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  • Dopo 70 anni una donna parla per i partigiani osimani

    Ci sono voluti 70 anni ma finalmente il sacrificio delle partigiane e delle staffette osimane è stato celebrato da una donna.

    E' stata Eliana Flamini, componente recente del direttivo della sezione ANPI locale, a rompere il ghiaccio, tra gli applausi dei numerosi cittadini e delle autorità civili e militari che più volte hanno interrotto le sue parole.

    Giovane ingegnere osimana, al compito affidatole dall'ANPI della sua città la Flamini ha risposto quindi in modo convincente e con l'emozione di chi sa di avere una responsabilità importante nonostante il ruolo altrettanto importante di consigliere comunale.

    Queste le parole pronunciate nell'occasione, cui è seguito l'intervento del coordinatore di zona ANPI.

    70 anni fa la il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia ( CLNAI) lanciava l'appello all'insurrezione nei territori ancora occupati del Nord Italia, dopo essersi proclamato: “In nome del Popolo e dei volontari della libertà e delegato del solo governo legale italiano, assumiamo i poteri di governo”.

    L’Italia era quindi liberata dall’occupazione nazi-fascista.

    Come ha ben affermato il nostro emerito Presidente Mattarella: “il 25 Aprile si festeggia la libertà e la speranza conquistate grazie al sacrificio di molte persone, quindi abbiamo il diritto e dovere di conservare e preservare. Grazie ad un moto di popolo, democrazia e libertà hanno vinto, ma vanno difese ogni giorno, quindi non abbassiamo la guardia, ma difendiamo sempre la democrazia", patrimonio di tutto il Paese"

    Con orgoglio ed immenso riconoscimento ricordiamo oggi i nostri caduti partigiani, che combatterono con le armi per riconquistarla, ma insieme ad essi vorrei ricordare le loro famiglie che hanno sofferto per la perdita dei loro cari, spesso lottando senza armi per gli stessi principi ed obiettivi.

    Mi perdonerete, ma da donna ci tengo a ricordare le tante partigiane, ma anche le semplici donne che hanno fatto parte della cosiddetta Resistenza “taciuta”. Quelle donne che, nonostante in quel periodo la mentalità dell’uomo, fascista e non fascista, era comunque quello del figlio della lupa: “le femmine non sanno sparare”, furono comunque importanti. Quelle donne che pur non imbracciando le armi fecero la resistenza, anche solo nascondendo in un fienile un partigiano, o fecero circolare ordini militari dentro i maccheroni nelle drogherie, o più semplicemente dando da mangiare ai partigiani e militanti della Resistenza, partecipando così attivamente alla liberazione dell’Italia”.

    Presto, molto più presto di quanto vorremmo, ma come è naturale che sia, avremo sempre meno ‘voci’, meno testimoni dei campi di sterminio, delle deformazioni. Delle staffette sulle montagne e di tutti gli orrori conseguenti. Non ci sarà più chi ci spronerà e ricorderà come parlare volesse dire rischiare la galera o la morte, ma starà a noi farlo ogni 25 Aprile, ma soprattutto ogni giorno!

    Fondamentale è ricordare che La RESISTENZA NON E’ STORIA PASSATA, LA RESISTENZA E’ IL PIU’ ATTUALE FUTURO e che gli ideali condivisi nella COSTITUZIONE vanno mantenuti vivi ed attivi. La Costituzione non serve se ammuffisce conservata in un angolo della biblioteca, ma deve essere applicata sempre nei suoi valori, discutendone e vivendola insieme.

    Cit. Don Andrea Gallo: ”E’ importante che la Costituzione sia amica e compagna di viaggio, con tutte le revisioni possibili ed opportune. Non si deve avere paura di niente quando l’obiettivo è il BENE COMUNE!”

    E’ bene riflettere se valga davvero la pena dimenticare i sacrifici fatti dai nostri partigiani e da tutti gli italiani della resistenza, calpestare i principi sociali a favore degli interessi economici individuali e ristretti, rinnegare i principi della Costituzione, in nome di un futuro chiamato progresso, che ad oggi sta invece portando vantaggi economici a pochi e fortissima crisi economica e sociale a molti, senza precedenti dal dopoguerra!

    Onoriamo i nostri caduti, i loro sforzi, la loro memoria, RESISTIAMO anche noi oggi come 70 anni fa, ridiamo speranza a questo Paese fieri del nostro passato e fiduciosi del nostro futuro.

    Concludo con un ricordo, che suona come un fortissimo monito, regalatoci durante il Premio Fabrizi da Adelmo Cervi su suo padre ed i suoi 7 fratelli uccisi per mano fascista: ”La mia famiglia non è una famiglia di eroi, ma di cittadini che hanno compiuto il proprio dovere di cittadini quando fu l’ora di difendere la Democrazia e la libertà della nostra Nazione!”
    Onoriamo i nostri caduti, impegnamoci a mantenere l'Italia una Nazione Democratica!

    Eliana Flamini - ANPI Osimo

  • Soddisfazione per il Premio Nazionale Fabrizi


    Una cornice eccezionale la Sala Gialla del Comune di Osimo, sede del più alto grado di democrazia: il Consiglio Comunale.

    Qui si è celebrata l'undicesima edizione del Premio Nazionale Fabrizi ANPI di Osimo: tra emozioni, sentimenti veri, passione e riflessioni fino quasi allo spettacolo.

    Hanno presentato gli ospiti, video molto significativi e mai violenti, che la violenza pure l'hanno ben raccontata, l'hanno condannata con decisione, ma senza mostrarla direttamente perché non c'è bisogno di vedere il sangue scorrere per comprendere un evento di crudeltà , non fosse altro perché siamo ormai abituati a farci scorrere davanti immagini brutali al limite dell'assuefazione.

