Il Maggiore Gerardo Severino, proseguendo alacremente nel suo lavoro di abile ricercatore di fatti storici, con la precipua finalità di riscoprire e far conoscere alla collettività le vicende dei tanti Finanzieri sardi che si distinsero durante la Guerra di Liberazione, ci consente oggi di poter parlare di un misterioso “agente segreto” al servizio della Resistenza.

E’ questa, in estrema sintesi, la vicenda dell’Appuntato delle Fiamme Gialle Bachisio Mastinu, originario di Bolotana (Nuoro), il quale, durante l’occupazione tedesca dell’Italia del Nord entrò a far parte volontariamente dei Servizi Segreti del Corpo Volontari della Libertà, combattendo così una durissima e rischiosa lotta contro i nazi-fascisti. Bachisio Mastinu nacque a Bolotana il 13 ottobre del 1909, figlio di Antonio Mastinu e Giovanna Sanna, entrambi contadini della zona. Dopo aver frequentato le scuole dell’obbligo, a livello di 2^ elementare, il giovane Bachisio si dedicò anch’egli alla vita dei campi e ciò sino agli inizi di aprile del 1928, allorquando, dopo aver perso prematuramente il padre Antonio, riuscì ad arruolarsi nella Regia Guardia di Finanza, inizialmente destinato a frequentare il corso di addestramento presso l’allora Battaglione Allievi di Roma. Negli anni seguenti prestò servizio presso vari reparti del Corpo, quasi sempre lungo i confini. Mentre si trovava a Baceno, nel corso del 1940, Bachisio si unì in matrimonio, mentre l’anno dopo nacque il suo primo figlio. La famiglia Mastinu rimase a Baceno sino agli inizi di febbraio del 1943, data in cui Bachisio, promosso Finanziere scelto, ottenne di essere trasferito presso la Brigata “volante” di Borgomanero, in provincia di Novara. E fu proprio a Borgomanero che Bachisio Mastinu fu chiamato ad operare una scelta, allorquando, dopo il fatidico 8 settembre ’43, anche la provincia di Novara fu occupata dai nazi-fascisti e sottoposta, nei mesi seguenti, alle angherie e persecuzioni che tutti ormai conoscono.

Pur potendo approfittare del suo ruolo di militare della Guardia di Finanza, e quindi continuare a svolgere il proprio mestiere di “tutore dell’Erario”, il fiero sardo, pur mettendo a rischio la sicurezza sua e della sua famiglia, scelse la via più difficile: quella di offrirsi di imbracciare le armi al fianco dei tanti patrioti che avevano dato vita alle numerose Bande partigiane operanti nella zona. Bachisio entrò così a far parte, pur non dandosi alla macchia, del gruppo di patrioti capeggiato dal Tenente di Fanteria Alfredo Di Dio, operante in Val d’Ossola, della quale divenne fiancheggiatore, fornendo preziose notizie, armi ed equipaggiamenti militari a chi – come il Di Dio e tanti altri militari italiani – aveva raggiunto ormai la montagna, per difendersi dai rastrellamenti dei nazi-fascisti. Nei mesi che seguirono, siamo tra il febbraio-marzo del ’44, il partigiano con le Fiamme Gialle fu notato da “Giorgio”, nome di battaglia di Aminta Migliari, un giovane patriota di Gozzano (Novara) che proprio in quei giorni stava organizzando, nella stessa Gozzano, il cosiddetto S.I.P. (“Servizio Informazioni Patrioti”), inizialmente costituito come rete informativa locale per l’organizzazione partigiana di Alfredo Di Dio. Ciò si era reso necessario dopo il massacro subito dalla Brigata “Beltrami”, di cui faceva parte il “Gruppo Di Dio”, avvenuto di sorpresa a Fondo Toce il 13 di febbraio, nel corso della quale rimase ucciso il Cap. Beltrami ed il fratello del Di Dio, Antonio.

Il S.I.P. nacque dunque con la finalità di segnalare i movimenti dei reparti nazi-fascisti, in maniera tale da proteggere le Brigate partigiane operanti sul confine tra Lombardia e Piemonte. Il Migliari, che nei mesi seguenti divenne Commissario politico dell’organizzazione patriottica del Di Dio, ribattezzata “Brigata Alpina Beltrami” e che subito dopo passerà alla storia come “Divisione Valtoce”, facente parte delle formazioni “Fiamme Verdi”, arruolò il nostro Finanziere Mastinu nel S.I.P., inizialmente come semplice “agente”, mantenendolo quindi ancora in servizio presso le Fiamme Gialle di Borgomanero. Il Mastinu, tuttavia, sarà costretto ad abbandonare il proprio reparto il 1° di settembre dello stesso ’44, quand’ormai s’era rivelato insostenibile il suo “doppio gioco”.

Il Mastinu dovette operare veramente tanto, e bene, se è vero come è vero che nell’aprile del ’45 lo troviamo citato in un documento ufficiale del S.I.M.N.I. con il grado di Appuntato di Finanza e, soprattutto, con quello di “Agente Capo” del medesimo Servizio. Ebbene, l’agente Mastinu verrà trattenuto presso il Comando Centrale del S.I.M.N.I. anche dopo la Liberazione, come emerge in una lettera che il Comandante “Giorgio” indirizzò al Comando del Circolo della Regia Guardia di Finanza di Novara il 14 di maggio. In tale documento viene, infatti, indicato che il nostro Bachisio: “…è da considerarsi in servizio attivo con grado di Agente Capo presso la Missione Americana”. Erano quelli, infatti, i giorni ed i mesi in cui sia gli agenti segreti italiani che quelli americani davano la caccia alle ultime spie fasciste, ovvero a chi si era fortemente compromesso a favore degli occupanti tedeschi.

Il Mastinu rimarrà in servizio presso l’italianissimo S.I.M. (“Servizio Informazioni Militari”) sino al 15 aprile del 1946, data in cui ne fu decretata dal Ministero della Guerra la cosiddetta “smobilitazione” ed il conseguente rientro al proprio reparto. Il 5 novembre del ’58, dopo aver compiuto trent’anni di servizio nella Guardia di Finanza, ormai minato nel fisico e forse anche nell’anima, Bachisio chiese ed ottenne di potersi ritirare in pensione. Del suo passato di agente segreto e di patriota per l’Italia evidentemente non ne parlò con alcuno, tanto da non voler nemmeno approfittarne per ottenere avanzamenti di carriera, attestati onorifici e quant’altro. Anni dopo il congedo, l’ormai anziano Appuntato Mastinu si trasferì a Piedimulera, in provincia di Verbania, ove morirà l’8 marzo del 1989, a pochi mesi dal suo ottantesimo compleanno, pianto da figli, nipoti e quanti lo conobbero come uomo giusto e leale, finanziere onesto ed irreprensibile, italiano e democratico convinto.

LOCANDINA

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