Filtro
  • Ogni volta che si apre il Forum non posso non ricordare due figure che sono state la mente e l'anima di questa associazione: la mente Emilio Ferretti Ferro, l'anima Nazareno Re. Con Nazareno poi e con Giampaolo Lucarini, su indicazione di Ferretti, partimmo e scendemmo a prendere contatti veri e contatti umani con gli antifascisti della

     Il ricordo dell'amministrazione di Bar

     ex Jugoslavia: da Zara a Bar attraversando tre paesi quali la Croazia, la Bosnia Erzegovina e il Montenegro.    Scendemmo passando da Zara a Spalato fino a Dubrovnik e Bar.   Ovunque fummo accolti con calore anche se la disgrazia del fascismo pesa ancora più di quanto non si pendi su quelle terre. Ricordo in particolare il primo incontro a Zara con l'ex partigiano Mario. Mario non é ovviamente un nome di origine slava.   Quel chiamarsi Mario, mi ricordava l'anziano croato, gli pesava da una vita.   Era il segno vivo della devastazione che il suo paese aveva subito, il segno indelebile di una terra sfregiata delle sue tradizioni, della sua cultura, al punto di non essere padroni neppure del proprio nome ad annullare un'autonomia anche identitaria come i nazisti fecero togliendo il nome agli ebrei dandogli un numero d'identificazione.    Di quel viaggio fondativo del Forum ricordo pure il compagno spalatino Milivoj Lalin, con cui mantenni rapporti anche in seguito.  Ricordo che in una grande sala di un grande albergo sulla straordinaria passeggiata del porto croato, attorniati da un centinaio di antifascisti del luogo, vollero cantare con noi Bella Ciao in italiano. Già, in italiano, una lingua per molti di loro che, come Mario, era stata per la maggioranza di quei convenuti imposta, lingua con la quale ritrovavano un'armonia cantando Bella Ciao.

    Di quel viaggio durato alcuni giorni ricordo città straordinarie come Dubrovnick che, alla pari di Spalato citta eletta da Diocleziano a propria definitiva dimora, é intrisa di cultura veneziana: il meglio che la nostra penisola potesse culturalmente donare: la bellezza.

    A Bar, antica Antivari, porto montenegrino, fummo ospitati ufficialmente dalla municipalità e ricevemmo in regalo il simbolo della città dalla sindaco  figlia ella stessa del locale comandante partigiano.

    Anche in quel caso conoscemmo uno dei maggiori storici montenegrini che ci disse che da anni non riusciva a pubblicare un suo testo di ricerca di 3000 pagine raccolte in due volume, uno sull'occupazione fascista e l'altro sul periodo bellico fascista in Montenegro, tanta era il terrore del governo montenegrino di suscitare la riprovazione del governo Berlusconi di allora.

    Comunque quello stesso ricercatore, qualche anno dopo, mi chiese i documenti di Amedeo Serloni per poterli esporre tra i martiri della libertà montenegrina in quel museo nazionale, Amedeo MAVM della Repubblica Italiana e Stella Rossa della Repubblica Socialista di Jugoslavia.

    Un ricordo straordinario che é accomunato allo straordinario ricordo di Nazareno Re cui tanto debbo anche per questo che ho appena raccontato e che ebbe un seguito anche osimano, non fosse altro per l'accordo di pace, con la visita nella città ricevuti in Comune

    Domani il Forum riapre ad Ancona e molti di quei protagonisti cui ho accennato sono scomparsi.

    Molti di quei protagonisti della storia sono stati rimpiazzati dalla nuova generazione di antifascisti ma ciò che il Forum rappresenta non cambia: l'unione di terre dell' Adriatico, dello Ionio e dell'Egeo che vissero un passato tremendo e su fronti opposti che si impegnano in primis a non debordare dai comuni sentimenti liberali, democratici e quindi di avversione totale al fascismo.

    In secondo luogo a presidiare il territorio comunicando con l'ideale antifascista una cultura europeista, una cultura della pace, collaborazione e confronto culturale.

    Al Forum che si apre domani l'augurio mio e dell'ANPI di Osimo e del Coordinamento di Zona, un saluto che viene anche dal Commissario straordinario Patrizia Casagrande che qui ospitiamo:

     

     

      

     

    Osimo 9 giugno 2005. I partigiani slavi accompagnati dall'ANPI di Osimo (pres. on. Roberto Re, dir. Orlando Duranti e pres. Armando Duranti ) ricevuti in comune dal sindaco Latini e dall'on. Giacco. 

     

     

     

     

     

    La consegna dei documenti dell'osimano Amedeo Serloni,  già dichiarato disperso, caduto invece in combattimento a Quota Pogliana (MNE) mentre combatteva con i partigiani slavi, documenti ricevuti dal capo delegazione montenegrina

     

     

     
     
     
     
     
     
     
    Comunicato del Commissario Straordinario della Provincia di Ancona del 30 agosto 2013 alle ore 12.50

    ANCONA - Nell'ambito del Festival Adriatico Mediterraneo si svolgerà  domani il convegno Giovani, Neofascismo, Resistenza, organizzato  dall'Anpi Marche in occasione dell'annuale forum che le associazioni  partigiane dell'area adriatico-jonica. Di seguito il saluto trasmesso ai  partecipanti  dal commissario straordinario della Provincia di Ancona  Patrizia Casagrande:

     

    "A malincuore, impegni precedentemente assunti non mi permettono di  prendere parte ai lavori del Forum. Tuttavia, è mio sincero desiderio  testimoniarvi la sentita partecipazione della Provincia di Ancona alle  questioni che verranno dibattute e la mia incondizionata adesione ai  valori che ispirano l'agire delle associazioni antifasciste e degli  istituti di storia del bacino adriatico-jonico. Sono particolarmente  felice che il Forum abbia scelto la sede del Festival Adriatico  Mediterraneo per il suo annuale appuntamento. Ciò consentirà di porre  all'attenzione di un ampio pubblico temi fondamentali per l'affermarsi  di una solida cultura democratica nell'area mediterranea.

     

    La democrazia, come ci insegna la storia, non è mai una conquista  definitiva, ma una casa comune che va edificata ogni giorno, con  pazienza, mattone su mattone, per far crescere i valori della pace,  della tolleranza e del rispetto. I rigurgiti neofascisti e neonazisti  che ponete al centro della vostra discussione, così come il razzismo e  la xenofobia che sembrano purtroppo crescere e radicarsi anche nella  nostra società, sono il segnale che forse qualcosa, negli ultimi anni,  non ha funzionato nella difesa della nostra memoria storica.

     

    Si è forse peccato di ingenuità? Si sono forse dati per  definitivamente acquisite certe conquiste? Non lo so, può darsi. Ma ciò  che conta oggi, alla vigilia di un atteso e importante appuntamento come  quello della costituzione della Macroregione Adriatica nel 2014, è che  il dibattito sull'antifascismo, sulla libertà e la giustizia, sulla  tolleranza e il dialogo tra culture diverse costituisca l'anima di  questo processo di inclusione, capace di guardare contemporaneamente sia  all'Europa che al Mediterraneo. Per questo sono certa che il Forum non  farà mancare il proprio contributo a una riflessione che,  necessariamente, dovrà coinvolgere sempre di più le popolazioni, e in  particolare le giovani generazioni, che si affacciano sulle sponde del  nostro mare".

  • da "Mai con Mussolini" di Armando Duranti - ed. ANPI Osimo, Osimo 2004

    I FABRIZI

     GIUSEPPE,  ARMANDO,  RENATO BENEDETTO 

     

    In questa breve serie biografica iniziamo non già con Renato Benedetto Fabrizi, che pure fu l’ispiratore e capo della cellula comunista clandestina Ragno, ma con il padre di questi Giuseppe.

    Ciò dovrebbe permettere d’inserirsi idealmente nell’ambiente cui crebbe Renato: un ambiente familiare dalla forte tensione politica fatta di militanza attiva e passionale.

     

    • Giuseppe Fabrizi

     

    foto segnaletica del 1914 -

    Casellario dei politici Questura di Ancona

     

     

    Giuseppe Fabrizi nacque ad Osimo il 17 settembre 1874, sarto, domiciliato in Via Trento, 21 (già Piana del Borgo, 322), fu Antonio e Polinori Laura.   Egli è già noto all’autorità giudiziaria fin dal 1894 per minaccia a mano  armata, accusa questa da cui verrà prosciolto per non provata reità.(123)    Dal punto di vista politico Giuseppe  è già noto alla delegazione di Pubblica Sicurezza, con atto del 16 aprile 1896, quando questa lo segnala alla polizia di Fiume (Istria), dove Giuseppe si era recato per lavoro.   Stessa segnalazione parte dalla stazione dei RR. CC. il 18 dello stesso mese per la corrispettiva della città istriana.(124)    Indicato come anarchico nel marzo 1906, un anno dopo, il 28 novembre, venne tolto dal novero degli anarchici stessi, per essere inserito nel famoso Casellario Politico quale socialista.   Giuseppe  sposò  Elvira  Mosca  dalla  quale  ebbe tre figli: Armando classe 1901, Renato Benedetto classe 1910 e Nazzarena classe 1912. Il sarto del Borgo venne indicato tra i promotori della “Settimana Rossa” osimana del 1914, fatti per i quali venne successivamente processato. Grazie al provvedimento collettivo di clemenza del 29 dicembre 1914 adottato dal Regno d’Italia, il successivo 23 gennaio del 1915 fu amnistiato dall’accusa di sovversione all’ordine dello Stato etc, proprio in relazione ai fatti del 1914.

     

    (123) BCO - I sarti li iniziamo a trovare politicamente attivi  fin dal 1878, invischiati nella triste vicenda della società Fratelli Bandiera.  Inclusi nell’elenco dei giudicati, troviamo infatti due sarti: Graciotti Crescentino di anni 40 e Polinori Cesare di Giuseppe di anni 23. E’ tacito pensare che quest’ultimo sia stretto parente del Fabrizi per la connessione con il cognome della madre di Giuseppe oltre che per l’attività lavorativa probabilmente tramandata, nonché per luogo comune di residenza.

    (124) AdS. AN,  Que, Pol. – Fasc. Fabrizi Giuseppe- Mod. A, 20/5/1915.

     

    Il 3 aprile 1915 venne di nuovo segnalato per aver partecipato ai comizi contro la guerra, tenuti ad Osimo da Francesco Misiani il 16 gennaio, da Riccardo Sacconi il 28 febbraio e da Umberto Bianchi il 12 marzo successivo.

    Fu delegato insieme a Giovanni Cecconi (detto Canario) al congresso regionale socialista di Falconara del 22 giugno 1919 in rappresentanza della sezione osimana. Si tenne sempre al corrente delle vicende politiche con la lettura del giornale socialista “l’Avanti! “ e frequentò assiduamente la locale sezione del partito cui era evidentemente stimato.

    Nel 1917 fu richiamato alle armi.    Viste le sue referenze politiche venne tenuto lontano dalle linee come molti socialisti schedati nel timore di una diserzione e spedito a Castelmauro (CB) presso un campo di prigionia.

    Trascrive la Questura anconetana che sullo schedato Fabrizi debba necessariamente continuare un’assidua sorveglianza testimoniata. Ciò è riportato nella corrispondenza occorsa tra la Tenenza dei RR.CC. di Osimo, il Prefetto di Ancona e le autorità militari in loco. Ironia della sorte Castelmauro sorge a pochi chilometri da quel Larino dove morirà, anni dopo, il figlio Renato Benedetto.

    Come risulta dalle note di sorveglianza sullo schedario mod. A/1896 che lo definiscono “spavaldo e fanatico”, Fabrizi all’avvento del Fascismo continuò a professare le proprie idee socialiste e, pur non mettendosi in particolare evidenza, rimase comunque costantemente sorvegliato. Giuseppe frequentò solo i compagni socialisti e sovente, come riportato, parlava di politica anche con i clienti. Ciò accadeva pure quando lavorava a domicilio presso le case coloniche, di notte, quando il lavoro dei campi cessava.

    Il 26 febbraio 1931 subì una perquisizione domiciliare dalla quale però non emerse alcunché; è chiaro però che i militi dovettero aver subodorato qualcosa circa la cellula clandestina di cui il figlio era a capo.

    Fermato il 4 dicembre 1931 per i fatti correlati al gruppo Ragno, di cui appunto il figlio Renato fu l’anima ed il genero Marino Verdolini il “braccio armato”, venne nella circostanza emessa contro Giuseppe l’ordinanza di ammonizione con la seguente accusa: “consapevole dell’attività sovversiva del figlio Renato, ne favoriva col silenzio l’iniziativa”. (125)

    Il 6 giugno 1932 si rivolse per iscritto al Prefetto di Ancona perché gli venisse annullata “la vigilanza che lo umilia” e che non lo lascia libero di lavorare, specie in orari serali. A tale richiesta si oppose la locale Tenenza dei RR.CC. di Osimo accampando la propria preoccupazione per l’ordine pubblico data la “pericolosità del soggetto e perché ciò provocherebbe fermento nell’ambiente fascista e verrebbe male interpretata dagli elementi sovversivi osimani”.(126) 

     

    • Armando Fabrizi

     

    La famiglia di Giuseppe Fabrizi, come abbiamo sin qui letto, fu intrisa fortemente dalla politica e dal sentimento socialista in particolare, in tutte le sue espressioni.

    Così, rovistando tra le carte della Corte d’Appello di Ancona abbiamo tratto una vicenda cui è chiamato a rispondere in giudizio tale Armando Fabrizi, figlio maggiore di Giuseppe, classe 1901.(127)

    Armando è anch’egli impegnato politicamente nel partito del padre. Come gran parte degli  operai, dei  cattolici  con  in  testa  Benedetto XV e soprattutto di quei socialisti che non seguirono i dirigenti nazionali e molti loro compagni, Armando non si piegò all’idea della guerra. Per quei giovani di sinistra, i conflitti erano un’invenzione borghese, nei quali a scorrere era solo il sangue dei lavoratori e dei figli di questi; da una parte e dall’altra della trincea. A loro giudizio ciò era d’impedimento al diffondersi del messaggio socialista di internazionalismo proletario. Vari scontri, anche fisici, si consumarono in tal senso, per certo, ad Osimo intorno al 1917; scontri che videro protagonisti da una parte gli operai, specie del Borgo, e dall’altra gli studenti delle secondarie, convinti assertori del conflitto.

    (125) L’Italia al confino, ed ANPPIA,
    (126) AdS. An, Que, Pol. – Fasc. Fabrizi Giuseppe
    (127) AdS An, Trib., C.A. - Rinvio a giudizio della Corte d’Appello di Ancona, 20/2/1919.
     

    La disputa non si limitò alle parole, ma raggiunse il suo tragico epilogo con la morte di uno studente. D’altro canto, l’andamento disastroso del conflitto e le condizioni di bisogna del popolo in una guerra di cui ancora non si intravedeva la fine, gettò benzina sul fuoco negli animi già provati da tante privazioni e lutti.

    Due divisioni al fronte si ammutinarono, una in marzo ed una nel luglio 1917; a maggio vi furono violenti scontri tra  forze dell’ordine e scioperanti contro il carovita.(128)   

    Dopo incidenti durati alcuni mesi, arrivò così la sera del 20 dicembre 1917; l’occasione fu la commemorazione di Guglielmo Oberdan, manifestazione tenuta nella sala del Comune.(129)

    Guidati da Giacomo Binci, gli operai inveirono all’indirizzo degli studenti, tra cui emergeva la figura del notissimo Ferruccio Ascoli(130). Gli operai furono per questo allontanati con la forza dal municipio,  ma la cosa non finì lì. All’uscita dal palazzo comunale, gli operai attesero gli studenti contro i quali inveirono nuovamente e pesantemente al grido di:  “Faremo i conti ! ”….e  conti furono.

     

    (128) Rai3, La guerra al fronte, 4-11-2003.
    (129) AdS An, Tr. C.A. – Sentenza del 25 maggio 1919.
    (130) MPA - Ferruccio Ascoli, ebreo osimano, dapprima repubblicano, direttore della “La Sentinella”, ex futurista, inizia la sua parabola ideologica verso il radicalismo nazionalista partecipando  il 26 settembre 1919 al congresso regionale di Porto S. Giorgio dell’Associazione Nazionale Combattenti. Dalle colonne del settimanale politico osimano, Ascoli non avrà dubbi nell’appoggiare l’impresa fiumana; ciò diversificandosi dalle opinioni in merito dei repubblicani anconetani e del loro giornale  il “Lucifero”, il quale, per qualche tempo, fu diretto da Pietro Nenni. Nel maggio 1920 Ferruccio Ascoli guiderà ad Ancona le manifestazioni dei giovani nazionalisti contro lo scioglimento dell’11° Bersaglieri. Verrà in seguito nominato Segretario della Camera di Commercio di Ancona dal Fascio.

     

    Questo valse successivamente ad Armando Fabrizi e compagni, l’accusa di aver commesso “fatti idonei a deprimere lo spirito pubblico e diminuire la resistenza del Paese minacciando e offendendo, oltre che l’accusa di lesioni gravi per gli episodi che seguirono.  La sera del 29 dicembre 1917, un’ulteriore  colluttazione  tra studenti ed  operai,  ebbe  luogo  in  Largo  S. Agostino,  rissa  questa  che  vide  tra  i protagonisti il Fabrizi. Stessa cosa si ripeté il 7 gennaio 1918 dietro la chiesa di S. Francesco.

    Questo è l’unico episodio conosciuto di Armando Fabrizi, del quale se ne sono perse le tracce, una volta emigrato in Argentina.

     

    • Benedetto Fabrizi detto Renato

     

    Benedetto Fabrizi detto Renato, questo il nome vero riscontrato all'anagrafe solo nell'agosto 2014, per la Questura invece Renato, nasce ad Osimo il 31.10.1910. Statura 1,62 cm, castano, un po’ curvo sulle spalle, sempre abbigliato decentemente. Fin dalla sua prima giovinezza dette prova di seguire i principi socialisti del padre e del fratello Armando ma. contrariamente al genitore che subì nel tempo due denunce dalle quali venne comunque assolto, Renato nel 1931 è ancora incensurato. 

    La sua cultura non è tale da fargli tenere conferenze (ndr. nota della Questura) ma ha piacere nella lettura. Questo lo ricaviamo dalle dichiarazioni contenute nei verbali che lo riguardano e di quelli di altri suoi compagni i quali dichiararono di aver avuto dal  Fabrizi in prestito dei libri. Le sue letture non erano solo di carattere politico; difatti, nei rapporti di PS si annotò ad esempio che ad Antonio Sorbellini  Renato Benedetto prestò  due testi: “La spada sterminatrice” e “Il Casanova”.

    Secondo il Commissario di PS che stese la relazione per la schedatura, Renato accomunò queste letture a pubblicazioni sovversive, tenendosi   sempre  comunque  al  corrente  sugli  sviluppi  della  politica  in Unione Sovietica. Questa sua passione gli conferì un certo ascendente sui compagni la cui istruzione era sicuramente più limitata.

    Contrariamente al padre che svolse la propria attività lavorativa anche all’esterno Renato preferiva lavorare in casa.

    Non face mai mistero delle proprie convinzioni politiche neanche con l’avvento del Fascismo. Per questo motivo venne più volte bersagliato e malmenato non potendo in aggiunta disporre di una solida corporatura.

    Anche se dagli interrogatori sembra che a prendere il comando operativo del gruppo si susseguissero più personaggi, in realtà il capo indiscusso rimase sempre Renato Benedetto il quale a volte si tenne in disparte dai compagni intuendo di essere controllato dai fascisti, ma mai abbandonandoli.

    Purtroppo ad Ancona non è custodito il fascicolo della Questura di Renato Benedetto Fabrizi, come pure quello di Luigi Fiordelmondo, Luigi Pennacchioni e Quinto Luna. Quello cui siamo entrati in possessotanto del Fabrizi che di Quinto Luna, è il fascicolo depositato presso il Casellario Centrale dei Politici (C.P.C.) dell’Archivio Centrale di Stato di Roma.

    Così non abbiamo potuto valutare approfonditamente l’interrogatorio di Renato Fabrizi, sicuramente più esteso e completo, né conoscere molto di più su ciò che accadde dalla data dell’arresto, avvenuta il 15 novembre 1931, fino alla sentenza del gennaio successivo. Sicuramente dopo una breve permanenza nelle carceri locali, oggi ufficio centrale delle Poste e Telegrafi di Osimo, Fabrizi e gli altri arrestati vengono tradotti presso le carceri mandamentali di Ancona.

    Lo sviluppo dei fatti connessi all’attività della cellula Ragno è ampiamente trattato nel capitolo preposto per cui, in questa parte del testo, considereremo il resto della vita di Renato Fabrizi: dal momento della sentenza di confino dell’ 11 gennaio 1932 in avanti. Dalla data della sentenza, Fabrizi e compagni dovranno attendere ancora un mese in regime carcerario. Il 12 febbraio successivo, dall’ufficio preposto del Ministero degli Interni, venne comunicato ai reclusi Fabrizi, Verdolini e Vigiani, la sede del domicilio coatto: l’isola delle Eolie, Lipari (Telegramma Min. Int. n. 3238). (131)

     

     (131) ACS Rm, CPC - Mod. A-Dir.Min. Int. Direz. Gen. P.S.-Schedario 12/2/1932.

     

    Renato Fabrizi venne così tradotto in quel luogo ai margini del mondo, il 21  marzo  del  1932(132)  come  testimonia  la  relativa  carta  di permanenza. Lipari fu una colonia penale per detenuti politici al confino di primo piano come Ponza, Ventotene, Ustica, etc.

    Ad attenderlo in loco vi erano appunto molti altri  confinati  politici, noti e meno noti, in un territorio che non ha certo l’aspetto e l’accoglienza “turistica”odierna.

    Tra il 1928 e il 1929 fu confinato su quell’isola delle Eolie anche Carlo Rosselli. Lì egli scrisse la sua opera più significativa Socialismo Liberale, base ideologica per la fondazione del movimento Giustizia e Libertà.

    In quei pochi ettari di terra emersa transitarono pure personaggi come Ferruccio Parri, Emilio Lussu e Fausto Nitti; questi ultimi riuscirono comunque ad evadere per esiliarsi in Francia come Rosselli.

     

     

    (132) ACS Rm, CPC - Questura di Messina n.2861 21/3/1932.

     

    A Renato Benedetto, come del resto a tutti gli altri confinati politici, venne imposto il divieto d'incontrarsi con gli altri coscritti in numero maggiore di tre (comma 2°, ordinanza del 9/8/1932 - Direzione della Colonia Penale). Il divieto non fu rispettato dall’osimano tanto da essere deferito al Pretore di Lipari il 4 ottobre dello stesso anno reo, appunto, di aver passeggiato per le vie dell’isola in compagnia di tali Cuccinello,  Ghisio, Sozzi,  Sentinelli, Magli, Rivelante, e Giovetti.(133)     Da questa imputazione fu sollevato l’11 febbraio dell’anno successivo, quando sarà già rientrato nella sua Osimo dal confino di polizia essendo nel frattempo intercorsa l'amnistia per il decennale della Marcia su Roma (4/11/1932).(134)  

     

     I successivi rapporti di Pubblica Sicurezza, che vennero stilati  con cadenza trimestrale, dal 12 novembre 1933 al 6 marzo 1936 indicano una regolare condotta morale del “sovversivo”, ma pure riferiscono che Renato non ammansisce le proprie idee e per questo viene assiduamente vigilato.

    Il rapporto del 26 luglio 1936, pur non fornendo elementi diversi circa la condotta del Fabrizi, menziona però un particolare determinante per il futuro del sarto osimano. Questi viene infatti ripetutamente notato in compagnia di elementi sospetti per il loro passato politico. Per Renato era scontato frequentare quelle amicizie, questo perché non tenne mai altri rapporti al di fuori dei propri compagni di fede.

    Il 25 luglio del 1936 (data fatale per il Fascismo) , Renato viene di nuovo arrestato dalla Milizia fascista. L’accusa fu quella di “avere in pubblico manifestato idee sovversive, approvando l’attuale movimento comunista spagnolo”. Ricordano alcuni vicini della Piana del Borgo ancora viventi, di aver sentito Giuseppe ed Elvira inveire pesantemente sotto le finestre di un vicino, denunciandolo pubblicamente, come delatore e causa dell’arresto del proprio figlio Fabrizio. La spiata, secondo i genitori del giovane sarto, fu fatta da quella persona in modo da disfarsi del debito contratto con lo stesso Renato per un abito cucito.

    Comunque  Renato viene arrestato e condannato di nuovo al confino politico il 20 agosto 1936: “per aver pronunciato frasi di contenuto antinazionale.” (rapporto del 30 agosto 1936 - Mod. A doc. cit.).

    Questa volta non dovette attendere molto. Lo stesso 27 agosto arrivò il telegramma del Ministero degli Interni, n. 28383 che gli assegnò, quale destinazione del confino politico, lo sperduto paesino molisano di Bonefro in provicia di Campobasso allora Abruzzi.

    (133) ACS Rm, CPC, - Mod. A
    (134) CON

    Bonefro come doveva comparire a Fabrizi

     

    Il paese, la cui economia era di tipo agricolo - montano, è posto a 606 metri s.l.m. e a 47 chilometri dal capoluogo Campobasso. Bonefro, che oggi  conta appena 1800 abitanti, al tempo non doveva contarne più di mille, secondo informazioni locali, e almeno trenta erano i confinati politici.(135 ) Il vecchio paese, detto localmente Terravecchia, si concentra intorno ad una torre normanna divenuta castello nei secoli successivi. Luogo  di forte  emigrazione, gli  abitanti  erano abituati da secoli ad  andare a lavorare come pastori nel Tavoliere delle Puglie, sugli alpeggi del Gran Sasso, oppure a dedicarsi a lavori agricoli giornalieri e mal pagati. Dal 1886 al 1901 emigrarono in Brasile e Argentina più di 1.000 persone. In genere si spostavano solo i capofamiglia i quali tornavano dopo un periodo di due o quattro anni, o stagionalmente, per acquistare piccoli appezzamenti di terreno. Un freno all’emigrazione ci fu durante il fascismo, ma la pressione democratica e il malcontento popolare si fecero sentire e dettero luogo a forti agitazioni sindacali.(136)

    Oggi il centro è tristemente noto per il recente terremoto cui è stato epicentro con S. Giuliano di Puglia, teatro quest’ultimo della vicenda dei bambini sepolti dal crollo della loro scuola.

    Il giorno 3 settembre 1936 il Questore di Campobasso inviò un telegramma al Podestà di Bonefro ed al Comando Tenenza RRCC di Larino comunicandogli l’assegnazione di Fabrizi al confino in quel comune per scontare due anni di pena.   Nella comunicazione il graduato aggiunse che sul sovversivo deve essere esercitata “un’attenta e rigorosa vigilanza”, sottolineando in aggiunta, la necessità di un rapporto quindicinale sul confinato.   Inoltre il pubblico ufficiale ordinò che al confinato dovesse essere corrisposto un sussidio giornaliero e l’indennità di alloggio dal giorno della sua permanenza in paese, oltre che a fornirlo della Carta di Permanenza e della visione del verbale degli obblighi di confino.

    Il 4 settembre lo stesso Questore Ravelli telegrafò al Podestà Almerindo Cifelli chiedendo notizie sull’arrivo del confinato in paese. Il podestà, che riceverà solo il giorno 6 successivo la missiva, rispose il giorno appresso comunicando la presenza a Bonefro di Renato fin dalle ore 13 di quello stesso giorno. L’8 settembre il segretario comunale e il  podestà di Bonefro comunicarono a Renato Benedetto gli obblighi del confino a cui gl’internati dovevano scrupolosamente attenersi.

      

    (135) ASB - La numerazione progressiva, n. 204, data alla “busta” relativa al Fabrizi, ci aiuta a capire l’entità delle presenze nel tempo dei confinati in quel paese montano.  
    (136) Dal sito internet Città di Bonefro.

    Il confinato doveva anzitutto procurarsi un lavoro stabile sul luogo sede di confino, non abbandonare l’abitazione assegnatagli e non oltrepassare la cinta muraria del piccolo paese. Al mattino correva l’obbligo di non uscire prima delle 7 e di ritirarsi non dopo le 19, sopportando in aggiunta l’obbligo di firma presso l’autorità di P.S. con la seguente calendarizzazione:

    dal 1° novembre1936 al 28 febbraio 1937 – ore 13, dal 1°marzo al 30 aprile - ore 11 e ore 16, dal 1° settembre al 31 ottobre - ore 11 e ore 15, dal 1° maggio al 31 agosto – ore 11 e ore 15. 

     Al confinato non veniva ovviamente concesso l’uso di armi e di strumenti atti ad offendere, venendogli in aggiunta fatto obbligo di non trattenersi in osterie o in ritrovi pubblici, né di assistere a spettacoli o riunioni pubbliche o, più semplicemente, parlare di politica.

    Qualora ne fosse stato capace, al confinato non veniva concesso l’uso e la detenzione di macchine da scrivere o di altra attrezzatura che potesse in qualche modo essere utilizzata per propaganda sovversiva, tanto meno macchine fotografiche.

    Il 9 settembre Renato Fabrizi, trovandosi in condizioni ambientali così diverse da Osimo, fece domanda al competente Ministero per ottenere il vestiario spettante ai confinati. Ad un mese esatto da quella richiesta, venne disposta la spedizione delle spettanze risultante in: un abito, un paio di scarpe, una camicia ed un solo paio di mutande, il tutto confezionato dalla Scuola Tecnica di Polizia di Roma.

    E’ evidente che gli indumenti inviati dal competente Ministero non dovettero essere sufficienti al bisogno di Renato, visto che i genitori dovettero provvedere ad inviargli altro vestiario, per il quale furono rimborsati di 27 lire e 50 centesimi, date le spese di spedizione sostenute.

    Fabrizi non si rassegnò comunque mai alla permanenza in quel paesino spoglio e perso tra i freddi monti molisani, e all’isolamento conseguente. Così fece domanda di proscioglimento alla Questura di Ancona. Il Ministero giudicò  prematura  quella  richiesta (137) e  richiese  anzi  al  Comando  della Tenenza dei CC.RR. di Larino, competente territorialmente, d’intensificare la vigilanza sul confinato nel timore di una sua evasione.

     

    (137) ASB - Que, Campobasso 28/11/1936.

     

     Alla fine del febbraio 1937 a Renato Fabrizi arrivò una seconda risposta negativa dalla Questura di Campobasso che, traducendo quanto disposto da quella di Ancona, di fatto lo escluse dal provvedimento di clemenza decretata dal Duce in quanto il provvedimento di grazia era applicabile ai reati comuni, come quello di furto, e non a quelli “politici”.