    Immagini di vita, spesso quotidiana, hanno dato invece l'impressione che, quelle che erano state spezzate con tanta brutalità, fossero vite normali come ciascuna delle nostre ma che sono e rimarranno eccezionali perché, ad un certo punto, si è posto davanti a loro un bivio ed hanno scelto. 

    Un'edizione che lascia soddisfatta l'organizzazione e, a loro detta, ospiti e pubblico.

    Ferdinando dalla Chiesa. Frida Di Segni, Gaetano Azzariti, Adelmo Cervi e Gerardo Severino, hanno tenuto sulle sedie decine di osimani e non con la loro storia, le loro storie, spesso con le lacrime agli occhi, perché è ancora possibile parlare alle menti come al cuore delle persone.

    Grandi assenti giustificatissimi: la sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini che già aveva accettato con riserva e, visti gli eventi, non a torto, e del rabbino capo della Comunità ebraica di Roma Riccardo di Segni per la scomparsa del suo predecessore Toaff.

    Una parentesi particolare è stata la presentazione ufficiale della Scuola Mastri Vasai Auximi che ha donato agli emeriti, a nome dell'amministrazione civica, piatti artistici riprodotti secondo gli studi da loro condotti direttamente su testi locali come Statuti e Riformanze, del periodo Basso-medioevale /Rinascimento.   

    La riflessione con cui chiudiamo anche questo capitolo del Premio Fabrizi è quella che sedi come il Teatro Comunale, pur assicurando una cornice pure straordinaria, lasciano uno "spazio" tra chi racconta e chi ascolta.

    Già a Castelfidardo il Salone degli Stemmi aveva evidenziato come invece luoghi raccolti, pur nella loro straordinaria bellezza, facciano sentire gli ospiti accanto al pubblico e viceversa, ed il messaggio scorra con più naturalezza e incisività.

    Un grazie va al Sindaco Pugnaloni, all'Assessore Pellegrini come alla Presidente del Consiglio che ha ospitato la cerimonia,

    Un grazie alle Forze dell'Ordine che da giorni ci hanno seguito, in particolare all'Arma dei Carabinieri che ha voluto assistere alla premiazione del loro generale Carlo Alberto Dalla Chiesa con la presenza delle massime autorità regionali provinciali e territoriali, al Consigliere regionale Giancarli, agli altri assessori del Comune di Osimo che hanno premiato e, soprattutto al sindaco di San Severino Marche Martini con il quale l'ANPI di Osimo ha da anni stretto un'amicizia straordinaria nel nome dei martiri osimani di Chigiano e di Bruno Taborro oltre che della comune vicinanza alla famiglia Di Segni.

    In ultimo ma non ultima come figura del Fabrizi, per la prima volta è stata assegnata una "Menzione Straordinaria" alla mamma del Premio Fabrizi: la giornalista Chiara Principi. Mamma perché sin dalla prima edizione nazionale Chiara non ha mai limitato la sua opera alla semplicissima presentazione ma ha contraddistinto la sua presenza con domande agli ospiti mai banali: mamma perché, per la seconda volta, Chiara ha risposto all'appello lanciatogli dall'ANPI di Osimo pur essendo in evidente stato di gravidanza.   A Chiara il più grande ringraziamento e augurio per la professione e per la famiglia.

     Chiara Principi, il sindaco di S.Severino Martini, Frida Di Segni e il coordinatore interregionale dell'ANPI Claudio Maderloni

  • IL ricordo ed il saluto di Umberto Voltolina della Fondazione Pertini

    Caro presidente Duranti, nel congratularmi con l'ANPI di Osimo per la riconferma del Premio Fabrizi ,e nel rinnovarvi il patrocinio della fondazione Pertini, ritengo importante ricordare i 25 anni della scomparsa del nostro amato Sandro.

    Il 25 aprile ricorre il settantesimo anniversario della Liberazione.

    Cito Sandro " la Resistenza , a mio avviso, non è un fatto storico a se stante ,ma è stata la continuazione della lotta antifascista. I patrioti che ,sotto la dittatura, si sono battuti forti solo della loro fede e della loro volontà ,partecipano alla lotta armata della Resistenza.

    Nel solco tracciato con il sacrificio della loro vita da Giacomo Matteotti, da
    don Minzoni, da Giovanni Amendola ,dai fratelli Rossellini ,da Piero Gobetti e da Antonio Gramsci sorge e si sviluppa la Resistenza.

    Il fuoco che divamperà nella fiammata del 25 aprile 1945 era stato per lunghi anni alimentato sotto la cenere nelle carceri ,nelle isole di deportazione ,in esilio.............. Mille e mille nomi di patrioti e di partigiani caduti nella guerra di Liberazione o stroncati dalle torture e da una morte orrenda nei campi di sterminio nazisti..........

    Nel secondo Risorgimento protagonista e il popolo.cioè guerra popolare fu la guerra di Liberazione.vi partecipano in massa operai e contadini ,gli appartenenti a quella classe
    lavoratrice che sotto il fascismo aveva visto i suoi figli migliori fieramente affrontare le condanne del tribunale speciale al grido della loro fede.

    Non dimentichiamo che su 5619 processi del tribunale speciale ,4644furono celebrati contro operai r contadini.....

    E saranno sempre figli del popolo a dar vita alle gloriose formazioni partigiane.

    Senza questa lotta ,che inizia negli anni 20 e termina il 25aprile1945 ,non sarebbe stata possibile la Resistenza ,senza la Resistenza la nostra patria sarebbe stata maggiormente umiliata dai vincitori e non avremmo avuto la Carta costituzionale e la Repubblica.........i compagni caduti in questa lunga lotta ci hanno lasciato non solo l'esempio della loro fedeltà agli ideali di libertà e giustizia sociale ,ma anche l'insegnamento di un nobile
    ed assoluto disinteresse, generosamente hanno sacrificato la loro giovinezza senza badare alla propria persona.

