Filtro
  • Comitato nazionale dell’ANPI rileva che: 

    - l’indirizzo che si sta assumendo nella politica governativa in tema di riforme e di politica istituzionale non appare corrispondente a quella che dovrebbe essere la normalità democratica; 

    - si sta privilegiando il tema della governabilità (pur rilevante) rispetto a quello della rappresentanza (che è di fondamentale e imprescindibile importanza); 

    - si continua nel cammino - anomalo - già intrapreso da tempo, per cui è il Governo che assume l’iniziativa in tema di riforme costituzionali e pretende di dettare indirizzi e tempi al Parlamento; 

    - un rinnovamento della politica e delle istituzioni è essenziale per il nostro Paese, come già rilevato nel documento dell’ANPI del 12 marzo 2014; 

    - sono certamente necessari aggiustamenti anche del sistema parlamentare, così come definito dalla Costituzione, rispettando peraltro non solo la linea fondamentale perseguita dal legislatore costituente, ma anche le esigenze di centralità del Parlamento, della rappresentanza dei cittadini, del controllo sull’attività dell’Esecutivo, delle aziende e degli enti pubblici, in ogni loro forma e manifestazione; 

    - in questo contesto, è giusto superare innanzitutto il cosiddetto bicameralismo “perfetto”, fondato su un identico lavoro delle due Camere e quindi, alla lunga, foriero anche di lungaggini e difficoltà del procedimento legislativo; ma occorre farlo mantenendo appieno la sovranità popolare, così come espressa fin dall’art. 1 della Costituzione e garantendo una rappresentanza vera ed effettiva dei cittadini, nelle forme più dirette; 

    - il Senato, dunque, non va “abolito”, così come non va eliminata l’elezione da parte dei cittadini della parte maggiore dei suoi componenti; possono essere individuate anche forme di rappresentanza di altri interessi, nel Senato, come quelli delle autonomie locali, della cultura, dei saperi, della scienza; ma in forme tali da non alterare il delicato equilibrio delle funzioni e della rappresentanza; 

    - la maggior parte dell’attività legislativa può ben essere assegnata alla Camera, così come il voto di fiducia al Governo; ma individuando nel contempo forme di partecipazione e tipi di intervento da parte del Senato, così come previsto in molti dei modelli già esistenti in altri Paesi; 

    - in nessun modo il Senato può essere escluso da alcune leggi di carattere istituzionale, nonché dalla partecipazione alla formazione del bilancio, che è lo strumento fondamentale e politico dell’azione istituzionale e dei suoi indirizzi anche con riferimento alle attività di Autonomia e Regioni; 

    - tutto questo può essere realizzato agevolmente, anche con una consistente riduzione di spese, non solo unificando la gran parte dei servizi delle due Camere, ma anche riducendo il numero dei parlamentari, sia della Camera che del Senato, vista l’opportunità offerta dalla differenziazione delle funzioni; 

    - bisogna anche dire che concentrare tutti i poteri su una sola Camera, per di più composta anche col premio di maggioranza, lasciando altri compiti minori ad un organismo non elettivo, con una composizione spuria e fortemente discutibile ed obiettivi e funzioni altrettanto oscure, non appare rispondente affatto al disegno costituzionale, dotato di una sua intima coerenza proprio perché fatto di poteri e contropoteri e di equilibri estremamente delicati; un disegno che in qualche aspetto può – e deve – essere aggiornato, ma non fino al punto di stravolgere quello originario. 

    Queste sembrano, all’ANPI, le linee fondamentali di un cambiamento democratico delle istituzioni, che esalti il ruolo del Parlamento, rafforzi la rappresentanza dei cittadini in tutte le sue espressioni, ed assegni ad ognuna di esse il ruolo che le compete secondo gli orientamenti generali della Carta Costituzionale e le esigenze della democrazia, da perseguire con economicità di spesa ed efficienza dei risultati.

