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  • Storie - Il censimento del 1938

    Anche nel Novecento, in estate la burocrazia andava in vacanza. Ma in quell’agosto del 1938 il regime fascista di Benito Mussolini richiamò in servizio prefetti, uffici comunali, carabinieri, responsabili del partito e via dicendo, per affidare loro il delicato compito del censimento degli ebrei in Italia. L’operazione fu ordinata con priorità assoluta, con la richiesta ai funzionari di mantenere massima segretezza sulla procedura (nei telegrammi la parola ebreo era in cifra e corrispondeva a 24535).

    «Avverto – scrisse prima di Ferragosto il Prefetto di Firenze al podestà, fotografando bene lo spirito dell’iniziativa – che il lavoro di rilevazione dovrà essere compiuto fascisticamente, con celerità ed assoluta precisione, sotto la Vostra personale direzione e responsabilità».

     

    Il censimento doveva rispecchiare la situazione alla mezzanotte del 22 agosto. E così in quei giorni centinaia di incaricati comunali si presentarono in qualche decina di migliaia di abitazioni sparse nella penisola per consegnare il foglio di rilevazione, andando a scovare gli ebrei anche nelle case per la villeggiatura.

    Un’attività che venne svolta con scrupolo. I funzionari si diedero un gran da fare per contribuire al censimento, spesso andando a controllare lo status razziale di cittadini ignari dai cognomi inusuali o esotici per indagare se per caso fossero ebrei. Né mancarono privati cittadini che collaborarono all’operazione con segnalazioni alle autorità competenti, quasi sempre anonime, come ho raccontato assieme a Marco Palmieri nel libro “Di pura razza italiana”.

    Nonostante la complessità dell’operazione i dati vennero raccolti e consegnati entro i tempi previsti. Gli ebrei presenti in Italia risultarono 58.412 (aventi per lo meno un genitore ebreo o ex ebreo). Vennero classificati come «ebrei effettivi» 46.656, di cui 9.415 stranieri, pari all’1 per mille della popolazione complessiva.

    Il censimento fu il primo test per misurare la tenuta della pubblica amministrazione e delle diramazioni locali del partito di fronte all’imminente persecuzione. Test fascisticamente superato. L’Italia era pronta alle leggi razziali. Anzi, razziste.

  • Le sentite condoglianze a Jessica Mastri

    Avuta la notizia della perdita del caro babbo, l'ANPI sezione di Osimo e il Coordinamento Aspio Musone, porgono le più sentite condoglianze alla presidente onoraria e prima presidente dell'ANPI di Filottrano Jessica Mastri. 

    A quelle dell'intera organizzazione locale si aggiunge la vicinanza in questo momento in cui la vita ci mette davanti a prove come queste, mia personale e di Niccolò. 

    Armando Duranti

  • 12 agosto '44. Storia Stragi naziste la Germania riapre le indagini su Stazzema

    Sarà fatta finalmente giustizia sulla strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema? Forse. Qualche spiraglio almeno si apre. A settant'anni esatti da quei tragici fatti, la Procura federale di Karlsruhe, in Germania, ha deciso la riapertura delle indagini sull'eccidio, annullando una decisione precedente della Procura generale di Stoccarda. Ma ora bisognerà attendere l’esito del processo, che non è affatto scontato, visto i precedenti. "E' una buona notizia, ma ora bisogna far presto. Siamo tutti troppo vecchi", ha commentato Enrico Pieri, uno dei superstiti della strage (nella quale vennero uccisi i suoi genitori e le sue due sorelle) e presidente dell'associazione fra i familiari dei martiri, che due anni fa ha avuto il merito di proporre testardamente ricorso alla decisione della magistratura di Stoccarda di archiviare il caso.

    Quella mattina del 12 agosto del 1944, in Versilia, quattro compagnie delle SS tedesche salirono a Sant’Anna di Stazzema, accompagnati da collaborazionisti fascisti italiani, e circondarono il paese. Gli uomini si rifugiarono nei boschi, temendo di essere deportati, mentre donne, anziani e bambini rimasero nelle case. Fu un terribile massacro. In circa tre ore le SS trucidarono brutalmente 560 persone, compreso il sacerdote don Innocenzo, che implorava i soldati nazisti perché risparmiassero la sua gente, e gli otto fratellini Tucci, con la loro mamma. La vittima più giovane, Anna Pardini, aveva appena 20 giorni.

     Quella strage è rimasta finora impunita. Nel 1948 sfuggì al carcere il generale Max Simon, comandante della XVI Panzergrenadierdivision SS, prima condannato a morte per fucilazione (pena commutata nell’ergastolo), e poi graziato. Il maggiore Walter Reder, nel processo celebrato nel 1951 a Bologna, per l’eccidio fu assolto per “insufficienza di prove”.

