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  • In questi giorni, a seguito di alcuni drammatici avvenimenti di cronaca, si sta facendo ogni sforzo per far emergere, a tutti i costi, l’Italia della paura.
    Non occorre soffermarsi sulla “paura” nei confronti dei migranti, su cui ci siamo intrattenuti più volte (paura che ci ”rubino” posti di lavoro, paura che rappresentino un’insidia per la sicurezza nostra e delle nostre case, paura più o meno consapevole, di subire un’ “invasione “). Ho già scritto più volte che si tratta di un fenomeno inarrestabile, che va disciplinato con umanità e solidarietà. Ho invitato a distinguere tra quelli che cercano scampo, rifugio e lavoro e quelli che malviventi erano in patria e tali restano e dunque vanno respinti, ma non aprioristicamente (ogni volta che c’è uno stupro o una macchina che perde il controllo e uccide persone, si pensa subito, da parte di molti, allo “straniero” e poi i fatti, spesso, li smentiscono).
    Si possono non capire i comportamenti di persone che provengono da altre abitudini e da altri costumi, ma perché averne paura, soprattutto quando sono, palesemente, inoffensivi?
    Ma ora c’è stato qualcosa di più, uno sparo nella notte, un signore che – visto un ladro o presunto tale, nei pressi della sua casa – ha sparato e ucciso. Prescindo dal merito del fatto specifico, sul quale sta indagando la Magistratura, che – almeno per ora – sembra più orientata per un omicidio volontario che non per una legittima difesa; ma osservo che la cosa più impressionante è che, guardando qualunque trasmissione televisiva, sembra che l’Italia sia avvolta da una nuvola di paura, sia preoccupata perfino di stare in casa, abbia solo voglia di comprare una pistola o tenerla sotto il cuscino, se già la possiede.
    Ma è davvero così? Io ne dubito. Che ci siano località o zone in cui si commettono frequenti furti nelle abitazioni, è possibile; ed è altrettanto possibile che gli abitanti di quelle zona non siano tranquilli, anzi siano esasperati e preoccupati. Tuttavia, nell’insieme del Paese non mi
    pare che sia così. Gran parte delle persone esce la sera, o sta in casa, guarda la televisione, conversa con gli amici e non pensa affatto a correre dall’armaiolo. Semmai, si ricorda (cosa che in tutte le trasmissioni sembra dimenticata) che esiste il 113 e, in caso di allarme o di ombra sospetta, si può sempre chiamare la forza pubblica. C’è qualche caso in cui, chiamata, la polizia non sia arrivata o sia arrivata il giorno dopo, a fatti avvenuti? Non ne ho notizia e devo pensare che il 113 a qualcosa serva, visto che nessuno fornisce la prova contraria.
    Certo, se appena si vede un ombra si spara, non c’è tempo di chiamare il 113, ma non mi sembra che sia quella la via consigliabile. Comunque, alcune delle persone intervistate esprimono paura e preoccupazione e si schierano subito dalla parte di chi spara o di chi (come il parlamentare e Sindaco di Borgosesia), invita a dotarsi di un’arma, anzi, addirittura
    progetta di far stanziare dal suo Comune, una somma (su quale capitolo di bilancio?) per contribuire alla spesa dell’acquisto. Queste paure si possono combattere, se sono infondate, con la persuasione; se sono fondate, con la prevenzione e con l’accentuazione delle presenza delle Forze dell’ordine nei luoghi in cui, a quanto pare, c’è una frequenza inaccettabile di furti ed altri reati.
