25aprile2019

ULTIME

 

 


 

 

E' scomparso sabato mattina l'ultimo tra coloro che videro per primi l'alba della libertà, il partigiano

 

 

ORLANDO DURANTI

 

padre di Armando e nonno di Niccolò, rispettivamente ex presidente e attuale presidente dell' ANPI di Osimo, istitutori del Premio Nazionale ANPI FAbrizi di Osimo. 

Molte le personalità delle Istituzioni locali che hanno sin qui reso omaggio al feretro, dal Vice Sindaco Mauro Pellegrini al sindaco di Offagna Ezio Capitani, all'assessore Michela Glorio, ai consiglieri comunali Flamini e Catena, al Presidente del Gruppo Astea Fabio Marchetti al Presidente dell'Istituto Campana per L'Istruzione Permanente Matteo Biscarini; ma anche tanti ex compagni di militanza oggi distribuiti nei vari partiti del centrosinistra e della sinistra, nella CGIL, nello SPI, ecc.

Tanti i cittadini che hanno conosciuto un uomo umile, ma straordinariamente protagonista della vita cittadina, come riportano le tante testate giornalistiche cartacee o del web: innumerevoli i messaggi di cordoglio. 

Nato da una famiglia disagiata di contadini, condusse una prima infanzia di stenti e sacrifici.  Pur essendo arrivato alla quinta classe, dovette smettere spedito "a garzone" in campagna a paga zero con il solo vitto e alloggio 

Durante il periodo fascista, rischiò più volte di far perdere la casa popolare affidata alla sua famiglia perché renitente alle adunate del sabato cui mai partecipò. 

Orlando, a 17 anni, non fu solo protagonista della Liberazione come riportano i testi di storia locale,  ma contribuì alla rifondazione post bellum del sindacato CGIL e di quella che si staccherà e diverrà l'odierna CIA; a lui fu affidato il compito di organizzare la raccolta presso le campagne della zona, della famosa quindicina in grano, pur essendo egli un organettaio.

Contribuì alla rifondazione delle varie sezioni osimane del PCI e partecipò alla costruzione della stessa Casa del Popolo.

Organizzò con i compagni le prime feste di Giorni-Vie Nuove, ai campi dell'ANPI-UDI e alle prime feste de l'Unità fino all'ultima. 

Negli anni 50, epoca di emigrazioni, finanziò i viaggi dei compagni che tentavano la fortuna in terra di Francia, e quei compagni che stavano ricostruendo una vita localmente, senza chiedere indietro niente in più.

Dall'eta di 11 anni iniziò l'attività di organettaio brevettando qualche innovazione sullo strumento, finendo poi, dagli anni '60, a capo delle maestranze di una delle più importanti fabbriche di fisarmoniche e chitarre fidardensi: la Quagliardi Welson.

 

Come citano le cronache di oggi, egli diresse gli operai della fabbrica non solo dal punto di vista organizzativo ma anche da un punto di vista dell'innovazione. Pur in una posizione considerata di privilegio, egli conservò sempre la sua postazione di lavoro ed il camice della stessa tinta marrone dei suoi numerosi subalterni.  Di più, settimanalmente svolgeva la raccolta dei fondi per la FIOM-CGIL quando ancora non esisteva la delega sindacale.

Diffusore domenicale dell'Unità, non mancò mai un'occasione di partito e fu da questo candidato negli anni '50.   Partecipò alle lotte operaie degli anni '60 e '70, alle campagne per il divorzio e l'aborto. Fu consigliere del quartiere operaio del Borgo. 

Ideologicamente seguì tutte le vicende storiche del PCI fino al PD, seguendo sempre le scelte congressuali ma serbando sempre la propria autonomia di giudizio: alla politica non chiese mai nulla.

Nel 1974 gli venne conferito il Diploma di Combattente dal governo Spadolini.

Nel 2009 fu emerito dell'allora Premio Regionale ANPI Fabrizi. 

Nel 2014 il Comune di Osimo, guidato dal sindaco Pugnaloni, gli conferì la Civica Benemerenza e, nel 70' della Liberazione, ricevette la medaglia del Ministero della Difesa.

Orlando ci ha lasciato donandoci un'incredibile esperienza di vita e una strada da seguire: Noi rimaniamo per proseguirla!

 

Addio babbo, addio nonno, addio compagno. 

 

I funerali si svolgeranno martedì 23 aprile presso il Cimitero Maggiore di Osimo alle ore 10.30

 

Abbiamo conosciuto Nedo Fiano, lo abbiamo premiato con il Premio Nazionale ANPI Fabrizi, e lui ci regalò il racconto della sua prigionia ad Auschwitz e della sua "forzosa attività" nel Sonderkommando, probabilmente affianco a quel Marcel Nadjari cui oggi "risorgono" le memorie di questa tremenda tragedia umana.

