Filtro
  •  Il governo impegnato per le esecuzioni delle sentenze sulle stragi 43-45

     In allegato il testo dell'interpellanza al Presidente del Consiglio e ai Ministri degli Affari esteri, della Giustizia e della Difesa, con richiesta di impegno per le esecuzioni delle sentenze emesse dai tribunali italiani sulle stragi del 1943-1945 e per la realizzazione di concreti e consistenti atti di riparazione da parte del Governo tedesco secondo le richieste formulate dall'ANPI e da altre Associazioni.

    L'interpellanza è stata firmata da deputati di Pd, M5S, Lega Nord, Ncd, Per l'Italia, FI, Sel, Psi, Misto, Sc.

    il testo completo dell'interpellanza in pdf

     

     

  • Riceviamo e pubblichiamo questa bella indicazione di Massimo Coltrinari che ringraziamo per questo.
    Massimo ci ha inviato alcuni flash su Bernard Welburn, soldato inglese con il grado di Maresciallo che, nelo suo percorso bellico in Italia, ha solcato anche il nostro Musone.
    Interessante é anche il diario dell'inglese che rimandiamo, tramite link, sul sito che lo riguarda.
                                                                                                                                   A. Duranti
     
     
     
    Bernard Welburn 1915 -1993, Maresciallo di I Classe.  
    Combatte con la sua unità carri il 17-18 luglio tra Polverigi ed Agugliano. Il nipote ha costruito un sito: http/II www.andysarcade.net/personal/7887585/Italy/index.htmda cui sono tratte queste documetazioni .
    Bernard Wellburn ha servit nel 7° Ussari dal maggio 1944. Questo Reggimento Corazzato ha operato sull'asse Polverigi- Agugliano- Castelferreti durante l'attacco polacco ad Ancona il 17-18 luglio 1944 
     
     
     
     
     
    MEDAGLIE E LIBRETTO PERSONALE
     
     
    Documenti prelevati da caduto tedesco
     
     
    documentazione Wellburn
     
     
     
     
     
     
    AVVISI
     
     
    COPERTINA DEL GIORNALE DELL'UNITA INGLESE SETTEMBRE 1944
     
     
     
     
     
    Gognometro trovato da Bernard Welburn nei resti di un aereo tedesco caduto nei dintorni di Loreto il 5 luglio 1944 di
    Opo aver bombardato Loreto e la Basilica della Santa Casa.
     
     
     
     
    Un bombardamento inspiegabile
     
    "Nella notte tra il 5 ed il 6 luglio verso le 21,30 di quella terribile notte nella cittadina si ode un fortissimo boato: era stato bombardato da parte tedesca il deposito munizioni all’aria aperta alleato sito nei pressi della Stazione Ferroviaria. Un improvviso incendio interessa la campagna circostante Loreto. Poi iniziano incursioni della aviazione tedesca, fortemente contrastate dalla contraerea alleata. La popolazione, che aveva creduto, anche qui, che con la liberazione tutto fosse passato, di fronte a questi avvenimenti cede quasi subito al panico e non trova altra soluzione che rifugiarsi nei sotterranei dei palazzi e nelle cantine. Cadono spezzoni incendiari sulla Basilica, nella piazza del Santuario; viene colpito il Palazzo delle scuole elementari. Nel vicino sottopassaggio si registrano una decina di morti anche tra i soldati polacchi oltre che tra i civili.
    Nella seconda incursione un aereo tedesco è colpito e secondo alcune testimonianze va a schiantarsi sulle falde del Monte Conero. Alle 3,45 una ulteriore incursione porta danni veramente gravi: una bomba colpisce il Santuario della Madonna in particolare la Cupola del Sangallo: va distrutto il ciclo pittorico di Cesare Maccari, da Siena, con danni ancor più gravi all’altare della Cappella del Seiz dedicata, ironia del destino, alla Germania. La bomba incendiaria appiccò il fuoco che, per essere domato, occorsero 10 ore. Ben presto si formarono lunghe catene umane per passare l’acqua e furono chiamati da volenterosi anche i pompieri di Recanati, che accorsero prontamente. Andarono perduti, per l’incendio, candelabri e gli arredi sacri. L’incursione durò ben cinque ore.

    E’ difficile trovare delle spiegazioni a questa incursione aerea germanica. Molto probabilmente si tratto di errori di lancio. Nell’obiettivo di attaccare posizioni alleate, le bombe furono sganciate con poca cura finirono nella città e sulla Basilica: la notte e la reazione contraerea alleata potrebbero essere le sole plausibili giustificazioni di questi danni. "
    Testo tratto da:
    Massimo Coltirnari, Il Corpo Italiano di Liberazione e Ancona. Il tempo delle oche verdi e del lardo rosso. Il passaggio del fronte -giugno-luglio1944., Roma. Edizione nuova Cultura, 2014,
    Il volume sarà presentato il 12 luglio alla biblioteca L Radoni di Casteferreti, all'innaugurazione della Mostra "Il tempo delle oche verdi"
     
     
     
     
     
      
    FONTE
    MASSIMO OSSIDI
    CENTRO STUDI DI AGUISLIANO E CASTEL D'EMILIO
    DI BERNARD WELBURN.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
  • Blitz della Digos di Milano nei confronti di quattro giovani di estrema destra - studenti e lavoratori nati fra il 1988 e il 1990 - appartenenti al Movimento nazionalsocialista dei lavoratori Mlns-Nsab, di chiara matrice razzista e antisemita. I quattro sono indagati per attività di propaganda politica a sfondo razzista e antisemita. Tre di loro sono candidati per le cariche di sindaco e consigliere comunale alle prossime elezioni del 25 maggio in tre piccoli centri delle province di Milano, Lodi e Pavia.

