il sottotenente Landmann attacca un carro armato con un lanciarazzi controcarro che però, purtroppo, manca il bersaglio. Così rimasto allo scoperto davanti al carro, viene mortalmente ferito. Poco dopo anche il comandante della compagnia, sottotenente Scholl, rimane gravemente ferito da un colpo in pieno abbattutosi sul posto di comando della compagnia. I carri armati tentano poi di travolgere la nostra linea accerchiandola su due lati e la manovra riesce però soltanto sul lato sinistro dove il plotone che rappresenta appunto il lato sinistro dello schieramento della quinta compagnia viene completamento annientato, mentre sulla destra, sul terrapieno della ferrovia, possiamo mantenere la posizione. Ma ben presto la situazione si fa critica. Dal frastuono del combattimento deduco che ai carri armati nemici doveva essere riuscito a raggiungere la quota 45, che domina la zona. I reparti dell'ottava compagnia, impegnati in quel settore, si difendono valorosamente al comando del sottotenente Kuhn, ma vengono annientati e lo stesso comandante, ferito, viene fatto prigioniero. In queste condizioni, dal battaglione mi giunge l'ordine di fare personalmente il punto della situazione, di raccogliere gli uomini dei reparti sbandati ed eventualmente, con l'impiego delle mie riserve, di eliminare l'infiltrazione o per lo meno di bloccarla. Sotto un pesante fuoco di artiglieria inframmezzato ripetutamente dal bagliore dei colpi sparati dei mezzi corazzati, ci affanniamo a raggiungere il terrapieno della ferrovia, ma non riusciamo a superarlo. Se solleviamo la testa veniamo subito fatti segno al fuoco nemico. Distinguo due Sherman a quota 45 che, illusoriamente, effettuano un contrattacco allo scoperto. Non appena incomincia ad imbrunire chiamo vicino a me un altro gruppo di uomini. Con due gruppi e due squadre armate di lanciarazzi controcarro, appartenenti alla 14.ma compagnia, al comando del sottotenente Jaensch ci spingiamo avanti, rastrelliamo uomini della quinta compagnia che erano sparsi per i campi e chiudiamo alla meno peggio la falla che si era prodotta nelle nostre linee. Purtroppo il tentativo di distruggere, con una squadra di assalto, i due carri armati a quota 45 fallisce per la prontezza degli equipaggi. Il sergente Lange della 14 compagnia, che per la distruzione di parecchi mezzi corazzati verrà successivamente citato sul Bollettino dell'onore dell'esercito, cade colpito al petto e due altri uomini rimangono feriti. Dopo aver ceduto al sottotenente Jaensch il comando del settore tenuto dalla quinta compagnia, dal mio posto di comando faccio rapporto sulla situazione al comando di battaglione. Apprendo con sollievo che già nel corso della notte una compagnia del reggimento di difesa costiera rinforzerà I resti della quinta compagnia e così le mie squadre saranno di nuovo disponibili. Effettivamente, prima dell'alba, torna Jaensch con le nostre squadre" . (Dittman n.26 pp.5-6).

Completa il quadro della battaglia la precisa descrizione su combattimenti svoltisi nel settore Castelfidardo-Osimo fatta dal tenente Ludwig Heymann: "...Nella notte tra il 2 e il 3 luglio I polacchi attaccarono con limitate forze corazzate e di fanteria il settore tenuto dalla seconda compagnia del nostro 992 Reggimento granatieri proprio sulla linea di contatto con il settore del 993 Granatieri (esattamente con il 1 battaglione del 993 N.d.T) riuscendo a spingersi sino alla periferia sud di Castelfidardo e facendo anche dei prigionieri. È chiaro che si è trattato di una punta ricognitiva dato che il nemico ha impegnato forze relativamente esigue. forse I polacchi hanno anche avuto intenzione di occupare la città con un colpo di mano. Immediatamente il 1 battaglione/992 ha preso gli opportuni provvedimenti e così alla seconda compagnia (2/992), rinforzata da un gruppo di assalto guidato dal sottotenente Tiedemann e da un plotone della compagnia mitragliatrici, condotto dal maresciallo Schwetzke, riesce di ricacciare il nemico oltre la primitiva linea di combattimento... Però dal quel momento, il fronte resta in continuo fermento". (Heymann L. Geschichte des Granadier-Regiments 992 Berlin-Brandenburg 1959 Pohl-Druckerei und Verlagsanstalt Celle. pp.38-39)

E per definire il quadro della giornata, ecco come continua il rapporto del maggiore Klennert: "Il 2 luglio il nemico, nonostante la superiorità, partendo da S.Biagio con un attacco condotto in due direzioni, ha potuto guadagnare terreno soltanto localmente. L'accanita resistenza delle nostre truppe è stata validamente appoggiata dal 278 gruppo cannoni d'assalto il cui comandante tenente Philipp è caduto eroicamente nel corso dell'azione. Nel punto di penetrazione presso Castelfidardo abbiamo potuto respingere il nemico che attaccava". (Klennert p.279)

All'ala sinistra del fronte: "All'alba alle ore 5,45, l'artiglieria tedesca concentra il fuoco per 15 minuti sulle posizioni polacche, quindi il 2 battaglione/994 attacca immettendo in campo tutte le riserve e con l'appoggio di una compagnia di carri corazzati d'assalto (gli Ansaldo Fiat italiani) con 4 mezzi, comandati dal ten.Philipp. Artiglieria e contro carri polacchi aprono un fitto fuoco di sbarramento: ad uno ad uno i carri sono colpiti e messi fuori combattimento. Muore nel suo carro lo stesso ten.Philipp, il battaglione ripiega con gravi perdite. I polacchi della 6 brigata Leopoli (comandante il col.Sawicki) decidono di proseguire l'attacco puntando su Villa Centofinestre con il 12 Reggimento Ulani sulla sinistra per copertura e con l'immissione in combattimento anche del gruppo tattico Nembo in direzione Imbrecciata. S.Ignazio, Le grazie. L'attacco ha inizio alle ore 14 , sotto il fuoco dei contro carri, cannoni e mitragliatrici tedesche. Due carri Sherman sono centrati in pieno e distrutti, le fanterie vengono falciate ma l'attacco procede inarrestabile. Il gen.Hoppe sopraggiunge e guida personalmente all'attacco il 278 battaglione fucilieri di riserva per contenere il nemico. L'avanzata polacca è arrestata, la falla apertasi tra Centofinestre e Montoro è arginata. Gravi le perdite da ambo le parti: un triste destino, del resto, attende ad Offagna il 278 battaglione fucilieri che si sacrificherà completamente in un contrattacco restando con un solo superstite. Contava 708 uomini! La notte arresto i combattimenti e Villa Centofinestre restò in mano ai tedeschi anche se ormai le avanguardie polacche erano prossime all'edificio...". (Pierpaoli p.190)

I polacchi occupano S.Biagio ad oriente di Filottrano e procedono ad un attacco condotto su due direzioni guadagnando terreno. Nel punto di penetrazione polacca presso Castelfidardo i tedeschi respingono le forze avanzanti. La brigata nembo del CIL fa avanzare i propri reparti oltre il torrente Fiumicello, affluente del fiume Musone, verso l'abitato di Filottrano. Il settore del fronte,che da Castelfidardo giunge sino alla costa adriatica rappresenta l'ala sinistra dello schieramento difensivo della 278 divisione di fanteria indicata dai tedeschi con la denominazione di "Albert stellung". Detto settore è affidato al 993 reggimento granatieri che è schierato col suo I battaglione nella zona antistante Castelfidardo, affiancato al I battaglione del 992 posto a difesa del settore antistante Osimo e col suo 2 battaglione del 993 fa giungere la linea difensiva sino al mare. Un fuoco tambureggiante annuncia l'inizio della battaglia ed i carri armati polacchi irrompono nei punti delle linee tedesche dove era stato previsto e si sarebbe esercitata la massima pressione. Bombardieri e cacciabombardieri dirigono gli attacchi sulle postazioni di artiglierie e sugli incroci stradali. Mentre si profila una crisi nel settore destro del fronte tedesco, a malapena evitata dai tempestivi provvedimenti presi dal generale Harry Hoppe, comandante della 278 divisione, il 993 regg.granatieri riesce a mantenere le sue posizioni a sud di Castelfidardo. Le perdite del 1 battaglione (993.mo) saranno così elevate per cui alla sera dovrà essere rinforzato anche con l'apporto del 903 battaglione da fortezza di stanza in Ancona, formato da anziani richiamati, privo delle armi pesanti.

Nella vallata del Musone: fanteria polacca avanza nascosta sotto i covoni del grano mietuto. Gli abitanti di Castelfidardo vedono nella vallata bruciare due carri armati sherman centrati dai tedeschi al quadrivio Brandoni Cesare e un altro sotto la costa di Recanati.

A Loreto alle prime luci dell'alba gli ultimi soldati tedeschi lasciano a piedi in fila indiana il colle loretano diretti verso Villa Musone. Gruppi di guastatori hanno fatto saltare in successione il ponte sulla ferrovia, quello della statale e quello sul fiume Musone. Ritiratisi i tedeschi, alla popolazione non rimane che attendere di ora in ora l'arrivo degli alleati. Nel frattempo in Municipio si insedia il Comitato di liberazione. Prima di mezzogiorno molti loretani si trovano in piazza Leopardi, altri alle finestre, quando lentamente da via Marconi si vedono salire le prime jepps con a bordo i soldati polacchi . I mezzi sono distanziati una ventina di metri uno dall'altro.La popolazione in festa si fa loro incontro. Quando i primi mezzi giungono a Porta Romana dalla popolazione si grida segnalando la presenza di tedeschi sulla sommità del monte reale.I polacchi si dirigono immediatamente sul posto e senza sparare un colpo fa prigioniera una pattuglia di guastatori tedeschi attardatasi nella ritirata. Gli alleati entrati a Loreto sistemano un osservatorio in cima al campanile e delle mitragliatrici sul palazzo apostolico. Solo con l'intervento del vescovo Malchiodi rivendicando la extraterritorialità del santuario vengono rimosse le postazioni. Il comando polacco della 3 divisione viene sistemato nei locali delle scuole elementari di via Marconi.

Alle 10 circa i soldati polacchi entrano in Recanati. Da Pittura del Braccio i liberatori sfilano per Porta Marina e raggiungono con i carri armati la piazza principale. C'è ad attenderli un popolazione festante. I polacchi installano un osservatorio per le artiglierie sul palazzo Ottaviani in via Mazzini che ha di fronte tutta la vallata del Musone e i centri abitati di Osimo e Castelfidardo e più distante Camerano. Le artiglierie pesanti sono sistemate lungo il fiume Potenza. Nella tarda mattinata da Recanati una lunga fila di automezzi alleati si dirige verso Montefano sollevando un polverone sulla strada che corre su quel crinale.

A Castelfidardo, ancora occupata dai tedeschi, le prime cannonate esplodono dopo mezzogiorno sul fianco del paese che da' verso Recanati. Pochi soldati tedeschi rimasti in paese spingono un cannone trascinandolo dalla piazzetta, in piazza, al piazzale dell'ospedale coinvolgendo nel trasporto civili di passaggio.È stato visto spingere anche il maestro Domenico Bianchi. Sul carretto di Vilelma per vendere i semi viene installata una mitragliatrice che può così essere spostata con facilita' da un punto all'altro dell'abitato.La centrale radio di tiro è posta invece nel cassettone grigio di lamiera che serve a trasportare la carne dal mattatoio, al comando di un ufficiale tedesco che alloggia da Orlando Quagliardi ( morirà all'ospedale il 2 mattino). I tedeschi infatti sono tutti sulla linea del fuoco al di qua della sponda sinistra del fiume Musone sulla Selva, a ridosso della collina sulla quale si allunga il paese e così via verso l'interno. Le batterie tedesche sono piazzate all'Abbadia di Osimo.