    Questo insegnamento deve guidare sempre le nostre azioni e la nostra attività di uomini politici: operare con umiltà e con rettitudine non per noi ,ma nell'interesse esclusivo del nostro popolo.

    Onorevoli colleghi ,questi in buona sostanza i valori politici,sociali e morali, dell'antifascismo e della Resistenza, valori che costituiscono la "coscienza antifascista "del popolo italiano.

    Seduta del 23aprile 1970 del parlamento.

     

                                                                                                                 UMBERTO VOLTOLINA

  • Premio Nazionale Fabrizi. Ecco gli emeriti

    A poco più di una settimana dalla cerimonia di consegna, rendiamo pubblici i nomi che l'ANPI Osimo, in accordo con gli altri enti interessati, ha scelto quali emeriti.

    Ovviamente il numero dei premi è sceso dai nove abituali ai sei di quest'anno. I premi sono attribuiti: alla Memoria, alla ricerca storica, alla saggistica, un premio per i Diritti Umani e l'ultimo quello Speciale.

    Per l'anniversario del 70° della LIberazione d'Italia, il comitato organizzatore ha stabilito, in via eccezionale, di attribuire 2 premi.

    Il primo, ovviamente alla Memoria, è stato attribuito al generale ucciso dalla mafia nel 1982 mentre aveva da 100 giorni assunto l'incarico di Prefetto di Palermo.

    A ritirarlo il figlio Nando, al secolo Ferdinando dalla Chiesa, personaggio noto. Professore universitario dai trascorsi in politica, è oggi impegnato nella lotta antimafia anche come presidente onorario di Libera.  

    Carlo Alberto Dalla Chiesa, l'8 settembre 1943, era di stanza quale carabiniere presso una stazione dell'Arma di S. Benedetto del Tronto. Passò subito a dirigere alcuni GAP nella zona marchigiana, risalendo poi le linee con il Corpo Italiano di Liberazione.

    Altro emerito legato anch'esso alla Resistenza nelle Marche è il medico di origine ebraica Mosè di Segni.

    Fuggito dalla persecuzione razziale del fascismo, si rifugiò a Serripola di San Severino Marche con tutta la famiglia.  Lì fu coperto dall'intera popolazione locale e, data la sua qualifica militare di tenente, entrò nei gruppi partigiani che agivano attorno al Monte San Vicino.

    Durante il terribile scontro del 24 marzo 1944 di Valdiola-Chigiano, in uno scontro fra truppe nazifasciste in azione di rastrellamento e il coraggioso “Battaglione Mario”, battaglione che noi osimani conosciamo bene avendo raccolto i nostri giovani tra i quali i martiri del ponte Lavagnoli, Stacchiotti, Castellani e Graciotti: il capitano Valerio cadde colpito a morte e il tenente Mosè Di Segni prese le redini dei garibaldini riuscendo nell'impresa di respingere il nemico.

    Quell'episodio rappresenta il momento più alto del sacrificio di Osimo per la libertà e a Mosè di Segni l’azione che gli valse la Medaglia al Valor Militare.

    Ritireranno il premio dedicato alla figura paterna, Frida di Segni Russi e uno dei due figli di Mosè ovvero Riccardo oggi Rabbino Capo della Comunità ebraica di Roma. Elio, l’altro figlio che visse con Frida quei momenti, si è trasferito con la famiglia in Israele.

    Per la ricerca storica il premio è stato assegnato al capitano della Guardia di Finanza Gerardo Severino.

    Autore di diversi testi sulla Resistenza delle Fiamme Gialle e sulle deportazioni subite dallo stesso corpo militare, Severino è anche il direttore del Museo Nazionale della Guardia di Finanza,  annoverando diverse onorificenze e riconoscimenti anche oltralpe.

    A lui è dovuta la recente riscoperta della Resistenza della Guardia di Finanza nella terribile battaglia della Bassa Valle del Musone per la liberazione di Ancona e Filottrano.

    La saggistica è stata assegnata ad Adelmo Cervi per il suo libro "io che conosco il tuo cuore - Storia di un padre partigiano raccontata da un figlio" scritto in collaborazione con Giovanni Zucca.

    Adelmo, figlio di Aldo Cervi uno dei più attivi dei sette fratelli martirizzati dai nazifascisti, appartenente alla famiglia icona della Resistenza italiana, gira da anni l’lItalia testimoniando il sacrificio estremo dei propri cari e la forza morale che questo nucleo di contadini ha espresso e rappresentato e che continua a rappresentare.

    Ad Adelmo l'ANPI è particolarmente riconoscente in quanto sarà con noi il prossimo 19 aprile anche se convalescente da un'operazione recentissima per un infortunio subito.

    Il premio per la Difesa dei Diritti Umani è stato assegnato a Giuseppina Maria (detta Giusi) Nicolini, sindaco della straordinaria isola di Lampedusa, meravigliosa non solo per le bellezze naturali che conserva ma anche per i sentimenti di umanità dei suoi cittadini.

    Inutile descrivere il riconoscimento che l'Italia, e quindi non solo l'ANPI, deve a questa sindaco, amministratrice pubblica degna rappresentante delle Istituzioni nate dalla Resistenza.

    Un lavoro, quello della sindaco,  che non si ferma all'emergenza del momento, alla solidarietà verso coloro che fuggono dalle guerre e dalle miserie del continente africano.

    L'impegno ulteriore e gravoso che la Nicolini sostiene nella sua azione amministrativa, è anche quello del richiamo, deciso quanto costante all'Italia, così come all'Europa, all’assunzione di responsabilità rispetto al dramma enorme dell'emigrazione proveniente dall'altra sponda del Mediterraneo.

