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  • Tra qualche giorno tornerà ad Osimo Luigi Bartolini quando la sua salma verrà traslata da Roma, luogo attuale di sepoltura, per riposare definitivamente accanto alla moglie.

    Noi ci sentiamo debitori della figlia che ha deciso di collocare ad Osimo i resti del proprio genitore nato invece a Cupramontana nel 1892.

    Avremmo voluto che Luigi Bartolini, condannato al confino politico quando era ad Osimo, ricevesse gli onori della città cui egli si sentì particolarmente legato, e di quanti, in primis Cupramontana, sono altrettanto legati al ricordo del grande incisore, pittore e saggista 

    La famiglia invece ha deciso una forma privata della nuova tumulazione, una decisione che l'ANPI rispetta senza fino in fondo, nella speranza che Luigi Bartolini possa avere il giusto tributo da questa città.

  • Il Comitato nazionale dell’ANPI, presa visione del documento base della CGIL per la manifestazione nazionale del 25 ottobre 2014, pur non entrando - doverosamente - nel merito delle proposte specifiche, che sono di competenza delle Organizzazioni sindacali, condivide pienamente le parole d’ordine “lavoro, dignità, uguaglianza per cambiare l’Italia” e l’obbiettivo di fondo, che è quello di creare lavoro (dignitoso) per attuare il principio consacrato dall’art. 1 della Costituzione (l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro) e da altre norme della stessa Carta Costituzionale (artt. 4 – 35, etc.).

    Questi princìpi vanno sostenuti sempre, in ogni momento e in ogni forma, considerandoli prioritari rispetto ad ogni altra esigenza.

    L’ANPI nazionale augura, dunque, pieno successo alla manifestazione del 25 ottobre 2014.

    15 ottobre 2014


  • Manifestazione indetta dalla Lega per il 18 ottobre 2014 a Milano.

    Il Comitato nazionale dell’ANPI, apprendendo che la Lega, con la partecipazione di CasaPound, ha indetto per il 18 ottobre 2014 una manifestazione nazionale a Milano dal titolo “  

    Stop invasione”:

    • rileva la gravità di questa iniziativa che nega quei princìpi di solidarietà e di eguaglianza che sono alla base del nostro sistema costituzionale;
    • ne sottolinea il carattere tipicamente razzista e xenofobo, ma anche di negazione dei fondamentali diritti umani;
    • chiede che le Autorità adottino provvedimenti opportuni e necessari diretti ad evitare che manifestazioni del genere assumano contorni e significati contrari alla Carta costituzionale ed alla legge Mancino;
    • impegna iscritti, militanti e cittadini alla vigilanza democratica perché nel Paese non si instauri un clima di odio razzista e, nella sostanza, fascista, promuovendo azioni ed iniziative di sensibilizzazione sui valori della Costituzione democratica e antifascista;
    • invita tutto coloro che credono nei diritti umani a dissociarsi da questo tipo di manifestazione;
    • invita il Governo ad assumere le misure necessarie – d’intesa con l’Unione europea – per affrontare con umanità e solidarietà un problema di proporzioni ormai gigantesche e tali da non poter essere affrontate con i toni e le modalità di cui si servono la Lega e le singolari alleanze che queste manifestazioni rivelano.

    15 ottobre 2014

  • Il Comitato nazionale dell’ANPI esprime piena solidarietà agli abitanti delle città colpite nei giorni scorsi da inondazioni che hanno prodotto disagi e disastri di notevole entità. In particolare Genova, che ha subito danni e vittime per la seconda volta in tre anni.

     Allo stesso tempo auspica, con forza, che le Autorità competenti assumano con decisione e senso di responsabilità tutte le misure atte a mettere in sicurezza l’incolumità dei cittadini di fronte a eventi naturali di questa portata.