    Purtroppo, però, c’è chi soffia sul fuoco e pensa di far fortuna (politica) proprio alimentando le paure. E’ un’operazione vergognosa, che tutte le persone sensate dovrebbero respingere, se non altro perché nei Paesi in cui molta gente si è armata, accadono fatti terrificanti e si prospetta, ora, la tendenza a porre dei limiti proprio a quella quantità di armi che l’Onorevole succitato vorrebbe aumentare. Sono stati fatti cortei, l’uomo che ha sparato, l’altra sera, è stato quasi portato in trionfo. Conforta almeno il fatto che, in un servizio televisivo, intervistandosi la vittima di un furto che, tempo fa, aveva reagito uccidendo, questi abbia
    confessato che “stava male, pensando di aver tolto la vita ad una persona”.
    A che serve alimentare queste paure? E’ giusto, per una manciata di voti, cercare di creare le premesse per un ritorno al Far West?
    Io dico con chiarezza e fermezza che la sicurezza delle persone e delle case va garantita, e che lo Stato deve fare tutto il possibile perché ogni cittadino possa, in ogni momento ed in ogni luogo, avere scarsissima probabilità di essere aggredito o derubato. Insistiamo su questo; dunque, verifichiamo se e dove c’è maggior rischio per la sicurezza e facciamo in modo di tranquillizzare i cittadini, in special modo là dove sono (magari giustamente) preoccupati. Questo, però, è compito delle istituzioni e noi possiamo, dobbiamo, pretendere che lo svolgano fino in fondo. Ma respingiamo gli sforzi di suscitare, per bassi interessi di partito, reazioni istintive e scomposte e, come tali, pericolose. Ricordiamoci che sono sempre gli stessi ad alimentare tutte le paure, fomentando il razzismo e la xenofobia, propagandando l’uso delle armi e della giustizia fatta da sé. Non è questa l’Italia che ci serve e che vogliamo.
    Semmai più sicurezza e meno armi in giro e soprattutto meno violenza.
    Tanto più che ci sono altre paure, vere, in giro; e non bisogna fare confusione. C’è la paura di un futuro incerto, di perdere il posto di lavoro o di non trovarlo, di restare precario tutta la vita; c’è la paura di scendere al di sotto della soglia limite della povertà.
    Queste paure, queste preoccupazioni, non sono di pancia, ma di cervello e di ragione e parlano di famiglie, di figli da sfamare e da far studiare, parlano di anziani da assistere, parlano di diseguaglianze sociali ed economiche, parlano di giovani senza futuro, parlano di dignità.
    Queste paure non si combattono con le armi e con le suggestioni. La Costituzione impone di combatterle e di eliminarle con altri strumenti, attuando il diritto al lavoro, il diritto ad una retribuzione minima sufficiente, (non solo per sopravvivere), il diritto ad un trattamento
    previdenziale, il diritto a poter concorrere, in condizioni di parità, alla “organizzazione politica, economica e sociale, del Paese”.
    Ma di questo, gli agitatori di professione non si occupano, perché sono temi che non sono nelle loro corde, né del cuore, né della mente.
    In questi casi, infatti, i rimedi, le contromisure per tranquillizzare i cittadini sono ben altri; soprattutto e, prima di tutto, l’attuazione della Costituzione (che gli “agitatori” non amano); in secondo luogo, l’impiego dell’arma più potente e meno pericolosa di cui dispongono i cittadini, che è quella della partecipazione (anche questa poco considerata da parte di chi preferisce parlare alla pancia anziché al raziocinio dei cittadini); quella partecipazione che è lo strumento fondamentale, col quale si esercita la sovranità popolare, ma anche gli altri diritti costituzionalmente sanciti, in nome della giustizia, dell’equità e dell’uguaglianza.
  • Carissime e carissimi,