    Appare, altresì, pacifico che deve essere riformato il titolo V della Costituzione, procedendo ad una più razionale ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni, che elimini ragioni di conflitto e consenta agli organi centrali dello Stato di esprimere una legislazione di pieno indirizzo su materie fondamentali per tutto il territorio; definisca compiutamente e definitivamente il ruolo delle Regioni, a loro volta bisognose di riforme sulla base dell’esperienza realizzata dal 1970 ad oggi, che spesso le ha viste diventare altri organismi di centralizzazione dei poteri e le riconduca a funzioni di indirizzo e controllo e non di gestione; nonché precisi in modo conclusivo tutta la materia delle Province e degli enti intermedi, finora risolta con provvedimenti parziali che non sembrano corrispondere ad esigenze di effettiva razionalità e di contenimento delle spese. 

    Tutto questo richiederà tempi più adeguati, escluderà la fretta, rispondente, piuttosto che ad esigenze razionali, ad altro tipo di logiche; ma dovrà essere affrontato senza tergiversazioni e senza inopinati stravolgimenti dei metodi e degli stessi contenuti. Se è giusto porre rimedio ad alcune incongruenze strutturali rivelate dall’esperienza, l’obiettivo deve essere quello di farlo con saggezza e ponderazione, ed anche con le competenze necessarie, sempre preferibili alla improvvisazione ed all’incoerenza di una fretta dettata da ragioni molto lontane dal rispetto con cui si devono affrontare serie riforme costituzionali.

    Ci sono, sul tappeto, diverse proposte; altre sono fornite dall’esperienza giuridica e politica di altri Paesi; le si esamini senza pregiudizi e insofferenze ed ascoltando pareri e proposte che possono contribuire al miglior esito delle riforme.

    E si approfitti dell’occasione per un ripensamento della legge elettorale, che così come approvata da un ramo del Parlamento, non risponde alle esigenze di una vera rappresentanza e di democrazia e soprattutto contraddice, oltre alle attese di gran parte dei cittadini, le stesse indicazioni della Corte Costituzionale.

    Infine, l’occasione non appare idonea per raccogliere l’antica esigenza, manifestata da altri Governi e sempre respinta, di un rafforzamento dell’esecutivo e del suo Presidente, che vada a scapito della funzione e del ruolo del Parlamento, al quale il Governo può indicare priorità, come è suo diritto, ma non imporre scadenze e calendari privilegiati rispetto a qualunque autonoma iniziativa del Parlamento. 

    Su tutti questi temi, l’ANPI è pronta a discutere e confrontarsi, ma prima di ogni altra cosa, intende informare i cittadini, perché sappiano qual è la reale posta in gioco e capiscano che questa Associazione, che si rifà a valori fondamentali e in essi trova la sua forza e la sua autorevolezza, intende esercitare non solo la sua funzione critica, ma anche la sua capacità propositiva, nel rispetto assoluto del suo ruolo e della sua autonomia.

    Quando si tratta di difendere valori che si richiamano alla Costituzione ed alla democrazia, oltreché ai diritti di fondo in cui si esprime la sovranità popolare, l’ANPI non può che essere in campo, non per conservare, ma per innovare, restando però sempre ancorata ai valori ed ai princìpi della Costituzione. 

    Questa non è l’ora della obbedienza ai diktat, ma è quella della mobilitazione, a cui chiamiamo tutti i cittadini, per fare ciò che occorre con la dovuta ponderazione e col rispetto e la salvaguardia degli interessi fondamentali dei cittadini, che certo aspirano ad un rinnovamento, ma in un contesto equilibrato e democratico, corrispondente alle linee coerenti e chiaramente definite dalla Costituzione repubblicana. 

     

  • L'ANPI di Osimo e il Coordinamento di Zona Valle dell’Aspio e della Bassa Valle del Musone, hanno accolto con grande commozione la notizia della scomparsa del partigiano sanseverinate e  presidente della locale ANPI Bruno Taborro, venuto a mancare nel giorno della Liberazione e già Premio Nazionale ANPI Fabrizi.

    Custode e animatore della memoria, tra gli altri, dei martiri caduti a Chigiano di Valdiola di Osimo, di Sirolo e di Camerano  , Bruno Taborro,  già partigiano di quel famoso ed eroico Battaglione Mario”,  da sempre aveva instaurato un forte e solidale sodalizio  con la sezione ANPI di Osimo la quale, puntualmente, anno dopo anno, dalla Liberazione in poi, presenzia alle celebrazioni per i “Martiri del Ponte” , martirio immortalato anche dall'artista osimano Romolo Augusto Schiavoni.