    Nel corso delle perquisizioni è stato rinvenuto e sequestrato materiale riconducibile al movimento e costituito da volantini, documenti e manifesti, nonché libri e manuali d'area riconducibili a principi di natura xenofoba. Nelle abitazioni dei giovani sono state trovati coltelli a scatto, pistole giocattolo prive del tappo rosso di sicurezza, manganelli, una bandiera della Repubblica sociale e diversi libri di chiara ispirazione nazista. Gli investigatori stanno indagando se i quattro siano stati anche coinvolti in atti violenti di matrice razzista.

     

  • Armenio Giulietti di Sirolo, prima di morire poco più di un mese fa, aveva fortemente voluto una targa che avrebbe  lui stesso inaugurato nel ricordo del fratello Anacleto (Amedeo) morto negli scontri seguiti al temendo rastrellamento del 24 marzo 44 di Chigiano di Valdiola.

    Quella targa é stata scoperta ieri

  • In questi giorni si è molto parlato del documentario di Luchino Visconti e di Marcello Pagliero intitolato “Giorni di gloria”, che racconta alcuni momenti della Resistenza Italiana e della guerra di liberazione e, tra l’altro, anche il dramma delle Fosse Ardeatine. Una pellicola che era già conosciuta ma di cui da tempo si cercava la versione integrale che, come ha scritto per primo il quotidiano la Repubblica, è stata scovata e acquistata per pochi dollari negli Stati Uniti da Luciano Martini, 87 anni, endocrinologo, già docente dell’Università di Milano, appassionato di musica, cinema e storia.

    Si tratta di un’opera cinematografica in realtà collettiva, coordinata da Giuseppe De Santis e montata da Mario Serandrei (che ne fu anche l´ideatore), prodotta da Fulvio Ricci per conto della Titanus e dell´Associazione Nazionale Partigiani d´Italia, che si avvalse di immagini girate dai partigiani e dagli Alleati, oltre che da Visconti e Pagliero.
    Il documentario è stato presentato l’8 maggio a Palazzo Corsini, attuale sede dell'Accademia dei Lincei. Un luogo simbolico, in quanto proprio in quelle sale nel 1944 si svolse il processo contro l'ex questore di Roma Pietro Caruso, che venne ripreso da Visconti su incarico dell'esercito anglo-americano, così come la fucilazione che ne seguì dello stesso Caruso, del delegato Scarpato e di Pietro Koch. Quest'ultimo era stato anche il carceriere dello stesso Visconti, che militava nella Resistenza e, arrestato, venne rinchiuso per un breve periodo nella Pensione Jaccarino.

    “Giorni di gloria” non fu il debutto cinematografico di Visconti, come qualcuno ha scritto. In realtà il grande regista aveva già firmato uno dei suoi capolavori, “Ossessione”, nel 1943. Ma certo fu il suo primo film-documentario, girato tra il 1944 e il 1945, a guerra ancora in corso e quindi testimonianza eccezionale di quel periodo. E’ facilmente reperibile sul sito di Repubblica o su youtube e vi invito a vederlo. Ci si rende conto delle condizioni disastrose delle città italiane, delle difficoltà della guerra di liberazione, del coraggio dei resistenti, della crudezza dell’occupazione nazifascista, fino al momento agognato della liberazione nell’aprile del 1945.
    Le immagini più toccanti o sconvolgenti sono quelle sulle Fosse Ardeatine (girate da Visconti, De Santis e Pagliero), con lo spettacolo macabro delle salme decomposte, il tragico riconoscimento dei cadaveri e le successive tristi celebrazioni, con le foto dei martiri sui muri delle cave e il dolore composto dei parenti.
    E viene fuori anche qualche dettaglio inedito o parzialmente inedito, come la lettera trovata sulla salma di uno dei martiri, nella quale si legge: “A nessuno però è balenata in mente la verità, ovverossia che io sono un italiano, sono un patriota, uno che è pronto a versare il suo sangue per la Patria, per la nostra bella Italia”.
    Di forte impatto emotivo anche le immagini girate da Visconti del processo a Caruso e a Koch e delle loro fucilazioni a Forte Bravetta, e del processo a Donato Carretta, direttore del carcere di Regina Coeli, con le prime fasi del suo linciaggio da parte della folla.
    Certo, trattandosi di un filmato prodotto a ridosso dei fatti, sconta qualche imprecisione. Si parla ad esempio di 320 morti alle Ardeatine, mentre – come è noto – furono 335. A tratti, poi, gli speaker (Umberto Calosso e Umberto Barbaro) eccedono in retorica, come era usuale all’epoca. Ma l’interesse storico del documento è indubitabile

     

  • La manifestazione, indetta dall’ANPI Nazionale, il 29 aprile al Teatro Eliseo di Roma su "Riforme, rappresentanza, coerenza costituzionale nel cambiamento: una questione democratica". ha riscosso grande partecipazione ed entusiasmo.

    A prendere la parola, per lanciare l’allarme su un “frettoloso” processo riformatore che rischia di ridurre gli spazi della democrazia, sia rispetto al Senato che alla legge elettorale, sono stati Carlo Smuraglia, Stefano Rodotà e Gianni Ferrara.

