La lotta alle disuguaglianze è il valore fondamentale da cui bisogna ripartire per ricostruire una base comune, il nodo centrale per una convivenza e un’integrazione civile e democratica: questo l’auspicio che il nostro iscritto Sandro Ruotolo ha espresso in chiusura del suo appassionato intervento a Moie in occasione della pastasciutta antifascista.

 

Incalzato dalle domande postegli da Niccolò Duranti e dai numerosi intervenuti, 170 secondo uno dei poliziotti della sua scorta, ci ha ricordato la bellezza della politica e della cosa pubblica: non certo quella urlata, affaristica, senza ideali espressa da larga parte dell’attuale classe dirigente, incapace di dialogare e fare un’analisi, ma quella manifestata dai territori che ancora discutono di beni comuni, di ambiente, di salute. Un’analisi lucida invece la sua, non da attivista politico, attività ormai dismessa, ma da narratore e “cronistaccio” (ci passerà il termine) quale è sempre stato anche adesso che si occupa di coordinare il “Comitato per la legalità” nella sua Napoli.

 

I territori sono senza dubbio dei laboratori e fucine di idee e modelli positivi tanto che è lì che lui ha potuto toccare con mano una cittadinanza attiva in grado di produrre cultura, che ha capito che l’immigrazione deve essere gestita e compresa appieno poiché inutile ostacolare qualcosa che è insito nella storia dell’uomo.

 

Non poteva quindi non esserci una critica all’Unione europea attuale che non rappresenta certo un’unione dei popoli e dei valori come era nei pensieri dei confinati di Ventotene che non riesce a mettere al centro della sua azione la solidarietà e la cooperazione tra gli stati membri ma solo gli interessi economici degli stati trainanti.

 

Insomma Sandro ha saputo ancora una volta raccontarci una realtà evidente ma che forse abbiamo bisogno ogni tanto di sentir ripetere con il linguaggio della politica quella vera, quella passionale, quella degli ideali “perduti”, quella che crede e si riconosce nella Costituzione come bene supremo.