Tutta la popolazione col passare delle ore trova rifugio nei sotterranei dei palazzi più per farsi coraggio stando insieme che per salvarsi in quanto quei locali non potevano di certo resistere ad un bombardamento aereo. Dichiarazione rilasciata dal comando tedesco in data odierna: "Frau Pepina (Peppina Cipolletti) ha lavorato dal 21.6. al 30.6 per otto ore al servizio dei tedeschi (come lavandaia)"

A Osimo arrivano le prime cannonate da Montefano. Un comando tedesco viene stabilito in San Sabino. Reparti tedeschi sono appostati lungo via Fonte Magna e hanno piazzato batterie presso il ponte S.Valentino, a S.Stefano e a S.Biagio. Alle 11 circa scoppio violentissimo di un proiettile in piazza.

3 Luglio 1944. Lunedì. La giornata inizia con un intenso fuoco di artiglieria polacca. Davanti all'ala destra si è attestata la 3 Divisione rafforzata dal grosso della 2 Brigata corazzata e dai lancieri di Karpazia, sulla sinistra la 5 Divisione di fanteria Kresy. I fucilieri tedeschi (278 battaglione) del maggiore Godorr, dopo un aspro combattimento, perdono la posizione di Centofinestre.

Così relaziona ora il generale Hoppe: "I granatieri del 994 con il battaglione fucilieri, che era stato aggregato, appoggiati in maniera eccellente dal 2 e 4 gruppo del 278 artiglieria, combattevano sotto l'accorto comando del maggiore della riserva Rudolf Godorr contendendo al nemico ogni metro di terreno: Centofinestre veniva perduta, ma il fronte si era però rafforzato. La situazione era peggiore sull'ala sinistra. Il nemico, appoggiato da un intenso fuoco di artiglieria, in due ondate di mezzi corazzati seguiti da fanteria motorizzata, aveva attaccato di buon mattino conseguendo una profonda penetrazione. Dopo aver conquistato Crocette, verso mezzogiorno, effettuava una conversione in direzione ovest ed alle ore 16 occupava Castelfidardo. Alla sera anche le deboli forze del 2 battaglione del 993 Granatieri, dislocato sulla strada costiera, venivano sopraffatte ed il nemico penetrava a Numana. Avevamo accertato la presenza della terza divisione polacca davanti all'ala destra del nostro schieramento e della quinta su quella sinistra". (Hoppe p.26)

"Il giorno 3 - dal racconto di Dittman - ha inizio con un vivace duello delle armi pesanti. La nostra casa Catena, situata nell'immediate vicinanze del comando della sesta compagnia/993 viene ridotta ad un cumulo di macerie. Tutta la mattinata trascorre così mentre altri carri armati scendendo da Loreto, avanzano sul campo di battaglia. Soltanto a mezzogiorno ha inizio un violento attacco di mezzi corazzati che riescono nuovamente ad effettuare una penetrazione nel settore tenuto dalla quinta compagnia, questa volta proprio vicino al nostro settore. Il caporal maggiore Winkler della 14 compagnia distrugge uno Sherman con un razzo controcarro, ma pochi minuti dopo cade, colpito alla testa. Destino di un soldato! I resti della quinta compagnia ed anche gli elementi della difesa costiera, non avvezzi al combattimento, vengono presto completamente annientati. La penetrazione si fa più ampia investendo anche il nostro settore. Ma soltanto la squadra Velroyen viene sloggiata dalle sue posizioni mentre la squadra Marks, ad essa collegata, resiste tenacemente. Con un contrattacco riconquistiamo nuovamente la posizione in cui inserisco una squadra di riserva perché possa difenderci sul fianco. Nonostante le sensibili perdite, tra gli altri cade qui anche il caporale Daehnicke, riusciamo a mantenere le nostre posizioni. Invece nel settore vicino alla nostra destra, sembra che le cose si mettano male. Qui sulla linea del fronte si è aperto un varco di circa un chilometro in larghezza e profondità. Qui cade il sottotenente Gast, osservatore avanzato della 13 compagnia cannoni nel settore della quinta compagnia. Un aereo leggero da ricognizione (che I tedeschi hanno soprannominato "lahme Ente" cioè anatra zoppa N.d.T.) volteggia senza posa sulle nostre teste dirigendo il fuoco dell'artiglieria su ogni nostro movimento. Le nostre armi pesanti vengono mantenute costantemente in una situazione critica dai caccia bombardieri. A questo punto ci giunge dal comando di battaglione l'ordine di abbandonare la prima linea e, con la compagnia, attraverso la valle dell'Aspio, di raggiungere la via Adriatica (strada statale 16) ed il Monte S.Pellegrino (quota 85) a circa un chilometro dietro la linea attuale per bloccare lì la penetrazione dei carri armati. A mio giudizio quest'ordine è giunto troppo tardi perché la penetrazione dovrebbe essere più profonda di quanto sembra sia stato supposto dal comando di battaglione. Ciò nonostante bisogna correre il rischio di fare il tentativo. Superando molte difficoltà, riusciamo a sganciare la compagnia dal combattimento ed a riunirla nella valle dell'Aspio. Siamo costretti a ritirarci guadando l'Aspio con l'acqua sino al ginocchio il che, col caldo rovente viene accolto quasi come un ristoro. Inoltre l'angusta valle offre un buon riparo contro le cannonate e l'osservazione aerea. Avvicinandoci al punto assegnato, riconosciamo subito che qui non c'è più niente da bloccare. I polacchi sono già avanzati di molto ed I loro carri armati, da quota 85 sparano in direzione nord est dominando il terreno in profondità. Presto siamo coinvolti in un combattimento a fuoco con un autoblindo piazzato davanti a noi sulla via adriatica. Per evitare di essere travolti sul fianco destro e per difenderci in quella direzione, inserisco il plotone Reiter sulla strada che porta verso Numana. Alle 18,30, la staffetta del battaglione, caporal maggiore Pristaff, mi consegna l'ordine di ritirarmi immediatamente. Ciò sarebbe già dovuto avvenire sin dalle ore 17, ma sino a quel momento la staffetta era stata alla nostra ricerca. Siamo dunque proprio in un bell'impiccio; attraverso I campi di mais con una vegetazione alta più di un uomo tentiamo di sganciarci possibilmente inosservati e di raggiungere quota 44 (Casa Stroppato) situata circa due chilometri ad oriente, dove l'ultima volta aveva la sede il comando del battaglione. Giunti ai piedi dell'altura,troviamo una brutta sorpresa: carri armati nemici sono penetrati sino qui e ci sparano addosso da due lati con I cannoni di bordo e con raffiche di mitragliatrice, tanto da rimanere storditi. Tuttavia mi riesce, con elementi del secondo e del terzo plotone, di superare la quota, procedendo con lunghi balzi, scomparendo al di la', nei campi coltivati a mais. Solo lì possiamo finalmente riprendere fiato. Il maresciallo Bursky, invece, col primo plotone gira intorno alla quota dirigendosi verso sud tentando così di raggiungere Numana. Come si è saputo in seguito, in quella direzione non è riuscito a sfuggire all'accerchiamento e così gran parte del plotone è caduta prigioniera. Frattanto noi, ancora ansanti, stazioniamo in un vastissimo campo di mais e, per la prima volta, ce ne stiamo nascosti. Poiché si comprende che in pieno giorno potrebbe essere quasi impossibile passare, decidiamo di attendere la notte. Ho stabilito il percorso secondo il terreno e le carte. Durante la notte, attraverso I campi, evitando strade e centri abitati, tenteremo di sfondare in direzione del monte Conero (572 metri) e il diavolo ci dovrebbe proprio mettere la coda se non riuscissimo a farcela.I polacchi non possono aver occupato tutto il territorio in maniera così totale! Se da un lato ci sentivamo relativamente al sicuro, questa attesa dietro il fronte nemico sta scuotendo il sistema nervoso per cui proviamo una certa contentezza quando, dopo oltre due ore , finalmente possiamo andarcene. Per quanto avevamo progettato, la notte è fin troppo illuminata dalla luna. Con la maggiore velocità possibile e silenziosi ci spingiamo in avanti. Dai centri abitati giunge ai nostri orecchi il baccano prodotto dai polacchi e dagli italiani, e questo può essere solo di vantaggio per noi. A mezzanotte scorgiamo su un'altura alcune sagome umane e con il sergente Marks mi avvicino con prudenza: chi può descrivere la nostra felicità scoprendo che si trattava di elementi di copertura della nostra settima compagnia! Così ce l'avevamo fatta. Quando, verso le 1,30, mi presento a rapporto dal capitano Hamkens provoco grande gioia perché ci credevano già prigionieri. Le perdite del battaglione negli ultimi due giorni sono considerevoli: la quinta compagnia è stata annientata e ridotta a due squadre che vengono assegnate alla sesta compagnia, la mia, che ha subito la perdita di 43 uomini fra caduti, feriti e dispersi (la squadra d'assalto Bursky con I sergenti Schneider, Seeger,Koenig, Geissler,Velroyen e la squadra mitragliatrici pesanti Leupold). Anche l'8.a compagnia ha perduto tutti I plotoni e le squadre che la componevano combattendo nel settore della quinta compagnia. Se l'è cavata meglio la settima dato che il settore costiero è stato quello più tranquillo. Per gli ufficiali, oltre alle perdite già menzionate (sottotenenti Landmann, Scholl e Kuhnt) anche il sottotenente Wolf viene dato per disperso. Ma il giorno dopo (5 Luglio) riuscirà a passare le linee ed a raggiungere il battaglione. La nuova linea tenuta dal battaglione, corre ora attraverso il Monte Freddo (quota 119) verso Numana. Proprio là staziona un gruppo di combattimento del reggimento composta da un plotone ciclisti ed elementi della compagnia controcarro divisionale al comando del tenente Weinreich. Accanto al mio nuovo posto di comando, un piccolo rifugio scavato nella terra nella parte interna di un pendio, appena a 200 metri dietro la linea del fronte c'è un cannone di assalto italiano, che presto si dovrà dimostrare utile (carro Fiat Ansaldo M 42 di preda bellica N.d.T)" . (Dittman pp.6-7-8).

artiglieri del CIL sul fronte del MusoneIl quadro delle operazioni della giornata del 3 luglio si completa con la relazione di Heymann: " ...Verso mezzogiorno, con l'impiego di notevoli forze corazzate e di fanteria, il nemico scaccia il 993 Reggimento granatieri da Castelfidardo, respingendolo in direzione nord ovest e prende saldamente possesso della città. Poiché I polacchi cercano, e con successo, di ampliare il punto di penetrazione sia verso destra che verso sinistra, la situazione si fa critica anche per l'ala sinistra dello schieramento del 992 Granatieri ed in particolare per la seconda compagnia. Dapprima,al comando del 992, rimane poco chiara la situazione che si era venuta a creare sull'estrema ala sinistra del suo schieramento. Quando poi per lungo tempo si era inteso il fragore di combattimento nei paraggi di Castelfidardo ed era ancora venuto a mancare il collegamento con la seconda compagnia, I sottotenenti Heymann e Schroeder si recano sull'ala sinistra per chiarire la situazione e partono in motocicletta verso Castelfidardo, ma la città è ormai in mano dei polacchi ed una nutrita sparatoria accoglie I guidatori e I due ufficiali. Nella città e nelle vicinanze vengono rintracciati alcuni soldati isolati della seconda compagnia ed anche del 993 Reggimento che però non sono in grado di dire qualcosa di preciso circa l'ubicazione dei loro reparti. Non si riesce a rintracciare ne' il sottotenente Pokojewski ne' il maresciallo Schwetzke, che era impegnato col suo plotone mitraglieri nella zona periferica a sud di Castelfidardo. Alla fine ,l'apparire di diversi carri armati e di numerosa fanteria polacchi costringe I due ufficiali ad abbandonare rapidamente la città ed a ritirarsi per alcune centinaia di metri in direzione di Osimo. Viene informato il comando del 1 battaglione/992 e la riserva del battaglione, composta dagli addetti ai servizi presso tutte le compagnie, viene impiegata parecchie centinaia di metri ad oriente della chiesa di San Sabino a protezione dell'ala sinistra minacciata, col compito di sbarrare la strada Castelfidardo-Osimo.