    Frutto ultimo di questa collaborazione è la mostra sul Battaglione Mario,  voluta e custodita gelosamente da Bruno Taborro, esposta da ieri 25 aprile dal Coordinamento di Zona e dalla sezione ANPI di Camerano nell’atrio del palazzo comunale cameranese.

    Le ANPI della Valle dell’Aspio e della Bassa Valle del Musone, solidali in questo momento di sconforto con quella di San Severino Marche, unite nel segno del “fiume della libertà” qual’ è il Musone, le cui sponde videro marciare i partigiani e i patrioti a sostegno dei resistenti di Valdiola, acque sorgente di libertà prima con il martirio di Chigiano e fiume impetuoso con l’aspra battaglia della bassa valle poi, ricorderanno per sempre con affetto  l’uomo mite ma deciso qual’ era Bruno nel sostenere i principi della Resistenza e della Costituzione.

    Per sempre rimarrà l’orgoglio di averlo conosciuto e la stima per ciò che Bruno ha fatto nel suo essere partigiano, nel suo essere compagno, nel suo essere fino in fondo un Uomo.

    Ai compagni ed agli amici dell’ANPI, ai familiari, agli uomini ed alle donne libere e democratiche di San Severino Marche, al sindaco Martini, all’intera città, giunga il senso del nostro più profondo e sincero cordoglio.

     

    ANPI

    Coordinamento Valle dell’ Aspio e della Bassa Valle del Musone

    Sezione di Osimo

    Armando Duranti

  • L'ANPI di Osimo, il Coordinamento di Zona Valle dell’Aspio e della Bassa Valle del Musone  ringraziano le autorità scolastiche e gli insegnanti della direzione didattica "Bruno da Osimo" che in occasione del 25 aprile Festa della Liberazione d'Italia, con alto  senso del dovere, hanno perseguito il proprio ruolo di educatori delle giovani generazioni nel segno del rispetto delle Istituzioni libere e democratiche nate dalla Resistenza e dall’antifascismo, e della storia più gloriosa del nostro  Paese, orgoglio di tutti gli Italiani.

  • Martedì 29 aprile a Roma, al Teatro Eliseo, dalle ore 16:30,

    manifestazione pubblica dell’ANPI sul progetto di riforma

    costituzionale ed elettorale all’esame del Parlamento

     

    Antifascisti e democratici insieme per lanciare l’allarme contro un progetto che, unendosi ad una legge elettorale come quella che è stata approvata alla Camera ed al

    proposito di irrobustire i poteri del Presidente del Consiglio e del Governo, si risolverebbe (oltretutto) in una ulteriore e grave riduzione degli spazi di democrazia, che subiscono da tempo una lenta ma progressiva erosione e che, invece, l’ANPI considera intangibili, alla luce dei princìpi e dei valori costituzionali.

    Troviamoci insieme con la voce delle radici, di quell’antifascismo e di quellaResistenza da cui la democrazia ha preso le mosse e da cui non è possibile prescindere.

    Pubblichiamo di seguito il documento‐manifesto del 29 aprile:

     

    Il Comitato nazionale dell’ANPI rileva che:

    - l’indirizzo che si sta assumendo nella politica governativa in tema di riforme e di politica istituzionale non appare corrispondente a quella che dovrebbe essere la normalità

    democratica;

    - si sta privilegiando il tema della governabilità (pur rilevante) rispetto a quello della rappresentanza (che è di fondamentale e imprescindibile importanza)

    - si continua nel cammino - anomalo - già intrapreso da tempo, per cui è il Governo che assume l’iniziativa in tema di riforme costituzionali e pretende di dettare indirizzi e tempi al

    Parlamento;

    - un rinnovamento della politica e delle istituzioni è essenziale per il nostro Paese, come già rilevato nel documento dell’ANPI del 12 marzo 2014;

    - sono certamente necessari aggiustamenti anche del sistema parlamentare, così come definito dalla Costituzione, rispettando peraltro non solo la linea fondamentale perseguita dal

    legislatore costituente, ma anche le esigenze di centralità del Parlamento, della rappresentanza dei cittadini, del controllo sull’attività dell’Esecutivo, delle aziende e degli enti

    pubblici, in ogni loro forma e manifestazione;

