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  • Chi l’avrebbe mai detto che dietro la mitica navicella spaziale Apollo 11, che il 20 luglio 1969 alle ore 20.18 atterrò sulla Luna, si nascondesse lo zampino di Adolf Hitler! Ebbene sì, perché il progetto del razzo statunitense Saturn V fu elaborato e diretto dal barone nazista Wernher Magnus Maximilian von Braun. Il geniale inventore dei razzi V1 e V2, che colpirono Londra e il Belgio nell’autunno del 1944 e che nelle intenzioni del Füehrer dovevano costituire l’arma segreta della Germania per raggiungere la sospirata Endsieg (la vittoria finale). La storia di von Braun e del gruppo di scienziati nazisti (fisici, chimici, medici) arruolati da Zio Sam nell’immediato dopoguerra nell’esercito a stelle e strisce è stata ricostruita in un libro da poco uscito con grande clamore negli Stati Uniti, firmato da Annie Jacobsen, reporter del «Los Angeles Times Magazine» e già autrice del bestseller «Area 51», la base super segreta usata come poligono per centinaia di esperimenti nucleari. Il saggio, uscito in Italia per i tipi della Piemme, s’intitola «Operazione Paperclip» (pp. 588, euro 20), nome in codice della missione dei servizi segreti americani (prima l’Oss e poi la Cia) che si pose l’obiettivo di sottrarre i cervelli tedeschi e i loro segreti scientifici all’Unione Sovietica. Paperclip si traduce in italiano «graffetta», allusione abbastanza scoperta ai dossier degli scienziati, che furono sapientemente ripuliti dai servizi segreti americani. Tale operazione, come ricostruisce la Jacobsen, venne condotta con grande spregiudicatezza e consentì di salvare anche veri e propri criminali di guerra. Le nuove identità degli scienziati venivano allegate ai fascicoli con delle graffette, da cui il nome della missione. Fino agli anni Settanta, furono almeno duemila gli scienziati stipendiati e coccolati dalle istituzioni americane, ricoperti di premi e riconoscimenti. La ricerca della Jacobsen, attraverso la documentazione inedita di archivi anche tedeschi, interviste e testimonianze, segue le vicende post-guerra di 21 di questi cervelloni tedeschi dal passato non proprio irreprensibile: 8 di loro erano stati stretti collaboratori di Hitler, Himmler o Goering, 15 avevano aderito al partito nazista e 10 facevano parte del corpo delle SS.

    Gli anni oscuri delle loro esistenza furono cancellate, con la promessa dell’oblio in cambio dei loro servigi scientifici. I servizi segreti statunitensi erano infatti convinti che tra comunisti e nazisti, fossero i secondi il male minore. La figura simbolo di questo cinico riciclaggio di cervelli è quella del barone von Braun, nato nel 1912 a Wirsitz in Prussia e seppellito con tutti gli onori ad Alexandria in Virginia nel 1977, da cittadino naturalizzato americano. Von Braun si era iscritto la partito nazista nel 1937 e tre anni dopo era diventato ufficiale delle SS. Himmler lo promosse tre volte, fino al grado di maggiore. Il brillante scienziato progettò i missili V2 (Vergeltungswaffe 2, o arma di rappresaglia 2), che fecero migliaia di vittime nella capitale britannica. Per produrre i suoi razzi, von Braun non si fece scrupolo di costringere forzatamente migliaia di deportati del lager di Mittelbau-Dora a lavorare in condizioni disumane (e spesso a morire) in fabbriche che erano nascoste nel cuore della montagna per sfuggire ai bombardamenti alleati. Nella primavera del 1945 von Braun si consegnò assieme alla sua équipe all’esercito americano, entrò nell’organico militare Usa e venne poi assunto definitivamente alla Nasa, l’agenzia governativa creata per contrastare l’egemonia dell’Urss nella corsa allo spazio. Qui l’ex ufficiale delle SS divenne direttore del nuovo Marshall Space Flight Center e progettista del veicolo di lancio Saturn V, il superpropulsore che portò la missione Apollo sulla Luna. Alla sua morte è stato definito «il più grande scienziato dei tecnica missilistica ed aerospaziale della storia».Due altri casi emblematici. Il primo è quello di Otto Ambros, ingegnere chimico, inventore dei gas letali utilizzati dai nazisti, che sperimentò nei laboratori di Auschwitz con cavie umane. Nonostante la sentenza di condanna al processo di Norimberga, Ambros nel 1952 fu liberato e spedito con biglietto di sola andata in Usa a lavorare per l’azienda chimica W.R. Grace e per il dipartimento Usa dell’energia.

