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  • Autorità civili, miliari, osimane e osimani,

    nell’incertezza politica, in tempi di tentativi di destabilizzare il concetto stesso di comunità, di miscelare paure ancestrali con movimenti epocali generando insicurezza, egoismo, un punto fermo è, rimane e rimarrà la FESTA DELLA LIBERAZIONE. Non già la festa della libertà ma della Liberazione. Liberazione dal nazifascismo, liberazione dai soprusi, liberazione dalla guerra.

     

    Noi qui, di fronte a queste pietre che celebrano il sacrificio di osimani, di partigiani, di antifascisti, non solo abbiamo il dovere di rinnovare la loro memoria, dobbiamo festeggiare non solo per loro ma anche per noi stessi, perché chi non conosce la storia è condannato a ripeterla. E questo un “grido” unitario, forse ripetitivo, ma necessario; e forte e coeso deve alzarsi affinché non si ripetano mai più le tragedie del fascismo e del nazismo.

     

    Quante volte sentiamo dire che il fascismo non esiste più, che è un brutto ricordo del passato, anche se stranamente adopera gli stessi simboli e idoli.  Chi celebra questa falsa idolatria viene spesso derubricato solo a nostalgico.  Il pericolo fascista, sia esso vecchio che nuovo, è ancora un problema per questo Paese tanto da essere stato uno dei temi centrali della campagna elettorale,… non quella del 1948, ….non una di quelle degli anni ’70…. ma quella del 2018. 

     

    Non esiste difatti solo un fascismo, quello storico, quello sconfitto dalla storia 73 anni fa, esistono i fascismi, quelli di ogni tempo, quelli che oggi si possono declinare come razzismo, odio, semplificazione della realtà, revisionismo.

    Quando spari a dei cittadini inermi esclusivamente perché hanno un colore della pelle diverso dal tuo sei fascista, quando violenti una donna tu sei fascista, quando sbeffeggi la memoria delle vittime dell’odio razziale, è quello il fascismo, è la violenza al posto del dialogo, è la forza al posto della storia.

     

    Non dobbiamo però avere paura dei fascisti, dobbiamo avere paura dell’indifferenza, della superficialità, dell’ignoranza.

     

    La cultura, la consapevolezza, la conoscenza riscattano sempre da ogni forma di sopraffazione e di dittatura. Questo è il messaggio che Benedetto Renato Fabrizi diffondeva tra i suoi compagni di lotta in quel lontanissimo 1930; questo è l’insegnamento che trassero quei partigiani che sui monti con una mano reggevano un fucile e con l’altra un libro. La Lotta di Liberazione infatti fu anche uno straordinario esempio di alfabetizzazione e di conoscenza. La conoscenza e la consapevolezza sono e saranno sempre arma contro ogni forma di privazione, d’iniquità, d’illiberalità, di fascismo insomma.
    La sopraffazione del più forte sul più debole si alimenta nel mare sempre più vasto del disagio e il nostro Paese lo sta vivendo, pur non essendo il fulcro di questa spirale di crisi perché l’onda nera, intollerante, fascista, si sta allargando in tutto il mondo.

     

    Alcuni tentano di far diventare ossatura delle nuove società il disagio e l’ingiustizia, facendo prevalere l’interesse di pochi sulle disgrazie di molti  e non dobbiamo temere di fare autocritica: le politiche, i governi, le istituzioni traggono linfa vitale dal confronto con i cittadini.

    Solo con l’ascolto, il dialogo, l’accoglienza si può trovare una soluzione e badate bene questo vale anche per tutti quei cittadini che si disinteressano della vita della comunità.

     

    Nel vuoto di valori, crescono il fascismo, il nazismo e il razzismo. Essi sono presenti in Italia, come in Polonia, in Ungheria, in Austria e molti altri Paesi:  si appropriano in modo falso e subdolo della parola popolo, termine che per sua natura è inclusivo, pacifico e accogliente. Cercano di mettere in contrapposizione un popolo contro l’altro, rifiutando e reprimendo chiunque non la pensi come loro. Per i fascisti “l'altro” è il nemico. La Costituzione, la Dichiarazione dei diritti universali dell’uomo ci sanciscono che “l'altro” è il compagno, inteso come cum panis, colui con cui si spezza il pane.

    Occorre una vasta operazione culturale per capire il perché stanno allargandosi forme di violenza, bisogna capire cosa succede nella pancia del Paese, non possiamo rassegnarci alla vittoria della paura, di un’Italia che sta scivolando verso la sua separazione morale e sociale.