Circa un'ora più tardi, nel frattempo si erano fatte le ore 14,il sottotenente Pokojewski con due terzi della sua compagnia ed il plotone Schwetzke, che aveva anch'esso subito forti perdite, sono riusciti a raggiungere I reparti che sbarravano la strada. Gli era riuscito,fortemente premuto soprattutto sul fianco sinistro, di portare in salvo la massima parte della sua compagni ma le perdite erano però molto dolorose. Ora però Pokojewski e Schwetzke potranno rinforzare la line di sbarramento provvisoria nei pressi di san Sabino in modo che senza altro I polacchi non potranno sfondare in direzione di Osimo. Così la posizione dell'ala sinistra del 992 Granatieri si era in qualche modo rafforzata ma ora non c'era più alcun collegamento col reparto vicino cioè con il 1 battaglione del 993.mo, al comando del capitano Kammler. Fra I due reparti si era dunque aperta un'ampia falla che rappresentava un tremendo pericolo per il Reggimento. Alla sera il capitano Feldeisen ( comandante interinale del 1 battaglione/992) prende la decisione di ritirare la terza compagnia posta al centro dello schieramento e che viene sospinta sempre più sulla sua ala sinistra, così che la linea di combattimento corre ormai molto vicina a sud della strada Castelfidardo-Osimo e rientra circa 800 metri ad est della chiesa di S.Sabino oltre l'anzidetta strada facendo fronte verso oriente in direzione nord. Qui si raccorda la seconda compagnia prolungando il più possibile la linea di combattimento in direzione nord. L'ala sinistra di tale compagnia si trovava in una situazione incerta..." . (Heymann pp.39-40)

"...Il comando del 1 battaglione/992 viene immediatamente trasferito vicino alla uscita orientale di Osimo. Vengono assegnate alla terza compagnia una squadra del plotone ciclisti reggimentale e la riserva del battaglione, mentre una seconda squadra del plotone ciclisti resta presso il comando del 1 battaglione/992 come riserva. In serata entrambe le squadre erano state con urgenza inviate dal comando del reggimento sull'ala sinistra, esposta alla minaccia nemica. Considerata la situazione esistente nella zona di Castelfidardo, I comandi e la truppa prevedono per il giorno seguente un forte attacco che si sarebbe concentrato sull'ala sinistra dove, nel corso del tardo pomeriggio, si sono potuti osservare anche forti concentramenti di carri armati... Ci sarà il 4 luglio l'atteso attacco in grande stile da parte polacca? Su quale del punto del fronte ci si dovrà attendere l'attacco principale?... La terza compagnia viene attaccata da carri armati con accompagnamento di fanteria che avanzano a cavallo della strada Castelfidardo Osimo ed è costretta ad indietreggiare soltanto di 300/400 metri" .(Heymann p. 40)

Così continua il rapporto del maggiore Klennert al comando del 51 corpo d'armata alpino " Il 3 luglio si è verificato l'attacco principale, partito dalla zona nord di Loreto e condotto da 40 carri armati e dalla fanteria sui due lati della strada in direzione di Ancona sino a Crocette: di qui l'attacco si è rivolto verso Castelfidardo tentando, attraverso quest'ultima località, di sfondare in direzione di Osimo. Per impedire questo sfondamento era indispensabile arretrare la linea del fronte sino a tre chilometri a sud est di Osimo e due chilometri a sud est della stazione di osimo.

Nel settore ad est di Filottrano gli attacchi nemici, all'inizio di forte intensità, sono sensibilmente diminuiti nel corso della giornata così che in questo punto del fronte si poteva prevedere che il nemico proseguisse nell'effettuare soltanto operazioni di secondaria importanza mentre c'era di nuovo da attendersi che continuasse a concentrare il suo massimo sforzo nel settore di Osimo". (Klennert p.279.)

Il caporale Alfons Hoffmann narra un episodio che mette ancora una volta in risalto quanto sia determinante il destino nella vita dell'uomo: "Appartenevo al comando del 1 battaglione del 993 Granatieri e sono caduto prigioniero il 3 luglio a Crocette, presso Castelfidardo, assieme a tutti I componenti del comando, eccettuati gli ufficiali. Avevamo con noi anche due camerati della 14.ma compagnia controcarro del nostro reggimento che poco prima avevano distrutto un carro armato polacco con un colpo di Ofenrohr. La loro postazione si trovava all'uscita dell'abitato di Crocette, sulla strada che porta verso Castelfidardo. Il carro che avanzava poco dopo centrava una granata su di loro e li feriva gravemente. Pertanto I due si erano trascinati al comando di battaglione ed erano rimasti con noi quando, nel pomeriggio, siamo stati fatti prigionieri. Siamo stati rinchiusi in un negozio di Crocette, situato in un incrocio di strade. La nostra artiglieria aveva preso allora l'abitudine, per noi scomoda in quel momento, di fare fuoco proprio su quell'incrocio dove avanzava carro armato dopo carro armato. Ogni dieci minuti arrivava una granata. Più di una volta ufficiali polacchi erano venuti da noi chiedendo chi aveva colpito il carro armato: se non l'avessimo indicato, saremmo stati fucilati tutti ed una volta erano stati addirittura portati fuori cinque uomini, messi con spalle al muro e minacciati di morte se non avessero riferito il nome dei due appartenenti alla compagnia controcarro. Ma nessuno li ha traditi. Dopo qualche tempo arriva un polacco, prende con sé i due feriti dicendo che sarebbero stati trasferiti in un ospedale da campo e, con essi, si ferma all'incrocio. Ma non erano neppure trascorsi cinque minuti che in quel punto cade una granata. La nostra artiglieria aveva sparato ancora un colpo uccidendo il polacco ed i due nostri camerati" ( Hoffmann A., in Die Neue Bruecke n.27 natale 1962, pp.15-16)

All'ala sinistra del fronte: "Nella stessa notte, I tedeschi decidono di abbandonare Villa Centofinestre, occupata all'alba dai polacchi che proseguono all'attacco contro la nuova linea difensiva avversaria (Tornazzano, Villanova, Montoro) che resiste e mette fuori combattimento 4 carri sherman mentre I tedeschi perdono un altro semovente corazzato 75/18. Si svolgono attacchi e contrattacchi che non modificano se non marginalmente la situazione. I polacchi decidono di arrestare l'offensiva su questo lato del fronte..." . (Pierpaoli p. 191).

Mentre sul settore di destra il fronte accenna a rafforzarsi nonostante la perdita della posizione di Centofinestre difesa strenuamente dai fucilieri del 278 battaglione del maggiore Godorr, sull'ala sinistra dellr linee tedesche sembra andare peggio.I Polacchi con la protezione di un intenso fuoco di artiglieria,di buon mattino hanno attaccato con i carri armati in due ondate,seguite dalla fanteria corazzata,conseguendo una profonda penetrazione tra le file tedesche. Dopo aver superato le Crocette,verso mezzogiorno gli uomini della 3^ divisione karpatica,della 2^ brigata corazzata e dei lancieri di karpazia puntano verso ovest e alle ore 16 raggiungono Castelfidardo.

Il paese martoriato dal continuo cannoneggiamento e deserto funge ora da cuscinetto tra le due forze in armi, una zona neutra per l'abbandono dei soldati tedeschi dal centro abitato che si attestano a San Sabino e a causa del temporaneo dietro front di quelli polacchi.

Alla sera anche le deboli forze del 2 battaglione del 993 vengono respinte sulla strada costiera e i polacchi arrivano fino a Numana.

4 Luglio 1944 Martedì. La battaglia iniziata il 1 luglio come prima fase della battaglia per la conquista di Ancona da parte dei polacchi, raggiunge nella giornata di oggi la massima intensità e si estende al reggimento tedesco posto al centro dello schieramento difensivo.

Sull'ala destra è stato possibile per i tedeschi mantenere le posizioni sulla linea Centofinestre-Montoro ma il 1 battaglione del 993 Granatieri soccombe di fronte all'attacco di forze corazzate polacche fresche. Il tenente Peters, comandante della terza compagnia, e interinalmente del battaglione, rimane gravemente ferito. La Badia di Osimo cade in mano alle truppe polacche che effettuano una conversione delle operazioni puntando su Osimo. Il 1 battaglione/992, che combatte al fianco del 1 battaglione/993 in difesa di Osimo, arresta la puntata offensiva nei pressi e a nord di S.Sabino.

I polacchi subiscono perdite sanguinose presi nel fuoco incrociato di alcuni nidi di resistenza tedesca.

In questi combattimenti perde la vita il sottotenente Schroeder della 14.ma compagnia controcarro/992 granatieri, uno dei più valorosi ufficiali del reggimento. Per il giovane ufficiale la popolazione del luogo prepara una onorevole sepoltura nei pressi della Chiesa di S.Sabino.

All'estrema ala sinistra dello schieramento tedesco il gruppo da combattimento guidato dal tenente Hans Weinreich blocca la strada costiera e tiene Numana riconquistata. I combattimenti di questa giornata fanno chiaramente comprendere che I polacchi con la conquista di Osimo tendono ad operare uno sfondamento del fronte in direzione delle alture di Polverigi ed Offagna per poi effettuare una conversione in direzione nord e tagliare fuori le forze tedesche dislocate a sud di Ancona.

"...Ai primi chiarori del mattino del 4, si scioglie di nuovo l'incantesimo. Dopo un violento attacco a fuoco,di sorpresa, sulla prima linea si muove il primo attacco di mezzi corazzati contro la nostra posizione . Subito sbucano dalle cortine fumogene alcuni granatieri del secondo plotone che sembravano non aver ancora superato lo shock dei giorni scorsi,causato dai carri armati. Li fermo e li riporto nuovamente sull'altura; il cannone d'assalto avanza con noi e a 200 metri di distanza colpisce uno Sherman che prende fuoco. Dopo di che, per gli altri tre carri armati, la situazione diventa scomoda e ripiegano verso est ma anche nel settore della settima compagnia vengono respinti. Tuttavia ad un carro armato riesce di penetrare attraverso la prima linea avanzando sino al comando di battaglione. Ma li' viene messo fuori combattimento dal sergente Jennen con un colpo di granata controcarro. Verso sera, nel corso di un rinnovato attacco nel settore della nostra compagnia, un soldato della 14.ma compagnia controcarro, armato di un tubo lanciarazzi, mette fuori combattimento un altro Sherman che va in fiamme proprio davanti alla nostra linea. Nella notte giungono finalmente cibo caldo, posta e articoli dello spaccio militare che assieme ai successi riportati nei combattimenti difensivi durante il giorno, rinsaldano nei soldati la fiducia nelle proprie forze. Il maresciallo capo Buelow è costernato per le forti perdite subite dalle forze tedesche negli ultimi tre giorni" . (Dittman pp.8-9).

"Alle 6.45 il nemico attacca con I carri armati. Il comandante della squadra ciclisti sottoposta al mio comando, ed un soldato di detta squadra vengono feriti appena iniziato l'attacco. Su tutto il settore della compagnia grava un pesante fuoco di mortai e costringe tutti a restare al coperto.Nel giro di pochi minuti la linea telefonica che ci collega al battaglione viene interrotta e non può più essere rimessa in efficienza. Anche il collegamento con I miei uomini non è più possibile a causa del fuoco pazzesco. Il sottotenente Schoen riesce a mantenere per un'ora e mezza la posizione di S.Sabino. Poi si esauriscono anche le munizioni e sono costretto a ritirarmi. Nel ritirarmi rinvengo una notevole riserva di munizioni in quello che era stato il posto di medicazione sulla strada Castelfidardo-Osimo e così posso nuovamente prendere posizione. Il fuoco aperto contro I polacchi ora ottenuto con tutte le mitragliatrici ancora disponibili fa si che l'attacco venga completamente respinto. Ma la compagnia deve registrare pesanti perdite. Tra l'altro il valoroso maresciallo Huber a suo tempo sfuggito alla prigionia russa è stato ferito gravemente (pochi giorni dopo morirà nell'ospedale militare N.d.T.)". (Schrange, in Heymann pp.40-41).

