Nella notte tra il 5 e il 6 luglio 1944, entrando i partigiani da porta Borgo e le truppe polacche da Porta Vaccaro,  Osimo riabbracciava la libertà,  ma non la pace, dopo un ventennio di dittatura e dieci mesi di occupazione tedesca.

Quella notte di sangue non era, di fatto,  la fine della guerra ma solo un passaggio verso la fine della tragedia immane che colpì la città.  Un epilogo che si compirà solo il 18 luglio successivo dopo che i ragazzi del IX reparto d'assalto Arditi riuscirono a sfondare le linee tedesche disposte lungo la Bassa Valle del Musone. Un centinaio di polacchi, decine di italiani e circa 150 civili tra osimani e rifugiati, furono le perdite in vite umane senza limiti di età.

La battaglia del Musone, per Ancona secondo alcuni,  di Filottrano secondo altri ancora, dopo 71 anni, rimane ancora un episodio sconosciuto alla popolazione locale, escluso Filottrano, un episodio cui il valore morale, militare, non è stato ancora compreso.

Il ruolo della battaglia del Musone dal punto di vista militare fu decisivo per sorprendere i tedeschi ancora impreparati sulla Linea Gotica. Quei 18 giorni meriterebbero ben altro spazio nella narrazione della Liberazione d'Italia.

Dal punto di vista umano non è ancora stato compreso appieno il valore morale rappresentato dal l'estremo sacrificio di alcuni come ad esempio quello di Luigi Pistola da San Vincenzo, autodenunciatosi partigiano, e lo era, per salvare la vita ad una ventina di uomini e donne di Montepolesco di Filottrano.  Oggi, 71 anni dopo, quella città ha reso omaggio al giovane ventenne dedicandogli un marmo. Questo grazie al l'interessamento della locale ANPI e del Centro d.Milani e alla sensibilità della nuova amministrazione.

A giudicare l'oggi, cosa rimane di quella generosità,  di quello slancio, di quelle speranze? Rimane una meravigliosa Costituzione.

Rimane il concetto della democrazia, della pace, della giustizia e di quella sociale, concetti che entrano sempre più in conflitto con un mondo sempre più in mano alla governante finanziaria che relegato all'angolo la politica che rappresenta invece il volere popolare.  L'agezia JP Morgan chiede oggi ai paesi del Mediterraneo di liberarsi delle proprie costituzioni nate dalla fine della guerra.  Proprio mentre scrivo queste righe il popolo greco decide il suo ed  il nostro destino di democratici e di europei.

Questo è in gioco: se, cioè,  l'Europa debba ancora avere affinità con quel moto popolare che guidò tutto il continente verso la pace, la libertà, la democrazia e la solidarietà prima e l'unità poi, quale fu la Resistenza. 

Noi lavoreremo per questo.