Filtro
  • L'ultimo direttivo della sezione di Osimo, dopo un'anno di attesa dovuta a eventi concomitanti, ha stabilito di tentare di far ripartire il premio nazionale dell'ANPI Osimo che ha portato ad Osimo emeriti di primissimo piano e prima manifestazione osimano a ricevere il patrocinio della Presidenza della Camera dei Deputati. 

    Il direttivo non nasconde la difficoltà della cosa. Riprendere il filo del discorso interrotto è cosa più difficile di un inizio perché le attese che si generano attorno all'evento sono molte.

    È uno sforzo che va comunque tentato perché di esempi positivi se ne sente proprio il bisogno, in un Paese che sembra stia perdendo il senso delle Istituzioni democratiche, di comunità,  della libertà bene comune,  del diritto, della propria storia, ecc. che i Padri Costituenti vollero fissare con la Costituzione.

    Nella stessa riunione, il direttivo ha affidato ad una commissione ristretta, la progettazione per la celebrazione del settantesimo della Liberazione d'Italia nelle scuole medie della città con l'obiettivo dichiarato non solo di proporre il ricordo di eventi eccezionali come la Resistenza e la epica Lotta di Liberazione del popolo italiano,  ma di accreditare nei giovani la indispensabilita  della partecipazione democratica per garantire il proseguo della libertà così faticosamente raggiunta dalle generazioni che ci hanno preceduto.

  • Sabato 21 febbraio, a Torino, iniziativa pubblica promossa dall'ANPI Nazionale.

    Una legge elettorale che consente di formare una Camera con quasi i due terzi di “nominati”, non restituisce la parola ai cittadini, né garantisce la rappresentanza piena cui hanno diritto per norme costituzionali. Quanto al Senato, l'esercizio della sovranità popolare presuppone una vera rappresentanza dei cittadini fondata su una vera elettività. Togliere, praticamente, di mezzo, una delle Camere elettive previste dalla Costituzione, significa incidere fortemente, sia sul sistema della rappresentanza, sia su quel contesto di poteri e contropoteri, che è necessario in ogni Paese civile e democratico e che da noi è espressamente previsto dalla Costituzione (in forme che certamente possono essere modificate, a condizione di lasciare intatte rappresentanza e democrazia e non sacrificandole al mito della governabilità). Sabato 21 febbraio a Torino, in un incontro pubblico a più voci, verrà ribadito con forza che i provvedimenti in questione costituiscono un vero e proprio strappo nel nostro sistema democratico.

    In un momento di particolare importanza, come questo, ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, affrontando i problemi nella loro reale consistenza e togliendo di mezzo, una volta per tutte, la questione del preteso risparmio con la riduzione del numero dei Senatori, perché uguale risultato potrebbe essere raggiunto riducendo il numero complessivo dei parlamentari. Ai parlamentari, adesso, spetta il coraggio delle decisioni anche scomode; ai partiti, se davvero vogliono riavvicinare i cittadini alle istituzioni ed alla politica, compete di adottare misure e proporre iniziative legislative di taglio riformatore idonee a rafforzare la democrazia, la rappresentanza e la partecipazione anziché ridurne gli spazi. Ai cittadini ed alle cittadine compete di uscire dal rassegnato silenzio, dal conformismo, dalla indifferenza e far sentire la propria voce per sostenere e difendere i connotati essenziali della democrazia, a partire dalla partecipazione e per rendere il posto che loro spetta ai valori fondamentali, nati dall'esperienza resistenziale e recepiti dalla Costituzione.

    L'Italia può farcela ad uscire dalla crisi economica, morale e politica, solo rimettendo in primo piano i valori costituzionali e le ragioni etiche e di buona politica che hanno rappresentato il sogno, le speranze e l'impegno della Resistenza.

    Aderiscono all'iniziativa ARCI Nazionale e Libertà e Giustizia.

    "Parteciperemo con interesse alle iniziative di confronto e approfondimento che saranno promosse sul processo di riforma istituzionale in atto, a cominciare da quelle messe in campo dall'ANPI, nel rispetto delle differenti valutazioni di merito sui singoli temi". - CGIL Nazionale 

  • Il 10 febbraio giunge appena dopo il 27 gennaio, Giorno della Memoria. 