    Questa condizione di abbandono, di sicuro isolamento e di speranze fugate, fu il prologo del compimento della tragedia che accompagnerà l’ultimo periodo della vita di Renato Benedetto Fabrizi. Il 21 marzo venne difatti  disposto  il  ricovero  del  confinato osimano presso il più vicino ospedale di Larino a causa di una pleurite esudativa che lo affligge.

    Già il giorno 16 venne richiesto il ricovero ma solo il 18, due giorni più tardi, arrivò il telegramma con l’autorizzazione al trasferimento nella sede sanitaria.

    Renato Benedetto Fabrizi cessò di vivere in quel luogo, in solitudine e lontano dalla sua Osimo e dai suoi familiari, il 29 aprile 1937; esattamente due giorni dopo una delle vittime più illustri dell'antifascismo: l’intellettuale e dirigente comunista Antonio Gramsci.

    La salma di Renato Benedetto Fabrizi verrà tumulata nel locale cimitero e potè fare ritorno nella sua città solo sei anni dopo a Liberazione di Osimo avvenuta.

    Ad accogliere i resti dello sfortunato Renato Benedetto, traslati questi a mezzo treno, ad Osimo Stazione si ritrovarono i suoi compagni di un tempo i quali, nel frattempo, avevano condotto la Resistenza osimana e nell'anconetano come:  Mario Pasqualini, Quinto Luna, G. Battista Cecconi e Veniero Cecconi.

    Proprio da quest’ultimo raccogliemmo la testimonianza dell’episodio.    

    Le spoglie di Renato Benedetto Fabrizi vennero poste in un loculo del cimitero monumentale di Osimo non essendo stato ancora costruito il Monumento dei Partigiani (nella foto).

  • L'edicola ad Osimo che ricorda la chiesa di S.M. degli Olivi. Tale chiesa era confinante con il cimitero ebraico di Osimo

    Edicola che ricorda la chiesa di di S.M. degli
    Olivi ad Osimo confinante con il cimitero
    ebraico osimano (dal Catasto Piano a.d. 1554)
     

    Non sono in molti a sapere che l'80% dei cognomi ebraici in Italia hanno origine marchigiana. Ancona come Fermo, come Ascoli o Pesaro furono centri ebraici assolutamente di rilievo cui proprio la presenza ebraica fece la differenza. La nostra Osimo, in difficoltà di finanziamenti per opere pubbliche e la stessa Diocesi, non esistendo ancora banche, chiamaro una decina di famiglie ebraiche fermane attorno al '400 che se ne andarono con la crisi del '600.  Il comune e l'Arcivescovado  attinsero quindi a piene mani a prestiti che oggi definiamo ad usura ma indispensabili e piuttosto comuni al tempo; salvo poi bruciarne quancuno sul sagrato del Duomo o costringerlo pubblicamente ad abiurare quando l'insolvenza aveva il sopravvento ( i marrani).   Unica ebrea celebrata ad Osimo ai nostri giorni é Annita Bolaffi cui é dedicata una lapide, con le parole del sottoscritto che scoprì questa triste vicenda umana, affissa nella Sala Maggiore del Comune di Osimo in quanto finita ad Auschwitz.

    Che la comunità ebraica abbia avuto un ruolo ad Ancona é dato consolidato vista la percentuale eccezionale della comunità ebraica anconetana sulla popolazione dorica che in certi periodi rasentò il 5%.

     

    Breve cenno storico- La comunità ebraica di Ancona è una delle più antiche e significative comunità ebraiche d'Italia.La presenza di ebrei  ad Ancona è ricordata già prima del Mille. Nei secoli seguenti essa si andò espandendo per l'importanza del porto e dei rapporti commerciali con il Levante. L'assoggettamento dal 1532 allo Stato della Chiesa portò all'istituzione del ghetto nel 1555 e ad episodi di intolleranza che culminarono l'anno successivo nella condanna al rogo di 25 marrani nell'odierna piazza Enrico Malatesta. L'evento provocò vaste proteste internazionale e un boicottaggio commerciale di due anni del porto di Ancona. La comunità rimase tuttavia numerosa e prospera nel Seicento e nel Settecento.

    L'arrivo delle truppe francesi nel 1796 fu salutato con entusiasmo dagli ebrei anconetani e tre di essi, Sanson Constantini, David e Ezechiele Morpurgo, furono eletti nel nuovo consiglio comunale. La restaurazione riportò il ghetto e un'ondata di repressione religiosa che terminò solo nel 1831. Trent'anni più tardi Ancona sarà annessa al nuovo Stato italiano e le discriminazioni cessarono

    Oggi l'ultimo riconoscimento del Sindaco Valeria Mancinelli.

    immagineIl sindaco Valeria Mancinelli ha incontrato questa mattina una delegazione della Comunità ebraica delle Marche composta dal presidente Bruno Coen, dai vicepresidenti Daniele Tagliacozzo e Remo Morpurgo, oltre al ministro di culto Nahmiel Ahronee in rappresentanza del rabbino capo della comunità ebraica di Ancona, Rav Giuseppe Laras.

    Nel corso dell’incontro il sindaco ha ribadito l’importanza del ruolo che la Comunità ebraica anconetana riveste da tempo proprio perché elemento rilevante della storia locale e costituente della identità dorica. La Comunità ebraica di Ancona (22 in tutto quelle presenti in Italia) insieme a Roma è la più antica d’Europa e costituisce un baluardo della tradizione dell’ebraismo italiano ed è da sempre ben inserita nella vita della città. Proprio per questo la Comunità ebraica sta sostenendo un progetto per la realizzazione di un centro regionale di documentazione ebraica che possa avere in Ancona un nucleo centrale cosicchè sia possibile accedere a fonti e documentazione a livello nazionale e regionale.

    La Comunità ebraica ha chiesto al Comune di sostenere questa iniziativa, richiesta che il sindaco ha accolto favorevolmente sottolineando che questo sostegno trova anche fondamento nella unicità e specificità della presenza ebraica in Ancona, rilevabile anche nell’esistenza del “campo degli ebrei” , il cimitero ebraico con tombe impiantate più antico d’Europa (risalenti al ‘500) e di due sinagoghe del 1400 di rito levantino. Quest’attenzione dell’amministrazione alla Comunità ebraica è storica e ben radicata poiché già dal 2004 è stato creato il percorso ebraico chiamato “Chaym” (vita) progetto diffuso che ha trovato grande interesse non solo sotto il profilo culturale e di conoscenza della tradizione ebraica ma anche per la valenza turistica e di attrazione internazionale rivelatasi nel corso degli anni.

    Da Vivere Ancona del 29/08/2013

     

     
  • QUINTO LUNA 

    Fondazione a favore dello studio dei movimenti di liberazione e per la promozione culturale nel mondo giovanile

     

    Via Quinto Luna -

    Campocavallo di Osimo (An)

    tel 071 7133105 - fax 071 717347

     

     

    Presidente CdA:Giuseppina LUNA

  • Comitato Nazionale

    Sezione di Osimo

    Comitato Regionale Marche

    Comitato Provinciale Ancona

    Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione delle Marche

    Fondazione "Quinto LUNA"

      

                       

    Renato Benedetto Fabrizi

    (Osimo,1910 - Larino (CB) 1937)


      

     

    Cos'é, quando e a chi viene conferito il Premio Nazionale "Renato Benedetto Fabrizi".

    Il premio venne istituito nell'aprile del 2004 dalla sezione ANPI di Osimo su proposta del presidente Armando Duranti e di Niccolò Duranti che da allora ne curano la realizzazione con l'apporto dell'amministratore Luciano Taborro, del vice presidente Giorgio Mancini e Paola Mengarelli.  Dal 2010 apportano il loro contributo anche Massimo Papini  (IRSMLM), Nazareno Re (fino alla scomparsa nel 2012) Alessandro Bianchini (pres. prov.), Claudio Maderloni (pres. ANPI Marche) e Andrea Liparoto (Capo uff. Stampa ANPI e direttore Patria Indipendente) dal 2013.

     
    Progettato inizialmente ideato per un'ambito locale, dal 2009, grazie anche alla collaborazione con l'ANPI MARCHE e l'ANPI provinciale di Ancona, ha assunto un ruolo più ampio premiando, oltre che candidati residenti o di origine marchigiana, anche persone meritevoli provenienti da  fuori regione.
     
    Dopo l'assemblea nazionale dell'ANPI di Chianciano del 2009  il Comitato Nazionale ha deciso di adottare il riconoscimento osimano a partire dall' edizione del 2010.
     
    La cerimonia di consegna avviene la domenica che precede il 25 aprile presso il Teatro “La Nuova Fenice” di Osimo, fatta eccezione l'edizione del 2010, cerimonia questa svolta presso il Salone degli Stemmi di Castelfidardo volendo celebrare così il 150° della battaglia per l'Unità d'Italia.
     
     Il premio consistette dapprima in un diploma e dal 2007   é invece stato sostituito da un’opera litografica, apposita e numerata, del compianto Maestro d'arte Romolo Augusto Schiavoni, autore tra l'altro di numerosi monumenti e opere grafiche sulla Resistenza osimana e marchigiana sparse sul territorio marchigiano.
     
    Perché un premio dedicato a Renato B. Fabrizi ? -
    Fu così deciso perché, aldilà del fatto primario di essere stato il padre della Resistenza osimana morto al confino politico coatto (Vedi Banda Ragno), dall'interogatorio svolto dalla Questura di Ancona in occasione del suo arresto per fatti di antifascismo risulta dai verbali che Fabrizi non si limitasse ad organizzare i suoi uomini militarmente ma che tentasse di arricchire la loro cultura fornendogli i testi di cui poteva disporre. Così é descritto nella parte identificativa dell'interrogatorio citato: "La sua cultura non è tale da fargli tenere conferenze, ma ha piacere nella lettura." ..." ..I suoi compagni, i quali dichiararono di aver avuto dal Fabrizi in prestito dei libri. Le sue letture non erano solo di carattere politico..." ... "ad Antonio Sorbellini, Renato Benedetto prestò due testi: “La spada sterminatrice” e “Il Casanova”.   ( Mai con Mussolini. A.Duranti ed. ANPI Osimo 2004).
     
    Il premio consta di due sezioni: La sezione “Interpreti della Libertà” e la sezione "Cultura é memoria"
     

    sezione A) “Interpreti della Libertà”

    1. assegnato a partigiani, patrioti o civili che hanno acquisito meriti specifici nella Resistenza o  nella Lotta di Liberazione. 
    2. alla memoria o a chi si adopera alla conservazione della memoria

     

    sezione B)"Cultura é memoria" 

    Il premio viene assegnato a quelle persone che, con qualsiasi strumento della comunicazione, si adoperino a favore della memoria storica dell'antifascismo, della Resistenza, della Shoah o della Lotta di Liberazione, ovvero trattino di diritti umani. In particolare:

    1. Letteratura        agli autori di testi letterari che abbiano a tema i valori della dell' antifascismo, della Resistenza, della Costituzione e della pace;
    2. Didattica            agli autori di testi validi per l'educazione scolastica che abbiano a tema i valori  dell' antifascismo, della Resistenza, della Costituzione e della     pace;
    3. Ricerca storica   ai ricercatori storici
    4. Arte                    agli autori e protagonisti del  cinema, del teatro,della tv, della musica delle  arti grafiche e della multimedialità
    5. Giornalismo       giornalisti, direttori, pubblicisti ecc.
    6. Diritti umani      a quanti si occupano di diritti umani nei suoi vari aspetti e nelle varie forme
    7. Speciale             cittadini altamente meritevoli che operano nell'interesse generale del Paese

     


     

        

    Video - Una sigla del Premio Nazionale ANPI Fabrizi


     

     

     

     

     

     

                TUTTE LE EDIZIONI

                 (2004 - 2013)

     

     
     
     
               
                           Premio Fabrizi 2006 - veduta laterale dei palchi 
     
     
        

                      con il patrocinio della

    PRESIDENZA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

    10.a edizione       
     (Osimo 30 novembre 2013 (Teatro comunale "La Nuova Fenice" - Osimo)
     
     
    Valerio ONIDA 

    Motivazione:

     Già Presidente dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti.    Emerito per aver condotto la Corte Costituzionale con rigore e coerenza, Istituzione questa, seconda solo alla Presidenza della Repubblica nel garantire il rispetto di principi e valori fondamentali custoditi nel dettato costituzionale nato dall’antifascismo e dalla Lotta di Liberazione.   In nome  di quegli stessi valori, con autorevolezza e competenza,  guida l’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia

     

    Elena Ornella PACIOTTI
    Motivazione 
    Magistrato e prima donna nel Consiglio Superiore della Magistratura, parlamentare italiana ed europea, con la propria alta preparazione e forte dei principi e valori della Resistenza, ha degnamente rappresentato l’Italia nella costruzione del diritto degli Stati d’Europa.   Emerita presidente della Fondazione Lelio e Lislie Basso ne persegue con efficacia gli scopi.
                     

    Vito D'AMBROSIO

    Motivazione:

     Per essere protagonista primario della giustizia e per esserlo stato nella lotta alla mafia.  Per aver condotto con lo stesso senso di misura ed equità questa terra, sostenendo, in questa veste, la Memoria dell’antifascismo e della Resistenza: i marchigiani gli saranno per sempre grati di questo.  

     
     
     
     
    3.a edizione Comitato Nazionale ANPI
     
    9.a edizione 2012
       
     
      

    Motivazione

     Il Cristo offerto in sacrificio affinché fossimo uguali e giusti, fu e continua ad essere la sua guida che portò nella Resistenza, nell’Assemblea Costituente, nelle lotte sociali e nelle istituzioni italiane ed europee.   Nella fierezza del suo essere donna ha guidato istituzioni e movimenti affinché non vi fossero più discriminazioni di genere nella società così come sancisce la Costituzione di questo paese.   Non solo le donne ma anche gli uomini dal libero pensiero e democratico gliene sono grati.

     

    Motivazione

    Seppur oberato dall’insostituibile opera d’informazione libera e quotidiana rivolta al   nostro Paese e sancita dalla Costituzione, nata dall’antifascismo e dalla Resistenza, sostiene in    concreto la necessità che le nuove generazioni conoscano gli orribili sfregi che l’umanità ha arrecato a se stessa in nome dell’odio di razza e contro le libere idee.
     
    Motivazione:
    Con la propria ultima fatica di autrice storica, porta alla luce della conoscenza del nostro Paese, i frutti amari che la malapianta fascista offrì oltre la sponde del nostro mare d’oriente e l’orgoglio con cui i nostri orfani soldati seppero riscattarsi una volta liberi nel pensiero.
     
    Motivazione:
    Allievo di maestri illuminati, con le sue eccelse doti di pensiero, di conoscenza e di letterato, ha insegnato e continua a insegnare alle generazione future d’Italia e del mondo, le conseguenze della cultura e dell’azione di governo fascista nel nostro Paese e fuori dalle Alpi, spiegando la realtà di questo fenomeno sociale : non un governo dalle fosche e dure forme ma una dittatura primogenita senza confini e senza tempo
     
    Motivazione:
    Per la sua ricerca su importanti atti sulla lotta per la libertà in una terra che fu radice d’Italia, terra questa offesa dall’orrenda vendetta nazifascista. Per l’opera riconosciuta di educatore alla cultura della memoria.
     
    Motivazione:
    Profondo conoscitore dei mezzi comunicativi, offre il suo libero pensiero e la sua preparazione al Paese nell’intento di condurlo alla conoscenza della propria storia.
    Ha saputo mostrare e spiegare agli italiani non solo ciò che fu fatto evidente e riconosciuto nel ventennio fascista, ma anche di ciò che fu il controllo totale del pensiero, ovvero la negazione dell’esistenza di un Paese reale violento e corrotto ancora oggi disconosciuto.
     
    Motivazione:
    Partendo dalle proprie radici, profondamente inserite nella marca, bagnate dalla conseguenza dei tempi e dai relativi suoni, attraverso l’armonia delle note canta lo stonato senso che l’uomo da’ alla vita creando diseguaglianze ed oppressione.
    Autore de “La pianura dei sette fratelli”, inno straordinario al sacrificio per la libertà, e d’altre note che cantano del popolo che seppe risorgere versando il proprio sangue, egli rinnova, celebrandola, la memoria della grande epopea della Resistenza in tutto il nostro Paese.
     
    Motivazione:
    Per la generosità , la passione , proprie delle orgogliose e misurate genti delle Marche, che condivisero ciò che poterono con i primi uomini liberi, e per l’impegno con cui si adopera contro la povertà e la negazione dei diritti fondamentali affinché anche gli ultimi possano vivere in piena dignità in ogni parte del mondo semplicemente perché uomini e donne.
     
            Nicola GRATTERI
    Motivazione:
    Uomo di Stato, persecutore indefesso e integerrimo di chi toglie al proprio territorio e al proprio Paese con l’intimidazione e la violenza il respiro della libertà garantito dalla nostra   Costituzione .    Consapevole di questa dura e lunga lotta che lo Stato e il proprio sentimento di dovere gl’impongono, conscio delle conseguenze, prosegue la propria opera d’imposizione della legalità stagliandosi a esempio non solo nella magistratura ma per le donne e gli uomini liberi e democratici del nostro Paese 
     
     
     
     
    2.a edizione Comitato Nazionale ANPI
     
    8.a edizione 2011
     
    Osimo 17 aprile 2011  (Teatro comunale "La Nuova Fenice" - Osimo)
     
     
    Motivazione:
    Partigiano del Battaglione Mario di S.Severino Chigiano Valdiola
    Giovane uomo, fu tra i primi che credettero nella libertà, nella democrazia e nella giustizia, per se e per la sua gente, per coloro che pure l’osteggiarono con tanta veemenza e con tanta foga distruttrice.  
    Leale sempre agli ideali che la Resistenza ricondusse a ragione per gli italiani tutti, ideali raccolti nell’ultimo respiro di tanti suoi compagni della montagna, è simbolo per la propria città, esempio per i
    giovani, riferimento per i partigiani e gli antifascisti che grati vedono anche nel sacrificio di Valdiola di Chigiano il sorgere della propria libertà, il risorgere del proprio Paese.

     

    Sandro PERTINI e Carla VOLTOLINA

    Motivazione

    Pochi come loro emersero dalla mediocrità in cui il regime fascista aveva costretto le sublimi menti e i nobili cuori d’Italia.   Sandro, negandosi il proprio Paese e la propria famiglia, con spirito di servizio alle idee socialiste, con indomita fermezza propugnando idee di libertà, di democrazia e di giustizia rese, con gli altri esuli antifascisti, speranza a quanti dal suolo patrio attendevano smaniosi l’alba del nuovo risorgimento.   Quando la lotta avvolse l’Italia, li trovò entrambi pronti, sempre a fianco del popolo.    Dalle Marche al nord d’Italia, fecero tuonare alte le voci della rivolta popolare, quella rivolta che decretò la fine della più nefasta e violenta delle stagioni italiane, chiusa con la repentina fuga dello spietato straniero e la giusta fine del suo vile paladino fascista.   Nonostante la meritata gloria e i prestigiosi incarichi istituzionali, entrambi seppero essere sempre coerenti verso se stessi e verso i limpidi ideali di cui furono fino alla fine eccelsi assertori.  

     

    Aldo CAZZULLO

    Motivazione

    Giornalista e autore di valore, dalle formidabili radici culturali così generosamente dispensate dalla sua terra d’Alba e dalle Langhe, patrie che alla Resistenza, quanto all’Unità d’Italia e alla cultura d’Italia, hanno dato fulgidi saggi di dignità e di coraggio.   Dinnanzi allo sfascio etico e all’oltraggio della memoria della gloriosa storia risorgimentale e resistenziale che pervade il Paese, con il suo volume “Viva l’Italia, Risorgimento e Resistenza: ...” celebra, con straordinari esempi, la parte migliore del popolo italiano.

     

    Matteo PETRACCI

    Motivazione

    Da sempre vicino agli ideali dell’antifascismo e della Resistenza, dirigente capace nella nuova stagione dell’ANPI, con acume di studioso non dilettante, convinto assertore della grande storia di libertà vissuta dall’orgogliosa terra maceratese sì gravata di lutti e di gloria, con il volume “Pochissimi inevitabili bastardi”, frutto di una laboriosa ricerca, ha prodotto un’opera illuminante sui drammi e sulle convulsioni di un ventennio tra i più drammatici della nostra storia patria

     

    Dianella GAGLIANI

    Motivazione

    Per aver contribuito su un piano scientifico e culturale la diffusione della conoscenza della guerra partigiana e di liberazione.

    Da anni docente all'Università di Bologna di storia contemporanea, si è dedicata con cura alla formazione dei giovani con lo stimolo alla studio e alla maturazione civile.
    In particolare ha colto l'originalità della presenza femminile nella storia contemporanea e in quella della seconda guerra mondiale.
    Tra le sue pubblicazioni spiccano un’accurata biografia di Mussolini nella Repubblica di Salò, oltre a numerose ricerche sulla Resistenza, l'uso spregiudicato della violenza da parte fascista e nazista, le conseguenze sulla popolazione.

     

    Stefano BELLOTTI detto CISCO

    Motivazione

    Dai profumi musicali d’Irlanda e di Scozia, terre per secoli bramose d’esser libere, da quella tanto amata su cui cadde il sudore ed il sangue di Alcide, ha rigenerato suoni e poesie della Resistenza, inni alla libertà, con cui s’immolarono uomini e donne di questo Paese, si che le generazioni prossime possano ancora raccogliersi attorno a quelle grida tonanti.

     

    Sergio ZAVOLI

    Motivazione

    Maestro del giornalismo, autore fertile, uomo delle Istituzioni, interprete chiaro del fondamentale ruolo sociale della comunicazione, ha prodotto programmi innovativi di alto profilo civico, quanto storico, che sono ancor oggi punti di riferimenti di tanti autori, proposte che hanno consentito al Paese di essere pienamente consapevole della violenza fascista perpetrata in ogni periodo storico, quanto dell’interpretazione sciagurata di alcuni del potere del popolo, quanto dell’eversione massonica.   La coscienza della propria storia creata attraverso una virtuosa comunicazione diffusa, è   strumento capace affinché gli italiani conservino quei sentimenti di odio e di violenza, illiberali e antidemocratici, lontani dalla propria coscienza

     

    Laura BOLDRINI

    Motivazione

    Donna della terra di Marca, laddove il valore della libertà e della solidarietà, da secoli trova linfa vitale nelle solide radici popolari.

    Di questi alti principi ne ha fatto il proprio lavoro, la propria passione, divenendo per il mondo un riferimento capace, una luce per le tormentate genti in fuga da quegli stessi orrori da cui seppe risorgere l’Italia con la generosità dei suoi impavidi figli.
    Con l’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite opera con grande competenza e abnegazione per restituire una speranza agli infausti.
    Nello stesso tempo, in modo deciso e proficuo, combatte l’inconsapevolezza che crea distanze tra i popoli , inconsapevolezza che inficia i diritti elementari dei più deboli.

     

    Antonio INGROIA

    Motivazione

    Uomo di Magistratura dalle indiscusse qualità professionali, erede di uomini che hanno fatto la storia della Sicilia , l’onore e il vanto d’Italia.   Toga intemerata, ha l’alto merito di aver difeso e di continuare a difendere con capace determinazione lo Stato, nato dalla lotta resistenziale, offrendo all’Italia la propria libertà e la stessa esistenza.   Con merito si adopera per spezzare l’ insopportabile legame tra la politica perversa e l’interesse mafioso, condizione che nega al nostro Paese un futuro migliore.

     

     

     

    1.a edizione Comitato Nazionale ANPI

     

    7.a edizione 2010

    (Salone degli Stemmi– Residenza municipale, Castelfidardo AN)

     

     

      Famiglia FABRIZI (alla memoria, ritira Giuseppe FABRIZI)

    Motivazione

    Antifascista, deceduto al confino politico.
    Mai si rassegnò a vivere in una terra colma di repressione e violenza sugli uomini e sulle idee.
    Mai si rassegnò a vivere in una terra dove il capo, arrogandosi il diritto, potesse decidere il destino di un popolo.
    A lui andò il pensiero di quegli uomini liberi che dalla sua Osimo volsero primi lo sguardo alla libertà, alla democrazia, alla giustizia sociale.

     

    Giuliano MONTANINI

    Motivazione:

     Comandante partigiano della “Brigata “Bata’ ” colse primo la necessità che l’Italia avesse un destino diverso.

      

    Motivazione:

    Per aver tenuti vivi ed attuali gli ideali dell’antifascismo ed i valori della Resistenza, in nome dei quali i sette fratelli Cervi immolarono le loro giovani vite affinché germogliasse un’ Italia nuova, giusta e democratica.

     

    Anna Rosa NANNETTI

    Motivazione:

    Il tremendo destino che la bestialità umana riservò ai suoi cari, alla comunità di Montesole, volle salvare almeno quell’innocenza.

    Donna forte, capace, generosa, come forti , capaci e generose sono le genti della montagna .

    Da quella tragica vicenda trae origine per parlare alle coscienze delle donne e degli uomini di questo Paese, alle nuove generazioni, perché ciò che è stato non abbia a ripetersi.

     

    Helga SCHNEIDER

    Motivazione

    Testimone pulsante di come da un popolo che scelse di seguire scellerati dèi e distruttive quanto perdenti idee di forza,   possa riemergere la bellezza. Artista di parola, di colore, superando quel tempo e le idee, propone ai cittadini del mondo e alle nuove generazioni la propria vicenda e quella della propria gente nel momento più buio della propria storia e dell’umanità, dando modo a ciascuno di sviluppare la consapevolezza che ciò non abbia più a ripetersi.

    Della sua bella persona l’Italia se n’è fatta virtù.

     

    Motivazione:
    Per aver significativamente contribuito al recupero della memoria di un fenomeno di barbarie umana quale fu l’internamento dei prigionieri militari italiani nei lager tedeschi, concorrendo con giudizio e alta professionalità comunicativa alla realizzazione del volume “Gli internati militari italiani, diari e lettere dai lager nazisti, 1943/1945”, pubblicazione questa succeduta al proprio titolo “Generazione ribelle”, risorse indiscusse, affinché dalla storia giunga un monito alla coscienza delle donne e degli uomini, alle nuove generazioni di questo Paese.
     
    Motivazione:
    Storico, fonda i suoi studi sulla ricerca seria e scrupolosa dei documenti, , divulgandoli sapientemente attraverso le diverse forme di comunicazione.
    Con il suo lavoro contribuisce efficacemente a sviluppare la consapevolezza nella società italiana del contesto storico e delle ragioni che portarono alla generazione del regime fascista, al suo sviluppo autoritario, denunciandone i feroci crimini contro la libertà, la democrazia e la giustizia nel nostro Paese.
    Le sue ricerche storiche tolgono ogni giustificazione di sorta a chi, adducendo un immaginario “buongoverno fascista”, tenta di far riemergere, così giustificandole, le proprie idee illiberali e antidemocratiche contro l’interesse della nazione tutta.
     
    Motivazione:
    Per la passione e la determinazione con le quali garantisce quotidianamente agli italiani il diritto all’informazione sancito dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, ai temi della quale il giornale da lei diretto dedica costantemente ampi ed esaurienti spazi.
     

     

    Sandro RUOTOLO

    Motivazione:

    Per l’impegno profuso nella denuncia dell’illegalità, della violazione dell’universalità dei diritti civili ed umani, e della deriva localista e discriminatoria che si sta affermando in molte parti del nostro Paese, richiamando i cittadini a quei valori di unità, coesione e solidarietà propri di una comunità moderna e democratica preconizzati dalla nostra carta costituzionale.
     
     
     
     
     
     
    1.a edizione regionale
     
    6.a edizione 2009
     
     
     
     
    • Orlando DURANTI "Barzizza"
    classe 1927 - partigiano graduato della Brg. Basso Musone, citato in "Osimo Libera" di Massimo Morroni ed. ANPI 2004. Iscritto dal 1945 all'ANPI e dirigente della sezione osimana. Svolge attività politica dal 1945 dapprima iscritto al PCI poi al PDS ed ai DS, oggi nel Partito Democratico. E' stato per molti anni delegato sindacale della CGIL.
     
     
    Emilio FERRETTI "Ferro"
    classe1923 - Operaio, formatosi polticamente al cantiere navale di Ancona, a 21 anni prende la via della montagna essendosi segnalato come      antifascista e, sulle pendici del Monte San Vicino, prende il comando del gruppo "Ferro" che da lui prese nome, del II btg Ancona della V Garibaldi Marche. Per le azioni di guerra viene proposto per la MBVM. Subito dopo la guerra l'ex comandante Ferro divenne dirigente del movimento contadino, poi sindacalista a Fabriano. Nel 1946 fonda l'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) nelle Marche. esponente del PCI marchigiano. Diviene consigliere comunale a Fabriano (AN) nel 1958. Sempre per il PCI divenne poi consigliere provinciale e assessore provinciale alla sanità, proprio nel periodo in cui si dovevano chiudere i manicomi in seguito alla legge 180/78 del 13 maggio1978. Ferretti fu tra i più strenui sostenitori della legge Basaglia. L'ultima battaglia vinta dal comandante "Ferro" fu quella spesa tutta all'interno dell'ANPI per dare accesso a quei giovani che oggi  reggono le sorti dell'associazione.
     
     
    Franco MERCURI "Francò""
    classe 1921, nel 1943 viene incaricato dal PCI clandestino di reclutare giovani osimani pronti alla resistenza contro il fascismo partecipò alla scuola di partito di Candia divenedo Commissario politico dello Stacchiotti poi  brg. Basso Musone della V div. Garibaldi Marhe. Finita la guerra emigrò in Francia tornando ad Osimo solo pensionato.  Non di meno si dedicò alla politica nel PCI.-PDS.DS. Ricostruì l'ANPI Osimo e ne divenne presidente fino alla scomparsa il 12 luglio 2001; fu pure membro dell'ANPI provinciale di Ancona e regionle delle Marche.
     
     
    Franco GIUSTOLISI
    giornalista, è inviato speciale dal 1960: ha lavorato per Paese Sera, Il Giorno, la Rai (Tv Sette) e L'Espresso. Ha scritto con Pier Vittorio Buffa, Al di là di quelle mura (Rizzoli, 1984) e con Pier Vittorio Buffa e Alberto Franceschini, Mara, Renato e io. Storia dei fondatori delle BR (Mondadori, 1988). Nel 2003 ha partecipato al volume collettivo Tra storia e memoria. 12 agosto 1944: la strage di Sant'Anna di Stazzema, edito da Carocci. Dal 1996 conduce la sua battaglia per far luce sull'Armadio della vergogna. In questi anni è stato uno dei più attivi promotori delle diverse iniziative a favore della costituzione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle stragi nazifasciste. Per questo motivo, il 12 dicembre del 2001 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di Stazzema.
     
