Il caso in un comune lombardo, Sermide e Felonica.   Il raggruppamento col fascio partecipò al voto dello scorso anno. Per i giudici la consultazione è stata viziata e quindi va ripetuta nel 2019.


La sentenza della terza sezione del Consiglio di Stato ha messo la parola fine a una grana giudiziaria cominciata l'anno scorso. A Sermide e Felonica, cittadina in provincia di Mantova, le elezioni devono essere ripetute. Questo perché venne ammessa - e prese voti - la lista 'Fasci italiani del lavoro', con classico fascio littorio nel simbolo. Già il Tar della Lombardia aveva detto che quella partecipazione al voto era illegale, ma il Consiglio è andato oltre: siccome il risultato elettorale venne viziato dalla loro presenza, allora bisogna tornare al voto.

I 334 voti presi dai 'Fasci italiani del lavoro' rappresentavano infatti "oltre il 10 per cento dei voti validi espressi" e tra la lista vincitrice e la seconda più votata la differenza era di soli 286 voti: in questo senso, secondo i giudici di Palazzo Spada, "un effetto integralmente invalidante deve essere riconosciuto, in concreto, quando i suffragi raccolti dalla lista indebitamente ammessa [...] superino largamente questo scarto differenziale, come qui è avvenuto, così da presentarsi come suscettibili di alterare in maniera significativa il risultato complessivo della consultazione" e il "largo" superamento va rapportato "al numero complessivo dei votanti [...] delle singole realtà elettorali, su base locale". La consigliera eletta dalla lista fascista, Fiamma Negrini, si era difesa spiegando che l'obiettivo dichiarato non era mai stato "il sovvertimento dell’ordine democratico, la soppressione delle libertà costituzionali, l’utilizzo della violenza come metodo di lotta politica, la propaganda del razzismo, il dileggio dei valori fondanti della Costituzione e della Resistenza". Ma niente da fare: "Un movimento politico che si ispiri ai principî del disciolto partito fascista deve essere incondizionatamente bandito dalla competizione elettorale", recita il pronunciamento dei giudici. "Da antifascista sono contento per questo pronunciamento - dice Gabriele Maestri, esperto di simboli elettorali e animatore del sito isimbolidelladiscordia.it - ma da giurista qualche dubbio me lo pongo. Sono perplesso perché la sentenza non spiega granché nelle motivazioni: del resto era la quarta volta che questa lista partecipava alle elezioni e nulla si dice su come sia stato possibile".