"Le fucilazioni e le fiamme di Valdiola, gli eccidi inumani presso il ponte di Chigiano, tra il turbinio della neve, consumati con le più nefande turpitudini palesanti la tedesca rabbia, per cui "pace e delizia son del mondo in bando" [...]" (da "I caduti per la libertà")


In quel 24 marzo 1944, mentre a Roma si compiva l'eccidio delle Fosse Ardeatine, trovarono brutale fine anche quattro partigiani osimani al ponte di Chigiano di S.Severino.

In ricordo di Lelio Castellani, Piero Graciotti, Alessio Lavagnoli e Franco Stacchiotti.

Appartenenti al distaccamento “Mario” di stanza a Frontale di Cingoli, in pattuglia nei pressi di Valdiola di San Severino. Questo la narrazione del fatto - Le numerose azioni svolte dai partigiani durante i primi mesi del ’44 e il muoversi del fronte con il necessario ripiegamento tattico verso nord, indussero i nazifascisti ad organizzare un vasto piano di rastrellamento nell’intera provincia maceratese e, quindi, anche nella zona del monte San Vicino controllata dai partigiani tanto che Cingoli fu dichiarata repubblica autonoma con un suo prefetto anche se questo non prese mai servizio. Nella giornata del 24 marzo si scatenò la cosiddetta ≪battaglia di Valdiola≫.   Nella tarda notte tra il 23 e il 24, giunse l’allarme di un imminente attacco. Quattro battaglioni misti di fascisti e tedeschi, oltre 2000 unità, armati di mortai, mitragliatrici e fucili mitragliatori, nonché di una radio trasmittente, stavano avanzando tra le montagne provenienti da San Severino Marche. L'allarme scattò ma erroneamente le informazioni davano l'attacco dalla zona di Serra S. Quirico: probabilmente erano i primi scontri a fuoco quelli che vennero uditi.  L’esercito nazista attaccò invece i partigiani su un fronte molto vasto: da Matelica su Braccano, da Castelraimondo su Gagliole e da San Severino su Chigiano. La prima postazione a cadere fu quella di Braccano e a seguire fu la volta di Roti, dove perse la vita il capitano partigiano Salvatore Valerio. La caduta di Roti lasciò scoperta la località di Valdiola.

A causa della sua posizione geografica, Valdiola non poteva essere difesa da un attacco così massiccio, e non riuscì ad essere avvisata per tempo di quel che stava accadendo intorno. La pressione tedesca era estremamente dura, tanto che l’esercito riuscì ad occupare alcune case di Valdiola e le bruciò, senza fortunatamente provocare vittime civili. Il comandante Depangher ricorda: ≪La lotta è in campo aperto: i boschi nudi, le macchie spoglie, la neve sulle alture, rendono troppo visibile ogni nostro movimento. Eppure grossi nuclei partigiani, con violente azioni di fuoco di armi automatiche pesanti e con improvvisi attacchi ravvicinati con bombe a mano e mitra, attaccano il nemico da tutte le parti. Solo verso le 13 i tedeschi riescono a scendere a valle e ad occupare le quattro case che costituiscono Valdiola≫ (Piangatelli 1985, p.99).
Sulla collina del Castellano, sopra Chigiano, era impegnato il gruppo Porcarella, comandato dal ten. Agostino Pirotti. Mentre l’offensiva tedesca sul Musone veniva fermata, i partigiani del gruppo Mario avanzarono in contrattacco venendo in aiuto di Pirotti e dei suoi uomini.
Dopo aver combattuto durante tutto il giorno, a notte ormai giunta, i gruppi Mario, Porcarella e Cingoli riuscirono ad ottenere la ritirata nazifascista. Il tentativo tedesco di disperdere e annientare le bande partigiane della zona del San Vicino fallì fermando momentaneamente l'azione nazifascista. L’esercito nazifascista contò numerosi caduti tra cui il comandante della spedizione. Dall’altra parte si ebbero appunto 12 partigiani feriti, tra i quali il comandante Paolo Orlandini, e 20 morti tra combattenti e civili. Nella battaglia persero la vita cinque uomini del gruppo Porcarella, sei partigiani del gruppo Paolo - Franco Stacchiotti, Piero Graciotti, Lelio Castellani, Giuseppe Paci, Umberto Lavagnoli e Augusto Filippi - che vennero torturati e falciati a colpi di mitra contro il parapetto del ponte di Chigiano e gettati nel sottostante greto del Musone, lì raggiunti furono evirati e "soffocati" con il feticcio raccolto; infine una figura esemplare del battaglione, il russo Josip Dimitrov, fu fucilato presso la frazione di Corsciano.  TRa quelle vittime figurano pure Giulietti di Sirolo e Bondi di Camerano.  Quando furono raccolti i martire del ponte di Chigiano, raccontano i compagni, i cadaveri erano così sfregiati tanto da rendere difficile il loro riconoscimento. (Lelio Castellani fu riconosciuto da una boccetta di brillantina che teneva indosso). tra le altre vittimeI loro cadaveri furono portati a Frontale su una Lancia Flavia requisita al Vescovo di Macerata e lì sepolti fino alla traslazione ad Osimo a Liberazione avvenuta.