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  • L'ANPI di Osimo e l'organizzazione del Premio Nazionale ANPI Fabrizi, esprimono alla famiglia di Alberto Mieli, il proprio più sentito cordoglio e la propria vicinanza. Persona mite ed estremamente gentile, abbiamo condiviso con lui due giorni intensi ad Osimo in occasione del ritiro del Premio Nazionale ANPI Fabrizi 2007. Nella sua pacatezza, egli sapeva esprimere tutta la forza della sua esperienza del campo di sterminio nazista di Auschwitz. Le lacrime che gli scendevano sul volto ad ogni racconto, erano vere e pesanti; non una maschera. In quell'occasione ci narrò vicende che lui stesso decise che erano inenarrabili alle grandi platee perché di una violenza tale che si correva il forte rischio di non essere presi sul serio. Anche qui, la misura nel racconto, era la sua forza. Parole semplici, avvolgenti, ma pesanti come macigni. Con riluttanza Alberto mostrava agli altri il famoso tatuaggio da lager nazista ma a noi, che non ci azzardammo mai a chiederglielo, ce lo mostrò di sua volontà, era la prima volta che ne vedevo uno e fu come sbattere contro un muro. Erano solo numeri ma numeri che rappresentavano tutta la crudeltà di cui l'uomo è capace: e mi commossi. Un momento quello che ricorderò per sempre. Anche per questo non finirò mai di ringraziarlo.
     
    Grazie Alberto
  • Vista la china politica, oggi questi cialtroni devono farci paura"

    Lo scrittore si presenta a deporre al processo contro il sito neonazista che cinque anni fa lo aveva messo nel mirino per la sua proposta di candidare a sindaco di Castelvolturno un giovane camerunense


    ROMA - "L'ebreo Saviano vuole candidare un negro come sindaco di Castelvolturno". Cinque anni fa, nel mirino di Stormfront, uno dei più attivi siti neonazista e antisemiti, era finito anche Roberto Saviano per quella sua proposta di candidare a sindaco della cittadina campana Yvan Sagnet, il giovane camenurense arrivato in Italia da piccolo e ribellatosi ai "caporali" dei campi del Sud, al quale - scriveva allora Saviano - "si deve se l'Italia ha una legge sul caporalato".

    Oggi lo scrittore si è presentato in Tribunale a Roma per testimoniare al processo contro i leader della piattaforma di estrema destra. Saviano ha ripercorso i fatti del novembre 2012 nella sua deposizione e poi in un post su facebook.
    " 'L'ebreo Saviano vuole candidare un negro come sindaco di Castelvolturno', questo il genere di commenti presenti sul forum. Qualche anno fa, questa frase, quando per la prima volta l’ho postata, fece inorridire i social. Oggi, dopo mesi di campagna elettorale anti-immigrato, sembra addirittura normale avere in odio chi parla di integrazione. Gli animatori del gruppo Stormfront sono cialtroni senza coraggio che si sono nascosti dietro nickname ridicoli e dietro foto di Goebbels. Un tempo ci facevano pena, oggi vista la china che ha preso la politica nazionale, dovrebbero farci anche paura. Conoscere questa feccia è fondamentale per evitare le sue semplificazioni, per evitare di assumere le stesse posizioni di chi crediamo sia agli antipodi da noi e da una società che ci piacerebbe poter definire civile".

    Nel 2012 il fondatore del sito italiano ( ce n'è anche uno americano) Daniele Scarpino fu arrestato dalla Digos di Roma insieme ad altri esponenti di Stormfront. Secondo gli inquirenti, oltre alla propaganda antisemita e neonazista, erano pronti ad entrare in azione contro alcuni campi nomadi a Roma. Nelle loro abitazioni furono trovati mazze, coltelli, sbarre di ferro.
    Oltre a Saviano è parte civile in questo procedimento anche l'ex sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, in prima linea nell'accoglienza dei migranti e vittima di alcuni messaggi di Stormfront

