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  • 73° dell'eccidio di Chigiano Valdiola

    "Le fucilazioni e le fiamme di Valdiola, gli eccidi inumani presso il ponte di Chigiano, tra il turbinio della neve, consumati con le più nefande turpitudini palesanti la tedesca rabbia, per cui "pace e delizia son del mondo in bando" [...]" (da "I caduti per la libertà")


    In quel 24 marzo 1944, mentre a Roma si compiva l'eccidio delle Fosse Ardeatine, trovarono brutale fine anche quattro partigiani osimani al ponte di Chigiano di S.Severino.

    In ricordo di Lelio Castellani, Piero Graciotti, Alessio Lavagnoli e Franco Stacchiotti.

    Appartenenti al distaccamento “Mario” di stanza a Frontale di Cingoli, in pattuglia nei pressi di Valdiola di San Severino. Questo la narrazione del fatto - Le numerose azioni svolte dai partigiani durante i primi mesi del ’44 e il muoversi del fronte con il necessario ripiegamento tattico verso nord, indussero i nazifascisti ad organizzare un vasto piano di rastrellamento nell’intera provincia maceratese e, quindi, anche nella zona del monte San Vicino controllata dai partigiani tanto che Cingoli fu dichiarata repubblica autonoma con un suo prefetto anche se questo non prese mai servizio. Nella giornata del 24 marzo si scatenò la cosiddetta ≪battaglia di Valdiola≫.   Nella tarda notte tra il 23 e il 24, giunse l’allarme di un imminente attacco. Quattro battaglioni misti di fascisti e tedeschi, oltre 2000 unità, armati di mortai, mitragliatrici e fucili mitragliatori, nonché di una radio trasmittente, stavano avanzando tra le montagne provenienti da San Severino Marche. L'allarme scattò ma erroneamente le informazioni davano l'attacco dalla zona di Serra S. Quirico: probabilmente erano i primi scontri a fuoco quelli che vennero uditi.  L’esercito nazista attaccò invece i partigiani su un fronte molto vasto: da Matelica su Braccano, da Castelraimondo su Gagliole e da San Severino su Chigiano. La prima postazione a cadere fu quella di Braccano e a seguire fu la volta di Roti, dove perse la vita il capitano partigiano Salvatore Valerio. La caduta di Roti lasciò scoperta la località di Valdiola.

    A causa della sua posizione geografica, Valdiola non poteva essere difesa da un attacco così massiccio, e non riuscì ad essere avvisata per tempo di quel che stava accadendo intorno. La pressione tedesca era estremamente dura, tanto che l’esercito riuscì ad occupare alcune case di Valdiola e le bruciò, senza fortunatamente provocare vittime civili. Il comandante Depangher ricorda: ≪La lotta è in campo aperto: i boschi nudi, le macchie spoglie, la neve sulle alture, rendono troppo visibile ogni nostro movimento. Eppure grossi nuclei partigiani, con violente azioni di fuoco di armi automatiche pesanti e con improvvisi attacchi ravvicinati con bombe a mano e mitra, attaccano il nemico da tutte le parti. Solo verso le 13 i tedeschi riescono a scendere a valle e ad occupare le quattro case che costituiscono Valdiola≫ (Piangatelli 1985, p.99).
    Sulla collina del Castellano, sopra Chigiano, era impegnato il gruppo Porcarella, comandato dal ten. Agostino Pirotti. Mentre l’offensiva tedesca sul Musone veniva fermata, i partigiani del gruppo Mario avanzarono in contrattacco venendo in aiuto di Pirotti e dei suoi uomini.
    Dopo aver combattuto durante tutto il giorno, a notte ormai giunta, i gruppi Mario, Porcarella e Cingoli riuscirono ad ottenere la ritirata nazifascista. Il tentativo tedesco di disperdere e annientare le bande partigiane della zona del San Vicino fallì fermando momentaneamente l'azione nazifascista. L’esercito nazifascista contò numerosi caduti tra cui il comandante della spedizione. Dall’altra parte si ebbero appunto 12 partigiani feriti, tra i quali il comandante Paolo Orlandini, e 20 morti tra combattenti e civili. Nella battaglia persero la vita cinque uomini del gruppo Porcarella, sei partigiani del gruppo Paolo - Franco Stacchiotti, Piero Graciotti, Lelio Castellani, Giuseppe Paci, Umberto Lavagnoli e Augusto Filippi - che vennero torturati e falciati a colpi di mitra contro il parapetto del ponte di Chigiano e gettati nel sottostante greto del Musone, lì raggiunti furono evirati e "soffocati" con il feticcio raccolto; infine una figura esemplare del battaglione, il russo Josip Dimitrov, fu fucilato presso la frazione di Corsciano.  TRa quelle vittime figurano pure Giulietti di Sirolo e Bondi di Camerano.  Quando furono raccolti i martire del ponte di Chigiano, raccontano i compagni, i cadaveri erano così sfregiati tanto da rendere difficile il loro riconoscimento. (Lelio Castellani fu riconosciuto da una boccetta di brillantina che teneva indosso). tra le altre vittimeI loro cadaveri furono portati a Frontale su una Lancia Flavia requisita al Vescovo di Macerata e lì sepolti fino alla traslazione ad Osimo a Liberazione avvenuta.