Dal rapporto del sottotenente Schoen, capo plotone del primo plotone della terza compagnia /992: "Verso le 6,30 una camionetta nemica passa improvvisamente per la strada principale attraverso S.Sabino in direzione di Osimo, nel settore tenuto dal mio plotone. Come è passata attraverso la linea del fronte? Nessun colpo è partito! L'auto effettua una curva circa 300 metri dietro le nostre linee e torna indietro a tutta velocità. Trovandomi troppo lontano dalla strada e non avendo a portata di mano alcuna mitragliatrice, sparo sul veicolo con il fucile e ne colpisco il parabrezza. L'auto è riuscita a sfuggire senza difficoltà. Circa dieci minuti più tardi sulla nostra posizione viene aperto il fuoco dall'artiglieria pesante e dai mortai. Subito dopo si comincia a sentire anche il crepitio delle mitragliatrici e delle pistole mitragliatrici. Ci viene comunicato che il nemico è penetrato di sorpresa dalla parte dell'ala sinistra tenuta dalla squadra del plotone ciclisti che era stato inserito tra la seconda e la terza compagnia. Il maresciallo Meier dello stesso plotone ed un soldato feriti vengono portati dietro le linee. Il plotone ciclisti indietreggia. Il terzo plotone, al comando del maresciallo Huber, riesce a trattenere il nemico ed io, con gli uomini del plotone ciclisti effettuo uno sbarramento. Il nemico si ferma e sonda il terreno, ancora esitante sul lato sinistro della strada.Dopo l'inserimento di una squadra in quel punto il nemico viene respinto e non avanza più. A causa della distruzione dei cavi telefonici non ho ottenuto il fuoco di sbarramento richiesto ed inoltre le mie disponibilità di munizioni sono fortemente diminuite. Le munizioni da mitragliatrice e le granate controcarro sono quasi esaurite e la mitragliatrice pesante che mi era stata assegnata è stata distrutta da un colpo in pieno.Anche il comando di compagnia, situato dietro la chiesa di S.Sabino, anch'essa violentemente colpita è risultato fortemente coinvolto. Su ordine del sottotenente Schrange la compagnia viene arretrata di 150 metri e, all'altezza del vecchio posto di medicazione, vengono organizzate nuove postazioni. Poi su ordine del comando di battaglione, la linea di combattimento viene nuovamente arretrata di 150 metri e fino a circa le ore 16 regna la calma. Poi nel settore del terzo plotone incomincia all'improvviso un forte attacco a fuoco dei mortai. Il maresciallo Huber e due uomini vengono gravemente feriti da un colpo caduto in pieno su una postazione di mitragliatrice ". (Schoen in Heymann p.41)

Il generale Hoppe così sintetizza l'andamento del combattimento nella quarta giornata: "La battaglia raggiungeva la sua massima intensità il 4 luglio e coinvolgeva il reggimento posto al centro del nostro schieramento. Sull'ala destra venivano mantenute le posizioni sulla linea Centofinestre-Montoro ma il 1 battaglione del 993 granatieri soccombeva all'attacco di forze corazzate fresche, il comandante del battaglione, tenente Peters, veniva gravemente ferito, Badia cadeva nelle mani del nemico ed i polacchi convergevano su Osimo. Ma il 1 battaglione del 992 granatieri bloccava la puntata offensiva nelle vicinanze e nella zona a nord di San Sabino ed I polacchi subivano perdite sanguinose nel fuoco incrociato di alcuni nostri nidi di resistenza. Sull'estrema ala sinistra il gruppo di combattimento guidato dal tenente Hans Weinreich bloccava la strada costiera e manteneva il possesso di Numana. I combattimenti svoltisi in questa giornata avevano ampiamente chiarito che il nemico, con la conquista di Osimo, tendeva ad operare uno sfondamento in direzione delle alture di Polverigi-Offagna per poi convergere verso nord e tagliare fuori le forze tedesche dislocate a sud di Ancona. Poiché erano venuti a mancare I rinforzi richiesti ed era giunto solo il 302.mo gruppo contraereo al comando del capitano Pelz, che veniva impiegato attorno a Polverigi per creare una linea di intercettazione contro I mezzi corazzati, alla sera del 4 luglio la divisione si vedeva costretta a portare in linea le ultime debole riserve. Al 992 granatieri veniva assegnato il 676.mo battaglione di sicurezza, per cui in Ancona restavano soltanto i reparti di artiglieria di marina che però venivano utilizzati assegnando loro il compito di effettuare azioni di fuoco in direzione di Badia. Se sino ad ora il peso maggiore dei combattimenti era stato sopportato dai reggimenti posti alle due estremità dello schieramento, spettava ora al 992 Granatieri il compito di impedire lo sfondamento nella parte centrale delle nostre linee" (Hoppe )

Dal rapporto Klennert: "Il 4 luglio il nemico, partendo da Castelfidardo, è riuscito ad occupare Badia (la Badia di Osimo), situata a tre chilometri più a nord. I reparti nemici che avanzano nel settore costiero non sono riusciti a conseguire ne' una penetrazione ne' uno sfondamento. Come riserve, sono stati avviati al fronte il 3 battaglione del 755 Reggimento granatieri, composto di elementi russi ed il 676 battaglione di sicurezza togliendoli dalla difesa costiera e da Ancona" . (Klennert p.279)

Il sergente Fritz Werner del 278.mo battaglione fucilieri narra come venne fatto prigioniero nel settore di San Sabino: "Nella notte sul 4 luglio mi era stato affidato il comando di una squadra di esploratori volontari. Eravamo in 14. Io ero sergente e vice capo plotone. Verso le una di notte, con I miei uomini, lasciavo una casa posta nei pressi di San Sabino con il compito di prendere contatto con un plotone del 993 Granatieri (si era infatti formata una breccia fra I due reggimenti 992 e 993). Ma io, col mio camerata Schmidt, alle ore 4,20 ho avuto la sfortuna di "prendere contatto" con una compagnia corazzata polacca proprio all'altezza del cimitero di San Sabino! Gli altri dodici camerati, che avevo lasciato indietro per sicurezza, sono rientrati al reparto, come ho potuto apprendere in seguito. Col mio camerata Schmidt mi ero spinto così in avanti sino a che , all'improvviso, ci siamo trovati proprio davanti a cinquanta pistole mitragliatrici. A cinquanta metri di distanza non era più possibile trovare scampo nella fuga. Il comandante della compagnia polacca voleva farci fucilare: avevo notato che odiava noi tedeschi. Fortunatamente giungeva in quel momento un maggiore inglese e, per mezzo dell'interprete, lo informavo delle intenzioni del polacco nei confronti di noi due. L'ufficiale polacco veniva subito allontanato. Come poi ho potuto apprendere da soldati polacchi, nella notte questi avevano respinto da quel settore i resti del 992 granatieri..." . (Werner F., in Die Neue Bruecke n.26 agosto 1962 p.11)

All'ala sinistra del fronte: "I tedeschi contrattaccano sul fronte della Nembo nella zona di Imbrecciata...Nello stesso giorno, dopo furibondi combattimenti, i polacchi riescono ad occupare Montoro. Gravi le perdite di ambo le parti" . (Pierpaoli p.191)

La battaglia raggiunge nella giornata la massima intensità e si estende al 992 reggimento tedesco posto al centro dello schieramento difensivo. Sull'ala destra è stato possibile mantenere le posizioni sulla linea Centofinestre-Montoro ma il 1 battaglione del 993 granatieri soccombe di fronte all'attacco di forze corazzate polacche fresche. I polacchi partendo da Castelfidardo riescono ad occupare la Badia di Osimo, situata a tre chilometri più a nord ed effettuano una conversione delle operazioni puntando ora su Osimo. Il primo battaglione (992) che combatteva al fianco del 1 battaglione (993) in difesa di Osimo arresta la puntata offensiva polacca nei pressi e a nord di San Sabino. I polacchi subiscono perdite sanguinose presi nel fuoco incrociato di alcuni nidi di resistenza tedesca. In questi combattimenti perde la vita il sottotenente Schroeder della 14 compagnia controcarro del 992 granatieri, uno dei più valorosi ufficiali del reggimento.Per il giovane ufficiale la popolazione del luogo prepara una onorevole sepoltura nei pressi della Chiesa di San Sabino. All'estrema ala sinistra dello schieramento tedesco il gruppo da combattimento guidato dal tenente Hans Weinreich blocca la strada costiera e raggiunge Numana, mentre ancora i Tedeschi occupano Sirolo.

CASTELFIDARDO LIBERATA. Alle ore 10,30 circa i polacchi con i carri armati salgono su per il borgo e attraversano la Porta del Sole, su per Linda raggiungono la piazza del Comune. Tutta la popolazione è sulle strade. Concentramento in piazza del Comune. Una bambina sfollata da Roma, Anna Maria Carini che abita in via Mordini consegna un mazzo di fiori al comandante polacco.Nel pomeriggio ballo in piazza. Il comitato di liberazione fa affiggere un manifesto. Muore per ferite, all'ospedale di Loreto , Fernando Dubbini di anni 11

5 Luglio 1944. Mercoledì. "Le truppe tedesche del 992 reggimento granatieri sostengono ora il compito della difesa di Osimo. Il comandante, maggiore Krueger, ed il suo aiutante tenente Widmaier, guidano I combattimenti. Tre volte Osimo cade e tre volte I tedeschi ritornano sulle posizioni perse combattendo contro carri armati, fanteria polacca e partigiani. Alle ore 14 il battaglione russo agli ordini del capitano Marxreither passa all'attacco ma i polacchi della 1 brigata fucilieri di Karpazia della 3 divisione corazzata resistono tutto il pomeriggio per poi sopraffare il nemico al calar della sera con un attacco di carri armati. I tedeschi decidono di far ritirare il fronte sulla “Linea Albert II“ per difendere Filottrano e Stazione di Osimo, sulla direttrice Casenuove, quota 360 (monte della Crescia), S.Paterniano, S.Stefano. Nel corso dei combattimento attorno ad Osimo il sottotenente Schoen della terza compagnia rimane ferito e cade prigioniero insieme al sottotenente Schrange. La seconda e la terza compagnia del 992 Reggimento granatieri vengono annientate e disperse. Della terza compagnia, nel cui settore hanno attaccato dai 40 ai 50 carri armati, solo quattro soldati feriti riescono a rientrare nelle proprie linee" (Heymann pp.42-43)

"Nella giornata del 5 luglio il 992.mo granatieri non solo aveva assolto il compito affidatogli (impedire lo sfondamento nel settore centrale del fronte N.d.T.), ma si era anche particolarmente distinto nella difesa della posizione rappresentata dalla città di Osimo. Il comandante del reggimento ed il suo aiutante, maggiore Werner Krueger e tenente Widmaier, avevano guidato I combattimenti in prima linea contro carri armati che avanzavano a ondate successive: tre volte Osimo doveva venire ceduta e ben tre volte veniva riconquistata combattendo per le strade e casa per casa contro I partigiani, mezzi corazzati e fanteria. Erano stati raccolti in fretta ciclisti, genieri e personale degli osservatori di artiglieria che, assieme a radiotelegrafisti e staffette, avevano rastrellato I settori dove era penetrato il nemico. Alle ore 14 il battaglione composto da elementi russi al comando del capitano Marxreither veniva impiegato nell'attacco di quota 217, situata al limite nord orientale del nostro schieramento. I turcomanni conquistavano l'altura e nel pomeriggio la tenevano ancora ma la perdevano alla sera nel corso di un attacco di forze corazzate al quale i nervi di questi figli della natura non erano avvezzi. Il sottotenente Pokojewski ed il maresciallo Schwetzke, con quanto restava della seconda compagnia del 992 Granatieri, tenevano la posizione del cimitero alla periferia orientale della parte bassa della città e quando giungeva la sera di una calda giornata estiva che sembrava non dovesse finire mai, Osimo era nelle mani dei valorosi uomini del 992 granatieri. Nonostante ciò la divisione riteneva necessario di far arretrare il settore centrale del fronte per sottrarre ad un ulteriore fuoco tambureggiante le truppe che erano esposte da cinque giorni a duri combattimenti e per evitare una penetrazione del nemico fra le posizioni del 992 e 993 granatieri dopo la perdita di quota 217 da parte dei turcomanni.