    Una lotta, quella del sindaco isolano, che assume i contorni di uno scontro contro l'indifferenza, il pregiudizio e l'emarginazione, per la solidarietà e la fratellanza dei popoli.

    In fondo ma non ultimo, nel quadro del dibattito in atto nel Paese sulle riforme istituzionali, l'ANPI , ovviamente schierata senza riserve sul fronte della difesa del dettato costituzionale nato dai suoi sacrifici dei suoi martiri, non può non riconoscere in Gaetano Azzariti, docente, costituzionalista, pubblicista, dirigente dell'Associazione Italiana Costituzionalisti, un valido e deciso oppositore alle false teorie modernistiche di chi, con questa motivazione, propone uno stravolgimento palese dei principi e valori che hanno garantito sin qui democrazia, libertà e sviluppo al nostro Paese.  

    La serata sarà presentata dalla giornalista Chiara Principi di Radio Arancia Network, una figura quella di Chiara ormai accostata anche ai successi di questo premio.

    Ricordiamo ancora che la cerimonia di consegna avrà luogo presso il municipio di Osimo, Sala del Consiglio, anziché al teatro La nuova Fenice, a partire dalle ore 17.30.

    La scelta diversa del luogo rituale, è un tentativo di recuperare il calore, la semplicità del contatto diretto con la platea, fattori questi che resero memorabile l'edizione del 2010 svoltasi nel Salone degli Stemmi di Castelfidardo, edizione quella rimasta nel cuore e nelle menti dei tantissimi presenti.

    Ripartire da lì è anche un auspicio a che il Premio possa ridecollare dopo la pausa del 2014, e possa continuare questo suo straordinario viaggio dentro la parte migliore di questo nostro Paese e proporla ad esempio per tutti.

  • "70° DELLA LIBERAZIONE DI AUSCHWITZ. NO ALLA DEPORTAZIONE DEL MEMORIALE ITALIANO"


     COMUNICATO STAMPA

    "70° DELLA LIBERAZIONE DI AUSCHWITZ. 
    NO ALLA DEPORTAZIONE DEL MEMORIALE ITALIANO" 

    Roma, 9 aprile 2015, ore 14,00  
    Senato della Repubblica, Sala Caduti di Nassiria
    Piazza Madama 11

    Presentazione del documento internazionale 
    per la conservazione in situ del Memoriale Italiano ad Auschwitz.
    E’ nato un Movimento di Resistenza della Memoria 

    La vicenda della paventata rimozione del Memoriale italiano ad Auschwitz assume, sempre di più, aspetti che vanno oltre l’opera materiale e riapre un dibattito sulla Storia, sulla Resistenza, sul Razzismo, sui Diritti Umani, sul valore sociale dell’Arte e un rinnovato concetto di Patria.

    Mentre, in un quadro di indifferenza culturale e per motivazioni mai ufficialmente espresse e ancora non chiare, è emersa una volontà di trasferire l’opera in Italia, si è creato un qualificato e composito Movimento che si oppone allo smantellamento e al trasferimento del monumento.

    Autorevoli Istituzioni quali il Consiglio Superiore dei Beni Culturali del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, oltre settanta parlamentari fra senatori e deputati, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e la Federazione Internazionale della Resistenza, l’Accademia di Belle Arti di Brera, l’Istituto per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea, il Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori, insieme ad organizzazioni non governative accreditate al Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite come Gherush92 e Cobase, l’Associazione Familiari Vittime della Strada, associazioni culturali e di consumatori, decine e decine di accademici, intellettuali, artisti, giornalisti, professionisti, artigiani, studenti, cittadini si sono espressi per il mantenimento, il restauro e la conservazione in situ del Memoriale Italiano e per il suo adattamento e integrazione secondo rinnovati criteri storiografici e museali.

    Una proposta di buon senso che unisce importanti Istituzioni e cittadini. Spinti da retroterra compositi, dai movimenti di lotta partigiana alla incontrovertibile necessità di salvaguardare in situ un’opera d’arte e di testimonianza nazionale della deportazione italiana, i firmatari si sono riuniti in un Appello rivolto ad Istituzioni Internazionali come l’Onu e la Comunità Europea e ad Istituzioni Nazionali, come la Presidenza della Repubblica, la Presidenza del Consiglio, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. L’Appello intende sottolineare che la chiusura del Memoriale al pubblico e il suo trasferimento in Italia (nella periferia di Firenze), con conseguente perdita del valore artistico e simbolico del monumento, equivale a distruggere l’opera ideata per il blocco 21 di Auschwitz ed ivi realizzata; rappresenta una chiara lesione delle Convenzioni Internazionali sui Diritti Umani per quanto riguarda il diritto al libero accesso e fruizione delle opere d’arte e dell’ingegno.

    Tutti hanno dato il loro contributo, chi ha esaltato il valore artistico e profetico dell’opera e la sua intrinseca modernità, fino a chi ravvede nella volontà di rimozione una forma di revisionismo strisciante, tesa ad occultare il valore della Resistenza e dell’Antifascismo, a cancellare il ruolo dei liberatori del campo, e, cosa ancor più triste, a considerare l’opera stessa, con i richiami artistici al comunismo, inadatta o datata, che non è che un suggello di una grave mistificazione revisionista, storica e culturale. 

    La presenza nell’ opera di richiami artistici al comunismo, come la bandiera rossa e la falce e martello o il volto di Gramsci, oggi considerati fuori legge in Polonia, sembrerebbe, come da fonti del Ministero degli Affari Esteri, mai palesate ufficialmente dal Governo Polacco, ad aver indotto la chiusura del Blocco 21. 