    - in questo contesto, è giusto superare innanzitutto il cosiddetto bicameralismo

    “perfetto”, fondato su un identico lavoro delle due Camere e quindi, alla lunga, foriero anche di lungaggini e difficoltà del procedimento legislativo; ma occorre farlo mantenendo

    appieno la sovranità popolare, così come espressa fin dall’art. 1 della Costituzione e garantendo una rappresentanza vera ed effettiva dei cittadini, nelle forme più dirette;

    - il Senato, dunque, non va “abolito”, così come non va eliminata l’elezione da parte dei cittadini della parte maggiore dei suoi componenti; possono essere individuate anche forme

    di rappresentanza di altri interessi, nel Senato, come quelli delle autonomie locali, della cultura, dei saperi, della scienza; ma in forme tali da non alterare il delicato equilibrio delle

    funzioni e della rappresentanza;

    - la maggior parte dell’attività legislativa può ben essere assegnata alla Camera, così come il voto di fiducia al Governo; ma individuando nel contempo forme di partecipazione e tipi di

    intervento da parte del Senato, così come previsto in molti dei modelli già esistenti in altri Paesi;

    - in nessun modo il Senato può essere escluso da alcune leggi di carattere

    istituzionale, nonché dalla partecipazione alla formazione del bilancio, che è lo strumento fondamentale e politico dell’azione istituzionale e dei suoi indirizzi anche con riferimento alle

    attività di Autonomia e Regioni;

    - tutto questo può essere realizzato agevolmente, anche con una consistente riduzione di spese, non solo unificando la gran parte dei servizi delle due Camere, ma anche riducendo il

    numero dei parlamentari, sia della Camera che del Senato, vista l’opportunità offerta dalla differenziazione delle funzioni;

    - bisogna anche dire che concentrare tutti i poteri su una sola Camera, per di più composta anche col premio di maggioranza, lasciando altri compiti minori ad un

    organismo non elettivo, con una composizione spuria e fortemente discutibile ed obiettivi e funzioni altrettanto oscure, non appare rispondente affatto al disegno

    costituzionale, dotato di una sua intima coerenza proprio perché fatto di poteri e contropoteri e di equilibri estremamente delicati; un disegno che in qualche aspetto può – e

    deve – essere aggiornato, ma non fino al punto di stravolgere quello originario.

    Queste sembrano, all’ANPI, le linee fondamentali di un cambiamento democratico delle istituzioni, che esalti il ruolo del Parlamento, rafforzi la rappresentanza dei cittadini in tutte le

    sue espressioni, ed assegni ad ognuna di esse il ruolo che le compete secondo gli orientamenti generali della Carta Costituzionale e le esigenze della democrazia, da perseguire

    con economicità di spesa ed efficienza dei risultati.

    Appare, altresì, pacifico che deve essere riformato il titolo V della Costituzione, procedendo ad una più razionale ripartizione delle competenze tra Stato e

    Regioni, che elimini ragioni di conflitto e consenta agli organi centrali dello Stato di esprimere una legislazione di pieno indirizzo su materie fondamentali per tutto

    il territorio; definisca compiutamente e definitivamente il ruolo delle Regioni, a loro volta bisognose di riforme sulla base dell’esperienza realizzata dal 1970 ad oggi, che spesso le ha

    viste diventare altri organismi di centralizzazione dei poteri e le riconduca a funzioni di indirizzo e controllo e non di gestione; nonché precisi in modo conclusivo tutta la materia

    delle Province e degli enti intermedi, finora risolta con provvedimenti parziali che non sembrano corrispondere ad esigenze di effettiva razionalità e di contenimento delle spese.

    Tutto questo richiederà tempi più adeguati, escluderà la fretta, rispondente, piuttosto che ad esigenze razionali, ad altro tipo di logiche; ma dovrà essere affrontato senza tergiversazioni e

    senza inopinati stravolgimenti dei metodi e degli stessi contenuti. Se è giusto porre rimedio ad alcune incongruenze strutturali rivelate dall’esperienza, l’obiettivo deve essere quello di

    farlo con saggezza e ponderazione, ed anche con le competenze necessarie, sempre preferibili alla improvvisazione ed all’incoerenza di una fretta dettata da ragioni molto lontane

    dal rispetto con cui si devono affrontare serie riforme costituzionali.

