La Resistenza osimana l’8 settembre è già da tempo organizzata attorno al nucleo storico degli antifascisti della Banda Ragno degli anni trenta aggregati dal sarto comunista Renato B, Fabrizi, morto al confino a Bonefro il 29 aprile 1937 (due giorni dopo Gramsci). Alla testa del GAP “Fabrizi” c’ erano infatti Mario Pasqualini, G.Battista Cecconi, Marino Verdolini e Quinto Luna (Med. Arg. V.M). che ne assumerà il comando.

Lo stesso Quinto Luna, al tempo militare ad Ancona, partecipa l'otto settembre con alcuni gappisti di Ancona alla liberazione dei militari accerchiati nella caserma di Villarey di Ancona e destinati all'internamento in Germania.

   Alcuni partigani osimani ad un raduno
in Arcevia

L’ambiente dove si sviluppa la Resistenza é quello operaio storicamente legato ai movimenti sindacali e della sinistra comunista, l'unica ad aver mantenuto un'organizzazione sul territorio, in massima parte residente al Borgo San Giacomo, a  San Marco, alla Pietà

 La sede clandestina del primo GAP Fabrizi é la casa del contadino Carlini detto Carlinetto, situata lungo un viottolo a mezza costa della "Gattara", Via Roncisvalle (oggi via F.lli Cervi) laddove trovano rifugio anche antifascisti cattolici.  

Gli altri antifascisti osimani, azionisti, cattolici popolari, repubblicani, socialisti etc si raccoglieranno più tardi intorno al C.L.N. locale con segretario Adorni.    

Pubblichiamo alcuni stralci del rapporto sull'attività partigiana ad Osimo stilato dal comando del Fabrizi e custodito  in originale dall’ANPI di Osimo.

In esso non é contenuta l'attività di supporto logistico e di vettovagliamento per i compagni di stanza sulla montagna di San Vicino fino alla liberazione quanto l'attività verrà indirizzata, oltre che all'attività di guerriglia, al sostentamento della popolazione ed alle cure sanitarie della stessa. 

Trascrizione integrale dell'originale del rapporto stilato dalla formazione partigiana "R.B. Fabrizi" della V° div. Garibaldi Marche (arch. ANPI Osimo) 

1943

  • Novembre

Il GAP Fabrizi incrementa decisamente la sua azione di sostegno all’attività resistenziale che si era composta in montagna, in particolare in appoggio al gruppo intorno al Monte S. Vicino, seguendo a ritroso il percorso del fiume Musone.

Il 14 novembre, in un’azione coordinata dal Cecconi, viene disarmata la caserma dei Regi Carabinieri da dove si asportano 14 pistole e relative munizioni.

Dopo i primi bombardamenti di Ancona, tutti gli uffici statali e provinciali vengono trasferiti ad Osimo che di fatto diventa il capoluogo della regione.

  • Dicembre

 Asportate da un deposito di armi ad Osimo Stazione 14 moschetti e munizioni.

 Le filandaie di Osimo, su incitamento del Gap Fabrizi, si rifiutano di prestare lavoro per i filandieri che vogliono produrre seta richiesta loro per scopi bellici da parte della RSI.   Non servono le pressioni dei filandieri che ricorrono alle forze dell’ordine per far desistere le operaie osimane delle quali, il giorno 14 e fino al 17, vengono in dodici tratte in arresto.

 

1944

  • Gennaio

 Elementi del Fabrizi e dei Gap di Ancona sottraggono medicinali al magazzino dell’ospedale militare di Ancona trasferitosi ad Osimo.

  •   Febbraio

Il 9 febbraio sabotaggio della linea elettrica proveniente dalla centrale di Sambucheto (Mc); si fermando definitivamente le filande osimane.

Nella tarda serata del 22, alcuni elementi del Gap Fabrizi nella notte s’imbattono in una pattuglia della Milizia comandata dal maresciallo Giorgetti in azione di rastrellamento dei renitenti alla leva fascista.    Nello scontro rimane ucciso lo stesso Giorgetti e gravemente ferito il milite Ioselli.   A seguito dello scontro il GAP, sotto pressione, si scioglie e gli elementi più esposti si aggregano ai gruppi partigiani del Battaglione “Mario” di stanza a Chigiano-Valdiola mentre Quinto Luna, considerato il capo dei gappisti osimani, assume il comando delle bande partigiane intorno a Monte S. Angelo (Arcevia).

  • Marzo 

I primi giorni di marzo viene sottratto vestiario all’O.N.B. ed inviato in montagna

Nella notte tra il 23 ed il 24 marzo, assaliti dalle truppe specialistiche Alpenkrieg della II div. Goering tedesca e dai repubblichini di Macerata, preceduta da numerosi scontri a fuoco con numerose perdite da parte tedesca, vengono barbaramente trucidati a Chigiano—Valdiola, 11 uomini del Btg. Mario tra cui quattro osimani : Lavagnoli, Stacchiotti, Castellani e Stacchiotti..

Il tragico epilogo e il rastrellamento porteranno alcuni partigiani a formare il GAP poi distaccamento partigiano “Stacchiotti” presso la casa della famiglia Guercio in località Fiumicello. 

  •  Giugno

 I gappisti del Fabrizi e dello Stacchiotti attaccano la Questura sottraendo armi e munizioni. A seguito di quest’azione partigiana i gerarchi fascisti scappano da Osimo.

Le azioni si fanno più frequenti con l’avvicinarsi del fronte e vengono arrestate spie fasciste, e disarmati elementi fascisti locali e della Guardia Nazionale Repubblichina.

Il 22 giugno elementi del GAP Stacchiotti attaccano una staffetta motorizzata tedesca lungo la via di Jesi all’altezza delle Casette di Rinaldo; la staffetta esce illesa dal conflitto a fuoco ma non due partigiani che erano sopraggiunti nel frattempo ignari di quanto stava accadento. Muoiono così Pallotta ed il giovane Espinosa. I tedeschi organizzano per il giorno seguente la ritorsione sui civili e sotto minaccia di fucilazioni di massa fanno appiccare il fuoco alle stesse Casette di Rinaldo dai stessi abitanti.

La popolazione di Osimo accorre in massa presso la camera ardente dei due partigiani ai quali viene messa la camicia rossa garibaldina. I tedeschi non intervengono per paura di un attacco in massa dei partigiani e affiancati dalla popolazione civile.

Il 25 giugno viene ucciso per rappresaglia il mugnaio Carlo Polverini nei pressi delle Casette di Rinaldo.

Il 27 giugno i partigiani del Fabrizi attaccano un convoglio tedesco lungo la via di Jesi causando diverse perdite senza nessuna danno da parte loro.

Il 28 giugno uno squadrone del battaglione Mussolini entra ad Osimo e tenta di assalire il CLN in riunione. I patriotti osimani riescono a sfuggire alla cattura per l’intervento di copertura del Fabrizi..

  •  Luglio

Con gli alleati e il Corpo Italiano di Liberazione prossimi all’attacco della linea difensiva tedesca “Edith” s’intensifica l’azione dei patrioti osimani con azioni di sabotaggio alle linee telefoniche e rendendo pericoloso il servizio di collegamento militare nazista.

I partigiani si prodigano nell’assistenza alla popolazione civile con la distribuzione di derrate e vettovaglie varie recuperate ai stessi reparti tedeschi in fuga.

Dal 2 luglio Osimo è sotto il cannoneggiamento degli Alleati

Nella notte tra il 5 ed il 6 luglio con i polacchi fermi sul fronte del Musone, i tedeschi si ritirano dalla città non senza il loro carico di distruzione e morti, per l’intervento dei partigiani del gruppo “Riccio” sceso dalla montagna.

Osimo è libera ma non il suo territorio. Si svolgono quindi rastrellamenti in cui forniscono 25 prigionieri tedeschi.

Pattuglie polacche entrano in città.

Lo Stacchiotti prosegue il suo pattugliamento e cattura nei pressi del ponte sul Musone, un ufficiale austriaco d’artiglieria, il quale, resosi conto della situazione, decidette, liberandosi dell’uniforme, di aiutare i “compagni” italiani riportando sulla cartina, il posizionamento dell’artiglieria tedesca.

I partigiani furono così in grado di fornire dettagliate informazioni al comando polacco di Recanati che se ne avvalse per abbattere la linea Edith, ultimo baluardo prima della Linea Gotica.

Il 18 luglio ha termine la battaglia sul fronte del Musone con alle spalle una lunga scia di morti tra le fila italiane, polacche e soprattutto tra quelle tedesche.   Non é mai stato fatto un conto delle vittime civili di quegli scontri.

Un episodio datato 1° luglio 1944 é deducibile da ricerce in atto sull'anagrafe di Osimo su cui compaiono in quella data quattro morti simultanee nella data e nell'orario nonché nel luogo. Trattasi della famiglia Portaleoni che perse 3 piccoli ri 8, 6, 1 anno insieme ad un adulto soggiornante nella stessa abitazione.

Questa é invece la ricerca allargata dell'Istituto Storia Novecento:

Dopo l’8 settembre, a Osimo si costituirono i primi nuclei di patrioti. Si organizzarono sotto la guida di Quinto Luna nel Gap "Fabrizi", che divenne con il tempo il centro di tutta l’organizzazione partigiana della zona. Il 18 settembre1943 i tedeschi presero possesso della città e delle caserme. I partigiani iniziarono a muoversi per procurarsi armi e vestiario per i compagni che erano in montagna. Difatti tra le prime azioni ci fu il disarmo della caserma di Osimo e la sottrazione delle armi e delle munizioni.

In febbraio venne ucciso dai partigiani un fascista osimano, episodio che scatenò una corposa attività repressiva in città. Nelle carte di polizia si riporta il fatto: «La notte del 10 febbraio scorso veniva ucciso in una imboscata in Osimo, l'aiutante della Guardia Nazionale Repubblicana Giorgetti Giovanni e gravemente ferito il milite Joselli Augusto. È stato arrestato un probabile correo, mentre proseguono attive le indagini per assicurare alla giustizia tutti i responsabili» (Giacomini, 2008 p. 213).

In seguito all'episodio le forze fasciste prepararono un piano per smantellare l'organizzazione gappista, al momento in pieno sviluppo. Il comandante della Legione Gnr Oreste Gardini riferisce: «Risultandomi che nella zona Loreto-Osimo si stava verificando un accentuato movimento di ribelli, ordinai al V.Brig. Cruciani Patrizio di recarsi in luogo, camuffandosi da ribelle» (Giacomini, 2008 p. 166). L'agente si presentò sulla piazza di Osimo come tenente del regio esercito renitente alla leva, sfollato con la moglie e un bimbo nato da poco, in cerca di aiuto e mezzi di sostentamento. Uno sfollato di Otranto, Vincenzo Pellegrino, rimase commosso dal suo finto racconto e si convinse a presentarlo come "uno dei nostri" a Rodolfo Polacco, muratore comunista esponente del Gap osimano. Proprio il giorno successivo Pellegrino fu fermato e portato al comando del presidio della Gnr, dove trovò ad aspettarlo lo stesso Cruciani, che lo incalzò con una serie di domande che sottoscrivessero quanto accaduto e da lui rivelatogli. Poi fu la volta di Polacco che, riempito di botte, non solo confermò quanto Cruciani aveva già sentito personalmente ma fece altre ammissioni, come da verbale: "io quale socio della società dei ribelli... dichiaro che i capi di questa società sono attualmente il Sig. Carini Alfredo ed il Sig. Luna Quinto soprannominato "Simone" i quali si interessano al vettovagliamento di questi ribelli che si trovano a Cingoli" (Giacomini, 2008 p. 167). E fece anche i nomi dei cinque che secondo lui avevano partecipato all'esecuzione del comandante della Gnr Giorgetti, tra cui il maggiore dei fratelli Brandoni e Cesare Volponi. Così si provvide immediatamente alla cattura e all'interrogatorio delle persone coinvolte. Cosa accadesse nel corso degli interrogatori è raccontato e testimoniato da più voci, tra cui Walfrido Carini, arrestato "per attività gappista". L'uomo fu portato nella sede del fascio di Osimo e "bastonato a sangue con la bandoliera ed il nerbo". Lo stesso accadde a Francesco Vivani, vice del comandante Luna, che dopo giorni e giorni di pestaggi e il timore di essere incolpato dell'uccisione di Giorgietti, finì per confessare. Tutti gli arrestati, dopo il brutale trattamento ricevuto a Osimo, furono portati nelle carceri di Jesi, a disposizione del comando provinciale della Gnr, da cui alcuni furono in seguito rilasciati e altri trasferiti al carcere di Pesaro.

Dopo questo episodio e in seguito a vicende interne alla resistenza, come l’arresto di Tommasi e la                         riorganizzazione provinciale, il Gap "Fabrizi" si sciolse. Alcuni dei suoi uomini andarono in montagna, tra cui Quinto Luna che, dopo la tragedia del 4 maggio sul Monte Sant'Angelo, vicino Arcevia, fu inviato a dirigere il distaccamento "Maggini". Tuttavia nelle settimane successive la lotta nell'osimano si riorganizzò: venne creato il gruppo Stacchiotti (intitolato a uno dei caduti osimani a Valdiola) al comando di Paolo Orlandini e successivamente il gruppo Santo Stefano, di cui si ricorda in particolare la gappista Antonietta Giannini, protagonista di numerose azioni (Bandiera Rossa, n. 15). Nella zona operavano anche altri distaccamenti, due a Loreto, uno a Sirolo e Numana, uno al Poggio e Massignano, uno a Camerano, uno a Castelfidardo e uno a Filottrano. Tutti appartenevano al comando di zona Gap “Sud Musone”, di cui era responsabile lo stesso Orlandini.

In prossimità della liberazione i Gap fecero numerose azioni di sabotaggio e di disturbo nei confronti dei tedeschi e dei fascisti. Alla fine di giugno i primi tedeschi lasciarono la città, ma i rimasti portarono a termine l’opera di devastazione delle attività produttive che non dovevano passare in mano agli alleati. Vennero pertanto danneggiati il pastificio Fagioli, le filande, lo stabilimento di bachelite e il consorzio, oltre ad essere minate numerose strade e ponti. In un diario dell'osimano si racconta: «I tedeschi si sono fatti padroni delle nostre cose e della nostra stessa vita. Troppo lungo sarebbe raccontare gli episodi di tante ciniche rapinerie: con il loro "servire a me" o per la via o in casa hanno preso quello che hanno voluto: lasciano proprio il ricordo di distruggitori, di barbari, di rapinatori e anche di attentatori all'onore femminile, che a Sambucheto ha immolato due vittime a difesa. Qui in Osimo, almeno, non ci sono casi palesi» (Fazi – Pieroni, 2002 p. 25).

Tra giugno e luglio il fronte era fermo lungo la linea “Edith” che si estendeva lungo il fiume Musone fino ad arrivare a Cingoli. L’incarico di sfondare la linea e conquistare Ancona venne assegnato al II Corpo d’armata polacco. Iniziarono così il 1° luglio e durarono fino all’8 dello stesso mese le battaglie che condussero alla conquista del capoluogo e che si svolsero nella zona di Loreto, Castelfidardo, Filottrano e Osimo.

La mattina del 7 luglio Osimo, che dopo lo sfollamento degli uffici da Ancona era divenuta la capitale di fatto delle Marche, potè considerarsi libera. Le truppe polacche vi transitavano ormai in condizioni di sicurezza. Fin dal 3 luglio il distaccamento "Riccio" si era portato in città per muoversi al momento opportuno. L'attività armata iniziò nel tardo pomeriggio del 6 luglio e i partigiani dovettero affrontare anche il fuoco degli alleati che male interpretarono un segnale loro diretto.

RESISTENZA CIVILE
L'opposizione che le classi popolari italiane nutrirono nei confronti del fascismo, della guerra e dell'occupazione nazista si espresse non solo nella lotta armata e nell'attività partigiana, ma attraverso una molteplicità di azioni, attraverso "diverse resistenze". In Senz’armi di fronte a Hitler, Jacques Sémelin ha definito la resistenza civile come il processo spontaneo di lotta di una società disarmata contro l’aggressore, una lotta che al posto delle armi utilizza strumenti immateriali come il coraggio, l’astuzia, la manipolazione, fino ad arrivare alla simulazione e alla dissimulazione. La resistenza civile o non armata può nascere nelle istituzioni come i sindacati, i partiti politici o le associazioni, ma soprattutto tra le masse, tra la gente comune. Sua espressione sono scioperi, manifestazioni o altri espedienti di disobbedienza civile.

La nostra regione ha conosciuto innumerevoli episodi di resistenza, diversi tra loro anche rispetto ai contesti sociali ed economici. Ad esempio nel dicembre '43 ad Osimo ci fu uno sciopero che coinvolse circa trecento operaie di tre opifici "per reclamare un aumento della razione dei grassi e per protestare contro la poca sicurezza sul lavoro in relazione al pericolo dei bombardamenti aerei" (Giacomini, 2008 p. 195). Negli edifici dove si lavorava non c'erano rifugi e vista la vicinanza di Ancona, si temevano in modo maggiore la "guerra dei cieli". Lo sciopero economico per i grassi si legava perciò strettamente alla protesta contro la continuazione del conflitto. Per bloccare le ribellioni, i nazifascisti ricorsero all'intimidazione: arrestarono il primo giorno sei operaie tra le più attive e altrettante nei giorni seguenti. Ma le compagne, irrimovibili, continuarono lo sciopero. Alla fine le autorità furono costrette a rilasciare le arrestate e concedere un aumento delle porzioni di grassi.

Di natura differente ma pur sempre scelta di disobbedienza fu quella di una famiglia di contadini dell'osimano. L'artigliere Tommy Nutter, trattenuto nel campo d'internamento di Monte Urano con molti altri soldati inglesi, ricorda che un giorno di settembre si presentarono le truppe motorizzate tedesche e li presero in consegna. Li caricarono su carri bestiame diretti per la Germania. Lui riuscì a scappare durante il tragitto e trovò ospitalità nelle campagne di San Paterniano di Osimo, insieme ad altri soldati sempre scappati, che poi si unirono ai partigiani del San Vicino (Giacomini, 2008 p. 180).

Bibliografia M. Fazi – I. Pieroni, 17 luglio "E' il giorno bramato dell'offensiva e della completa liberazione". Giungo-Agosto 1944: diari sul passaggio del fronte a Osimo e Offagna, Accademia della Crescia, Offagna 2002. R. Giacomini, Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943-1944, Affinità elettive, Ancona 2008. M. Morroni, Osimo libera (settembre 1943 – luglio 1944), Anpi Osimo, Stampa Tipografia Luce, Osimo 2004. P. Orlandini, Da Balilla a partigiano. Ricordare per far ricordare, A. C. Remel, Ancona 1998. J. Sémelin, Senz'armi di fronte a Hitler. La resistenza civile in Europa 1939-1943, Sonda, Torino 1993. Una brava gappista, in "Bandiera Rossa", a. II, n. 15, 21 settembre 1944.