  • Anselmi, De Luna, Sagnet: i primi nomi del Fabrizi 2017

    Riprende la sua tradizionale collocazione temporale il Premio Nazionale "Fabrizi" giunto alla XIII edizione: il riconoscimento dell'ANPI sarà in cartellone all'interno delle celebrazioni della Festa della Liberazione e si terrà domenica 23 aprile alle ore 17.30. Il premio, dedicato alla memoria dell'antifascista osimano morto nel 1937, coinciderà non solo con l'anniversario della morte di Fabrizi ma anche con il 70° della promulgazione della nostra Carta Costituzionale ed è rimarcando queste due ricorrenze che stiamo selezionando la rosa degli emeriti. L'intento sarà quello di individuare personaggi che attraverso le proprie opere o il proprio lavoro attuano e difendono quotidianamente i principi della Costituzione dimostrando che quegli articoli, per dirla come Calamandrei, non sono carta morta ma hanno "bisogna di impegno, spirito, di volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità."

    I primi tre ospiti che hanno confermato la propria presenza ad Osimo sono:

     

    Giovanni De Luna, ordinario di storia contemporanea dell'università di Torino, membro del comitato scientifico del programma RAI "Il tempo e la storia" e autore di numerose pubblicazioni su fascismo, Resistenza, passaggio dalla dittatura alla Repubblica e sugli anni di piombo (in particolare dal 1969 al 1979).         

     

    Ricorderemo poi Tina Anselmi, scomparsa lo scorso novembre, orgogliosa di aver dato il suo piccolo contributo alla storia di questo Paese della Resistenza, staffetta partigiana a Castelfranco Veneto, prima donna ministro della Repubblica in un tempo in cui il governo della cosa pubblica era compito prettamente maschile, fino alla difesa della Costituzione e della democrazia a capo della commissione d'inchiesta sulla loggia massonica P2. Il premio alla memoria della partigiana "Gabriella", questo il nome che aveva scelto in quel 1944/45, sarà ritirato dalla sorella Maria.

     

    Yvan Sagnet, giovane scrittore di origine camerunense, appassionato di Di Vittorio, vorrebbe far riscoprire la storia del sindacalista pugliese ai giovani di oggi. Sagnet è giunto in Italia nel 2011 con una borsa di studio, ma i pochi soldi non bastano per completare gli studi all'università di Torino e così è costretto a trasferirsi nelle campagne salentine come bracciante agricolo. Da quella sua esperienza, dove si prodigherà per uno sciopero dei lavoratori agricoli cercando di superare le diversità delle tante culture di origine degli immigrati-braccianti, ne ricaverà un libro di denuncia sul caporalato e sulle condizioni di vita nei campi del Sud Italia.

    Entro breve comunicheremo gli altri due emeriti.

        

     

  • Eletto il nuovo coordinatore regionale ANPI Marche

    Sabato 11 Marzo il Comitato regionale ANPI Marche ha eletto all'unanimità suo coordinatore Lorenzo Marconi Presidente del comitato provinciale Anpi di Macerata; l’elezione é avvenuta  dopo un dibattito introdotto da Claudio Maderloni Responsabile Area Centro dell’Anpi nazionale che ha richiamato gli impegni del recente Congresso nazionale di Rimini (maggio 2016) a cui si aggiungono quelli determinati dagli eventi sismici che hanno colpito una parte rilevante del territorio della nostra Regione che pongono anche all’Anpi la necessità di svolgere un ruolo di sostegno e di condivisione dello sforzo delle popolazioni per la ricostruzione del tessuto civile, sociale ed economico compromesso dal sisma.

    Una situazione già pesantemente condizionata dalla persistenza di una crisi economica, sociale e morale del nostro Paese che tra le molte conseguenze favorisce il riaffiorare di ideologie fasciste e razziste che insieme a risorgenti spinte nazionaliste stanno condizionando il futuro stesso di un’Europa inclusiva e democratica ma che, non possiamo dimenticarlo, si sono espresse nella nostra Regione con episodi di violenza anche letale.

    Il Comitato ha evidenziato la necessità di migliorare ulteriormente il coordinamento delle Anpi marchigiane avviato dai precedenti coordinatori per sollecitare e stimolare un’adeguata azione politica e culturale nella scuola, nei mezzi di comunicazione, nelle Istituzioni perché la memoria e l’esempio delle donne e degli uomini che hanno, con il loro impegno e sacrificio, posto le fondamenta per la libertà e la democrazia del nostro paese continui ad essere riferimento essenziale per quanti non si rassegnano e vogliono raccoglierne il testimone insieme alle giovani generazioni per riaffermare i valori dell’antifascismo e dell’impegno civile per l’attuazione della Costituzione.

    Il Comitato regionale ha infine augurato buon lavoro a Lorenzo Marconi e ringraziato Leonardo Animali per l’impegno profuso e per la riaffermata disponibilità a lavorare per rafforzare e dare nuovo impulso al Forum permanente tra le associazioni antifasciste e partigiane e gli Istituti di storia delle città adriatiche e ioniche.