    Ci sono, sul tappeto, diverse proposte; altre sono fornite dall’esperienza giuridica e politica di altri Paesi; le si esamini senza pregiudizi e insofferenze ed ascoltando pareri e proposte che

    possono contribuire al miglior esito delle riforme.

    E si approfitti dell’occasione per un ripensamento della legge elettorale, che così come approvata da un ramo del Parlamento, non risponde alle esigenze di una

    vera rappresentanza e di democrazia e soprattutto contraddice, oltre alle attese di gran parte dei cittadini, le stesse indicazioni della Corte Costituzionale.

    Infine, l’occasione non appare idonea per raccogliere l’antica esigenza, manifestata da altri Governi e sempre respinta, di un rafforzamento dell’esecutivo

    e del suo Presidente, che vada a scapito della funzione e del ruolo del Parlamento, al quale il Governo può indicare priorità, come è suo diritto, ma non imporre

    scadenze e calendari privilegiati rispetto a qualunque autonoma iniziativa del Parlamento.

    Su tutti questi temi, l’ANPI è pronta a discutere e confrontarsi, ma prima di ogni altra cosa, intende informare i cittadini, perché sappiano qual è la reale posta in gioco e capiscano che

    questa Associazione, che si rifà a valori fondamentali e in essi trova la sua forza e la sua autorevolezza, intende esercitare non solo la sua funzione critica, ma anche la sua capacità

    propositiva, nel rispetto assoluto del suo ruolo e della sua autonomia.

    Quando si tratta di difendere valori che si richiamano alla Costituzione ed alla democrazia, oltreché ai diritti di fondo in cui si esprime la sovranità popolare, l’ANPI non può che essere

    in campo, non per conservare, ma per innovare, restando però sempre ancorata ai valori ed ai princìpi della Costituzione.

    Questa non è l’ora della obbedienza ai diktat, ma è quella della mobilitazione, a cui chiamiamo tutti i cittadini, per fare ciò che occorre con la dovuta ponderazione

    e col rispetto e la salvaguardia degli interessi fondamentali dei cittadini, che certo aspirano ad un rinnovamento, ma in un contesto equilibrato e democratico, corrispondente

    alle linee coerenti e chiaramente definite dalla Costituzione repubblicana.

    IL COMITATO NAZIONALE DELL’ANPI

    aprile 2014

  • La presa di posizione dell’Anpi nei confronti della riforma del senato non ha nulla a che fare con la Festa della Liberazione

    Egregio direttore, in relazione all’articolo di Mario Lavia (8 aprile 2014, titolo “Davvero un 25 aprile contro Renzi?”), devo rilevare – a prescindere dagli sprezzanti giudizi dell’articolo nei confronti dell’Anpi e dell’evidente insofferenza nei confronti di qualsiasi manifestazione di dissenso e di critica – che l’autore non ha colto nel segno. La presa di posizione dell’Anpi nei confronti della “abolizione” del senato e la promozione di una manifestazione per illustrare ai cittadini i rilievi e le proposte dell’Anpi, non hanno assolutamente nulla a che fare col 25 aprile, che è, e deve restare, festa nazionale della Liberazione.

    La vicinanza temporale col 25 aprile della manifestazione che promuoviamo sulle riforme costituzionali è imposta – semplicemente – dalla fretta con cui intende muoversi il presidente del consiglio.

    Il ddl costituzionale è già in senato e Renzi lo vuole varare in prima lettura prima del 25 maggio (perché?); dunque, se si vuole fare una manifestazione (e spero che ce ne sia riconosciuto il diritto) non la si può fare quando l’iter del disegno di legge è non solo avviato, ma a buon punto. Se non ci fosse stato l’impegno della nostra organizzazione per un bel 25 aprile, l’avremmo fatta subito. Per correre al passo di Renzi, dobbiamo farla subito dopo, comunque al più presto (ma dopo c’è il primo maggio).

    Dunque, nessuna mescolanza e nessuna contraddizione: il 25 aprile sarà dedicato alla Liberazione, alla Resistenza e alla Costituzione che ne è nata. Nell’altra manifestazione si parlerà dei progetti di riforme costituzionali in corso. Tutto qui.