    Entrambe le ricorrenze, hanno come comune denominatore vittime inermi, vite spazzate, per via della loro appartenenza razziale, della loro fede o del loro libero pensiero; vite esiliate con violenza dai luoghi patrii.
    Le proporzioni sono siderali tra le due vicende, pure l’origine del persecutore è opposta, ma si tratta pur sempre di storie di uomini e di donne su cui l’Italia fonda la propria storia democratica.

    La legge del 2004, ci ricorda che il 10 febbraio 1947 si segnò una demarcazione territoriale che assegnava territori in terra giuliano-istriana, alla Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia, accordo questo che determinò l'esodo di migliaia di italiani presenti su quei territori. 

    Le Foibe sono un'altra vicenda storica, non legata appunto all'esodo, ma comunque una vicenda  tragica di quella terra di confine da sempre.

    Gli infoibamenti, secondo il rapporto dei VV.FF di Trieste e della Commissione Alleata istituita ad hoc dopo la fine del conflitto, sarebbero stati circa cinquemila.

    Le vittime tragicamente, legate e gettate nell’abisso carsico, ci richiamano ad una orrenda e vile pagina di guerra, di confine e di vendette.

    Una terra, quella istriano-giuliana, su cui sono passati almeno tre stati dal 1918 al 1946: quello austriaco o croato, quello italiano e quello jugoslavo.

    Come nel caso a me vicino, alcune istriani furono costretti a cambiare il proprio cognome almeno tre volte per adeguarsi alle direttive degli stati che nel tempo imposero la loro autorità su quel territorio.

    Il fascismo  e la sua "italianizzazione" negarono alla popolazione slava,  persino la possibilità di dare un nome della propria etnia ai loro figli. 

    Solo nella provincia di Trieste, ad esempio, furono italianizzati i cognomi di più di centomila persone di origine slovena e croata.

    Ormai un decennio fa, con il compianto Nazareno Re e Paolo Lucarini, nel viaggio lungo la costa slava alla ricerca di contatti per fondare il Forum delle associazioni antifasciste delle città dell'Adriatico ecc. c, conoscemmoi diversi reduci partigiani jugoslavi che ci narrarono le più abominevoli vicende di violenza, spesso gratuita, legate all'occupazione fascista nei territori oltreadriatico. 

    Tra questi , ricordo un vecchio partigiano cui l’amarezza di chiamarsi “Mario”  era ancora forte, ricordargli questo la tragedia dell’occupazione, della guerra e delle bestialità commesse dagli italiani in camicia nera. 

    In questo clima di scontri non solo etnici, s'innesca l'inumana vicenda delle Foibe.

    In quelle cavità adoperate da secoli per lo stesso scopo, vi finirono anche partigiani italiani appartenenti alle brigate Garibaldi e ad altre formazioni giuliane.
    Quelle cavità sono state spettatrici e protagoniste di violenza e sopraffazione: per questo vanno giustamente ricordate.

    Nel quadro dell'esodo giuliano-istriano-dalmata, va separato dal contesto il primo esodo, quello dei tanti funzionari e collaboratori italiani del fascismo occupante, esodo avvenuto dopo l'8 settembre 1943.

    Probabilmente questo primo episodio suggerì poi al resto degli italiani, una volta liberati, la ritrosia nel rapporto con gli esuli della seconda ondata, se così si può dire, quella provocata violentemente dalle autorità slave, accumunando cioè, i due contesti

    Violenza su violenza.

    Il racconto di quell’ esilio forzoso delle persone coinvolte loro malgrado, persone che mi sono ancora vicine, è di una tragedia immane che l'accoglienza nei campi di raccolta, come quello di Servigliano FM, già campo d’internamento fascista, non alleviava affatto, anzi rendeva il tutto, ancora più difficile da sopportare.

    Il ricordo peggiore di quei mesi passati nel campo di Servigliano è la promiscuità della convivenza, cui solo una coperta militare stesa creava un minimo di riservatezza, con l’acqua raccolta giornalmente con un secchio per tutti gli usi.

    Al disagio profondo s'aggiungeva per i profughi, l'incertezza del futuro: di trasferimento in trasferimento, di città in città, perché la via crucis dei profughi istriano-dalmati e giuliani non finì certo con quell'ultimo viaggio del 20 marzo 1947 del piroscafo Toscana.

     

  • È morto a Roma il partigiano Massimo Rendina. Aveva 95 anni. Era vice presidente dell’Anpi nazionale.

