Riprende la sua tradizionale collocazione temporale il Premio Nazionale "Fabrizi" giunto alla XIII edizione: il riconoscimento dell'ANPI sarà in cartellone all'interno delle celebrazioni della Festa della Liberazione e si terrà domenica 23 aprile alle ore 17.30. Il premio, dedicato alla memoria dell'antifascista osimano morto nel 1937, coinciderà non solo con l'anniversario della morte di Fabrizi ma anche con il 70° della promulgazione della nostra Carta Costituzionale ed è rimarcando queste due ricorrenze che stiamo selezionando la rosa degli emeriti. L'intento sarà quello di individuare personaggi che attraverso le proprie opere o il proprio lavoro attuano e difendono quotidianamente i principi della Costituzione dimostrando che quegli articoli, per dirla come Calamandrei, non sono carta morta ma hanno "bisogna di impegno, spirito, di volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità."

I primi tre ospiti che hanno confermato la propria presenza ad Osimo sono:

 

Giovanni De Luna, ordinario di storia contemporanea dell'università di Torino, membro del comitato scientifico del programma RAI "Il tempo e la storia" e autore di numerose pubblicazioni su fascismo, Resistenza, passaggio dalla dittatura alla Repubblica e sugli anni di piombo (in particolare dal 1969 al 1979).         

 

Ricorderemo poi Tina Anselmi, scomparsa lo scorso novembre, orgogliosa di aver dato il suo piccolo contributo alla storia di questo Paese della Resistenza, staffetta partigiana a Castelfranco Veneto, prima donna ministro della Repubblica in un tempo in cui il governo della cosa pubblica era compito prettamente maschile, fino alla difesa della Costituzione e della democrazia a capo della commissione d'inchiesta sulla loggia massonica P2. Il premio alla memoria della partigiana "Gabriella", questo il nome che aveva scelto in quel 1944/45, sarà ritirato dalla sorella Maria.

 

Yvan Sagnet, giovane scrittore di origine camerunense, appassionato di Di Vittorio, vorrebbe far riscoprire la storia del sindacalista pugliese ai giovani di oggi. Sagnet è giunto in Italia nel 2011 con una borsa di studio, ma i pochi soldi non bastano per completare gli studi all'università di Torino e così è costretto a trasferirsi nelle campagne salentine come bracciante agricolo. Da quella sua esperienza, dove si prodigherà per uno sciopero dei lavoratori agricoli cercando di superare le diversità delle tante culture di origine degli immigrati-braccianti, ne ricaverà un libro di denuncia sul caporalato e sulle condizioni di vita nei campi del Sud Italia.

Entro breve comunicheremo gli altri due emeriti.