     
    Marina CAFFIERO
    professoressa ordinaria di Storia Moderna nella Facoltà di Lettere e Filosofia della Università di Roma “La Sapienza”, e svolge attualmente la sua attività presso il Dipartimento di storia moderna e contemporanea. Ha al suo attivo un centinaio di pubblicazioni, alcune delle quali in lingue straniere (francese, inglese e tedesco). E’ stata tradotta all’estero. Ha pubblicato  i suoi volumi con importanti case editrici italiane e estere e ha ottenuto diverse recensioni di essi sulla stampa e in TV. Ha partecipato a numerose trasmissioni radiofoniche e televisive sui suoi temi di ricerca, tra le quali da ultimo in prima serata su Rai TRE (trasmissione “Enigma” condotta da C. Augias). E’ stata per cinque anni coordinatrice del Dottorato di ricerca su “Società, politica e culture dal tardo Medioevo all’età contemporanea”, attivato nel Dipartimento di storia moderna e contemporanea. Nel dicembre 2007 ha organizzato il convegno “Le radici storiche dell’antisemitismo” di cui sta curando la stampa degli atti. Fa parte del coordinamento dell’ “Osservatorio su storia e scritture delle donne a Roma e nel Lazio”, costituito dall’Archivio di Stato di Roma, dall’ANAI, dall’IRSIFAR, dalla Fondazione “L. e L. Basso” e dall’Università di Roma “La Sapienza” e diretto alla ricognizione della documentazione relativa alla storia e alle testimonianze prodotte dalle e sulle donne. ha fondato e dirige una collana di pubblicazioni, presso la casa editrice Viella, dal titolo “La memoria restituita. Fonti per la storia delle donne in Italia”. Ha collaborato con numerose voci al “Dizionario biografico degli Italiani”, dell’Enciclopedia Italiana, e per un certo tempo ha fatto parte di una delle sue redazioni.  Attualmente è coordinatrice nazionale del progetto PRIN (Progetti di rilevanza nazionale) “Il Mediterraneo delle tre religioni”, finanziato dal Ministero dell’Università, a cui partecipano 5 università italiane, da lei coordinate. Nel  dicembre 2008 pubblica con Ariel Toaff, un volume dal titolo "vero e falso: l'uso politico della storia. Nel testo si sostiene che dopo anni di dibattito sulla "fine della storia" e l'affermarsi di un luogo comune che vuole la disciplina svuotata di ogni attrattiva, assistiamo oggi a un'autentica quanto inaspettata "fame di storia" che, cibandosi di fiction o di revisionismo spettacolare, contribuisce a svilire il senso del mestiere dello storico, che è quello di garantire la corretta e inalterata trasmissione del frutto di un'accurata ricerca alla luce di uno spirito di critica.
     
    Micaela PROCACCIA
    Archivista di Stato capo, ricercatore storico-scientifico.Ministero per i beni e le attività culturali, Direzione Generale per gli Archivi, Servizio III (tutela degli archivi storici non statali). Coautrice di "Vero e falso - Luso politico della storia" con la prof.sa Caffiero, tra le innumerevoli pubbliczioni annovera "L’opposizione al fascismo fra gli ebrei, in L’opposizione popolare al fascismo", Roma 1996, pp. 137-144.
     
    Ruggero GIACOMINI  
    ha pubblicato ultimo  Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943-1944 (ed. 2005-ed.2008), Gramsci detenuto, il PCI e la Russia sovietica . Distorsioni e falsi del revisionismo storico (ed.2006),Ancona durante il fascismo (ed.1995), Antimilitarismo e pacifismo nel primo Novecento. Ezio Bartalini e «La Pace» (1903-1915) (ed.1991),I partigiani della pace (ed.1984), Antonio Gramsci(ed.?), Castelvecchio e Pianelle tra le due Tenne. Vicende storiche, sovranità e conflitti... tra Sarnano, Amandola e San Ginesio (ed.2007). E' attualmente segretario di Ancona del PDCI.
     
     
     
     
    5.a edizione 2008
     
     
    Roberto RE 
    Già del Dist. Fabrizi –
    Presidente ANPI Osimo 2001 — 2005. Presidente Onorario ANPI Osimo dal 2005
     
    Quinto LUNA  mavm (alla memoria)
    Di famiglia antifascista fu già della Banda Ragno e tra fautori del GAP Fabrzi. Costretto a rifugiarsi in Arcevia, comandò il gruppo Alta Val Misa della V° Div. Garibaldi Marche. Riuscì durante il rastrellamento del 44 a sottrarre il suo gruppo dal massacro continuando la Lotta di Liberazione.
    Per il suo comportamento in azioni di guerra fu decorato con Medaglia  D’Argento al Valor Militare
     
    Lucia MAZZIERI 
    Per la didattica scolastica. Promotrice di uno studio didattico sull’ebraismo e sulla shoà con visita presso il campo di concentramento di Dachau
     
    IRSMLM - Istituto Reg.le per la Storia del movimento di Liberazione delle Marche
    Per il lavoro di conservazione, studio e divulgazione della Resistenza e del ‘900
     
    Romolo Augusto  SCHIAVONIalla memoria)
     
    Per l’opera artistica a favore della memoria della Resistenza
     
     
     
    4.a edizione 2007
     
     
    Dolcini  Mario
    Già del Dist. Stacchiotti– Brg Basso Musone. Già volontario del C.I.L.
     
    Pasqualini Mario  (alla memoria)
    Già della Banda Ragno (1930/31). Tra i fondatori del primo GAP “Fabrizi” divenuto poi distaccamento partigiano, fu autore di azioni patriottiche. Già presidente ANPI Osimo 
     
    Cecconi Giovanni Battista  (alla memoria)
    Già della Banda Ragno (1930/31). Tra i fondatori del primo GAP “Fabrizi” , divenuto poi distaccamento partigiano, fu autore di azioni patriottiche. Già presidente ANPI Osimo
     
    Meldolesi Stefano
    Autore e regista del dvd “da balilla a partigiano” , IRSMLM, Ancona 2006
     
    Donzelli Nazzareno, Durantini A.Maria, Rinaldini Giovanna
    Per la didattica scolastica
     
    Mieli Alberto, Fiano Nedo
    Già deportati nei campi di sterminio nazisti, per l’impegno nella divulgazione della memoria della Shoah
     
    Peri Maria
    Per la preservazione e la divulgazione della memoria del  Campo di Fossoli
     
     
    3.a edizione 2006
     
     
    Magnalardo Mario
    Già del btg “Mario”  di Frontale di Cingoli- Valdiola. Già volontario del C.I.L.
     
    Angeloni   Assunta    (alla memoria)
    Patriota del distaccamento GAP.”Fabrizi”
     
    Gobbi Carlo
    Autore storico di “Quota 360” , ed. OsimoEdizioni ,Osimo1996—2004
     
    Celentano Isabella e Celentano Jacopo
    Per i commenti del CD DVD  “ Osimo Libera”,  Ed. ANPI Osimo, Osimo 2006
     
    Confederazione Italiana Agricoltori - Com. Reg.le Marche
    Per la produzione musicale del CD DVD del gruppo musicale “Gang”  “Il seme e la speranza”  2006
     
     
     
    2.a edizione 2005
     
     
    Dolcini Armando
    Già sottufficiale del Dist. Stacchiotti– Brg Basso Musone.  Già volontario del C.I.L.
     
    Biondini Annunziata  “Nuna” (alla memoria)
    Patriota del dist. Stacchiotti
     
    Morroni Massimo
    Autore storico di “Osimo Libera” Osimo ed. ANPI Osimo, 2004 e “Memorie di G.B. Senesi” Osimo ed Corridoni Campana, 2002
     
    Orsetti Raimondo
    Ricercatore e coautore della mostra fotografica itinerante sulla II° div. Polacca e di “Il Corpo Polacco nelle Marche 1944/1946” Ancona IRSMLM-Reg. Marche, 2004
     
     
     
    1.a edizione 2004
     
     
    Orlandini Paolino
    Già Com. Dist. Stacchiotti  Brg Basso Musone , già ufficiale C.I.L- Autore de “Il Contributo degli osimani nella Lotta di liberazione nazionale” Osimo,  ANPI 1954 e
    “da balilla a partigiano”  Ancona, REMEL 1998
     
    Volpini Leonardo
    Gia tenente del C.I.L. già sindaco di Osimo 1946/47
     
    Pietroni Francesca
    Filandaia, arrestata con altre 11 operaio per aver aderito allo sciopero del 12/15  dicembre 1943
     
    Polenta Paolo
    Committente de “I giorni della Liberazione” Osimo Amm.com.le, 1974 ,Committente del monumento alla Resistenza, 1974
  • Comitato Nazionale

    Sezione di Osimo

    Comitato Regionale Marche

    Comitato Provinciale Ancona

    Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione delle Marche

    Fondazione "Quinto LUNA"

      Fondazione Sandro Pertini - Firenze

                        

    Benedetto Fabrizi  "RENATO"

    (Osimo,1910 - Larino (CB) 1937)


      

     

    Cos'é, quando e a chi viene conferito il Premio Nazionale "Renato Benedetto Fabrizi".

    Il premio venne istituito nell'aprile del 2004 dalla sezione ANPI di Osimo su proposta del presidente Armando e Niccolò Duranti. Sin dalla prima edizione i medesimi ne curano la realizzazione con l'apporto di Luciano Taborro, di Giorgio Mancini e di Paola Mengarelli.  Dal 2010 contribuiscono al successo del premio anche Massimo Papini  (IRSMLM), Nazareno Re (fino alla scomparsa nel 2012) Alessandro Bianchini (pres. prov. fino al 2016) e, dal 2018, Carla Nespolo, Gianfranco Pagliarulo e Andrea Liparoto per l'ANPI nazionale. Dall'edizione del 2016 collabora inoltre Daniele Fancello (pres. provinciale).

     
    Progetto inizialmente pensato per un'ambito locale, dal 2009, grazie anche alla collaborazione con l'ANPI MARCHE e Nazzareno Re e, per l'ANPI nazionale, del presidente Ricci,  la manifestazione assunse un ruolo territoriale più ampio non solo territorialmente ma anche di contenuto.
     
    Ufficialmente, dopo l'assemblea nazionale dell'ANPI di Chianciano del 2009,  il Comitato Nazionale ha deciso di adottare il riconoscimento osimano a partire dall' edizione del 2010.
     
    Nel 2011 il premio ha avuto il prestigioso riconoscimento della Presidenza della Camera dei Deputati. 
     
    La cerimonia di consegna avviene la domenica che precede il 25 aprile a Osimo; unica eccezione nel 2010 a Castelfidardo per i 150 anni della battaglia per l'UNità d'Italia. Il premio non viene assegnato a coloro che non siano presenti alla cerimonia di consegna, cosa questa mai accaduta. 
     
    Il premio materiale consistette dapprima in un diploma mentre dal 2007  viene consegnata un’opera litografica, apposita e numerata, lasciata all'ANPI Osimo dal compianto Maestro d'arte Romolo Augusto Schiavoni, autore tra l'altro di numerosi monumenti e opere grafiche sulla Resistenza sparse sul territorio marchigiano.
     
    Perché un premio dedicato a Renato B. Fabrizi ? 
    Fu così deciso perché, aldilà del fatto primario di essere stato il padre della Resistenza osimana morto al confino politico coatto (Vedi Banda Ragno), dall'interogatorio svolto dalla Questura di Ancona in occasione del suo arresto per fatti di antifascismo risulta dai verbali che Fabrizi non si limitasse ad organizzare i suoi uomini militarmente ma che tentasse di arricchire la loro cultura fornendogli i testi di cui poteva disporre. Così é descritto nella parte identificativa dell'interrogatorio citato: "La sua cultura non è tale da fargli tenere conferenze, ma ha piacere nella lettura." ..." ..I suoi compagni, i quali dichiararono di aver avuto dal Fabrizi in prestito dei libri. Le sue letture non erano solo di carattere politico..." ... "ad Antonio Sorbellini, Renato Benedetto prestò due testi: “La spada sterminatrice” e “Il Casanova”.   ( Mai con Mussolini. A.Duranti ed. ANPI Osimo 2004).
     
    Il premio consta di due sezioni: La sezione “Interpreti della Libertà” e la sezione "Cultura é memoria"
     

    sezione A) “Interpreti della Libertà”

    1-  assegnato a partigiani, patrioti o civili che hanno acquisito meriti specifici nella Resistenza o  nella Lotta di Liberazione. 

    2-  alla memoria o a chi si adopera alla conservazione della memoria

     

    sezione B)"Cultura é memoria" 

     

    Il premio viene assegnato a quelle persone che, con qualsiasi strumento della comunicazione, si adoperino a favore della memoria storica dell'antifascismo, della Resistenza, della Shoah o della Lotta di Liberazione, ovvero trattino di diritti umani. In particolare:

    1. Letteratura      gli autori di testi letterari che abbiano a tema i valori della dell' antifascismo, della Resistenza, della Costituzione e della pace;

    2. Didattica          agli autori di testi validi per l'educazione scolastica che abbiano a tema i valori  dell' antifascismo, della Resistenza, della Costituzione e della pace;

    3. Ricerca storica ai ricercatori storici

    4. Arte                    agli autori e protagonisti del  cinema, del teatro,della tv, della musica delle  arti grafiche e della multimedialità

    5. Giornalismo      giornalisti, direttori, pubblicisti ecc.

    6. Diritti umani     a quanti si occupano di diritti umani nei suoi vari aspetti e nelle varie forme

    7. Speciale            cittadini altamente meritevoli che operano nell'interesse generale del Paese

     


     

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    Video - La sigla del Premio Nazionale ANPI Fabrizi


     

     

     

     

     

     

                TUTTE LE EDIZIONI

                 (2004 - 2017)

     

     
     
     
               
                           Premio Fabrizi 2006 - veduta laterale dei palchi 
     
     
        
     

     

    13.a edizione

    Osimo 23 aprile 2017 (Palazzo Campana - Osimo)

     

    Tina ANSELMI  (alla memoria)

    ritirato da Maria e Gianna ANSELMI

    Motivazione: 

    Storia tra le storie migliori di donne del '900. Giovane staffetta, si distinse nella Resistenza e ne perseguì gli alti scopi nei ruoli primari politici e pubblici ricoperti. Presidente integerrima della Commissione d'Inchiesta sulla loggia massonica P2, svelò agli italiani gli oscuri intrecci che hanno condizionato e provano a condizionare la vita democratica del nostro Paese.

     

    Yvan SAGNET

    Motivazione: 

    Camerunense, studente in Italia, fu costretto a subire l’orrenda forma di schiavitù contemporanea del caporalato.  Da quella esperienza nacque la coscienza della propria condizione cui trasse l’orgoglio e il coraggio di reagire; orgoglio e coraggio che oggi egli propone al servizio della comunità contro lo sfruttamento di esseri umani.

     

    Giovanni DE LUNA

    Motivazione: 

    Fra gli storici più importanti del nostro Novecento, è autore di saggi fondamentali su ciò che eravamo ieri e su ciò chesiamo oggi.   Disincantato e lucido osservatore, ha saputo coniugare le ragioni della militanza con quelle della disciplina cui è maestro, sostenitore primo del ruolo centrale della Resistenza nella liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

     

    Armando SPATARO

    Motivazione:

    Fra gli uomini di legge e di diritto di riferimento del nostro tempo, ha reso e rende il suo alto tributo al Paese difendendolo da chi tentò e tenta con l’eversione terrorista e l’uso di servizi deviati dello Stato, con l’organizzazione mafiosa, con la corruzione d’incrinare l’anima democratica del Paese.

     

    Pino SCACCIA

    Motivazione:

    Riferimento del giornalismo al servizio della verità, inviato in molti scenari di guerra, ha fornito cronache ancora oggi indimenticate narrando in diretta le guerre chehanno causato econtinuano a causare stragi e distruzioni nel nostro tempo.  Autore, si èdistinto riproponendo agli italiani la storia della campagna militare italiana in Russia.  Fondatore del blog "la torre di Babele”.

     

     

     

    12.a edizione

    Osimo 25 settembre 2016 (Sala del Consiglio - Osimo)

     

    Joyce LUSSU  (alla memoria)

    ritirato da Grazia PICCIOTTI VERGARI (Centro Studi Joyce Lussu)

    Motivazione: 

    Nel ricordo di una grande donna partigiana, compie uno straordinario lavoro di divulgazione e sensibilizzazione verso le tematiche femminili, attraverso una accuratissima selezione di opere fatte da donne capaci, coraggiose, entusiaste di dare il proprio contributo all’affermazione di una dimensione etica ed estetica, senza alcuna soluzione di continuità.”

     

    Sandra BONSANTI

     
    Motivazione: 
    Giornalista, già presidente di Libertà e Giustizia, con i suoi lavori letterari ha sempre coniugato la storia con le esigenze del presente, fondendole in una miscela potente, capace di destare coscienze e sensibilità, in una visione civica che si ispira agli irrinunciabili valori che trovano spazio all’interno della nostra Carta Costituzionale.

     

    Felice CASSON

    Motivazione:

    Magistrato e Senatore della Repubblica, con coraggio e capacità ha contribuito e contribuisce alla realizzazione della nostra  Costituzione. Avendo protetto lo Stato contro l’eversione difendendo così le Istituzioni democratiche, avendo tutelato il  lavoro e il diritto alla salute di chi lo esercita, continua a garantire nell’aula parlamentare, con coerenza ed efficacia, il dettato costituzionale nato dalla Resistenza e dall’antifascismo il quale è garante esso stesso della crescita democratica e civile di questo Paese.

     

    CARITAS ITALIANA

     

     

     

    11.a edizione

    Osimo 19 aprile 2015 ( Sala del Consiglio - Osimo)

     

    Carlo Alberto DALLA CHIESA  (alla memoria)

    ritirato da Ferdinando DALLA CHIESA

    Motivazione: 

    Di stanza a San Benedetto del Tronto, Capitano dell’Arma dei Carabinieri, all’alba della libertà, fece la scelta più responsabile di contrastare la barbarie nazifascista e di restituire agli Italiani la dignità di popolo. Con la stessa determinazione combatté contro la ferocia terrorista che tentava nuovamente  di privare l’Italia della democrazia e della libertà raggiunte con alto sacrificio.    Dando seguito ai propri ideali di fedeltà allo Stato liberale e democratico, ne difese la legalità arrivando al sacrificio di sé stesso e dei propri cari. 

     

    Mosè DI SEGNI  (alla memoria)

    ritirato da Frida DI SEGNI

    Motivazione: 

    Vittima con la sua famiglia dell’odio razziale, rifugiatosi a Serripola di San Severino Marche, tutt'uno con la popolazione, si unì agli uomini liberi del Monte San Vicino guidandoli e  respingendo l’orda nazifascista nei terribili fatti del 23 marzo del 1944.   Emblema dell’impegno di un popolo per riappropriarsi della propria terra e della libertà, riferimento del più alto significato della Resistenza e guida per le nuove generazioni di donne e uomini  liberi. 

     

    Gaetano AZZARITI

    Motivazione: 

    Studioso, profondo conoscitore e docente di diritto costituzionale, convinto difensore delle istituzioni democratiche e dei principi e dei valori custoditi nella Costituzione della Repubblica Italiana,  ne sostiene la modernità e l’imprescindibilità per la vita del Paese.   Parte attiva nel dibattito sul dettato costituzionale, sostiene le tesi dei Padri Costituenti anche attraverso lavori editoriali di alto profilo e l’associazionismo.

     

    Gerardo SEVERINO

    Motivazione:

    Unendo l’interesse per lo studio e la passione per la divisa che indossa, divulga l’impegno delle Fiamme Gialle nella lotta di Liberazione, nel soccorso alla popolazione oppressa e nella messa  in sicurezza dei perseguitati. Si prodiga con efficacia nella custodia della memoria e nel racconto delle vicende umane che hanno legato il Corpo cui fa parte alla storia degli  Italiani. 

     

    Adelmo CERVI

    Motivazione:

    Erede della migliore tradizione popolare e antifascista da sempre contrapposta ad ogni forma di dispotismo, testimonia con il suo lavoro “Io che conosco il tuo cuore – Storia di un padre partigiano raccontata da un figlio”, l’umanità e l’autenticità della figura paterna, considerata ancora oggi fondamentale riferimento per chi guarda alla Resistenza come l’origine dell’Italia moderna.

     

    edizione 2014 soppressa

     

     

                      con il patrocinio della

    PRESIDENZA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

    10.a edizione       

    Osimo 30 novembre 2013 (Teatro comunale "La Nuova Fenice" - Osimo)

     

    Valerio ONIDA 

     
    Motivazione:
    Già Presidente dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti.    Emerito per aver condotto la Corte Costituzionale con rigore e coerenza, Istituzione questa, seconda solo alla Presidenza della Repubblica nel garantire il rispetto di principi e valori fondamentali custoditi nel dettato costituzionale nato dall’antifascismo e dalla Lotta di Liberazione.   In nome  di quegli stessi valori, con autorevolezza e competenza,  guida l’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia.

     
    Elena Ornella PACIOTTI 
     
    Motivazione:
    Magistrato e prima donna nel Consiglio Superiore della Magistratura, parlamentare italiana ed europea, con la propria alta preparazione e forte dei principi e valori della Resistenza, ha degnamente rappresentato l’Italia nella costruzione del diritto degli Stati d’Europa.   Emerita presidente della Fondazione Lelio e Lisli Basso ne persegue con efficacia gli scopi.

     

    Vito D'AMBROSIO

     
    Motivazione:
    Per essere protagonista primario della giustizia e per esserlo stato nella lotta alla mafia.  Per aver condotto con lo stesso senso di misura ed equità questa terra, sostenendo, in questa veste, la Memoria dell’antifascismo e della Resistenza: i marchigiani gli saranno per sempre grati di questo.  

     

     

     

    3.a edizione Comitato Nazionale ANPI

    9.a edizione 2012

      

    Maria Lisa CINCIARI RODANO

     
    Motivazione:
    Il Cristo offerto in sacrificio affinché fossimo uguali e giusti, fu e continua ad essere la sua guida che portò nella Resistenza, nell’Assemblea Costituente, nelle lotte sociali e nelle istituzioni italiane ed europee.   Nella fierezza del suo essere donna ha guidato istituzioni e movimenti affinché non vi fossero più discriminazioni di genere nella società così come sancisce la Costituzione di questo paese.   Non solo le donne ma anche gli uomini dal libero pensiero e democratico gliene sono grati.

     

    Ferruccio DE BORTOLI

     
    Motivazione:
    Seppur oberato dall’insostituibile opera d’informazione libera e quotidiana rivolta al   nostro Paese e sancita dalla Costituzione, nata dall’antifascismo e dalla Resistenza, sostiene in concreto la necessità che le nuove generazioni conoscano gli orribili sfregi che l’umanità ha arrecato a se stessa in nome dell’odio di razza e contro le libere idee.

     

    Elena AGA ROSSI

    Motivazione:

    Con la propria ultima fatica di autrice storica, porta alla luce della conoscenza del nostro Paese, i frutti amari che la malapianta fascista offrì oltre la sponde del nostro mare d’oriente e l’orgoglio con cui i nostri orfani soldati seppero riscattarsi una volta liberi nel pensiero.

     

    Emilio GENTILE

    Motivazione:

    Allievo di maestri illuminati, con le sue eccelse doti di pensiero, di conoscenza e di letterato, ha insegnato e continua a insegnare alle generazione future d’Italia e del mondo, le conseguenze della cultura e dell’azione di governo fascista nel nostro Paese e fuori dalle Alpi, spiegando la realtà di questo fenomeno sociale : non un governo dalle fosche e dure forme ma una dittatura primogenita senza confini e senza tempo.

     

    Franco BRUNETTA

    Motivazione:

    Per la sua ricerca su importanti atti sulla lotta per la libertà in una terra che fu radice d’Italia, terra questa offesa dall’orrenda vendetta nazifascista. Per l’opera riconosciuta di educatore alla cultura della memoria.

     

    Luigi BIZZARRI

    Motivazione:

    Profondo conoscitore dei mezzi comunicativi, offre il suo libero pensiero e la sua preparazione al Paese nell’intento di condurlo alla conoscenza della propria storia. Ha saputo mostrare e spiegare agli italiani non solo ciò che fu fatto evidente e riconosciuto nel ventennio fascista, ma anche di ciò che fu il controllo totale delpensiero, ovvero la negazione dell’esistenza di un Paese reale violento e corrotto ancora oggi disconosciuto.

     

    Marino SEVERINI

    Motivazione:

    Partendo dalle proprie radici, profondamente inserite nella marca, bagnate dalla conseguenza dei tempi e dai relativi suoni, attraverso l’armonia delle note canta lo stonato senso che l’uomo da’ alla vita creando diseguaglianze ed oppressione. Autore de “La pianura dei sette fratelli”, inno straordinario al sacrificio per la libertà, e d’altre note che cantano del popolo che seppe risorgere versando il proprio sangue, egli rinnova, celebrandola, la memoria della grande epopea della Resistenza in tutto il nostro Paese.

     

    Orietta Maria VARNELLI

    Motivazione:

    Per la generosità , la passione , proprie delle orgogliose e misurate genti delle Marche, che condivisero ciò che poterono con i primi uomini liberi, e per l’impegno con cui si adopera contro la povertà e la negazione dei diritti fondamentali affinché anche gli ultimi possano vivere in piena dignità in ogni parte del mondo semplicemente perché uomini e donne.

     

    Nicola GRATTERI

    Motivazione:

    Uomo di Stato, persecutore indefesso e integerrimo di chi toglie al proprio territorio e al proprio Paese con l’intimidazione e la violenza il respiro della libertà garantito dalla nostra   Costituzione .    Consapevole di questa dura e lunga lotta che lo Stato e il proprio sentimento di dovere gl’impongono, conscio delle conseguenze, prosegue la propria opera d’imposizione della legalità stagliandosi a esempio non solo nella magistratura ma per le donne e gli uomini liberi e democratici del nostro Paese. 

     

     

     

    2.a edizione Comitato Nazionale ANPI

    8.a edizione 2011

    Osimo 17 aprile 2011  (Teatro comunale "La Nuova Fenice" - Osimo)

    Bruno TABORRO

    Motivazione:

    Partigiano del Battaglione Mario di S.Severino Chigiano Valdiola. Giovane uomo, fu tra i primi che credettero nella libertà, nella democrazia e nella giustizia, per se e per la sua gente, per coloro che pure l’osteggiarono con tanta veemenza e con tanta foga distruttrice.  Leale sempre agli ideali che la Resistenza ricondusse a ragione per gli italiani tutti, ideali raccolti nell’ultimo respiro di tanti suoi compagni della montagna, è simbolo per la propria città, esempio per i giovani, riferimento per i partigiani e gli antifascisti che grati vedono anche nel sacrificio di Valdiola di Chigiano il sorgere della propria libertà, il risorgere del proprio Paese.

     

    Sandro PERTINI e Carla VOLTOLINA

     

    Motivazione:
    Pochi come loro emersero dalla mediocrità in cui il regime fascista aveva costretto le sublimi menti e i nobili cuori d’Italia.   Sandro, negandosi il proprio Paese e la propria famiglia, con spirito di servizio alle idee socialiste, con indomita fermezza propugnando idee di libertà, di democrazia e di giustizia rese, con gli altri esuli antifascisti, speranza a quanti dal suolo patrio attendevano smaniosi l’alba del nuovo risorgimento.   Quando la lotta avvolse l’Italia, li trovò entrambi pronti, sempre a fianco del popolo.    Dalle Marche al nord d’Italia, fecero tuonare alte le voci della rivolta popolare, quella rivolta che decretò la fine della più nefasta e violenta delle stagioni italiane, chiusa con la repentina fuga dello spietato straniero e la giusta fine del suo vile paladino fascista.   Nonostante la meritata gloria e i prestigiosi incarichi istituzionali, entrambi seppero essere sempre coerenti verso se stessi e verso i limpidi ideali di cui furono fino alla fine eccelsi assertori.  

     

    Aldo CAZZULLO

    Motivazione:
    Giornalista e autore di valore, dalle formidabili radici culturali così generosamente dispensate dalla sua terra d’Alba e dalle Langhe, patrie che alla Resistenza, quanto all’Unità d’Italia e alla cultura d’Italia, hanno dato fulgidi saggi di dignità e di coraggio.   Dinnanzi allo sfascio etico e all’oltraggio della memoria della gloriosa storia risorgimentale e resistenziale che pervade il Paese, con il suo volume “Viva l’Italia, Risorgimento e Resistenza: ...” celebra, con straordinari esempi, la parte migliore del popolo italiano.

     

    Matteo PETRACCI

    Motivazione:
    Da sempre vicino agli ideali dell’antifascismo e della Resistenza, dirigente capace nella nuova stagione dell’ANPI, con acume di studioso non dilettante, convinto assertore della grande storia di libertà vissuta dall’orgogliosa terra maceratese sì gravata di lutti e di gloria, con il volume “Pochissimi inevitabili bastardi”, frutto di una laboriosa ricerca, ha prodotto un’opera illuminante sui drammi e sulle convulsioni di un ventennio tra i più drammatici della nostra storia patria.

     

    Dianella GAGLIANI

    Motivazione:
    Per aver contribuito su un piano scientifico e culturale la diffusione della conoscenza della guerra partigiana e di liberazione. Da anni docente all'Università di Bologna di storia contemporanea, si è dedicata con cura alla formazione dei giovani con lo stimolo alla studio e alla maturazione civile. In particolare ha colto l'originalità della presenza femminile nella storia contemporanea e in quella della seconda guerra mondiale. Tra le sue pubblicazioni spiccano un’accurata biografia di Mussolini nella Repubblica di Salò, oltre a numerose ricerche sulla Resistenza, l'uso spregiudicato della violenza da parte fascista e nazista, le conseguenze sulla popolazione.

     

    Stefano BELLOTTI detto CISCO

    Motivazione:
    Dai profumi musicali d’Irlanda e di Scozia, terre per secoli bramose d’esser libere, da quella tanto amata su cui cadde il sudore ed il sangue di Alcide, ha rigenerato suoni e poesie della Resistenza, inni alla libertà, con cui s’immolarono uomini e donne di questo Paese, si che le generazioni prossime possano ancora raccogliersi attorno a quelle grida tonanti.

