6 luglio 1944 – 6 luglio 2018.

74 anni sono passati da quelle prime luci dell’alba che videro gli osimani uscire dai rifugi e fare capolino lungo corso Mazzini per festeggiare il nuovo inizio.

Ma 74 anni non sono sufficienti a consolidare ciò che fu conquistato con quei mesi di lotta da uno sparuto e orgoglioso gruppo di combattenti per la libertà? Ovviamente NO.

 

In questi ultimi mesi si è fatto un gran parlare di fascismo e fascisti, a volte a ragione, a volte a sproposito, quasi a svilire e banalizzare il significato che quella parola ha comportato per la storia di questa nazione: 20 anni di privazioni, di totale assenza di libertà, democrazia, giustizia sociale. Non lo diciamo noi, ma gli storici e i sociologi, che ogni tempo ha il suo fascismo, non facendo riferimento solo a quella dittatura storica, ma a quell’insieme di comportamenti politici, sociali e materiali che furono alla base dell’agire di Mussolini e dei suoi seguaci.  

Se il fascismo fosse solo quello che vediamo in giro oggi per il Paese fatto di raduni folkloristici e negazionismo delle atrocità di cui il regime si è macchiato, saremmo di fronte a poco più che un fenomeno pittoresco da reprimere con il codice penale; il problema di pulsioni fasciste in Italia e nell’intero Vecchio Continente richiede un’intelligenza che talune semplificazioni mostrano di non possedere. Il fascismo è, ad esempio, l’invocazione di un popolo mitico che non esiste, il fascismo sono le semplificazioni di dire che i buoni sono da una parte e i cattivi dall’altra, è individuare sempre e comunque un nemico su cui riversare odio e rancore,  è delegittimare l’avversario politico con attacchi personali anziché confrontarsi con lui sulle idee e sui valori. E’ fascismo dire che destra e sinistra non esistono più, questo era uno dei temi cari proprio a quell’ideologia; esistono e sempre esisteranno analisi e soluzioni politiche di destra e di sinistra, seppur nell’incertezza e nella schizofrenia dei partiti attuali: si badi bene che il pericolo può venire non solo da chi assolve Mussolini ma soprattutto da chi dice che l’antifascismo non è un valore attuale e invece la Costituzione della Repubblica è lì, a ricordarcelo e a riaffermarlo ogni giorno.

 

Allora che fine ha fatto la memoria storica di questo Paese? Che fine ha fatto la sua coscienza critica? La sua umanità? Che fine ha fatto la sua capacità di analisi e la sua intellighentzia? E infine dov’è finita quella capacità di schierarsi che in quel lontano 1944 spinse anche un osimano di 17 anni a dire ”non avevo neanche l’intenzione di dire faccio il partigiano, non avevo tessere di partito in tasca eppure c’era qualcosa da fare e mi misi a disposizione dei cittadini più bisognosi”?  

 

Quel ragazzo oggi cosa direbbe? Forse direbbe che c’è bisogno di combattere il pensiero unico, la disinformazione imperante, affermerebbe la necessità di andare oltre la propaganda e analizzare la veridicità delle proposte e non abboccare a qualsiasi notizia venga scritta sui social network e internet, sosterrebbe la necessità di un ritorno ad una politica basata sul rispetto delle parti e delle istituzioni repubblicane, griderebbe la necessità di riscoprire la nostra storia e di farne tesoro perché come recita uno slogan dell’ANPI “la memoria batte nel cuore del futuro”.