    15 ottobre 2014

  • Tra le figure meno conosciute della Resistenza e dell’antifascismo italiano c’è quella di Eugenio Colorni, filosofo brillantissimo, confinato politico, partigiano, uno dei tre coautori del Manifesto di Ventotene precursore dell’Unione Europea (gli altri due erano Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi). A fare luce su di lui è un’accurata biografia di Antonio Tedesco, “Il partigiano Colorni e il grande sogno europeo” (Editori Riuniti, pp. 205), patrocinata dalla Biblioteca della Fondazione Nenni, con prefazione di Giorgio Benvenuto, che sarà presentata venerdì 10 ottobre al Circolo "Giustizia e Libertà" di Roma (via Andrea Doria 79).

    Eugenio Colorni, appartenente a una famiglia della medio borghesia ebraica milanese, secondogenito di Alberto Colorni e Clara Pontecorvo, è antifascista precoce, già a sedici anni, dopo l’omicidio Matteotti, e prosegue il suo percorso politico all’università, militando nei gruppo Goliardici per la libertà e poi aderendo a GL e al Psi. 

    In questi anni, anche grazie alla frequentazione con i cugini Sereni (Enrico, Emilio e in particolare Enzo) nelle estati a Forte dei Marmi, aderisce con fervore al movimento sionista, entrando nel 1928 nel comitato di segreteria del terzo congresso nazionale della Federazione Sionistica Italiana e partecipando nel luglio del 1929 al Congresso Sionista Internazionale di Zurigo.

    Si allontanerà dal sionismo qualche anno dopo, pur conservando sempre vivo il sentimento di appartenenza alla comunità ebraica, per dedicarsi alla lotta in Italia contro il fascismo.

    Iscritto al casellario politico già nel 1930 quale sospetto antifascista, diventa in poco tempo dirigente del Centro Interno Socialista. Il suo arresto il 5 settembre 1938, nel pieno della campagna razzista del regime fascista, farà clamore e sarà additato come esempio dell’antifascismo congenito negli ebrei. Il Corriere della Sera titola: “La trama giudaico-antifascista stroncata dalla vigile azione della polizia”.

    Confinato a Ventotene, dove porterà a maturazione il suo ideale europeista a contatto con Spinelli e Rossi, e poi in Basilicata, nell’aprile 1943 si darà alla fuga, raggiungendo Roma ed iniziando un’attività politica clandestina. Nel settembre del 1943 sarà tra i promotori a Roma della Brigate partigiane Matteotti. Ferito gravemente il 28 maggio 1944 durante uno scontro a fuoco con due militi della Banda Koch a Piazza Bologna, morirà il 30 maggio all’Ospedale San Giovanni, dovendo così abbandonare la battaglia per realizzare il suo grande sogno: gli Stati Uniti d’Europa. Pietro Nenni scriverà nel suo diario: “La sua perdita è per noi irreparabile ed è dolorosa per la cultura italiana ed europea”.

    In tempi come questi, in cui l’Europa è latitante, smarrita com’è nelle regole ferree dell’economicismo e del rigore dei conti, la figura e il pensiero di Eugenio Colorni, che prospettava un’unione federale di tipo politico e ideale, rappresentano – come ci spiega il libro di Antonio Tedesco - dei punti fermi dai quali ripartire e ritrovare passione ed entusiasmo.

  • Prologo della Conferenza d’organizzazione provinciale di Ancona, quella di Osimo è stata sicuramente un'assise non di routine.

    Una discussione vivace, ma mai sopra i toni, che ha toccato le varie preoccupazioni che sono proprie della nostra organizzazione in materia di conflitti, di riforme costituzionali e del lavoro, di organizzazione interna.

    L’ANPI di Osimo esprime la propria preoccupazione osservando i venti di guerra nell’Est europeo dove i nazionalismi e la destra neonazista provano a rialzare la testa.

    Allarmante, aldilà della violenza inumana delle esecuzioni capitali, è ciò che sta avvenendo alle porte della Turchia, paese della NATO, e che potrebbe entrare appieno nel conflitto, nella guerra contro le forze ISIS.