     

    Sergio ZAVOLI

    Motivazione:
    Maestro del giornalismo, autore fertile, uomo delle Istituzioni, interprete chiaro del fondamentale ruolo sociale della comunicazione, ha prodotto programmi innovativi di alto profilo civico, quanto storico, che sono ancor oggi punti di riferimenti di tanti autori, proposte che hanno consentito al Paese di essere pienamente consapevole della violenza fascista perpetrata in ogni periodo storico, quanto dell’interpretazione sciagurata di alcuni del potere del popolo, quanto dell’eversione massonica.   La coscienza della propria storia creata attraverso una virtuosa comunicazione diffusa, è   strumento capace affinché gli italiani conservino quei sentimenti di odio e di violenza, illiberali e antidemocratici, lontani dalla propria coscienza.

     

    Laura BOLDRINI

    Motivazione:
    Donna della terra di Marca, laddove il valore della libertà e della solidarietà, da secoli trova linfa vitale nelle solide radici popolari.  Di questi alti principi ne ha fatto il proprio lavoro, la propria passione, divenendo per il mondo un riferimento capace, una luceper le tormentate genti in fuga da quegli stessi orrori da cui seppe risorgere l’Italia con la generosità dei suoi impavidi figli. Con l’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite opera con grande competenza e abnegazione per restituire una speranza agli infausti. Nello stesso tempo, in modo deciso e proficuo, combatte l’inconsapevolezza che crea distanze tra i popoli , inconsapevolezza che inficia i diritti elementari dei più deboli.

     

    Antonio INGROIA

    Motivazione:
    Uomo di Magistratura dalle indiscusse qualità professionali, erede di uomini chehanno fatto la storia della Sicilia , l’onore e il vanto d’Italia.   Toga intemerata, ha l’alto merito di aver difeso e di continuare a difendere con capace determinazione lo Stato, nato dalla lotta resistenziale, offrendo all’Italia la propria libertà e la stessa esistenza.   Con merito si adopera per spezzare l’ insopportabile legame tra la politica perversa e l’interesse mafioso, condizione che nega al nostro Paese un futuro migliore.

     

     

     

    1.a edizione Comitato Nazionale ANPI

    7.a edizione 2010

    Castelfidardo 25 aprile 2010 (Salone degli Stemmi– Residenza municipale)

     

    Famiglia FABRIZI (alla memoria)

    ritirato da Giuseppe FABRIZI

    Motivazione:

    Antifascista, deceduto al confino politico. 

    Mai si rassegnò a vivere in una terra colma di repressione e violenza sugli uomini e sulle idee.

    Mai si rassegnò a vivere in una terra dove il capo, arrogandosi il diritto, potesse decidere il destino di un popolo.

    A lui andò il pensiero di quegli uomini liberi che dalla sua Osimo volsero primi lo sguardo alla libertà, alla democrazia, alla giustizia sociale.

     

    Giuliano MONTANINI

    Motivazione:

    Comandante partigiano della “Brigata “Bata’ ” colse primo la necessità che l’Italia avesse un destino diverso.

     

    Istituto “Alcide CERVI”

    ritirato da Alberto GHERPELLI (Vice Presidente Istituto Cervi)

    Motivazione:

    Per aver tenuti vivi ed attuali gli ideali dell’antifascismo ed i valori della Resistenza, in nome dei quali i sette fratelli Cervi immolarono le loro giovani vite affinché germogliasse un’ Italia nuova, giusta e democratica.

     

    Anna Rosa NANNETTI

    Motivazione:

    Il tremendo destino che la bestialità umana riservò ai suoi cari, alla comunità di Montesole, volle salvare almeno quell’innocenza. Donna forte, capace, generosa, come forti , capaci e generose sono le genti della montagna. Da quella tragica vicenda trae origine per parlare alle coscienze delle donne e degli uomini di questo Paese, alle nuove generazioni, perché ciò che è stato non abbia a ripetersi.

     

    Helga SCHNEIDER

    Motivazione:

    Testimone pulsante di come da un popolo che scelse di seguire scellerati dèi e distruttive quanto perdenti idee di forza,   possa riemergere la bellezza. Artista di parola, di colore, superando quel tempo e le idee, propone ai cittadini del mondo e alle nuove generazioni la propria vicenda e quella della propria gente nel momento più buio della propria storia e dell’umanità, dando modo a ciascuno di sviluppare la consapevolezza che ciò non abbia più a ripetersi. Della sua bella persona l’Italia se n’è fatta virtù.

     

    Mario AVAGLIANO

    Motivazione:

    Per aver significativamente contribuito al recupero della memoria di un fenomeno di barbarie umana quale fu l’internamento dei prigionieri militari italiani nei lager tedeschi, concorrendo con giudizio e alta professionalità comunicativa alla realizzazione del volume “Gli internati militari italiani, diari e lettere dai lager nazisti, 1943/1945”, pubblicazione questa succeduta al proprio titolo “Generazione ribelle”, risorse indiscusse, affinché dalla storia giunga un monito alla coscienza delle donne e degli uomini, alle nuove generazioni di questo Paese.

     

    Mauro CANALI

    Motivazione:

    Storico, fonda i suoi studi sulla ricerca seria e scrupolosa dei documenti, divulgandoli sapientemente attraverso le diverse forme di comunicazione. Con il suo lavoro contribuisce efficacemente a sviluppare la consapevolezza nella società italiana del contesto storico e delle ragioni che portarono alla generazione del regime fascista, al suo sviluppo autoritario, denunciandone i feroci crimini contro la libertà, la democrazia e la giustizia nel nostro Paese. Le sue ricerche storiche tolgono ogni giustificazione di sorta a chi, adducendo un immaginario “buongoverno fascista”, tenta di far riemergere, così giustificandole, le proprie idee illiberali e antidemocratiche contro l’interesse della nazione tutta.

     

    Concita DE GREGORIO

     
    Motivazione:
    Per la passione e la determinazione con le quali garantisce quotidianamente agli italiani il diritto all’informazione sancito dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, ai temi della quale il giornale da lei diretto dedica costantemente ampi ed esaurienti spazi.

     

    Sandro RUOTOLO

    Motivazione:

    Per l’impegno profuso nella denuncia dell’illegalità, della violazione dell’universalità dei diritti civili ed umani, e della deriva localista e discriminatoria che si sta affermando in molte parti del nostro Paese, richiamando i cittadini a quei valori di unità, coesione e solidarietà propri di una comunità moderna e democratica preconizzati dalla nostra CartaCostituzionale. 
     
     
     
     
    1.a edizione regionale
    6.a edizione 2009
              
            Orlando DURANTI "Barzizza"
    Classe 1927, partigiano graduato della Brg. Basso Musone, citato in "Osimo Libera" di Massimo Morroni ed. ANPI 2004. Iscritto dal 1945 all'ANPI e dirigente della sezione osimana. Svolge attività politica dal 1945 dapprima iscritto al PCI poi al PDS ed ai DS, oggi nel Partito Democratico. E' stato per molti anni delegato sindacale della CGIL.

    Emilio FERRETTI "Ferro"

    Classe1923, operaio, formatosi polticamente al cantiere navale di Ancona, a 21 anni prende la via della montagna essendosi segnalato come antifascista e, sulle pendici del Monte San Vicino, prende il comando del gruppo "Ferro" che da lui prese nome, del II btg Ancona della V Garibaldi Marche. Per le azioni di guerra viene proposto per la MBVM. Subito dopo la guerra l'ex comandante Ferro divenne dirigente del movimento contadino, poi sindacalista a Fabriano. Nel 1946 fonda l'ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia) nelle Marche. esponente del PCI marchigiano. Diviene consigliere comunale a Fabriano (AN) nel 1958. Sempre per il PCI divenne poi consigliere provinciale e assessore provinciale alla sanità, proprio nel periodo in cui si dovevano chiudere i manicomi in seguito alla legge 180/78 del 13 maggio1978. Ferretti fu tra i più strenui sostenitori della legge Basaglia. L'ultima battaglia vinta dal comandante "Ferro" fu quella spesa tutta all'interno dell'ANPI per dare accesso a quei giovani che oggi  reggono le sorti dell'associazione.

    Franco MERCURI "Francò"

    Classe 1921, nel 1943 viene incaricato dal PCI clandestino di reclutare giovani osimani pronti alla resistenza contro il fascismo partecipò alla scuola di partito di Candia divenedo Commissario politico dello Stacchiotti poi  brg. Basso Musone della V div. Garibaldi Marhe. Finita la guerra emigrò in Francia tornando ad Osimo solo pensionato.  Non di meno si dedicò alla politica nel PCI.-PDS.DS. Ricostruì l'ANPI Osimo e ne divenne presidente fino alla scomparsa il 12 luglio 2001; fu pure membro dell'ANPI provinciale di Ancona e regionle delle Marche.

    Franco GIUSTOLISI

    Giornalista, è inviato speciale dal 1960: ha lavorato per Paese Sera, Il Giorno, la Rai (Tv Sette) e L'Espresso. Ha scritto con Pier Vittorio Buffa, Al di là di quelle mura (Rizzoli, 1984) e con Pier Vittorio Buffa e Alberto Franceschini, Mara, Renato e io. Storia dei fondatori delle BR (Mondadori, 1988). Nel 2003 ha partecipato al volume collettivo Tra storia e memoria. 12 agosto 1944: la strage di Sant'Anna di Stazzema, edito da Carocci. Dal 1996 conduce la sua battaglia per far luce sull'Armadio della vergogna. In questi anni è stato uno dei più attivi promotori delle diverse iniziative a favore della costituzione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle stragi nazifasciste. Per questo motivo, il 12 dicembre del 2001 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di Stazzema.

    Marina CAFFIERO

    Professoressa ordinaria di Storia Moderna nella Facoltà di Lettere e Filosofia della Università di Roma “La Sapienza”, e svolge attualmente la sua attività presso il Dipartimento di storia moderna e contemporanea. Ha al suo attivo un centinaio di pubblicazioni, alcune delle quali in lingue straniere (francese, inglese e tedesco). E’ stata tradotta all’estero. Ha pubblicato  i suoi volumi con importanti case editrici italiane e estere e ha ottenuto diverse recensioni di essi sulla stampa e in TV. Ha partecipato a numerose trasmissioni radiofoniche e televisive sui suoi temi di ricerca, tra le quali da ultimo in prima serata su Rai TRE (trasmissione “Enigma” condotta da C. Augias). E’ stata per cinque anni coordinatrice del Dottorato di ricerca su “Società, politica e culture dal tardo Medioevo all’età contemporanea”, attivato nel Dipartimento di storia moderna e contemporanea. Nel dicembre 2007 ha organizzato il convegno “Le radici storiche dell’antisemitismo” di cui sta curando la stampa degli atti. Fa parte del coordinamento dell’ “Osservatorio su storia e scritture delle donne a Roma e nel Lazio”, costituito dall’Archivio di Stato di Roma, dall’ANAI, dall’IRSIFAR, dalla Fondazione “L. e L. Basso” e dall’Università di Roma “La Sapienza” e diretto alla ricognizione della documentazione relativa alla storia e alle testimonianze prodotte dalle e sulle donne. ha fondato e dirige una collana di pubblicazioni, presso la casa editrice Viella, dal titolo “La memoria restituita. Fonti per la storia delle donne in Italia”. Ha collaborato con numerose voci al “Dizionario biografico degli Italiani”, dell’Enciclopedia Italiana, e per un certo tempo ha fatto parte di una delle sue redazioni.  Attualmente è coordinatrice nazionale del progetto PRIN (Progetti di rilevanza nazionale) “Il Mediterraneo delle tre religioni”, finanziato dal Ministero dell’Università, a cui partecipano 5 università italiane, da lei coordinate. Nel  dicembre 2008 pubblica con Ariel Toaff, un volume dal titolo "vero e falso: l'uso politico della storia. Nel testo si sostiene che dopo anni di dibattito sulla "fine della storia" e l'affermarsi di un luogo comune che vuole la disciplina svuotata di ogni attrattiva, assistiamo oggi a un'autentica quanto inaspettata "fame di storia" che, cibandosi di fiction o di revisionismo spettacolare, contribuisce a svilire il senso del mestiere dello storico, che è quello di garantire la corretta e inalterata trasmissione del frutto di un'accurata ricerca alla luce di uno spirito di critica.

    Micaela PROCACCIA

    Archivista di Stato capo, ricercatore storico-scientifico.Ministero per i beni e le attività culturali, Direzione Generale per gli Archivi, Servizio III (tutela degli archivi storici non statali). Coautrice di "Vero e falso - Luso politico della storia" con la prof.sa Caffiero, tra le innumerevoli pubbliczioni annovera "L’opposizione al fascismo fra gli ebrei, in L’opposizione popolare al fascismo", Roma 1996, pp. 137-144.

    Ruggero GIACOMINI  

    Ha pubblicato ultimo "Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943-1944" (ed. 2005-ed.2008), Gramsci detenuto, il PCI e la Russia sovietica. Distorsioni e falsi del revisionismo storico (ed.2006),Ancona durante il fascismo (ed.1995), Antimilitarismo e pacifismo nel primo Novecento. Ezio Bartalini e «La Pace» (1903-1915) (ed.1991),I partigiani della pace (ed.1984), Antonio Gramsci(ed.?), Castelvecchio e Pianelle tra le due Tenne. Vicende storiche, sovranità e conflitti... tra Sarnano, Amandola e San Ginesio (ed.2007). E' attualmente segretario di Ancona del PDCI.
     
     
    5.a edizione 2008

    Re Roberto   

    Già del Dist. Fabrizi. Presidente ANPI Osimo 2001 — 2005. Presidente Onorario ANPI Osimo dal 2005.

    Luna Quinto MAVM (alla memoria)

    Di famiglia antifascista fu già della Banda Ragno e tra fautori del GAP Fabrzi. Costretto a rifugiarsi in Arcevia, comandò il gruppo Alta Val Misa della V° Div. Garibaldi Marche. Riuscì durante il rastrellamento del 44 a sottrarre il suo gruppo dal massacro continuando la Lotta di Liberazione. Per il suo comportamento in azioni di guerra fu decorato con la Medaglia d'Argento al Valor Militare.

                Mazzieri Lucia  

    Per la didattica scolastica. Promotrice di uno studio didattico sull’ebraismo e sulla shoà con visita presso il campo di concentramento di Dachau.

    IRSMLM - Istituto Reg.le per la Storia del movimento di Liberazione delle Marche

    Per il lavoro di conservazione, studio e divulgazione della Resistenza e del ‘900.

    Schiavoni Romolo Augusto  (alla memoria)

    Per l’opera artistica a favore della memoria della Resistenza.
     
     
    4.a edizione 2007

    Dolcini  Mario

    Già del Dist. Stacchiotti– Brg Basso Musone. Già volontario del C.I.L.

    Pasqualini Mario  (alla memoria)

    Già della Banda Ragno (1930/31). Tra i fondatori del primo GAP “Fabrizi” divenuto poi distaccamento partigiano, fu autore di azioni patriottiche. Già presidente ANPI Osimo.  

    Cecconi Giovanni Battista  (alla memoria)

    Già della Banda Ragno (1930/31). Tra i fondatori del primo GAP “Fabrizi” , divenuto poi distaccamento partigiano, fu autore di azioni patriottiche. Già presidente ANPI Osimo.

    Meldolesi Stefano

    Autore e regista del dvd “da balilla a partigiano” , IRSMLM, Ancona 2006.

    Donzelli Nazzareno, Durantini A.Maria, Rinaldini Giovanna

    Per la didattica scolastica.

    Mieli Alberto, Fiano Nedo

    Già deportati nei campi di sterminio nazisti, per l’impegno nella divulgazione della memoria della Shoah.

              Peri Maria

    Per la preservazione e la divulgazione della memoria del Campo di Fossoli.
     
     
    3.a edizione 2006

    Magnalardo Mario

    Già del btg “Mario” di Frontale di Cingoli- Valdiola. Già volontario del C.I.L.

    Angeloni   Assunta    (alla memoria)

    Patriota del distaccamento GAP.”Fabrizi”.

    Gobbi Carlo

    Autore storico di “Quota 360” , ed. OsimoEdizioni ,Osimo1996—2004.

    Celentano Isabella e Celentano Jacopo

    Per i commenti del CD DVD  “ Osimo Libera”,  Ed. ANPI Osimo, Osimo 2006.

    Confederazione Italiana Agricoltori - Com. Reg.le Marche

    Per la produzione musicale del CD DVD del gruppo musicale “Gang”  “Il seme e la speranza ”, 2006.
     
     
    2.a edizione 2005

    Dolcini Armando

    Già sottufficiale del Dist. Stacchiotti– Brg Basso Musone.  Già volontario del C.I.L.

    Biondini Annunziata  “Nuna” (alla memoria)

    Patriota del dist. Stacchiotti.

    Morroni Massimo

    Autore storico di “Osimo Libera” Osimo ed. ANPI Osimo, 2004 e “Memorie di G.B. Senesi” Osimo ed Corridoni Campana, 2002.

    Orsetti Raimondo

    Ricercatore e coautore della mostra fotografica itinerante sulla II° div. Polacca e di “Il Corpo Polacco nelle Marche 1944/1946” Ancona IRSMLM-Reg. Marche, 2004.
     
     
    1.a edizione 2004

    Orlandini Paolino

    Già Com. Dist. Stacchiotti  Brg Basso Musone , già ufficiale C.I.L- Autore de “Il Contributo degli osimani nella Lotta di liberazione nazionale” Osimo,  ANPI 1954 e “da balilla a partigiano”  Ancona, REMEL 1998.

    Volpini Leonardo

    Gia tenente del C.I.L. già sindaco di Osimo 1946/47.

    Pietroni Francesca

    Filandaia, arrestata con altre 11 operaio per aver aderito allo sciopero del 12/15  dicembre 1943.

    Polenta Paolo

    Committente de “I giorni della Liberazione” Osimo Amm.com.le, 1974 ,Committente del monumento alla Resistenza, 1974.
  • Sede Nazionale ANPI

    via degli Scipioni 271 00192 Roma

    telefono 06-3211949, 06-3212807, fax 06-3218495email info@anpi.it

    web http://anpi.it/

    La segreteria nazionale risponde anche ai seguenti indirizzi: anpisegreteria@libero.it - Marisa Ferro e Luciano Guerzoni amministrazione@anpicomitato.191.it - Carla Argenton (responsabile amministrativo) ufficiostampa@anpi.it - Andrea Liparoto (ufficio stampa e comunicazione)

     

     

    Le sezioni ANPI nelle Marche

    Ancona

              Facebook- Anpi Conero

              mail: anpinumanasirolo@virgilio.it

              rec. tel 334 2740796

    web http://www.anpiosimo.it/

     

    Nel resto d'Italia

  • Coordinamento della Valle dell'Aspio e della Bassa  Valle del Musone

    Osimo, Offagna, Castelfidardo, Filottrano, Numana, Sirolo, Camerano Loreto, Polverigi

    sezioni rappresentate
    Osimo/Offagna, Camerano, Castelfidardo, Filottrano, Numana/Sirolo

     

    il coordinamento si é ufficialmente costituito il 18 ottobre 2012 

    sezioni fondatrici: Osimo/Offagna, Filottrano, Castelfidardo, Numana/Sirolo

     

    sede : Piazza S. Agostino, 1 - 60027 OSIMO AN

    rec tel. 334 2740796
     
    componenti
     
    Elisa BACCHIOCCHI (ANPI Castelfidardo), 
    Nadia STACCHIOTTI (ANPI Filottrano),
    Mauro MARCELLI (ANPI Numana-Sirolo)
    Piero GIANCOLA ( ANPI Camerano )
     
    Coordinatore di zona

     Armando DURANTI

    (Osimo/Offagna)

  • SEZIONE ANPI OSIMO e OFFAGNA

    La sezione ANPI di Osimo/Offagna é parte del Comitato Provinciale di Ancona

    e capofila del

    Coordinamento di zona Valle dell'Aspio e della Bassa valle del  Musone                  

                                                                                                                                                
    sede:  Piazza S. Agostino, 1  60027 Osimo ( AN ) 
    recapito telefonico  334 2740796
     
    mail: anpi.osimo@virgilio.it
    Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
     
     Conto Corrente Bancario:
    iban IT83O0854937490000050121797
    Intestato ANPI Sezione- Osimo 
     
    presso la Banca di Credito Cooperativo di Filottrano
    agenzia via A. Moro - Osimo
     

     

    presidenti ANPI OSIMO dal 1944

    Quinto LUNA

    dal 07/1944

    Medaglia d'Argento al Valor Militare della Repubblica Italiana

    ( antifascista PCI clandestino , comandante div. Garibaldi in Arcevia)

     

    Giovanbattista CECCONI

    (antifascista e combattente, già Banda Ragno e GAP Fabrizi Osimo) 

     
    Mario PASQUALINI
    ( antifascista e combattente, già Banda Ragno, comandante GAP Fabrizi- Osimo)
     
    Lanfranco MERCURI
    dal 1980 al 2001
     
    ( antifascista e combattente, GAP Stacchiotti, comm. politico Brigata Basso Musone - Osimo)
     
    Roberto RE
    dal 2001 al 2006
    (antifascistae combattente, GAP Fabrizi - Osimo)
     
    Armando DURANTI
    dal 2006  al 2016
    antifascista, figlio di partigiano
    fondatore del Coordinamento ANPI Valle dell'Aspio e della Bassa Valle del Musone
    ideatore con Niccolò Duranti e Nazareno Re del Premio Nazionale ANPI Fabrizi
     
     
     
    L' ANPI OSIMO OGGI
     
    Comitato d'Onore
     
    Arduina CARLINI (staffetta partigiana)
    Orlando DURANTI (partigiano)
    Guido MAGGIORI (partigiano)
    Umberto VOLTOLINA (presidente Fondazione Pertini)
    Sandro RUOTOLO (giornalista)
    Luigi GIACCO ( onorevole)
    Nevio LAVAGNOLI (presidente reg.le CIA)
    Paolo PITTORI (pres. reg.le AUSER)
    Paolo PASQUALINI (figlio di comandante partigiano)
    Marianna DE LEONI
    (Figlia di comandente partigiano e costituente dell'ANPI Nazionale
     pres. ANPI Roma e Lazio) dal 4/10/14
    Luciano TABORRO
    Otello TAPPI (Polverigi)
    Michelangelo TUMINI (Offagna)
     Giuseppina LUNA
     
    il Comitato Esecutivo
    é composto di 9 delegati
     
    Presidenti Onorari
     
    Armando DURANTI
    Giorgio MANCINI
     
     Presidente 
    Niccolò DURANTI
     
    Direttivo
    Carlo CATENA
    Jacopo CELENTANO
    Domenico MANCINI
    Eliana FLAMINI
    Paolo MICHELONI
    Fabio PASQUINELLI
    Argentina SEVERINI
     
     
     
     
     
     

    DAL SITO ANPI.IT
    L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con i suoi oltre 120.000 iscritti, è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel Paese. Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, mentre il Nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista. Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita  la qualifica di Ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale  dei partigiani.   Il 4 giugno 1945, con la liberazione del nord,  venne costituita  a Milano l’ANPI – Comitato Alta Italia. Ad entrare a far parte della Presidenza furono i componenti del Comando Generale del CVL, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell’unità della Resistenza anche nell’ANPI: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Enrico Mattei, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton. Nel Comitato esecutivo figuravano Arrigo Boldrini “Bulow”, Cino Moscatelli e Guido Mosna. Il 27 giugno 1945, il Comitato provvisorio dell’ANPI di Roma  e il Comitato Alta Italia si fusero dando vita all’ANPI Nazionale.  L’Associazione ebbe una sua rappresentanza alla Consulta Nazionale i cui lavori si svolsero tra il settembre 1945 e il referendum istituzionale dell’anno successivo. Mentre l’Associazione nazionale combattenti ebbe 8 consultori e quella dei mutilati e invalidi di guerra 4, all’ANPI ne furono assegnati 16, a conferma del prestigio di cui godeva.   Erano così suddivisi:   3 socialisti, 3 democristiani, 3 liberali, 3 comunisti, 2 del Partito d’Azione, 1 del Partito democratico del lavoro e, infine,  un consultore che non apparteneva a nessun partito.   Nello Statuto erano evidenziati gli scopi operativi che la struttura si era prefissata. Tra questi: - Restituire al Paese una piena libertà e favorire un regime di democrazia per impedire in futuro il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e assolutismo. - Valorizzare in campo nazionale e internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani. - Far valere e tutelare il diritto dei partigiani, acquisito, di partecipare in prima linea alla ricostruzione morale e materiale del Paese. - Promuovere la creazione di centri e organismi di produzione e di lavoro per contribuire a lenire la disoccupazione.

    In particolare questo ultimo punto fu realizzato grazie alla creazione, fin dal 1948, di Convitti-Scuola Rinascita che miravano a qualificare professionalmente giovani ex partigiani e orfani dei caduti.

    Nel corso del primo Congresso del 1947 – dove fu nominato Presidente Nazionale Arrigo Boldrini  “Bulow”, prima medaglia d’oro al V.M. della Resistenza, che resterà in carica fino al 2006 – venne ribadito l’impegno della Resistenza a consolidare le Istituzioni e in particolare fu sottolineato che l’antifascismo doveva essere inteso come lotta contro chi minacciava le libertà individuali, negava la giustizia sociale e discriminava i cittadini. Il Congresso registrò il favore di alte personalità politiche come Umberto Terracini e Palmiro Togliatti. Ma nel 1948 vennero avviate delle vere e proprie persecuzioni contro i partigiani che l’ANPI fronteggiò con vigore. Furono ben 830 i combattenti per la libertà che subirono processi. L’Associazione promosse allora dei Comitati di difesa dei valori della Resistenza con cui avviò una campagna nazionale di sostegno ai partigiani, chiedendo altresì lo scioglimento del neofascista MSI (Movimento sociale italiano) e il riconoscimento ufficiale del CVL come corpo appartenente alle Forze Armate. Questo riconoscimento giunse solamente nel 1958, con la legge 285, e fu un provvedimento di notevole importanza perché confermava e stabiliva definitivamente che la Resistenza, nel travagliato processo di Liberazione, era stata una preziosa comprimaria, responsabile e organizzata: un esercito, a tutti gli effetti.  Nel 1950 le persecuzioni cessarono e si poté continuare l’azione civile per cui i partigiani si erano associati. Col Congresso del 1952 l’ANPI – nella cui Presidenza onoraria figurava anche Sandro Pertini, carica che rivestì per vari decenni – ingaggiò una grande battaglia a favore della pace e contro il riarmo tedesco. Tanti e illustri gli interventi. Tra questi quello di Enrico  Molè, Vice Presidente del Senato. Il 1952 è anche l’anno dell’inizio delle pubblicazioni del mensile Patria Indipendente,  periodico ufficiale dell’Associazione, che negli anni ha costituito un validissimo punto di riferimento nazionale per la conoscenza della storia della Resistenza. Nelle pagine di questo giornale sono corse anche le vicende centrali dell’attualità del Paese. Un impegno importante è stato anche la valorizzazione del contributo delle Forze Armate alla Guerra di Liberazione e, successivamente, alla garanzia dell’ordine democratico e alla salvaguardia della libertà nei Paesi di tutto il mondo. Negli anni ‘60 è continuata l’attenzione dell’Associazione – con frequenti interventi e prese di posizione -  a tutti i grandi temi nazionali e internazionali, che hanno coinvolto le istituzioni ed il vivere sociale. Da segnalare, tra le tante iniziative, la Conferenza del 9 marzo 1965 – indetta dall’ANPI -  dal titolo “La solidarietà degli antifascisti italiani al popolo spagnolo in lotta per la libertà”  contro il regime franchista  e poi la celebrazione della “Giornata della donna nella Resistenza” intesa a valorizzare fortemente il ruolo prezioso delle partigiane nella lotta di Liberazione. L’avvio degli anni ’70 porta una notizia entusiasmante per l’ANPI e l’intero universo antifascista e democratico: la nomina a Capo di Stato Maggiore della Difesa del Generale Enzo Marchesi, ex partigiano.  Nel 1971, quindi,  per il venticinquennale della Repubblica, l’Associazione diffuse un importante documento contenente un significativo riferimento alle Forze Armate. In un passaggio si dichiarava: “Le Forze Armate italiane oggi possono guardare l’avvenire con la certezza di rappresentare tutta la Nazione, tutte le forze democratiche nell’ambito della lealtà costituzionale, poiché esse sono e debbono essere al servizio non di una fazione, come accadde durante il fascismo, ma di tutto un popolo”. Una grande battaglia che ha connotato e permeato la vita dell’ANPI in questi anni è stata quella contro il terrorismo. In un convegno, organizzato il 17 novembre 1977, la posizione fu netta: “I Partigiani, che hanno combattuto con le armi in pugno per sconfiggere il terrore fascista e nazista, per conquistare la pace,  la libertà e la democrazia, esprimono tutta la loro esecrazione nei confronti di chi vigliaccamente colpisce inermi cittadini per seminare  sgomento e rovesciare le Istituzioni conquistate con tanti sacrifici dal popolo italiano”. Gli anni ’70 si chiudono con un avvenimento storico: l’elezione a Presidente della Repubblica, nel 1978, di Sandro Pertini, valoroso partigiano e membro della Presidenza Onoraria dell’ANPI. C’e da dire che non poche furono le figure del mondo delle Istituzioni a svolgere ruoli di dirigenza all’interno dell’Associazione: ricordiamo per tutti, oltre al già citato Pertini, Ettore Gallo, Presidente della Corte Costituzionale dal 1991 al 1992, Lionello Levi Sandri, Commissario Europeo dal 1961 al 1970 e Presidente del Consiglio di Stato, Leonetto Amadei, Presidente della Corte Costituzionale dal 1979 al 1981 e Andrea Viglione, Capo di Stato Maggiore della Difesa dal 1975 al 1978. Gli anni ’80 si aprono per l’ANPI con la denuncia forte contro le malefatte della loggia P2 e il pernicioso intreccio tra terrorismo e mafia. E contro la corruzione politica. Scriveva proprio Leonetto Amadei in un editoriale pubblicato sul numero del 25 aprile 1983 di Patria Indipendente: “Ci si trova di fronte alla manifestazione di un tumore maligno che appesta e distrugge l’elemento principe per cui si ritiene valida e apprezzabile la guida di un Paese, vale a dire la fiducia verso chi conduce politicamente la collettività o la amministra in modo che appaia giovevole il mantenimento delle redini in quelle mani”. Il 1988 ha visto l’Associazione  impegnata nella realizzazione di una grande manifestazione, alla presenza del Capo dello Stato Francesco Cossiga, in occasione del quarantesimo anniversario della Costituzione Repubblicana. Da segnalare inoltre il 4 e 5 marzo a Perugia il Convegno “Costituzione-Forze Armate” e lo speciale di Patria Indipendente – ripreso ed elogiato poi anche dalla Rivista Militare - sul 4 novembre, per la Giornata delle Forze Armate. In totale gli anni ’80 registrano ben 49.000 iniziative dell’ANPI. Dal 1990 ad oggi, l’Associazione ha affrontato, con la solita e solida fedeltà alle Istituzioni democratiche nonché determinazione morale, le tante questioni nazionali che hanno caratterizzato questi due decenni. Da “Tangentopoli” alle offensive mafiose,  alla grande battaglia contro i gravi tentativi di modifica della Carta Costituzionale, che portò all’esito vittorioso del referendum del 2006, fino alla dura opposizione nel 2009 al progetto di legge 1360 - poi bloccato -  con cui il Governo intendeva equiparare i repubblichini di Salò (un esercito irregolare, oltreché subordinato ai nazisti nei loro crimini) ai partigiani. E, da ultimo, la battaglia, condotta con esito positivo nell'agosto 2011, per ripristinare le festività civili, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, minacciate di essere soppresse con la manovra finanziaria del Governo.