A Loreto nella notte tra il 5 e il 6 incursione di aerei tedeschi sulla città contrastate da batterie contraeree polacche. Verso le 21,30 un forte boato: è stato bombardato il deposito di armi degli alleati situato nei pressi della stazione ferroviaria.Un improvviso incendio interessa la campagna circostante. La popolazione del centro storico in preda al panico si rifugia nei sotterranei del palazzo apostolico. Spezzoni incendiari cadono sulla Basilica, sulla piazza del Santuario e automezzi polacchi colpiti vanno in fiamme.Viene colpito anche il palazzo della scuole elementari di via Marconi e il sottopassaggio dove oltre una decina sono i morti tra i soldati polacchi e tra i civili. Alla seconda incursione ci sono vittime nella piazza della Madonna. Attaccato dalla contraerea un aereo tedesco dopo alcuni passaggi su Loreto si schianta abbattuto sul crinale della Villa Gigli (o Monte Conero?). Alle 3 e 45 del mattino del 6 luglio la cupola del Sangallo è sventrata.La bomba rovina il mirabile ciclo pittorico del senese Cesare Maccari e provoca danni proprio all'altare della cappella del Seiz dedicata alla Germania. L'incendio dura un paio di ore e alcuni loretani andranno in bicicletta a chiamare i pompieri a Recanati sede di un reparto di vigili del fuoco,mentre lunghe catene umane, incuranti del pericolo si prodigano a portare acqua dalla Piazza alla sommità dell'edificio.

Precisazioni de L'Osservatore Romano. “L'osservatore romano” pubblica i seguenti particolari sul bombardamento della S.Casa di Loreto: “Aerei germanici per 5 ore, ad intervalli di pochi minuti hanno compiuto diverse incursioni sulla Basilica e sulla città. Fu colpita la cupola con una bomba incendiaria che vi appiccò il fuoco.L'incendio che investì la calotta interna fu domato dopo 10 ore di lavoro.Un'altra bomba dirompente aprì una grande apertura nella cupola stessa. Gli affreschi del Maccari ne hanno molto sofferto.Qualcuno è andato perduto.Candelieri e altri oggetti furono spezzati.In città vi sono molti danni e 30 vittime. Il convento chiamato rifugio S.Giuseppe fu pure colpito ed in parte distrutto dall'incendio. Il giornale deplora il tristissimo attacco che ha posto a si grave repentaglio uno dei più venerati santuari della cristianità.Nulla, assolutamente nulla v'è che possa, non diciamo giustificare, ma neppure spiegare l'incursione (Gazzetta 2.8.44 p.3).

Durante il conflitto Loreto è stata riconosciuta Città aperta, grazie al lavoro svolto dal Vescovo Gaetano Malchiodi e dalla Santa Sede presso le autorità belligeranti.Si è ottenuto questo status per l'importanza della città,dei suoi monumenti della Santa Casa. Solamente i tedeschi riconoscono di fatto questa convenzione. Allo scoppio della guerra le autorità ecclesiastiche mettono al riparo le numerosissime opere d'arte.Il monumento a Sisto V e le tre porte bronzee hanno protezione con robuste mura

Continui tiri di artiglieria colpiscono il paese di Camerano.

 

6 Luglio 1944 Giovedì. “Mantenendo i capisaldi di Filottrano e della Stazione di Osimo, nella notte sul 6 luglio, il settore centrale dello schieramento tedesco veniva arretrato sulla linea Casenuove-quota 360 (monte della Crescia) - San Paterniano-Santo Stefano. Su questa linea, denominata “Albert II” , la divisione veniva nuovamente ricomposta. Poiché la 71 Divisione assumeva la difesa di Filottrano, rendendo così disponibile il 1 battaglione del 994 granatieri, il 6 luglio il fronte tenuto dalla 278 divisione si presentava così disposto: A destra: il 2 battaglione del 994 ed il 278 battaglione fucilieri da Filottrano (escluso) sino a Cesenuove (compresa); al centro: sulla destra il 992 con I suoi due battaglioni ed il 3 battaglione del 755.mo sino al Monte della Crescia (compreso); sulla sinistra il 1°battaglione del 994.mo ed il 2 battaglione del 993 sino alla Stazione di Osimo, a sinistra: la guarnigione di Ancona al comando del tenente colonnello Peter col 903 battaglione da fortezza ed il 676 battaglione di sicurezza unitamente al gruppo da combattimento Weinreich sino a Numana. Riserva divisionale: il 1 battaglione del 993, duramente provato, in riposo dietro la parte centrale sinistra dello schieramento" . (Hoppe pp.26-27)

Klennert nel suo rapporto così conclude relativamente alla prima fase della battaglia per la conquista di Ancona, ancora in corso: "Il 5 luglio il nemico, con l'appoggio molto potente dell'artiglieria e di 60 carri armati pesanti, dopo aver diffuso cortine fumogene su tutto il territorio attorno ad Osimo, ha iniziato l'attacco in direzione di questa città. Dopo l'annientamento della massima parte della nostra difesa controcarro, dalla periferia orientale il nemico è riuscito a penetrare nella città con carri armati e fanteria. È stato però respinto con un energico contrattacco così che alle ore 16 Osimo era nuovamente nelle nostre mani. Il nemico che, nel corso della serata, spuntava nuovamente da ogni parte è poi riuscito a cacciare da Osimo le nostre truppe fortemente provate ( Il nemico erano in realtà i partigiani del "Riccio" del ten. Remo Ricci che incontrando pattuglie tedesche in città rispondendo all'ordine di farsi riconoscere con "english" ed aprivano il fuoco. Ciò li convinse che Osimo era persa e i tedeschi l'abbandonarono non senza lasciare sul campo vittime civili ndr) . Così nella notte tra il 5 e il 6 Luglio abbiamo perduto Osimo. Con la caduta dell'altura dominante, rappresentata dalla città di Osimo, la divisione è stata costretta ad arretrare il fronte sulla generica linea a sud di Filottrano, Villa Nove, Case Nuove, S.Stefano, La Montagnola, Numana... Su tutto il fronte, dopo la conquista di Osimo, il nemico, a seguito delle forti perdite subite, non era più in grado di sfruttare I suoi successi mediante uno sfondamento in profondità delle nostre linee. Accanto alle elevate perdite del nemico, confermate anche dai prigionieri, la distruzione di 49 carri armati, 5 autoblindo e molti autoveicoli corazzati ed autocarri stanno a provare quanto siano state considerevolmente indebolite le forze di attacco polacche. In particolare c'è da ricordare che molti carri armati ed altri mezzi corazzati sono stati colpiti ed immobilizzati o comunque danneggiati. Dei carri armati distrutti, 31 sono quelli colpiti da armi controcarro portatili, Ofenrohr e Faustpatrone . La divisione aveva dunque conseguito questi successi soltanto con le proprie armi, in parte inadeguate nella lotta contro i carri armati pesanti. Il successo difensivo della giovane 278 Divisione di fanteria è stato onorato dalla citazione sul bollettino di guerra del 6 luglio 1944" . (Klennert pp.279-280)

Un episodio viene narrato dal soldato Karl Jost, staffetta della terza compagnia del 992 granatieri: "Come tutti sanno, il 5 luglio la maggior parte della terza compagnia del 992 granatieri veniva fatta prigioniera a pochi chilometri dalla città di Osimo perché I polacchi avevano trovato un facile passaggio nella nostra direzione passando attraverso un varco che si era formato fra la seconda e la terza compagnia del 992. Poiché io in quei giorni ero continuamente in movimento come staffetta della terza compagnia, potevo farmi un quadro preciso della situazione che si presentava così. Quando, il 4 luglio, la nostra terza compagnia aveva dovuto abbandonare San Sabino a causa della scarsità di munizioni, e di questo fatto aveva dato comunicazione al battaglione, mi era stato subito promesso, e così pure durante la notte al comandante della compagnia, che durante la notte che si stava approssimando sarebbero certamente arrivati dei rinforzi. Ma nella notte, dato che più di tre volte io mi ero recato al comando tattico di battaglione, non mi era capitato di vedere alcuno di tali rinforzi. Giungevano soltanto un po' di munizioni ed il pezzo controcarro nella cui postazione più tardi cadevano prigionieri quindici uomini quando i polacchi ci avevano tagliato la via della ritirata. Al mattino del 5 luglio si sviluppava il forte attacco di fuoco sulle posizioni della compagnia e noi disponevamo di circa 20 proiettili a testa. Come staffetta mi veniva subito ordinato di recarmi al comando tattico di battaglione per comunicazioni in proposito. Quando, circa una mezz'ora dopo, avevo raggiunto la vecchia casa ormai divenuta familiare, questa era stata già abbandonata. Erano ancora presenti sul posto solo il pezzo controcarro ed i suoi serventi. Questi mi informavano che il comando tattico era stato arretrato. Ero appena entrato in casa quando arrivarono anche gli ultimi uomini della terza compagnia del 992. Erano circa dieci uomini e ci apprestavamo a ritirarci tutti insieme in direzione di Osimo. Avevamo avuto cura di proteggere la casa, disponendo anche delle sentinelle. Avevamo da poco lasciato l'abitazione e già ci accorgevamo del guaio che stava capitandoci. Vedevamo tre dei serventi al pezzo controcarro con le mani alzate. Scappammo via di corsa ma appena fatti una ventina di metri ci stavano di fronte improvvisamente una trentina di polacchi che erano sbucati fuori dal profondo di un varco. Allorché volevamo aprire il fuoco ci siamo sentiti chiamare da dietro: eravamo dunque incappati in una trappola in piena regola. Il motivo per cui non ero giunto abbastanza presto al posto di comando tattico del battaglione era che, mentre mi recavo colà, entrato nel raggio di una salva di artiglieria pesante, avevo cercato riparo nel corridoio di una casa che mi era poi crollata addosso. Se sono uscito vivo dovevo ringraziare soltanto la circostanza che mi trovavo appena sotto la porta. Da solo mi sono dovuto liberare dalle macerie il che aveva comportato del tempo se non volevo morire sotto altre macerie che stavano crollando. È da ricordare che tutti quanti noi, fatti prigionieri presso quello che era stato il comando tattico del battaglione, avevamo rese inservibili le armi. Ricordo anche che il sottotenente Schroeder della 14 compagnia controcarro del 992 granatieri, che avevamo preso con noi dopo la nostra cattura, moriva lungo la strada che portava verso Castelfidardo" .(Jost K., in Die Neue Bruecke n.26 agosto 1962, pp.11-12)

All'ala sinistra del fronte: "Consolidata l'occupazione della zona di Centofinestre, Montoro, I polacchi si spingono verso Tornazzano-Villanova ed il Musone. Il comandante tedesco decide lo spostamento del 1 battaglione/994 dalla zona di Filottrano alla sponda sinistra del Musone per fronteggiare la minaccia polacca: ad esso subentra per la difesa del centro di Filottrano, il 1 battaglione del 211 Reggimento della 71 Divisione di fanteria tedesca che si schiera nella zona Filottrano-S.Ignazio. Sul fronte della Nembo procede intanto il consolidamento delle forze italiane con il graduale arrivo dei rinforzi del CIL. (Pierpaoli p.191)

"Al mattino del 6 luglio arrivarono I primi rinforzi richiesti: un comandante di artiglieria con due gruppi di artiglieria e il 3 gruppo del 278 artiglieria, esonerato dagli impegni presso la 71 Divisione. Al comando del colonnello Von Grundherr venivano costituiti due gruppi di artiglieria ciascuno articolato su due gruppi di batterie leggere (obici da 105 mm. N.d.T.) ed uno di batterie pesanti (obici da 150 mm. N.d.T.) rispettivamente operanti sull'ala destra del nostro fronte (al comando del maggiore Von Lonski) e su quello di sinistra (al comando del colonnello Kurth). Per la difesa controcarro, l'inserimento della 242 brigata cannoni d'assalto con una batteria pesante e due leggere rappresentava un accresciuto rafforzamento ed infine giungeva anche l'ultima unità della divisione ancora mancante, la terza compagnia del 278 gruppo controcarro divisionale al comando del tenente Edler von Jaschke, che assumeva la difesa contraerea sul principale settore di combattimento" . (Hoppe p.27)

All'ala sinistra del fronte: "Sfidando il fuoco delle mitragliatrici e delle artiglierie tedesche appostate sul versante sinistro del Musone, I polacchi riescono ad attestarsi sull'altra sponda della zona di Villa Cannone dove debbono però arrestarsi non senza gravi perdite per la decisa reazione avversaria. Tentano allora una manovra avvolgente su Filottrano costeggiando la sponda destra del fiume ma sono arrestati da una decisa reazione del 2 battaglione/994. L'artiglieria polacca tempesta la zona di Filottrano di colpi e la popolazione atterrita si rifugia nei sotterranei. Particolarmente drammatica la situazione nell'ospedale e nel monastero di S.Chiara“.