    Chi vuole eliminare la bandiera rossa con la falce e martello da Auschwitz, che rappresenta l’Armata Rossa che a seguito di una durissima battaglia contro i nazisti con centinaia di morti, libera il campo di Auschwitz il 27 gennaio 1945, vuole in realtà cancellare, dalla storia e dalle coscienze, il ricordo del sacrificio degli uomini  e delle donne che hanno dato la vita per la liberazione. Questo ricordo, che fa parte non soltanto della memoria delle vittime e dei loro liberatori, ma è ormai un dato storico acclarato, dovrà rimanere ben presente ed essere perennemente onorato. 

    Su queste motivazioni è nato un Movimento di Resistenza per la salvaguardia del Memoriale con la capacità di farsi fonte di Memoria, di creare un dibattito sulla Storia dei deportati italiani nei campi di concentramento. E’ un Movimento fondato sulle solide basi intellettuali, storiche e metastoriche dei Padri della Resistenza e dell’Italia Democratica, fra i quali gli stessi artisti Autori del Memoriale, ex deportati come Primo Levi e Lodovico Belgiojoso, che proprio in quest’opera commemorativa, hanno indicato la strada della consapevolezza, della responsabilità, della lotta. Questo movimento esprime il suo dissenso nei confronti di chi, con squallide operazioni di Palazzo, tenta di far passare sotto silenzio, o nell’alveo di un pragmatico buon senso o del compromesso al ribasso, il trasferimento dell’opera.

    Artisti, intellettuali, professionisti e politici vedono nella nascita di tale coalizione le ragioni per manifestare nuovamente il proprio fermo NO allo smantellamento del Memoriale. Per questo motivo è convocata il 9 aprile 2015 al Senato la Conferenza Stampa, per presentare lo stato dell’arte sulle azioni civili di lotta, nazionali e internazionali, volte alla salvaguardia della più importante opera d’arte italiana del Novecento e alla riapertura di un dibattito sulla Memoria in contrasto ad ogni forma di revisionismo.

    Se intendi partecipare o ricevere informazioni scrivi a gherush92@gmail.com  ; cell. 339 6938361 

    HANNO ADERITO  all'appello per la conservazione in situ del Memoriale italiano ad Auschwitz. 

    Prof. Arch. Sandro Scarrocchia, Accademia di Belle Arti di Brera

    Arch. Valentina Sereni, Gherush92 Committee for Human Rights

  • Risoluzione del Comitato nazionale sul tema “Coalizione sociale”

    Risoluzione del Comitato nazionale sul tema “Coalizione sociale” e manifestazione FIOM del 28 marzo 2015

    Il Comitato nazionale, ascoltata la relazione del Presidente e dopo ampia discussione, ha approvato all’unanimità il seguente documento, a fronte del progetto di creazione di una “Coalizione sociale” per iniziativa di Maurizio Landini e della FIOM-CGIL.

    Il Comitato nazionale osserva preliminarmente che, sulla base dello Statuto, del documento politico approvato dal Congresso del 2011 e delle linee portanti della “nuova stagione”, l’ANPI si sta impegnando fortemente, da tempo, oltreché sulla memoria attiva, sui problemi fondamentali della politica (in senso lato), della Costituzione, dei diritti fondamentali, e del loro esercizio effettivo, dell’educazione alla cittadinanza attiva, dell’adempimento dei doveri fondamentali dei cittadini (dalla solidarietà, alla legalità, al concorso alla spesa pubblica, ecc. ecc.), nonché delle tematiche relative alla rappresentanza ed all’esercizio effettivo della sovranità popolare e dunque anche dei progetti di riforma costituzionale e di riforma della legge elettorale.

     

    E’ altresì immanente, in tutta l’attività dell’ANPI, l’impegno antifascista, contro le diffuse iniziative dei vari tipi di neofascismo, di neonazismo e razzismo, e per la completa realizzazione della democrazia nel nostro Paese, sulla base della Costituzione.

     Questi impegni ed obiettivi sono consacrati in una serie di documenti del Comitato nazionale, tutti ampiamente diffusi e pubblicati sul sito dell’ANPI, sulle newsletter, su “Patria”. Si sottolineano, in particolare, i documenti sulla rigenerazione della politica e quelli sulle riforme costituzionali, a partire dal documento del 18 marzo 2014 (“Sulla riforma della politica”) e quello sulle riforme costituzionali come “Questione democratica”, del 9 aprile 2014, fino al più recente appello ai parlamentari, ai partiti, alle cittadine ed ai cittadini, del 16 gennaio 2015 (“Riforme  come una questione democratica”).

     A tutto questo impegno, l’ANPI ha fatto fronte, rispettando rigorosamente un altro dato del suo DNA, cioè l’AUTONOMIA, che è poi la condizione di merito ed essenziale per poter esercitare quella pressione di “coscienza critica” di cui parla il documento congressuale.

     Autonomia non significa isolamento. Implica confronto e interlocuzione con tutti i protagonisti della vita politica e sociale; nonché attenzione e rispetto nei confronti di quanti: istituzioni, singoli o associazioni, si ispirano ai valori costituzionali.

     In questo contesto è chiaro che l’ANPI non può aderire a progetti politici e e/o sindacali, che investono l’insieme dei problemi che affliggono la società contemporanea, soprattutto in un Paese tormentato come il nostro.

     Piena attuazione, e rispetto a chi cerca di smuovere la morta gora della politica, di restituire ai cittadini la possibilità di partecipare alla vita consociata, nonché a chi si propone obiettivi in buona parte condivisibili in quanto affini all’impegno dell’ANPI.

    Dalle iniziative di altri, l’ANPI deve trarre spunto non per integrarsi e rinchiudersi in un complesso di associazioni o di persone, ma per innovarsi, per ampliare ed irrobustire le proprie azioni in tutti i campi, per affrontare meglio il presente ed il futuro.