    Il secondo è quello di Theodor Benzinger, che sotto il Terzo Reich era stato un medico di solida fede nazista, responsabile di un centro sperimentale della Luftwaffe. Alla sua morte, nel 1999, il «New York Times» gli dedicò un appassionato necrologio in cui lo si lodava per l’invenzione del termometro auricolare. Due dei tanti curriculum whitewashed, ripuliti e resi immacolati, in nome della sicurezza nazionale e della logica spietata della guerra fredda.

  • Le Monde gli ha dedicato un’intera pagina, intitolata «Le juif de Barletta» (l'ebreo di Barletta). Il ministero della cultura francese, nel dicembre 2013, lo ha insignito del titolo di cavaliere dell’Ordine des Art set Lettres. Eppure Francesco Lotoro, il barbuto pianista pugliese, classe 1964, che in ventitre anni di viaggi per il mondo ha recuperato migliaia e migliaia di partiture, documenti, diari e manoscritti provenienti dai lager e dai campi di concentramento, in Italia è misconosciuto e nessuno finanzia le sue ricerche. 

    Con sua moglie Grazia Tiritiello ha fondato l’Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria, che raccoglie le opere musicali scritte nei campi di concentramento d’Europa, Africa settentrionale e coloniale, Asia, Oceania, Usa e Canada dal 1933 al 1945.  

    Anche nei lager nazisti vi furono casi di orchestre formate dai deportati. Famoso il caso di Terezin, dove l’attività musicale era diffusa. Il violinista Karel Fröhlich a Theresienstadt, nel maggio 1944, suonò Sarasate e Paganini pur sapendo di avere di fronte un pubblico composto da deportati che il giorno dopo sarebbero stati trasferiti ad Auschwitz e annotò nel suo quaderno: «per quelli che sopravviveranno, tutto questo avrà un senso».

    E perfino ad Auschwitz la violinista Alma Rosè, nipote di Gustav Mahler, diresse un’orchestra di sessanta strumentiste, voluta da Hoss, maggiore delle SS, che aveva il compito di accompagnare le detenute al lavoro, "accogliere" ogni nuovo arrivo di deportati, e suonare per gli ufficiali SS ogni qualvolta lo richiedessero. Ne ha parlato una delle sopravvissute, la pianista e cantante Fania Fenélon, nel suo diario "Ad Auschwitz c' era un' orchestra", scritto dopo la sua liberazione, nel quale scrive che suonare e cantare una musica "è la cosa migliore ad Auschwitz-Birkenau in quanto procura oblio e divora il tempo, ma è anche la peggiore perché ha un pubblico di assassini".   

    Lotoro è un vero e proprio cacciatore di musiche, scritte su quaderni o fogli di fortuna, ricordate a voce dai sopravvissuti o anche «incise» a carbonella su carta igienica, come la composizione di Rudolf Karel, prigioniero della resistenza polacca. Ad oggi sono più di 4 mila le opere da lui trovate e trascritte su pentagramma, grazie ad indagini presso memoriali, musei, archivi, biblioteche, librerie specializzate in Italia, Israele, Germania, Austria, Polonia, Repubblica Ceca e alla collaborazione con i principali musicisti di riferimento di questa produzione musicale (Joza Karas e Bret Werb negli Usa, David Bloch in Israele, Robert Kolben e Gabriele Knapp in Germania, la recentemente scomparsa Blanka Cervinkova in Repubblica Ceca).

     L’obiettivo di Lotoro è riuscire a pubblicare entro il 2015 i dieci volumi dell’Enciclopedia Thesaurus Musicae Concentrationariae (Kz Music), enciclopedia in quattro lingue contenente centinaia di partiture scritte nei lager corredate di introduzione storica, analisi critica delle opere e CD. Un’impresa titanica, che meriterebbe un’attenzione da parte delle istituzioni italiane.

