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  • Quella sentenza non ci soddisfa perché non fa chiarezza.

    La sentenza di lunedì 18 ultimo scorso che messo una pietra tombale sulle elezioni amministrative di Osimo del 2015, nonostante ribadisca fondamentalmente il risultato elettorale che vide a suo tempo la vittoria del candidato PD Pugnaloni su Latini delle Liste Civiche, non ci soddisfa appieno.

    Noi non siamo uomini di Legge ma, a nostro sindacabile giudizio, quelle motivazioni, pur seguendo ad altre nel genere, ribadiscono il cosiddetto "voto rafforzativo. Da parte nostra sosteniamo invece che "tutti i voti hanno lo stesso valore" e che non esistono, e neppure possono esistere, voti di serie A e voti di serie B.

    Quella sentenza neppure chiarisce il confine tra il cosiddetto "voto rafforzativo" e il ben più grave e rilevante penalmente "voto di scambio".

    I regolamenti parlano di un segno o di una croce sul lato del candidato prescelto dall'elettore e, a meno di preferenze, le norme non parlano d'altro. Non dicono che bisogna scrivere il voto del candidato su un testo già stampato sulla scheda; ne parlano di dover scrivere altri nomi o titoli, specie per i ballottaggi dove i candidati sono solo due.

    A parer nostro  ribadiamo che qualsiasi elemento scritto che esuli da un segno o una croce è a rischio "voto di scambio" e che, come tale, perlomeno in sede di seggio elettorale, vada quanto meno contestato.

    Dovrebbero pure essere  annullati i segni ulteriori come, ad esempio, i segni su due o più simboli alternativamente visti a suo tempo su più schede al ballottaggio.

    Ritornando al ragionamento principale, partendo da questa esperienza, credo ci corra l'obbligo morale d'investire della questione la nostra organizzazione che si sta avviando all'importante fase congressuale, affinché la stessa intervenga presso la politica parlamentare per porre la parola fine a sproloqui come quello del "voto rafforzato" o che definisca, come dicevamo sopra, quantomeno quali elementi evidenzino sulla scheda il tentativo di voto di scambio. La democrazia si regge sulle libere elezioni dei rappresentanti del popolo. Le elezioni possono essere dichiarate libere e democratiche in virtù di due elementi fondamentali: la chiara volontà dell'elettore e la segretezza del voto stesso. Se dei due elementi uno viene meno non c'è libertà, non c'è democrazia. Ricordiamo le "libere" elezioni del 1924 di "fascistica" memoria, quando la segretezza del voto fu data alle ortiche e ciò che accadde a quelli che lo storico maceratese Matteo Petracci nel suo libro li fa definire "pochissimi inevitabili bastardi". 

    L'appello a fare definitivamente chiarezza in Parlamento lo rivolgiamo in primis ad una persona a noi molto cara e amica Lei stessa dell'ANPI Osimo: la Presidente della Camera on. Laura Boldrini.