    Assente, per motivi personali, Lorenza Carlassare che in una lettera indirizzata al presidente dell’ANPI ha espresso apprezzamento per l’iniziativa.

    A condurre è stata la giovane iscritta all’Associazione Elena De Rosa che ha svolto a sua volta un intervento sul tema “i giovani e le riforme”.

    Presenti delegazioni ANPI da tutta Italia, rappresentanti della CGIL nazionale, di Libertà e Giustizia e di altre Associazioni. Una suggestiva "Bella ciao" e "La libertà" di Giorgio Gaber, cantate da un coro di giovanissimi studenti diretti dal maestro Marco Quaranta ha concluso la manifestazione.

    Pubblichiamo di seguito la versione integrale dell’intervento del presidente nazionale ANPI, Carlo Smuraglia.

    "Consentitemi, prima di tutto, di esprimere la mia emozione nel vedere questa bella sala strapiena, con tante bandiere, fazzoletti dell’ANPI, ragazzi e ragazze, giovani e anziani, di cui molti venuti da lontano (Sicilia, Sardegna, Piemonte, Veneto, Calabria, per dire solo alcune delle provenienze); tutti col sorriso di chi è felice di incontrarsi, di ritrovarsi insieme in una bella iniziativa della propria Associazione, su temi di grande importanza.

    A tutti i presenti, che non sono solo iscritti all’ANPI, anche ai molti che non conosco, che hanno ricevuto l’invito o semplicemente hanno visto i manifesti, un grazie di cuore per la presenza qui, in una giornata importante e ricca di calore, anche se poi destinata al ragionamento ed alle riflessioni più che sui dati puramente emozionali. In questa sala c’è tutto l’orgoglio dell’ANPI, rigorosa custode dei valori costituzionali e per questo ha promosso questa manifestazione. Preciso subito che non è per avviare un cammino solitario, ma per lavorare unitariamente con tutti coloro che credono, appunto, nei valori di fondo che devono regolare la vita del nostro Paese.

    Sono quindi particolarmente lieto di aver ricevuto diverse adesioni di Associazioni che hanno sempre dedicato il loro impegno al sostegno dei valori e princìpi costituzionali; e di aver qui sul palco alcuni vecchi amici con i quali siamo legati, da molti anni, da rapporti di stima e amicizia e che ho sempre apprezzato per le loro qualità e per la loro preparazione. Parlo di Stefano Rodotà e Gianni Ferrara, ma mi riferisco anche a Lorenza Carlassare, che non ha potuto venire e di cui ho letto la lettera di disappunto per l’impegno che l’ha tenuta lontana da Roma.  Anche lei appartiene alla categoria di coloro che studiano, lavorano, riflettono e non improvvisano; una qualità che sta diventando rara, ma che me la rende sempre più amica, stimata ed apprezzata. Sono lieto anche della presenza, qui in sala, di una qualificatissima delegazione della CGIL, a riprova del fatto che anche con loro c’è una condivisione profonda, quali che siano poi le soluzioni specifiche che ognuno preferisce, sul fatto che le riforme costituzionali sono una cosa seria e dunque le modifiche necessarie devono essere ponderate, rispettando – per quanto possibile – la volontà espressa dai Costituenti e gli equilibri, fatti di pesi e contrappesi e soprattutto di garanzie per i cittadini, da loro indicati e che sono, in linea di principio, aggiustabili ma non alterabili.

    Infine, un ringraziamento particolare è dovuto ad Elena De Rosa, finalmente una giovane (ma in realtà ce ne sono tanti, oggi, di giovani, in questa sala), scelta non “per far figura”, ma perché è una giovane intelligente e in gamba, a cui abbiamo chiesto non solo di dare l’avvio a questo incontro, ma di condurlo e di dirci il pensiero suo e di altre ragazze e ragazzi sul tema delle riforme. Questa iniziativa, per noi è anche una sfida: perché si tiene a breve distanza dal 25 aprile, che ha costituito un altro grosso impegno, per noi; perché non si basa sulla raccolta di firme e adesioni, che poi si risolvono spesso in un dato formale, ma solo su alcune adesioni  di rilievo, per significare che non siamo soli e tali non resteremo; e se non abbiamo fatto una raccolta di firme individuali, abbiamo però ricorso alla collaborazione di persone come Rodotà, Carlassarre, Ferrara, di cui vi sono note le qualità e l’impegno, e di altri che, spiacenti, non hanno potuto intervenire.

    Questa manifestazione vuol rompere il muro del silenzio, informare veramente  i cittadini di quale è il problema reale; e vuol dare il via ad una mobilitazione dell’ANPI su tutto il territorio nazionale, per informare i distratti o quelli che non sanno, per chiarire, per appoggiare e sostenere chi si oppone ad una iniziativa di riforma che ci sembra inadeguata, per alcuni aspetti improvvisata e per altri ancora addirittura rischiosa per i diritti dei cittadini e la tenuta dei necessari spazi di democrazia.  C’è, insomma, in questa iniziativa, l’orgoglio di una Associazione di grande tradizione e di grande autorevolezza morale, che peraltro ha raccolto attorno a sé, il 25 aprile, solo a Milano centomila cittadini. Orgoglio che non significa presunzione.

