Questo articolo non avrebbe mai visto la luce se, scorrendo tra gli elenchi dei partigiani della provincia di Como, alla ricerca di memorie e di testimonianze, non mi fossi imbattuto in un nome a me familiare, perché è il mio paese di origine: Bivongi, provincia di Reggio Calabria. Che ci faceva un abitante di un paesino sperduto nel profondo Sud nella resistenza comasca? Mi sono chiesto. Questa è la sua storia, a molti sconosciuta. Non dissimile da quella di molti uomini e donne che seppero lottare contro il nazismo ed il fascismo.  

Francesco Pisano (nome in codice Franz), di origine calabrese, nacque a Bivongi il 1 novembre del 1913 da una famiglia modesta di piccoli commercianti che, con grandi sacrifici, lo fece studiare fino al 2° Istituto Industriale. Il 19 agosto del 1933, all'età di 20 anni, entrò nella Guardia di Finanza, nel cui corpo vi rimane fino al novembre del 1953. In questo arco di tempo prestò servizio in diverse città italiane da Udine, a Napoli, a Caserta, Milano, a Como coprendo diversi gradi e livelli di responsabilità, fino a quello di brigadiere.  

Partecipò dal 31 agosto 1941 all'8 settembre 1943 alle operazioni di guerra svoltesi nei Balcani col X Battaglione mobilitato dalla R. Guardia di Finanza. Il 28 agosto del 1944 "si sbandò per non collaborare con l'esercito tedesco invasore".

Nei Balcani conobbe Salvatore Corrias, di origine sarda, con il quale strinse negli anni un solido rapporto di amicizia che durò fino alla sua barbara esecuzione avvenuta il 28 gennaio 1945 per mano della banda Tucci, che gli aveva teso una imboscata al rientro da una difficile missione in Svizzera dove si era recato per portare in salvo un ex prigioniero inglese.

Questa banda fascista, che operava sui monti a ridosso di Como, faceva azioni infide e molto sporche: si rendeva responsabile di operazioni di rastrellamento dei partigiani che operavano sul monte Bisbino ed al tempo stesso faceva affari con i contrabbandieri sul confine svizzero. Uno degli affari più obbrobriosi era il traffico di esseri umani, prevalentemente ebrei, che fuggivano dal fascismo e dal nazismo, verso la Svizzera in cambio di denaro. Molti contrabbandieri si arricchirono con questo turpe lavoro.  

Noi incrociamo la storia di Francesco Pisano in un periodo storico particolare, quando arrivò a Como inviato dal Comando della Guardia di Finanza per dirigere la brigata del Bugone, dove incontrò di nuovo Salvatore Corrias che faceva parte di questa brigata.

 Francesco Pisano prese il comando della Brigata del Bugone il 2 febbraio del 1944 in piena lotta partigiana, subentrando ad un rigidissimo appuntato settentrionale in un gruppo di finanzieri tutti meridionali.  

Egli era stato segnato dall'esperienza bellica nei Balcani e la sua salute ne aveva risentito (accusava problemi alla laringe che più tardi si accentueranno e lo porteranno alla morte) e non si sentiva di imbarcarsi in una nuova avventura bellica, poiché fino ad allora aveva evitato di collaborare sia con i tedeschi sia con i fascisti, anzi era vivamente impressionato per le loro nefandezze.  

Ma il contesto in cui era stato calato era particolare. Sui monti attorno a Como era in corso una resistenza armata condotta con determinatezza dai partigiani, soprattutto dalle brigate Garibaldi, contro fascisti e nazisti; ed al tempo stesso si stava svolgendo una resistenza "umanitaria" di aiuto e sostegno ai perseguitati politici ed agli ebrei che volevano raggiungere clandestinamente la Svizzera. Fare espatriare clandestinamente un perseguitato politico od una famiglia ebrea era quindi un lavoro molto difficile e pericoloso poiché i confini erano sorvegliati dai nazisti e dai fascisti. Ma quando Francesco Pisano prese il comando della brigata alcuni finanzieri, come il Corrias, erano già impegnati spontaneamente in questa opera di soccorso umanitario clandestino che abbinavano al loro abituale lavoro di lotta e prevenzione del contrabbando.