  • La conferenza dedicata alla battaglia di Filottrano (una delle diverse iniziative in materia in loco ndr) tenutasi il 28 giugno alle 21, 30 ha visto la presenza di numeroso pubblico.

    Ancorché in un ambiente aperto e quindi fortemente dispersivo, anche con l'aiuto di un power point incentrato su fotografie coeve, si è riusciti a catturare l'attenzione di tutti. Il tema proposto era quello del Corpo Italiano di Liberazione e Filottrano.

    Il rapporto instaurato con le truppe italiane e la popolazione.  

    Posto l'accento su alcuni aspetti ordinativi e operativi, tra cui il rapporto tra artiglieria e fanteria, sempre deficitario, si è dimostrato l'assunto che gli Italiani a Filottrano dovevano assolvere un compito importate e l'hanno assolto.

    Ovvero quello di conquistare Filottrano per permettere al Corpo Polacco di attaccare ancona per manovra.

    Cinque battaglioni italiani attaccarono due battaglioni tedeschi e in una giornata di duri combattimenti ( un battaglione tedesco fu distrutto) ed al termine si ebbe ragione della resistenza germanica.  

    E' seguita una interessante discussione. In un intervento una Signora, che era fanciulla nel 1944 ha portato la sua testimonianza, che ha lasciato tutti un po' sorpresi: la Signora asserisce che dieci prigionieri tedeschi, dopo la fine dei combattimenti furono fucilati dagli Italiani.

    Riporta anche la testimonianza della madre.

    L'episodio, in oltre 70 anni, non è mai emerso.

    Presente Giovanni Santarelli, il massimo storico locale, anche lui è stato sorpreso da questa testimonianza.

    Un dato che si dispone è che nell'elenco dei caduti tedeschi e nei corpi poi seppelliti a Filottrano non risulta questo episodio.

    Anche dalle fonti tedesche non risulta nulla a riguardo..

    Quindi ci si è ripromessi di svolgere indagini, partendo dal luogo indicato dalla Signora ove sono stai raccolti i cadaveri dei tedeschi.

    Con questo interrogativo e con nuove ricerche si può dire che la serata sia sta estremamente proficua.

  • Anche da quest'episodio sono trascorsi 70 anni.  Un eccidio compiuto dai nazifascisti al poligono di tiro del Cibeno di Fossoli di Carpi.

    Per Fossoli passarono quanti erano destinati versoi tutti i campi di sterminio tedeschi dislocati nell'europa centro orientale.

    Da Fossoli passarono ebrei, militari non collaborazionisti, perseguitati politici e quanti, secondo il Reich, dovevano essere avviati verso la morte a soffocare ogni anelito di libertà e democrazia ed essere soppressi in nome della differenza razziale, o della diversità dai clichè imposti dal regime.

    Fossoli, da sempre distante materialmente, non lo é più da qualche anno, da quando cioé, abbiamo recuperato la storia dell' osimano e capitano dei Granatieri di Sardegna Bruno Liberti e gli rendemmo noi omaggio a nome della città sul luogo dove cadde.

    In quel temendo 12 luglio 1944, 66 militari vennero portati al poligono di tiro del Cibeno dal vicino campo di Fossoli e lì barbaramente uccisi.

    Il nostro Liberti, salma n. 44, pluridecorato della Guerra d'Africa, addestratore della Polizia nel periodo nero in cui avvennero i noti fatti di Lubijana, all'indomani dell'8 settembre fece la ben nota scelta che lo porterà al patibolo.

    A Fossoli Liberti era giunto dopo la cattura, nell aprile del 44, all'ennesimo passaggio per la stazione di Bologna diretto in missione a Brindisi, evidentemente notato, fu arrestato e accompagnato alla detenzione a Castelfranco Emilia; numero di matricola 1397.

    Dopo 65 anni l'ANPI di Osimo si recò sul posto e con grande emozione rese omaggio a quel martire stellato.

    La sua salma fu riconosciuta per una lettera che aveva indosso al momento della sua uccisione e che recava le parole del vescovo di Lubijana che lo ringraziava per aver salvato alcune persone.

    I funerali si svolsero solennemente nel Duomo di Milano il 24 maggio 1945 e fu il primo omaggio reso da quella città ai martiri della libertà.

    Il suo corpo é stato sepolto al Cimitero Maggiore di Osimo.

    La biografia é contenuta nel volume dedicato alla strage del Cibeno della Fondazione Fossoli.

    Il suo nome é trascritto sulle pareti del Mausoleo di Carpi insieme a quello di quanti transitarono per il più famoso campo di prigionia e d'internamento in Italia.  

    In nome di quell'episodio, nel 2007, venne assegnato il Premio Fabrizi alla fondazione e nacque un'amicizia tra la nostra ANPI e la Fondazione Fossoli che ancora oggi é evidenziata dalle notizie che la fondazione stessa trasmette attraverso il nostro sito. 

     

     

  • Polverigi è il primo tra i comuni associati con Agugliano e Camerata Picena ad aprire le celebrazioni della Liberazione dal nazismo proprio nel giorno 17 luglio in cui fu liberato.

    Il tutto è dovuto a due motivi precisi:

    1- Il ricordo della battaglia, durissima, per espugnare Rustico, uno dei tre capisaldi della linea difensiva tedesca a difesa di Ancona che durò quasi 20 ore e in cui morirono 18 Arditi dei quali solo oggi, dopo tre anni di ricerche si è riusciti a ricostruire le vicende terrene, di uomini, soldati ed eroi.

    2- Il ricordo della liberazione del Paese, vero e proprio “martire” della battaglia tra polacchi e tedeschi, rimasto sotto il fuoco per sei durissimi giorni con numerose distruzioni nel centro urbano e tante vittime civili.

    Le varie manifestazioni previste si terranno a Rustico la mattina dalle ore 10,30 e in centro alle ore 18,00 per la “Passeggiata della memoria” e 21,00 per la presentazione del Quaderno “Polverigi il giorno più lungo”

     
    da Comune di Polverigi
  • Il volume illustra il contributo che il Corpo Italiano di Liberazione ha dato alla liberazione delle Marche, in generale, e di Ancona in particolare, nella Battaglia per Ancona, svoltasi dal 1 al 20 luglio 1944.

    Inquadrato nel II Corpo d’Armata Polacco, il Corpo Italiano di Liberazione svolse il ruolo di coprire il fianco sinistro dei Polacchi, che avanzano lungo la litoranea Adriatica; in questo ruolo liberarono Ascoli Piceno, Macerata, Tolentino.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Il Comandante Polacco Anders, occupata Osimo il 6 luglio, predispose un piano di attacco per la conquista di Ancona che schierava la 3a Divisione Carpatica a destracon compiti di fissaggio ed inganno, la 5a Divisione Krescowa al centrocon compiti di attacco, rottura e sfondamento del fronte tedesco, mediante manovra di aggiramento, il Corpo Italiano di Liberazione, a sinistra, con compiti di protezione, sicurezza e copertura del fianco sinistro. L’obiettivo era conquistare Ancona e annientare la guarnigione tedesca. Questo piano, messo in atto dall’alba del 17 luglio, ebbe un successo parziale: Ancona fu conquistata il 18 luglio, ma la guarnigione tedesca, nonostante forti perdite, non fu annientata. Di questo parziale insuccesso, vari comandanti polacchi accusarono il Corpo Italiano di Liberazione, accusandolo di aver raggiunge i suoi obbiettivi con ritardo, scoprendo il fianco sinistro delle forze avanzanti polacche, che furono costrette a fermarsi, e quindi dare tempo a quelle tedesche di salvarsi. Accuse che si rivelarono infondate, ma che dimostrano, indirettamente, come il Corpo Italiano di Liberazione era parte integrante delle forze alleate che liberarono Ancona.

    Per dimostrare questo, il volume presenta pagine di storia militare con un linguaggio, a volte, per specialisti, affrontando anche delicati argomenti come l’atteggiamento ostile Britannico verso gli Italiani, il ruolo politico delle forze italiane, l’apporto delle forze della Resistenza ai combattimenti ed altri. Il linguaggio diviene, però, presto amabile e divulgativo in quanto le operazioni militari sono anche ricostruite attraverso le testimonianze orali e documentali coeve a complemento della descrizione tecnico-tattica. Testimonianze di militari e di civili, da quella di Sergio Pivetta, a quella di Francesca Bonci, che descrive con il suo Diario il passaggio del fronte ad Osimo, a quelle di sfollati di Agugliano, Castel’Emilio, Cassero, Camerata Picena e Castelferretti, abitati sull’asse di avanzata dell’attacco polacco. Emerge in tutti, tra macerie morali e materiali, il desiderio di sopravvivere e, la speranza di vivere un futuro diverso e migliore.

    Il volume descrive, quindi, il passaggio del fronte nell’anconetano, nome con cui si ricorda quei terribili gironi, quei giorni delle oche verdi, oche che erano dipinte dai contadini con il  verderame per mimetizzarle e evitare attacchi aerei alleati, e del lardo rosso, come i soldati tedeschi, sempre in cerca di cibo da rubare nelle loro razzie, chiamavano il prosciutto.  Un volume di ricostruzione storico-militare e testimonianze.

  • Brevi cenni sul Battaglione Speciale “R” (Roma)

     

    Nonostante siano trascorsi 70 anni dalla liberazione della Capitale, risulta ancora oggi poco conosciuta la vicenda operativa del Battaglione Speciale “R” (Roma) della Regia Guardia di Finanza, reparto destinato a prendere parte alla liberazione della città eterna, così come era stato disposto dalle autorità militari alleate, allora acquartierate presso la Reggia di Caserta. Ciò era stato determinato, in particolare, sulla base di una esplicita richiesta al Corpo, che il Ten. Col. John R. Pollock, Capo della Polizia Militare Alleata, fra l’altro designato Senior Police Officer per la città di Roma (in sostanza capo della polizia della Capitale all’atto della liberazione della città), concordò a fine settembre del ’43 e successivamente formalizzò (era il 7 gennaio 1944) con il Colonnello Giovanni Acampora, allora a capo del “Comando Superiore R. Guardia di Finanza” di Bari.

     

    Il Colonnello Acampora, Comandante della Legione di Bari, era il più anziano dei Colonnelli rimasto al Sud e pertanto aveva assunto l’iniziativa di costituire, imperniato sul comando da lui retto, il citato comando, mutato poi, nel novembre del ’43,  in “Comando della Regia Guardia di Finanza dell’Italia Liberata” in aderenza alle iniziative assunte per l’Arma dei Carabinieri. Questi, dunque, essendo in quel contesto il massimo responsabile della Guardia di Finanza dell’Italia Liberata, ne affidò il comando al Ten. Col. Francesco Murgia, in data 27 settembre ’43, il quale curò da subito il materiale allestimento dell’unità in quel di Rutigliano (Bari).

    Questi fu successivamente sostituito dal parigrado Ten. Col. Giordano Marenco, il 21 dicembre. Trasferito il 30 gennaio del 1944 dalla Puglia a Napoli, il Battaglione fu accasermato presso il “Grand Hotel”, opportunamente requisito. Lo stesso dovette essere implementato negli organici, risultati ancora insufficienti per la delicata missione affidatagli dall’alto Comando americano. Con l’arrivo a Napoli di molti finanzieri, sia dalle regioni del Sud Italia che dalla Sardegna (dalla quale giunse l’organico più consistente), il reparto raggiunse così la forza di circa 1.000 uomini (l’organico esatto doveva essere 980, di cui 80 del contingente di mare), tutti perfettamente equipaggiati e addestrati, per quanto con uniformi di varia foggia, provenienza e stravaganza d’abbinamenti.

     

    Il Battaglione “R”, il cui comando verrà assunto, il 1° aprile ’44, dal Capitano I.G.S. (incarichi grado superiore) Vincenzo Sciuto, verrà impiegato nella zona di Napoli e Caserta, prevalentemente nell’assolvimento dell’attività di scorta e vigilanza ai magazzini viveri Alleati, ove erano depositate merci destinate alla popolazione civile, alle dipendenze della “Peninsular Base Section”, l’organizzazione La decorazione del capitano Vincenzo Sciuto, comandante del battaglione “R” che partecipò allo sbarco di Anzio ed entrò a Roma con le avanguardie della 5^ Armata.logistica statunitense. In tale ambito vi fu pure incorporata una “Compagnia Autonoma Investigativa AMG” (AMG sta per Allied Military Government), posta però alle dipendenze del Capitano italo-americano Mathias F. Correa. In maggio, il reparto fu formalmente inquadrato nella “Special Force” della V^ Ar­mata americana del Generale Mark Wayne Clark, di cui facevano pure parte contingenti dei Carabinieri Reali (Contingente “R” comandato dal Ten. Col. Carlo Perinetti) e della Military Police.

     

    Il 29 maggio, sempre del ‘44, il reparto fu imbarcato, fra Napoli e Torre Annunziata, su navi Liberty e trasferito alla testa di ponte di Anzio, in previsione dell’imminente presa di Roma. Nella zona di Anzio, ove giunse il giorno seguente, il Battaglione di Finanza si attestò inizialmente a Borgo Isonzo (Littoria) e successivamente a Cisterna, ove giunse il 3 di giugno e subì, come le altre truppe alleate, l’azione tedesca sino alla rottura definitiva del fronte. Vari, quindi, furono i combattimenti sostenuti dalle Fiamme Gialle contro gli occupanti. Verso la mezzanotte fra il 3 e il 4 giugno 1944, a bordo di autocarri americani i finanzieri s’apprestarono a partecipare alla liberazione della Capitale, marciando a fianco delle prime avanguardie Alleate, con le quali entrarono in città alle ore 6 di quel fatidico giorno (4 giugno).

     

    Vari furono gli scontri a fuoco sostenuti coi tedeschi, così come una intera colonna della Wehrmacht fu catturata dagli stessi finanzieri del Battaglione “R”. Assieme ai Carabinieri, le Fiamme Gialle del Capitano Sciuto furono, dunque, gli unici italiani che entrano in Roma, e per questo accolti con grande giubilo dalla po­polazione. Nella martoriata Capitale d’Italia, il Battaglione “R” rimase per qualche tempo, impiegato nei servizi di ordine pubblico; nella vigilanza sui depositi di grano e di generi alimentari; nella vigilanza dei cosiddetti “obiettivi sensibili” (fra i quali anche banche e istituti di credito) e sedi Istituzionali, ma anche e soprattutto nella repressione del mercato nero e per il controllo dei prezzi; nella cattura di fascisti accusati di crimini di guerra, così come nella scorta delle autocolonne americane cari­che di materiali e di viveri dirette verso il Nord.

     

    In seguito, il Battaglione, leggermente assottigliatosi in organici (al 20 luglio ’44 risulta composto da 25 ufficiali, 92 sottufficiali e 774 militari di truppa), passò la mano ai colleghi che già prestavano servizio nella Capitale (Comando della 9^ Legione Territoriale), ai quali le autorità alleate ritennero di dover affidare il servizio di polizia nella città, anche a titolo di riconoscenza per quanto gli stessi militari avevano fatto durante l’occupazione nazista, collaborando attivamente con la Resistenza, attraverso la nota banda partigiana “Fiamme Gialle”, di cui ne era capo il Generale del Corpo stesso Filippo Crimi. Il Battaglione “R” mutò, quindi, denominazione, assumendo quello di Battaglione “I.S.” (Italia Settentrionale).

     

    Seguì così gli alleati sino alla Linea Ufficiali del Corpo membri della Special Police della A.M.C., ritratti con ufficiali e funzionari della 5^ Armata americana.Gotica, ove verrà smobilitato il 31 agosto 1944, con il conseguente rientro dei militari ai vecchi reparti d’appartenenza. Esattamente un mese prima, il 1° di agosto, anche lo stesso comandante, il Capitano Sciuto era stato trasferito al comando del Circolo di Finanza di Livorno, rimasto senza titolare. L’ufficiale verrà in seguito decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare, conferitagli sul campo dal Generale Roberto Bencivenga, Comandante Civile e Militare della Città Aperta di Roma, ma anche della Bronz Star Medal, appuntategli sul petto dallo stesso Generale Clark, Comandante della gloriosa V^ Armata americana.