    Non pensiamo di avere la verità in tasca e non a caso abbiamo chiesto il contributo di alcuni esperti, in un momento in cui i professori, gli esperti, nelle sfere governative, non vanno di moda, anzi sono da trattare quanto meno con ironia.  Ma, si sa, le convinzioni espresse anche da fonti qualificate non sono sempre sorrette da una robusta cultura giuridica e talvolta soffrono di una certa spericolatezza, non solo sul piano della cultura istituzionale, ma addirittura su quello della cultura senza aggettivi. Come può un Ministro o la Vicesegretaria di un importante partito pensare di poter richiamare all’ordine e al rispetto della disciplina di partito il Presidente del Senato, che si permette qualche osservazione sul progetto di riforma del Senato? Come si può pensare, di trattare un gruppo di Senatori che avanzano un progetto alternativo di riforma e lo sostengono, come soggetti “in cerca di visibilità”? Come si può concepire il rifiuto del confronto, il continuo richiamo ai “professoroni”, con toni di sufficienza? Io capisco che ognuno abbia il diritto di tenere alle proprie scelte e magari di privilegiare gli incontri, le trattative e i confronti con chi ritiene più utile.

    Io, che sono di gusti antiquati, continuo a preferire l’incontro, la collaborazione e magari il confronto, con persone pulite, serie e di elevata cultura, come Rodotà, Ferrara, Carlassare, Zagrebelsky e tanti altri, se non altro perché, anche se avanza l’età, sono sempre “freschi di studi” nel senso che non smettono mai di interrogarsi, porsi problemi, studiare soluzioni, senza arroganza e senza alterigia e senza mai far valere il fatto che loro, agli studi e agli approfondimenti, hanno dedicato una vita.

    Ma veniamo a noi, a questa bella e significativa giornata. La prima cosa che io penso si debba evidenziare è la ragione per cui parliamo di “questione democratica ”. In effetti, è assurdo discutere la possibile riforma del Senato come se fosse isolata, una sorta di problema tecnico, o addirittura, un problema di risparmio di spese (che in temacostituzionale è una vera bestemmia: le istituzioni vanno rese efficienti e corrispondenti alle necessità dei cittadini, indipendentemente dai costi). Veniamo da lontano: in questi anni, c’è stata una lenta, ma continua erosione degli spazi di democrazia.

    Ne farò soltanto un’elencazione sommaria: l’abuso della decretazione di urgenza e del voto di fiducia;  l’applicazione, in concreto e per molti anni, di una legge (il porcellum) che nega diritti fondamentali dei cittadini e la rappresentanza;  gli accordi tra due soggetti, entrambi fuori dal Parlamento (ed  uno per ragioni particolarmente gravi), che poi vengono posti a base di scelte e decisioni intangibili dei rispettivi partiti;  l’approvazione di una legge elettorale (italicum) solo in un ramo del Parlamento, del tutto contraria alle promesse ed agli impegni (restituire la parola ai cittadini) e soprattutto contraria alle preziose indicazioni della Corte Costituzionale, proprio in materia; infine, un progetto di riforma dell’istituzione centrale dello Stato, il Parlamento, che squilibra fortemente  il sistema costituzionale, assegna tutti i poteri ad una Camera, composta anche con l’apporto  del premio di maggioranza; eliminando ogni contrappeso ed ogni strumento vero di garanzia (perché il Senato concepito dal Governo non è neppure una Camera di serie B; non è nulla, in concreto), contemporaneamente riducendo la rappresentanza  dei cittadini, che la Costituzione  riferiva a due organi Parlamentari ed ora si restringerebbe ad una sola.

    Questa è già una questione, seria , di democrazia. Il resto è contorno; ma quale contorno! Il disinteresse per la rappresentanza, a vantaggio della sola governabilità;  lo spregio per il dissenso e perfino per le osservazioni propositive; l’idea di fissare tempi stretti (da parte del Governo, che dovrebbe restare estraneo), con una data fissa collegata non ad un emergenza istituzionale, ma una convenienza politica fine (benché ciò venga smentito) appare di natura elettorale.  che alla la convinzione di poter imporre tutto, con la disciplina di partito, anche in materia costituzionale (si stanno facendo grossi passi indietro, verso tempi e modi che credevamo sepolti per sempre);  il trattamento per i dissenzienti, che dimostra il fastidio di chi decide e non vuole essere turbato nei suoi propositi.

    Questo dà un’idea anche di ciò che significa l’ultima parte del progetto governativo, con l’introduzione dell’istituto del voto a data certa, che significa attribuire al Governo il potere di dettare il calendario parlamentare o comunque di  annullare – se vuole – ogni possibilità vera di iniziativa parlamentare e perfino di seri e approfonditi dibattiti parlamentari.

    Di questo stiamo dunque parlando, non di modelli teorici di Senato, che sono abbondanti e sui quali si potrebbe scegliere, ma badando a criteri reali: l’efficienza del sistema parlamentare; le garanzie di equilibrio dei poteri; l’effettività della rappresentatività dei cittadini  e la loro reale possibilità di partecipare e far sentire la propria voce.

    Chiarito questo, il mio intervento può essere breve, anche perché abbiamo diffuso ampiamente la posizione dell’ANPI, anche in questa sede; non senza notare come i partiti, i politici, la stampa si mostrino pochissimo interessati a conoscere il pensiero altrui, magari anche il nostro, che in mille modi si è cercato di sottoporre ad una cortina fumogena.

