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  • Nel 70° della Liberazione della città di Osimo grazie all'opera del "gruppo Riccio", del "GAP Fabrizi" e del "GAP Stacciotti" della 5.a div. Garibaldi Marche Brg. Basso Musone, ai Caduti delle truppe militari polacche ed inglesi,  del Corpo Italiano di Liberazione e del "Majella", nel ricordo degli osimani morti, degli antifascisti caduti e partigiani caduti nelle montagne italiane e straniere, dei volontari combattenti, perché le libertà fondamentali fossero bene comune, Osimo si appresta a celebrare l'avvenimento più importante per la propria comunità.

    Oltre al banner posto sul municipio che ricorda agli osimani lo straordinario evento, l'amministrazione civica di recente formatasi, ha calendarizzato, in collaborazione con la nostra sezione, due alcune manifestazioni.

    Sabato 5 giugno alle ore 19 - Messa di Suffragio per le vittime civili cadute durante gli scontri al fassaggio del fronte di guerra:

    • di seguito intervento ufficiale del Sindaco e del Presidente ANPI Osimo;

     

    Domenica 6 giugno

    ore 16.00 - intervento del Sindaco Pugnoloni con Gonfalone a Chigiano di Valdiola nella manifestazione che ricorda i partigiani osimani; 

    ore 18.30 - concerto in piazza della Banda cittadina con coro;

    ore 21.00- Consiglio Comunale all'aperto per il 70° e interventi del Sindaco e dei capogruppo consiliari; dei sindaci di Castelfidardo e Filottrano;

    di seguito-  Prentazione del testo di Massimo Morroni raccolta dei diari di guerra della Valmusone  e intervento di Carlo Gobbi.

  • Dopo settanta anni per la prima volta c'è un conto, anche se non definitivo, delle vittime civile cadute al passaggio del fronte di guerra a Osimo tra il 1 luglio e il diciotto dello stesso mese del 1944, periodo questo teatro di una vicenda bellica cruenta seconda solo a Montecassino per quanto ha scrisse il generale comandante polacco Gen. Anders che visse entrambe le note vicende storiche.

    Massimo Morroni, durante la sua prossima presentazione del volume che include i diari di guerra lungo la Linea Edith delimitata dall'alveo del fiume Musone, parlerà del numero dei militari caduti in quei tremendi diciotto giorni di fuoco leggero e d'artiglieria che sconvolse la popolazione dei centri di Castelfidardo, Osimo e Filottrano, cui la battaglia prese nome, ma intanto abbiamo personalmente, grazie alla consultazione dell'anagrafe del Comune di Osimo accertato che persero la vita almeno 114 persone.

    Il dato é senza dubbio in difetto in quanto continuamente ci giungono notizie di deceduti che non passarono ne per l'anagrafe osimana ne altro.

    Molti rifugiati che caddero nelle zone osimane nello status di rifugiati, come l'Aspio Vecchio, non venenro denunciate ma direttamente traslate nel vicino capoluogo così come i piccoli Bagnarelli.

    Tanti furono i bambini vittime del fuoco o dell’impossibilità di essere soccorsi presso l'ospedale cittadino: bambini da alcuni giorni di vita ai quindici anni.

    Tanti i giovani ventenni e trentenni.

    Il numero, preciso rimarrà comunque impossibile perché in quei momenti molti erano i rifugiati da Ancona e, essendo ospitati a pochi chilometri dal capoluogo osimano, neppure si presentarono e denunciarono all'anagrafe osimana la perdita del loro caro preferendo denunciarlo direttamente nella città dorica.

    Sono almeno diciotto gli anconetani vittime del fronte accertate che avevano trovato rifugio negli edifici scolastici osimani o nelle case di parenti, amici e contadini osimani.

    Affianco ai loro nomi, nel registro comunale, è scritto chiaramente "occasionale" indentificando in ciò i rifugiati che in tutto, secondo il Grillantini, erano circa 5000 a Osimo tra l'ottobre 1943 e la liberazione della città il 6 luglio 1944.

    Dopo settant’anni l'ANPI si è sentita in obbligo di andare oltre la ricerca storiografica ed ha quindi chiesto al parroco di S.Biagio, da dove risalgono le prime vittime di quella scuola elementare (4 bambini, il più grande di otto anni e il nonno di tre di questi), di celebrare una Messa di Suffragio a ricordo di quelle prime piccole vittime e con loro di tutte le altre vittime civili della guerra a Osimo.