    Sul versante interno, fatto salvo il principio primario dell’autonomia di giudizio rispetto alle questioni in essere nei confronti dei partiti e delle amministrazioni pubbliche, principio affermato con forza da tutti i presenti, si conferma la propria contrarietà a riforme costituzionali con i presupposti e i contenuti delle riforme istituzionali in itinere, riforme che intaccano i principi fondamentali della rappresentanza in un’ottica di risparmio economico, di modernità e di rapidità decisionale che non hanno un riscontro oggettivo.

    Eccepibili quanto impraticabili sono le proposte in seno al dibattito sulla riconfigurazione del mondo del lavoro; proposte che continuano a mirare, come sempre, al ribasso del costo del lavoro e non alla ristrutturazione di un sistema industriale italiano in lenta dissoluzione.

    Le problematiche interne vedono, tra l’altro, un problema di comunicazione dell’ANPI in sede nazionale e locale nonostante iniziative pregevoli soprattutto con il mondo dell’istruzione scolastica, elemento questo giudicato questo un obiettivo imprescindibile dell’azione educativa che spetta alla nostra organizzazione.

    Ciò che questa società esprime in termini di modello sociale, grazie al contributo fondamentale di mezzi di comunicazione, è contraria allo sviluppo del senso di comunità, di appartenenza, di solidarietà e del diritto, sensibilità che invece occorre per comprendere i processi liberali e democratici fissati nella Costituzione, processi che regolano la vita e i rapporti tra i cittadini stessi.

    Le difficoltà dell’ANPI di Osimo in merito alla partecipazione attiva alla vita associativa e quindi di democrazia interna, difficoltà pure evidenziate da molte altre sezioni del Comitato provinciale, sono l’effetto “naturale” della grande massa d’iscrizioni registrate dopo l’apertura della nostra organizzazione agli antifascisti, iscrizioni pure confermate ma che non riescono a essere presenti e propositive per vari aspetti, alcuni scontati altri meno, ampiamente approfonditi nel corso dell’assemblea.

    Il ridimensionamento della partecipazione non è stato comunque d’impedimento a nuove iscrizioni che dovremo supportare perché queste potrebbero rappresentare il futuro anche prossimo della sezione.

    Nonostante questa difficoltà, l’assemblea ha espresso il proprio parere positivo su quanto sostenuto dalla sezione in questi due anni trascorsi dall’ultimo congresso di sezione: dall’incremento degli iscritti e delle proposte, al Premio Nazionale Fabrizi, dalle celebrazioni del settantesimo della Liberazione, agli interventi nella scuola fino ai numeri straordinari di contatti di anpiosimo.it.

    Continuare a emancipare gli strumenti comunicativi in nostro possesso e quelli possibili sono un obiettivo verosimile come lo sviluppo d’iniziative sul territorio plausibili alla luce di una nuova disponibilità dell’amministrazione civica attenta ai temi che l’ANPI rappresenta.

    Alla discussione ha fatto seguito la ridefinizione degli organismi, in particolare del direttivo, attraverso lo strumento della cooptazione con nuove disponibilità a sostituzione di dirigenti mancati in questi anni e di quelli che, per motivi personali come Luciano Taborro che ringraziamo per lo straordinario contributo, devono loro malgrado limitare la propria partecipazione.

    Alla luce della votazione, a oggi il Comitato Direttivo dell'ANPI Osimo è così composto: , Jacopo Celentano, Catia Curina, Niccolò Duranti, Eliana Flamini, Massimo Marchetti, Paolo Micheloni, Rossana Pasqualini, Fabio Pasquinelli , Argentina Severini, oltre agli aventi diritto il Presidente Armando Duranti e il Vice Presidente Giorgio Mancini e Giuseppina Luna (Fondazione Q.  Luna)

    Al Comitato d’Onore, al posto del partigiano già Presidente Onorario Roberto Re, deceduto, è stato eletto Luciano Taborro.