    Dunque: siamo per  la differenziazione del lavoro delle due Camere; è un’esigenza reale, anche se bisogna riconoscere che ci sono state occasioni in cui il bicameralismo “perfetto” ha reso servizi positivi su questioni fondamentali; ma adesso è venuto il momento di cambiare, però a cinque condizioni fondamentali:

    a) che si mantenga il sistema elettivo.

    b) che si colga l’occasione per trasformare il Senato in una vera camera Alta, per la rappresentatività, per la qualità dei componenti, per il tipo di funzioni.

    c) che contemporaneamente si faccia una legge elettorale  conforme alle indicazioni della Corte Costituzionale, sì da ridare possibilità di scelta ai cittadini, consentendo forme effettive di rappresentanza (senza esclusioni eccessive); limitando il premio di maggioranza a misure ragionevoli.

    d) che si indichino forme adeguate per  qualificare  (nel senso di migliorare, per qualità e competenza) la composizione del Senato (autonomia, competenza culturale e scientifica,  non interessi corporativi).

    e) che si riservino ai regolamenti parlamentari  la disciplina dei tempi ed i casi di priorità, ponendo fine al sistema per cui sono i Governi che dettano tutto, perfino i tempi della discussione, sempre in nome della governabilità.  Quanto ai modelli, la scelta è molto ampia, fra i modelli studiati e quelli sperimentati.

    Va notato, peraltro:  1. Al di là della conta numerica, che non ha significato, il dato è che tutti i Paesi del G8  sono bicamerali; quindici Paesi del G20 sono bicamerali; quattro miliardi di persone su 5,5 (esclusa la Cina, che fa parte a sè) sono rappresentati da sistemi bicamerali: tutte le grandi  democrazie adottano il modello bicamerale (un vero  modello bicamerale, nel senso che le due Camere hanno pari rilievo e pari autorevolezza), particolarmente diffuso quanto più il Paese è caratterizzato da complessità;

    2. I Senati, in genere, rappresentano uno strumento di equilibrio e di riflessione nei confronti della Camera bassa, espressione della maggioranza di Governo;

    3. Un bicameralismo vero (ancorché differenziato) garantisce, secondo la diffusa opinione degli esperti e studiosi, una migliore qualità della legislazione e una maggiore stabilità dell’ordinamento giuridico;

    4. Sui metodi di elezione, esistono due grandi criteri: Senatori eletti eletti  direttamente e Senatori  in secondo grado, a cui si aggiunge il gruppo dei Senatori eletti con sistema misto. L’elezione  di secondo grado non è mai occasionale, ma è sempre diretta allo scopo specifico di comporre il Senato con persone elette specificamente per quella funzione . Non è concepibile, in nessuno dei Paesi europei, un Senato di serie B, composto di “volontari” eletti  per fare altre cose.

    5. Il Senato, come strumento di governo delle complessità, si esprime particolarmente attraverso:

    - la funzione di Camera di riflessione nel procedimento legislativo (salvo alcune materie di rilievo sulle quali si esprime in forma di compartecipazione).

    -  la funzione di controllo dell’attività di Governo rispetto alla possibilità di “dittatura della maggioranza”; e di trasparente monitoraggio sull’azione  dell’esecutivo, sulle nomine, sugli enti pubblici, ecc.;

    -  la funzione di raccordo ed espressione delle entità e realtà territoriali che costituiscono lo Stato.

    6. I processi di riforma del Senato nell’ultimo ventennio, nei Paesi di maggior rilievo, presentano queste caratteristiche comuni:

    a)  differenziazione tra i due rami del Parlamento;

    b)  specializzazione “alta” delle funzioni del Senato;

    c)  tendenza ad incrementare la democraticità  complessiva;

    d) garanzia di maggiore efficacia nel rappresentare i territori, nei rapporti di carattere internazionale e nei diritti fondamentali dei cittadini;

    e) esigenza di razionalizzazione nei rapporti con l’esecutivo;

    f) rafforzamento dell’equilibrio dei poteri;

    g) esaltazione della funzione di raccordo con le realtà territoriali e istituzionali.

    In conclusione, i modelli possono essere diversi, ma hanno molte caratteristiche comuni, tra cui il rafforzamento (con funzioni differenziate) di una Camera che deve essere “ALTA” per qualificazioni e per competenze, deve avere funzioni di equilibrio di poteri, deve consentire una piena rappresentatività dei cittadini.

    Tendenze che rendono ancora più evidenti le linee da perseguire nel nostro caso, anziché pensare ad una legge elettorale antidemocratica e anticostituzionale; perché il mix di questi fattori (Senato declassato e legge elettorale che dà un potere quasi esclusivo ad una maggioranza di governo) può essere addirittura disastroso, per gli effetti e gli squilibri che può produrre.

    Insomma, sui modelli si può discutere, ma sulle linee di fondo no, perché le stesse tendenze in atto dimostrano che in tutto il mondo avanza l’esigenza di rappresentanza e di democrazia, anche per contrapporsi alle tendenze e spinte di una destra autoritaria e populista. Su questo dobbiamo attestarci, per avere una riforma del Senato non finalizzata al risparmio, ma ad esigenze di funzionalità e di democrazia.

    anche e soprattutto per questo. In tutta Europa avanzano tendenze autoritarie e rigurgiti fascisti o neofascisti; c’è una forte tendenza, in diversi Paesi, a restringere le libertà anziché a renderle effettive. Ebbene, questo è il momento di rafforzare la democrazia, in ogni Paese, non di indebolirla; questo è il momento di assicurare più partecipazione e più diritti ai cittadini, perché facciano sentire non solo la loro voce, ma la forte esigenza di rappresentanza e di sovranità.