    Non furono solo i fratellini Portaleone a cadere ma anche i tre fratelli Tonti, anche loro bambini, che persero la vita in Via Flaminia I.

    La celebrazione, unita al ricordo del sindaco Pugnaloni e dell'ANPI, si terrà Sabato 5 luglio alle ore 19 davanti alla chiesa di S. Biagio di Osimo.

    Saranno presenti anche alcuni sopravvissuti di quell'episodio che portano ancora nelle carni i segni di quell'episodio.

    L'ANPI con questo ricorda pure la vicenda dei rifugiati di ogni tempo e di ogni guerra, non solo le loro vite spezzate ma anche le loro sofferenze.

     

     

       

  • Con una semplice cerimonia la Presidente del Consiglio Paola Andreoni e il Presidente della sezione di Osimo e coordinatore della Bassa Val Musone dell’ANPI Armando Duranti hanno reso omaggio ai partigiani Augusto Pallotta, Marcello Espinosa e al patriota Carlo Polverini  uccisi dai tedeschi.

    Unitamente a questo ricordo è stata commemorata la rappresaglia nazifascista, avvenuta il 24 giugno 1944, sulla popolazione di Casette di Rinaldo cui furono distrutte le povere abitazioni, ricorrendo in questi giorni il 70° di quei tragici eventi.

    Questo omaggio da di fatto il via alle celebrazioni del 70° della Liberazione di Osimo, avvenimento questo avvenuto il 6 luglio1944.

    Il 23 giugno 1944, due giovani partigiani Pallotta ed Espinosa del Gap Stacchiotti della Brg Basso Musone della V div. Garibaldi Marche, agli ordini del comandante Paolino Orlandini e del commissario politico Franco Mercuri,  caddero sotto il fuoco di un tedesco ferito nello scontro in atto mentre scendevano dall’auto cercando di rendersi conto di ciò che stava accadendo.

    Il 25 giugno 1944 il mugnaio Polverini fu fatto oggetto di fuoco dopo essersi rifiutato di tradire i partigiani di stanza nella vicina casa Guercio al Fiumicello, combattenti  coperti dalla partigiana Numa al secolo Annunziata Biondini.

  • 70° dei caduti e della rappresaglia di Casette di Rinaldo

    Sono settanta anni da quell’episodio in cui persero la vita tre osimani e altri persero ogni avere.

    Quel 22 luglio era un giovedì che, nonostante non si udissero ancora le cannonate del fronte che stava avanzando in direzione della città, per quei tremendi diciotto giorni di terrore e di morte, gli osimani si barcamenavano ancora nel mercato di piazza, una tradizione secolare che continuava nonostante tutto, nonostante il mercato “nero”.

    I partigiani del Distaccamento “Franco Stacchiotti” di stanza a casa Guercio, una casa colonica a ridosso del Fiumicello laddove si unisce al Musone, pattugliavano la provinciale jesina nei pressi della località Casette di Rinaldo tra le frazioni di Campocavallo e Padiglione.

    Contemporaneamente i patrioti scorsero un portalettere tedesco a cavallo della sua moto e non esitarono ad aprire il fuoco.

    L’arma sparò ma s’inceppò e così i partigiani ripiegarono: sopraggiunse nel frattempo un’auto con a bordo i partigiani Augusto Pallotta e Marcello Espinosa.

    Notando del movimento,  i due giovani partigiani ignari scesero dall’auto e furono sorpresi dal fuoco del tedesco, ferito nel breve scontro avvenuto poco prima, intento a raggiungere un gruppo di guastatori fermo a Padiglione.

    Le due salme furono portate all’Ospedale di Osimo e stettero due giorni nella camera mortuaria vestiti di una camicia rossa.  Molti osimani visitarono quella sala sotto l’occhio vigile dei tedeschi che accettarono, non certo di buon grado, quella veglia funebre probabilmente consci che ogni ritorsione sulla popolazione del centro sarebbe stata strategicamente inopportuna.

    Non mancò invece una ritorsione sulla periferia laddove avvennero  quei fatti.

