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  • I soldi non sempre giustificano,

    Quando mi ritrovo davanti ai giovani, nelle scuole, tra le cose che cerco di far comprendere ai miei piccoli o meno piccoli interlocutori è questa: perché comprare ed esporre simboli, peggio tatuarsi a pelle che rappresentano violenza, morte ma che soprattutto rappresentano la sconfitta? Nel proseguo dei miei interventi spiego a chi mi sta davanti che quei simboli rappresentano la vittoria dei forti sugli inermi, su chi aveva poco da opporre alla violenza delle armi se non le ragioni della libertà e della democrazia. Eppure, davanti a queste ragioni, davanti alla forza delle grandi democrazie e dell'Unione Sovietica, quella potenza finì suicida. 

    Siamo d'accordo che togliere quegli oggetti dal mercato può danneggiare chi commercia in questi inverecondi cimeli ma non sempre tutto può essere giustificato con i soldi.

    Di seguito il pezzo di repubblica.it in merito alla acclarata volontà di impedire uno scempio alla memoria di questo Paese che troppo spesso dimentica di ciò che "ha mangiato il giorno prima".

                                                                                                                                                                                                                 Armando Duranti

    "Vietare i gadget fascisti". L'iniziativa della Regione Emilia-Romagna

    Votata una risoluzione che chiede di considerare un reato di apologia la vendita dei cimeli. La destra contraria, i grillini si astengono. Fiano (Pd): carcere per trasgressori.

     

    BOLOGNA - Magliette, accendini, sino alle bottiglie di vino con la faccia di Mussolini e Hitler. La sinistra in Emilia Romagna dice basta ai souvenir del Ventennio: è apologia del fascismo. In Regione è stata approvata la risoluzione, con i voti favorevoli  di Pd, Sel e AltraEr. Contrari i gruppi di Lega Nord, Forza Italia e Fdi-An mentre si è astenuto il gruppo M5s. Il provvedimento prevede l'estensione del reato di apologia del fascismo "anche alla vendita e diffusione di gadget con immagini del regime".

    Nella risoluzione si chiede alla Giunta regionale "di intervenire nelle sedi opportune affinché il reato di apologia del fascismo sia esteso anche alla vendita e diffusione di gadget e oggetti con immagini del regime fascista e nazista e venga inserito nel codice penale, consentendo così la repressione dei reati legati alla riproduzione di atti, linguaggi e simboli del nazifascismo".

    A giudizio di Nadia Rossi (Pd), prima firmataria dell'atto, è importante "dare un segnale contro la banalizzazione della storia e del male rappresentato dal totalitarismo fascista, perché la memoria non può venire offuscata da mere logiche commerciali". Dal canto proprio l'esponente della Lega Nord, Massimiliano Pompignoli ha criticato l'atto di indirizzo perché "utilizza l'estensione del reato di apologia di fascismo come pretesto per colpire i commercianti di Predappio che vivono del commercio di gadget".

    Bottiglie di vino, accendini, magliette e chi più ne ha più ne metta: sono tanti i gadget-souvenir che esaltano il periodo fascista e nazista e, ovviamente, Mussolini e Hitler. Anche in Romagna non mancano bancarelle e vetrine allestite appositamente per i nostalgici, una circostanza che pochi giorni fa ha fatto infuriare due turisti americani di religione ebraica in vacanza in Riviera. Per questo motivo il sindaco di Rimini Andrea Gnassi chiede che il Parlamento faccia un emendamento alla legge Scelba, per far sì che il reato di apologia di fascismo sia applicabile anche al commercio di questi oggetti.

    La Repubblica.it del 27 luglio 2016                                                                                                                                                            senza firma

  • La liberazione di Osimo

    6 luglio 1944. Un giorno di gioia per il nostro territorio. Il nazismo in rotta ammaina le proprie insegne e scappa con quello che rimane del fascismo visto che gia' da un po' di giorni i gerarchetti locali hanno lasciato in tutta fretta la citta'. Ma il disastro umano della guerra non compi' in quel giorno il suo destino. Fino al 18 successivo fu un susseguirsi di lotte furibonde che non risparmiarono 150 tra uomini e donne, tra bambini ed anziani osimani o rifugiati. Molti italiani del CIl e molti soldati polacchi e patrioti osimani s'immolarono lungo le anse ed i flutti del Musone. I partigiani gia' da tempo avevano offerto le proprie giovani vite. Un costo alto quello pagato dagli osimani, un costo ripagato con un'Italia libera, in pace e con una formidabile Costituzione che ha garantito fino ad oggi l'esercizio democratico.

     

  • Comunicato del sindaco di Osimo nel 72' della Liberazione

     

     

    Il sindaco di Osimo Simone Pugnaloni e l'intera Amministrazione civica celebrano oggi, 6 luglio 2016, il 72° anniversario della Liberazione della città dall'occupazione nazifascista, il ritorno alla libertà ed alla democrazia dopo un Ventennio di soprusi e violenze sul popolo italiano e sugli stessi osimani, tra i quali ricordiamo Renato B. Fabrizi, Mario Ambrogetti, Luigi Fiordelmondo, l'artista Luigi Bartolini, la famiglia Luna e tanti altri. In quel giorno, salendo da Via Cialdini e da Porta Vaccaro, facevano il loro ingresso in una città già liberata dai partigiani del gruppo Riccio e della Brigata Basso Musone della quinta divisione Garibaldi, le truppe polacche del gen. Wladyslaw Anders. La liberazione di Osimo fu molto più che un'azione militare. La liberazione di Osimo, da un punto di vista politico, rappresentò anche la presa di quella che, fin dall'ottobre 1943, fu di fatto la capitale delle Marche come citato dalle cronache del tempo.
    L'Amministrazione ricorda come quel 6 luglio 1944, da molti atteso allora come atto definitivo di guerra, in realtà divenne l'inizio di uno dei fatti di guerra più importanti per il nostro Paese, combattimenti feroci che accelerarono la caduta della Linea Gotica. Ma la pena della guerra s'infranse sulla nostra città fino al 18 luglio successivo. Diciotto tra partigiani e patrioti caduti, circa 150 vittime civili, decine di internati militari nei campi tedeschi e Annita Bolaffi, ebrea, finita nei forni di Auschwitz, sono il costo che la città pagò affinché si producesse quel bene prezioso rappresentato dall'Italia libera e democratica, cui oggi dobbiamo la nostra crescita civile ed economica e che la Costituzione, nata dall'antifascismo e dalla Resistenza, continua a garantire. 

    Osimo ricorda affinché mai più si ripetano quegli orrori

  • Celebrati i Martiri di Chigiano.

    In questi giorni l'Europa è, come non mai, messa in discussione nei suoi valori e nelle sue radici: è da Valdiola che rilanciamo con forza l'idea che la vera unione dei popoli europei nacque nelle montagne dove combatterono i partigiani. Erano accomunati tutti dal medesimo intento e da una stessa ambizione: quella della pace, della libertà e della democrazia. Ne fu un esempio il battaglione Mario, operante nelle valli attorno a S.Severino Marche, forse una delle formazioni piu' composite di tutta la regione, dove combatterono fianco a fianco italiani, inglesi, slavi, russi ma anche cattolici, ortodossi, ebrei e tanti altri. Anche per questo domenica scorsa abbiamo rinnovato il nostro ricordo dei 4 osimani trucidati al ponte di Chigiano di S.Severino, che assieme ad altri tre combattenti del Btg. Mario, furono vittime della ferocia nazifascista il 24 marzo 1944. 
    A Lelio CASTELLANI, Piero GRACIOTTI, Alessio LAVAGNOLI, Franco STACCHIOTTI