    Oggi l’ANPI è ancora in prima linea nella custodia e nell’attuazione dei valori della Costituzione, quindi della democrazia, e nella promozione della memoria di quella grande stagione di conquista della libertà che fu la Resistenza. 

     
  • Scritto da Armando Duranti
    Venerdì 27 Marzo 2009 

     


    "Essere di parte" non è sempre un limite della persona.

     

    Non avere la capacità di confronto questo è il grande limite.

     

     

    Essere di parte significa avere idee e saperle condividere, in progetti, in legittime aspirazioni, con altri che hanno i tuoi stessi obiettivi.

     

    La stessa Costituzione sancisce il diritto di essere di parte: li chiama Partiti. Essi sono alla base di ogni libera e moderna democrazia. (Art. 49. Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale).

     

     

    L'alternativa al parteggiare è tacere, nascondersi, è l'indifferenza.

     

     

    Non è sull'indifferenza che si è costruito questo Paese, ma sulla ferma determinazione di schierarsi, di riconoscersi, di unirsi in un unico sentimento di libertà, di giustizia, di solidarietà, che ebbero donne e uomini, giovani e meno giovani.

     

    Quegli italiani, scelsero di partecipare ponendosi da una parte: quella giusta, quella vincente: in montagna, come nelle città, come sui fronti della Guerra di Liberazione.

     

    Essi compresero allora, contro ogni convenienza, che ciò che avevano in animo di compiere era qualcosa di assoluto, di unico e di unitario, di necessario, per i loro destini, per quello dei propri figli, per l'Italia.

     

    Noi ci sentiamo partigiani, cioè di parte, e avvertiamo, in piena coscienza, la necessità profonda di contribuire a rinsaldare, ad alimentare, a rinvigorire, le radici alla base della nostra democrazia: l'Antifascismo, la Resistenza e la Lotta di Liberazione, la stessa Costituzione.

     

     

    Ciò ci è possibile anche presenziando quel sacrosanto vincolo stretto tra uomini liberi, garanzia della libertà, della democrazia, della pace, della giustizia sociale, dell' unità del Paese, che si chiama"Costituzione della Repubblica Italiana".

     

    Periodicamente la Costituzione della repubblica, costata tanto sacrificio e frutto di aspirazioni massime rivolte ai diritti fondamentali dell'Uomo, figlia di idee e di progetti elaborati da menti eccelse che rimangono la massima espressione  del Costituzionalismo nostrano, norme figlie dell'esperienza dissoluta del regime fascista e della sua repressione, viene messa in discussione pro domo.  

     

    Non è accettabile alcuna modifica, da qualunque parte questa provenga, se si attenta all'integrità di quest'atto fondamentale e fondante di questo Paese.

     

    Quelle norme così innovative,  hanno garantito la democrazia e la libertà a questo Paese per oltre 70 anni ed ancora guardano al futuro.  Un saluto finale lo rivolgo ai giovani; a quanti di loro vogliono o vorranno in seguito condividere la nostra parte, nel cammino democratico di questo Paese; un ringraziamento lo rivolgo ai nostri compagni Partigiani veri per quello che hanno fatto ma soprattutto per quello che ancora ci vorranno dare.

     

    Un pensiero lo rivolgo ai nostri Caduti e a quanti non sono sopravvissuti al loro tempo e che ci sono stati vicino.

    Sempre.

     

    Il Presidente Onorario

    Armando Duranti

     

     

  • Il coordinatore Aspio-Basso Musone e presidente ANPI Osimo Armando Duranti partecipa al lutto che ha colpito il dirigente nazionale e responsabile della stampa nazionale ANPI Andrea Liparoto per la perdita improvvisa del fratello MASSIMO.

    Ad Andrea, che sentiamo vicino, anche le condoglianze delle sezioni del Coordinamento. 

     

  • Muore a 101 anni Giovanna Marturano La "bimba" eroina della Resistenza

    E' morta a 101 anni Giovanna Marturano, eroina della Resistenza antifascista e presidente onorario dell'Anpi di Roma. "E' con estremo dolore che abbiamo appreso la notizia della scomparsa avvenuta giovedì", si legge in una nota dell'Associazione nazionale partigiani, all'interno della quale la Marturano era conosciuta col soprannome di "bimba col pugno chiuso". "Antifascista, partigiana della Brigata Garibaldi, dirigente del Partito Comunista Italiano - racconta l'Anpi - Giovanna lascia, soprattutto alle nuove generazioni, un enorme e prezioso testamento, avendo continuato fino a pochi mesi fa a testimoniare con grande passione e lucidità il suo impegno politico e civile e di quello dei suoi famigliari nella lotta per la libertà e la democrazia".
    Era nata a Roma il 27 marzo 1912, medaglia di bronzo al valore militare, Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della

  • "L'Anpi provinciale di Milano esprime la propria profonda indignazione e la propria ferma condanna per il raduno neonazista promosso da Forza Nuova al quale parteciperanno formazioni  che si caratterizzano per la loro carica antisemita, xenofoba e razzista, provenienti dal nostro continente".

    Inizia così la presa di posizione di Roberto Cenati, presidente dell'Anpi milanese a proposito del cosiddetto "Festival Boreal", una kermesse politico-musicale aperta a tutti i gruppi dell'ultra destra europera giunto alla seconda edizione.

    La manifestazione dovrebbe svolgersi secondo gli organizzatori dal 12 al 14 settembre in una località non meglio precisata a Nord di Milano.

    "Il raduno si pone in aperto contrasto con i principi e i valori sanciti dalla Costituzione repubblicana nata della Resistenza di cui quest'anno ricorre il settantesimo anniversario e si contrappone nettamente, per i suoi contenuti,  ai valori della nostra civiltà fondata sugli ideali nati con la rivoluzione inglese, francese e con il movimento operaio, che sono poi i valori della libertà, dell’uguaglianza, della solidarietà, della pace".

    "Mentre chiamiamo gli antifascisti e i cittadini alla massima vigilanza democratica, chiediamo alle Istituzioni e alle autorità competenti di intervenire per impedire che queste inaccettabili e provocatorie iniziative che si pongono in aperta violazione della Costituzione e delle leggi vigenti possano aver luogo a Milano capitale della Resistenza o in altri comuni della nostra Regione".

  • Regolamento nazionale ANPI  

     (in attuazione dell’art. 5 comma 2 lettera f dello Statuto associativo)

    Art. 1 L’iscrizione 1. Gli iscritti devono aver compiuto la maggiore età alla data dell’iscrizione e devono avere la cittadinanza italiana. 2. La domanda di iscrizione è individuale e deve essere fatta su modulo stabilito dalla Segreteria nazionale, è rivolta alla sezione di competenza, che la approva e la trasmette al Comitato provinciale. Il Comitato dei garanti provinciale verifica le domande e ratifica l’iscrizione. 3. Di norma, l’iscrizione avviene nella sezione del luogo di lavoro o di studio ovvero nella sezione del comune di residenza. Qualora la sezione non esista o sia intercomunale, l’iscrizione dovrà avvenire nel comune di competenza, secondo una suddivisione del territorio stabilita dal Comitato Provinciale. Eventuali eccezioni, proposte e motivate dalla sezione interessata, devono essere esaminate e decise dal Comitato provinciale – o da suo organismo delegato – tenendo conto della natura e degli scopi dell’Associazione e delle circostanze di fatto alla base della proposta. Dalla documentazione per la richiesta di deroga devono risultare anche le circostanze a sostegno della effettiva possibilità del richiedente di partecipare anche fisicamente alle attività della sezione presso cui chiede l’iscrizione. 4. Le richieste di iscrizione pervenute on-line sono prese in considerazione con i criteri di cui al comma precedente.

    Art. 2 Tessere particolari 1. Le tessere ad honorem sono attribuite esclusivamente in base ai requisiti stabiliti dall’art. 22 dello Statuto. 2. E’ istituita la tessera di “Amici dell’Anpi”, gratuita, segno di vicinanza alla Associazione e di condivisione dei suoi valori e obiettivi, riservata: a) ai giovani non ancora maggiorenni; b) a cittadini che abbiano collaborato con specifico significato e impegno ad attività particolarmente significative della sezione o del Comitato provinciale; c) a stranieri presenti sul territorio nazionale che hanno combattuto a fianco dei partigiani o negli eserciti di Liberazione e che hanno sempre ricevuto, a pieno titolo, la tessera della nostra Associazione; d) a stranieri, che non hanno la cittadinanza, ma che risultino residenti sul territorio italiano da almeno 3 anni. 3. La tessera “Amici dell’ANPI” non consente l’esercizio del diritto di voto né quello elettorale, attivo o passivo. La tessera comporta il diritto di essere informati delle attività anche interne dell’Anpi, di partecipare alle iniziative di confronto e discussione ed ai suoi congressi con diritto di parola. Non consente l’esercizio del diritto di voto né quello elettorale, attivo o passivo.

    Art. 3 Diritti e doveri degli iscritti 1. Gli iscritti hanno il pieno diritto di partecipazione, di parola e di voto alle iniziative ed alle altre attività dell’Anpi. Nei congressi l’esercizio di tale diritto è organizzato secondo il regolamento congressuale approvato insieme alla loro indizione. 2. Gli iscritti sono titolari del diritto attivo e passivo di elezione agli organismi dirigenti ad ogni livello. Per accedere alle cariche direttive a livello di sezione occorre essere iscritti ed aver partecipato attivamente alla vita dell’Associazione da almeno un anno, per il livello provinciale da almeno due, per quello nazionale almeno cinque.

    3. A tutti i livelli territoriali, gli incarichi di Presidente, Segretario, Presidente del Collegio dei Revisori e Responsabile Amministrativo sono incompatibili con gli incarichi di pari livello ed esecutivi di partito ovvero di organizzazione politica, sindacale o associativa, comunque denominata. I soci che, alla data della approvazione del Regolamento hanno incarichi elettivi e di rappresentanza istituzionale, non rientrano nella condizione di incompatibilità. Dall’approvazione del regolamento, non sarà possibile dunque assumere contemporaneamente i doppi incarichi sopra indicati. 4. Ogni iscritto ha il dovere di contribuire alla vita, alla attività ed al finanziamento dell’Anpi, come fondamento materiale e politico della sua autonomia. 5. Gli iscritti sono tenuti a rispettare lo Statuto e i Regolamenti dell’Associazione, nonché le decisioni assunte dagli organismi dirigenti. 6. Gli iscritti hanno il diritto di partecipare anche in contraddittorio a tutte le fasi dei procedimenti disciplinari che li riguardino. 7. Non possono essere iscritti gli appartenenti ad associazioni segrete, ai sensi dell’art. 18 Cost. e dell’art. 18 della L. 17/1982, ovvero ad associazioni comunque denominate la cui composizione, finalità e azione siano incompatibili o in contrasto con i valori costituzionali e con gli scopi e le finalità dell’Anpi. 8. Non possono fare parte di organismi direttivi dell’Anpi iscritti anche ad altra Associazione partigiana.

    Art. 4 Anagrafe degli iscritti 1. E’ costituita a livello provinciale la Anagrafe informatizzata degli iscritti, con lo scopo di registrare e mantenere aggiornato il quadro complessivo della composizione della Associazione. Consiste dell’elenco verificato degli iscritti, corredato da tutti gli elementi anagrafici e statistici desunti dal modulo di richiesta di iscrizione e dalla tessera stessa. La Anagrafe rappresenta anche la base per determinare forme, modalità e regole per lo svolgimento dei congressi. Il modulo per la richiesta di iscrizione deve prevedere la accettazione esplicita al trattamento dei dati in rispetto della normativa sulla privacy. L’Anagrafe degli iscritti deve partire dalla raccolta dei dati provenienti dalle Sezioni. Compito delle Sezioni è di consegnare ai Comitati Provinciali i tagliandi delle tessere, debitamente compilati in ogni loro parte. 2. La Anagrafe rappresenta anche la base per determinare forme, modalità e regole per lo svolgimento dei congressi. Il modulo di richiesta di iscrizione deve prevedere la accettazione esplicita al trattamento dei dati personali in rispetto della normativa sulla privacy 3. Ogni Sezione ed ogni Comitato Provinciale dovrà provvedere all’individuazione di un socio incaricato, sulla base della norma sulla privacy, all’inserimento dati.

    Art. 5 Le sezioni 1. La costituzione di una nuova sezione deve essere approvata dal Comitato provinciale competente per territorio. L’intesa, di cui all’art. 3, comma 3, dello Statuto consiste in un atto espresso del Comitato provinciale. 2. Nel caso in cui vengano fatte domande di iscrizione da almeno 100 residenti in uno stesso Paese estero, il Comitato nazionale decide se autorizzare la costituzione di una sezione in quel Paese, con sede nella capitale o nella città di maggiore concentrazione degli iscritti. A quella sezione si applicano le norme dello Statuto e dei regolamenti previste per i comitati provinciali. Per la costituzione di eventuali successive sezioni si applicano le norme di cui all’art. 3 dello Statuto e si costituisce un coordinamento nazionale. 3. Le sezioni svolgono la loro attività ciascuna nel proprio ambito di competenza, territoriale ovvero di luogo di lavoro o studio, e sono impegnate per la positiva riuscita delle iniziative e campagne promosse dai livelli provinciale e nazionale. 4. Ciascuna sezione è impegnata secondo i principi della autonomia politica e culturale dell’Anpi, della sua unità, del pluralismo ideale e politico e in base al carattere determinante di essere una Associazione che discute, agisce, cresce nel suo insieme. 5. Ciascuna sezione è tenuta a segnalare preventivamente al Comitato provinciale le iniziative e le pubblicazioni, anche con mezzi informatici, impegnative del nome dell’Anpi. Analoga segnalazione deve essere fatta per la partecipazione di una sezione a manifestazioni promosse da altri soggetti, anche al fine di una valutazione comune. Manifestazioni o altre iniziative promosse o cui abbiano aderito il Comitato provinciale o nazionale dell’Anpi non sono oggetto di ulteriore adesione da parte di singole sezioni. 6. L’intitolazione della sezione, di norma, va dedicata tenendo in considerazione uomini e donne dell’Antifascismo e/o della Lotta di Liberazione locale o nazionale oppure a fatti e/o vicende legate all’Antifascismo e alla Lotta di Liberazione locali e/o Nazionali.

    Art. 6 Assemblee e Congressi 1. L’assemblea ordinaria annuale della sezione, di cui all’art. 16 dello Statuto, deve procedere, prima dell’inizio dei lavori, alla nomina di un Presidente dell’Assemblea. L’ordine del giorno deve prevedere: esame dell’attività svolta nel corso dell’anno; programma di lavoro e iniziative previste per il nuovo anno; discussione sulla situazione politica e i compiti della Associazione; esame e approvazione del bilancio consuntivo e di previsione. 2. Le proposte per nuovi organismi dirigenti o per la integrazione di quelli esistenti devono essere formulate da una commissione elettorale nominata dalla assemblea all’inizio dei lavori. 3. Il Comitato nazionale ovvero il Comitato provinciale può approvare un documento politico da sottoporre alla discussione delle assemblee annuali. 4. Il Comitato nazionale convoca il Congresso nazionale, ex art. 3 dello Statuto, determinandone le modalità di svolgimento con l’approvazione del relativo regolamento. 5. Il regolamento congressuale indica l’ordine del giorno del congresso e i criteri e le modalità di elezione dei delegati. Ogni Comitato provinciale approva il regolamento per lo svolgimento del proprio congresso.

    Art. 7 Gli organi dell’Associazione 1. I Comitati provinciali sono tenuti ad organizzare attività formative volte alla valorizzazione dell’antifascismo, della pace, della Resistenza e della Guerra di Liberazione, alla conoscenza, attuazione, rispetto e difesa della Costituzione. 2. I dirigenti dell’Anpi, a tutti i livelli, hanno il dovere della conoscenza della storia della Resistenza in generale e, in particolare quella svolta nella loro provincia. 3. Nella composizione degli organismi dirigenti a tutti i livelli deve essere rispettata una clausola di non prevalenza: di norma, nessun genere può essere rappresentato per quote inferiori al 40%. 4. Il componente di un organismo dirigente a qualsiasi livello assente ingiustificato per tre volte è automaticamente decaduto. 5. Gli organismi dirigenti a tutti i livelli, oltre a scegliere tra i propri componenti il Presidente, procedono alla nomina di un vicepresidente vicario, scelto tra i vicepresidenti, che sostituisce il Presidente in caso di assenza o impedimento. 6. Titolare delle decisioni politiche, in coerenza con gli orientamenti e le decisioni nazionali, è il Comitato, a ciascuno dei livelli congressuali previsti dallo Statuto: sezionale, provinciale, nazionale. Situazioni o condizioni di particolare urgenza ovvero emergenza possono essere decise dal Presidente, anche ricorrendo le circostanze di cui al successivo comma 7; in questo caso, il Comitato, nella sua prima riunione utile, procederà alla conferma o meno delle decisioni assunte. 7. Ad ogni livello congressuale della Associazione, i vicepresidenti coadiuvano il Presidente nello svolgimento delle sue funzioni e svolgono funzioni di rappresentanza politica e istituzionale. I vicepresidenti e la segreteria, su impulso del Presidente possono svolgere funzioni di carattere istruttorio delle decisioni di competenza del Comitato di corrispondente livello. 8. I componenti del Comitato nazionale hanno diritto di essere informati delle iniziative che si svolgono nel proprio ambito regionale.

    Art. 8 Gli organismi di coordinamento 1. Il Comitato regionale, ove costituito, svolge – oltre a quanto stabilito dall’art. 9 dello Statuto - funzioni di supporto ai Comitati provinciali in relazione al consolidamento ed allo sviluppo della Associazione, su richiesta dei Comitati provinciali ovvero del Comitato nazionale. 2. In ottemperanza a quanto previsto dal Documento approvato al Congresso Nazionale di Torino e in continuità con l’esperienza storica dell’Associazione, è costituito il Coordinamento nazionale delle donne dell’Anpi come strumento di confronto, elaborazione, proposta ed iniziativa e come luogo di partecipazione attiva delle donne alla vita dell’associazione e di rapporto solidale tra le generazioni. Il coordinamento femminile, che non si configura come organo statutario, interagisce e collabora con gli organi dirigenti al fine di rafforzare ed arricchire la cultura e l’iniziativa politica dell’associazione, di valorizzare la storia e la memoria delle donne della Resistenza, di sostenere l’impegno per una compiuta cittadinanza delle donne nella democrazia. Forme, tempi, programmi di lavoro del Coordinamento femminile sono determinati in autonomia dalle compagne. La Responsabile del Coordinamento nazionale deve essere componente del Comitato Nazionale. Anche a livello provinciale possono essere costituite forme di coordinamento delle donne. 3. Si possono altresì costituire, nel rispetto dell’autonomia delle Sezioni territoriali, Coordinamenti di Zona, con funzioni di supporto organizzativo ed in stretta collaborazione con il Comitato Provinciale.

    Art. 9 Gli organismi di garanzia 1. In attuazione dell’art. 29 dello Statuto, in tutti i livelli congressuali della Associazione il corrispondente Comitato nomina una Commissione di garanti dei diritti della Associazione e degli iscritti, composto da non meno di tre componenti e comunque in numero dispari. 2. La Commissione svolge una funzione istruttoria, nel corso della quale può acquisire documentazione e informazioni, procedere ad audizioni anche in contraddittorio. Agisce su segnalazione e impulso da parte di iscritti ovvero da parte di cittadini e organizzazioni venute a conoscenza di fatti rilevanti ai fini di interventi – anche di tipo disciplinare – a tutela della Associazione. 3. L’esito degli accertamenti svolti e la proposta di deliberazione per il Comitato sono motivati e in forma scritta. Sulla proposta vota a maggioranza il Comitato competente.

    Art. 10 Entrata in vigore 1. Il presente regolamento entra in vigore a far data dal 2 maggio 2012

     

    NORME ATTUATIVE

    delibera del Comitato Nazionale del 31 ottobre 2012 (in attuazione dell’art. 5 comma 2 lettera f dello Statuto associativo)

     

     

    Art. 1 L’iscrizione 1. Tutti possono chiedere l’iscrizione all’ANPI, alle condizioni previste dallo Statuto (art. 23), salvo le limitazioni di cui appresso. 2. Il cittadino europeo è tenuto ad esibire, a richiesta, un documento ufficiale da cui si desuma il possesso della cittadinanza di uno Stato membro dell’U.E. 3. Lo straniero (non cittadino dell’U.E.) deve dimostrare di essere regolarmente soggiornante (D. Lgs. 286/1998), esibendo permesso di soggiorno o carta di soggiorno, o quanto meno dimostrando documentalmente di aver già presentato la domanda per ottenere il permesso di soggiorno e di essere in attesa della risposta. Nell’ipotesi di permesso a tempo determinato, alla scadenza potrà essere revocato il provvedimento di iscrizione. 4. I giovani non ancora maggiorenni possono essere iscritti qualora abbiano avuto modo di collaborare con l’ANPI con significativo e continuativo impegno e dimostrazione di maturità e responsabilità. 5. La domanda di iscrizione è individuale e deve essere fatta su modulo stabilito dalla Segreteria nazionale, è rivolta alla sezione di competenza, che la approva e la trasmette al Comitato provinciale. Il Comitato dei garanti provinciale verifica le domande e ratifica l’iscrizione. 6. Di norma, l’iscrizione avviene nella sezione del luogo di lavoro o di studio ovvero nella sezione del comune di residenza. Qualora la sezione non esista o sia intercomunale, l’iscrizione dovrà avvenire nel comune di competenza, secondo una suddivisione del territorio stabilita dal Comitato Provinciale. Eventuali eccezioni, proposte e motivate dalla sezione interessata, devono essere esaminate e decise dal Comitato provinciale – o da suo organismo delegato – tenendo conto della natura e degli scopi dell’Associazione e delle circostanze di fatto alla base della proposta.
    Dalla documentazione per la richiesta di deroga devono risultare anche le circostanze a sostegno della effettiva possibilità del richiedente di partecipare anche fisicamente alle attività della sezione presso cui chiede l’iscrizione. 7. Le richieste di iscrizione pervenute on-line sono prese in considerazione con i criteri di cui al comma precedente.
    Art. 2 Tessere particolari 1. Le tessere ad honorem sono attribuite esclusivamente in base ai requisiti stabiliti dall’art. 22 dello Statuto. 2. È istituita la tessera di “Amici dell’ANPI”, gratuita, segno di vicinanza alla Associazione e di condivisione dei suoi valori e obiettivi, riservata: a) ai giovani non ancora maggiorenni che non abbiano avuto modo di collaborare con l’ANPI con significativo impegno e dimostrazione di maturità e responsabilità; b) a cittadini che abbiano collaborato con specifico significato e impegno ad attività particolarmente significative della sezione o del Comitato provinciale;
    c) a stranieri presenti sul territorio nazionale che hanno combattuto a fianco dei partigiani o negli eserciti di Liberazione e che hanno sempre ricevuto, a pieno titolo, la tessera della nostra Associazione; d) a stranieri non cittadini dell’U.E., che non essendo dotati di permesso di soggiorno, risultino tuttavia residenti stabilmente sul territorio italiano da almeno tre anni. 3. La tessera “Amici dell’ANPI” non consente l’esercizio del diritto di voto né quello elettorale, attivo o passivo. La tessera comporta il diritto di essere informati delle attività anche interne dell’ANPI, di partecipare alle iniziative di confronto e discussione ed ai suoi congressi con diritto di parola. Non consente l’esercizio del diritto di voto né quello elettorale, attivo o passivo.
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     LEGGE STATUTARIA 8 MARZO 2005, N. 1 (STATUTO DELLA REGIONE MARCHE) COORDINATO CON LE MODIFICHE ED INTEGRAZIONI, CHE SONO STAMPATE CON CARATTERI DISTINTI, APPORTATE DALLA LEGGE STATUTARIA 22 GENNAIO 2008, N. 2 (MODIFICHE ALLA LEGGE STATUTARIA 8 MARZO 2005, N. 1 “STATUTO DELLA REGIONE MARCHE”).

    Il presente testo coordinato ha esclusivamente carattere informativo.

    INDICE

    Preambolo

    Titolo I Principi fondamentali

    Art. 1 – Elementi costitutivi

    Art. 2 – Europa, autonomie e formazioni sociali

    Art. 3 – Uguaglianza e differenza di genere

    Art. 4 – Sviluppo economico e rapporti sociali Art. 5 – Salute, ambiente e cultura

    Titolo II Forma di governo

    Art. 6 – Organi della Regione

    Art. 7 – Elezione del Presidente e nomina della Giunta regionale

    Art. 8 – Modificazioni della composizione della Giunta regionale

    Art. 9 – Sfiducia verso uno o più assessori

    Art. 10 – Sfiducia verso il Presidente della giunta regionale. Scioglimento anticipato del Consiglio – Assemblea legislativa

     

    Titolo III Organizzazione istituzionale Art. 11 – Il Consiglio regionale – Assemblea legislativa delle Marche

    Art. 12 – Prima seduta del Consiglio – Assemblea legislativa

    Art. 13 – Elezione del Presidente e dell'Ufficio di presidenza

    Art. 14 – Attribuzioni del Presidente del consiglio

    Art. 15 – Ufficio di presidenza

    Art. 16 – Consiglieri regionali

    Art. 17 – Gruppi consiliari

    Art. 18 – Autonomia del Consiglio – Assemblea legislativa

    Art. 19 – Regolamenti interni

    Art. 20 – Sedute del Consiglio – Assemblea legislativa

    Art. 21 – Funzioni del Consiglio – Assemblea legislativa regionale

    Art. 22 – Commissioni consiliari permanenti

    Art. 23 – Attività istruttorie e conoscitive

    Art. 24 – Commissioni speciali e di inchiesta

    Art. 25 – Presidente della giunta regionale

    Art. 26 – Attribuzioni del Presidente della giunta regionale

    Art. 27 – Giunta regionale

    Art. 28 – Funzioni della Giunta regionale

    Art. 29 – Prorogatio degli organi consiliari

     

    Titolo IV Procedimenti di formazione delle leggi e dei regolamenti regionali

    Art. 30 – Iniziativa legislativa

    Art. 31 – Procedimento legislativo

    Art. 32 – Testi unici

    Art. 33 – Promulgazione e pubblicazione

    Art. 34 – Qualità della normazione

    Art. 35 – Procedimento regolamentare

    Titolo V Rapporti con le autonomie locali

    Art. 36 – Sistema regionale delle autonomie locali

    Art. 37 – Consiglio delle autonomie locali

    Art. 38 – Competenze del Consiglio delle autonomie locali

     

    Titolo VI Partecipazione popolare e referendum su leggi e provvedimenti amministrativi

    Art. 39 – Informazione e partecipazione

    Art. 40 – Consiglio regionale dell'economia e del lavoro e organismi di partecipazione

    Art. 41 – Petizioni

    Art. 42 – Referendum abrogativo

    Art. 43 – Limiti al referendum abrogativo

    Art. 44 – Referendum consultivo

     

    Titolo VII Amministrazione regionale

    Art. 45 – Attività amministrativa

    Art. 46 – Organizzazione amministrativa

    Art. 47 – Enti, aziende, agenzie regionali e partecipazioni societarie

    Art. 48 – Personale regionale. Incarichi

     

    Titolo VIII Programmazione, finanze e bilancio

    Art. 49 – Programmazione

    Art. 50 – Entrate e beni

    Art. 51 – Bilancio e rendiconto generale

     

    Titolo IX Istituti regionali di garanzia

    Art. 52 – Difensore regionale

    Art. 53 – Garante per l'infanzia e l'adolescenza

    Art. 54 – Commissione per le pari opportunità

    Art. 55 – Altri organismi regionali indipendenti

     

    Titolo X Disposizioni finali e transitorie

    Art. 56 – Disposizioni finali e transitorie

    Art. 57 – Referendum, pubblicazione ed entrata in vigore

    Preambolo

    Il Consiglio regionale – Assemblea legislativa delle Marche nell'adottare il presente Statuto si ispira al patrimonio storico del Risorgimento, ai valori ideali e politici della Repubblica nata dalla Resistenza, ai principi di libertà, pluralismo e autonomia già sostenuti in seno all'Assemblea costituente dalle forze laiche e cattoliche regionaliste, alla tradizione laica e alla matrice religiosa che hanno segnato la storia delle Marche.

    Il Consiglio regionale – Assemblea legislativa delle Marche promuove, sostiene e difende, in armonia con la Costituzione, con la Carta dei diritti dell'Unione europea e con la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, la pace e il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà dei popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie

    internazionali; promuove, sostiene e difende i diritti fondamentali della persona, il loro libero esercizio e la solidale convivenza tra le diverse popolazioni.

    Il Consiglio regionale – Assemblea legislativa delle Marche si impegna a garantire livelli di partecipazione politica e condizioni di vita adeguate ai bisogni della comunità, assumendo responsabilità e doveri anche nei confronti delle generazioni future.

    TITOLO I

    Principi fondamentali

    Art. 1

    (Elementi costitutivi)

    1. Le Marche sono una Regione autonoma entro l'unità della Repubblica italiana e nell'ambito dell'Unione europea. Funzioni e poteri propri sono esercitati nel rispetto della Costituzione e secondo le norme del presente Statuto.

    2. La Regione è costituita dai Comuni e dalle Province compresi nel territorio delle Marche.

    3. La Regione ha per capoluogo la città di Ancona.

    4. Gli organi della Regione possono riunirsi anche in sedi diverse dal capoluogo.

    5. Stemma e gonfalone sono stabiliti con legge regionale.

    Art. 2

    (Europa, autonomie e formazioni sociali)

    1. La Regione opera nel quadro dei principi fondamentali e delle norme dell'Unione europea perseguendo la valorizzazione delle politiche comunitarie e la collaborazione con le altre Regioni d'Europa, garantendo altresì la propria partecipazione alla vita dell'Unione e al processo di integrazione della stessa, nel rispetto delle diverse culture.