     vi trasmetto la locandina del Convegno nazionale che terremo a Torino il 14 novembre prossimo.

     Desidero segnalarvi la straordinaria importanza di questo Convegno, nato da un’idea del Coordinamento donne dell’ANPI e realizzato col fattivo apporto del medesimo, oltreché di tutte le strutture dell’ANPI nazionale e del Piemonte.

    Il tema trattato è dei più suggestivi, storicamente e politicamente. Si tratta dei “Gruppi di Difesa della Donna”, organizzazione femminile attiva tra il 1943 e il 1945, che ha raccolto donne partigiane e donne impegnate comunque nello sforzo di liberare il Paese dall’occupazione e dalla dittatura e restituire ad esso libertà e democrazia. Di questo organismo, che ebbe un ruolo di grandissima importanza, si è parlato, ingiustamente, troppo poco per tanti anni.

    Con questo Convegno e con le ricerche che seguiranno, abbiamo voluto colmare una lacuna storiografica e politica, anche per valorizzare la partecipazione delle donne alla liberazione del Paese ed alla costruzione dei primi movimenti politici.

    Raccomando, dunque, a tutti di partecipare, organizzare la partecipazione e far circolare il più possibile il programma in allegato. Il Convegno si svolge in una cornice solenne, come il Teatro Carignano, ci sono ottime relazioni e importanti interventi; il tema è di  grande interesse.

    Da ciò, rinnovo il caldissimo invito a partecipare a questa iniziativa, che onora l’ANPI e rende giustizia, finalmente, alle donne, troppe volte considerate come comprimarie e non come partecipi del grande momento di liberazione.

    Cari saluti,                      

  • CONFEDERAZIONE ITALIANA FRA LE ASSOCIAZIONI COMBATTENTISTICHE E PARTIGIANE
     
    I V N O V E M B R E
    GIORNATA DELLE FORZE ARMATE FESTA DELL’UNITÁ NAZIONALE
     
    I Combattenti, Decorati al Valor Militare, Congiunti dei Caduti, Mutilati ed Invalidi di Guerra, Protagonisti della Guerra di Liberazione e della Resistenza, Reduci dalla Deportazione, dall’Internamento e dalla Prigionia, in memoria della Grande Guerra e della sua conclusione
    RICORDANO
    quanti, con fedeltà ed appassionata dedizione, sacrificarono la loro esistenza o provarono immani sofferenze per una Italia libera, democratica, pacifica e indipendente e di nuovo protagonista rispettata nella comunità internazionale;
    RIVIVONO
    nel triennio in cui si celebra il 70° anniversario dell’avvento della Repubblica, dell’Assemblea Costituente, delle Elezioni libere e con il voto delle donne, del Trattato di Pace, l’orgoglio del popolo italiano che ha portato con la lotta al nazifascismo, alla riconquista dell’indipendenza nazionale, della libertà e della democrazia;
    MANIFESTANO
    riconoscenza alle Forze Armate, presidio delle istituzioni repubblicane, ai militari che all’estero rischiano la vita, per la pace e la convivenza tra i popoli e le nazioni e a tutti i combattenti per la libertà;
    PERSEVERANO
    nell’azione volta a trasmettere alle nuove generazioni gli alti ideali e i limpidi valori insiti nella memoria di quegli eventi che hanno caratterizzato la storia dell’Italia.
     
    La Confederazione Italiana fra le
    Associazioni Combattentistiche e Partigiane
    Roma, 4 novembre 2015
  • Vogliamo informarvi sul procedimento in atto relativo al processo nei confronti del Sindaco di Affile per l'edificazione di un mausoleo dedicato a Rodolfo Graziani usufruendo di fondi pubblici regionali.
     
    Questo vuole essere un appello nei Vostri confronti affinché Vi mobilitiate insieme a noi tutti per tali accadimenti, che minano la democrazia conquistata dai vari Movimenti Partigiani e ne offendono la memoria. Come leggerete nell'intervento del Presidente Provinciale di Massa-Carrara Alessandro Conti non c'è più la possibilità di costituirsi parte civile in tale procedimento penale, ma comunque esprimere la propria solidarietà e la propria contrarietà a tale opera può ancora influenzare l'esito procedurale, quindi ribadiamo con forza l'invito a mobilitarVi in tale rotta.
     