    Questo vale, in modo particolare, per il tema dell’antifascismo sul quale c’è ancora molto da approfondire e da agire, contro il diffondersi di pratiche ed iniziative che si richiamano, comunque, ad un passato che non può e non deve tornare mai più.

    Bisogna, soprattutto, agire nei confronti dello Stato e delle istituzioni, perché adempiano al loro dovere di rappresentare, sostenere e diffondere i princìpi e i valori dell’antifascismo e della democrazia, come rappresentati nella Carta costituzionale.

    Su questo piano non c’è bisogno di altre formazioni o di inventare nulla di nuovo: l’ANPI è già in campo, da sempre sul piano nazionale e in periferia. Si può cogliere l’auspicio di irrobustire ancora questa azione, di non farlo da soli, restando così nel solco di ciò che ci indicano il nostro passato, la nostra tradizione ed il nostro Statuto.

    Quanto detto più sopra vale, ovviamente, per l’iniziativa volta a costituire una “Coalizione sociale”, sia che essa assuma un carattere schiettamente politicopartitico, sia che essa faccia riferimento ad una figura nel sindacato con funzioni anche politiche. L’iniziativa sarà seguita con l’attenzione e l’interesse che merita.

    Va considerata attentamente anche nel contesto di futuri, possibili confronti.

    Andare oltre significherebbe contraddire quell’autonomia che caratterizza l’ANPI. Quanto alla manifestazione del 28 marzo, che sembra avere un carattere sindacale inteso in senso espansivo, l’ANPI condivide molti degli obiettivi e li sostiene, ma – come ha sempre fatto nel passato – conserva, ancora una volta, la propria autonomia, pur esprimendo solidarietà ed augurando successo.

    Ciò posto, il Comitato nazionale ritiene necessario ribadire che gli indirizzi di cui sopra fanno parte degli indirizzi e dei modi di essere dell’Associazione.

    Linee ed orientamenti, questi, che dal documento politico congressuale vengono indicati come fondamentali per la vita dell’ANPI e implicano il rispetto e l’osservanza da parte di tutti gli aderenti all’Associazione, la cui unità – nel pluralismo di idee e di concezioni – è da ritenersi fondamentale perché essa possa, non solo e non tanto, continuare ad esistere, quanto e soprattutto perché possa continuare a crescere, rafforzando l’adesione ai valori di cui è portatrice e la propria necessaria autorevolezza.

    La linea indicata, dunque, va seguita da tutti, non per necessità di disciplina ma in coerenza con l’adesione ad una Associazione che ha tradizioni forti e valori importanti, ma anche uno Statuto ed un Regolamento. Il faro che deve guidare ogni azione deve essere ispirato ai princìpi di fondo dell’Associazione ed a quel “senso di appartenenza” che è fondamentale per una convivenza ordinata, consapevole e unitaria all’interno dell’ANPI.


    Roma, 24 marzo 2015


    Il Comitato nazionale ANPI

  • XI Premio Nazionale "Fabrizi" - ANPI Osimo. Il punto

    Pochi giorni ancora ci dividono dalla cerimonia di consegna dell' XI Premio Nazionale "Renato B. Fabrizi" ANPI Osimo che anche quest'anno ha il patrocinio dell'emerita Fondazione Sandro Pertini di Firenze oltre che del Comitato Nazionale ANPI e del Comune di Osimo.

    Quasi chiusa la lista degli emeriti che saranno premiati nella straordinaria cornice della Sala del Consiglio di Osimo dalle ore 18.00.

    Tra loro figurano nomi noti al grande pubblico altri lo sono meno, ma ognuno di essi ha una storia alle spalle fatta di passione civile, di senso dello Stato, della solidarietà, che fu anche germe dell'antifascismo e della Resistenza di cui è pregna la Costituzione della Repubblica Italiana.  

    Tanti sostengono che se un Paese non ha memoria dei suoi sacrifici, di quelli dei suoi figli, non ha futuro; ecco, questi emeriti rappresentano il passato, il presente e il futuro possibile; con le loro storie, con il loro intelletto e la capacità di indicare un futuro appunto.

    Questa è l’Italia che vorremmo.

  • Risoluzione della Commissione cultura della Camera per il 70° della Resistenza

    1 aprile 2015

    Sul 70° della Liberazione, la Commissione Cultura della Camera il 17 marzo scorso, ha approvato (prima firma quella dell'on. Manuela Ghizzoni) il documento conclusivo di un dibattito parlamentare intenso e partecipato che risulta arricchito rispetto al testo originario.

    In Commissione - spiega l'on. Ghizzoni - si è lavorato per favore una sintesi condivisa, al fine di perseguire un preciso obiettivo politico: giungere ad una approvazione la più ampia possibile, per non permettere che i valori fondativi dell'unità nazionale, insiti nella Lotta di Liberazione e nella Resistenza, divenissero campo di diatriba partitica.

    "È quindi con soddisfazione che va accolta l'approvazione della risoluzione con il voto favorevole di tutti i gruppi e la sola astensione della Lega Nord. Vigileremo, da ora in poi, affinché il Governo ottemperi ai molti impegni assunti con l'approvazione della risoluzione".

    Risoluzione n. 8-00100 Ghizzoni ed altri approvata dalla VII Commissione il 17 marzo 2015

    La VII Commissione,

    premesso che: l’Italia si appresta a celebrare il Settantesimo anniversario della Resistenza e della Guerra di liberazione;

    l’azione e gli interventi che saranno promossi per affrontare questo appuntamento – ricco di significato per la storia recente della Nazione – dovrebbero svolgersi secondo il sapiente intreccio di storia e memoria che, secondo gli indirizzi storiografici più attuali e avvertiti, non possono essere considerati come sovrapponibili.