    2. La Regione si impegna a promuovere accordi e intese con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni e nell'interesse delle rispettive collettività.

    3. Riconosce il carattere policentrico della società marchigiana ed in particolare il suo esprimersi nelle diverse articolazioni democratiche delle autonomie locali, funzionali e sociali.

    4. Riconosce e pone a fondamento della propria azione lo sviluppo delle autonomie locali secondo i principi di sussidiarietà e di leale collaborazione.

    5. Garantisce la più ampia partecipazione delle forze sociali all'esercizio dell'attività legislativa e amministrativa.

    6. Valorizza le autonomie funzionali e ne favorisce la partecipazione alla propria attività.

    7. Favorisce, sulla base del principio di sussidiarietà, l'iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento delle attività di interesse generale.

    Art. 3

    (Uguaglianza e differenza di genere)

    1. La Regione promuove, nell'ambito delle sue attribuzioni, tutte le iniziative idonee a realizzare il pieno sviluppo della persona e l'uguaglianza dei cittadini, ripudia ogni forma di discriminazione e dedica particolare attenzione ai giovani e alle persone in condizioni di disagio.

    2. La Regione valorizza la differenza di genere in ogni campo ed attività operando al fine di garantire condizioni di effettiva parità a donne e uomini. Le leggi regionali garantiscono parità di accesso a donne e uomini alle cariche elettive e negli enti, negli organi e in tutti gli incarichi di nomina del Consiglio – Assemblea legislativa e della Giunta.

    Art. 4

    (Sviluppo economico e rapporti sociali)

    1. La Regione si impegna ad assicurare le condizioni per il diritto al lavoro delle proprie cittadine e dei propri cittadini e di quelli provenienti da altre parti del mondo. Concorre a rimuovere le cause dell'emarginazione e promuove la realizzazione sociale, incentiva la piena occupazione, tutela i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e favorisce la formazione permanente, anche al fine dell'inserimento nella società e nel lavoro delle persone disabili.

    2. La Regione riconosce il ruolo dell'impresa per lo sviluppo della comunità marchigiana e nel sostenere la libertà di iniziativa economica, purché non sia in contrasto con l'utilità sociale e non rechi danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana, promuove la responsabilità sociale dell'impresa ribadendo in essa il valore fondante del lavoro. Assume iniziative per favorire lo spirito imprenditoriale soprattutto dei giovani, con particolare attenzione a forme solidaristiche e cooperative. Promuove un modello di sviluppo socialmente equo, territorialmente equilibrato, ecologicamente sostenibile e solidale, ispirandosi al metodo della programmazione.

    3. La Regione promuove nell'ambito delle proprie competenze iniziative per la tutela dei diritti dei consumatori.

    4. Riconosce e promuove l'attività dei marchigiani emigrati all'estero e dei loro discendenti.

    5. Riconosce il valore storico, sociale ed economico della famiglia e concorre a garantire l'esercizio più ampio dei diritti e dei doveri familiari, anche promuovendo le responsabilità genitoriali. A tal fine adotta le più opportune politiche di sostegno alle giovani coppie e alle famiglie socialmente svantaggiate, con particolare riguardo a quelle numerose, a quelle monoparentali e a quelle con componenti disabili o invalidi.

    6. Promuove i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, la realizzazione individuale e la socializzazione dei minori, degli adolescenti e dei giovani nell'ambito della comunità, anche attraverso il sostegno dei centri di aggregazione che abbiano finalità educative e sociali.

    7. Riconosce la specificità del territorio montano e delle aree interne. Promuove politiche di intervento e di riequilibrio per assicurare un'equa distribuzione dei servizi e delle infrastrutture, occasioni di lavoro e adeguate condizioni di vita.

    Art. 5

    (Salute, ambiente e cultura)

    1. La Regione si impegna a rendere effettivo il diritto costituzionale alla salute. Assume iniziative volte a garantire, in particolare, la tutela della maternità, dell'infanzia, degli anziani e delle persone disabili. Predispone piani e adotta interventi per la prevenzione e l'eliminazione delle cause di inquinamento e per garantire la salubrità dell'ambiente, la sicurezza nei luoghi di lavoro, la sicurezza alimentare e, in generale, la qualità della vita.

    2. La Regione promuove la salvaguardia, la valorizzazione e la fruizione dell'ambiente, del paesaggio e della natura, quale sistema su cui convergono azioni umane e processi naturali, assumendoli quali beni strategici per le generazioni future. Salvaguarda altresì il patrimonio faunistico regionale e promuove la cultura del rispetto degli animali affermando il principio di una loro corretta convivenza con gli esseri umani.

    3. Promuove le attività culturali, salvaguarda e valorizza il patrimonio storico, artistico e archeologico, favorendone la conservazione, la conoscenza, l'utilizzazione e la fruizione pubblica.

    4. Promuove le condizioni per rendere effettivo il diritto allo studio e alla formazione per tutto l'arco della vita e favorisce lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnologica.

    5. Assicura la diffusione delle attività sportive e promuove politiche che favoriscono lo sport per tutti.

    TITOLO II

    Forma di governo

    Art. 6

    (Organi della Regione)

    1. Sono organi della Regione il Consiglio – Assemblea legislativa regionale, la Giunta e il suo Presidente.

    2. Il sistema di elezione e la disciplina dei casi di ineleggibilità ed incompatibilità del Presidente, degli assessori e dei consiglieri regionali sono regolati dalla legge regionale, nel rispetto dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica che determina anche la durata degli organi elettivi.

    Art. 7

    (Elezione del Presidente e nomina della Giunta regionale)

    1. Il Presidente della giunta regionale è eletto a suffragio universale e diretto in concomitanza con l'elezione del Consiglio – Assemblea legislativa regionale e fa parte dell'organo consiliare.

    2. Nella prima seduta del Consiglio – Assemblea legislativa il Presidente della giunta illustra il programma del governo regionale e presenta gli assessori, tra i quali indica il Vicepresidente chiamato a sostituirlo in caso di assenza o impedimento temporaneo,

    scegliendoli anche al di fuori dei componenti del Consiglio – Assemblea legislativa e garantendo la rappresentanza di entrambi i sessi.

    Art. 8

    (Modificazioni della composizione della Giunta regionale)

    1. Il Presidente della giunta regionale può sostituire il Vicepresidente e gli assessori previa comunicazione al Consiglio – Assemblea legislativa regionale per illustrarne le ragioni, in ordine alla quale si svolge un dibattito.

    Art. 9

    (Sfiducia verso uno o più assessori)

    1. Il Consiglio – Assemblea legislativa regionale esprime la sfiducia nei confronti di uno o più assessori mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei consiglieri regionali e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei suoi componenti.

    2. La mozione non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

    3. A seguito dell'approvazione di una mozione di sfiducia nei confronti di assessori il Presidente della giunta riferisce al Consiglio – Assemblea legislativa sulle decisioni di competenza.

    Art. 10

    (Sfiducia verso il Presidente della giunta regionale.

    Scioglimento anticipato del Consiglio – Assemblea legislativa)

    1. Il Consiglio – Assemblea legislativa regionale esprime la sfiducia nei confronti del Presidente della giunta mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti stessi.

    2. La mozione non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

    3. All'approvazione della mozione conseguono le dimissioni del Presidente e della Giunta e lo scioglimento del Consiglio – Assemblea legislativa regionale.

    4. L'impedimento permanente, la morte, le dimissioni volontarie del Presidente della giunta regionale, le dimissioni contestuali della maggioranza dei consiglieri regionali, comportano gli effetti previsti dal voto di sfiducia.

    5. La rimozione del Presidente della giunta regionale disposta ai sensi del primo comma dell'articolo 126 della Costituzione comporta altresì le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio – Assemblea legislativa.

    6. Nei casi di approvazione di una mozione di sfiducia, di impedimento permanente, morte e dimissioni volontarie del Presidente, le relative funzioni, fino alla rielezione, sono svolte dal Vicepresidente.

    TITOLO III

    Organizzazione istituzionale

    Art. 11

    (Il Consiglio regionale – Assemblea legislativa delle Marche)

    1. Il Consiglio regionale costituisce l'Assemblea legislativa della Regione Marche; è organo della rappresentanza democratica regionale ed è eletto a suffragio universale e diretto.

    2. Il Consiglio – Assemblea legislativa è composto da quarantadue consiglieri.

    3. Le attività del Consiglio – Assemblea legislativa e dei suoi organi interni sono disciplinate dal regolamento interno.

    Art. 12

    (Prima seduta del Consiglio-Assemblea legislativa)

    1. Il Consiglio – Assemblea legislativa regionale tiene la prima seduta il primo giorno non festivo della seconda settimana successiva alla proclamazione degli eletti.

    2. Gli avvisi di convocazione sono inviati dal Presidente del Consiglio – Assemblea legislativa regionale uscente almeno cinque giorni prima della seduta.

    3. La presidenza provvisoria è assunta dal consigliere regionale più anziano d'età. I due consiglieri regionali più giovani svolgono le funzioni di Consiglieri segretari.

    Art. 13

    (Elezione del Presidente e dell'Ufficio di presidenza)

    1. Il Consiglio – Assemblea legislativa, nella prima seduta e come primo atto, elegge tra i suoi componenti, con tre votazioni separate a scrutinio segreto, il Presidente e l'Ufficio di presidenza composto, oltre che dal Presidente, da due Vicepresidenti e da due Consiglieri segretari.

    2. L'elezione del Presidente ha luogo a maggioranza assoluta dei componenti assegnati al Consiglio – Assemblea legislativa. Alla terza votazione è sufficiente la maggioranza dei voti validi espressi.

    3. Per l'elezione dei Vicepresidenti e dei Consiglieri segretari ciascun consigliere vota un solo nome. Risultano eletti coloro che hanno riportato il maggior numero di voti; in caso di parità risulta eletto Vicepresidente il più anziano di età e Consigliere segretario il più giovane d'età.

    4. Il Presidente e l'Ufficio di presidenza restano in carica per l'intera legislatura e fino alla prima riunione del nuovo Consiglio – Assemblea legislativa.

    5. In caso di mancata elezione nella prima seduta del Presidente e dell'Ufficio di presidenza le relative funzioni sono provvisoriamente esercitate dai consiglieri regionali di cui all'articolo 12, comma 3.

    Art. 14

    (Attribuzioni del Presidente del consiglio)

    1. Il Presidente rappresenta il Consiglio – Assemblea legislativa regionale e, secondo le norme del regolamento interno, convoca e presiede le sedute consiliari, cura la programmazione dei lavori del Consiglio – Assemblea legislativa, dichiara l'improcedibilità delle proposte degli atti di competenza consiliare. Tutela le prerogative dei consiglieri regionali e garantisce l'esercizio effettivo delle loro funzioni.

    2. Cura le relazioni dell’Assemblea con le istituzioni e gli organismi esterni regionali, nazionali ed internazionali.

    3. Convoca e presiede l'Ufficio di presidenza, rappresenta il Consiglio – Assemblea legislativa in giudizio per la tutela delle prerogative dei consiglieri regionali e per gli atti rientranti nell'autonomia organizzativa del Consiglio – Assemblea legislativa; esercita le altre funzioni ad esso attribuite dallo Statuto, dalle leggi e dal regolamento interno.

    4. Il Presidente, d'intesa con la Conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari, chiede al Presidente della giunta lo svolgimento di relazioni al Consiglio – Assemblea legislativa sullo stato di attuazione delle politiche regionali.

    Art. 15

    (Ufficio di presidenza)

    1. L'Ufficio di presidenza coadiuva il Presidente nell'esercizio delle sue funzioni e svolge gli altri compiti attribuiti dal regolamento interno.

    Art. 16

    (Consiglieri regionali)

    1. I consiglieri regionali rappresentano l'intera Regione senza vincolo di mandato. Essi non possono essere chiamati a rispondere per le opinioni espresse ed i voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.

    2. Ciascun consigliere ha diritto di iniziativa per le leggi e per gli altri atti di competenza del Consiglio – Assemblea legislativa; ha altresì diritto di interrogazione, interpellanza, mozione, emendamento ed esercita le funzioni attribuite nelle forme e secondo le procedure stabilite nel regolamento interno.

    3. L'Ufficio di presidenza assicura ai singoli consiglieri, per l'assolvimento delle loro funzioni, la disponibilità di strutture, personale e servizi.

    4. Ciascun consigliere ha diritto di accesso agli atti, ai dati e alle informazioni in possesso della Giunta regionale, degli enti e delle aziende dipendenti o di società partecipate dalla Regione o comunque di quelli disciplinati con norme di organizzazione emanate dalla Regione, nonché degli enti operanti nelle materie di competenza regionale sottoposti alla vigilanza o al controllo della Regione.

    5. La legge regionale stabilisce per i consiglieri regionali le indennità e il rimborso delle spese.

    Art. 17

    (Gruppi consiliari)

    1. I consiglieri regionali costituiscono gruppi consiliari, nei modi stabiliti dal regolamento interno del Consiglio – Assemblea legislativa o, che disciplina altresì la loro organizzazione ed attività.

    2. L'Ufficio di presidenza assicura ai singoli gruppi, per l'assolvimento delle loro funzioni, la disponibilità di strutture, personale e servizi e assegna ad essi risorse a carico del bilancio del Consiglio – Assemblea legislativa, secondo le modalità indicate dalla legge regionale.

    3. Il regolamento interno disciplina l'istituzione e le modalità di funzionamento della Conferenza dei presidenti dei gruppi, alla quale spetta la definizione del programma dei lavori del Consiglio – Assemblea legislativa.

    Art. 18

    (Autonomia del Consiglio-Assemblea legislativa)

    1. Il Consiglio – Assemblea legislativa ha piena autonomia funzionale, organizzativa, finanziaria e contabile, che esercita a norma dello Statuto, delle leggi e dei regolamenti interni.

    2. Il Consiglio – Assemblea legislativa dispone di un patrimonio, di una struttura amministrativa e di personale.

    3. Il bilancio del Consiglio – Assemblea legislativa stabilisce le risorse necessarie per il proprio funzionamento; il relativo fabbisogno costituisce spesa obbligatoria nell'ambito del bilancio della Regione.

    4. La legge regionale disciplina l'ordinamento contabile del Consiglio – Assemblea legislativa nel quadro dei principi stabiliti per la contabilità regionale.

    5. Il bilancio e il rendiconto del Consiglio – Assemblea legislativa sono approvati dal Consiglio – Assemblea legislativa su proposta dell'Ufficio di presidenza.

    Art. 19

    (Regolamenti interni)

    1. Il Consiglio – Assemblea legislativa regionale approva a maggioranza assoluta dei componenti il regolamento interno di organizzazione e funzionamento ed il regolamento interno di amministrazione e contabilità.

    2. Il regolamento interno di organizzazione e funzionamento in particolare disciplina:

    a) le attribuzioni del Presidente e dell'Ufficio di presidenza;

    b) la convalida dei consiglieri eletti e le procedure per la verifica delle cause di ineleggibilità e di incompatibilità in armonia con le leggi statali e regionali;

    c) la convocazione e le modalità di svolgimento dei lavori del Consiglio – Assemblea legislativa;

    d) la costituzione e il funzionamento dei gruppi consiliari;

    e) la costituzione e il funzionamento delle commissioni e degli altri organi interni;

    f) le procedure per l'esame e l'approvazione degli atti di competenza del Consiglio – Assemblea legislativa;

    g) le forme di garanzia per le minoranze consiliari ai fini della loro partecipazione all'attività del Consiglio – Assemblea legislativa e dello svolgimento delle funzioni di vigilanza e controllo;

    h) le forme di consultazione dei rappresentanti delle istituzioni e della società marchigiana.

    3. Il regolamento interno di amministrazione e contabilità è adottato in conformità ai principi stabiliti dal presente Statuto e dalle leggi vigenti.

    Art. 20

    (Sedute del Consiglio – Assemblea legislativa)

    1. Le sedute del Consiglio – Assemblea legislativa sono convocate dal Presidente, in applicazione della programmazione dei lavori o per specifica deliberazione dello stesso Consiglio – Assemblea legislativa, nel rispetto delle modalità e dei termini previsti dal regolamento interno, nel quale sono definite anche le modalità per la determinazione dell'ordine del giorno.

    2. Le sedute del Consiglio – Assemblea legislativa sono altresì convocate su iniziativa del Presidente o quando lo richiedano il Presidente della giunta o un quinto dei consiglieri regionali. In tali ultimi due casi il Presidente è tenuto a procedere alla convocazione nel termine di dieci giorni, inserendo all'ordine del giorno le questioni richieste. La seduta deve tenersi entro dieci giorni dalla convocazione. Il regolamento interno disciplina le modalità di convocazione e le garanzie in caso di inutile decorso del termine.

    3. Le sedute del Consiglio – Assemblea legislativa sono pubbliche, salvo le eccezioni previste dal regolamento interno.

    4. Le deliberazioni del Consiglio – Assemblea legislativa sono valide se è presente la maggioranza dei componenti, salvo i casi in cui è prescritta una maggioranza qualificata.

    Art. 21

    (Funzioni del Consiglio – Assemblea legislativa regionale)

    1. Il Consiglio – Assemblea legislativa esercita la potestà legislativa attribuita alla Regione e le altre funzioni conferite dalla Costituzione, dallo Statuto e dalle leggi; svolge la funzione di indirizzo e di controllo del governo regionale.

    2. In particolare il Consiglio – Assemblea legislativa:

    a) approva le leggi e i regolamenti regionali, inclusi quelli che provvedono a dare attuazione ed esecuzione agli atti dell'Unione europea;

    b) approva proposte di legge da presentare al Parlamento e delibera in ordine alla richiesta di referendum abrogativo relativo a leggi e atti equiparati dello Stato e di referendum popolare sulle leggi costituzionali;

    c) approva con legge le intese della Regione con altre Regioni;

    d) approva gli accordi conclusi dalla Regione con gli Stati e le intese con gli enti territoriali interni ad altro Stato secondo quanto stabilito dalle leggi della Repubblica;

    e) approva le norme generali di contabilità, gli atti di programmazione finanziaria, il bilancio regionale di previsione, l'assestamento di bilancio e il rendiconto generale; autorizza l'esercizio provvisorio;

    f) delibera con legge i criteri ed i limiti per la fissazione dei tributi e delle imposte regionali di propria competenza;

    g) approva con legge i principi generali dell'organizzazione amministrativa della Regione;

    h) istituisce, disciplina e sopprime con legge enti, agenzie e aziende dipendenti dalla Regione;

    i) approva gli atti generali di programmazione, i piani e i programmi di settore;

    j) formula le proposte ed i pareri della Regione su questioni di carattere istituzionale e sugli indirizzi generali della programmazione nazionale;

    k) formula indirizzi al Presidente della giunta e alla Giunta stessa sulle questioni ritenute di rilevante interesse per la comunità regionale o per quanto attiene ai rapporti con l'Unione europea, lo Stato, le Regioni e gli Enti locali;

    l) provvede alle nomine e alle designazioni attribuite dallo Statuto o dalla legge alla propria competenza, tenendo conto della rappresentanza della minoranza; provvede altresì alle nomine e alle designazioni attribuite alla competenza della Regione, salvo che la legge regionale disponga diversamente;

    m) delibera gli atti di programmazione relativi ai finanziamenti dell'Unione europea e le relative modifiche;

    n) esercita tramite le commissioni funzioni di controllo sull'attuazione del programma di governo regionale, sugli effetti prodotti dalle leggi e sull'operato della Giunta attraverso gli strumenti previsti dal regolamento interno;

    o) verifica mediante le commissioni e valuta il buon andamento dell'attività amministrativa svolta dalle strutture della Regione e degli enti, aziende e società di cui al comma 4 dell'articolo 16.

    Art. 22

    (Commissioni consiliari permanenti)

    1. Il Consiglio – Assemblea legislativa istituisce commissioni permanenti per il preventivo esame, in sede referente, delle proposte di legge e di altre deliberazioni consiliari e per l'esercizio delle funzioni di indirizzo e di controllo sull'amministrazione regionale, nelle materie di rispettiva competenza.

    2. Le commissioni esercitano altresì funzioni consultive nei casi previsti dalla legge e dal regolamento interno.

    3. La commissione competente in materia finanziaria esprime pareri sulle proposte di legge e di altri atti consiliari che comportano spesa.

    4. Le commissioni permanenti devono, per quanto possibile, rispecchiare la composizione del Consiglio – Assemblea legislativa e il rapporto tra la maggioranza e la minoranza in seno allo stesso.

    5. Il regolamento interno stabilisce il numero delle commissioni permanenti, la ripartizione delle materie attribuite alla loro competenza, le modalità di composizione, costituzione e funzionamento.

    6. Le sedute delle commissioni non sono pubbliche, salvo quanto diversamente stabilito dal regolamento interno del Consiglio – Assemblea legislativa.

    7. Il Presidente della giunta regionale e gli assessori hanno diritto di partecipare, senza voto, ai lavori delle commissioni con diritto di avanzare proposte e osservazioni. Analoghi poteri spettano ai consiglieri che non risultino componenti delle commissioni.

    8. Le commissioni nell'esercizio delle loro funzioni possono avvalersi della collaborazione delle strutture della Giunta regionale, d'intesa con il Presidente della giunta stessa.

    9. L'Ufficio di presidenza assicura i mezzi per il migliore svolgimento delle attività delle commissioni consiliari permanenti.

    Art. 23

    (Attività istruttorie e conoscitive)

    1. Il Presidente della Giunta regionale e gli assessori, su richiesta della commissione consiliare, partecipano ai lavori della stessa, anche al fine di riferire sulla propria attività.

    2. Le commissioni hanno altresì facoltà di chiedere l'intervento, previa comunicazione alla Giunta, del personale dell'amministrazione regionale, degli amministratori e del personale degli enti e aziende dipendenti dalla Regione. Il personale e gli amministratori di nomina regionale hanno l'obbligo di presentarsi. Le commissioni hanno la facoltà di chiedere l'esibizione di atti e documenti.

    3. Alle commissioni riunite in seduta segreta, senza l'intervento di estranei, non può essere opposto il segreto d'ufficio.

    4. Le commissioni nell'esercizio delle proprie funzioni possono svolgere audizioni di soggetti esterni.

    5. Le commissioni hanno facoltà di svolgere, secondo le modalità previste dal regolamento interno, indagini conoscitive dirette ad acquisire notizie, dati e documenti utili all'espletamento dei lavori e dell'attività del Consiglio – Assemblea legislativa regionale.

    6. Il regolamento interno del Consiglio – Assemblea legislativa prevede le modalità per l'esame da parte dell'Assemblea dei risultati delle indagini conoscitive.

    Art. 24

    (Commissioni speciali e di inchiesta)

    1. Il regolamento interno del Consiglio – Assemblea legislativa disciplina l'istituzione di commissioni speciali con funzione consultiva, propositiva, di indagine e studio su tematiche di particolare rilevanza, non rientranti nelle competenze delle commissioni consiliari permanenti, definendone composizione e modalità di funzionamento.

    2. Il Consiglio – Assemblea legislativa regionale, su richiesta motivata di almeno un terzo dei suoi componenti, può disporre l'istituzione di commissioni di inchiesta in materie che interessino la Regione.

    3. Le commissioni di inchiesta devono, per quanto possibile, rispecchiare la composizione del Consiglio – Assemblea legislativa e sono presiedute da un consigliere regionale appartenente alla minoranza.

    4. L'atto istitutivo della commissione di inchiesta determina l'oggetto, la composizione ed il termine entro il quale la commissione conclude i lavori, che non può eccedere la durata della legislatura.

    5. Il regolamento interno disciplina le modalità per l'istituzione ed il funzionamento delle commissioni di inchiesta.

    Art. 25

    (Presidente della giunta regionale)

    1. Il Presidente della giunta regionale svolge le funzioni che gli sono attribuite dalla Costituzione, dallo Statuto e dalle leggi.

    Art. 26

    (Attribuzioni del Presidente della giunta regionale)

    1. Il Presidente della giunta regionale:

    a) rappresenta la Regione;

    b) nomina e revoca gli assessori, fra i quali il Vicepresidente, attribuisce le deleghe agli assessori e può revocarle;

    c) può conferire incarichi particolari a singoli consiglieri regionali;

    d) dirige la politica della Giunta e ne è responsabile;

    e) promulga le leggi, emana i regolamenti, indice i referendum previsti dallo Statuto;

    f) sovrintende all'azione amministrativa regionale;

    g) partecipa ai lavori della Conferenza Stato-Regioni e della Conferenza unificata, tenuto conto degli indirizzi generali del Consiglio – Assemblea legislativa;

    h) promuove, su deliberazione della Giunta, la questione di legittimità costituzionale e i conflitti di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale e ne dà immediata comunicazione al Consiglio – Assemblea legislativa.

    Art. 27

    (Giunta regionale)

    1. La Giunta regionale è l'organo esecutivo della Regione ed è composta dal Presidente e da non più di dieci assessori, compreso il Vicepresidente.

    2. La Giunta opera collegialmente, in armonia con le direttive impartite dal Presidente.

    3. La Giunta adotta, su proposta del Presidente, un regolamento interno che ne disciplina il funzionamento.

    4. Le deliberazioni della Giunta non sono valide se non è presente la maggioranza dei suoi componenti e se non sono assunte a maggioranza dei presenti.

    5. Le sedute della Giunta non sono pubbliche, salvo diversa decisione della Giunta stessa.

    Art. 28

    (Funzioni della Giunta regionale)

    1. La Giunta regionale:

    a) provvede all'attuazione del programma di governo;

    b) esercita la potestà regolamentare nei casi espressamente previsti da ciascuna legge regionale;

    c) presenta al Consiglio – Assemblea legislativa regionale il bilancio preventivo, il rendiconto generale e gli altri documenti finanziari e contabili;

    d) presenta al Consiglio – Assemblea legislativa regionale le proposte di piani e programmi regionali generali e di settore;

    e) nomina e revoca i rappresentanti della Regione nei casi in cui tale competenza sia ad essa espressamente attribuita;

    f) delibera, in conformità ai principi stabiliti dalla legge regionale, in materia di organizzazione amministrativa;

    g) esercita funzioni di indirizzo e vigilanza sulla gestione degli enti, agenzie e aziende dipendenti dalla Regione o comunque disciplinati con norme di organizzazione emanate dalla Regione;

    h) delibera in materia di liti attive e passive;

    i) adotta gli atti di indirizzo sull'applicazione delle leggi e dei regolamenti regionali;

    j) esercita le altre funzioni ad essa demandate dalla Costituzione, dallo Statuto e dalle leggi e svolge ogni altra attività di governo della Regione non espressamente attribuita alla competenza di altri organi regionali.

    2. La Giunta regionale, a salvaguardia degli interessi unitari e sentito il Consiglio delle autonomie locali, esercita il potere sostitutivo nei confronti degli enti locali per il compimento di atti obbligatori relativi all'esercizio delle funzioni conferite dalla Regione.

    3. L'esercizio del potere sostitutivo è disciplinato dalla legge regionale che prevede adeguate garanzie procedurali nel rispetto dei principi di sussidiarietà e leale collaborazione.

    Art. 29

    (Prorogatio degli organi regionali)

    1. Fermi restando i termini di durata degli organi elettivi regionali stabiliti con legge della Repubblica, in tutti i casi in cui bisogna procedere alla rielezione degli organi regionali valgono le seguenti disposizioni:

    a) i poteri del Consiglio – Assemblea legislativa sono prorogati sino alla prima seduta successiva all'elezione del nuovo Consiglio – Assemblea legislativa;

    b) i poteri del Presidente e della Giunta sono prorogati sino alla proclamazione del nuovo Presidente della giunta.

    2. Il Consiglio – Assemblea legislativa esercita poteri limitati agli atti indifferibili e urgenti: a) a partire dal quarantacinquesimo giorno antecedente alla data delle elezioni conseguenti alla scadenza naturale della legislatura;

    b) a partire dal verificarsi di una delle circostanze previste dai commi 3 e 4 dell'articolo 10.

    3. Nei periodi indicati alle lettere a) e b) del comma 2 il Presidente o, nell'ipotesi di cui al comma 6 dell'articolo 10, il Vicepresidente, e la Giunta regionale esercitano poteri limitati all'ordinaria amministrazione.

    4. Il Presidente neoeletto esercita funzioni di ordinaria amministrazione dal momento della sua proclamazione e fino alla nomina della nuova Giunta.

    5. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 non si applicano nei casi previsti dal primo comma dell'articolo 126 della Costituzione.

    TITOLO IV

    Procedimenti di formazione delle leggi e dei regolamenti regionali

    Art. 30

    (Iniziativa legislativa)

    1. L'iniziativa delle leggi regionali, mediante la presentazione al Presidente del Consiglio – Assemblea legislativa di una proposta di legge, redatta in articoli e corredata da una relazione, spetta:

    a) alla Giunta regionale;

    b) a ciascun consigliere regionale;

    c) al Consiglio delle autonomie locali;

    d) al Consiglio regionale dell'economia e del lavoro;

    e) ai consigli comunali in numero non inferiore a cinque;

    f) ai consigli delle Unioni dei Comuni che comprendono almeno cinque Comuni;

    g) ai consigli delle Comunità montane che comprendono almeno cinque Comuni;

    h) ai singoli consigli provinciali;

    i) agli elettori della Regione in numero non inferiore a cinquemila.

    2. La legge regionale stabilisce le modalità per la raccolta e l'autenticazione delle firme per la presentazione delle proposte di iniziativa popolare.

    3. Il regolamento interno del Consiglio – Assemblea legislativa prevede i modi ed i termini per l'esame delle proposte di iniziativa popolare.

    Art. 31

    (Procedimento legislativo)

    1. Le proposte di legge sono sottoposte all'esame in sede referente della commissione consiliare competente per materia.

    2. La proposta di legge, dopo l'esame della commissione, è approvata dal Consiglio – Assemblea legislativa articolo per articolo, e con votazione finale sull'intero testo.

    3. Il regolamento interno del Consiglio – Assemblea legislativa stabilisce le procedure per l'esame delle proposte dichiarate urgenti e per quelle soggette a notifica alla Commissione dell'Unione europea.

    Art. 32

    (Testi unici)

    1. Il Consiglio – Assemblea legislativa regionale approva testi unici per riordinare e coordinare le norme regionali relative a settori organici.

    2. I testi unici sono approvati con legge regionale e possono essere abrogati o modificati, anche parzialmente, solo in modo espresso.

    3. Il regolamento interno può stabilire procedure semplificate per l'esame e l'approvazione delle parti del testo unico che riproducono la normativa esistente o che contengono modifiche di mero coordinamento.