    Presidente ANPI Massa-Carrara Alessandro Conti:
     
    Come ormai sapete, presso il Tribunale di Tivoli è in corso un processo, intentato dall’ ANPI NAZIONALE contro il sindaco di Affile ( Roma ), che ha eretto nel suo Comune un mausoleo dedicato al maresciallo Graziani. Questo personaggio, che quel sindaco ha inteso glorificare, fu un fascista criminale di guerra, autore di delitti atroci contro popolazioni straniere aggredite da Mussolini, tanto feroce quanto professionalmente inetto. Dopo l’ Otto Settembre ’43 scelse la repubblica di Salò a fianco dei nazisti, rendendosi complice anche dei delitti per i quali noi, tutti gli anni, deponiamo corone funebri ed affetti che non verranno mai meno. Per questo tradimento della Patria fu condannato da un Tribunale militare a diciannove anni. Ne fece appena tre e nulla per il resto e null’ altro pagò. Una vergogna, come tante altre che conosciamo, circa i delitti rimasti impuniti. Cose che sapete quanto me.
    Ma che addirittura gli si dedichi un monumento, no e poi no: è un delitto sancito da leggi e sentenze. Si sono costituiti parte civile i Comuni di Marzabotto, Stazzema, Carrara, Massa e Montignoso, nonché la nostra Provincia. Siamo venuti a sapere di questa facoltà all’ ultimo momento e non è stato possibile estendere l’ iniziativa. Ho domandato all’ Avvocato di parte civile se esiste la possibilità di insinuarsi anche dopo il 21 Settembre, giorno in cui si apriva e si è aperto il processo. Purtroppo la risposta è negativa. Era presente anche il Presidente Provinciale dell’ ANPI di Pisa che,  già da noi avvertito casualmente, aveva subito interessato il suo Sindaco.  Ma questi non è riuscito a compiere in tempo gli adempimenti necessari. Tuttavia, il Presidente di Pisa  ha enumerato una serie di iniziative, che pur non essendo ciò che si è fatto sul piano processuale, possono essere comunque di buon effetto. Grosso modo abbiamo concordato che si debba procedere a rete, coinvolgendo sempre più cittadini: non solo ANPI, ma altre Associazioni, scuole, sindacati ecc. Nella nostra Provincia si dovrebbero in primo luogo coinvolgere i Sindaci, vibratamente, ricordando loro perentoriamente che essi hanno giurato sulla Costituzione e non è ammissibile che le organizzazioni neo nazifasciste facciano il loro comodo sotto il naso di autorità pigre, quando queste hanno la possibilità di intervenire sancita da leggi e da giurisprudenza. A Febbraio ci sarà la nuova udienza e potrebbe essere la decisiva.
     
    Alessandro Conti
     
    Avv. Francesco Mandarano:
     
    Vi prego di esaminare e di far pubblicare dai giornali e dalle TV locali il seguente documento, che potrete modificare a vs discrezione
     
    comunicato stampa
    nel pomeriggio di venerdì 09-10-15 si è tenuta presso la sala conferenze della biblioteca comunale di Carrara una assemblea dibattito per discutere della interpellanza presentata al ministro degli interni dall'on. Martina Nardi, in merito alla costruzione di un mausoleo-sacrario, dedicato al criminale di guerra Rodolfo Graziani dal sindaco del comune di Affile (Roma).
    Le relazioni sono state tenute dall'on. Martina Nardi e dall'Avv. Francesco Mandarano del foro di Prato, che hanno messo in evidenza che lo stato italiano tollera, da oltre tre anni, la presenza sul territorio del comune di Affile di un'opera che offende profondamente i democratici italiani africani e del mondo intero.
    Infatti, uno stato antifascista e democratico, in tutte le sue espressioni presidente della repubblica, parlamento, regioni provice e comuni, non può chiudere gli occhi di fronte alla costruzione di tale opera.
    Dopo un lungo ed approfondito dibattito l'assemblea ha deciso di portare all'attenzione dei media nazionali il problema della costruzione nel 2012 e del mantenimento a tutt'oggi del mausoleo - sacrario a rodolgo graziani, invitando i giornalisti delle reti televisive e della carta stampata ad affrontare tale questione, non solo come fatto di cronaca, che ha provocato in passato ad Affile attriti e scontri tra fascisti e Antifascisti, ma come fatto culturale e storico di rilevante importanza.
    Infatti la presenza sul territorio della repubblica italiana, nata dalla resistenza antifascista, di un atto di omaggio ad un fascista, razzista e traditore del popolo italiano mina i principi fondamentale e le basi della Nostra Democrazia.
    Pertanto l'assemblea ha deciso di sollecitare il ministro della pubblica istruzione, il ministro dei beni culturali ed il ministro degli esteri a prendere pubblicamente posizione su tale argomento, ribadendo che la mancata risposta a tale precisa richiesta, equivale ad oscurare i crimini del nazifascismo.
    L'assemblea ha infine, ribadito che omaggiare graziani con un monumento-mausoleo equivale ad equiparare le vittime ai carnefici.
    Infatti, lo stato italiano non può prima costruire dei mausolei a marzabotto e s. anna di stazzema, dedicati alle vittime delle stragi nazifasciste, e, poi, costruire un altro mausoleo di segno opposto, dedicandolo a rodolfo graziani, che è stato servo dei nazisti e corresponsabile di quelle stragi.
    In definitiva, lo stato italiano deve scegliere: o decide di stare colle vittime del nazifascismo; oppure sceglie di collocarsi con rodolfo graziani, fascista razzista autore in libia ed etiopia di immensi genocidi, nonchè colonialista, servo dei nazisti traditore del Popolo Italiano, condannato a 19 anni di carcere per collaborazionisto con il nazista invasore!
     