Per questo ci sentiamo coinvolti in questa notizia con la speranza di poter leggere qualche passaggio nella prossima edizione del Fabrizi. 

Intanto aspettiamo che la legge Fiano venga approvata anche in Senato.   In Germania qualche giorno fa, durante dei lavori di scavo in un campo sportivo, è stata ritrovata in un campo sportivo una svastica in pietra di 4 x 4 mt.

Le autorità tedesche ne hanno determinato subito la distruzione. Per noi, i simboli fascisti che si trovano ancora nelle nostre città, sono comunque testimonianza di una parte, anche se tragica, della storia d'Italia. Quello che va combattuto è il terreno su cui prospera l'abominevole ideologia.

 

Da Repubblica.it

 

Le lettere ritrovate e 'ripulite' grazie alle nuove tecnologie 

 

Marcel Nadjari nel lager era nel Sonderkommando: era costretto a occuparsi dei deportati destinati alle camere a gas. I 13 fogli nascosti sotto terra e tornati leggibili grazie alle nuove tecnologie

"Come potrei temere la morte dopo tutto quello che ho visto qui?". Nelle sue lettere dall'inferno in terra, il campo di concentramento di Auschwitz, Marcel Nadjari racconta. Lui, un ebreo greco, si trovava nel lager come deportato, insieme ai genitori e alla sorella Nelli, che morirono poco dopo il loro ingresso. I suoi testi, per oltre 70 anni, non li ha mai letti nessuno. 


Tredici fogli strappati da una quaderno, scritti nell'urgenza di raccontare l'orrore che stava vivendo e di cui era stato costretto a diventare anche parte attiva. I nazisti lo mettono nel Sonderkommando, quel gruppo di prigionieri che gestiscono lo 'smaltimento' dei deportati nelle camere a gas. Un compito terribile: accompagnarli alla morte, poi spostare i corpi, tagliare i capelli, raccogliere i denti d'oro e infine bruciare i resti.

La parte peggiore è la prima, quando i prigionieri destinati alla soluzione finale gli chiedono dove stiano andando e cosa accada in quei fabbricati. "Alle persone il cui destino era segnato ho detto la verità".

Una volta nudi i prigionieri andavano nella camera della morte, con le finte docce da cui usciva il gas. "Sono stati costretti ad entrare a frustate e poi sono state chiuse le porte". 

Marcel diventa da vicino il testimone della follia nazista. Non ha paura di morire, anzi è convinto che succederà presto. E per questo decide di affidare i suoi pensieri a fogli di carta che poi nasconde sotto terra. Un ricordo della sua presenza e un monito per l'umanità che arriverà dopo di lui.

Una testimonianza importante ritrovata per caso, nel 1980, da uno studente polacco che partecipava a uno scavo. Il documento, che era stato per ben 36 anni sotto terra, era molto rovinato, quasi illeggibile. Solo oggi, grazie alle nuove tecnologie e al progresso dell'informatica, gli scritti di Marcel sono stati finalmenti tradotti, raccontando una delle pagine più atroci del campo di sterminio. "Ogni volta che uccidono, mi chiedo se Dio esiste", si legge in uno dei fogli. In un altro, Marcel scrive di essere dispiaciuto per due cose: non riuscire a vendicarsi e non poter dare agli altri prigionieri una morte più degna e 'umana'. 

Lo storico russo Pavel Polian, che si è occupato della traduzione del documento, ha fatto un'altra scoperta inaspettata: Marcel è sopravvissuto grazie al caos provocato dall'arrivo dell'armata russa, che obbligò i custodi del lager a spostare i prigionieri in altri campi. Trasferito in Austria, dopo la vittoria degli alleati Nadjari è stato liberato. L'uomo si è rifugiato negli Stati Uniti, dove si è sposato e ha lavorato come sarto a New York. È morto nel 1971. Ha lasciato una figlia a cui sono stati consegnati i fogli scritti dal padre. 

Ora la preziosa testimonianza viaggerà per le sinagoghe - è già stata letta in quella di Salonicco, città natale della famiglia Nadjari -  per parlare di quello che Marcel voleva trasmettere: un pensiero di fratellanza e di solidarietà, soprattutto nel dolore.
Creato Venerdì, 24 Novembre 2017 10:26
Data pubblicazione
Scritto da PATRIZIA BALDINO-Rep.it