    Così lo ricorda Carlo Smuraglia, presidente nazionale ANPI: La notizia della morte di Massimo Rendina, valoroso partigiano e vice presidente nazionale dell'Anpi, ci ha addolorati e sconvolti. Perdiamo un uomo coerente e limpido per tutta la sua vita, interamente dedicata ai suoi ideali. Non lo dimenticheremo mai, perché è stato uno dei capisaldi della Resistenza, dell'antifascismo, della cultura e della democrazia del nostro Paese. Per questo lo indicheremo sempre come esempio ai giovani e a tutti coloro che amano la libertà.

    La notizia della morte è stata data dall’assessore alla Scuola con delega alla Memoria di Roma Capitale, Paolo Masini. “Ciao Comandante Max – ha scritto l’assessore – Rendina ha rappresentato una voce libera per Roma e per l’Italia, e l’esempio di come ai nostri giorni sia ancora possibile mettere in pratica e trasmettere in modo alto e nobile i valori di quella grande pagina della nostra Storia che fu la Resistenza“, ha concluso, annunciando che il Comune organizzerà delle iniziative per ricordare il partigiano.

    Al cordoglio dell'ANPI nazionale si unisce il Coordinamento Valle dell'Aspio e della Bassa Valle del Musone e l'ANPI di Osimo.

  • Appello Anpi su Senato e legge elettorale ai parlamentari, ai partiti, ai cittadini. Non riforma, ma strappo alla democrazia.

    16 gennaio 2015

    Questo appello in difesa della democrazia verrà inviato agli organi di stampa, a tutti i parlamentari e ad esponenti dei gruppi e dei partiti. Verrà inoltre diffuso, a cura delle organizzazioni periferiche dell’ANPI - e auspicabilmente di qualunque associazione vi abbia interesse - alla più larga sfera di cittadini, ai fini di una corretta, completa e necessaria informazione.

    Il 29 aprile 2014 l’ANPI Nazionale promosse una manifestazione al teatro Eliseo di Roma col titolo “Una questione democratica”, riferendosi al progetto di riforma del Senato ed alla legge elettorale da poco approvata dalla Camera.

    Da allora, molta acqua è passata sotto i ponti; ma adesso che si vorrebbe arrivare ad un ipotetico “ultimo atto” (l’approvazione da parte del Senato della legge elettorale in una versione modificata rispetto al testo precedente, ma senza eliminare i difetti e le criticità; e l’approvazione, in seconda lettura, alla Camera della riforma del Senato approvata l’8 agosto scorso, senza avere eliminato i problemi di fondo) è necessario ribadire con forza che se passeranno i provvedimenti in questione (pur non in via definitiva) si realizzerà un vero e proprio strappo nel nostro sistema democratico. Non è più tempo di inascoltate argomentazioni e bisogna fermarsi all’essenziale, prima che sia troppo tardi.

    Una legge elettorale che consente di formare una Camera (la più importante sul piano politico, nelle intenzioni dei sostenitori della riforma costituzionale) con quasi i due terzi di “nominati”, non restituisce la parola ai cittadini, né garantisce la rappresentanza piena cui hanno diritto per norme costituzionali. Una legge elettorale, oltretutto, che dovrebbe contenere un differimento dell’entrata in vigore a circa un anno, contrariamente a qualunque regola o principio (le leggi elettorali si fanno per l’eventualità che ci siano elezioni e non dovrebbero essere soggette ad accordi particolari, al di là di ogni interesse collettivo).

    Quanto al Senato, l’esercizio della sovranità popolare presuppone una vera rappresentanza dei cittadini fondata su una vera elettività. Togliere, praticamente, di mezzo, una delle Camere elettive previste dalla Costituzione, significa incidere fortemente, sia sul sistema della rappresentanza, sia su quel contesto di poteri e contropoteri, che è necessario in ogni Paese civile e democratico e che da noi è espressamente previsto dalla Costituzione (in forme che certamente possono essere modificate, a condizione di lasciare intatte rappresentanza e democrazia e non sacrificandole al mito della governabilità).

    Un sistema parlamentare non deve essere necessariamente bicamerale. Ma se si mantiene il bicameralismo, pur differenziando (come ormai è necessario) le funzioni, occorre che i due rami abbiano la stessa dignità, lo stesso prestigio, ed analoga elevatezza di compiti e che vengano create le condizioni perche l’eletto, anche al Senato, possa svolgere le sue funzioni “con disciplina e onore” come vuole l’articolo 54 della Costituzione. Siamo dunque di fronte ad un bivio importante, i cui nodi non possono essere affidati alla celerità ed a tempi contingentati.