Fu lo stesso Corrias in una riunione con Felice Scoccimarro, Carmine Campitiello e Benedetto Gagliardo ad informare Francesco del "ruolo sostenuto da gran parte della brigata in favore dei profughi ebrei, dei soldati sbandati, ma soprattutto nell'ambito della guerra partigiana, essendosi schierati tutti con la Resistenza".

Ma l'episodio che convinse Pisano ad impegnarsi nella Resistenza fu la partecipazione ad una riunione segretissima convocata a Cernobbio da Vincenzo Carbone, Comandante della Compagnia, che radunava tutte le brigate di frontiera; qui gli fu svelato che sia il comandante che il parroco Don Umberto Marmori erano impegnati nelle attività degli espatri clandestini. Qui apprese anche che la caserma del Bugone, proprio per la sua sicurezza, ospitava missioni di spionaggio e controspionaggio anglo-americani in Svizzera, con il sostegno dei finanzieri che facevano da guida attraverso i sentieri meno battuti dai nazi-fascisti.

Sotto il comando di Pisano la brigata del Bugone rafforzò il lavoro di espatrio clandestino e rese più efficace , organizzato e sicuro il corridoio umanitario verso la Svizzera, collegandolo con il Comitato di Liberazione Nazionale.

Così egli si esprime in un processo a verbale redatto il 1° settembre 1945 nel comando del circolo di Como della Guardia di Finanza: "Appena raggiunta la nuova residenza (Bugone, ndr), mi misi in collegamento con gli ufficiali che facevano da corriere fra il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia ed il Comitato di Liberazione con sede a Lugano, agevolando il loro transito attraverso la frontiera".

Un lavoro non scevro da pericolose insidie, poiché la linea di confine con la Svizzera era presidiata da fascisti e nazisti che davano la caccia ai partigiani ed a coloro che cercavano di espatriare clandestinamente.

Il suo carattere molto mite ed umano, "elastico e tollerante" lo predisponeva ad essere un bravo comandante e sicuramente un leader non autoritario; d'altronde il contesto del Bugone, un ambiente molto piccolo, chiuso, immerso per molti mesi nella neve, isolato dal resto del mondo, faceva emergere le caratteristiche del buon padre di famiglia e le sue attitudini all'ascolto dei bisogni dei suoi finanzieri.

La sua brigata, quindi, oltre al lavoro istituzionale di presidio dei confini con la Svizzera per debellare la piaga del contrabbando, svolgeva un'altra funzione molto importante per la Resistenza nell'Alta Italia: aveva aperto in maniera sistematica un corridoio umanitario clandestino, attraverso il quale passavano gli ufficiali di collegamento, militari sbandati, uomini e donne della Resistenza e soprattutto ebrei che fuggivano dalle persecuzioni naziste e fasciste e cercavano un rifugio nella vicina Svizzera.

Innumerevoli sono stati gli ebrei salvati, scampati ai campi di sterminio nazisti, i militari ed i partigiani; in questo lavoro si distinse in particolare Salvatore Corrias, che faceva parte del distaccamento della Guardia di Finanza del Bugone, comandato da Francesco Pisano.

Così, infatti, Pisano si esprime nella sua deposizione: "della mia formazione partigiana e precisamente del distaccamento partigiano da me comandato faceva parte anche il finanziere Corrias Salvatore che era venuto con me dopo l'abbandono in massa della brigata di Bugone, caduto in una imboscata da parte dei nazifascisti nel mese di gennaio 1945".

Dei tanti finanzieri che hanno preso parte a queste azioni di aiuto verso gli ebrei ed i partigiani si sa poco, quello che possiamo dire con certezza è che sono state centinaia le persone aiutate a passare il confine verso la Svizzera. In particolare verso la fine del 1944, essi hanno preso parte, assieme alle forze partigiane garibaldine, ad una missione molto delicata dalla quale è dipeso in parte il successo della guerra di liberazione, trasferendo  clandestinamente in Svizzera Ferruccio Parri e Giancarlo Pajetta che poi sarebbero andati a Roma, seguendo un tortuoso percorso che dalla Svizzera li portò in Francia, da dove raggiunsero in nave Napoli per risalire infine verso Roma, dove parteciparono ad un incontro con le forze anglo-americane.

Questo incontro avvenne il 7 dicembre 1944 e vi parteciparono per il CLNAI, Alfredo Pizzoni, Ferruccio Parri, Gian Carlo Pajetta ed Edgardo Sogno che firmarono un accordo con il comando delle forze alleate il cui contenuto fu che i partigiani avrebbero ottenuto aiuti finanziari e militari fino alla fine della guerra, impegnandosi in cambio a riconoscere l’autorità degli alleati e a consegnare le armi a liberazione avvenuta.