Il gen.Anders intanto invia al gen.Utili, comandante del CIL il seguente messaggio: "La Divisione 5 Kresowa ha attraversato oggi 6 luglio il fiume Musone con parte delle sue forze e sta avanzando con le forze rimanenti in direzione di Filottrano; pertanto il gruppo Nembo attraverserà il Fiumicello e raggiungerà il parallelo di Filottrano. Io vi prego di dare disposizioni affinché l'azione sia condotta con decisione e con forze sufficienti a disimpegnare tale compito"....

Una puntata esplorativa degli Ulani polacchi cade in un'imboscata presso S.Ignazio: un autoblinda è distrutta ed una catturata dai tedeschi, mentre la terza riesce a mettersi in salvo.

Durante la notte Filottrano è bombardata: quattro granatieri tedeschi muoiono colpiti da una bomba. Gli aerei erano probabilmente tedeschi". (PierpaolI p.192)

OSIMO LIBERA. Il mattino tutte le forze partigiane sono in azione. Alle ore 8 circa i partigiani entrano in Osimo precedendo di qualche ora gli Alleati, iniziando un rastrellamento che culmina con la cattura di prigionieri tedeschi e di materiale bellico. Ecco le prime motocarrozzette e poi una compagnia di militari polacchi su due file che entrano nella città liberata. Vengono da Porta Vaccaro, da Via Fonte Magna dopo essersi lì fermati e rassicurati che la piazza fosse sgombra di tedeschi, sono preceduti da un gruppo di partigiani , con a capo il partigiano "Stampella" a cavallo, incolonnati anche essi su due file scortano un gruppetto di 12 prigionieri tedeschi laceri e disarmati. (Orlandini / Grillantini )

...Il distaccamento Partigiani Riccio ed il raggruppamento Distaccamenti Gap Fabrizi entrati tempestivamente in azione, hanno fatto precipitare gli avvenimenti affrettando il crollo della difesa tedesca.distaccamento Riccio che si era trasferito nell'interno della città fin dal giorno 3 assolvendo a compiti di assistenza a favore della popolazione ,iniziava l'attività armata alle

18 del giorno 5. I primi combattimenti si svolgevano nelle mura, in via Roma e in via delle scalette sotto il fuoco delle artiglierie alleate, che male interpretando un segnale, concentrarono il loro tiro nella zona dei combattimenti ferendo quattro patrioti. I nazisti sotto l'impeto dei partigiani, abbandonavano i posti di combattimento, armi e materiali cosi che alle prime ore del giorno 6 la città era libera e alle ore 7,30 le truppe polacche vi transitavano in condizioni di sicurezza. A sua volta il raggruppamento dei distaccamenti Gap Renato Fabrizi che aveva brillantemente operato nei giorni precedenti in località circostanti compiendo audaci azioni ,iniziava il mattino del giorno 6, il rastrellamento dei dintorni della città riuscendo a catturare diversi prigionieri con materiale vario e munizioni. Le perdite inflitte all'avversario dagli uomini del distaccamento Riccio ammontano a tre morti e tre feriti mentre le sue perdite sono di tre feriti... (Bandiera Rossa n.11-12.7.44 p.1) Viene affisso nella città un manifesto.

A Castelfidardo, una " cicogna" alleata sgancia una bomba vicino al Monumento.

7 luglio 1944 venerdì. Sin dal giorno precedente la battaglia era diminuita di intensità e attacchi locali, condotti con forze valutate a compagnie o battaglioni, venivano respinti nei pressi di Filottrano, Casenuove e Santo Stefano. All'ala sinistra del fronte: "Fra italiani e polacchi si decide di lasciare alla Nembo, rinforzata dai reparti del Cil, giunti nel frattempo, il compito di prendere la posizione di Filottrano " . (Pierpaoli p.192)

Prime cannonate da parte delle artiglierie alleate sulla città di Ancona mentre su Osimo si hanno tiri di artiglieria da parte dei tedeschi. A Camerano tiri di artiglieria da parte dei due eserciti.

8.luglio 1944 sabato. "L'8 luglio ancora una volta si combatteva aspramente per Filottrano che I polacchi volevano prendere premendo ad est (per una dettagliata ricostruzione della battaglia di Filottrano vedi Santarelli). In questi combattimenti il 2 battaglione del 994 Granatieri subiva notevoli perdite riuscendo però in generale a mantenere le sue posizioni. D'accordo con la 71 divisione, nella notte sul 9 luglio, l'ala destra del nostro schieramento veniva arretrata dietro il Musone.

Alla sera dell'8 luglio era terminata la prima fase della battaglia di Ancona, lo sfondamento del nemico in direzione Polverigi-Chiaravalle era stato impedito ed Ancona era in mano tedesca. La 278 divisione aveva superato la prova delle sue capacità resistendo all'assalto del 2 Corpo polacco al comando del generale Wladislaw Anders, costituito da truppe fresche e riposate: tale unità aveva attaccato con l'appoggio di notevoli forze aeree, con la terza e quinta divisione polacca e almeno una brigata corazzata forte di circa 200 carri armati. Erano stati distrutti 49 carri armati e 5 autoblindo ed altri mezzi corazzati erano stati immobilizzati. Trenta carri armati erano stati distrutti nel corso di combattimenti ravvicinati mediante Panzerfaust o Ofenrohr. I polacchi avevano subito perdite ma anche quelle nostre era alte: 1800 fra caduti, feriti e dispersi, più della metà erano russi e "Volksdeutsche" (tedeschi provenienti da zone di recente annessione). Non è possibile esporre tutti I fatti d'arme, ma siano pur ricordati alcuni esempi particolarmente luminosi: come dimenticare il giovane sottotenente tirolese Aegger del battaglione fucilieri sacrificatosi per il suo plotone preso sotto il fuoco dei carri armati: era saltato sul carro più vicino con una carica esplosiva e lo aveva distrutto, cadendo nell'azione; o il tenente Andresen della seconda batteria del 278 artiglieria che indirizzava il fuoco della sua batteria sul suo posto di osservazione, ormai accerchiato dai carri armati, ne distruggeva uno con un Faustpatrone e, ferito, riusciva a rientrare nelle nostre linee. Con il sottotenente Schroeder della 14 compagnia del 992 granatieri, al quale gli italiani prepararono una onorevole sepoltura accanto alla chiesa di San Sabino, il 992 perdeva uno dei suoi più valorosi ufficiali. (Hoppe)

Quanto sia stata altamente apprezzata l'azione della giovane 278 divisione si può rilevare dal Bollettino della Wehrmacht del 6 luglio 1944 nel quale è detto: "La 278 Divisione al comando del tenente generale Hoppe, ha combattuto valorosamente in continue e dure azioni difensive contro un nemico superiore, infliggendogli pesanti perdite. Tutti I tentativi nemici di sfondamento sono falliti di fronte alla fermezza di questa divisione..." . (Hoppe pp.27-28)

All'ala sinistra del fronte: "Verso le 19,30 I combattimenti si erano gradualmente spenti. Cessata provvisoriamente la battaglia I paracadutisti si ritirarono leggermente in posizioni più sicure per riprendere all'indomani l'attacco. Fortunatamente questo nuovo attacco non fu necessario perché durante la notte, in base ad intese intercorse fra i due comandi delle divisioni germaniche I cui reparti erano impegnati a Filottrano, i tedeschi abbandonarono la città ritirandosi sulla linea “Albert II“, lungo le sponde del
fiume Musone". (Pierpaoli p.192)

A Filottrano si svolge un'aspra battaglia. A mezzo giorno circa i primi elementi del CIL penetrano nella città con conseguenti combattimenti casa per casa. Alle ore 16 circa un contrattacco tedesco appoggiato da cannoni semoventi obbliga gli Italiani (che non hanno a disposizione armi anticarro) a ritirarsi parzialmente dalla città. In un secondo deciso attacco appoggiato da carri armati polacchi gli Italiani penetrano di nuovo nella città alle ore 16 circa sostituendo elementi che hanno continuato a combattere nella zona dell'ospedale. Dopo che tre carri armati polacchi sono stati distrutti e sotto un intenso fuoco difensivo tedesco di artiglieria e mortai i soldati Italiani ricevono l'ordine di ritirarsi. Nel pomeriggio quindi viene deciso un terzo attacco per la mattina del 9 luglio.

A Camerano tiri di artiglieria avversaria.

9 luglio 1944 lunedì. "La “Linea Albert II” era in posizione intermedia conseguente soltanto alla emergenza dei giorni di duri combattimenti svoltisi fra il 1 e il 5 luglio. Il territorio attorno a quota 360 (Monte della Crescia), costituito da dominanti colline, non era in grado di compensare la posizione sfavorevole che aveva presentato il terreno scoperto presso Casenuove e sulla strada fra Loreto e Ancona nei riguardi forze corazzate attaccanti. Pertanto veniva subito effettuata una ricognizione su una ulteriore linea intermedia che andava da S.Maria Nuova, attraverso Agugliano, sino a quota 276, due chilometri ad oriente di Gallignano, e si collegava qui all'anello difensivo più esterno di Ancona. Gli veniva assegnato il nome di linea Hildegard. Se dalla cessione di un settore di battaglione sul fianco destro i chilometri da difendere erano ora soltanto venti, tuttavia questo compito rappresentava pur sempre un elevatissimo sforzo per le forze della divisione, indebolita dalle perdite subite. Il 9 luglio, oltre al 1 battaglione del 993, doveva venire destinato alla riserva divisionale, a riposo, anche il 1 battaglione del 992 granatieri, dissanguato nei combattimenti presso Osimo. Per il resto non veniva modificata la disposizione dei reparti ordinata il 6 luglio. La 242 brigata cannoni d'assalto veniva dislocata con una batteria preso Rustico, due chilometri a occidente di Polverigi, e con due batterie attorno a Offagna. Le compagnie controcarro reggimentali (indicate nella terminologia militare tedesca coma la "14 compagnia".N.d.T.) , che avevano perduto la metà dei loro pezzi, venivano reintegrate con I residuati mezzi plotoni della prima compagnia del 278 gruppo controcarro divisionale.

Dal 9 al 16 luglio I nemico si limitava ad alcune puntate offensive che venivano respinte. Venivano perfezionate le nostre posizioni, verificati I dati di tiro e inviate in avanscoperta pattuglie esploranti al fine di disporre di dati informativi. Si doveva rinunciare ad azioni di squadre d'assalto dato che, da parte nostra, non veniva effettuata alcuna ricognizione aerea e conseguentemente non disponevamo di alcuna documentazione fotografica delle posizioni nemiche. Pertanto il servizio di vigilanza veniva effettuato nella maniera più scrupolosa da tutti I posti di osservazione" . (Hoppe pp.28-29-30)

Ed ecco quanto scrive Anders nella sua relazione della prima fase battaglia preliminare alla conquista di Ancona che va dal 1 al 8 luglio: "All'ala destra la 3 Divisione fucilieri di Karpazia rafforzata dal grosso della 2 Brigata corazzata e dai lancieri di Karpazia, dopo un violento combattimento conquistò successivamente le cittadine di Castelfidardo e di Osimo e la catena delle alture dominanti il Musone. Alla nostra ala sinistra, la 5 Divisione di fanteria Kresy, operante su un ampio fronte, occupò la zona tra Fiumicello ed il Musone, raggiunse le sponde di quest'ultimo, lo superò e conquisto le teste di ponte, che dovevano diventare il punto di partenza dell'attacco successivo. L'ampiezza del fronte e le irregolarità del terreno determinarono piccole battaglie combattute da singoli battaglioni. I combattimenti furono molto aspri e gli obiettivi cambiarono ripetutamente di mano. Alcune difficoltà sorsero per il rifornimento delle munizioni, perché grande fu il loro consumo ed altrettanto grande era la distanza dai centri di rifornimento. I reparti avanzati del Corpo Italiano gradualmente si spinsero fino all'ala sinistra della 5 divisione e sostituirono alcuni battaglioni di essa sulle posizioni da questi conquistate. Il Corpo Italiano effettuò un attacco limitato a Filottrano e conquistò il paese dopo un violento combattimento. Alla fine della battaglia il fronte aveva un'ampiezza di sessanta chilometri. Concludemmo la battaglia il 9 luglio e ci trovammo su posizioni adatte per l'operazione decisiva contro Ancona; avevamo completa libertà di attuare I nostri ammassamenti e riordinamenti" . (Anders pp.240-241)

All'ala sinistra del fronte: "All'alba I paracadutisti che muovono all'attacco trovano Filottrano ormai sgomberata dal nemico e poco dopo fra l'esultanza della popolazione, la bandiera italiana sventolava sulla torre dell'acquedotto" . (Pierpaoli p.192)

Dopo violenti combattimenti alla ore 10 circa Filottrano viene oggi liberata dagli uomini del CIL. I tedeschi registrano gravi perdite: 1800 fra morti,feriti e dispersi. Sono contati nel centro abitato circa 150 cadaveri . Più di 60 prigionieri catturati. Anche le perdite italiane sono alte.