    Art. 33

    (Promulgazione e pubblicazione)

    1. La legge regionale è promulgata dal Presidente della giunta regionale entro dieci giorni dalla trasmissione del testo deliberato dal Consiglio – Assemblea legislativa, salvo che la stessa legge non preveda un termine inferiore per ragioni di urgenza, dichiarata a maggioranza assoluta dei componenti il Consiglio – Assemblea legislativa.

    2. Le leggi regionali sono pubblicate nel bollettino ufficiale della Regione subito dopo la loro promulgazione ed entrano in vigore non prima del quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione, salvo che le stesse leggi stabiliscano un termine diverso e, comunque, non prima del giorno successivo alla pubblicazione.

    3. La formula di promulgazione è la seguente: "Il Consiglio – Assemblea legislativa regionale ha approvato. Il Presidente della giunta regionale promulga". Al testo della legge segue la formula "La presente legge regionale è pubblicata nel bollettino ufficiale della Regione. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come legge della Regione Marche".

    Art. 34

    (Qualità della normazione)

    1. I testi normativi della Regione sono improntati a principi di chiarezza e semplicità di formulazione e al rispetto delle regole di tecnica legislativa e qualità della normazione.

    2. Le proposte di legge assegnate alle commissioni sono accompagnate da un'analisi tecnico-normativa e di impatto della regolamentazione.

    3. Nell'ambito dell'organizzazione amministrativa del Consiglio – Assemblea legislativa sono individuate le strutture finalizzate alla verifica della qualità della normazione.

    Art. 35 (Procedimento regolamentare)

    1. La Regione esercita la potestà regolamentare nelle materie di legislazione esclusiva e concorrente nonché nelle materie delegate dallo Stato e per dare attuazione agli atti dell'Unione europea.

    2. I regolamenti sono approvati dal Consiglio – Assemblea legislativa regionale salvo i casi in cui le leggi regionali ne demandino l'approvazione alla Giunta.

    3. Alla Giunta e a ciascun consigliere regionale spetta l'iniziativa dei regolamenti regionali di competenza dell’Assemblea.

    4. Per l'esame delle proposte di regolamento di competenza dell’Assemblea si applicano le disposizioni previste per l'approvazione delle leggi regionali; l'approvazione del

    regolamento può essere demandata, secondo le norme del regolamento interno, alla commissione competente per materia, su richiesta di un terzo dei componenti l’Assemblea.

    5. I regolamenti regionali sono emanati con decreto del Presidente della giunta regionale entro dieci giorni dalla loro approvazione; la loro pubblicazione avviene nei modi previsti per le leggi regionali e, salvo quanto espressamente stabilito da ciascun regolamento, entrano in vigore il giorno successivo alla loro pubblicazione.

    TITOLO V Rapporti con le autonomie locali

    Art. 36 (Sistema regionale delle autonomie locali)

    1. La Regione informa i propri rapporti con le autonomie locali a criteri di pari dignità, di rispetto degli specifici poteri e competenze, di complementarità di funzioni e di leale collaborazione nell'interesse delle comunità rappresentate.

    2. La Regione adotta forme e procedure di confronto, raccordo e partecipazione delle autonomie locali alla propria attività legislativa ed amministrativa.

    3. La Regione conferisce agli enti locali, con legge e previo parere del Consiglio delle autonomie locali, le funzioni amministrative secondo principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.

    4. La Regione favorisce la gestione associata delle competenze da parte dei Comuni, attribuendo alle Province il ruolo di coordinamento sul territorio in funzione degli obiettivi della programmazione.

    5. La Regione valorizza il ruolo delle Comunità montane.

    Art. 37 (Consiglio delle autonomie locali)

    1. È istituito il Consiglio delle autonomie locali, con sede presso il Consiglio – Assemblea legislativa regionale, quale organo permanente di consultazione fra la Regione e gli enti locali.

    2. Il Consiglio delle autonomie locali è composto da trenta membri.

    3. La legge regionale disciplina la composizione, le modalità di elezione, costituzione e funzionamento del Consiglio delle autonomie locali, in modo da assicurare:

    a) l'elezione da una base composta da eletti negli enti locali;

    b) l'equilibrata rappresentanza dei territori e delle tipologie degli enti locali;

    c) l'autonomia regolamentare e organizzativa.

    Art. 38 (Competenze del Consiglio delle autonomie locali)

    1. Il Consiglio delle autonomie locali esprime pareri al Consiglio – Assemblea legislativa regionale sulle proposte concernenti:

    a) il bilancio di previsione e gli altri atti di programmazione economico-finanziaria;

    b) il conferimento di funzioni o la modifica del riparto delle competenze tra Regione ed enti locali;

    c) gli atti di programmazione e pianificazione generale e settoriale.

    2. Gli atti di cui al comma 1, lettera b), difformi dal parere reso, sono deliberati dal Consiglio – Assemblea legislativa regionale a maggioranza assoluta dei componenti.

    3. Il Consiglio – Assemblea legislativa regionale può attivare la partecipazione del Consiglio delle autonomie locali nella valutazione degli effetti prodotti dalle politiche regionali di interesse degli enti locali.

    4. La legge regionale può attribuire, nel rispetto delle norme costituzionali, altre funzioni al Consiglio delle autonomie locali e stabilisce termini e modalità per l'espressione dei pareri di competenza.

    5. Il Consiglio delle autonomie locali elabora un rapporto annuale che presenta al Consiglio – Assemblea legislativa regionale.

    TITOLO VI Partecipazione popolare e referendum su leggi e provvedimenti amministrativi

    Art. 39 (Informazione e partecipazione)

    1. La Regione predispone gli strumenti necessari per consentire l'informazione costante su ogni aspetto dell'attività istituzionale e la partecipazione delle cittadine e dei cittadini, delle loro formazioni politiche, sociali, economiche e delle autonomie funzionali ai processi decisionali.

    2. La legge regionale stabilisce le modalità per assicurare adeguate forme di raccordo tra il Consiglio – Assemblea legislativa regionale e le organizzazioni della società marchigiana per la determinazione e l'attuazione della politica regionale.

    Art. 40 (Consiglio regionale dell'economia e del lavoro e organismi di partecipazione)

    1. È istituito il Consiglio regionale dell'economia e del lavoro, con sede presso il Consiglio – Assemblea legislativa regionale, quale organismo di consultazione delle organizzazioni più rappresentative del mondo economico e del lavoro.

    2. La legge regionale disciplina la composizione e le funzioni del Consiglio regionale dell'economia e del lavoro, prevedendo i casi nei quali è richiesto il parere obbligatorio di tale organismo.

    3. La Regione può istituire altresì con legge organismi di partecipazione mediante i quali le formazioni sociali ed altri soggetti rilevanti in ambito regionale esprimono pareri in ordine alle attività di competenza regionale.

    Art. 41 (Petizioni)

    1. Le cittadine, i cittadini e i residenti nella regione, gli enti e le associazioni possono inviare petizioni al Consiglio – Assemblea legislativa regionale per chiedere provvedimenti o esporre comuni necessità.

    2. Il regolamento interno del Consiglio – Assemblea legislativa prevede le modalità per il loro esame.

    Art. 42 (Referendum abrogativo)

    1. La Regione riconosce nel referendum uno strumento di collegamento tra la comunità regionale e i suoi organi elettivi e ne favorisce l'esercizio, nei limiti previsti dallo Statuto e dalle leggi regionali.

    2. Il Presidente della giunta regionale indice il referendum popolare per deliberare l'abrogazione totale o parziale di una legge regionale, di un regolamento o di un atto amministrativo di interesse generale, quando lo richiedono ventimila elettori oppure due consigli provinciali oppure venti consigli comunali oppure tanti consigli comunali che rappresentano almeno un quinto della popolazione regionale.

    3. L'approvazione della proposta produce l'abrogazione delle norme oggetto di referendum a decorrere dal sessantesimo giorno dalla pubblicazione della proclamazione dell'esito referendario.

    4. Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere il Consiglio – Assemblea legislativa regionale.

    5. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

    6. La proposta respinta non può essere ripresentata prima che siano trascorsi cinque anni.

    7. Il referendum non può essere effettuato nei dodici mesi precedenti il termine di scadenza del Consiglio – Assemblea legislativa regionale e nei sei mesi successivi alla sua elezione.

    8. I referendum si svolgono in un'unica tornata per ciascun anno. 9. La legge regionale stabilisce le modalità di attuazione del referendum.

    Art. 43 (Limiti al referendum abrogativo)

    1. Non sono soggetti a referendum abrogativo le norme dello Statuto, le disposizioni di rilievo statutario, i regolamenti interni del Consiglio – Assemblea legislativa, le leggi riguardanti il bilancio e i tributi, le disposizioni o gli atti che costituiscono adempimento di obblighi costituzionali, internazionali o comunitari della Regione.

    2. Il referendum abrogativo di atti amministrativi ha per oggetto esclusivamente atti di programmazione generale della Regione.

    Art. 44 (Referendum consultivo)

    1. Le proposte di legge concernenti l'istituzione di nuovi Comuni, i mutamenti delle circoscrizioni o delle denominazioni comunali sono sottoposte a referendum consultivo delle popolazioni interessate.

    2. Il Consiglio – Assemblea legislativa regionale può indire, a maggioranza dei due terzi dei componenti, referendum consultivi su questioni di carattere generale di competenza regionale.

    3. La legge regionale stabilisce le modalità di svolgimento del referendum.

    TITOLO VII Amministrazione regionale

    Art. 45 (Attività amministrativa)

    1. L'attività amministrativa regionale persegue gli scopi determinati dalle leggi ed è svolta secondo i principi di legalità, buon andamento, imparzialità e trasparenza.

    2. In particolare la Regione assicura:

    a) il puntuale e sollecito svolgimento dell'attività amministrativa, mediante la semplificazione dei procedimenti, l'individuazione delle strutture e dei funzionari che ne sono responsabili, nonché la definizione dei termini di conclusione degli stessi;

    b) l'integrazione funzionale dei procedimenti riguardanti la stessa attività anche mediante accordi e intese con le amministrazioni interessate;

    c) la partecipazione degli interessati alla formazione dei provvedimenti e la motivazione degli stessi, nonché l'impiego di accordi, convenzioni ed altri strumenti contrattuali al fine del miglior perseguimento degli scopi determinati dalle leggi;

    d) il diritto di accesso ai documenti amministrativi nel rispetto degli interessi costituzionalmente tutelati;

    e) la vigilanza, anche mediante controlli interni di gestione, sul buon andamento e l'imparzialità dell'azione amministrativa.

    Art. 46 (Organizzazione amministrativa)

    1. L'esercizio delle funzioni regionali è organizzato nel rispetto della distinzione fra le competenze di indirizzo e controllo politico-amministrativo spettanti agli organi di governo e le competenze di gestione spettanti ai dirigenti.

    2. Agli organi di governo competono in particolare la definizione degli obiettivi e la verifica della rispondenza dei risultati della gestione agli indirizzi impartiti.

    3. Ai dirigenti competono la gestione amministrativa, tecnica, organizzativa e finanziaria e la realizzazione degli obiettivi definiti dagli organi di governo.

    4. L'organizzazione amministrativa della Regione è disciplinata secondo la legge regionale, in conformità al presente Statuto.

    Art. 47 (Enti, aziende, agenzie regionali e partecipazioni societarie)

    1. La Regione istituisce con legge enti, aziende ed agenzie per l'esercizio di funzioni che per la loro natura e dimensione non possono essere svolte direttamente e non possono essere conferite agli enti locali.

    2. Gli enti, le aziende e le agenzie dipendenti dalla Regione operano nell'osservanza degli indirizzi stabiliti dalla Giunta regionale, che vigila sul loro operato, in modo da assicurare il rispetto dei principi di efficienza, efficacia e buon andamento.

    3. La nomina degli amministratori degli enti, aziende ed agenzie è effettuata dal Consiglio – Assemblea legislativa regionale, salvo che la legge regionale affidi la competenza alla Giunta regionale o al suo Presidente.

    4. La Giunta regionale riferisce periodicamente al Consiglio – Assemblea legislativa sulla rispondenza dell'operato degli enti, aziende ed agenzie agli indirizzi stabiliti.

    5. La Regione può partecipare a società di diritto privato che operano in ambiti di rilevante interesse regionale, nei limiti e con le modalità stabiliti dalla legge regionale.

    Art. 48 (Personale regionale. Incarichi)

    1. Il rapporto di lavoro del personale regionale è disciplinato in conformità ai principi costituzionali, secondo quanto stabilito dalle leggi e dalla contrattazione collettiva in relazione alle rispettive competenze.

    2. Il personale della Regione è inquadrato in due distinti ruoli nei quali sono inseriti rispettivamente i dipendenti della struttura organizzativa del Consiglio – Assemblea legislativa regionale e quelli delle strutture amministrative della Giunta regionale. La legge regionale prevede i criteri e le forme per la mobilità tra i due ruoli.

    3. Per la direzione delle strutture di maggior complessità e per lo svolgimento di attività richiedenti particolari competenze ed esperienze professionali possono essere conferiti

    incarichi a tempo determinato anche a soggetti esterni all'amministrazione, nei limiti e con le modalità stabiliti dalla legge regionale.

    TITOLO VIII Programmazione, finanze e bilancio

    Art. 49 (Programmazione)

    1. La legge regionale disciplina gli atti della programmazione regionale generale e di settore, le relative procedure di formazione, nonché le modalità di integrazione con gli atti della programmazione comunitaria, nazionale e locale.

    2. Gli enti locali e le organizzazioni sociali concorrono alla definizione degli obiettivi della programmazione regionale e provvedono alla loro specificazione ed attuazione, secondo quanto stabilito dalla legge regionale.

    Art. 50 (Entrate e beni)

    1. Nell'ambito della propria autonomia finanziaria diretta ad assicurare il finanziamento integrale delle proprie funzioni, la Regione dispone di proprie entrate ed in particolare:

    a) stabilisce con legge e applica tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario;

    b) accede all'assegnazione di risorse da parte dello Stato e dell'Unione europea;

    c) dispone di risorse autonome derivanti da canoni e proventi del patrimonio e di altri beni e servizi regionali.

    2. La Regione svolge le funzioni conferite dallo Stato previo trasferimento dei beni e delle risorse finanziarie necessarie.

    3. La Regione disciplina con legge il proprio demanio e patrimonio nell'ambito dei principi generali determinati dalla legge statale.

    Art. 51 (Bilancio e rendiconto generale)

    1. La Regione disciplina con legge il proprio ordinamento contabile e concorre al raggiungimento degli obiettivi di convergenza e di stabilità derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea.

    2. La Giunta regionale presenta al Consiglio – Assemblea legislativa, entro il 31 ottobre di ogni anno, la proposta di legge finanziaria e la proposta di legge di approvazione del bilancio annuale e di quello pluriennale, redatte sulla base del documento di programmazione economico-finanziaria approvato dal Consiglio – Assemblea legislativa entro il 30 settembre. Il Consiglio – Assemblea legislativa regionale approva tali leggi entro il successivo 31 dicembre, previo parere del Consiglio delle autonomie locali.

    3. Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese.

    4. L'esercizio provvisorio di bilancio è autorizzato con legge per un periodo non superiore complessivamente a quattro mesi.

    5. Il rendiconto generale e l'assestamento di bilancio presentati dalla Giunta regionale sono approvati annualmente dal Consiglio – Assemblea legislativa nei modi e nei termini previsti dalla legge sull'ordinamento contabile.

    TITOLO IX Istituti regionali di garanzia

    Art. 52 (Difensore regionale)

    1. La Regione, al fine di assicurare la tutela dei diritti e degli interessi delle cittadine e dei cittadini, dei residenti e delle formazioni sociali, nei riguardi dei loro rapporti con l'amministrazione regionale, istituisce l'ufficio del Difensore regionale con sede presso il Consiglio – Assemblea legislativa regionale.

    2. La legge regionale stabilisce la forma di elezione, le funzioni e le modalità di organizzazione e funzionamento, garantendone l'indipendenza.

    Art. 53 (Garante per l'infanzia e l'adolescenza)

    1. La Regione istituisce l'ufficio del Garante per l'infanzia e l'adolescenza, con sede presso il Consiglio – Assemblea legislativa regionale, al fine di garantire la piena attuazione dei diritti e degli interessi sia individuali che collettivi dei minori. 2. La legge regionale stabilisce la forma di elezione, le funzioni e le modalità di organizzazione e funzionamento, garantendone l'indipendenza.

    Art. 54 (Commissione per le pari opportunità)

    1. La Regione istituisce la Commissione per le pari opportunità, con sede presso il Consiglio – Assemblea legislativa regionale, per garantire le condizioni di effettiva parità a donne e uomini ai sensi dell'articolo 3, comma 2.

    2. La legge regionale stabilisce la composizione, le funzioni e le modalità di organizzazione e funzionamento, garantendone l'indipendenza.

    Art. 55 (Altri organismi regionali indipendenti)

    1. La Regione, per garantire l'efficienza, l'efficacia e la qualità dei servizi resi nell'interesse generale, può istituire con legge organismi indipendenti, con sede presso il Consiglio – Assemblea legislativa regionale, stabilendo la loro composizione e le rispettive funzioni.

    2. La Regione assicura il funzionamento e l'indipendenza del Comitato regionale per le comunicazioni.

    TITOLO X

    Disposizioni finali e transitorie

    Art. 56 (Disposizioni finali e transitorie)

    1. Gli organi della Regione, costituiti alla data di entrata in vigore del presente Statuto, rimangono in carica fino al compimento della legislatura regionale.

    2. La Regione adegua la legislazione vigente alle norme del presente Statuto entro un anno dalla sua entrata in vigore.

    Art. 57 (Referendum, pubblicazione ed entrata in vigore)

    1. La legge regionale disciplina, nel rispetto delle norme costituzionali, lo svolgimento del referendum popolare sullo Statuto regionale e sulle leggi di modifica statutaria e stabilisce altresì le modalità della loro promulgazione e pubblicazione.

    2. Il presente Statuto, a seguito della seconda deliberazione del Consiglio – Assemblea legislativa, è pubblicato nel Bollettino ufficiale della Regione ai sensi e per gli effetti di cui al secondo e terzo comma dell'articolo 123 della Costituzione.

    3. A seguito della sua promulgazione da parte del Presidente della Giunta regionale, è nuovamente pubblicato nel Bollettino ufficiale della Regione ed entra in vigore il quindicesimo giorno successivo alla sua pubblicazione.

    La presente legge è pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della regione Marche.

  • lo statuto nazionale dell'ANPI

         

     

    A.N.P.I.
    ASSOCIAZIONE NAZIONALE
    PARTIGIANI D’ITALIA
    Ente Morale D.L. 5 aprile 1945, n. 224
    STATUTO
    Testo approvato con D.L. 5 aprile 1945, n. 224
    pubblicato sulla G.U. n. 61 del 22 maggio 1945
    Modificato con D.P.R. n. 199 del 26 febbraio 1970
    pubblicato sulla G.U. n. 111 del 5 maggio 1970
    Modificato con D.P.R. n. 773 del 15 settembre 1980
    pubblicato sulla G.U. n. 319 del 20 novembre 1980
    Modificato dall’Ufficio Territoriale del Governo
    della Prefettura di Roma e iscritto nel Registro
    delle Persone giuridiche in data 15 maggio 2006
    ai sensi dell’art. 2 del D.P.R. 10 febbraio 2000 n. 361/2006
     
    TITOLO I
    COSTITUZIONE E FINALITÀ
     
    ·         Articolo 1
    È costituita l’Associazione nazionale fra i partigiani italiani con la denominazione «ASSOCIAZIONE NAZIONALE
    PARTIGIANI D’ITALIA» (A.N.P.I.).
     
    ·         Articolo 2
    L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia ha lo scopo di:
    a) riunire in associazione tutti coloro che hanno partecipato con azione personale diretta, alla guerra partigiana contro il nazifascismo, per la liberazione d’Italia, e tutti coloro che, lottando contro i nazifascisti, hanno contribuito a ridare al nostro paese la libertà e a favorire un regime di democrazia, al fine di impedire il ritorno di
    qualsiasi forma di tirannia e di assolutismo;
    b) valorizzare in campo nazionale ed internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani e degli antifascisti, glorificare i Caduti e perpetuarne la memoria;
    c) far valere e difendere il diritto acquisito dei partigiani di partecipare allo sviluppo morale e materiale del Paese;
    d) tutelare l’onore e il nome partigiano contro ogni forma di vilipendio o di speculazione;
    e) mantenere vincoli di fratellanza tra partigiani italiani e partigiani di altri paesi;
    f) adottare forme di assistenza atte a recare aiuti materiali e morali ai soci, alle famiglie dei Caduti e di coloro che hanno sofferto nella lotta contro il fascismo;
    g) promuovere studi intesi a mettere in rilievo l’importanza della guerra partigiana ai fini del riscatto del Paese dalla servitù tedesca e delle riconquiste della libertà;
    h) promuovere eventuali iniziative di lavoro, educazione e qualificazione professionale, che si propongano fini di progresso democratico della società;
    i) battersi affinché i princìpi informatori della Guerra di Liberazione divengano elementi essenziali nella formazione delle giovani generazioni;
    l) concorrere alla piena attuazione, nelle leggi e nel costume, della Costituzione Italiana, frutto della Guerra di Liberazione, in assoluta fedeltà allo spirito che ne ha dettato gli articoli;
    m)dare aiuto e appoggio a tutti coloro che si battono, singolarmente o in associazioni, per quei valori di libertà e di democrazia che sono stati fondamento della guerra partigiana e in essa hanno trovato la loro più alta espressione.
     
    TITOLO II
    SEDE, COMITATI PROVINCIALI, SEZIONI
     
    Articolo 3
    L’Associazione ha sede nazionale in Roma.
    Nei capoluoghi di provincia, quando vi siano almeno cento iscritti nella provincia, si costituiranno Comitati provinciali.
    In ogni Comune, d’intesa col Comitato provinciale, può essere costituita anche più di una Sezione purché ciascuna sezione non abbia meno di venti iscritti.
     
     
    TITOLO III
    ORGANI DELL’ASSOCIAZIONE
     
    Articolo 4
    Il Congresso nazionale
    Il Congresso nazionale è composto dai delegati dei Congressi provinciali.
    Il Congresso nazionale è convocato dal Comitato nazionale almeno una volta ogni 5 anni con un preavviso non inferiore a mesi tre. È inoltre convocato dal Comitato nazionale quando se ne ravvisi la necessità o quando ne è fatta richiesta scritta e motivata da non meno di un quinto dei Comitati provinciali esistenti che rappresentino almeno un terzo di tutti gli iscritti all’Associazione.
    Il Congresso nazionale è legalmente costituito in prima convocazione quando i delegati rappresentino almeno il 50% dei soci. In seconda convocazione, da tenersi almeno 6 ore dopo la prima convocazione, il Congresso è valido qualunque sia il numero dei soci rappresentati.
    Le deliberazioni sono prese a maggioranza di voti rappresentati. Il Congresso nazionale elegge di volta in volta il suo Presidente o la Presidenza. Il Congresso nazionale delibera sulle direttive e sulle questioni di carattere generale, elegge i componenti del Comitato nazionale e degli altri organi nazionali dell’Associazione.
    Il Congresso nazionale esamina la relazione morale e finanziaria predisposta dal Comitato nazionale.
     
    Articolo 5
    Il Comitato nazionale
    Il Comitato nazionale è eletto dal Congresso nazionale ed è composto di 27 membri. Esso elegge tra i suoi membri un Presidente nazionale, i vicepresidenti nazionali, la Segreteria nazionale e un responsabile amministrativo.
    I membri del Comitato nazionale durano in carica da un Congresso all’altro. Il Comitato nazionale si riunisce almeno una volta ogni tre mesi e, in via straordinaria, quando il Presidente nazionale, oppure sette membri o i revisori dei conti ne ravvisino la opportunità. La convocazione deve essere fatta con un preavviso di almeno tre giorni. Il Comitato nazionale attua la linea associativa deliberata dal Congresso e provvede:
    a) a realizzare gli scopi sociali impartendo le direttive ai Comitati provinciali;
    b) a controllare le attività dei Comitati provinciali;
    c) a redigere ed approvare annualmente il bilancio preventivo ed il conto consuntivo dell’Associazione;
    d) a ratificare annualmente i bilanci preventivi e consuntivi dei Comitati provinciali ed eventualmente a predisporre visite ai Comitati provinciali allo scopo di verificare che l’amministrazione sia tenuta nella piena osservanza delle norme e per i fini statutari;
    e) a risolvere eventuali vertenze in seno alla Associazione;
    f) ad adottare tutti i provvedimenti necessari per il buon funzionamento dell’Associazione.
    Il Comitato Nazionale può procedere alla cooptazione di nuovi membri, scelti tra i soci dell’ANPI, in caso di decesso o impedimento assoluto di alcuno dei propri componenti ovvero quando ciò si renda necessario per la funzionalità dell’Associazione. La relativa deliberazione è adottata con la maggioranza dei componenti del Comitato Nazionale.
     
    Articolo 6
    Il Presidente nazionale
    Il Presidente nazionale ha la rappresentanza legale dell’Associazione, a tutti gli effetti, e provvede alla esecuzione delle deliberazioni del Comitato nazionale. In casodi assenza o di impedimento, è sostituito da uno dei vice presidenti, all’uopo designato dal Comitato.
     
    Articolo 7
    Il Congresso nazionale elegge tra i soci:
    a) una Presidenza Onoraria
    b) un Consiglio nazionale fissando per entrambi il numero dei componenti i quali saranno consultati dal Comitato nazionale in merito alle più importanti questioni d’interesse generale e associativo.
    La convocazione della Presidenza Onoraria e del Consiglio nazionale sarà fatta dal Presidente della Associazione con un preavviso non inferiore a cinque giorni e almeno una volta l’anno.
     
    Articolo 8
    Collegio dei Revisori dei Conti
    Il Collegio dei Revisori dei Conti dell’Associazione nazionale è eletto dal Congresso ed è composto di tre revisori effettivi e di due supplenti, scelti tra i soci.
    Esso nomina nel suo seno un Presidente e si riunisce per esercitare il controllo sulla gestione contabile ed amministrativa dell’Associazione e redige apposite relazioni sul bilancio di previsione e sul conto consuntivo. Il Collegio dei Revisori dei Conti dura in carica da un Congresso all’altro.
     
    Articolo 9
    Comitati regionali
    In ogni Regione può essere costituito – d’intesa con il Comitato nazionale – un Comitato regionale composto da uno o più rappresentanti designati in egual numero da ciascun Comitato provinciale con il compito di stimolare e coordinare l’azione dei Comitati provinciali e di rappresentare l’Associazione nei rapporti con le istituzioni regionali. Il Comitato regionale, salvo diversa determinazione da approvarsi dal Comitato nazionale, ha sede nella città capoluogo della Regione ed usufruisce della sede e dei servizi del Comitato provinciale in cui ha sede. Il Comitato regionale può eleggere tra i suoi componenti un Presidente e uno o più vice presidenti.
     
    Articolo 10
    Il Congresso provinciale
    In ciascuna provincia il Congresso provinciale è formato dai delegati delle Sezioni.
    Il Congresso provinciale è convocato in via ordinaria in preparazione del Congresso nazionale nella località stabilita dal Comitato provinciale in via straordinaria su richiesta del Comitato nazionale o su richiesta scritta e motivata delle sezioni in un numero non inferiore a un quinto delle Sezioni stesse e che rappresentino almeno un terzo dei soci della circoscrizione del Comitato provinciale.
    La convocazione deve essere fatta con un preavviso non inferiore a trenta giorni.
    Per la validità delle deliberazioni del Congresso provinciale valgono le norme stabilite per le deliberazioni del Congresso nazionale.
    Il Presidente del Congresso provinciale è eletto di volta in volta.
     
    Articolo 11
    Il Congresso provinciale nomina i componenti del Comitato provinciale ed il Collegio dei Revisori dei Conti, e delibera sulle questioni di carattere generale nell’ambito della provincia.
     
    Articolo 12
    ll Comitato provinciale è composto da un numero di membri da stabilirsi di volta in volta dal Congresso provinciale in rapporto alle esigenze locali ed al numero degli iscritti.
    Il Comitato provinciale sceglie tra i suoi membri un Presidente provinciale, i vice presidenti, la segreteria provinciale ed un responsabile amministrativo. Il Comitato provinciale dura in carica da un Congresso all’altro.
    Il Comitato provinciale si riunisce in via ordinaria almeno ogni tre mesi o quando il Presidente oppure un terzo dei membri del Comitato o i Revisori dei Conti ne ravvisino l’opportunità. La convocazione deve essere fatta con un preavviso non inferiore a tre giorni. Competono ai Comitati provinciali tutte le attribuzioni del Comitato nazionale rispetto ai Comitati di Sezione della provincia,l’esecuzione delle direttive del Comitato nazionale e delle deliberazioni del Congresso provinciale.
    Il Comitato provinciale esamina ed approva ogni anno il proprio bilancio preventivo ed il conto consuntivo e può predisporre visite ai Comitati sezionali allo scopo di verificare che la regolare amministrazione sia tenuta nella piena osservanza delle norme e per fini statutari.
    Si applica al Comitato provinciale la disposizione di cui al terzo comma dell’art. 5.
     
    Articolo 13
    Il Presidente provinciale cura l’esecuzione delle deliberazioni del Comitato provinciale ed è sostituito in caso di assenza o di impedimento da uno dei vice presidenti designato dal Comitato provinciale.
     
    Articolo 14
    Il Collegio dei Revisori dei Conti del Comitato provinciale è eletto dal Congresso provinciale ed è composto
    di tre revisori effettivi e di due supplenti scelti fra i soci.
    Esso nomina nel suo seno un Presidente e si riunisce per esercitare il controllo della gestione contabile ed amministrativa del Comitato provinciale e redige apposite relazioni sul bilancio di previsione e sul conto consuntivo.
    Il Collegio dei Revisori dei Conti dura in carica da un Congresso provinciale all’altro.
     
    Articolo 15
    Il Congresso provinciale può eleggere in analogia ai corrispondenti organi nazionali:
    a) una Presidenza Onoraria
    b) un Consiglio provinciale fissando per entrambi il numero dei componenti.
     
    Articolo 16
    L’Assemblea di sezione
    L’Assemblea di sezione è composta dai soci aventi diritto al voto nella Sezione. L’Assemblea è convocata almeno una volta all’anno in via ordinaria dal Comitato di Sezione e in via straordinaria su richiesta del Comitato nazionale o del Comitato provinciale o su domanda motivata di almeno un terzo dei soci. Se necessario l’Assemblea di sezione può provvedere al rinnovo delle cariche sociali.
    La convocazione deve essere effettuata con un preavviso non inferiore a giorni cinque.
    Per la validità delle deliberazioni dell’Assemblea di sezione valgono le norme stabilite per le deliberazioni del Congresso nazionale. Il Presidente o la Presidenza dell’Assemblea di sezione è eletta di volta in volta.
     