    In un momento di particolare importanza, come questo, ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, affrontando i problemi nella loro reale consistenza e togliendo di mezzo, una volta per tutte, la questione del preteso risparmio con la riduzione del numero dei Senatori, perché uguale risultato potrebbe essere raggiunto riducendo il numero complessivo dei parlamentari.

    Ai parlamentari, adesso, spetta il coraggio delle decisioni anche scomode; ed è superfluo ricordare che essi rappresentano la Nazione ed esercitano le loro funzione senza vincolo di mandato (art. 67 della Costituzione) e dunque in piena libertà di coscienza.

    Ai partiti, se davvero vogliono riavvicinare i cittadini alle istituzioni ed alla politica, compete di adottare misure e proporre iniziative legislative di taglio riformatore idonee a rafforzare la democrazia, la rappresentanza e la partecipazione anziché ridurne gli spazi.

    Ai cittadini ed alle cittadine compete di uscire dal rassegnato silenzio, dal conformismo, dalla indifferenza e far sentire la propria voce per sostenere e difendere i connotati essenziali della democrazia, a partire dalla partecipazione e per rendere il posto che loro spetta ai valori fondamentali, nati dall’esperienza resistenziale e recepiti dalla Costituzione.

    L’Italia può farcela ad uscire dalla crisi economica, morale e politica, solo rimettendo in primo piano i valori costituzionali e le ragioni etiche e di buona politica che hanno rappresentato il sogno, le speranze e l’impegno della Resistenza.

    Dipende da tutti noi.

    L’ANPI resterà comunque in campo dando vita ad una grande mobilitazione per informare i cittadini e realizzare la più ampia partecipazione democratica ad un impegno che mira al bene ed al progresso del Paese.

     

    La Segreteria Nazionale ANPI

    16 gennaio 2015

    Appello Anpi su Senato e legge elettorale ai parlamentari, ai partiti, ai cittadini. Non riforma, ma strappo alla democrazia.

    16 gennaio 2015

    Questo appello in difesa della democrazia verrà inviato agli organi di stampa, a tutti i parlamentari e ad esponenti dei gruppi e dei partiti. Verrà inoltre diffuso, a cura delle organizzazioni periferiche dell’ANPI - e auspicabilmente di qualunque associazione vi abbia interesse - alla più larga sfera di cittadini, ai fini di una corretta, completa e necessaria informazione.

    Il 29 aprile 2014 l’ANPI Nazionale promosse una manifestazione al teatro Eliseo di Roma col titolo “Una questione democratica”, riferendosi al progetto di riforma del Senato ed alla legge elettorale da poco approvata dalla Camera.

    Da allora, molta acqua è passata sotto i ponti; ma adesso che si vorrebbe arrivare ad un ipotetico “ultimo atto” (l’approvazione da parte del Senato della legge elettorale in una versione modificata rispetto al testo precedente, ma senza eliminare i difetti e le criticità; e l’approvazione, in seconda lettura, alla Camera della riforma del Senato approvata l’8 agosto scorso, senza avere eliminato i problemi di fondo) è necessario ribadire con forza che se passeranno i provvedimenti in questione (pur non in via definitiva) si realizzerà un vero e proprio strappo nel nostro sistema democratico. Non è più tempo di inascoltate argomentazioni e bisogna fermarsi all’essenziale, prima che sia troppo tardi.

    Una legge elettorale che consente di formare una Camera (la più importante sul piano politico, nelle intenzioni dei sostenitori della riforma costituzionale) con quasi i due terzi di “nominati”, non restituisce la parola ai cittadini, né garantisce la rappresentanza piena cui hanno diritto per norme costituzionali. Una legge elettorale, oltretutto, che dovrebbe contenere un differimento dell’entrata in vigore a circa un anno, contrariamente a qualunque regola o principio (le leggi elettorali si fanno per l’eventualità che ci siano elezioni e non dovrebbero essere soggette ad accordi particolari, al di là di ogni interesse collettivo).

    Quanto al Senato, l’esercizio della sovranità popolare presuppone una vera rappresentanza dei cittadini fondata su una vera elettività. Togliere, praticamente, di mezzo, una delle Camere elettive previste dalla Costituzione, significa incidere fortemente, sia sul sistema della rappresentanza, sia su quel contesto di poteri e contropoteri, che è necessario in ogni Paese civile e democratico e che da noi è espressamente previsto dalla Costituzione (in forme che certamente possono essere modificate, a condizione di lasciare intatte rappresentanza e democrazia e non sacrificandole al mito della governabilità).