     

    Occorre ricordare che nel Reparto mobilitato, oltre al Capitano Vincenzo Sciuto, si distinsero anche altri ufficiali, quali il Tenente Emilio Lappiello, il Tenente Arturo Dell’Isola, il Sottotenente Saverio Bifulco, e l’allievo ufficiale Ortenzio Covello, ai quali non mancherà il plauso da parte del capo del Quartier Generale dell’A.M.G. – Commissione Alleata di Controllo. Alla marcia verso il nord, con la V^ armata americana, partecipò tuttavia la stessa “Compagnia Speciale AMG” della R. Guardia di Finanza, formatasi a Napoli nei mesi precedenti, alla quale furono affidati compiti di polizia militare e controspionaggio, reparto che raggiungerà, infine, la Lombardia e Milano, partecipando così alla Liberazione del 25-26 aprile 1945.

    Roma, 4 giugno 2014. 

    Capitano Gerardo Severino

    Direttore Museo Storico Guardia di Finanza

  • Preg.mo sig. Sindaco,

    desidero testimoniarLe la piena soddisfazione dell’associazione dei partigiani di Osimo per l’impegno e i sentimenti sinceri da Lei profusi nell’interpretare la vicinanza della città ai valori resistenziali, valori questi fondamento della libertà, della democrazia e delle Istituzioni repubblicane che Lei così degnamente rappresenta.

    La Sua ferma volontà di rappresentare degnamente la nostra Città alla 70.esima commemorazione dei Caduti osimani in Chigiano-Valdiola recando con sé il prestigioso Vessillo cittadino, la  Sua sentita partecipazione al ricordo mai presenziato prima così ufficialmente, il Suo intervento in seno al civico consesso poi, La rendono ancora più significativamente erede, custode e garante delle speranze di quei nostri giovani Martiri, cioè di quegli ideali liberali e democratici, di pace e di giustizia sociale per i quali, gridandoli, si immolarono.

    il Presidente ANPI

    Armando Duranti

  • Preg.ma Presidente,

    desidero congratularmi con Lei, unitamente all'intero Consiglio Comunale, a nome dell’associazione partigiana che rappresento, per aver interpretato, nel migliore dei modi possibili, i sentimenti più nobili di questa città ricordando il 70° della sua Liberazione.

    L'O.d.g. consiliare approvato all'unanimità, è la sostanziale testimonianza che i principi e i valori liberali, democratici sanciti con la lotta resistenziale e prima ancora con quella antifascista nella nostra Costituzione repubblicana, sono ancora patrimonio indiscusso della nostra comunità.

    Quelle parole scritte come su pietra, riaffermano un riferimento identitario preciso per la nostra città, e rimarranno patrimonio comune anche per le generazioni future; parole cui questi potranno avvalersi per riconoscersi ancora come cittadini di uno stato libero e democratico.  

    Il Presidente ANPI Osimo

    Armando Duranti

  • OGGETTO:  ORDINE DEL GIORNO IN MERITO A COMMEMORAZIONE DEL 70° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE DELLA CITTA’ DI OSIMO.

    Il Consiglio Comunale di Osimo

    riunitosi nel settantesimo anniversario della liberazione di queste terre dall’oppressione nazifascista

    PREMESSO

    - che attraverso la Resistenza e la Lotta di Liberazione sono stati affermati i principi e i valori  democratici sui quali si fonda la Repubblica italiana, i quali trovano espresso riconoscimento nella  Costituzione e nelle Istituzioni. La Resistenza è stupenda ed eroica proprio perché mostra che un  popolo ormai lacero e misero, percosso e umiliato, ritrova nella sua stessa disperazione la forza  per insorgere contro il sopruso e la barbarie;

    - che il contributo della Resistenza partigiana è stato determinante nel processo di nascita dello  Stato democratico e repubblicano;

    - che libertà e democrazia sono state conquistate grazie al contributo determinante di militari,  civili e religiosi che hanno preso parte alla Lotta di Liberazione. Inoltre vanno ricordati gli  scioperi degli operai a sostegno della lotta e a salvaguardia degli impianti produttivi. La  popolazione protesse, nascose, avvertì, aiutò in ogni modo i partigiani, spesso ospitandoli e nutrendoli con grave personale pericolo, in uno slancio del tutto spontaneo, pur tra i gravi sacrifici e lutti che la guerra aveva imposto;