    Articolo 17
    L’Assemblea di sezione nomina i componenti del Comitato di sezione ed il Collegio dei Revisori dei Conti esamina ed approva il bilancio preventivo ed il conto consuntivo predisposti annualmente dal Comitato e delibera sulle questioni di carattere generale nell’ambito del territorio di sua competenza in aderenza alle determinazioni del Congresso nazionale e del Congresso provinciale.
     
    Articolo 18
    Il Comitato di sezione è eletto dall’Assemblea ed è composto di un numero di membri da stabilirsi di volta in volta dall’Assemblea stessa ed in rapporto alle esigenze locali ed al numero degli iscritti.
    Il Comitato di sezione sceglie tra i suoi membri un Presidente, uno o più vice presidenti, la segreteria o un segretario e il responsabile amministrativo.
    Il Comitato di sezione redige annualmente il bilancio preventivo ed il conto consuntivo da sottoporre alla Assemblea, provvede all’esecuzione delle direttive del Comitato nazionale e del Comitato provinciale. Il Comitato di sezione istruisce le domande di iscrizione a socio, secondo le norme stabilite dal presente statuto e le direttive impartite dal Comitato nazionale.
     
    Articolo 19
    Il Presidente del Comitato di sezione cura l’esecuzione delle deliberazioni del Comitato ed è sostituito in caso di assenza o di impedimento da uno dei vice presidenti designati dal Comitato di sezione.
     
    Articolo 20
    I Revisori dei Conti della Sezione in numero di tre membri effettivi ed uno supplente sono eletti dalla Assemblea e sono scelti tra i soci.
    Essi si riuniscono per esercitare il controllo sulla gestione contabile e amministrativa della Sezione.
     
    Articolo 21
    I Comitati provinciali o comunali possono, sotto la loro responsabilità, costituire a latere dei circoli intitolati a Caduti o a episodi della Resistenza cui possono iscriversi persone di provata fede antifascista che si propongano in accordo con gli organi direttivi di portare avanti, con azione non contrastante la linea unitaria e democratica dell’Associazione, gli ideali della Lotta di Liberazione.
     
    TITOLO IV
    I SOCI
     
    Articolo 22
    Sono soci d’onore, con tutti i diritti compreso il diritto al voto, i familiari dei Caduti nella Guerra di Liberazione e di coloro che come prigionieri politici o vittime di rappresaglie o come ostaggi o come perseguitati politici furono assassinati dai nazifascisti o comunque siano deceduti successivamente in seguito a ferite o malattie riportate durante la Lotta di Liberazione, purché ne siano personalmente degni.
    I familiari di cui al comma precedente sono: il coniuge superstite e i discendenti diretti e, in difetto di questi, gli ascendenti diretti.
     
    Articolo 23
    Possono essere ammessi come soci con diritto al voto, qualora ne facciano domanda scritta:
    a) coloro che hanno avuto il riconoscimento della qualifica di partigiano o patriota o di benemerito dalle competenti commissioni;
    b) coloro che nelle formazioni delle Forze Armate hanno combattuto contro i tedeschi dopo l’armistizio;
    c) coloro che, durante la Guerra di Liberazione siano stati incarcerati o deportati per attività politiche o per motivi razziali o perché militari internati e che non abbiano aderito alla Repubblica Sociale Italiana o a formazioni armate tedesche.
    Possono altresì essere ammessi come soci con diritto al voto, qualora ne facciano domanda scritta, coloro che, condividendo il patrimonio ideale, i valori e le finalità dell’A.N.P.I., intendono contribuire, in qualità di antifascisti, ai sensi dell’art. 2, lettera b), del presente Statuto, con il proprio impegno concreto alla realizzazione e alla continuità nel tempo degli scopi associativi, con il fine di conservare, tutelare e diffondere la conoscenza delle vicende e dei valori che la Resistenza, con la lotta e con l’impegno civile e democratico, ha consegnato alle nuove generazioni, come elemento fondante della Repubblica, della Costituzione e della Unione Europea e come patrimonio essenziale della memoria del Paese.
     
    Articolo 24
    L’ammissione dei soci, compresi i soci d’onore, di cui all’art. 22 e quelli di cui al secondo comma dell’art. 23, è deliberata dal Comitato provinciale. La domanda di iscrizione deve essere corredata dalla necessaria documentazione.
    Quando speciali circostanze lo richiedono, il Comitato nazionale ha diritto di intervenire in merito all’ammissione dei soci, anche dopo che sia già intervenuta la deliberazione del Comitato provinciale.
     
    Articolo 25
    Il socio si impegna a corrispondere l’importo della tessera.
    Ove occorra, per la presenza di minoranze etniche, la tessera sarà stampata bilingue.
     
    Articolo 26
    Il socio ha diritto di godere di tutti i servizi assistenziali che l’Associazione organizzi sia direttamente sia a mezzo degli enti creati a tale scopo.
     
    Articolo 27
    Il socio che commette azioni disonorevoli, atti di indisciplina o viene meno agli impegni assunti ai sensi del secondo comma dell’art. 23, è passibile a seconda della gravità delle mancanze, di:
    a) richiamo
    b) sospensione
    c) espulsione.
     
    Articolo 28
    La qualifica di socio si perde oltre che per espulsione, che ha effetto dalla data di notificazione del relativo provvedimento, anche per dimissioni, con decorrenza dal giorno successivo alla loro accettazione.
     
    Articolo 29
    L’organo competente a pronunciarsi in merito ai provvedimenti di cui ai precedenti articoli 27 e 28 è il Comitato nazionale, su proposta del Comitato provinciale.
     
    TITOLO V
    DISPOSIZIONI VARIE
     
    Articolo 30
    L’Associazione provvede ai suoi scopi con le quote sociali, le entrate patrimoniali e gli eventuali contributi dello Stato, di enti pubblici e di privati. Il Comitatonazionale, i Comitati provinciali ed i Comitati di sezione, dal punto di vista patrimoniale, sono nel senso gestionale entità distinte tra di loro. Ciascun Comitato è quindi responsabile della gestione del proprio patrimonio, che deve essere amministrato in modo regolare e per fini statutari.
     
    Articolo 31
    L’importo della tessera sociale è fissato di anno in anno dal Comitato nazionale, che ne determina la ripartizione
    tra i vari organi periferici e centrali.
     
    Articolo 32
    La durata dell’esercizio finanziario corrisponde a quella dell’anno solare. Entro il 31 ottobre ed il 31 marzo i Comitati di sezione, i Comitati provinciali e il Comitato nazionale compileranno ed approveranno i rispettivi bilanci preventivi e consuntivi sia finanziari che economico-patrimoniali.
     
    Articolo 33
    La bandiera dell’Associazione è il tricolore d’Italia con la scritta, nella parte bianca, «ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA - COMITATO NAZIONALE O PROVINCIALE O DI SEZIONE».
    I soci potranno fregiarsi di un distintivo secondo il modello autorizzato dal Comitato nazionale.
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    La Costituzione della Repubblica Italiana

    APPROVATA IL 27 DICEMBRE 1947

    IN VIGORE DAL 1° GENNAIO 1948

    PRINCIPI FONDAMENTALI

    Art. 1.

    L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

    La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

    Art. 2.

    La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

    Art. 3.

    Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

    È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

    Art. 4.

    La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

    Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

    Art. 5.

    La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.

    Art. 6.

    La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

    Art. 7.

    Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

    I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

    Art. 8.

    Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

    Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

    I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

    Art. 9.

    La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

    Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

    Art. 10.

    L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

    La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

    Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

    Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.

    Art. 11.

    L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

    Art. 12

    La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

    PARTE I

    DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

    TITOLO I

    RAPPORTI CIVILI

    Art. 13.

    La libertà personale è inviolabile

    Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

    In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

    È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

    La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

    Art. 14.

    Il domicilio è inviolabile.

    Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.

    Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.

    Art. 15.

    La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.

    La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

    Art. 16.

    Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

    Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.

    Art. 17.

    I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi.

    Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.

    Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

    Art. 18.

    I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

    Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

    Art. 19.

    Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

    Art. 20.

    Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

    Art. 21.

    Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

    La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

    Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.

    In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.

    La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

    Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

    Art. 22.

    Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.

    Art. 23.

    Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.

    Art. 24.

    Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

    La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.

    Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.

    La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

    Art. 25.

    Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.

    Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.

    Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.

    Art. 26.

    L'estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali.

    Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici.

    Art. 27.

    La responsabilità penale è personale.

    L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

    Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

    Non è ammessa la pena di morte.

    Art. 28.

    I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.

    TITOLO II

    RAPPORTI ETICO-SOCIALI

    Art. 29.

    La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

    Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.

    Art. 30.

    È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.

    Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.

    La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.

    La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

    Art. 31.

    La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.

    Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

    Art. 32.

    La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

    Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

    Art. 33.

    L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.

    La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

    Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

    La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

    È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale.

    Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

    Art. 34.

    La scuola è aperta a tutti.

    L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

    I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

    La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

    TITOLO III

    RAPPORTI ECONOMICI

    Art. 35.

    La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.

    Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori.

    Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.

    Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero.

    Art. 36.

    Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.

    La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

    Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

    Art. 37.

    La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

    La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.

    La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

    Art. 38.

    Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.

    I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

    Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale.

    Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

    L'assistenza privata è libera.

    Art. 39.

    L'organizzazione sindacale è libera.

    Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge.

    È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.

    I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

    Art. 40.

    Il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano.

    Art. 41.

    L'iniziativa economica privata è libera.

    Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

    La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

    Art. 42.

    La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.

    La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

    La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale.

    La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

    Art. 43.

    A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

    Art. 44.

    Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà.

    La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.

    Art. 45.

    La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.

    La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell'artigianato.

    Art. 46.

    Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

    Art. 47.

    La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito.

    Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

    TITOLO IV

    RAPPORTI POLITICI

    Art. 48.

    Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.

    Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

    La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l'effettività. A tal fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.

    Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

    Art. 49.

    Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

    Art. 50.

    Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.

    Art. 51.

    Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.

    La legge può, per l'ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.

    Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

    Art. 52.

    La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.

    Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l'esercizio dei diritti politici.

    L'ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.

    Art. 53.

    Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

    Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

    Art. 54.

    Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.

    I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

    PARTE II

    ORDINAMENTO DELLA REPUBBLICA

    TITOLO I

    IL PARLAMENTO

    Sezione I

    Le Camere.

    Art. 55.

    Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

    Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione.

    Art. 56.

    La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.

    Il numero dei deputati è di seicentotrenta, dodici dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

    Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età.

    La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

    Art. 57.

    Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.

    Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.

    Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta uno.

    La ripartizione dei seggi tra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

    Art. 58.

    I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età.

    Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno.

    Art. 59.             È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica.             Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.

    Art. 60.

    La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni.

    La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.

    Art. 61.

    Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni.

    Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.

    Art. 62.

    Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre.

    Ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti.

    Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto anche l'altra.

    Art. 63.

    Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l'Ufficio di presidenza.

    Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l'Ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati.

    Art. 64.

    Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti.

    Le sedute sono pubbliche; tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere riunite possono deliberare di adunarsi in seduta segreta.

    Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale.

    I membri del Governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle sedute. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.

    Art. 65.

    La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di deputato o di senatore.

    Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere.

    Art. 66.

    Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.

    Art. 67.

    Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

    Art. 68.

    I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.

    Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza.

    Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

    Art. 69.

    I membri del Parlamento ricevono un'indennità stabilita dalla legge.

    Sezione II

    La formazione delle leggi.

    Art. 70.

    La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.

    Art. 71.

    L'iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.

    Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.

    Art. 72.

    Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l'approva articolo per articolo e con votazione finale.

    Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l'urgenza.

    Può altresì stabilire in quali casi e forme l'esame e l'approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.

    La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

    Art. 73.

    Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall'approvazione.

    Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l'urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.

    Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.

    Art. 74.

    Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.

    Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.

    Art. 75.

    È indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.

    Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

    Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.

    La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

    La legge determina le modalità di attuazione del referendum.

    Art. 76.

    L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principî e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.

    Art. 77.

    Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.

    Quando, in casi straordinari di necessità e d'urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.

    I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

    Art. 78.

    Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari.

    Art. 79.

    L'amnistia e l'indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale.

    La legge che concede l'amnistia o l'indulto stabilisce il termine per la loro applicazione.

    In ogni caso l'amnistia e l'indulto non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge.

    Art. 80.

    Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi.

    Art. 81.

    Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo.

    L'esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.

    Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese.

    Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.

    Art. 82.

    Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse.

    A tale scopo nomina fra i propri componenti una commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La commissione di inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria.

    TITOLO II

    IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

    Art. 83.

    Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri.

    All'elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d'Aosta ha un solo delegato.

    L'elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell'assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

    Art. 84.

    Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d'età e goda dei diritti civili e politici.

    L'ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica.

    L'assegno e la dotazione del Presidente sono determinati per legge.

    Art. 85.

    Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni.

    Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.

    Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.

    Art. 86.

    Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato.

    In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati indice la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione.

    Art. 87.

    Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale.

    Può inviare messaggi alle Camere.

    Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.

    Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.

    Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.

    Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.

    Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.

    Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l'autorizzazione delle Camere.

    Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.

    Presiede il Consiglio superiore della magistratura.

    Può concedere grazia e commutare le pene.

    Conferisce le onorificenze della Repubblica.

    Art. 88.

    Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.

    Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.

    Art. 89.

    Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.

    Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

    Art. 90.

    Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

    In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

    Art. 91.

    Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.

    TITOLO III

    IL GOVERNO

    Sezione I

    Il Consiglio dei ministri

    Art. 92.

    Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.

    Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.

    Art. 93.

    Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.

    Art. 94.

    Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.

    Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.

    Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.

    Il voto contrario di una o d'entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.

    La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

    Art. 95.

    Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l 'unità di indirizzo politico ed amministrativo, promovendo e coordinando l'attività dei ministri.             I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.             La legge provvede all'ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l'organizzazione dei ministeri.

    Art. 96.             Il Presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale.

    Sezione II             La Pubblica Amministrazione.

    Art. 97.             I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione.             Nell'ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.             Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

    Art. 98.             I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione.             Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzianità.             Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d'iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all'estero.

    Sezione III             Gli organi ausiliari.

    Art. 99.             Il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa.             È organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge.             Ha l'iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.

    Art. 100.             Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell'amministrazione.             La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabiliti dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito.             La legge assicura l'indipendenza dei due Istituti e dei loro componenti di fronte al Governo.

    TITOLO IV             LA MAGISTRATURA             Sezione I             Ordinamento giurisdizionale.

    Art. 101.             La giustizia è amministrata in nome del popolo.             I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

    Art. 102.             La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull'ordinamento giudiziario.             Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.             La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all'amministrazione della giustizia.

    Art. 103.             Il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi.             La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge.             I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate.

    Art. 104.             La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.             Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.             Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.             Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.             Il Consiglio elegge un vice presidente fra i componenti designati dal Parlamento.             I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.             Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.

    Art. 105.             Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell'ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

    Art. 106.             Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso.             La legge sull'ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli.             Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati all'ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni d'esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.

    Art. 107.             I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall'ordinamento giudiziario o con il loro consenso.             Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l'azione disciplinare.             I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.             Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull'ordinamento giudiziario.

    Art. 108.             Le norme sull'ordinamento giudiziario e su ogni magistratura sono stabilite con legge.             La legge assicura l'indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano all'amministrazione della giustizia.

    Art. 109.             L'autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria.

    Art. 110.             Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia l'organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.

    Sezione II             Norme sulla giurisdizione.

    Art. 111.             La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.             Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.1             Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell'accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l'interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell'accusa e l'acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.             Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell'imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all'interrogatorio da parte dell'imputato o del suo difensore.             La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell'imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.             Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati.             Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.             Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.

    Art. 112.             Il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale.

    Art. 113.             Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa.             Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti.             La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa.

    TITOLO V             LE REGIONI, LE PROVINCIE, I COMUNI

    Art. 114.             La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.             I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione.             Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento.

    Art. 115.             Abrogato dall'articolo 9, comma 2, della legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3

    Art. 116.             Il Friuli-Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale.             La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e Bolzano.             Ulteriori forme e condizioni particolari da autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell'articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all'organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all'articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.

    Art. 117.             La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.             Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:             a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l'Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea;             b) immigrazione;             c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose;             d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi;             e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistematributario e contabile dello Stato; perequazione delle risorse finanziarie;             f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento europeo;             g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali;             h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale;             i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;             l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa;             m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;             n) norme generali sull'istruzione;             o) previdenza sociale;             p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane;             q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale;             r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell'amministrazione statale, regionale e locale; opere dell'ingegno;             s) tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali.             Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni; commercio con l'estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia; previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.             Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato.             Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all'attuazione e all'esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell'Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza.             La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell'organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite.             Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive.             La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni.             Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato.
    Art. 118.             Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.             I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.             La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell'articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali.             Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà

    Art. 119.             I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa.             I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.             La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.             Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.             Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.             I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all'indebitamento solo per finanziare spese di investimento. E' esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.
    Art. 120.             La Regione non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, nè adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, nè limitare l'esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale.             Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell'unità giuridica o dell'unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.

    Art. 121.             Sono organi della Regione: il Consiglio regionale, la Giunta e il suo Presidente.             Il Consiglio regionale esercita le potestà legislative attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle leggi. Può fare proposte di legge alle Camere.             La Giunta regionale è l'organo esecutivo delle Regioni.

    Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; dirige la politica della Giunta e ne è responsabile; promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione, conformandosi alle istruzioni del Governo della Repubblica.
    Art. 122.             Il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonchè dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei princìpi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi.             Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo.             Il Consiglio elegge tra i suoi componenti un Presidente e un ufficio di presidenza.             I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.             Il Presidente della Giunta regionale, salvo che lo statuto regionale disponga diversamente, è eletto a suffragio universale e diretto. Il Presidente eletto nomina e revoca i componenti della Giunta.
    Art. 123.             Ciascuna Regione ha uno statuto che, in armonia con la Costituzione, ne determina la forma di governo e i principi fondamentali di organizzazione e funzionamento. Lo statuto regola l'esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.             Lo statuto è approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi. Per tale legge non è richiesta l'apposizione del visto da parte del Commissario del Governo. Il Governo della Repubblica può promuovere la questione di legittimità costituzionale sugli statuti regionali dinanzi alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla loro pubblicazione.             Lo statuto è sottoposto a referendum popolare qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale. Lo statuto sottoposto a referendum non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi.             In ogni Regione, lo statuto disciplina il Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali.
    Art. 124.             Abrogato dall'articolo 9, comma 2, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.

    Art. 125.             Nella Regione sono istituiti organi di giustizia amministrativa di primo grado, secondo l'ordinamento stabilito da legge della Repubblica. Possono istituirsi sezioni con sede diversa dal capoluogo della Regione.

    Art. 126.             Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge. Lo scioglimento e la rimozione possono altresì essere disposti per ragioni di sicurezza nazionale. Il decreto è adottato sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica.             Il Consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti. La mozione non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla presentazione.             L'approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto, nonché la rimozione, l'impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio.

    Art. 127.             Il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della Regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione.             La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un'altra Regione leda la sua sfera di competenza, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell'atto avente valore di legge.
    Art. 128.             Abrogato dall'articolo 9, comma 2, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.
    Art. 129.             Abrogato dall'articolo 9, comma 2, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.
    Art. 130.

    Abrogato dall'articolo 9, comma 2, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.
    Art. 131.             Sono costituite le seguenti Regioni:

    Piemonte;Valle d'Aosta;Lombardia;Trentino-Alto Adige;Veneto;Friuli-Venezia Giulia;Liguria;Emilia-Romagna;Toscana;Umbria;Marche;Lazio;Abruzzi;Molise;Campania;Puglia;Basilicata;Calabria;Sicilia;Sardegna.

    Art. 132.             Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d'abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.             Si può, con l'approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un'altra.
    Art. 133.             Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Provincie nell'ambito d'una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziative dei Comuni, sentita la stessa Regione.             La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.

    TITOLO VI             GARANZIE COSTITUZIONALI             Sezione I             La Corte Costituzionale.

    Art. 134.             La Corte costituzionale giudica:             sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni;             sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni;             sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione.

    Art. 135.             La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.             I giudici della Corte costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni d'esercizio.             I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati.             Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall'esercizio delle funzioni.             La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall'ufficio di giudice.             L'ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con l'esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge.             Nei giudizi d'accusa contro il Presidente della Repubblica, intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l'eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.

    Art. 136.             Quando la Corte dichiara l'illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.             La decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali.

    Art. 137.             Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme, i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità costituzionale, e le garanzie d'indipendenza dei giudici della Corte.             Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione e il funzionamento della Corte.             Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione.

    Sezione II             Revisione della Costituzione. Leggi costituzionali.

    Art. 138.             Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.             Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.             Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

    Art. 139.             La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.

    DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

    I             Con l'entrata in vigore della Costituzione il Capo provvisorio dello Stato esercita le attribuzioni di Presidente della Repubblica e ne assume il titolo.

    II             Se alla data della elezione del Presidente della Repubblica non sono costituiti tutti i Consigli regionali, partecipano alla elezione soltanto i componenti delle due Camere.

    III             Per la prima composizione del Senato della Repubblica sono nominati senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i deputati dell'Assemblea Costituente che posseggono i requisiti di legge per essere senatori e che:             sono stati presidenti del Consiglio dei Ministri o di Assemblee legislative;             hanno fatto parte del disciolto Senato;             hanno avuto almeno tre elezioni, compresa quella all'Assemblea Costituente;             sono stati dichiarati decaduti nella seduta della Camera dei deputati del 9 novembre 1926;             hanno scontato la pena della reclusione non inferiore a cinque anni in seguito a condanna del tribunale speciale fascista per la difesa dello Stato.             Sono nominati altresì senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i membri del disciolto Senato che hanno fatto parte della Consulta Nazionale.             Al diritto di essere nominati senatori si può rinunciare prima della firma del decreto di nomina. L'accettazione della candidatura alle elezioni politiche implica rinuncia al diritto di nomina a senatore.

    IV             Per la prima elezione del Senato il Molise è considerato come Regione a sé stante, con il numero dei senatori che gli compete in base alla sua popolazione.

    V             La disposizione dell'art. 80 della Costituzione, per quanto concerne i trattati internazionali che importano oneri alle finanze o modificazioni di legge, ha effetto dalla data di convocazione delle Camere.

    VI             Entro cinque anni dall'entrata in vigore della Costituzione si procede alla revisione degli organi speciali di giurisdizione attualmente esistenti, salvo le giurisdizioni del Consiglio di Stato, della Corte dei conti e dei tribunali militari.             Entro un anno dalla stessa data si provvede con legge al riordinamento del Tribunale supremo militare in relazione all'articolo 111.

    VII             Fino a quando non sia emanata la nuova legge sull'ordinamento giudiziario in conformità con la Costituzione, continuano ad osservarsi le norme dell'ordinamento vigente.             Fino a quando non entri in funzione la Corte costituzionale, la decisione delle controversie indicate nell'articolo 134 ha luogo nelle forme e nei limiti delle norme preesistenti all'entrata in vigore della Costituzione.

    VIII             Le elezioni dei Consigli regionali e degli organi elettivi delle amministrazioni provinciali sono indette entro un anno dall'entrata in vigore della Costituzione.             Leggi della Repubblica regolano per ogni ramo della pubblica amministrazione il passaggio delle funzioni statali attribuite alle Regioni. Fino a quando non sia provveduto al riordinamento e alla distribuzione delle funzioni amministrative fra gli enti locali restano alle Provincie ed ai Comuni le funzioni che esercitano attualmente e le altre di cui le Regioni deleghino loro l'esercizio.             Leggi della Repubblica regolano il passaggio alle Regioni di funzionari e dipendenti dello Stato, anche delle amministrazioni centrali, che sia reso necessario dal nuovo ordinamento. Per la formazione dei loro uffici le Regioni devono, tranne che in casi di necessità, trarre il proprio personale da quello dello Stato e degli enti locali.

    IX             La Repubblica, entro tre anni dall'entrata in vigore della Costituzione, adegua le sue leggi alle esigenze delle autonomie locali e alla competenza legislativa attribuita alle Regioni.

    X             Alla Regione del Friuli-Venezia Giulia, di cui all'art. 116, si applicano provvisoriamente le norme generali del Titolo V della parte seconda, ferma restando la tutela delle minoranze linguistiche in conformità con l'art. 6.

    XI             Fino a cinque anni dall'entrata in vigore della Costituzione si possono, con leggi costituzionali, formare altre Regioni, a modificazione dell'elenco di cui all'art. 131, anche senza il concorso delle condizioni richieste dal primo comma dell'articolo 132, fermo rimanendo tuttavia l'obbligo di sentire le popolazioni interessate.

    XII             È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.             In deroga all'articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall'entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.

    XIII             I beni, esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato. I trasferimenti e le costituzioni di diritti reali sui beni stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946, sono nulli.

    XIV             I titoli nobiliari non sono riconosciuti.             I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 valgono come parte del nome.             L'Ordine mauriziano è conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla legge.             La legge regola la soppressione della Consulta araldica.

    XV             Con l'entrata in vigore della Costituzione si ha per convertito in legge il decreto legislativo luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151, sull'ordinamento provvisorio dello Stato.

    XVI             Entro un anno dall'entrata in vigore della Costituzione si procede alla revisione e al coordinamento con essa delle precedenti leggi costituzionali che non siano state finora esplicitamente o implicitamente abrogate.

    XVII             L'Assemblea Costituente sarà convocata dal suo Presidente per deliberare, entro il 31 gennaio 1948, sulla legge per la elezione del Senato della Repubblica, sugli statuti regionali speciali e sulla legge per la stampa.             Fino al giorno delle elezioni delle nuove Camere, l'Assemblea Costituente può essere convocata, quando vi sia necessità di deliberare nelle materie attribuite alla sua competenza dagli articoli 2, primo e secondo comma, e 3, comma primo e secondo, del decreto legislativo 16 marzo 1946, n. 98.             In tale periodo le Commissioni permanenti restano in funzione. Quelle legislative rinviano al Governo i disegni di legge, ad esse trasmessi, con eventuali osservazioni e proposte di emendamenti.             I deputati possono presentare al Governo interrogazioni con richiesta di risposta scritta.             L'Assemblea Costituente, agli effetti di cui al secondo comma del presente articolo, è convocata dal suo Presidente su richiesta motivata del Governo o di almeno duecento deputati.

    XVIII             La presente Costituzione è promulgata dal Capo provvisorio dello Stato entro cinque giorni dalla sua approvazione da parte dell'Assemblea Costituente, ed entra in vigore il 1° gennaio 1948.             Il testo della Costituzione è depositato nella sala comunale di ciascun Comune della Repubblica per rimanervi esposto, durante tutto l'anno 1948, affinché ogni cittadino possa prenderne cognizione.             La Costituzione, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica.             La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come Legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato.

    Data a Roma, addì 27 dicembre 1947.            

                                                                                                                                                          Il Presidente della Repubblica

                                                                                                                                                               ENRICO DE NICOLA            

    Controfirmano:

    Il Presidente dell'Assemblea Costituente :       UMBERTO TERRACINI            

    Il Presidente del Consiglio dei Ministri:            ALCIDE DE GASPERI
    Visto: il Guardasigilli :                                   GIUSEPPE GRASSI

     

  • Quando si era ormai in fase di stampa di "Mai con Mussolini", ci fu consegnato questo articolo sulla morte di Marino Verdolini da parte dei parenti, ai quali siamo grati, che ne custodiscono la memoria . Benché sarebbe stato più opportuno inserirlo nel testo di Massimo Morroni, ci è sembrato doveroso comunque pubblicarlo nel testo citato sopra. Certo non sfuggirà al lettore che Marino Verdolini fu comunque tra i principali protagonisti della “Cellula Ragno”, e che l’episodio rappresenta quindi degnamente la quadratura di quanto, tra le altre cose, tentato di dimostrare: la continuità cioè, tra Cellula Ragno e la Lotta di Liberazione. Il testo è un articolo di cui non sappiamo su quale giornale e quando fu pubblicato ma conservato gelosamente dalla famiglia Verdolini. Sono le parole di un cappellano, Elio Jacopini, della 54.a sezione di Sanità al seguito della divisione del C.I.L. “Cremona”, dal titolo:” I nostri Caduti – Geniere Verdolini Marino”.  “Quando lo scaricarono dall’ambulanza insieme ad altri quattro suoi compagni, sembrava un “ecce homo”: la faccia bruciacchiata dalla vampata della mina, una gamba sbrindellata e schegge su tutto il corpo. Nello stracciare la camicia per fargli la prima medicazione d’urgenza, apparvero i suoi muscoli enormi di lavoratore. Tre medici contemporaneamente intorno a lui. Ordini dati sottovoce, odore di alcool, lamenti di feriti, garze bianche, tabelloni diagnostici, chiazze rosse di sangue: e tutto attorno un’atmosfera di compassione e di tensione. Fuori, attraverso i vetri della finestra, si scorgevano le facce preoccupate dei loro compagni, che guardavano e domandavano qualcosa a qualcuno che sapeva. Faceva un freddo cane ed era buio che non si vedeva ad un palmo dal naso; ma i tedeschi quella sera continuavano a sparare senza misericordia. Ad ogni colpo, Villa Baronio tremava paurosamente. Da circa un quarto d’ora un medico gli passava una pezzuola bagnata sulla faccia. Finalmente aprì gli occhi: - Grazie, ora ci vedo -. Guardò intorno un po’ attonito. Doveva essere di una resistenza fisica eccezionale, perché nonostante il sangue perduto era ancora abbastanza forte e si riprendeva sempre più sotto l’azione della trasfusione. – Ma dove mi avete portato? Qui muoio dal freddo - . Era evidente l’effetto della grande perdita di sangue. Gli portai vicino un’altra stufa a petrolio. Mi guardò come per ringraziarmi. Voleva dirmi qualche cosa ma non osava -. – Sei marchigiano ? - gli domandai. – Si, perché? - Rispose. – Anch’io sono marchigiano. Ti ho subito riconosciuto, parlando. – Di Osimo, vicino Ancona… (illeggibile )-. – Chi hai a casa ? (illeggibile) -. – Mia moglie, una bambina di sei anni e mio padre di settanta -. – Coraggio, quando tornerai a casa verrò anch’io ad accompagnarti e mangeremo le tagliatelle alla marchigiana. – Sorrise, mi guardò come per domandare qualcosa, e intanto cercava di sollevare la testa per vedere meglio. – Cos’hai?. – Padre, le gambe, ce l’ho ancora? E lo disse con un non so che nella voce e negli occhi. – