Riceviamo dal nostro collaboratore Coltrinari, e volentieri pubblichiamo, questa bellissima testimonianza recentemente acquisita sulla liberazione di Castel d'Emilio, azione  avvenuta in conseguenza dello sfondamento del fronte del Musone nelle manovre di aggiramento su Ancona.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, nella speranza che altri possano integrare queste notizie:
 
 
Il sottoscritto nato nel 1932 è stato sfollato con la famiglia a Castel D'Emilio dal 42 alla fine del 44, pertanto è stato testimone anche delle vicende verificatesi al passaggio del fronte.
Avendo avuto in dono il suo pregevole libro da parte dell'amico Piero Romagnoli ingegnere informatico in Arcore e figlio del Generale Romagnoli (che forse lei conosce), prima di iniziare la sistematica lettura sono subito corso a leggere le pagine riguardanti Castel D'Emilio e ho notato alcune inesattezze e omissioni:
- la notte precedente il passaggio del fronte ci fu un intenso fuoco di artiglieria diretto alle spalle di   Castel D'Emilio. Nella notte sentivamo fischiare i proiettili e pur con una certa paura ci rendemmo conto che i proiettili andavano ad esplodere lontano dal nostro paese. La mattina successiva trovammo il paese tappezzato di manifestini scritti in una lingua sconosciuta che solo a cose fatte imparano essere un invito alle truppe polacche a disertare. Nel contempo notavamo la ritirata delle truppe tedesche stranamente fatta in maniera caotica infatti oltre agli autocarri e alle motocarrozzette si univano cavalli e biciclette. Noi (e quando dico noi intendo o la famiglia o i ragazzetti della banda) avevamo un cavallo che mio padre aveva acquistato per i vari spostamenti. Per paura che i tedeschi ce lo prendessero lo andammo a nascondere nella cantina di un paesano che si chiamava Ciccià!!!
Nel contempo con il binocolo in direzione Offagna cominciavamo ad intravvedere i mezzi corazzati delle truppe alleate che stavano lentamente avanzando e che noi credevamo inglesi.
- La mattina seguente arrivarono tre carri armati tedeschi (non Tigre ma carrarmati leggeri) (per la cronaca il sottoscritto ha prestato servizio nel centunesimo BTG Cavi di Verona dove a tempo erano in uso gli M.26 se non vado errato reduci della guerra di Corea) che si fermarono nella strada alla fine della discesa che porta alla Piazza del paese due proseguirono in direzione opposta alla strada di Ancona il terzo invece cominciò ad effettuare spostamenti dalla Piazza del paese e il cimitero cominciando a sparare colpi verso il fronte alleato. Degli spostamenti non sono sicurissimo ma ricordo benissimo che- come dicevano i più grandi- il carro voleva dare l'impressione di non essere da solo.
Nel frattempo noi ci eravamo rifugiati nella cantina di Barigelletti che era antistante al portone del palazzotto e alla quale si accedeva mediante ad una porta a bilancia e pertanto sollevandola si poteva intravvedere i vari spostamenti del carro armato. Fortunatamente gli alleati non risposero al fuoco del carro armato tedesco e dopo circa un paio d'ore questo prese la via della fuga prendendo la strada scoscesa nel retro del paese. In questa manovra il carro si rovesciò e i tre occupanti si dettero alla fuga.
Nel frattempo poco dopo arrivarono gli alleati e io ricordo ancora il carro Sherman che si inerpicò per la salita che portava alla piazzetta e al giovane biondo che uscì dalla torretta con noi festanti ai lati.
Nel pomeriggio scoprimmo che i tre tedeschi scappati erano invece polacchi ed erano stati fucilati non appena catturati. Li ricordo ancora distesi per terra con dei magnifici stivaletti che il giorno dopo scomparvero. Dopo tre giorni visto che i cadaveri restavano sul campo in fondo al paese senza che nessuno facesse niente, il parroco andò a prelevarli con un carro di buoi e li seppellì nel cimitero.
Pertanto l'operazione non fu fatta dall'asina dell'amico Lucconi di cui figli io ero amico in particolare di Guerrino che era possessore di una magnifica di una BSA la cui bellezza mi faceva emozionare.
 
-Preciso che eravamo sfollati presso la famiglia del fabbro Rosi e che sono il cugino di Marcella Emmett il cui marito vivo- morto recentemente - era stato ufficiale degli alpini prigioniero in Russia e poi protagonista nel processo di D'Onofrio.
 
 
 
 
Le notizie raccolte vanno ad integrare la stesura de volume
 "Il Corpo Italiano di Liberazione e il Montefeltro"
agosto 1944
 in fase di preparazione