“Sorprende sentir dire, ancora oggi, da qualche parte, che il Fascismo ebbe alcuni meriti, ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l'entrata in guerra. Si tratta di un'affermazione gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con determinazione.” Parole chiare e nette quelle del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, arrivate nel corso delle celebrazioni per la Giornata della memoria. Dopo i ripetuti appelli da parte della nostra associazione, di molte forze politiche e dei sindacati contro ogni forma di fascismo, di razzismo e di odio queste parole del Presidente Mattarella ci rafforzano ancor di più per proseguire nella nostra battaglia, fermamente convinti che occorra porre un limite alla sfacciata voglia di revisionismo che qualcuno cerca sempre di propugnare, specialmente a ridosso delle campagne elettorali. Questa condanna del fascismo acquista ancora più forza poiché cade nel 70esimo anniversario dell’entrata in vigore della nostra Costituzione, nata dalla lotta antifascista e dalla Guerra di Liberazione, e a 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali. Le leggi razziali sono certamente uno delle azioni più ignobili, l’emblema del vero volto del fascismo, ma per contrastare la favola del regime buono non possiamo dimenticare che prima di quelle leggi ci furono la persecuzione di tutti gli oppositori politici, il confino, il tribunale speciale, l’assassinio di Matteotti, l’elenco insomma è lunghissimo. Il miglior antidoto contro nuove forme di odio e di discriminazione è un’attenta e costante opera culturale, un lavoro che, come democratici, dobbiamo impegnarci a portare avanti nell’interesse di una pacifica e proficua convivenza con i popoli di ogni tempo e di ogni luogo. E siamo convinti che il compito sarà più semplice se faremo nostri gli insegnamenti e i valori che animarono gli antifascisti e i partigiani: libertà, uguaglianza, partecipazione, giustizia sociale, pace. Un pensiero infine, in questo giorno, va a tutte le vittime della Shoah e in particolare alla nostra concittadina Annita Bolaffi, a tutti quei soldati che seppero dire “no” e per questo vennero deportati nei lager, come i nostri Bruno Liberti e Ermanno Badialetti e a tutti quelli che erano considerati “diversi” (ma diversi per quale motivo?) e per questo trovarono la morte.