    avv. francesco mandarano  
     
  • Nel pomeriggio di oggi, martedì 13 ottobre, dovrebbe esserci il voto finale sul disegno di legge di “Riforma del Senato”.

    E penso che ci sarà senz’altro, perché ormai i numeri ci sono, essendo venuta meno la dissidenza all’interno del PD ed essendoci comunque il benevolo aiuto dei verdiniani. Un altro “trofeo” per il Governo renziano?
    Ho già scritto alcune riflessioni nel numero 176 della News, a questo proposito. Mi permetto di aggiungere poche considerazioni:

    1) non è finita, perché il Disegno di Legge deve tornare alla Camera e forse subire altre letture, di cui le ultime, a maggioranza assoluta dei componenti. Sarà interessante vedere se ci sarà questa maggioranza, e come risulterà composta;

    2) su un punto importante, c’è stato un rinvio ad una Legge ordinaria; vogliamo vederla oppure no?

    3) c’è poco da giubilare, comunque, per il “trofeo”. Bisognerebbe farsi venire, piuttosto, un dubbio serio, se non si tratti, non di una modifica ad alcune norme della Carta costituzionale, ma di un vero stravolgimento del modello istituzionale e culturale disegnato dal legislatore costituente. Uno stravolgimento tanto più grave in quanto si unisce ad una legge elettorale anticostituzionale e anti democratica;

    4) se qualcuno vuole festeggiare la riduzione di uno spazio di rappresentanza e dunque di democrazia, è libero di farlo, ma forse farebbe bene a meditare su ciò che questo significa in un Paese dotato di una Costituzione profondamente democratica. Per il resto, rinvio alle osservazioni che ho fatto, appunto, nel numero 176 della News e ribadisco che è nostro dovere informare e chiarire ai cittadini il significato ed i contenuti di questa riforma. Lo faremo con costanza e con fermezza e con tutti gli strumenti di cui disponiamo, se non altro perché è proprio al cittadino che, con ogni probabilità, spetterà l’ultima parola.

    Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell'Anpi

  • E’ stata raggiunta un’intesa tra l’ANPI e l’AUSER (Associazione per l’invecchiamento attivo) per una fattiva collaborazione in tema culturale, sociale, formativo, con particolare attenzione anche al volontariato. Il protocollo di intesa (sottoscritto per l’ANPI dal Presidente Smuraglia e per l’AUSER dal Presidente, Vincenzo Costa) è di particolare interesse in un momento in cui occorre un grande impegno per la partecipazione e per la formazione ed informazione dei cittadini. L’AUSER ha sedi in tutta Italia e svolge, non solo attività di assistenza, ma anche di formazione, occupandosi della Università per la Terza Età e della gestione di servizi sociali per gli anziani e non solo. Ecco il testo: L’11 settembre 2015 si è svolto un incontro fra la Presidenza Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) e la Presidenza dell’Associazione per l’Autogestione dei Servizi e la Solidarietà (AUSER). 3 Le due associazioni hanno convenuto sull’esistenza di una convergenza politica e culturale chiaramente riconoscibile nello statuto dell’ANPI e nella Carta dei Valori dell’AUSER. Il confronto ha anche messo in evidenza la concreta possibilità e volontà di consolidare la sinergia operativa nel quadro dei comuni obiettivi valoriali: • La salvaguardia e la piena attuazione – nelle leggi e nei comportamenti sociali – della Costituzione Italiana. • La difesa della Costituzione contro ogni stravolgimento, che incida sui principi e valori fondamentali. • L’impegno in favore della democrazia e della legalità. • La promozione della convivenza civile e della coesione sociale. • Il rafforzamento della democrazia e dell’antifascismo. Data la piena condivisione di principi e convincimenti si propone di dar vita ad iniziative che abbiano come scopo il sostegno della cittadinanza attiva nella prospettiva della tutela dei beni comuni, del rispetto dei diritti inalienabili delle persone e del rafforzamento della partecipazione dei cittadini alla vita sociale, economica e politica del Paese e il pieno sostegno e la valorizzazione di ogni forma di volontariato. Nello specifico dell’azione, le due Associazioni hanno tracciato alcune idee con le quali avviare la loro cooperazione: • Educare alla legalità: realizzare eventi, seminari, pubblicazioni e altro per diffondere la cultura del rispetto delle norme costituzionali che sono guida al vivere civile, nonché del rispetto di quelle regole anche non scritte, ma corrispondenti al comune sentire, che assicurano e garantiscono la serena convivenza civile. • Educazione permanente: svolgere nelle Università della Libera Età, affiliate all’Auser, lezioni sulla Costituzione Italiana con la partecipazione di partigiani, costituzionalisti, magistrati. • Turismo sociale: organizzare itinerari turistici che abbiamo come tappe i luoghi della memoria – della Guerra di Liberazione partigiana 4 e del martirio antifascista – o che siano stati teatro della storia sociale del Paese. La Presidenza nazionale dell’ANPI e la Presidenza dell’AUSER si impegnano a intensificare ed estendere le relazioni fra le proprie sedi territoriali, nonché a dare vita a iniziative comuni sia a livello nazionale che nei territori.