    Sarebbe, dunque, anche in Italia, del tutto sbagliato indebolire questa democrazia, ancora troppo fragile ed esposta a rischi. Occorre, invece, rinforzare le linee generali chiaramente espresse dalla Costituzione, che richiedono partecipazione, rappresentanza, centralità del Parlamento, sistemi veri di garanzia.

    Ridurre tutte queste problematiche a temi di spese e di risparmio, mi sembra davvero assurdo; anche perché alla fine, differenziando le funzioni delle due Camere, si può benissimo ridurre il numero dei componenti dell’una e dell’altra e unificare i servizi, con evidente e sicuro risparmio, ma senza toccare le linee portanti del sistema ed anzi, rinforzandole con una legge elettorale che venga incontro alle istanze dei cittadini e corrisponda alle precise indicazioni della Carta Costituzionale.

    Ho letto uno scritto interessante di un Senatore che stimavo molto quando faceva il giornalista e che mi sembra conservi anche oggi la stessa linearità di princìpi e la stessa autonomia. C’è una frase lapidaria con cui si conclude lo scritto intitolato “La Costituzione merita rispetto”: “occorre una seconda Camera, non una Camera secondaria. E una seconda Camera è tale se può esercitare una funzione di garanzia, grazie ad una saggia specializzazione ed all’autorevolezza che le deriva dal voto popolare”. Mi pare che colga nel segno e rappresenti con semplici parole il succo del nostro intendimento e del nostro impegno.

    Che è tanto maggiore, quanto più sentiamo il peso di una legge elettorale, per fortuna approvata solo da una Camera, che non risponde, come ho detto, né a criteri di rispetto della Costituzione né a criteri di rispetto dei diritti dei cittadini, né tanto meno al principio di rappresentanza.

    Insomma, e per concludere, non si tratta di essere conservatori. Anzi, siamo favorevoli al cambiamento, ma nel solco della Costituzione e nel quadro di una democrazia che si rafforza anziché ridurre gli spazi della rappresentanza. Non ci considereremo soddisfatti, dunque, se non quando il Paese non si sarà dotato di una legge elettorale veramente democratica; tra rappresentanza e governabilità si privilegerà la prima, pur cogliendo anche le esigenze di stabilità; la Costituzione sarà rispettata ed attuata nei suoi fondamenti e nelle sue linee di coerenza, apportando gli aggiustamenti necessari alla stessa struttura parlamentare, ma senza togliere alcunché agli equilibri ed alle garanzie che la Costituzione ci offre e che restano il fondamento della vita consociata.

    In questa direzione intendiamo lavorare, col contributo di quanti credono nella Costituzione e nella democrazia e con un’informazione adeguata ai cittadini sulla reale posta in gioco e sul loro interesse a soluzioni chiare, trasparenti e ponderate. Comincia qui un cammino, che può anche essere lungo. Ma questa forte presenza, questo calore e questa giornata magnifica di incontro mi induce a pensare che se ci impegneremo come dobbiamo, ce la faremo, nell’interesse del Paese e della democrazia”.

  • Abbiamo assistito al concerto del 1° maggio e a sugellare il binomio inprescidibile lavoro+libertà ci ha pensato Aldo Cazzulo che ha ricordato che nella storia di questo Paese ci sono le donne protagoniste e interpreti della parte migliore di questo popolo. Lo sono ste le donne resistenti ricordate sul palco di Roma ma lo sono anche state migliaia di donne che siano state armate o no. Il 25 aprile scorso, Castelfidardo e l'ANPI giudata dalla presidente Elisa Bacchiocchi, ha celebrato l'evento con l'esperienza straordinaria di una ragazza contadina di allora di Comunanza AP, divenuta poi eccellente sindacalista, una donna che noi stimiamo e che accostiamo sempre con riverente affetto: Maria Santiloni Cavatassi.   Si, é la Maria che ha seminato la speranza, come dicono le parole di "A Maria", canzone del famoso gruppo La Gang.

    Maria "che ha seminato la speranza" non ha smesso mai di farlo, e non smetterà mai.

    Anche oggi, quanti la affrontano , specie i ragazzi nei tanti incontri cui Maria partecipa, sono avvolti dal suo fascinoso racconto di vita vissuta, una narrazione che scende con la dolcezza che la contraddistingue negli inferi della guerra, salvo poi riemergere facendo comprendere che da quel buio si può risorgere: con la volontà, con le idee, con la partecipazione, con la speranza appunto.

    Aldo Cazzullo lo ringraziamo, oltre che per l'amicizia, anche a nome di Maria Santiloni che non ha mai smesso di lottare, appunto, per la libertà prima e per il lavoro poi.

     

     

  • Comando, Quartier Generale, Unita dipendenti. base logistica

     

    .. 7a Divisione di Riserva

     

    .. Sezione Stampa

     

    .. Ospedale da 600 letti

     

    .. Ospedale da 600 letti

     

    .. Ospedale da 600 letti

     

    .. Ospedale da 200 letti

     

    .. centro di addestramento complementi

     

    .. scuola di tattica

     

    .. ospedale a lunga degenza

     

    Unità direttamente dipendenti

     

    . 9° Reggimento artiglieria da campagna

     

    . 10° Reggimento artiglieria pesante-campale

     

    . 11° reggimento Artiglieria pesante-campale

     

    . 7° reggimento artiglieria a cavallo

     

    . 7° reggimento semoventi controcarro

     

    . 7° reggimento artiglieria contraerei leggera

     

    . 8° reggimento artiglieria contraerei pesante

     

    . 1° reggimento Osservatori di Artiglieria

     

