Passeggiando tra silenzio, cascate e i boschi secolari dei Monti della Laga, sulle orme di una delle battaglie che, il 25 settembre di 75 anni fa, diede avvio alla Resistenza Italiana. Le celebrazioni dell'ANPI e dei comuni dell'area.   

Oltre 30 chilometri di faggi, abeti e querce e un confine naturale tra due mondi: a sud l’Abruzzo e l’ex Regno delle due Sicilie, a Nord le Marche e l’ex Stato Pontificio. Si parte da qui, dal Ceppo di Santa Maria, località situata a circa 40 chilometri da Teramo per una passeggiata a quota oltre mille metri che attraversa il Bosco del Martese, vero e proprio gioiello del Parco Nazionale dei Monti della Laga. Sentieri dominati da un silenzio astorico e pacificante, interrotti solo dal rumore delle fonti e dai mille rivoli d’acqua che da monte scorrono verso valle.  Uno scenario da fiaba, da cui è possibile ammirare il complesso del Gran Sasso, l’altra grande catena che segna l’appennino abruzzese.

Da qui è passata una storia che ha segnato l’Italia del dopoguerra, una storia che ha a che fare anche con la nostra libertà.

Per ripercorrerla tocca girare le lancette indietro di più di 70 anni quando, pochi giorni dopo l’armistizio del’8 settembre, del ’43, in questi boschi si riunirono spontaneamente militari e civili di ogni estrazione e provenienza che si opponevano all’occupazione di Teramo. Non solo italiani quindi, ma un gruppo composito che annoverava anche jugoslavi, inglesi, canadesi, neozelandesi ed australiani, allontanatisi dai campi di prigionia del centro e del sud.

 

Si narra che il nome del bosco derivi da un tempio dedicato a Marte, dio della guerra, ma anche protettore dei boschi e dei giardini in tempo di pace. Tra le sue epifanie figurano il lupo e il picchio, due tra le specie più caratteristiche di queste alture. Il 25 settembre del 1943 i tedeschi salirono fino a qui per stanare con la forza i ribelli e costringerli alla resa. I lupi si allontanavano, il dio Marte tornava nella sua veste più cruenta. Ciò che l’alto comando tedesco non poteva prevedere fu quello che seguì, una battaglia sanguinosa che diede avvio alla lotta di Liberazione che, nel teramano, durò circa nove mesi.  Secondo fonti partigiane lo scontro costò ai nazifascisti 50 uomini, cinque camion e due autovetture. Dopo la battaglia i ribelli si dispersero e vagarono per giorni sui tanti crinali scoscesi all’ombra di faggi e abeti. Gli occupanti cannoneggiarono a lungo il bosco e avviarono una dura rappresaglia, ma la miccia era ormai innescata. Fu il segnale che era possibile ribellarsi e vincere contro un nemico più forte e meglio organizzato.

Una vittoria e un atto di ribelione all'occupazione nazifascista, spesso non adeguatamente conosciuto, ma che viene ricordata ogni anno dall’ANPI, dal mondo sindacale, dai comuni dell’area alla presenza di studenti, reduci e famigliari dei caduti. L'appuntamento è a partire delle 10.30, di martedì 25 settembre, nel piazzale del Ceppo, in località Rocca Santa Maria, in provincia di Teramo. Una celebrazione che quest’anno, a 75 anni di distanza, suona come un monito a non dimenticare.

Ferruccio Parri la definì “la prima battaglia in campo aperto dell’antifascismo italiano a cui tutti i resistenti rendono onore”.  Un episodio destinato a cadere nell’oblio, anche per i drammi che l’occupazione nazifascista produsse al centro-nord, ma destinato a fare scuola per quell’unità di intenti che caratterizzò i più importanti successi della Resistenza non solo italiana, ma europea. Quel giorno di 75 anni fa azionisti e comunisti, forze armate e civili, italiani e stranieri combatterono fianco a fianco contro il nemico. Fu l’esordio della guerriglia partigiana italiana e, nonostante il prezzo della rappresaglia e i limiti strategici riscontrati, uno dei primi veri successi contro i nazifascisti.

Della battaglia rimane un monumento all’inizio del bosco, i racconti dei più anziani, i passi invisibili degli ex combattenti che si snodano tra i sentieri che si inoltrano tra i boschi. Gli stessi percorsi dai briganti, quando qui correva il confine tra Stato Pontificio e Regno delle due Sicilie, gli stessi probabilmente percorsi da una storia che si fonde con il mito. Si ipotizza che proprio tra questi sentieri passasse il mitico “Tracciolino di Annibale”, l’antico tracciato percorso dal condottiero cartaginese con i suoi elefanti per aggirare le truppe romane.

Passi scanditi da una colonna sonora composta d’acqua. Torrenti, piccoli ruscelli e un numero impressionante di piccole cascate accompagnano il cammino dei viaggiatori rendendo i sentieri di Bosco Martese differenti da molti altri percorsi escursionistici dell’Italia Centrale. Qui è la pietra arenaria a prevalere, una roccia impermeabile che costringe le fonti acquose a scorrere in superficie, creando così un habitat molto particolare.  L’acqua e la presenza preponderante di faggi, fanno di questi boschi l’ambiente perfetto per molte specie di funghi e non è insolito imbattersi in numerosi raccoglitori. Una “presenza particolare” che rende prelibati molti piatti tipici del posto, assieme alle squisite pietanze a base di tartufo e alle specialità a base di carne di cinghiale e di selvaggina.

Si parte da qui per godere di questa parte di appennino abruzzese, e se “il Ceppo” può essere raggiunto da valle sia dal versante teramano, che da quello ascolano, a piedi si possono raggiungere le vette erbose dei Monti della Laga e godere di panorami unici. Uno spettacolo particolarmente suggestivo in primavera e in autunno, quando faggi e querce cambiano colore, mentre d’inverno i sentieri diventano un’ottima palestra dove praticare sci di fondo.

Parte del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga il bosco è ricco di flora e fauna unica tra cui lupi e caprioli o alcuni dei nuclei più consistenti di abete bianco dell'Appennino centrale, e rappresenta un punto di partenza ideale per raggiungere le spettacolari Cascate della Morricana o il suggestivo panorama visibile dalle alture del Lago dell’Orso, lungo sentieri ricchi di more, lamponi e mirtilli.

“Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini” scriveva il grande scrittore portoghese José Saramago. Un giorno di oltre 70 anni fa tra tutta questa bellezza, così lontana dal mondo lontano giù a valle, sono stati compiuti passi importanti per la libertà di tutti. Ripercorrerli è il primo passo verso la riscoperta di un’Italia preziosa e spesso dimenticata. Un Paese invisibile che ha ancora voglia di meravigliarvi.