  • Nella gloriosa Associazione “Salviamo la Costituzione: aggiornarla non demolirla”, che tanti meriti ha acquisito, soprattutto in occasione del Referendum del 2006 in cui, sotto la prestigiosa guida del Presidente Scalfaro, fu protagonista della battaglia vincente, contro lo stravolgimento della Costituzione che si stava preparando, è in corso da alcuni mesi una discussione sul ruolo dell’Associazione stessa, con specifico riferimento alla riforma Costituzionale in atto ed alla Legge elettorale. Per la verità, nel novembre 2014 fu adottata a maggioranza, una posizione di netta contrarietà alla riforma del Senato. Ma poi ci furono contrasti sulla possibilità di un simile intervento e sulla stessa legittimità di pronunciarsi a maggioranza. Questo ha prodotto una sorta di immobilismo dell’Associazione, da cui essa si è ripresa solo per rinnovare le cariche sociali (è stato eletto, nella riunione del 22 settembre un nuovo Comitato direttivo, del quale fanno parte anche diversi costituzionalisti ed è stato riconfermato come Presidente, il Prof. Alessandro Pace), ma nell’affrontare il secondo punto dell’O. d. G. che riguardava le “Linee direttive dell’attività dell’Associazione” 5 stava riprendendo, ancora una volta, la discussione sui temi accennati. Il presidente Smuraglia, che è membro anche del nuovo direttivo dell’Associazione, ha allora sottoposto all’Assemblea dei soci un ordine del giorno (una sorta di mozione d’ordine), sul quale si è a lungo discusso. Alla fine, l’ordine del giorno è stato approvato, consentendo così all’Associazione di passare, per il futuro al merito, superando ogni questione metodologica, che finiva per risultare paralizzante. La votazione è stata significativa: 21 voti favorevoli, praticamente l’unanimità, perché nessuno ha votato contro, né si è astenuto, ma ci sono stati alcuni che non hanno partecipato alla votazione. Ecco il comunicato della Presidenza dell’Associazione: Ordine del giorno presentato dal socio Prof. Carlo Smuraglia nel corso dell’Assemblea dei soci dell’Associazione: “Salviamo la Costituzione, aggiornarla non demolirla” in data 22 settembre 2015 «Poiché l’Associazione ha bisogno, prima di tutto di chiarezza e non può discutere ogni volta sul proprio ruolo e sulla propria identità, il sottoscritto - convinto della necessità ed utilità che l’Associazione svolga una sua funzione politica e culturale nella fase attuale della vita nazionale, naturalmente nell’ambito dei suoi connotati essenziali e delle sue finalità - chiede che venga espressa una precisa volontà dell’Assemblea sui seguenti punti: 1. l’Associazione può e deve assumere, specialmente in tempi difficili, un ruolo positivo di informazione, di riflessione, di formazione e di iniziativa; 2. l’Associazione deve fare tutto ciò che occorre per “salvare” la Costituzione da ogni modifica e/o menomazione che ne possa stravolgere i principi, i valori e le linee strutturali fondamentali; 3. è fondamentale, sempre, la ricerca dell’unità negli organismi dirigenti; l’unanimità, peraltro, non può essere intesa come un mito. Ove non sia possibile raggiungere un parere unanime, è necessario e doveroso procedere a votazione; 6 4. l’Assemblea, su proposta del Direttivo, deve definire un piano di rilancio, affinché l’Associazione riacquisti quell’appeal che, nel tempo sembra essere quantomeno diminuito».

    Carlo Smuraglia

  • Approvato Ordine del giorno del Presidente Smuraglia nella riunione del 22 settembre dei soci dell’Associazione “Salviamo la Costituzione: aggiornarla non demolirla”

    Nella gloriosa Associazione “Salviamo la Costituzione: aggiornarla non demolirla”, che tanti meriti ha acquisito, soprattutto in occasione del Referendum del 2006 in cui, sotto la prestigiosa guida del Presidente Scalfaro, fu protagonista della battaglia vincente, contro lo stravolgimento della Costituzione che si stava preparando, è in corso da alcuni mesi una discussione sul ruolo dell’Associazione stessa, con specifico riferimento alla riforma Costituzionale in atto ed alla Legge elettorale. Per la verità, nel novembre 2014 fu adottata a maggioranza, una posizione di netta contrarietà alla riforma del Senato. Ma poi ci furono contrasti sulla possibilità di un simile intervento e sulla stessa legittimità di pronunciarsi a maggioranza. Questo ha prodotto una sorta di immobilismo dell’Associazione, da cui essa si è ripresa solo per rinnovare le cariche sociali (è stato eletto, nella riunione del 22 settembre un nuovo Comitato direttivo, del quale fanno parte anche diversi costituzionalisti ed è stato riconfermato come Presidente, il Prof. Alessandro Pace), ma nell’affrontare il secondo punto dell’O. d. G. che riguardava le “Linee direttive dell’attività dell’Associazione” 5 stava riprendendo, ancora una volta, la discussione sui temi accennati. Il presidente Smuraglia, che è membro anche del nuovo direttivo dell’Associazione, ha allora sottoposto all’Assemblea dei soci un ordine del giorno (una sorta di mozione d’ordine), sul quale si è a lungo discusso. Alla fine, l’ordine del giorno è stato approvato, consentendo così all’Associazione di passare, per il futuro al merito, superando ogni questione metodologica, che finiva per risultare paralizzante. La votazione è stata significativa: 21 voti favorevoli, praticamente l’unanimità, perché nessuno ha votato contro, né si è astenuto, ma ci sono stati alcuni che non hanno partecipato alla votazione. Ecco il comunicato della Presidenza dell’Associazione: Ordine del giorno presentato dal socio Prof. Carlo Smuraglia nel corso dell’Assemblea dei soci dell’Associazione: “Salviamo la Costituzione, aggiornarla non demolirla” in data 22 settembre 2015 «Poiché l’Associazione ha bisogno, prima di tutto di chiarezza e non può discutere ogni volta sul proprio ruolo e sulla propria identità, il sottoscritto - convinto della necessità ed utilità che l’Associazione svolga una sua funzione politica e culturale nella fase attuale della vita nazionale, naturalmente nell’ambito dei suoi connotati essenziali e delle sue finalità - chiede che venga espressa una precisa volontà dell’Assemblea sui seguenti punti: 1. l’Associazione può e deve assumere, specialmente in tempi difficili, un ruolo positivo di informazione, di riflessione, di formazione e di iniziativa; 2. l’Associazione deve fare tutto ciò che occorre per “salvare” la Costituzione da ogni modifica e/o menomazione che ne possa stravolgere i principi, i valori e le linee strutturali fondamentali; 3. è fondamentale, sempre, la ricerca dell’unità negli organismi dirigenti; l’unanimità, peraltro, non può essere intesa come un mito. Ove non sia possibile raggiungere un parere unanime, è necessario e doveroso procedere a votazione; 6 4. l’Assemblea, su proposta del Direttivo, deve definire un piano di rilancio, affinché l’Associazione riacquisti quell’appeal che, nel tempo sembra essere quantomeno diminuito».