In questa azione di salvataggio di vite umane Pisano e Corrias hanno profuso tutte le loro energie fisiche e psicologiche, le loro competenze professionali e sfruttato al massimo la loro conoscenza del territorio di confine.

Il monte Bisbino infatti era "un'area difficilmente controllabile dai nazifascisti, essendo ricca di camminamenti, trincee e postazioni di artiglieria costruite durante la prima guerra mondiale delle quali i finanzieri custodivano gelosamente le mappe, in ragione del loro servizio".

Nell'agosto del 1944 una direttiva del comando delle truppe tedesche in Italia ordinò che si creasse lungo il confine italo-svizzero una zona militare profonda tre chilometri e completamente libera anche di nuclei abitativi.

Ecco quello che accadde al Bugone come risposta a questa odiosa ordinanza. Così testimonia Francesco Pisano: "Il 28 agosto del 1944, a seguito di ordini impartiti dalle autorità di occupazione (naziste, ndr), la brigata della quale facevo parte e che comandavo, doveva arretrare dal confine, ... ma per poter continuare l'opera intrapresa, ... dietro mio ordine, il mio reparto passò al completo nella formazione Artom. ... Il passaggio avvenne con armi, viveri ed una mitragliatrice Hotchkiss prelevata presso le brigate del Murelli".

Qui,  in un contesto di vita duro e difficile ("un postaccio"), sul monte Bisbino (1325 m.) che sovrasta il lago di Como, ai confini con la Svizzera, egli fece parte di formazioni partigiane dal 25 agosto 1944 al 25 aprile 1945, ricoprendo il ruolo di comandante della brigata "Emanuele Artom". Questa brigata era inquadrata in   Giustizia e Libertà, movimento politico antifascista fondato da esuli italiani a Parigi nel 1929,il cui leader era Carlo Rosselli e che avrà elementi di spicco nella guerra di liberazione come Parri, Lombardi, Lussu, Bobbio, Codignola.

Improvvisamente, quindi, Pisano si trovò a comandare una brigata partigiana a tutti gli effetti e a prendere parte ad un'altra vicenda bellica, quella della resistenza armata. Il passaggio dalla resistenza umanitaria alla resistenza armata durò fino al 30 giugno 1945.

Questo distaccamento, comandata da Pisano "raggiunse la forza di una cinquantina di uomini, rendendosi così protagonista di numerose ed eroiche azioni di guerriglia, quali l'assalto alle caserma delle Brigate Nere di Argegno, di quella della Milizia Confinaria di Prabello, nonché di frequenti imboscate ai danni di colonne nazi-fasciste" oppure l'assalto ai magazzini della Prefettura di Como a Laglio.

Francesco Pisano morì a Moltrasio il 4 novembre del 1953 all'età di 40 anni per un tumore alla faringe.

                                                                                                                                                          Giuseppe De Luca

                                                                                                                                                      Presidente ANPI SEPRIO

 

Fonte per questa ricostruzione:

1)  Cap. Gerardo Severino, Direttore Museo Storico della Guardia di Finanza, attività del nucleo di ricerca incaricato di ricostruire gli aiuti prestati dalla Guardia di Finanza ai profughi ebrei ed ai perseguitati dal nazifascismo durante l'occupazione tedesca, fascicolo Brig. Francesco Pisano, classe 1913.

2) Gerardo Severino, "Un anno sul Monte Bisbino, Salvatore Corrias un finanziere nel Giardino dei Giusti" - Comune di Moltrasio, Assessorato alla Cultura, 2007.

3) Giuseppe Coppeno, " Como, dalla dittatura alla libertà", Istituto Comasco per la Storia del Movimento di Liberazione.

4) Giancarlo Pajetta, "Il ragazzo rosso va alla guerra", Arnoldo Mondadori,1986.

N.B. Si ringraziano per questa ricostruzione: Comune di Moltrasio; Comune di Bivongi; Gerardo Severino, Direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza; Bruno Pisano, figlio di Francesco; Leonardo Visco-Gilardi per la revisione critica ed i suggerimenti; Giancarlo Pajetta, nipote dell'omonimo qui citato.