Federico PAOLINI M.A.V.M. ( Senigallia AN 6 luglio 1944)  

Partigiano del GAP "Fabrizi" fu infiltrato come impiegato presso la Questura di Ancona trasferitasi dopo i primi bombardamenti su Ancona (ottobre 1943) a Osimo. Fornì sempre notizie sulle intenzioni del fascio locale e dell'occupante tedesco. Scoperto, venne caricato su un camion delle SS italiane. Perse le sue tracce per alcuni giorni fino a quando non fu rinvenuto cadavere all'ingresso di Senigallia. Per la sua attività è stato insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare. Alcuni indumenti, soprattutto l'accendino e il portafoglio che Paolini aveva indosso al momento della fucilazione vennero consegnati all'ANPI di Osimo nel 2005 dopo la morte dalla sorella di Paolini attraverso la prof.ssa Marinella Lombardi. Questi oggetti sono tutt'ora custoditi dalla sezione di Osimo.

Paolini informò i giovani del Borgo renitenti alla leva della RSI, della "missione" di rastrellamento che la Milizia aveva in animo di attuare alla fine di febbraio del 1944. Ciò consentì a molti di questi di salvarsi ma alcuni, nel tentativo di fuga, furono intercettati dal graduato della Milizia repubblichina Giovanni Giorgetti e dal milite Ioselli. Nello scontro il Giorgetti ebbe la peggio e il milite Ioselli, seppur gravemente ferito, riuscì a scampare allo scontro rifugiandosi dalla sorella che viveva nei pressi delle Scalette della Misericordia dove era avvenuto lo scontro.  Per la reazione fascista il primo GAP osimano fu sciolto e Quinto LUna costretto a lasciare la città per Arcevia. 

Maggio 2005, Mostra "Sui sentieri della Libertà"-
Quadro su Paolini con manifesto mortuario originale della ditta Tronti e la teca contenente gli oggetti appartenutegli. 

  

Amedeo SERLONI   M.B.V.M. - decorato della Stella Rossa della Rep. Jugoslava (Quota Pogliana- Ju, 4 dicembre 1944)

Chiamato alle armi dal regime fascista, si ritrova l’8 settembre nella Jugoslavia occupata dai tedeschi. Per non essere deportato in Germania sceglie di combattere a fianco dei partigiani slavi poi con della “Divisione Garibaldi” – Btg. Mameli e per la sua esperienza da militare viene messo a capo di un reparto: “alla testa del suo reparto, su “Quota Pogliana”, si lancia all’assalto di una nutrita postazione tedesca e la mette in fuga. Non pago dell’obiettivo raggiunto, incitando i suoi compagni, si rilancia all’inseguimento del nemico e, pur colpito, continua ad incitare i suoi all’azione.” Questa la motivazione della Medaglia di Bronzo al Valor Militare cui è stato insignito oltre alla Herabross (Stella Rossa) della Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia.  Dato per disperso, l'ANPI si ccupò delle sorti del partigiano osimano ritrovando la medaglia di bronzo al V.M., la Herabross - Stella Rossa, ed il resto delle notizie.   Il 9 giugno 2005 durante il ricevimento ufficiale in municipio di una delegazione di ex partigiani slavi facente parte della delegazione ufficiale della Croazia, della Serbia e del Montenegro al primo Forum delle associazioni antifasciste delle città dell'Adriatico e dello Ionio di Ancona, l'ANPI di Osimo consegnò la documentazione su Serloni allo stesso capodelegazione che la depositò a sua volta al Museo Nazionale della Resistenza del Montenegro dove é oggi esposta                                                                                                             

                                        Nella foto. La consegna dei documenti di Amedeo Serloni alla delegazione montenegrina   

 

 

Bruno LIBERTI   CAP. GRANATIERI DI SARDEGNA (Fossoli MO 12 luglio 1944)