  • Il 10 novembre 1975 ad Osimo in provincia di Ancona si firmò il trattato che doveva fissare in modo definitivo i confini orientali dell’Italia – con quella che allora si chiamava Jugoslavia – e che entrò in vigore due anni dopo. Il bel paese marchigiano, però, non è rimasto nella storia solo per quel trattato; la lunga vicenda della cittadina distesa su un dolce territorio collinare ha origine centinaia di anni prima di Cristo e si squaderna per più di due millenni. Il 6 luglio 1944 Osimo venne liberata dai partigiani della V divisione Garibaldi Marche. La Resistenza si era avviata poco dopo l’8 settembre, quando i primi gruppi partigiani si organizzarono sotto la guida di Quinto Luna nel Gap “Fabrizi”. Ma chi era Fabrizi? Benedetto Fabrizi, detto Renato, era un antifascista, comunista, più volte aggredito e picchiato dagli squadristi, condannato per due volte al confino, fondatore della “Banda Ragno”, una cellula clandestina comunista che operò prevalentemente negli anni 1930 e 1931. Fabrizi, nativo di Osimo, morì al confino il 29 aprile 1937 all’ospedale di Larino, a causa delle vessazioni subite dai fascisti, della fame e del freddo. La vita – e la morte – di Renato Benedetto Fabrizi certificava una verità, e cioè che la Resistenza non nacque dal nulla, ma fu il frutto di due decenni di lotta impari degli antifascisti contro il regime.

    Così è nato, tanti anni fa, il Premio Anpi “Renato Benedetto Fabrizi”, un riconoscimento istituito dalla sezione locale dell’associazione dei partigiani, assegnato a personalità che si siano distinte nella lotta di Liberazione o nel campo dell’editoria, della ricerca storica, della multimedialità su argomenti attinenti all’antifascismo, la Resistenza, la Costituzione e i diritti umani.

    Un premio che è anche la permanente testimonianza delle radici della Resistenza in quegli anni – Venti e Trenta – in cui il fascismo manifestò la sua natura violenta e autoritaria con lo squadrismo, il tribunale speciale, le aggressioni, gli omicidi, la galera, il confino. “I valori che animarono gli antifascisti e la Resistenza – ha scritto Niccolò Duranti, presidente dell’Anpi di Osimo e “anima” del premio Fabrizi – rimarranno eterni, almeno fino a quando ci saranno uomini e donne che difenderanno la nostra Costituzione: col proprio lavoro, con le proprie passioni e le battaglie collettive”.

    Quest’anno il premio ha assunto una effettiva dimensione nazionale: alla consueta iniziativa di consegna dell’attestato, avvenuta il pomeriggio di domenica 22 aprile nello splendido palazzo Campana, ha partecipato la Presidente nazionale dell’Anpi Carla Nespolo, che ha concluso l’iniziativa alla presenza, fra gli altri, del vicepresidente nazionale Gianfranco Pagliarulo, di Claudio Maderloni, della Segreteria nazionale, e di Mauro Pellegrini, vicesindaco di Osimo. Quindi, come nelle precedenti edizioni, si è svolto l’ultima domenica prima della Festa della Liberazione, perché le date hanno il loro valore simbolico. Ed anche, qualche volta, le litografie, come quelle – preziose e numerate – consegnate ai premiati.

    È così che nella sala stracolma a Palazzo Campana durante la XIV edizione del premio i riconoscimenti sono stati consegnati al partigiano e intellettuale Aldo Tortorella, presente con la moglie Chiara Valentini, alla partigiana Laura Wronovsky (nipote di Giacomo Matteotti) nella persona del figlio Maurizio Fabbri, al giornalista Paolo Berizzi, autore di importanti inchieste sulla “galassia nera” e del recente volume “Nazitalia”, al Sindaco di Chiaravalle Damiano Costantini, al gruppo musicale marchigiano Sambene, al conduttore tv Diego Bianchi “Zoro”. Animatori il giornalista Maurizio Socci ed il giovane presidente della sezione Anpi di Osimo Niccolò Duranti.

    Ed è stato davvero un caldo pomeriggio, dove vari gradi di emozione hanno accompagnato la consegna dei riconoscimenti, i brevi interventi dei premiati, la lettura delle motivazioni. Ma andiamo per ordine.