    Quanto poi ad associarci a «gruppetti extraparlamentari», viene da sorridere; non siamo un «gruppetto», perché l’Anpi conta 130 mila iscritti; e se siamo «extraparlamentari» è perché non stiamo (giustamente) in parlamento, date le nostre caratteristiche di Associazione libera, indipendente ed apartitica.

    Con i più cordiali saluti.

    (L’autore della lettera è il presidente nazionale Anpi)

  • Quando si tratta dio ricerca storica il Premio nazionale Fabrizi non può che appoggirla dato che é sicuramente il suo scopo principale, quello cioé di dare merito a chi "si sporca le mani" tra gli scaffali polverosi di quegli straordinari ambienti, meta di tante caccie al tesoro nascosto, che si chiamano archivi.

    Per questo motivo volentieri giriamo ai lettori questo messaggio giunto a questa redazione dal gen. Coltrinari:

     

    Albania. Resistenza dei MIilitari Italiani 1943-1945
     
     
     
                                      Lia Tosi: proposta di una iniziativa di ricerca

     

  •  Come assicurare che la memoria dei giorni più drammatici sia al riparo da offese, oggi, attraverso internet, sciaguratamente alla portata di tutti? È questa una domanda molto delicata alla quale l’Italia - come altri paesi - ha cercato di fornire una risposta: dapprima nel 2007, e quindi in tempi più recenti, attraverso tre progetti di legge (cfr., rispettivamente, i d.d.l. 8 ottobre 2012 n. 3511; e 15 marzo 2013 n. 54, 16 ottobre 2013 n. 54-A).
    Divieto di oblio Il tentativo è quello di dare attuazione alla decisione quadro del Consiglio dell’Unione europea del 28 novembre 2008  con la quale si domanda agli stati membri dell’Unione di impegnarsi a tutelare penalmente l’interpretazione dei fatti più drammatici, avvenuti e da venire. Il tema è però complesso: ammesso e non concesso che esista un divieto di oblio, è possibile dedurre da quest’ultimo un obbligo del ricordo?
    Certamente quando uno Stato istituisce - come ha fatto anche l’Italia - una giornata della memoria, si ricorre a una legge per assicurare che talune narrazioni non sfumino con il tempo. Anche solo l’approvazione di simili leggi non manca però di sollevare polemiche.
    Così, nonostante il fatto che la data scelta dalla legge italiana per celebrare la giornata della memoria sia quella, simbolica, dell’apertura dei cancelli di Auschwitz, nel testo manca ogni riferimento alle parole “nazismo” o “fascismo”, mentre si richiamano “coloro che, anche in campi e schieramenti diversi [sic!], si sono opposti al progetto di sterminio”.
    Inoltre, introdurre un reato significa spingersi oltre, sino a permettere il ricorso ad una sanzione che contempli la reclusione per la difesa di un bene ritenuto meritevole di questo tipo - estremo - di tutela. Eppure, qual è il ‘bene’, in questo caso? L’ordine pubblico o la memoria storica? Un’adeguata problematizzazione si rivela, più che opportuna, necessaria.
    Storici, giudici e legislatori A uno sguardo attento si ravvisano diversi nodi irrisolti nei progetti di legge presentati . Il primo di questi concerne la (necessaria!) distinzione tra lo storico, il giudice e il legislatore, tre figure deputate a svolgere funzioni ben diverse. Si tenga presente quanto segue: quello che i tre progetti di legge omettono, e che al contrario avrebbe meritato di essere specificato, è ‘chi’ avrà il potere di accertare un reato di negazionismo. Se fosse il medesimo legislatore, ci si potrebbe legittimamente domandare in cosa consista l’operazione - appunto - di accertamento giudiziario.
    E che la questione non rappresenti un’elucubrazione teorica è dimostrato dal fatto che il Conseil constitutionnel français ha sancito, con una decisione del 28 febbraio 2012, l’incostituzionalità di una disposizione francese che considerava ‘innegabili’ i soli genocidi certificati dalla legge.
    Diversamente, se fosse un giudice a dovere accertare quando una condotta configura uno dei reati per i quali si applica il divieto di negazionismo, occorrerebbe specificare innanzitutto se debba trattarsi di un giudice ‘interno’ oppure ‘internazionale’. Nel primo caso, ci si potrebbe domandare con quale cognizione di causa un magistrato interno possa giudicare un fatto lontano anni e chilometri; nel secondo, si porrebbe la questione del ‘se’ esista un giudice internazionale competente nel caso specie: com’è noto, data la natura essenzialmente arbitrale della funzione giurisdizionale in diritto internazionale non tutte le violazioni hanno ‘diritto’ a un giudice.
    Libertà di pensiero e d’espressione In aggiunta, non può essere taciuto l’attrito che l’introduzione di un simile reato determina in rapporto alla libertà di pensiero e d’espressione. Ancora non può essere sottovalutato ‘l’effetto megafono’: i negazionisti che, a oggi, sono stati condotti in tribunale hanno trovato nelle aule di giustizia innanzitutto una tribuna per diffondere le proprie tesi.
    E infine, sotto un profilo internazionalistico, ci sembra opportuno ricordare che la decisione del Consiglio dell’Unione europea richiamata in precedenza si differenzia alquanto dai progetti oggi discussi dal legislatore italiano. Infatti, la pena stabilita dalla decisione del Consiglio “reclusione da uno a tre anni” (art. 3, par. 2), è più lieve di due anni rispetto a quella richiesta dal legislatore italiano, che nell'ultima proposta giunge a prevedere una reclusione da uno a cinque anni. E ancora, l’elemento di pericolo è più marcato: l’art. 1, par. 1 lett. c e d, della decisione si riferisce a condotte idonee “a istigare alla violenza o all’odio”.
    D’altra parte, se si osservano comparativamente le legislazioni nazionali che si sono dotate di simili strumenti, è difficile scorgere un indirizzo unitario, e di tale difformità sono testimoni le Corti costituzionali e gli organi internazionali di tutela dei diritti umani che hanno mutano in diverse occasioni orientamento. Da ultimo, si consideri quanto asserito dalla Corte europea dei diritti umani nei due casi Garaduy c. Francia (decisione del 24 giugno 2003) e Perinçek c. Suisse (sentenza del 13 dicembre 2013).
    Oltre l’olocausto A dieci anni di distanza si è passati dal ritenere legittima una condanna per negazionismo al suo contrario. Se nel primo caso si è trattato di olocausto, nel secondo si è dibattuto del genocidio del popolo armeno. È anche questo un tema sul quale riflettere approfonditamente: è possibile limitare la protezione offerta dal negazionismo al solo olocausto?
    Due rischi si palesano, al riguardo. Il primo, di carattere formale, concerne il fatto che la decisione-quadro anzidetta concerne anche fattispecie minori (si pensi ai ‘crimini di guerra’, che si estendono sino al saccheggio). E il secondo, di tipo sostanziale, concerne il rilievo per cui un reato siffatto rappresenterebbe l’espressione di un diritto penale simbolico, de-attualizzato e volto a ‘custodire la storia’. Ma la storia non passa, tanto meno in giudicato (giacché - come insegnano gli storici - non è possibile ‘fare storia’ senza anche ‘fare la storia’). A chi giova tribunalizzarla?