10 luglio 1944 martedì. In Osimo e in Numana tiri di artiglieria da parte delle batterie tedesche. A Camerano l'aviazione alleata fa lancio di bombe per colpire la sede del comando tedesco installato presso il Cimitero sul quale cade una bomba mentre altre cadono nei pressi.(Caglini C. Bombardamenti su Ancona e Provincia 1943/44, Castelferretti 1983, p.99) Gli ufficiali sono invece alloggiati nel palazzo Mancinforte.

11.luglio 1944 mercoledì. Arriva in Osimo il comandante alleato, un inglese, che prende alloggio con gli altri suoi ufficiali nel palazzo del Collegio Campana installandovi il Quartier Generale

Il governo militare alleato, chiede attraverso un manifesto affisso nei muri dei paesi liberati, la consegna delle armi e di altri ordigni di guerra presso i locali carabinieri.

13 luglio 1944 giovedì. Alle ore 9 una compagnia del IX reparto d'assalto del CIL al comando del tenente colonnello Boschetti entra in Cingoli. Fabriano è liberata.

14 luglio 1944 venerdì. Il generale Hoppe, nella notte tra il 14 e il 15 attua per la prima volta e dietro la parola d'ordine Rot-teufel (diavolo rosso) un veemente fuoco di disturbo su grande scala. Per tutta la notte viene mantenuto un fuoco continuo sugli itinerari di avvicinamento sui posti sosta e posti comando avversari, intercalato nelle pause da colpi di artiglieria dei cannoni di fanteria e di quelli contro carri spinti sulla prima linea.

15 luglio 1944 sabato "Al fine di sollevare il morale della truppa e per risparmiare il munizionamento di artiglieria per combattimenti più impegnativi, nella notte sul 15 luglio, con le armi della fanteria, veniva per la prima volta effettuata una grossa azione di fuoco di disturbo sotto la denominazione dI "Roter Teufel" (Diavolo rosso) . Con l'impiego di 30.000 colpi di munizioni normali (S-Munition) e 1.000 colpi di munizioni traccianti (SMK-L) per ciascun battaglione veniva mantenuto il fuoco ad ondate successive per tutta la notte; nelle pause, quest'ultimo veniva rimpiazzato dalle salve di artiglieria, dei cannoni della fanteria e controcarro in posizione avanzata, dirette contro le vie di accesso al fronte, i punti dove sostavano le cucine da campo ed i comandi delle unità minori. Dopo che l'azione di disturbo aveva dato un po' di sfogo alla truppa, a mezzogiorno del 15 luglio iniziava nuovamente il fuoco della artiglieria nemica che, di quando in quando, diveniva tambureggiante. Bombardieri avevano ridotto a cumuli di macerie Ancona e Chiaravalle ed anche la rocca di Jesi, città in cui nella notte di Natale del 1194 era nato il grande imperatore Federico II di Hohenstaufen, veniva colpita pesantemente. Caccia bombardieri volteggiavano ininterrottamente sul campo di battaglia ed attaccavano le nostre posizioni. La terza compagnia mitragliere contraeree del 278 gruppo controcarro divisionale conseguiva il suo primo abbattimento. Un disertore polacco aveva riferito che il 17 o 18 luglio sarebbe stato effettuato un attacco in direzione di quota 360 e non vi era dubbio che era imminente un attacco in grande stile. La divisione aveva chiesto al Corpo d'Armata due battaglioni come combattiva riserva divisionale. Al loro posto giungeva invece l'ordine del tutto incomprensibile di rendere cioè subito disponibili il comando di artiglieria, i due gruppi di artiglieria e la batteria pesante della brigata cannoni d'assalto. ll notevole indebolimento della nostra difesa non veniva compensato dal fatto che finalmente venivano impiegati in due o tre notti successive nostri reparti di aviazione da bombardamento notturno. Purtroppo il risultato era limitato. Un nostro aviatore, che era stato abbattuto, aveva confermato che la difesa contraerea era troppo forte per poter penetrare nell'entroterra tenuto dal nemico". (Hoppe p.30)

Verso mezzogiorno riprende il tiro delle artiglierie polacche su Ancona-Chiaravalle e Jesi.

In Offagna l'aviazione opera sul luogo con azioni di mitragliamento e bombardamento. Tra il 15 e il 17 luglio si conteranno 14 morti e 15 feriti.

A Camerano nelle giornate del 15 e 16 vengono lanciate circa 150 bombe da parte alleata per colpire un comando tedesco e postazioni di artiglieria con sparo anche delle artiglierie inglesi causando 13 morti e 110 feriti.

16 luglio 1944 domenica. "Nella notte sul 16 luglio il 1 battaglione del 994 veniva trasferito sulla destra e inserito a quota 360 tra il 2 battaglione del 992 e il battaglione di elementi russi, reparto che poteva fornire scarse prestazioni. Veniva pertanto nuovamente portato in linea il 1 battaglione del 993 ed assegnato al settore tenuto sino ad allora dal 1 battaglione del 994. Il morale della truppa era buono dopo il lusinghiero successo conseguito nel corso delle operazioni difensive e ciascuno intendeva dare il meglio di sé in questa situazione grave ed impegnativa. La truppa veniva incoraggiata in questa fiducia in sé stessa quando alle ore 5 del mattino del 16 luglio si presentava al comando della divisone il feldmaresciallo Kesselring accompagnato dal suo capo di stato maggiore, tenente generale Roettiger. Il comandante in capo esprimeva alla divisione il suo apprezzamento, si informava circa la situazione mettendo particolarmente in rilievo l'importanza di tenere Ancona ancora per qualche giorno" . (Hoppe pp.30-31)

Alle 5 del mattino anche il Maresciallo Kesselring con il suo capo di stato maggiore Tenente Generale Rottiger è presente sul campo e ordina di tenere Ancona ancora per alcuni giorni. Oltre alle due divisioni 71 e 278, Ancona è presidiata dal comando marina con diversi gruppi di artiglieria da marina e da soldati anziani dei battaglioni 903 da fortezza e 676 di sicurezza. Il 924 reggimento da fortezza con il 278 battaglione complementi ed il 3 battaglione russo del 755 sono in servizio di sicurezza lungo la costa da Ancona-Montemarciano mentre a sud il gruppo di combattimento Weinreih è di collegamento fino a Numana. Appoggiano l'azione due raggruppamenti di artiglieria: a destra quello del maggiore V.Lonski ed a sinistra quello del colonnello Kurth, infine la 242 brigata cannoni d'assalto, la 3 mitraglieri C.A. del 278 gruppo caccia contro carri per la protezione del principale campo di battaglia.

17 Luglio 1944. Lunedì. Il comandante della divisione polacca dei Karpazi il generale Duch si è istallato in Osimo con il suo stato maggiore nel vecchio palazzo vescovile, di fianco al Duomo

La seconda fase dell'avanzata polacca per la conquista di Ancona incomincia all'alba. "Decisi di adottare questo piano per la battaglia di Ancona: l'ala destra fronteggiante Ancona, doveva restare passiva, simulando soltanto l'attacco, ed alla sinistra, il gruppo d'assalto avrebbe sfondato le difese nemiche e si sarebbe spinto innanzi verso il mare, ad occidente di Ancona, minacciando cioè di isolare il nemico nella zona. Al fine di attuare l'ordine con successo doveva essere presa la catena Monte della Crescia-Offagna, dominante la strada del gruppo d'assalto. Ordinai questo raggruppamento delle nostre forze per l'attacco: L'attacco a Monte della Crescia doveva essere effettuato dalla 5 Brigata di fanteria Vilno, rinforzata dal 3 battaglione fucilieri di Karpazia, dal 4 reggimento corazzato e potentemente sostenuta dall'artiglieria. L'operazione delle forze corazzate doveva essere effettuata dalla 2 brigata corazzata, costituita dal 15 lancieri e dal 7 ussari britannico, dalla 6 brigata fucilieri di Leopoli e dal reparto Commandos. Le forze nemiche sull'ala destra dovevano essere impegnate ed immobilizzate da una brigata della 3 divisione. L'ala sinistra doveva essere protetta dal corpo italiano che avrebbe effettuato alcuni modesti attacchi sul fianco del gruppo operativo. Riserva: una brigata della 3.a divisione dislocata dapprima sull'ala destra, avrebbe sostenuto il gruppo attaccante se fosse stato necessario. Il riordinamento delle forze fu effettuato in gran segretezza, affinché il nemico non potesse scorgere i movimenti dei reparti corazzati dal settore sul mare all'ala sinistra, compito molto importante ed altrettanto difficile" . (Anders pp.240-241).

"Già alle ore 6,20 del mattino aveva inizio la battaglia. Fuoco tambureggiante e bombardamento a tappeto avevano sconvolto le posizioni di resistenza tra Casenuove, Polverigi e S.Stefano. Già prima dell'inizio dell'attacco la prima ondata di carri armati aveva totalmente sconvolto le postazioni difensive avanzate, provocando l'intervento della nostra artiglieria. Alle ore 8 I polacchi passavano all'attacco concentrando intensamente le loro forze su un fronte di soli otto chilometri di ampiezza ed effettuando tre ondate con 120 carri armati, seguiti da fanterie montate su mezzi corazzati. I fucilieri a Casenuove e successivamente il 2 battaglione del 992 soccombevano molto presto di fronte alla violenza di questo attacco e cadeva anche il comandante della quinta compagnia del 992, tenente Siebert. Venivano incendiati cinque carri armati ma la superiorità dei mezzi era troppo grande. Del 2 battaglione del 992 granatieri è potuto rientrare nelle retrovie soltanto un superstite, il caporale Ulber, per comunicare la fine del valoroso battaglione il cui comandante,maggiore Albert Mayer, ed il suo aiutante, sotto tenente Gmelin, erano rimasti gravemente feriti. Ora i carri armati, coperti dal fuoco di sbarramento delle artiglierie, travolgendo la prima e la seconda linea difensiva penetravano nella gola che da occidente porta alla quota 360. Mediante l'impiego del 1 battaglione del 992, reso disponibile dal comando della divisione, il 992 granatieri riusciva a bloccare l'attacco a due chilometri a sud di Polverigi, ma verso mezzogiorno il 1 battaglione del 994 granatieri non riusciva più a mantenere il possesso della quota 360. Il capitano Koetke ed il suo aiutante, sottotenente Raue, cadevano eroicamente. Con la perdita della quota dominante, per I polacchi si era venuta ad aprire la strada verso il nord, ma essi non hanno sfruttato il momento favorevole. Infatti essi avanzavano soltanto con una certa cautela, impressionati dalla tenace opposizione di alcuni nidi di resistenza e dal fuoco di infilata proveniente da postazioni di armi controcarro e da batterie di artiglieria. Alle ore 17 I polacchi occupavano Polverigi ed Offagna e poi si fermavano davanti alla linea Hildegard. Quando, nel pomeriggio, il comando della divisione comunicava al 51 Corpo d'Armata Alpino che le riserve erano del tutto esaurite e che si profilava il pericolo di uno sfondamento del fronte, il capo di Stato Maggiore, colonnello Conte Klinkowstroem, informava che I rinforzi potevano venire avviati al fronte non prima del 18 luglio. Compito primario restava il mantenimento della coesione dei reparti. Pertanto, alla sera, il comando della divisione decideva di ritirare entro la linea Hildegard anche l'ala sinistra dello schieramento difensivo al fine di evitare che venissero tagliati fuori il 993 granatieri ed il "Gruppo Peter".