     

    Un paese che ha sofferto le migrazioni come il nostro non può tacitamente accettare, o peggio giustificare, che chi cerca, come è sempre accaduto nella storia dell’uomo, poiché ne è insito nel dna, un futuro, una speranza, venga emarginato, relegato ai margini della società in una lotta per la sopravvivenza tra penultimi e ultimi: il messaggio ai cittadini americani era netto, gli italiani sono straccioni, sporchi e violentatori. Quelle stesse etichette che alcune forze politiche, mass media, la rete cercano oggi di inculcarci nei confronti di chi vede nell’Italia e nell’Europa una nuova terra dove costruire le sue nuove radici.

    Il processo migratorio è inarrestabile e deve quindi essere governato ma la risposta non può essere la chiusura in un ghetto in frattura con il territorio perché è probabile che si inneschi un processo di malavita e la nostra malavita li usa contro di noi, i migranti si potevano distribuire nel territorio, istruirli, utilizzare le loro professionalità, integrarli e al tempo stesso chiedere loro di capire e rispettare le nostre regole, questo è stare in una comunità, è una discussione complessa ma deve essere fatta.

     

    Questa spirale bisogna spezzarla perché altrimenti non avremmo imparato nulla e rispetto al passato abbiamo un’arma in più grazie alla quale, noi piccoli uomini di fronte alla storia, possiamo vedere più lontano, sollevati sulle spalle dei giganti che si chiamano padri costituenti e che delinearono un’Italia senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali.  

     

    Andremo avanti, con il loro insegnamento, per un mondo più libero e giusto. Le differenze da sempre sono strumento di crescita e ce lo hanno dimostrato coloro che per 20 lunghi mesi accantonarono le divergenze politiche: comunisti, socialisti, cattolici, anarchici, liberali, monarchici e persone che non avevano un credo politico definito, ma un solo ideale: la libertà.

    E ce lo hanno ribadito, ancor più forte, proprio chi trascrisse quei 139 articoli che ci permettono oggi di essere ciò che siamo, una Repubblica democratica, parlamentare, antifascista, dove la sovranità appartiene al popolo.

     

    C’è sicuramente una crisi della politica e dei partiti che sono passati dall’essere una speranza di un domani migliore a sobillatori che soffiano sulle paure,  c’è però una grande rete di donne, di uomini, di associazioni, di studenti, di lavoratori che brandiscono la bandiera della memoria per costruire un domani migliore, e non dimenticano che l’Italia non sarebbe ancora unita se, pur essendo corresponsabili di quella guerra voluta dai nazifascisti, hanno potuto trattare alla pari con i vincitori avendo avuto un unico merito, il più grande movimento di Resistenza in Europa.

  • La cultura, la consapevolezza, la conoscenza riscattano sempre da ogni forma di sopraffazione e di dittatura. Questo è il messaggio che Benedetto Fabrizi, detto Renato, diffondeva tra i suoi compagni di lotta in quel lontanissimo 1930; lo stesso messaggio che oggi è il filo conduttore del Premio Nazionale ANPI a lui dedicato. La conoscenza e la consapevolezza dei valori scolpiti nella nostra Costituzione repubblicana, sono e saranno sempre arma contro ogni forma di privazione, d’iniquità, d’illiberalità, di fascismo insomma. Non esiste difatti solo un fascismo, quello storico, quello sconfitto dalla storia settantatré anni fa, esistono i fascismi, quelli di ogni tempo, che oggi si possono declinare come razzismo, odio, semplificazione della realtà, revisionismo. I valori che animarono gli antifascisti e la Resistenza rimarranno eterni, almeno fino a quando ci saranno uomini e donne che difenderanno la nostra Costituzione: con il proprio lavoro, con le proprie passioni e le battaglie collettive.  Il Premio Fabrizi racconta queste storie. Questi concetti sono stati riaffermati sul palco del Campana dal partigiano Aldo Tortorella e dal conduttore tv Diego Bianchi, in arte Zoro. I nuovi resistenti oggi sono coloro che si battono contro i soprusi, le prepotenze, l’umiliazione di chi ha meno e per la democrazia, l’unica arma in grado di garantire pari opportunità e uguaglianza. La libertà e la democrazia non sono conquiste concluse, ma esse sono una realtà che deve essere costruita e difesa giorno dopo giorno. I disvalori del fascismo che conquistano spesso i giovani di oggi più superficiali o che si sentono esclusi e ai margini della vita comunitaria, devono e possono essere denunciati e combattuti, facendo di questi una narrazione ogni giorni, tutto l’anno, non solo in occasione delle ricorrenze. Questo è il terreno su cui si batte Paolo Berizzi, giornalista di Repubblica; per aver raccontato il fascismo che si credeva finito nel ’45 ma che molti portano ancora a modello nelle loro battaglie politiche, Berizzi ha subito numerose minacce ed è stato posto sotto protezione da parte della Procura di Bergamo. Berizzi però continua la sua campagna d’informazione, ribadendo il proprio impegno anche da Osimo. Sulla stessa linea gli altri premiati: dal pronipote di Matteotti Maurizio Fabbri al complesso musicale Sambene. In conclusione diciamo che il Premio Fabrizi ha riscosso grande apprezzamento sia da parte del pubblico che ha gremito la sala del Campana, sia da parte della presidente nazionale Carla Nespolo e del direttore di Patria Indipendente Gianfranco Pagliarulo, presenti entrambi, i quali hanno apertamente dichiarato il loro entusiasmo per la manifestazione apprezzandone in primis la “laicità”, la sobrietà, la qualità rispetto a toni osannanti, manifestazione che comunque coerentemente rende giustizia ai temi, ai valori che celebra.