    Gabriele Della Morte è ricercatore confermato in diritto internazionale presso la Facoltà di giurisprudenza dell'Università Cattolica di Milano. -

    http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=2562#sthash.kvKnikrT.WJpAnogE.dpuf

  • SECONDO IL GEN ROKOWKI ALLE ORE 13,30 DEL 17 LUGLIO UNA DELLE COMPAGNIE ITALIANE SAREBBE STATA VISTA SCAPPARE IN PREDA AL PANICO SULL'ALTRA RIVA DEL FIUME MUSONE . ANCHE FONTI INGLESI, CHE CITEREMO, RIPORTANO IL RITARDO DEL CORPO ITALIANO DI LIBERAZIONE NELLA CONQUISTA DI RUSTICO, METTENDO IN EVIDENZA CHE LA MANCATA COPERTURA DEL FRONTE SINISTRA PERMETTE L'INTERVENTO DELLA ARTIGLIERIA TEDESCA SU MONTE TORTO CHE PROVOCA NUMEROSE VITTIME TRA GLI UOMINI DEL 7° REGGIMENTO USSARI.

    Richiesta: chi avesse dati da aggiungere a questo aspetto è pregato di scrivere a Massimo Coltrinari ricerca23@libero.it, oppore a risorgimento23@libero.it

LOCANDINA

AD OSIMO


 

  

 

 

 

In libreria