BERLINO - Là dove c'era una svastica ora c'è un coniglietto, parafrasando Celentano. O un cubo Rubik. O una zanzara. E la firma è diventata contagiosa: "paint back", qualcosa come "restituisci il colpo con un disegno". Ormai è un piccolo movimento. Cominciato con una reazione snervata all'ennesima bandiera del Reich scarabocchiata sul muro di un parco per bambini. Ibo Omari ha preso le sue bombolette spray e l'ha coperta con un disegno gentile. Fa graffiti da quando è bambino e il suo negozio di colori nel quartiere di Schoeneberg è un punto di riferimento per molti writer berlinesi.

La sua piccola rivolta contro rune, croci uncinate, disegni razzisti e inneggianti all'odio è cominciata così, per caso, per un moto di rabbia. Ma "non è stato difficile trovare alleati, in tempi in cui 'Mein Kampf' è tornato un best seller", ha raccontato alla rivista Bento. All'inizio sono partiti in sette e hanno girato il suo quartiere, Schoeneberg, nella ex Berlino ovest, che ha dato i natali a Marlene Dietrich e dove negli anni Settanta abitavano David Bowe e Iggy Pop. Omari e i suoi alleati hanno trasformato una quindicina di scritte barbariche in farfalle, fiori, quadrifogli e gufi. Adesso persino i proprietari di casa chiedono ai writer anti nazi di sovrascrivere le svastiche con disegni.

Un movimento come "paint back" non poteva che nascere nella capitale dei graffiti: si stima siano cinquantamila i writer berlinesi. Esistono persino visite guidate alle opere più famose. Ma non sempre i loro disegni piacciono, non sempre si accetta il fatto che si tratti di una contro-cultura e che i disegni siano per definizione politici. Uno stupendo murales alto 42 metri a Reinickendorf che mostra un profugo bambino ricoperto di sangue ha provocato una raccolta di firme nel quartiere perché venga rimosso. Evidentemente ci vuole troppa coscienza per sopportarlo ogni giorno.

Tonia Mastrobuoni

Le immagini  sono tratte da Repubblica del 28/06/2016