    Un sistema parlamentare non deve essere necessariamente bicamerale. Ma se si mantiene il bicameralismo, pur differenziando (come ormai è necessario) le funzioni, occorre che i due rami abbiano la stessa dignità, lo stesso prestigio, ed analoga elevatezza di compiti e che vengano create le condizioni perche l’eletto, anche al Senato, possa svolgere le sue funzioni “con disciplina e onore” come vuole l’articolo 54 della Costituzione. Siamo dunque di fronte ad un bivio importante, i cui nodi non possono essere affidati alla celerità ed a tempi contingentati.

    In un momento di particolare importanza, come questo, ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, affrontando i problemi nella loro reale consistenza e togliendo di mezzo, una volta per tutte, la questione del preteso risparmio con la riduzione del numero dei Senatori, perché uguale risultato potrebbe essere raggiunto riducendo il numero complessivo dei parlamentari.

    Ai parlamentari, adesso, spetta il coraggio delle decisioni anche scomode; ed è superfluo ricordare che essi rappresentano la Nazione ed esercitano le loro funzione senza vincolo di mandato (art. 67 della Costituzione) e dunque in piena libertà di coscienza.

    Ai partiti, se davvero vogliono riavvicinare i cittadini alle istituzioni ed alla politica, compete di adottare misure e proporre iniziative legislative di taglio riformatore idonee a rafforzare la democrazia, la rappresentanza e la partecipazione anziché ridurne gli spazi.

    Ai cittadini ed alle cittadine compete di uscire dal rassegnato silenzio, dal conformismo, dalla indifferenza e far sentire la propria voce per sostenere e difendere i connotati essenziali della democrazia, a partire dalla partecipazione e per rendere il posto che loro spetta ai valori fondamentali, nati dall’esperienza resistenziale e recepiti dalla Costituzione.

    L’Italia può farcela ad uscire dalla crisi economica, morale e politica, solo rimettendo in primo piano i valori costituzionali e le ragioni etiche e di buona politica che hanno rappresentato il sogno, le speranze e l’impegno della Resistenza.

    Dipende da tutti noi.

    L’ANPI resterà comunque in campo dando vita ad una grande mobilitazione per informare i cittadini e realizzare la più ampia partecipazione democratica ad un impegno che mira al bene ed al progresso del Paese.

     

    La Segreteria Nazionale ANPI

    16 gennaio 2015

  • Non ci stupisce affatto che il nuovo Presidente degli italiani giri in Panda.  Non ci stupisce neanche che abbia scelto come primo gesto la visita alle Fosse Ardeatine.  Chi ha avuto sempre la schiena dritta, la forza di dire no davanti ad una forzatura politica e di assumersene la responsabilità, come nel caso della legge Mammì, chi ha grandi capacità di comprendere le idee e i tempi, come nel caso della legge elettorale e della fine della leva obbligatoria, non può che avere come riferimenti ideali luoghi come le Fosse Ardeatine: là dove è nata la nostra repubblica; là dove è nata la nostra Costituzione, com’ebbe a dire, appunto, Piero Calamandrei.

    Il Presidente Mattarella ha, in questo suo gesto, simbolicamente raccolto quelle parole, quell’indirizzo ideale, e l’ha rivolto al Paese, perché la Memoria possa ancora rappresentare un valore nella vita di ciascuno di noi, ogni giorno della nostra vita e di quella altrui, come disse un grande comandante partigiano Arrigo Boldrini sottolineando l'essenza della lotta partigiana.

    Nelle sue prime parole Mattarella ha rivolto un pensiero di solidarietà, un pensiero al disagio profondo del Paese, un appello al rispetto degli altri: da qualsiasi parte essi provengano, quali che siano le loro idee, quale che sia la loro fede.

    Ecco, questo è il taglio che noi diamo ai primi gesti del prossimo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.  Un taglio in linea con il dettato costituzionale verso il quale pare proprio non vi sia, da parte del nuovo Presidente, il solo interesse professionale ma una scelta di vita dettata da un evidente sentimento: consapevole, riconoscente, esemplare.

    Salutiamo quindi, come ANPI d’Osimo, come Coordinamento della zona, il nuovo Presidente della Repubblica, certi che egli saprà essere il guardiano autorevole della nostra Costituzione nata dalla Resistenza e dall'antifascismo.

     

     

LOCANDINA

AD OSIMO


 

  

 

 

 

In libreria