    Fare storia, in senso attivo, significa infatti sottoporre a continua ricerca le conoscenze, saper adottare prospettive nuove, riuscire ad illuminare gli angoli lasciati in ombra, mentre l’azione di memoria rende partecipi di un processo che è di conoscenza, ma anche di presa in carico e di responsabilità.

    È, peraltro, dalla combinazione di passione civile e di rigore scientifico e culturale – cioè di storia e memoria – che può costruirsi un orizzonte comune in cui la conoscenza del passato costituisce fonte di un progetto futuro; la ricorrenza del Settantesimo della Liberazione dovrebbe diventare propulsore di ricerche che si muovano ancor più verso un orizzonte nazionale, in grado di valorizzare quanto già svolto a livello locale, per non disperdere il patrimonio di informazioni e studi che in questi anni, data la peculiarità della nostra storia, si è accumulato su temi e fenomeni specifici.

    Dovrebbe quindi diventare una occasione per portare a sintesi, con una prospettiva nazionale, gli sforzi che a carattere locale sono già stati compiuti; è necessario attribuire un significato storico alla ricorrenza, perché diventi occasione di rivisitare criticamente i grandi fenomeni storici – sottraendoli alle dispute del dibattito politico – quali, ad esempio, il rapporto tra Resistenza armata e le diverse forme di resistenza civile non armata, o gli spostamenti forzati di popolazioni con l’esito drammatico delle diverse deportazioni che hanno dato luogo, in Italia più che altrove, ad un intreccio corposo tra Resistenza e deportazione, che è stato studiato nei due singoli versanti, ma che occorre indagare anche là dove si compongono; le ricerche, la divulgazione e gli interventi didattici messi in campo nel Settantesimo - e ispirati alla rigorosa tutela della libertà di studio e di ricerca - dovranno riuscire a rappresentare il significato profondo dell’antifascismo e dell’esperienza resistenziale, per trasferire la ricchezza progettuale di quel portato nel nostro presente dando nuovo slancio alla ricerca e all’agire civico; le celebrazioni dovrebbero costituire non il fine ma il "mezzo per", cioè dovrebbero farsi punto di partenza per dare impulso alla ricerca rigorosa, non agiografica o retorica, di quanto è accaduto, sia per aprire nuove piste di lavoro, sia per rileggere le vicende con occhi diversi.

    La distanza che separa da quegli avvenimenti permette di poterli osservare in modo laico, ma non per questo meno partecipe; Alcuni ambiti sembrano, in questa prospettiva, emergenti:

    a) la ricerca storica della Resistenza nel Mezzogiorno, relativa ai territori italiani liberati dagli Alleati: sono conosciute le 4 giornate di Napoli, mentre sono molti gli episodi non noti, e quindi da indagare, che hanno attraversato i territori del Centro e del Sud d’Italia per contrastare le azioni di repressione, di violenza inaudita - eccidi e stragi - e di razzie di impianti industriali e produttivi oltre. La conoscenza limitata di questi fenomeni ha determinato una visione parziale, quando non frantumata, della storia più recente del Paese;

    b) il tema delle stragi nazifasciste, affrontato troppo spesso come indagine di storia locale, e quindi strettamente connessa ad un territorio, piuttosto che in modo sistematico e complessivo, come sarebbe invece necessario per comprendere la strategia di cui le singole stragi, attuate nel corso del conflitto, sono parte. In questi ultimi anni, grazie al sensibile impegno delle procure militari, i procedimenti penali a carico dei responsabili di molte stragi nazifasciste, sono stati aperti nelle aule dei tribunali, anche per l'impegno delle istituzioni e delle comunità dei territori coinvolti e per l'opera di sensibilizzazione e collaborazione dell'ANPI e delle altre Associazioni partigiane; ma molti procedimenti rischiano di restare senza esito e i fascicoli ritrovati nel cosiddetto «Armadio della vergogna» potrebbero essere richiusi di nuovo.

    A questo proposito, sul prolungato occultamento di tali fascicoli sono di grande interesse le relazioni conclusive della relativa Commissione Bicamerale d'inchiesta, che però il Parlamento in seduta plenaria non discusse: le valutazioni e le proposte della Commissione potrebbero contribuire a colmare un vuoto vergognoso della nostra storia recente, anche per riparare tardivamente alla memoria personale e collettiva delle migliaia di vittime (la stima oscilla tra 15 - 20.000).

    L’indagine storica, che non vuole formulare giudizi, può raggiungere una «verità aperta» e fornire la comprensione complessiva del fenomeno, così come può contribuire concretamente alla formazione civile delle nuove generazioni. A tal fine occorrerebbe affrontare sia una indagine quantitativa, mappando geograficamente sul territorio il fenomeno, sia qualitativa ricostruendo, là dove possibile, i profili umani e intellettuali delle vittime nonché le ripercussioni sulle comunità. Le storie di vita, quando sono una scelta metodologica praticabile, permettono di rompere la rigidità delle interpretazioni e di dare corpo ad una storia che rischia di apparire lontana e astratta. Il tema delle stragi, inoltre, richiama una necessaria riflessione sulla violenza, in particolare quella esercitata sui civili, che è stata la cifra della guerra nel XX secolo e che ha avuto strascichi carichi di altrettanta violenza nella difficile transizione dalla dittatura alla democrazia. In particolar modo nei territori dove l’occupazione è stata più brutale, vendette e rappresaglie sono avvenute nel primo dopoguerra contro sacerdoti, civili e appartenenti alla RSI;