    Il 24 giugno di settant’anni fa, di buon mattino, truppe tedesche invasero le povere case di Casette di Rinaldo facendo uscire a forza quanti vi si trovavano, radunandoli.

    Lo spavento e la tensione furono sopraffatte dalle grida dei comandi impartiti in tedesco alla popolazione.

    In quel momento apparve in cielo una cicogna alleata e i tedeschi impartirono l’ordine di gettarsi nel fosso che corre di pari passo alla provinciale e che risultava essere sicuro poiché abbastanza profondo.

    Tutti si aspettavano il peggio ma in quel momento arrivò in bicicletta Don Igino Ciavattini già fatto anch’egli oggetto di attenzione e lo costrinsero ad unirsi al gruppo.

    Il parroco tuttavia conosceva abbastanza bene il tedesco e dopo aver conferito con il comandante di quella compagnia impartì la benedizione al gruppo di braccianti nel fosso; potè così inforcare di nuovo la bicicletta e correre via.

    A quel punto la situazione sembrava precipitare ma, invece, fu chiesto ai prigionieri di uscire e di portare i covoni appena composti dentro ogni abitazione del piccolo centro.

    Finita l’operazione, con la stessa determinazione, chiesero a quei contadini di appiccare il fuoco a quei covoni che avvamparono in un attimo e, in poco tempo, le fiamme attaccarono quelle umili suppellettili e quelle travi di legno di quei poveri ricoveri che crollarono e distrussero, casa per casa, il piccolo centro.

    Mentre i contadini appiccavano il fuoco alle loro case i tedeschi si dileguarono: i nazisti non tardarono tuttavia a tornare.

    La vendetta per quel ferimento non è completa.

    Il 25 giugno ritornarono sui loro passi e scorsero la macchina utilizzata da Espinosa e Pallotta in un terreno poco distante.

    Chiesero con irruenza al proprietario di quel terreno di chi fosse quel mezzo abbandonato.

    Questo non parlò e dichiarò di non sapere perché quel mezzo fosse lì e la risposta dei tedeschi fu tremenda. Estrassero le armi e ferirono a morte il mugnaio Carlo Polverini.

    Questo è ciò che accadde sett’anni fa e noi ricordiamo oggi quell’episodio a pochi giorni dalla celebrazione del 70.esimo della Liberazione della città perché con orgoglio ci sentiamo di rappresentare quanti, a scanso della loro vita, si misero in gioco mentre altri, colpevolmente, guardavano o, peggio, supportavano in camicia nera, i principali artefici del disastro della guerra e il loro alleato teutonico.

    Questo dovrebbe essere un obbligo morale sentito da quanti si dichiarano cittadini di questa città, di questo Paese.

    Sappiamo che la stragrande maggioranza dei cittadini è consapevole di ciò che la lotta di Liberazione di partigiani, militari, cittadini ha loro donato: la libertà e la democrazia.

    Forse sono in pochi gli altrettanto consapevoli che la libertà e la democrazia, iniziata per noi osimani in quel 6 luglio 1944, non è scontata, non è per sempre.

    Ciò che è stato con tanto sacrificio conquistato può essere perso in un nonnulla. La libertà e la democrazia vanno difese giorno per giorno con la coscienza di cittadini e la partecipazione alla vita ammnistrativa della città, del Paese.

    -La politica o la si fa o la si subisce – Queste erano le parole d’ordine di De Gasperi che fanno eco alle parole di Gramsci sugli odiati indifferenti alla partecipazione democratica.

    Sono anche vere le parole di Arrigo Boldrini: Combattemmo per chi c’era, per chi non c’era, per chi era contro.   

    L’ANPI non ha disatteso in settanta anni quelle parole.

    In setta anni, è stata vigile sulle Istituzione democratiche specie nei momenti più bui della nostra Repubblica, un’attenzione ancora oggi alta affinché i valori espressi con quei sacrifici non vadano persi, ma si propaghino di generazione in generazione finché un libero tricolore sventolerà sulle nostre città. 

       PALLOTTA ED ESPINOSA. Sotto: i loro corpi nella camera mortuaria con le camicie rosse e il loro ricordo di Romolo Augusto Schiavoni

     

      

LOCANDINA

AD OSIMO


 

  

 

 

 

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