La notte fra il 17 e il 18 luglio è stata una delle più dure nel destino della divisione. Il comandante della unità, a casa Maggio, posto di comando tattico del 992 granatieri, si rendeva conto della situazione in tutta la sua gravità: il 992 Granatieri ed il 1 battaglione del 994 erano stati distrutti, una batteria e mezzo del primo gruppo del 278 artiglieria erano andate perdute nei combattimenti ravvicinati; Il nemico attraverso Agugliano, già durante la notte, si spingeva in avanti con brevi puntate dei suoi carri armati in direzione di Gallignano. Le deboli posizioni difensive venivano provvisoriamente rinforzate con squadre di genieri e di ciclisti. Nel corso di queste operazioni il maggiore Werner Krueger, che aveva nuovamente assunto il comando del suo primo battaglione del 993 granatieri, cadeva prigioniero del nemico a Gallignano. Sulla via del ritorno al comando della divisione, il generale Hoppe ordinava all'aiutante del battaglione genieri, sottotenente Wilhelm Droescher, di mettersi subito in marcia con 85 genieri disponibili in direzione delle località dove era dislocato il 992 granatieri; rientrato al comando della divisione, l'aiutante, maggiore Hanns-Hermann Adam, alle ore 6 del mattino riceveva l'ordine di attraversare l'Esino con le prime due compagnie del battaglione "Wildflecken", che era in marcia verso il fronte, e di formare una linea di intercettazione e di contenimento sulla direttrice Camerata-Cassero. Questo provvedimento doveva risultare decisivo per l'esito della battaglia. Il maggiore Adam giungeva proprio appena in tempo per impedire lo sfondamento in direzione di Castelferretti. Così il colonnello Paul Broecker, che aveva costituito una linea difensiva sulle alture a nord di Gallignano impiegando i soldati che ancora rimanevano dal 1 battaglione del 993 granatieri, gli sbandati e gli elementi del terzo gruppo del 278 artiglieria, aveva un collegamento sulla sua destra ed in tal modo l'attacco nemico veniva fermato da questa nuova linea difensiva e dal fuoco d'infilata di una batteria del 242 brigata cannoni d'assalto e di alcuni pezzi del terzo gruppo del 278 artiglieria" . (Hoppe pp.31-32)

Questa invece è la relazione di parte polacca: "Dopo I necessari spostamenti e dopo un breve riposo l'attacco polacco mosse il 17 luglio. La data venne concordata con le date del via dei due rimanente corpo dell'8.a armata, il 10 ed il 13 impegnati nell'interno della penisola. Diritto su Ancona, lungo la strada 16 fingevano l'attacco soltanto limitate forze. I tedeschi ingannati in questo modo indirizzarono quasi l'intero fuoco di sbarramento in tale direzione. Intanto le principali forze all'attacco compivano una manovra di accerchiamento nei lontani avancampi della città. I pesanti Sherman della 2 brigata di carri armati si misero in agguato tra il granoturco sulla sponda del fiume. Per tagliare la ritirata dei tedeschi dalla città, i carri assieme ai battaglioni della 6 brigata dei fucilieri Lwow si diressero, attraversando il Musone, verso la riva del mare ormai oltre Ancona. Allo stesso tempo la 5 brigata di fanteria Wilno, sostenuta dal 3 battaglione fucilieri Karpaty ed al 4 reggimento corazzato, i cui soldati non senza una ragione portavano sui berretti il segno dello scorpione, attaccò i colli del Monte della Crescia-Offagna, il più importante punto della difesa della città. Dopo duri combattimenti durati tutta la giornata, I tedeschi fuggirono da quel punto di resistenza; nello stesso momento I carri del 6 reggimento s'arrampicarono sul monte Torto. Così fu ingrandita la breccia. Operavano qui il 15 reggimento di Ulani Poznan ed il 7 reggimento di Ussari. Ad Ancona cominciò il panico, il comando tedesco decise una febbrile ritirata per la strada statale 16 verso Falconara e Senigallia. Fuggivano gruppetti di soldati, carri di trasporto, poi reparti sempre più numerosi, l'artiglieria trainata da buoi. I soldati tedeschi se solo riuscivano si travestivano in borghese. Più di 300 tedeschi così travestiti furono presi dopo la battaglia. Non sarebbe stato per loro più semplice arrendersi? In ogni altro caso si. Però la notte appunto scesa e che fermò I carri armati in attacco in un punto della strada verso il mare, per I tedeschi in Ancona e per I fuggiaschi dal Monte della Crescia fu la notte della grande paura. Non si trattava più di vincere o restare vinti, ma del fatto che le truppe in arrivo erano polacche" . (Anders pp.100-101).

Alle 6,20 del mattino le truppe polacche passano all'attacco decisivo per la presa di Ancona. I bombardamenti a tappeto dell'artiglieria e dell'aviazione si concentrano su Casenuove, Polverigi e S.Stefano. La prima ondata di carri armati sfonda la linea di difesa Albert II. Reparti del 68 reggimento fanteria Legnano, dopo aver scavalcato quelli della Nembo, iniziano alle ore 7,10 l'attacco per il superamento del fiume Musone. Dietro di loro si muovono gli uomini del IX reparto d'assalto a far da scudo per proteggere reparti polacchi. Alle 8 i polacchi concentrano le loro forze su una larghezza di 8 chilometri e procedono a tre ondate di attacchi con 120 carri armati seguiti dalla fanteria e da altri mezzi pesanti. Il battaglione fucilieri tedesco a Casenuove e in coda il secondo battaglione/ 992 subiscono la durezza del combattimento. Del secondo battaglione/992 solo un caporale è tra gli scampati. I carri armati si muovono sotto la copertura dell'artiglieria. Il 992 va al contrattacco a due chilometri da Polverigi. A mezzogiorno il primo battaglione /994 situato a quota 360 ,Monte della crescia, viene distrutto. Dopo un'intera giornata di strenua lotta, la 5 brigata di fanteria Wilno sostenuta dal 3 battaglione fucilieri di Karpazia e dal 4 reggimento corazzato conquista Monte della Crescia e allarga il successo impadronendosi alle 17 di Offagna. La 2 brigata corazzata con violenti scontri prende Montetorto e finalmente alle ore 20 Polverigi. Anche Agugliano è liberata. Con la perdita dell'altura dominante i polacchi si aprono il varco verso nord e proseguono avanti lentamente per fermarsi prima della linea Hildegard tra Agugliano, Galignano e Candia.

In Osimo sotto un bel sole, dopo una breve pioggia nelle prime ore la gente incomincia a circolare vedendo i polacchi raccogliere i fili telefonici e andarsene sui propri carri. Ad una certa ora parte anche il comando inglese. Alle 10,30 passa il Gen.Anders comandante il capo polacco con il suo stato maggiore su cinque macchine. In Osimo torna la quiete e la popolazione dopo 16 giorni di segregazione abbandona i rifugi. Alla finestra centrale del palazzo comunale sventolano le bandiere Americana, Inglese e Francese, manca quella Italiana. Al pianterreno di palazzo Gallo si installa in seduta permanente il comitato di liberazione nazionale. (Grillantini p. )

La notte tra il 17 e il 18 è fatale per la 278 divisione tedesca. Il 992 e il 993 reggimento sconfitti , il 278 artiglieria distrutto.

18 Luglio 1944 martedì. "Alle ore 11 il comandante della divisione prendeva la decisione di sgomberare la città di Ancona. Difesi dalla linea di sbarramento Adam-Broecker, il 993 granatieri, I due battaglioni di sicurezza del "Gruppo Peter" e lo scaglione di marina di stanza in Ancona defluivano sulla via Adriatica in direzione est e venivano ad integrarsi al 278. battaglione complementi che era impegnato sul fiume Esino fra Chiaravalle e la costa. Alle due estremità di Chiaravalle venivano impiegate alcune squadre del battaglione Wildflecken e quando a mezzogiorno al tenente Boehme della seconda compagnia del 278 gruppo genieri riusciva a far saltare in aria il grosso ponte di Chiaravalle la gravissima crisi era superata. Sull'ala destra dello schieramento il 994 granatieri manteneva ancora le sue posizioni a sud dell'Esino sulla linea Hildegard e sulle alture di Santa Maria Nuova respingeva con facilità l'attacco di battaglioni italiani. Alla sera del 18 luglio I reggimenti nella loro consueta disposizione - sull'ala destra il 994, al centro il 992 ed all'ala sinistra il 993 granatieri - e la guarnigione di Ancona si trovavano schierati sulla linea Ingeborg che correva lungo la riva occidentale dell'Esino. Anche il Comando della divisione, che si era venuto a trovare sottoposto ad un pesante fuoco d'artiglieria, veniva trasferito più indietro in località Santa Lucia" . (Hoppe p.32)

"Il passaggio del Musone e le difficoltà del terreno al nord di esso, impediscono alla 6 Brigata di fanteria Leopoli di raggiungere la costa prima di mezzogiorno ciò che permette al nemico di ritirare parte delle sue forze dalla zona di Ancona. Alle quattordici i Lancieri di Carpazia entrano in Ancona. " (Anders). Sulla zona di operazione tedesca arriva il capo dello stato maggiore colonnello Klincowstrom.I tedeschi prendono la decisione di ripiegare sul lato sinistro della linea Hildegard in modo da evitare l'accerchiamento al 993 del gruppo Petter.

I polacchi della 5 divisione spingono i loro carri armati sopra Agugliano sino a Galignano. Alle 6 del mattino l'aiutante di divisione maggiore Adam riceve l'ordine di attraversare l'Esino con due compagnie e di costruire una difesa in linea da Camerata e Cassero sbarrando la strada per Castelferretti. Il colonnello Brocher che si trova a nord di Gallignano costruisce un fronte di ritirata con il resto del 1/993 e del 3/278 artiglieria. Alle 11 il quartier generale della divisione tedesca dà l'ordine di lasciare Ancona e di attestarsi in serata sulla linea Jngeborg sul fiume Esino.

Nelle prime ore del mattino del 18 luglio 1944 giunsero al fronte, venendo subito avviate in prima linea, due compagnie raggruppate nel cosiddetto Battaglione Wildflecken, dal nome della località dove era dislocato il campo permanente di istruzione. Secondo il tenente viennese Alfred Peichel, che allora comandava uno dei due reparti, e come confermato dal tenente Ludwig Heymann, a quel tempo Aiutante presso il I Battaglione del 992 Granatieri, la gran massa dei componenti di tale reparto era costituita da provati reduci del fronte russo che erano originari della Germania meridionale e dell'Austria. Ma non dovrebbero essere mancate anche reclute della classe 1926, come attestato da una fotografia in cui appaiono quattro giovanissimi soldati.

Di primo mattino le avanguardie alleate autotrasportate procedono lungo la strada che da Osimo porta al crocicchio dell'Aspio. Da qui dopo aver percorso la strada statale sino all'altezza di Candia si inoltrano sulla strada laterale prendendo la provinciale per passo Varano. Poi attraverso le Tavernelle, Le Grazie, Vallemiano, scendono da S.Stefano in via Montebello e quindi a Piazza Cavour dove sono ad attendere i liberatori i componenti del comitato comunale di liberazione, il comando GAP dell'ospedale civile ed i gappisti che erano già entrati in città.

Alle 14,30, per la strada statale 16 dalla direzione del finto attacco, entrano in Ancona i carri armati del reggimento di Ulani Karpaty e i lancieri di Karpazia. La colonna di centro alle 17 raggiunge Chiaravalle. Il CIL sgombra definitivamente i tedeschi dal Musone attestandosi a Rustico. Il territorio di Numana è completamente liberato.

 Mario Belfiori IX rep Assalto Arditi

 

Questo testo é dedicato a Mario Belfiori di Civitanova Marche, ultimo combattente del glorioso IX Reparto d'Assalto Arditi del Popolo che sfondò il fronte sul Musone consentendo il raggiungimento di Rustico e quindi l'esito vittorioso dell'accerchiamento di Ancona.

 

Con Mario Belfiori vogliamo ricordare anche un'altro combattente Leonardo Volpini, osimano, sempre del IX Reparto e i combattenti caduti del CIL, della Majella e i soldati polacchi caduti sul fronte di Osimo.