6 luglio 1944, Osimo tra grida di evviva, applausi, sorrisi, baci e abbracci iniziava una nuova vita; il Fascismo con i suoi carnefici, mal vessatori e i corrotti di regime è alle spalle. Tanto è costata la libertà: 16 partigiani, 165 civili e decine di soldati polacchi che hanno lasciato la vita sulle sponde del Musone, da Osimo, a Cingoli a Valdiola, a Fossoli, come a Rivoli.

La libertà è costata la vita di antifascisti, degli internati nei campi di lavoro quanto nei campi di concentramento, di quelli che hanno combattuto in Grecia, nella Jugoslavia, con le Resistenze locali, la vita degli ebrei come Annita Bolaffi.

Oggi la Liberazione ha ancora un significato potente.

La Liberazione non può rimanere confinata al 25 aprile laddove anche gli osimani contribuirono, anche al prezzo ultimo della vita, nelle file del Corpo Italiano di Liberazione.

La liberazione di Osimo è la festa laica degli osimani: è la festa della Osimo solidale, altruista. Il 6 luglio è la festa della migliore Osimo che potessimo avere e che vorremmo continuasse ad esistere: la Osimo che nonostante le difficoltà oggettive trovava modo di solidarizzare con la Capitale, da poco liberata, inviando camion di provviste, la Osimo che trovava modo di nascondere uomini, donne e bambini colpevoli solo di essere di un'altra razza rischiando essi stessi la vita, la Osimo che trovava modo di accogliere e sfamare 5000 rifugiati su una popolazione che non ha certo i numeri odierni. 

Oggi siamo presi dai problemi quotidiani, importanti, quali il lavoro, la sicurezza, il welfare, la sanità come l'istruzione. Ciò nonostante, lasciare alle spalle la nostra storia pensandola cosa effimera è un atteggiamento profondamente sbagliato. Si perde il senso delle cose, si toglie senso a ciò che si fa. Se non si ha bene fisso in mente quello che siamo stati perdiamo la bussola che serve ad orientarci nella vita pubblica come nella vita di ciascuno di noi.

Armando Duranti