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  • E' mancato anche Guido. Se ne va con lui un pezzo di storia osimana: quella che la storia locale, a volte, sottace. Quella storia che parla di lotte per la libertà, quella che parla dei lavoratori e dei contadini, del proletariato urbano e rurale, del loro sacrificio, della loro miseria materiale ma non morale, delle loro lotte senza le quali questo Paese sarebbe oggi meno civile.

    Un pezzo di storia che parla di tante battaglie in Consiglio comunale quando questo era il vero fulcro dell'attività amministrativa cittadina e dove le idee erano al centro del dibattito politico e ognuno sapeva da che parte stare, laddove, soprattutto, si condividevano grandi ideali quali l'antifascismo e la Costituzione tanto da riconoscersi tutti nell'Arco Costituzionale. Quei consigli comunali che cavarono fuori Osimo dalle rovine della guerra.

    Addio Guido. Ci mancherai, e ci mancherà la tua capacità nel guardare al mondo, capirlo, indicandoci la strada migliore 

     

    ANPI OSIMO

     

       

  • Cosa spinse migliaia di uomini e donne, spesso giovanissimi, ad aderire, a fascismo caduto, alla Repubblica sociale di Salò? Lo fecero per un’estrema convinzione ideale, per patriottismo, per fede nel Duce, certo; ma anche per “proteggere la famiglia”; “per non perdere il posto”; “per evitare l’internamento ideale”, come emerge dal campione di motivazioni riportato da Mario Avagliano e Marco Palmieri inL’Italia di Salò 1943-1945, edito da Il Mulino. Un saggio rigoroso che fa i conti con questi italiani che decisero di combattere dalla parte sbagliata, per mettersi, dopo il Ventennio, e i disastri della guerra, ancora una volta al servizio di Mussolini.

    A lungo la Rsi fu un tabù per gli studi storici. Da un lato i reduci diedero vita a una storiografia spesso di parte o apologetica. Nel campo antifascista si negò ogni dignità a coloro i quali, dopo l’8 settembre, militarono nella rifondazione fascista: i fascisti, durante la guerra civile, li avevano etichettati come banditi, fuorilegge e animali. Ma a pesare, nella valutazione del campo antifascista, c’erano le indicibili violenze di cui gli aderenti alla Rsi si macchiarono contro la popolazione civile e i partigiani nel crepuscolo della loro esperienza. Avagliano e Palmieri mettono in fila le impressionanti cifre, tratte dall’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia 1943-45: furono uccisi 23662 civili per un totale di 5626 episodi violenti e criminali. A questa macabra contabilità i militari della Rsi contribuirono nella misura del 20 per cento.

    Ora l’approccio degli autori è scientifico e cerca di fornire delle risposte con una prospettiva storica. «Perché molti giovanissimi compirono quella scelta, che tipo di esperienza vissero sotto le armi coloro che combatterono per Salò, cosa sapevano della Resistenza, e come la giudicavano?»: una congerie di motivazioni che Giorgio Bocca definì, con un’espressione icastica, «la pentecoste dei diversi». Quindi questo libro è anche un’indagine sugli italiani. «Ritornato dalla Francia quale fuoriuscito ritenni opportuno – confessa Luigi, classe 1892, di Lumezzane – aderire alla Rsi perché avevo otto figli e mi si disse che solo con l’iscrizione avrei potuto trovare il modo di sostenerli».

     

     

  • Leggiamo dalle cronache che nelle amministrative ultime, nel comune di  Sermide e Felonica in terra virgiliana, la lista neofascista “Fasci italiani del lavoro”, con tanto di fascio littorio nel simbolo, ha fallito l’obbiettivo di un seggio in Consiglio comunale di quelle due città aggregatesi.   Il fatto che quella lista non sia rappresentata nelle Istituzioni ci consola ma di certo un successo quei personaggi lo hanno colto. Hanno cioè colto il successo di far apparire il fascio littorio sulla scheda elettorale. Il fatto che dopo un decennio di tentativi si permetta ad un gruppo maniifestatamente fascista, nel linguaggio e nella simbologia, di mettere quei contrassegni che rappresentano la devastazione morale e civile e materiale dell’Italia, su una scheda elettorale che rappresenta la massima espressione dell’Italia democratica e che così tanto è costata a questo Paese, è di per sé emblematico di una nazione che sta perdendo la memoria, di un Paese superficiale governato da una politica devastata e devastante che non ha più punti di riferimento, riferimento che si può trarre solo da un’attenta lettura del passato.

    Se questa repubblica non ricorda più i suoi morti, i suoi Padri, significa non sa più neppure chi è, perché esiste, e soprattutto dove va.

    Giudichiamo quindi con molto favore l’atto della Presidente della Camera On.Laura Boldrini che ha dato il via ad un processo che ha messo in discussione gli autori materiali e, non so quanto inconsapevoli, di quella sciagurata decisione di ammettere, lo ripeto, su una scheda elettorale, il fascio littorio infischiandosene del proprio dovere di garantire la corretta applicazione delle leggi dello Stato.

    Anche un bambino sa che millantare simbologia nazista e fascista è reato, quello di apologia  e, ancor prima, che la Costituzione della Repubblica Italiana vieta la ricostituzione del Partito fascista “sotto qualsiasi forma”(12.a disposizione finale).

    Si eviti prossimamente che dallo scranno che fu del partigiano Gigi Roncada e così in ogni dove, si possa assistere allo scempio di veder seduto qualche soggetto  in aula con la “camicia nera”.

LOCANDINA

AD OSIMO


 

  

 

 

 

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