    Infine sono stati eletti i delegati alla Conferenza provinciale di domenica 12 a Senigallia gli iscritti: Armando Duranti, Massimo Marchetti e Fabio Pasquinelli.

  • E' calato il sipario sulla prima lettura della legge di riforma (o meglio, di abolizione) del Senato, tra i fragorosi applausi degli entusiasti della demolizione della Costituzione, compresi quelli dell’ultima ora, quelli che erano partiti quanto meno dubbiosi, se non del tutto negativi ed hanno finito per dichiarare che l’8 agosto è una “data storica”.

    E’ calato il sipario anche per i delusi, quelli che si aspettavano un dibattito di alto profilo ed un rafforzamento del Senato “delle competenze” e si sono trovati di fronte ad una discussione spesso impropria e ad una conclusione a dir poco “pasticciata” (si veda, per tutti, la chiarissima dichiarazione di voto di astensione, che peraltro in Senato è considerato come voto negativo, della Senatrice a vita Elena Cattaneo, riportata anche dalla “Stampa”).

    Per noi, nonostante i presunti miglioramenti (si può davvero migliorare un pasticcio?), la conclusione è quella che abbiamo sempre paventato, con argomentazioni forse discutibili (come tutte le opinioni) ma non disprezzabili: invece di limitarsi ad eliminare i difetti del “bicameralismo perfetto”, si è puntato sostanzialmente alla creazione di una sola Camera vera, lasciando in piedi un Senato che non può essere razionalmente definito come “Senato delle autonomie” e che forse non può essere definito in alcun modo, fatto com’è di componenti non elettivi, destinati a svolgere poche funzioni, in posizione assolutamente subordinata rispetto alla Camera dei deputati e soprattutto a non avere un’identità precisa, avendo pochi poteri ma essendo dotati di alcune immunità; “Senatori” non compensati, se c’è davvero chi pensa che nel nostro Paese si andrebbe avanti a lungo senza ricorrere ad un compenso, ad una diaria, ad un qualcosa di tangibile che giustifichi i viaggi e la permanenza a Roma.

    Certo, rispetto al testo iniziale, qualche piccolo aggiustamento è stato raggiunto, nel corso del dibattito al Senato. Ma se uno dei due relatori ha potuto definire il risultato con una parola che preferisco non richiamare, qualche dubbio dovrebbe sorgere perfino nella mente dei più osservanti e dei più recenti convertiti.

    Noi conserviamo la nostra opinione; si poteva – e si doveva – correggere, ma non eliminando praticamente il ruolo del Senato; ci si poteva ispirare ad esempi più probanti e interessanti, come quello dei Paesi che, comunque la definiscano, dispongono anche di una Camera alta. Si poteva cogliere l’occasione per rafforzare la democrazia, in uno dei suoi più rilevanti assetti istituzionali, migliorando la qualità dei componenti, inserendo altre competenze professionali e scientifiche e così via.

    Nulla di tutto ciò. Per contentino è stato promesso, comunque, un referendum, quando – fra l’altro – appariva assai dubbio che si potessero davvero raggiungere i 2/3 necessari per impedirlo. In più si sono introdotte disposizioni sull’iniziativa popolare e sul referendum che non ci sembrano corrispondere ad esigenze di democrazia (perché mai aumentare il numero delle firme necessarie per proporre una legge di iniziativa popolare, tanto per fare un esempio?).

    Mentre non si è mancato di rafforzare i poteri dell’esecutivo sull’agenda parlamentare.

    Insomma, noi avevamo parlato, fin dalla manifestazione all’Eliseo del 29 aprile, di una “questione di democrazia”; ed hanno fatto il possibile per convincerci che avevamo ragione. Tanto più che resta ancora in piedi una legge elettorale che, così come approvata dalla Camera, toglierebbe ancora diritti ai cittadini ed alla rappresentanza, anziché restituirli. Ora tutti parlano della necessità di cambiare quel testo, che non si capisce come, perché e da chi sia stata votata, se è davvero così meritevole di essere modificato.