Cattolico, nato in Argentina, insegnante, aveva partecipato alla campagna d’Etiopia ottenendo due croci di guerra e una medaglia di bronzo con il grado di capitano nei Granatieri di Sardegna.   Nel 1943 non aderì alla RSI e fu catturato alla stazione di  Bologna, durante uno dei suoi viaggi tra Lubijana e Brindisi, dalle SS che lo rinchiusero prima nel carcere di Castelfranco Emilia fino all’aprile del 1944, poi tradotto presso il campo di concentramento di Fossoli (MO), matricola 1397. Ritenuto fosse scomparso a Pinerolo, le nostre ricerche, attraverso la Fondazione Fossoli, determinarono che il Liberti fu riconosciuto nella salma n. 44 tra quelle estratte al poligono del Cibeno di Fossoli: una delle più conosciute stragi in Italia avvenuta il 12 luglio 1944. La stampa dell’Italia liberata diede grande rilievo all’esumazione delle vittime e alle esequie solenni il 24 maggio 1945 nel Duomo di Milano: fu forse il primo momento pubblico in cui popolazione e personalità politiche e militari si fusero unanimi nel compianto e nella condanna. Il materiale appartenuto al Liberti tra le quali la lettera salvacondotto dell'arcivescovo di Lubijana,benché individuate, é andato disperso nonostante gli sforzi della sezione ANPI osimana.   Per avene salvaguardato la memoria e quella del campo e dei suoi malcapitato ospiti e pubblicato una biografia, la Fondazione Fossoli é stata premiata con il Premio Fabrizi 2008.    La figura di Liberti é legata in particolare al presidente ANPI Armando Duranti, ex granatiere di Sardegna, tanto da recuperarne l'abaro della sezione locale e la proposta di medaglia al valore per il cap. GdS Alberto Alessandrini che comandò il plotone di granatieri che difese l'8 settembre 1943 il Campidoglio, altre che dai tedeschi, anche dal fuoco dei fascisti che sparavano dal palazzo prospicente Palazzo Venezia (Come da proposta per la medaglia al valore) 

In alto a destra. L'omaggio ufficiale dell'ANPI di Osimo, probabilmente il primo, il 12 luglio 2009.   A sinstra. Lapide a terra sul luogo del rinvenimento dei corpi dei Caduti del Cibeno. A destra . Il presidente Duranti ANPI Osimo davanti al nome di Bruno liberti inciso sulle pareti del Museo Monumento al Deportato di Carpi (insieme a quello degli altri fucilati e a quelli delle migliaia di deportati italiani transitati per il campo di Fossoli incisi su pareti e volte del museo stesso.


 

     

 

 

 

 Alessio LAVAGNOLI ,  Franco STACCHIOTTI, Piero GRACIOTTI,  Lelio CASTELLANI

(Valdiola-Chigiano MC 24 marzo 1944)

Appartenenti al distaccamento “Mario” di stanza a Frontale di Cingoli, in pattuglia nei pressi di Valdiola di San Severino.     Questo la narrazione del fatto - Le numerose azioni svolte dai partigiani durante i primi mesi del ’44 e il muoversi del fronte con il necessario ripiegamento tattico verso nord, indussero i nazifascisti ad organizzare un vasto piano di rastrellamento nell’intera provincia maceratese e, quindi, anche nella zona del monte San Vicino controllata dai partigiani tanto che Cingoli fu dichiarata repubblica autonoma con un suo prefetto anche se questo non prese mai servizio. Nella giornata del 24 marzo si scatenò la cosiddetta ≪battaglia di Valdiola≫.   Nella tarda notte tra il 23 e il 24, giunse l’allarme di un imminente attacco. Quattro battaglioni misti di fascisti e tedeschi, oltre 2000 unità, armati di mortai, mitragliatrici e fucili mitragliatori, nonché di una radio trasmittente, stavano avanzando tra le montagne provenienti da San Severino Marche. L'allarme scattò ma erroneamente le informazioni davano l'attacco dalla zona di Serra S. Quirico: probabilmente erano i primi scontri a fuoco quelli che vennero uditi.  L’esercito nazista attaccò invece i partigiani su un fronte molto vasto: da Matelica su Braccano, da Castelraimondo su Gagliole e da San Severino su Chigiano. La prima postazione a cadere fu quella di Braccano e a seguire fu la volta di Roti, dove perse la vita il capitano partigiano Salvatore Valerio. La caduta di Roti lasciò scoperta la località di Valdiola.
A causa della sua posizione geografica, Valdiola non poteva essere difesa da un attacco così massiccio, e non riuscì ad essere avvisata per tempo di quel che stava accadendo intorno. La pressione tedesca era estremamente dura, tanto che l’esercito riuscì ad occupare alcune case di Valdiola e le bruciò, senza fortunatamente provocare vittime civili. Il comandante Depangher ricorda: ≪La lotta è in campo aperto: i boschi nudi, le macchie spoglie, la neve sulle alture, rendono troppo visibile ogni nostro movimento. Eppure grossi nuclei partigiani, con violente azioni di fuoco di armi automatiche pesanti e con improvvisi attacchi ravvicinati con bombe a mano e mitra, attaccano il nemico da tutte le parti. Solo verso le 13 i tedeschi riescono a scendere a valle e ad occupare le quattro case che costituiscono Valdiola≫ (Piangatelli 1985, p.99).
Sulla collina del Castellano, sopra Chigiano, era impegnato il gruppo Porcarella, comandato dal ten. Agostino Pirotti. Mentre l’offensiva tedesca sul Musone veniva fermata, i partigiani del gruppo Mario avanzarono in contrattacco venendo in aiuto di Pirotti e dei suoi uomini.
Dopo aver combattuto durante tutto il giorno, a notte ormai giunta, i gruppi Mario, Porcarella e Cingoli riuscirono ad ottenere la ritirata nazifascista. Il tentativo tedesco di disperdere e annientare le bande partigiane della zona del San Vicino fallì fermando momentaneamente l'azione nazifascista. L’esercito nazifascista contò numerosi caduti tra cui il comandante della spedizione. Dall’altra parte si ebbero appunto 12 partigiani feriti, tra i quali il comandante Paolo Orlandini, e 20 morti tra combattenti e civili. Nella battaglia persero la vita cinque uomini del gruppo Porcarella, sei partigiani del gruppo Paolo - Franco Stacchiotti, Piero Graciotti, Lelio Castellani, Giuseppe Paci, Umberto Lavagnoli e Augusto Filippi - che vennero torturati e falciati a colpi di mitra contro il parapetto del ponte di Chigiano e gettati nel sottostante greto del Musone, lì raggiunti furono evirati e "soffocati" con il feticcio raccolto; infine una figura esemplare del battaglione, il russo Josip Dimitrov, fu fucilato presso la frazione di Corsciano.  TRa quelle vittime figurano pure Giulietti di Sirolo e Bondi di Camerano.  Quando furono raccolti i martire del ponte di Chigiano, raccontano i compagni, i cadaveri erano così sfregiati tanto da rendere difficile il loro riconoscimento. (Lelio Castellani fu riconosciuto da una boccetta di brillantina che teneva indosso). tra le altre vittimeI loro cadaveri furono portati a Frontale su una Lancia Flavia requisita al Vescovo di Macerata e lì sepolti fino alla traslazione ad Osimo a Liberazione avvenuta.  
Annualmente, ogni prima domenica di luglio,  vengono commemorati sul luogo con una manifestazione interprovinciale  con gli altri caduti di Valdiola Chigiano.

 

 

Alfredo SCONOCCHINI

(Foro di Cingoli MC 25 luglio 1944) 

Meccanico e autista del dist. "Mario" di Frontale, il giorno della liberazione definitiva di Cingoli avvenuta il 13 luglio 1944, all'uscita dalla città su una moto militare in direzione San Severino lungo la SP 502, in località Foro di Cingoli, veniva intercettato da un posto di blocco tedesco. I nazifascisti, dopo averlo lasciato passare, riconosciutolo per partigiano, lo lasciano andare trafiggendolo poi alle spalle.   Il luogo dell'uccisione di Sconocchini é indicato da una una croce marmorea con l'incisione Alfredo Sconocchini partigiano( riquadrato rosso della foto a destra all'ombra dell'oleandro visibile di lato).

 

 


 

 

 

 

 

  

 Augusto PALLOTTA, Marcello ESPINOSA  (Osimo 22 giugno 1944)

partigiani dello Stacchiotti, sorpresi entrambi a bordo di un’autovettura proveniente da Osimo e diretta alla sede del Gap “Stacchiotti” nei pressi delle Casette di Rinaldo (località di Osimo), giunsero sul luogo dove stava avvenendo un conflitto a fuoco tra i partigiani della seconda squadra e un soldato tedesco di transito su una moto.  Ignari di quanto stesse accadendo furono falciati dai colpi del tedesco non appena scesi dalla vettura.   Il tedesco riuscì a fuggire. Due giorni dopo un plotone di solodati tedeschi apparve sul luogo dello scontro iniziarono a rastrellare la zona chiedendo notizie dei "banditi".  Le conseguenze furono tremende:  i tedeschi uccisero prima il mugnaio Polverini che non volle collaborare e distrussero poi l'abitato facendo appiccare il fuoco dagli stessi abitanti delle case.   Le loro salme furono esposte presso la Camera Mortuario di Osimo ricevendo la visita di tanti concittadini.  A sfida dei tedeschi, i due vennero esposti pubblicamente con la camicia rossa addosso.   Gli stessi nazifascisti non osarono alcuna censura o ritorsione swntendo ormai prossima la fine avvenuta il 6 luglio successivo.

 

 

 Il cippo delle Casette di Rinaldo - disegno originale dello scultore osimano Romolo Augusto Schiavoni in possesso della sezione. Il cippo fu eretto nell'aprile del 1976 e successivamente spostato più addietro per l'allargamento della provinciale cui insiste.   Il monumento non é stato mai ultimato rimanendo assente della parte in ferro sopra la lapide per la fragilità della pietra arenaria cui é posta la lapide A destra nel disegno la vista laterale. 

 

 

 

I corpi di Pallotta ed Espinosa esposti nella camera mortuaria dell'Ospedale di Osimo.

 

 

 

 

Gino VOLPINI  (Staffolo AN 4 aprile 1944)

Faceva parte anch'egli del Gruppo Cingoli, si distinse in numerose iniziative di scontro con i nazifascisti anche per l'esperienza militare acquisita; di ritorno da una missione su Staffolo (AN) il 3 aprile 1944 venne catturato e portato presso il locale cimitero. Scoperto patriota lo fucilarono il mattino seguente presso quello stesso luogo in cui era stato recluso. Notizie orali lo danno presente allo scontro nel quale rimase ucciso il 10 febbraio 1944 ad Osimo il repubblichino della Milizia Giovanni Giorgetti, durante un rastrellamento di renitenti alla leva delle classi 1924 e 1925 con l'altro milite Ioselli ferito gravemete ma sopravvissuto perché salvatosi in casa della sorella il 22 febbraio 1944 in via Scalette della Misericordia. Fino a poco tempo fa, prima del rifacimento del muro perimetrale del cimitero di Staffolo, una lapide ne ricordava il sacrificio.

 

 

 

Marino VERDOLINI  (Mezzano di Ravenna 15 gennaio 1945)

Già fondatore della cellula comunista clandestina “Banda Ragno” nel 1931, fu anch’egli condannato al confine a Lipari (ME) nel 1932.  Entrò sin da 1943 nella Resistenza dando il proprio contributo nel GAP "Fabrizi" e dopo la liberazione di Osimo si arruolò nel CIL div. "Cremona". Rimase ucciso nell’esplosione di una mina calpestata a Mezzano di Ravenna nell'area dello zuccherificio (vedi menu principale-osimani nel cil. marino verdolini). La moglie e la piccola figlia emigrarono in Argentina ritornando una sola volta nella città natale dove é sepolto il marito. Struggente é il racconto del cappellano del Cremona, racconto raccolto post guerra nella rivista "la Spiga", dove sono narrati dal prelato gli ultimi momenti di Verdolini.

 

 

 

 Luigi MOSCHINI (Casermette di Rivoli TO 10 marzo 1944)

Nato a Osimo (Ancona) il 25 maggio 1926, fucilato alle Casermette di Rivoli il 10 marzo 1945.   Miltò nelle file della 20° Brigata Garibaldi della 2° Divisione comandata da Battista Cardoncini, nel distaccamento di Chialamberto.   Partecipò a tutti i combattimenti della suddetta Brigata e nel settembre del 1944, dopo un rastrellamento ad opera di circa 10.000 tra tedeschi e fascisti, dovette rifugiarsi in Francia. Fu tra i pochi che ritornarono per continuare a combattere e precisamente il 6 ottobre 1944 contribuendo a formare bande partigiane con ilo nome di Gino I.   Fra le tanti azioni di guerra, una delle più importanti fu quella del 6 gennaio 1945, quando, in compagnia di Pietro, Mariolo e Porthos (che comandava la pattuglia), venivano attaccati dai paracadutisti della Nembo a Chiaves (Valle di Lanzo). Già in paese corre la voce della disfatta; ma tutti resistono e riescono ad aprirsi un varco tra le fila repubblicane e raggiungere i compagni partigiani.

La sera del 10 gennaio 1945, durante un fortissimo attacco di repubblicani e tedeschi, la colonna G.L. si deve ritirare a Chialamberto e si divide in due; il grosso col Comandante Tuscano Bruno (fucilato poi dalla Nembo), la rimanenza con Nino Porthos. E quella sera fu l’ultima del caro Gino perché fu preso prigioniero dalla Folgore. Invitato ad arruolarsi nella Repubblica egli rifiutò (da vero partigiano), e fu la causa della sua morte.  Consegnato ai tedeschi dai servi fascisti, lo fucilarono con Novelli Renato (Renè), suo inseparabile compagno di lotta e con Berton Luciano, Cassinelli Giuseppe, Lucco Borlera Luigi, MolinariRenato e Tartaglione Giuseppe. Nel 2012 il Premio Nazionale ANPI Fabrizi ha pemiato per meriti nella ricerca storica Franco Brunetta di San Maurizio Canavese. Nell'occasione vennero riuniti il fratello di Luigi che vive in Piemonte e i parenti osimani.

Biografia tratta integralmente dal giornale “LA FIACCOLA ARDENTE” (portavoce mensile dell’Associazione Nazionale Famiglie Martiri e Caduti per la Liberazione) del gennaio 1950

 a destra.  Atto costitutivo della Brigata Braccini con la firma di Gino I (seconda al centro). La storia di Moschini é strascritta nel volume di F. Brunetta "i ragazzi che volarono l'aquilone"

 

 

Gino MARINI (Caduto in Jugoslavia)

Cuoco del generale comandante la II divisione italiana in Jugoslavia, l'8 settembre si unì alle formazioni resistenti di quel territorio. (sono in corso ricerche)

 

 

 

 

 

Ermanno BADIALETTI 

Cefalonia (Grecia) 19 ottobre 1943

Militare nella nota Divisione Acqui di stanza a Cefalonia, lì fu colto con i compagni l'8 settembre 1943. Partecipò alla scelta democratica di non arrendersi ai tedeschi né di consegnare loro le armi seguendo il generale  Alessandro Gandin e resistendo in armi fino al 27 dello stesso mese quando vennero catturati e trucidati gran parte dei militari italiani. Si consegnò ai tedeschi solo due giorni dopo. Rimasto l'unico graduato tra i superstiti si premurò d'incoraggiare i compagni prigionieri costretti a fame, sete ed umiliazioni, fino all'imbarcato avvenuto il giorno 19 ottobre 1943. Duranti il viaggio verso Patrasso, all'altezza di Capo Unita, il convoglio venne dirottato verso un tratto di mare minato dagli inglesi. Ermanno perì annegando insieme ad altri duemila soldati italiani.

                                        (vedi racconto sul menu principale) 

 

 

Carlo POLVERINI - Patriota,   Osimo (Casette Rinaldo) 24 giugno 1944

  Venne ucciso a sangue freddo da un ufficiale tedesco nel corso di una perquisizione presso la sua abitazione/mulino alla ricerca dei partigiani dello Stacchiotti che operavano in zona. Non volle fare i nomi dei partigiani che erano stati autorizzati dallo stesso Polverini a lasciare l'auto di Pallotta ed Espinosa, coinvolta nello scontro di Casette di Rinaldo, nella sua proprietà . 

  

              Augusto BELFIORI Patriota, (S. Paterniano di Osimo)

Contadino del luogo, coinvolto nella battaglia di Casenuove per la liberazione di Ancona, si rifiutò di collaborare con i tedeschi fornendo la propria manodopera alla costruzione di una trincea.

 

             Giulio SPINSANTI Patriota (Casenuove di Osimo)

Nei giorni della tremenda battaglia delle Casenuove, contadino del luogo, di fronte all'immane tragedia della guerra , se ne fece parte trasportando i militi feriti del Corpo Italiano di Liberazione con il proprio carro agricolo trainato da buoi. Finito su una mina con il carro nel corso della sua opera soccoritrice, con lui perirono tutti i miltari trasportati cui l'unica M.O.V.M. del fronte del Musone il ten.Luigi Ettore Maestri di Pavia.

 

 

 

le pietre del ricordo

i monumenti alla Resistenza di Osimo

 

OSSARIO MONUMENTALE DEI CADUTI DELLA RESISTENZA E DELL'ANTIFASCISMO

COLLOCAZIONE              : Cimitero monumentale Maggiore - Osimo
DATAZIONE                     : Aprile 1976
AUTORE                            : Elmo Cappannari
REALIZZAZIONE             : Ditta Marchegiani Marmi – Ditta Quinto Luna (stella bronzea)
DESCRIZIONE                  : Tomba monumentale contenente i resti mortali di alcuni partigiani osimani.   La base, a forma di parallelepipedo regolare, e sovrastata  da una croce di identiche dimensioni in marmo doppia incrociata perpendicolarmente da cui si staglia la stele in forma di stella.; sulla parte superiore inclinata della base sono   collocate le fotografie con i dati relativi (nomi, date n. e m.). Iscrizione sul lato corto della croce: Osimo \ riunisce qui i resti mortali \ dei partigiani caduti \ per la libertà   
 
 
    


 

CIPPO DELLA BATTAGLIA DEL MUSONE 
COLLOCAZIONE : Via di Jesi (S.P. tra le frazioni di Casenuove di Osimo e Pradellona di S.Maria Nuova)
DATAZIONE : 14 luglio 1974
AUTORE : Elmo Cappannari
REALIZZAZIONE : Ditta Marchegiani Mario -Ditta Luna Quinto
DESCRIZIONE : Parallelepipedo in marmo con base lunga poggiante su due piedi in travertino su una base di un metro con scalinata d'accesso . Sul  lato anteriore, oltre alle date, é incisa la scritta: SPERANZA DI LIBERTAì CI AFFRATELLO' - RICORDATECI UNITI                                     

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
   La cerimonia annuale al cippo.                       Il Cippo 
 
 
 

 

 

MONUMENTO ALLA RESISTENZA
In ricordo dei martiri della Resistenza nel trentennale
 
COLLOCAZIONE              : Via Lionetta (Osimo Centro)
DATAZIONE                    : 5 luglio 1974
AUTORE                         : Elmo Cappannari
REALIZZAZIONE              : Ditta Marchegiani Mario
DESCRIZIONE                 : Parallelepipedo in marmo con rampicante avvolgente in bronzo su pietra
 

 

 25 aprile 2013.   Giovane dell'ANPI  tiene il
discorso commemorativo al monumento

 

 

 

 

 

 

 

 

LAPIDE COMMEMORATIVA

COLLOCAZIONE              : Loggiato del municipio
 DATAZIONE                    : 24 giugno 1945
AUTORE                         : dato non disponibile
REALIZZAZIONE              : Ditta Marchegiani Mario
DESCRIZIONE                  : serie verticale di lapidi marmoree con incisione di nomi di Caduti.   E' la prima lapide a ricordo dei partigiani e patrioti posta ad Osimo dalla Liberazione. in alto sono scolpite queste parole -

Perché la memoria / di chi riscatta la libertà/a prezzo di sangue/rinverdisca perenne e ammonisca/ qui /per volere del popolo s’incidono i nomi/dei martiri e combattenti osimani/caduti nella immane lotta/contro l’ultima domestica e straniera tirannide

       
                                                
NB: A questa lapide è stato aggiunto di recente dall'amministrazione comunale solo Spinsanti Giulio. Mancano quelli precedenti di Badialetti, Serloni.