    - che la nostra città porterà sempre viva la memoria di quegli osimani che, sprezzanti del  pericolo, entrarono a far parte di quelle formazioni partigiane che, nel luglio 1944, diedero un  fondamentale contributo alla liberazione di Osimo dalle truppe naziste;

    - che la nostra città sarà sempre riconoscente alle truppe polacche che, settanta anni fa, restituirono  la libertà e la speranza ai cittadini di Osimo, nonché agli abitanti di tutta la provincia di Ancona;

    - che i valori ed i principi di democrazia, uguaglianza e solidarietà sociale rappresentano quindi un  patrimonio civile comune a tutti, e che, pertanto, è importante non solo rispettarli e difenderli, ma  anche trasmetterli alle giovani generazioni, perché possano a loro volta farli propri e custodirli,  assieme alla memoria delle complesse e travagliate vicende che hanno portato alla liberazione  dell’Italia. Tra le grandi lezioni lasciate alle generazioni successive dalla Resistenza c’è il richiamo all’impegno e al non rimanere indifferenti innanzi ad ogni genere di abuso fisico o morale, ad ogni  violazione dei diritti umani e della persona.

    CONSIDERATO

    il tributo pagato dall’Italia durante il regime fascista, illiberale, antidemocratico e persecutorio, la  guerra d’aggressione da esso sferrata, le atrocità compiute da questo insieme all’alleato nazista;

    CONSIDERATI ALTRESÌ

    i valori fondanti dell’antifascismo nella nostra Repubblica, contenuti nella Carta Costituzionale, e i principi di Pace, Libertà, Democrazia e Giustizia Sociale, dei quali l’Italia ha saputo essere  testimone e protagonista dopo la caduta del regime fascista;

    RIBADISCE

    la necessità di contribuire alla difesa e al mantenimento di una memoria attiva della Lotta di  Liberazione, affinchè il suo valore rimanga punto di riferimento per la libertà e la democrazia  dell’Italia;

    che la città di Osimo, riconoscendo nella Costituzione della Repubblica il suo primario punto di  riferimento e la fonte ispiratrice di ogni azione, opererà sempre nel solco del ripudio di “ogni  forma di razzismo e di violenza” riconoscendo nella pace “un diritto fondamentale dei popoli”  (art.2 comma 1 Statuto Comunale);

    SI IMPEGNA

    - a promuovere e a sostenere con la Scuola e le altre agenzie educative forme di collaborazione  utili affinchè possa maturare nelle giovani generazioni la convinta adesione ai valori della  democrazia, della non violenza e della legalità, riconoscendo in essi gli elementi fondativi e la  linfa vitale di ogni civile consesso; - a promuovere in tutti la consapevolezza che l’Europa, settanta anni fa, terreno di conflitto e di separazione fra i popoli, può essere ora terra di pace e casa comune in cui siano garantiti i diritti  inviolabili di tutti e di ciascuno

    il Presidente del Consiglio Comunale

    Paola Andreoni

     

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  • L'ANPI di Osimo, a margine delle celebrazioni per il 70° della Liberazione della città, ritiene doveroso evidenziare l'impegno profuso dal Sindaco Simone Pugnaloni, dall'Amministrazione Civica, dalla Presidente Paola Andreoni e dal Consiglio Comunale tutto, dalla Comunità sanbiagese, in primis dai parroci Don Bruno e Don Alessio, nell'occasione di una celebrazione così significativa per la vita della nostra città e dell'intero Paese.

    L'Anpi di Osimo, constatata la nutrita partecipazione dei cittadini, sia alla SS Messa in S. Biagio, sia al corteo sia al successivo Consiglio Comunale, non può che esprimere la propria piena soddisfazione.

    Questo nella consapevolezza che i principi espressi dall'antifascismo, dalla Resistenza, dalla Costituzione della Repubblica Italiana, sono ancora un bene comune e condiviso, e che il senso della solidarietà che gli osimani profusero allora nell'assistenza di oltre 5000 rifugiati, sia ancora ampiamente sentito dai cittadini, generando in noi la speranza che tutto ciò possa essere d’insegnamento per le generazioni future della nostra città.

    Per l’ANPI Osimo

    Il Presidente

    Armando Duranti

     

     

LOCANDINA

AD OSIMO


 

  

 

 

 

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