    . Reggimento Esplorante “Lancieri dei Carpazi”

     

    . X battaglione Genio

     

    . 10a compagnia pontieri

     

    . XII battaglione trasmissioni

     

    . Battaglione Guardie

     

    . Compagnia Polizia Militare

     

    . Sezione Topografica

     

    . Sanità. Servizio medico

     

    . Unità Rifornimento e Trasporti

     

    . Unità Meccani Elettricisti

     

    . Unità Materiali logistici

     

    . Unità Recupero Materiali

     

    . 12° Corte Marziale (Tribunale Militare di Corpo d’Armata)

     

    Unità

     

    . 3a Divisione di fanteria “Fucilieri dei Carpazi”

     

    . I Brigata di fanteria “Fucilieri dei Carpazi”

     

    .. I Battaglione

     

    .. II Battaglione

     

    .. III Battaglione

     

    . II Brigata di fanteria “Fucilieri dei Carpazi”

     

    .. IV Battaglione

     

    .. V Battaglione

     

    .. VI Battaglione

     

    . 1° Reggimento artiglieria da campagna

     

    . 2° Reggimento artiglieria da campagna

     

    . 3° Reggimento artiglieria da campagna

     

    . 4° Reggimento artiglieria controcarro

     

    . 3° Reggimento artiglieria contraerei leggera

     

     

    . 12° Reggimento esplorante “Lancieri di Podolia”

     

    . III Battaglione Trasmissioni

     

    . III Battaglione Genio

     

    . III Battaglione Mortai – Mitragliatrici

     

    . 3a Compagnia Polizia Militare

     

    . Servizi

     

    .. 1a Ambulanza da campo

     

    .. 2a Ambulanza da campo

     

    .. 1a Compagnia Trasporti

     

    .. 2a Compagnia Trasporti

     

    .. 12a Compagnia Trasporti

     

    .. 13a Compagnia Trasporti

     

    .. 1a Officina meccanici elettricisti

     

    .. 2a Officina meccanici elettricisti

     

    .. 3° Parco materiali logistici

     

    .. 3° Corte Marziale (Tribunale militare divisionale)

     

    .. Servizi divisionali

     

    . 5a Divisione di fanteria “Kresowa”

     

    . . V Brigata di fanteria “Wilno”

     

    .. XIII Battaglione

     

    .. XIV Battaglione

     

    .. XV Battaglione

     

    . VI Brigata di fanteria “Lwow”

     

    .. XVI Battaglione

     

    .. XVII Battaglione

     

    .. XVIII Battaglione

     

    . 4° Reggimento artiglieria da campagna “Kresowa”

     

    . 5° Reggimento artiglieria da campagna “Wilno”

     

    . 6° Reggimento artiglieria da campagna “Lwow”

     

    . 5° Reggimento artiglieria controcarro

     

    . 5° Reggimento artiglieria contraerei leggera

     

     

    . 15° Reggimento esplorante “Lancieri di Poznan”

     

    . V Battaglione Trasmissioni

     

    . V Battaglione Genio

     

    . V Battaglione Mortai – Mitragliatrici

     

    . 5a Compagnia Polizia Militare

     

    . Servizi

     

    .. 5a Ambulanza da campo

     

    .. 6a Ambulanza da campo

     

    .. 5a Compagnia Trasporti

     

    .. 6a Compagnia Trasporti

     

    .. 15a Compagnia Trasporti

     

    .. 16a Compagnia Trasporti

     

    .. 5a Officina meccanici elettricisti

     

    .. 6a Officina meccanici elettricisti

     

    .. 5° Parco materiali logistici

     

    .. 5° Corte Marziale (Tribunale militare divisionale)

     

    .. Servizi divisionali

     

     

    . II Brigata Corazzata

     

    .. 4° Reggimento corazzato “Scorpione”

     

    .. 1° Reggimento corazzato “Lancieri di Krechowce”

     

    .. 6° Reggimento corazzato “Bambini di Lwow”

     

    .. 9a Ambulanza da campo

     

    .. 9a Compagnia Trasporti

     

    .. 9a Officina meccanici elettricisti

     

    .. 9° Parco materiali

     

    .. 9° Squadrone Trasmissioni

     

    .. Polizia Militare

     

    .. Corte Marziale (Tribunale militare)

     