    Al Fabrizi, alla sezione ANPI di Osimo e all’ANPI provinciale di Ancona, la presidente e il direttore hanno tenuto a sottolineare la possibilità concreta di un maggiore impegno nel premio per parte propria, un impegno atto ad ampliare il significato di nazionale di una manifestazione che pure già vanta estimatori ovunque.    

  • Quattordici edizioni di grande cultura, quattordici anni di memoria e di messaggi netti contro i fascismi di ogni tempo. E’ questo e molto altro il Premio Nazionale “Renato Fabrizi” che la sezione ANPI di Osimo ha tenacemente voluto a partire dal 2004, dapprima con un carattere locale, e che oggi invece il Comitato Nazionale ha ritenuto di dover valorizzare ancora di più diventandone protagonista egli stesso. L’impegno profuso negli anni dalla sezione per portare i maggiori interpreti delle nuove forme di Resistenza, con lo sguardo sempre rivolto ai valori che la Lotta di Liberazione prima e la Costituzione poi hanno indelebilmente scritto nel dna di questo Paese, è oggi rinnovato con i sei emeriti che Anpi Nazionale, provinciale e locale premieranno domenica 22 aprile nella cornice di Palazzo Campana.

    Sul palco a partire dalle 17.15 saliranno: Aldo Tortorella, partigiano, intellettuale, giornalista e già direttore dell’Unità dal 1970 al 1975, voce dei lavoratori e degli umili già dagli anni dell’occupazione nazifascista di Genova quando organizzò la propaganda e la lotta armata tra gli operai della zona di Ponente della città  e Francesca Laura Wronowski che per sua stessa ammissione è nata con l’antifascismo in corpo essendo nipote del deputato socialista, assassinato dal regime, Giacomo Matteotti.

    Diego Bianchi, in arte “Zoro”, è sicuramente il personaggio più noto al grande pubblico per saper ben coniugare i linguaggi contemporanei, i tempi che si accorciano fino a diventare tweet, con l’esigenza di narrare la realtà, quella delle grandi crisi industriali, delle periferie, senza dimenticare gli ultimi, i migranti.

    Paolo Berizzi, di mestiere giornalista, racconta attraverso le colonne di Repubblica e dei suoi libri il diffondersi della galassia nera, il fiorire di formazioni, fuori dal tempo e molto spesso dalla realtà, che si richiamano ad un passato sconfitto e che oggi si cela dietro il razzismo più becero. Per questo suo impegno Berizzi ha ricevuto innumerevoli minacce da gruppi di estrema destra ed è stato messo sotto tutela dalla Prefettura di Bergamo.

    A nome di tutti i comuni che hanno modificato le norme per la concessione di spazi pubblici vietandole di fatto a chiunque non si riconosca nei principi costituzionali propagandando invece idee fasciste, razziste, illiberali, xenofobe ed omofobe sarà premiato il sindaco di Chiaravalle Damiano Costantini.

    Infine un riconoscimento ai Sambene, giovane gruppo folk nato all’interno dell’accademia dei cantautori di Recanati, il cui primo album uscirà il prossimo 24 aprile e attraverso le loro note ci porteranno lungo i “Sentieri partigiani” per tramandare le gesta di giovani donne e uomini delle Marche che si sono sacrificati per donarci la libertà e la democrazia.

    Per rimarcare il nuovo cammino del “Fabrizi” sarà presente il direttore del giornale dell’Anpi, “Patria indipendente”, Gianfranco Pagliarulo e concluderà la manifestazione la presidente nazionale Carla Nespolo. A condurre la serata sarà Maurizio Socci di E'tv Marche.

LOCANDINA

AD OSIMO


 

  

 

 

 

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