    Ma anche questo dibattito non ci appare chiaro, apparendo, più frutto di accordi e di intese “impossibili” tra pochi, che non preannuncio di migliorie vere, in senso democratico.

    Restano ancora tre letture - per la riforma del Senato - e ci dovrà essere, dopo le prime due, la pausa di riflessione prevista dalla Costituzione. Ci sarebbe il tempo per ripensamenti e cambiamenti di rotta, ma dobbiamo contare soprattutto sulle forze di chi intende ragionare, discutere, approfondire piuttosto che gloriarsi della conquista di un “trofeo”.

    Insomma, il nostro impegno non verrà meno. Non ci sentiamo “sconfitti” e non abbiamo nulla da recriminare per quanto ci riguarda, essendo evidente a chiunque la coerenza delle nostre opinioni. Adesso studieremo le forme migliori per continuare il nostro lavoro e per condurlo, se possibile, al successo. Fin d’ora, però, voglio dire che il nostro intento non è quello di inasprire e “chiudere” il dibattito fra due fronti contrapposti. Siamo convinti che molti abbiano dei dubbi seri, anche fra quelli che hanno votato il testo conclusivo; e sono convinto che chi è stato contrario ab initio, non si farà convincere dal fatto che c’è stata una prima lettura; altrimenti, non si capirebbe perché la Costituzione ne abbia previste diverse, di letture, ed abbia richiesto una pausa di riflessione ed un quorum particolarmente elevato per il voto finale (senza referendum).

    Dunque, bisogna prima di tutto insistere nel chiarimento, nell’esposizione delle ragioni di tutti, nel convincimento di chi è stato finora poco interessato o riluttante ad occuparsi di una simile questione. Concordo pienamente con ciò che ha detto, in una recente intervista, il prof. Zagrebelsky sulla necessità di evitare contrapposizioni che finiscono per eliminare ogni spazio di discussione e di confronto. Se è vero che ci sono molti che, in una forma o nell’altra, non ritengono affatto chiusa la partita, è con questi che bisogna dialogare, così come con i cittadini un po’ distratti dall’estate e dalla propaganda, ma attenti, comunque, ai problemi ed alle tematiche della democrazia; che non si riducono solo al Senato, ma riguardano la legge elettorale, la partecipazione e la rappresentanza dei cittadini, il rispetto dei valori costituzionali. Tra i quali - sia detto per inciso - ci sono anche quelli che riguardano le libertà sindacali e i diritti di associazione sindacale, chiaramente indicati dall’art. 39 della Costituzione.

    Orbene, anche sul sindacato si può discutere, sui modi con cui oggi svolge il suo ruolo, sulla sua adeguatezza rispetto ai mutamenti sociali e così via, ma sempre col rispetto dovuto e senza manifestare intolleranze ed ironie che, a dire il vero, una volta erano prerogative (poco apprezzabili) della destra.

    Anche se con un (giustificato) ritardo, voglio esprimere la nostra piena solidarietà (dico “nostra” riferendomi a tutta l’ANPI) a Don Luigi Ciotti, alfiere da sempre della lotta contro la mafia e per la legalità. L’infame minaccia va respinta con una più convinta e decisa azione di tutti, a partire dagli organismi governativi, nei confronti di tutte le mafie, quelle che stanno fuori e quelle che stanno “dentro”, al 41 bis. In questo impegno saremo fra i primi e naturalmente ci troveremo accanto, come sempre, al carissimo Don Ciotti, al quale auguriamo lungo e fecondo lavoro. Restiamo sorpresi, comunque, del fatto che, a quanto risulta, sia mancata una tempestiva informazione delle dichiarazioni di Riina, almeno all’interessato. Anche sotto questo profilo, è evidente che - da parte degli organi competenti - occorre molta attenzione e molta tempestività.

    Carlo Smuraglia, Presidente nazionale Anpi

LOCANDINA

AD OSIMO


 

  

 

 

 

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