  • Nonostante il giorno feriale, teatro Eliseo esaurito per ascoltare gli interventi di Stefano Rodotà e Gianni Ferrara, introdotti da un intervento del presidente nazionale dell’ANPI Carlo Smuraglia. Assente giustificata la professoressa Lorenza Carlassare, il cui messaggio di rammarico è stato letto dallo stesso Smuraglia. Tante le bandiere e gli striscioni delle sezioni locali ANPI, ma anche una delegazione della CGIL in rappresentanza della segretaria Camusso che non ha potuto essere presente e qualche ‘politico’, fra cui Stefano Fassina. Moltissime le donne e, ottima sorpresa di questi tempi, anche tanti giovani. Questo il quadro in cui si è svolta martedì 29 aprile l’iniziativa dell’ANPI, il cui manifesto non lasciava molti dubbi sull’argomento da trattare: ‘Riforme, rappresentanza, coerenza costituzionale nel cambiamento: una questione democratica’. L’associazione dei partigiani e di quanti si riconoscono idealmente nell’antifascismo al di là delle bandiere di partito ha deciso di esprimere pubblicamente la propria preoccupazione per le conseguenze che potrebbero avere sul nostro sistema istituzionale le ‘riforme’ concordate dal segretario del PD con il padrone di Forza Italia e attualmente all’esame del Parlamento, con un appello alla prudenza e soprattutto con un forte richiamo ai valori etici espressi nella nostra Costituzione. Perché nel momento in cui sono più forti le pressioni per una rapida approvazione dei testi presentati al Senato, crescono anche il dissenso e le perplessità, presenti un po’ in tutti i partiti. E l’apertura, affidata a un video che riproponeva un estratto della nota lezione di Piero Calamandrei agli studenti milanesi del 1955 e alla lettura di un documento molto critico formulato da un gruppo di giovani iscritti, non è stata certo casuale. I tre interventi, pur con accentuazioni diverse, hanno concordemente riproposto i rischi che potrebbero derivare dalla applicazione di una legge elettorale che distorcerebbe in maniera intollerabile la rappresentanza della volontà popolare, assegnando la maggioranza della Camera alla lista più votata, indipendentemente dall’entità del consenso ottenuto (una soluzione peggiore della legge truffa del 1953′ ha affermato Rodotà), e la contemporanea trasformazione del Senato in un organismo con competenze irrilevanti e privo di legittimazione popolare. Hanno anche sottolineato che nella valutazione degli ‘spazi di democrazia’ non possono non rientrare comportamenti discutibili come il continuo ricorso alla decretazione d’urgenza e alle ‘questioni di fiducia’, e la compressione dei tempi del dibattito parlamentare, che cancellano di fatto la separazione fra il potere legislativo e quello esecutivo. Rodotà, che parlava a nome sia di Libertà e Giustizia che degli altri promotori della manifestazione ‘La via Maestra’ dell’ottobre scorso, ha ribattuto anche alle polemiche dei giorni scorsi, affermando che, se la Costituzione non è di competenza esclusiva dei ‘professori’, non è nemmeno proprietà del Presidente del Consiglio, ma del popolo italiano, che deve essere informato correttamente e coinvolto nel processo decisionale di eventuali modifiche. Il professore ha anche lamentato l’opacità dei contenuti dell’accordo fra Renzi e Berlusconi, al cui rispetto ci si richiama continuamente senza che ne siano realmente noti i contenuti: ‘Se Renzi vuole veramente la trasparenza, tolga il segreto ai reali obiettivi su cui è stato trovato l’accordo.’ ha affermato, denunciando che siamo ormai in presenza di due visioni contrapposte della società e della democrazia, fra chi vuole cancellare il sistema parlamentare rappresentativo presente in tutte le democrazie avanzate, e chi invece lo ritiene migliorabile ma insostituibile. Il professor Gianni Ferrara ha poi denunciato la gravità della scelta di non tenere conto della sentenza della Corte Costituzionale, che ha di fatto dichiarato la dubbia legittimità di un Parlamento eletto con procedure dichiarate incostituzionali, che avrebbe dovuto essere al più presto rinnovato e non ha l’autorevolezza necessaria per modificare la Carta costituzionale. Ferrara ha anche ricordato come il tema della ‘governabilità’ abbia sempre nascosto tentazioni presidenzialistiche, da quando venne sollevato da Craxi alle ultime affermazioni di J.P.Morgan che tentano di attribuire all’eccessiva democraticità dei sistemi istituzionali europei l’origine della crisi socio-economica dei nostri Paesi. In realtà si vorrebbe sostituire al criterio della ‘rappresentanza’ parlamentare quello della ‘investitura’ di un capo dell’esecutivo con poteri quasi assoluti. Comune la constatazione della forte involuzione culturale e della caduta del livello etico della politica negli ultimi venti anni, cui fa riscontro la crescita della aggressività nei confronti di quanti dissentono o propongono visioni diverse, che si esprime anche con l’irrisione nei confronti della ‘cultura’, cui si contrappone l’esaltazione di un attivismo approssimativo. Sia Ferrara che Rodotà si sono associati all’appello che era stato lanciato in apertura dal presidente nazionale dell’ANPI Carlo Smuraglia per una azione unitaria finalizzata a fornire ai cittadini una informazione oggettiva sui reali contenuti delle ‘riforme’ all’esame del Parlamento, e per rifiutare l’imposizione di scelte affrettate dettate solo da esigenze elettorali, inaccettabili su temi così rilevanti. Come ha ricordato Smuraglia, nessuno nega la possibilità di superare il bicameralismo perfetto, ma mantenendo pari dignità alle due Camere pur con funzioni diverse, come avviene nella grande maggioranza dei Paesi evoluti, e non facendo prevalere l’obiettivo, legittimo, della ‘governabilità’ su quello irrinunciabile della ‘rappresentanza’. Da sottolineare infine il richiamo del presidente ANPI per una maggiore attenzione alla rinascita in Europa di pericolosi movimenti di estrema destra, quando non esplicitamente nazi-fascisti, spesso esaltati dall’espressione di un anti-europeismo becero; un tema colpevolmente assente dalle campagne elettorali in corso proprio per l’elezione del nuovo Parlamento dell’Unione. In conclusione con la manifestazione dell’Eliseo si conferma l’esistenza e l’ampiezza di una vasta area di dissenso nei confronti di una politica dettata più da esigenze di affermazione personale dei protagonisti del ‘patto del Nazareno’ che dalla reale volontà di affrontare i problemi concreti del Paese, che non può prescindere dalla ‘questione democratica’.

LOCANDINA

AD OSIMO


 

  

 

 

 

In libreria