    Da allora, la strage di Sant’Anna di Stazzema è caduta in una sorta di oblio della memoria. Fino a quando, nel maggio del 1994, il casuale rinvenimento di 695 fascicoli relativi alle stragi nazifasciste, conservati a Palazzo Cesi, in un armadio nei sotterranei della Procura Militare di Roma (il cosiddetto armadio della vergogna), riaccese i riflettori sull’eccidio.

    Nel 1996, anche grazie alle richieste del Comune di Stazzema e del Comitato per le Onoranze ai Martiri di Sant’Anna, la Procura Militare di La Spezia riaprì le indagini. E a dare un contributo decisivo all’identificazione dei responsabili, fu la ricerca della giornalista Cristiane Kohl negli archivi militari tedeschi, in collaborazione con lo storico Carlo Gentile, pubblicata sul quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung.

    Il processo ai responsabili dell’eccidio di Sant’Anna si concluse il 22 giugno 2005. Il Tribunale Militare di La Spezia dichiarò colpevoli tutti i dieci imputati, ex ufficiali delle SS, condannandoli alla pena dell’ergastolo e al risarcimento dei danni. Le sentenze furono confermate dalla Cassazione, ma mai eseguite. Il primo ottobre del 2012, infatti, la procura di Stoccarda decise di non chiedere l'imputazione degli otto ex SS all'epoca ancora in vita per l'impossibilità di provare, nonostante le indagini svolte, le loro responsabilità individuali e l'aggravante della premeditazione.

    Ora sono tre gli ex ufficiali delle SS ancora in vita, ma la decisione della corte federale di Karlsruhe apre la possibilità di una incriminazione per il solo Gerhard Sommer, 93enne capo di una delle compagnie delle SS che si resero protagoniste dell'eccidio, poiché gli altri due sono stati ritenuti "incapaci di stare in giudizio". Sarà la volta buona

  • chiusura delle celebrazioni del 70°

    Un settantesimo di fretta. Tanto poco tempo per prepararlo, date le elezioni municipali, ma mai così intenso e partecipato.
    Iniziate con l'omaggio del 24 giugno a Casette di Rinaldo, proseguite il 3 luglio a S. Biagio con la partecipatissima messa in suffragio delle vittime civili per la prima volta contate e ricordate alla presenza anche dei Presidenti del Consiglio di Osimo e Ancona, le manifestazioni per il 70° dell aLiberazione si sono concluse nella serata del 7 agosto alle Casenuove.
    Lo stesso "preambolo", con la deposizione di fiori al monumento delle Casette di Rinaldo della Presidente del Consiglio Andreoni, è stato davvero d'auspicio.
     
    E' accaduto anche che per la prima volta, il Gonfalone della città e il sindaco Pugnaloni, hanno reso omaggio ai Caduti osimani di Chigiano Valdiola.
     
    La chiusura di giovedì scorso, partecipata considerevolmente dagli abitanti della frazione, è stata nel ricordo delle centinaia di Caduti della Battaglia del Musone per Ancona.
    Presenti gli assessori Michela Glorio e Federica Gatto, i consiglieri Eliana Flamini, Diego Gallina Fiorini e Fabio Pasquinelli che ha portato il saluto dell’Amministrazione civica.
    Nell'occasione è stato presentato il documento visivo Osimo Libera che ha raccolto, come il resto, l'approvazione dei presenti.
    Così ha commentato l'iniziativa di Casenuove la consigliere Flamini su Facebook - Armando Duranti conclude la serata e con essa le commemorazioni del 70° della Liberazione di Osimo dal fascismo! Armando e Niccolo' Duranti supportati dallo storico Morroni hanno sviluppato la serata attorno ad un intenso e particolareggiato documentario che ha incuriosito ed impressionato la platea. Ringraziando l'ANPI del grande impegno profuso, rivolgiamo la nostra fortissima riconoscenza a quanti hanno dato la vita per la nostra libertà!!
    Cogliamo l'occasione per ringraziare la Flamini, gli assessori Gatto e Glorio e i consiglieri menzionati per le parole di sostegno all'opera meritoria dell'ANPI di Osimo e i cittadini che fino alle 23.30 sono rimasti con noi.
     
    Certo però, l'apice di questo 70° è stato il Consiglio Comunale all'aperto che ha visto un o.d.g. molto significativo votato all'unanimità davanti ad una larga platea di cittadini che hanno applaudito gli interventi del sindaco, dei consiglieri e degli ospiti quali: Mario Fratesi, Massimo Morroni e Francesca Egidi, Carlo Gobbi e dell'ANPI Osimo.
    Chiudiamo questo pezzo ringraziando il sindaco Pugnaloni e l'assessore alla Cultura Mauro Pellegrini che ci ha accompagnato in questo mese e mezzo di celebrazioni e facendosi lui stesso promotore di alcune iniziative. Ora la nostra opera deve essere rivolta alla scuola giungendo il sostegno del Governo nazionale alla programmazione d’iniziative nelle scuole. Per questo si chiede all'amministrazione civica di accompagnarci in questo percorso formativo che abbiamo sempre percorso da soli e che oggi ha l'opportunità di essere ancora più incisivo.