    Carlo Smuraglia

  • Nel ribadire la condivisione piena dell’Appello dell’ANPI Nazionale del 16 gennaio 2015  “Riforme: era (ed è) una questione democratica” e successive prese di posizione pubblicate su ANPI News, oggi diventa necessario e urgente una forte e decisa mobilitazione  finalizzata a far conoscere la natura antidemocratica delle cosiddette riforme renziane.

    Si chiede ai senatori e ai deputati della Repubblica, alle massime cariche dello Stato di assumersi la responsabilità di fermarsi e di non portare a termine una vera e propria controriforma che mette in discussione l’equilibrio dei poteri e l’indipendenza degli organi di garanzia; toglie ai cittadini il diritto di eleggere i senatori; concentra eccessivi poteri nelle mani del presidente del Consiglio e del Governo; peggiora le modalità di formazione delle leggi.

    La situazione si aggrava in modo irreparabile con la nuova legge elettorale (italicum), che – come afferma l’ANPI Nazionale -  “consente di formare una Camera …con quasi i due terzi di ‘nominati’, non restituisce la parola ai cittadini, né garantisce la rappresentanza pienacui hanno diritto”.

    A tutto questo si deve aggiungere una serie di leggi a getto continuo che sta scardinando i principi fondamentali della Costituzione e i diritti sociali della persona e del cittadino (violazione dei diritti e della dignità del lavoro, dell’insegnamento e dell’istruzione, della  salute e del sistema sanitario, della giustizia e della libertà d’informazione, dell’ ambiente e del patrimonio culturale storico artistico…).

    Si ribadisce con l’ANPI Nazionale che “l’Italia può farcela  ad uscire dalla crisi economica, morale e politica, solo rimettendo in primo piano i valori costituzionali e le ragioni etiche e di buona politica che hanno rappresentato il sogno, le speranze e l’impegno della Resistenza”.

    Il direttivo dell’ANPI Crescenzago propone di promuovere iniziative pubbliche, nell’arco dei prossimi 15 giorni di ottobre, assieme al mondo dell’associazionismo democratico e del volontariato, ai sindacati e alle forze sociali e ai gruppi di cittadinanza attiva che hanno a cuore le sorti del nostro sistema di democrazia costituzionale nato dalla Resistenza e dalla lotta di liberazione dal nazifascismo.

    anpi crescenzano

LOCANDINA

AD OSIMO


 

  

 

 

 

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