    Tocca ad Aldo Tortorella per primo: “il partigiano Alessio, imprigionato e poi fuggitivo, dirigente del Fronte della Gioventù, per primo salutò, dalle colonne del’Unità, l’alba della libertà, deputato, già Presidente del Partito Comunista Italiano, luminosa figura di politico e intellettuale, per il ruolo storico che ha avuto nella faticosa costruzione dell’Italia repubblicana e per la sua rigorosa scelta di vita a fianco dei lavoratori, degli emarginati, degli ultimi”.

    Insomma, un gigante nella storia della nostra Repubblica, classe 1926, che viene affettuosamente abbracciato dalla Presidente nazionale dell’Anpi Carla Nespolo. 

    Poi Laura Wronowsky, assente per motivi di salute e rappresentata dal figlio Maurizio Fabbri: “Nipote di Giacomo Matteotti, partigiana a 21 anni. Salì sulla montagna il 9 settembre 1943 e ne discese il 25 aprile del 1945 donando la sua giovinezza al sogno di un Paese libero e liberato dal nazifascismo. A riconoscimento del valore incancellabile di tutte le donne che parteciparono alla Resistenza”.

    È la volta di Paolo Berizzi: “Giornalista di Repubblica, per il prezioso, costante e rischioso lavoro di ricerca e di denuncia delle organizzazioni neofasciste e neonaziste italiane. Ripetutamente minacciato e per nulla intimidito dalle “bande nere” ne continua a denunciare l’inaccettabile presenza”.

    Tocca a Damiano Costantini: “Sindaco di Chiaravalle, a riconoscimento dell’impegno civile di tutti i Comuni d’Italia che hanno approvato delibere che negano locali, spazi e occupazione del suolo pubblico a iniziative neofasciste, neonaziste e razziste a difesa istituzionale e morale della natura democratica e antifascista della Repubblica italiana”.

    È il turno dei ragazzi del gruppo musicale marchigiano Sambene: “Autori di inni al sacrificio per la libertà e dei canti del popolo che seppe risorgere versando il proprio sangue, quel sangue e quella passione che delineano l’identità stessa della loro musica, contribuiscono con il linguaggio universale delle note a mantenere viva la memoria di quei sentieri tracciati da giovani marchigiane e marchigiani liberi che immolarono i loro anni migliori al bene supremo della democrazia”.

    Infine Zoro, attualmente conduttore della nota trasmissione televisiva “Gazebo”: “Riuscendo a coniugare le esigenze dei moderni mezzi di comunicazione e della rete, con lo sguardo rivolto alle nuove generazioni, narra i valori fondanti di questo Paese, valori scolpiti nella Carta costituzionale, e dei diritti inviolabili dell’essere umano quali il lavoro, la solidarietà e l’uguaglianza”.

    Insomma, dall’anziano Aldo Tortorella ai giovani musicisti, uno spaccato dell’Italia che resiste oggi, ancorata a quella Costituzione di cui si celebra il 70° anniversario.

    Conclude Carla Nespolo sottolineando lo straordinario successo dell’edizione di quest’anno del premio e della sua particolarità, a conferma del fatto che l’Anpi non si limita a ricordare il passato, ma, a partire dalla memoria della Resistenza, ne attualizza gli insegnamenti a difesa della Costituzione e valorizza le personalità che condividono lo “spirito repubblicano”, aggiungendo un doveroso riconoscimento all’impegno dell’Anpi di Osimo e dell’Anpi di Ancona, entrambi presenti nelle persone dei presidenti, di tanti dirigenti e di tanti iscritti.

    Insomma, il 22 aprile a Palazzo Campana si è vissuta una emozione collettiva, all’insegna della laicità, della sobrietà e della qualità.

     

  • Apprendiamo da Repubblica.it l'ultima provocazione neo fascista nei confronti dell'amico, emerito dell'ultimo Premio Nazionale ANPI B.R. Fabrizi, Paolo Berizzi. L'ANPI di Osimo esprime la propria solidarietà al coraggioso reporter che vive sotto scorta delle Forze dell'Ordine.  Premiandolo, l'ANPI ha posto all'attenzione dell'opinione pubblica Berizzi quale esempio nella categoria dei professionisti dell'informazione, cioè, tra coloro che svolgono fino in fondo il loro ruolo di denuncia delle storture che la società italiana di oggi c'impone.

     

LOCANDINA

AD OSIMO


 

  

 

 

 

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