    c) nel suo complesso, portare alla luce agenti storici dell’antifascismo e della Resistenza armata e non armata, lasciati ai margini della ricostruzione dei grandi eventi, quali – ad esempio — i civili, le donne, i deportati razziali e politici, gli IMI (internati militari italiani): i molteplici modi e le forme di opposizione al regime fasciata e all’occupazione nazista espresse dalle azioni di questi soggetti, ma anche le loro vicende di deportazione, godono ancora oggi di studi limitati e parziali. La biografia, la definizione del percorso di vita, raccolta con l’obiettivo di costruire di una banca dati aperta a sempre nuove acquisizioni, può costituire lo strumento di analisi su cui poi innescare un lavoro di ricostruzione storiografica. Analoga luce va portata sulle scelte e sulle vicende personali e collettive di coloro i quali sostennero il regime fascista e collaborarono con gli occupanti, al fine di restituire un quadro interpretativo non ideologico e complessivo;

    d) la fisicità dei luoghi che sono stati teatro di fatti cruenti legati all’antifascismo, alla deportazione razziale e politica, al movimento resistenziale e alla Guerra di Liberazione mantiene, nel tempo, una capacità evocativa che è in grado di rende visibile ciò che non lo è, cioè la storia, e al contempo di preservarla tenacemente contro l’oblio. Sono elementi simbolici della comunità, inseriti in un territorio specifico, che finiscono per caratterizzarlo in maniera forte con la loro presenza.

    Nei luoghi ci si riconosce, il passato e il presente si saldano. Per questo la loro importanza va oltre la conoscenza dei fatti cui rimandano, perché la loro funzione non è solo storica ma identitaria. Molti luoghi di «memoria» restano inscritti esclusivamente in un contesto locale, alcuni lo travalicano e appartengono alla storia del nostro Paese per la funzione che ebbero nel corso della Seconda Guerra, per quello che rappresentarono successivamente. È chiaro che il luogo di memoria nasce dal lavorio del tempo, ma soprattutto dalla volontà degli uomini e delle donne che, prendendosi cura delle pietre, intendono custodire la memoria delle storie che esse racchiudono.

    Oggi è urgente definire un lessico della memoria, a partire dalla individuazione dei luoghi legati al secondo conflitto: per essi andrebbe dedicato uno strumento di conoscenza di base, quale la schedatura con parametri uniformi per tutto il territorio, garantendo quindi la possibilità di riconoscere tali luoghi e renderli rintracciabili; al contempo si dovrà ricostruire, per quanto possibile, una mappa di ciò che non c’è più.

    L’obiettivo è di salvare ciò che resta e conoscere ciò che si è perso. Sui luoghi, che permettono l’incontro fruttuoso tra la ricerca, la divulgazione e il lavoro pedagogico, bisogna investire perché sono una risorsa per la storia e un monito per la memoria.

    A tale proposito, il criterio per la individuazione dei “luoghi della memoria” potrebbe essere la contemporanea presenza di reperti e vestigia degli eventi - o strutture moderne che ne siano testimonianza – e di istituzioni, enti ed organismi attivi nella tutela di tale patrimonio e nella promozione continuativa di ricerche e di attività di divulgazione;

    la lotta di Liberazione fu un movimento collettivo, somma di tante scelte individuali di donne e uomini comuni che si impegnarono per affermare i principi di libertà ed indipendenza a fronte di sofferenze e, spesso, fino al sacrificio personale. I protagonisti di quelle esperienze fondative della Repubblica meritano riconoscimento, così come la loro memoria è degna per essere trasmessa alle nuove generazioni, insieme ai valori e ai principi della Carta Costituzionale;

    a sostenere materialmente i luoghi simbolici della suddetta rete – individuati dal MIBACT mediante i criteri citati al punto d) delle premesse – e che potrebbero rappresentare i lemmi del “lessico della memoria”, da implementare ed arricchire: - luoghi simbolici della deportazione (come Binario 21 a Milano); luoghi di concentramento e di transito (quali, ad esempio, la Risiera di San Sabba, il campo di Fossoli di Carpi, Borgo San Dalmazzo); luoghi della rete di salvataggio e di protezione (come, ad esempio, Villa Emma di Nonantola); - luoghi e percorsi della Resistenza (come, ad esempio, l'Istituto Alcide Cervi, la Borgata Paraloup (CN), i percorsi della Linea Gotica, quelli delle Repubbliche partigiane dell'Ossola e di Montefiorino, l'ambito d'azione della formazione Gruppo Patrioti della Maiella); luoghi di reclusione e di violenza (come il Museo di Via Tasso a Roma e l'Hotel Regno di Milano); - luoghi delle stragi di civili (quali le Fosse Ardeatine, il Parco regionale di Monte Sole, Sant'Anna di Stazzema, Boves...);

    ad assicurare all'Archivio Centrale dello Stato le risorse e le collaborazioni per il riordino, l'inventariazione e la digitalizzazione del consistente materiale documentale relativo al riconoscimento della qualifica di partigiano o di patriota, quali intervento prodromico al conferimento di una attestazione di riconoscimento e di gratitudine a quanti hanno contribuito alla lotta di Liberazione; a promuovere azioni che mettano in luce la Resistenza e l’antifascismo quali radici dell’unità europea, da portare oggi a compimento; utilizzare il patrimonio etico, storico e culturale antifascista per promuovere progetti che contrastino oggi nuove forme di razzismo, antisemitismo, islamofobia, antigitanismo; a sostenere programmi e progetti che partendo dalla conoscenza del conflitto passato consentano di far riflettere le nuove generazioni sull’attualità, sulla gestione dei conflitti attraverso il confronto verbale e, dunque, mediante la promozione di percorsi di dialogo e pace.

    (8-00100) «Ghizzoni, D'Ottavio, Gribaudo, Coscia, Ascani, Blazina, Bossa, Carocci, Coccia, Crimì, Incerti, Malisani, Malpezzi, Manzi, Narduolo, Orfini, Pes, Piccoli Nardelli, Rampi, Rocchi, Andrea Romano, Paolo Rossi, Sgambato, Ventricelli».