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  • In Toscana, sabato scorso 19 settembre, si è svolto il secondo Raduno Regionale dell'ANPI Toscana., conla presenza del ns.Presidente Nazionale Smuraglia , la vice-presidente della Camera e varie altre autorità.
    Dallo scorso anno la Presidenza Regionale Toscana, colloca il raduno regionale in una delle località dove avvenne una strage di civili,  abbiamo iniziato nel 2014 a Sant'Anna di Stazzema e quest'anno abbiamo scelto quella del Padule di Fucecchio dover, nell'agosto 1944, vennero uccise 175 persone, in massima parte donne e bambini.
     
    La zona comprende ben 5 comuni (tre della provincia di Pisttoia e due di Firenze); eallora era veramente una zona paludosa e tanti vi si erano rifugiati per sfuggire a cannoneggiamenti e rastrellamenti. NON ci erano formazioni partigiane.....
    la sezione fiorentina "Rigacci"  ha scattato un po' di immagini della manifestazione del 19 scorso,  e le ha inserite in internet
    le puoi trovare qui:
    https://goo.gl/photos/wn4c4MoNjM2eB3U58
    Buona visione
    la segreteria ANPI Regikonale Toscana

     

  • Alle 19,42 dell'8 settembre 1943, in un annuncio radiofonico il Capo del Governo marescaillo Badoglio, comunicava l'armistizio italiano con le potenze Alleate. Il testo era il seguente:
     
    Il governo italiano, riconosciuta l'impossibilità di continuare l'impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta.Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventualiattacchi da qualsiasi altra provenienza".
     
    Un'ora prima, alle 18.30, dai microfoni di Radio Algeri il generale Dwight D. Eisenhower, l'aveva annunciato al mondo. Per gli Italiani iniziavano i "giorni delle scelte, ovvero quella crisi armistiziale ove ognuno dovette fare la sua scelta: chi restare fedele alla vecchia alleanza con il nazismo, chi reagire contro il vecchio alleato, chi darsi alla macchia, chi sopportare in mano altrui il resto della guerra restando fedele al giuramento prestato. Sono giorni terribili.come quelli della Divisione Acqui a Cefalonia, di cui stiamo pubblicando una ricostruzione del 1945, e come di tanti altri italiani in Italia ed all'estero.

    Intanto gli Alleati sbarcavano a Salerno, eludendo le difese italo-tedesche creando il massimo dell'incertezza e della confusione. Lo sbarco non fu un successo: ad un certo punto la reazione tedesca fu tale che il VI Corpo d'Armata USA stava per reimbarcarsi. La spinta supplettiva tedesca non ci fu e gli Alleati rimasero a terra. Iniziava un nuovo capitolo della Campagna d'Italia, che coicideva con l'inizio della guerra di Liberazione per noi Italiani

  • Alle 19,42 dell'8 settembre 1943, in un annuncio radiofonico il Capo del Governo marescaillo Badoglio, comunicava l'armistizio italiano con le potenze Alleate. Il testo era il seguente:
     
    Il governo italiano, riconosciuta l'impossibilità di continuare l'impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta.Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventualiattacchi da qualsiasi altra provenienza".
     
    Un'ora prima, alle 18.30, dai microfoni di Radio Algeri il generale Dwight D. Eisenhower, l'aveva annunciato al mondo. Per gli Italiani iniziavano i "giorni delle scelte, ovvero quella crisi armistiziale ove ognuno dovette fare la sua scelta: chi restare fedele alla vecchia alleanza con il nazismo, chi reagire contro il vecchio alleato, chi darsi alla macchia, chi sopportare in mano altrui il resto della guerra restando fedele al giuramento prestato. Sono giorni terribili.come quelli della Divisione Acqui a Cefalonia, di cui stiamo pubblicando una ricostruzione del 1945, e come di tanti altri italiani in Italia ed all'estero.

    Intanto gli Alleati sbarcavano a Salerno, eludendo le difese italo-tedesche creando il massimo dell'incertezza e della confusione. Lo sbarco non fu un successo: ad un certo punto la reazione tedesca fu tale che il VI Corpo d'Armata USA stava per reimbarcarsi. La spinta supplettiva tedesca non ci fu e gli Alleati rimasero a terra. Iniziava un nuovo capitolo della Campagna d'Italia, che coicideva con l'inizio della guerra di Liberazione per noi Italiani

  • L’8 settembre 1943 non è una data qualsiasi del calendario della memoria dell’Italia. Settant’anni fa l’annuncio dell’armistizio segnò davvero una svolta, aprendo la strada al riscatto di una nazione che aveva conosciuto vent’anni di dittatura fascista, la soppressione delle libertà politiche e civili e le leggi razziali, e si era alleata con la Germania di Adolf Hitler.

    Anche in questo anniversario, si è parlato troppo poco della vicenda dei circa 650 mila internati militari italiani che rifiutarono di aderire alle SS tedesche e poi all’esercito della Rsi del redivivo Mussolini, pagando la loro scelta con il campo di concentramento, il lavoro obbligatorio e, a volte, con la morte, a seguito degli stenti, delle malattie, della fame o del comportamento brutale dei carcerieri tedeschi.

     Eppure la loro fu una scelta di resistenza, un tentativo di salvare l’Italia, di non farla tornare ad essere “una semplice espressione geografica”, restituendole un ”governo democratico”, come chiarisce uno di loro, il sottotenente friulano degli Alpini Giovanni Malisani, in una pagina del suo diario dell’epoca, che sarà presentato il prossimo 20 settembre a Udine.

    Un’altra storia poco conosciuta è quella dei militari italiani prigionieri nei campi degli Alleati che all’indomani dell’armistizio decisero, non senza difficoltà ed ostacoli da parte degli angloamericani, di cooperare alla lotta per la libertà. Così commentava la fine della guerra uno di loro, il calabrese Antonino Corigliano, da un campo di prigionia in India, nel suo taccuino pubblicato dal figlio Gregorio (I diari di mio padre 1938-1946, Luigi Pellegrini Editore): “Le forze del bene hanno trionfato su quelle del male, schiacciando i serpenti che, con le loro spire, tentavano di stritolare le potenze amanti della pace, del lavoro e della libertà. Ed a fianco di questi popoli forti e vittoriosi, ha marciato in 20 mesi di lotta il popolo italiano, togliendo una parte di quel fango che ci era stato gettato, da parte di un regime d’oppressione e di falsità”.

     

    È proprio grazie agli internati militari, ai cooperatori, alle forze armate del ricostituito esercito italiano del Regno del Sud, ai deportati politici e, naturalmente, ai partigiani (tra i quali ci furono tantissimi ebrei), che l’8 settembre non fu la data della vergogna o della morte dell’Italia, bensì della sua rinascita.

    Ma l’armistizio, come ha sottolineato giustamente Anna Foa, a seguito dell’occupazione tedesca e della politica razzista della Repubblica Sociale di Mussolini, nelle regioni del centro-nord segnò anche il tragico passaggio dalla persecuzione dei diritti alla persecuzione delle vite degli ebrei. Alla quale collaborarono molti loro connazionali italiani, così come avevano fatto al tempo dell’applicazione delle leggi razziali. Anche questo va ricordato.

     

LOCANDINA

AD OSIMO


 

  

 

 

 

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