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  • A Osimo come in altre città italiane, nella notte tra giovedì e venerdì è stato appeso da parte dei militanti di CasaPound l’ennesimo striscione abusivo, stavolta riportante la scritta “Giustizia per Pamela”, con riferimento alla caduta dell’accusa di omicidio nei confronti dei due nigeriani Awelima e Lucky, sospettati fino a ieri di aver partecipato al massacro di Macerata insieme a Oseghale, ora trattenuti in carcere unicamente con l’accusa di spaccio.

    Pur condividendone il contenuto esplicito, in quanto è chiaramente nell’interesse di ogni cittadino che venga resa giustizia alle vittime di qualsiasi delitto (tanto più quando le accuse sono pesanti come in questo caso), non possiamo non condannare risolutamente lo striscione di CasaPound per l’evidente finalità politica, pericolosamente provocatoria e denigratoria nei confronti degli immigrati.

    Ci viene spontaneo domandarci come mai CasaPound Italia e CasaPound Osimo non abbiano appeso a suo tempo uno striscione anche per condannare il gesto di Luca Traini, che nel suo raid terroristico del 3 febbraio ha mirato indistintamente a uomini e donne con il solo obiettivo di colpire la popolazione di origine africana.

    Noi del Coordinamento Antirazzista e Antifascista di Osimo chiediamo invece giustizia, con un'unica voce, per le vittime coinvolte in qualsiasi delitto consumatosi di recente: sia per i giovani migranti Mahamadou Tours, Jennifer Otioto, Gideon Azeke, Wilson Lodi, Gratis Omagbon, Omar Fadera, rimasti feriti nell’ignobile incursione fascista di Traini, sia per Pamela Mastropietro e per la sua famiglia devastata dal dolore. Le vittime della violenza dell’uomo sono tutte uguali, perché la violenza è una sola, e va universalmente condannata.

    Le vittime non hanno appartenenza politica. Davanti alla brutalità delle azioni di cui l’uomo è capace di macchiarsi, cade inevitabilmente ogni specificità etnica e religiosa. Per chiunque, vittime e carnefici, sospettati o presunti tali, valgono i principi proclamati dalla Costituzione della Repubblica all’articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

    Ci domandiamo come mai i militanti di CasaPound non abbiano fatto un cartellone per chiedere giustizia dell’omicidio del giovane sindacalista Soumaila Sacko, avvenuto qualche giorno fa nella totale indifferenza del neo-ministro degli Interni, o perché non abbiano preso pubblicamente una posizione con manifesti e cartelloni per tutte le donne (oltre 25) che dall'inizio dell’anno sono state vittime di femminicidio in Italia, la gran parte delle quali ha perso la vita in tragedie consumatesi tra le mura domestiche.

    Quanti manifesti sono stati appesi da CasaPound per la giovane di Prato uccisa dall’ex fidanzato il 26 maggio? Quanti per le donne assassinate a Terzigno, Genova e Cisterna di Latina? E quanti - ci chiediamo - ne sarebbero apparsi per ricordare Pamela, se solo i sospetti del suo massacro non fossero caduti su un nigeriano, ma sopra un connazionale? Perché, poi, non azzardarsi a commettere un reato di affissione abusiva per ricordare le troppe vittime incidenti sul lavoro? Perché non preparare uno striscione per chiedere che vengano legalmente perseguiti i responsabili dell’incolumità dei propri dipendenti che lesinano, con esiti micidiali, sulle misure di sicurezza? Non hanno forse queste donne e questi operai pari dignità rispetto agli altri?

    O forse la richiesta di giustizia per Pamela Mastropietro, di per sé condivisibile ma palesemente lanciata in modo surrettizio, non è che una irrispettosa strumentalizzazione di un fatto atroce, messa a punto solo per lucrare consenso e qualche voto? Chi per entrare nel terreno del confronto politico specula sulle morti di donne e uomini innocenti non ha argomenti da porre sul tavolo, e dimostra così la sua pochezza e la propria inconsistenza.

  • Il caso in un comune lombardo, Sermide e Felonica.   Il raggruppamento col fascio partecipò al voto dello scorso anno. Per i giudici la consultazione è stata viziata e quindi va ripetuta nel 2019.


    La sentenza della terza sezione del Consiglio di Stato ha messo la parola fine a una grana giudiziaria cominciata l'anno scorso. A Sermide e Felonica, cittadina in provincia di Mantova, le elezioni devono essere ripetute. Questo perché venne ammessa - e prese voti - la lista 'Fasci italiani del lavoro', con classico fascio littorio nel simbolo. Già il Tar della Lombardia aveva detto che quella partecipazione al voto era illegale, ma il Consiglio è andato oltre: siccome il risultato elettorale venne viziato dalla loro presenza, allora bisogna tornare al voto.

    I 334 voti presi dai 'Fasci italiani del lavoro' rappresentavano infatti "oltre il 10 per cento dei voti validi espressi" e tra la lista vincitrice e la seconda più votata la differenza era di soli 286 voti: in questo senso, secondo i giudici di Palazzo Spada, "un effetto integralmente invalidante deve essere riconosciuto, in concreto, quando i suffragi raccolti dalla lista indebitamente ammessa [...] superino largamente questo scarto differenziale, come qui è avvenuto, così da presentarsi come suscettibili di alterare in maniera significativa il risultato complessivo della consultazione" e il "largo" superamento va rapportato "al numero complessivo dei votanti [...] delle singole realtà elettorali, su base locale". La consigliera eletta dalla lista fascista, Fiamma Negrini, si era difesa spiegando che l'obiettivo dichiarato non era mai stato "il sovvertimento dell’ordine democratico, la soppressione delle libertà costituzionali, l’utilizzo della violenza come metodo di lotta politica, la propaganda del razzismo, il dileggio dei valori fondanti della Costituzione e della Resistenza". Ma niente da fare: "Un movimento politico che si ispiri ai principî del disciolto partito fascista deve essere incondizionatamente bandito dalla competizione elettorale", recita il pronunciamento dei giudici. "Da antifascista sono contento per questo pronunciamento - dice Gabriele Maestri, esperto di simboli elettorali e animatore del sito isimbolidelladiscordia.it - ma da giurista qualche dubbio me lo pongo. Sono perplesso perché la sentenza non spiega granché nelle motivazioni: del resto era la quarta volta che questa lista partecipava alle elezioni e nulla si dice su come sia stato possibile".

LOCANDINA

AD OSIMO


 

  

 

 

 

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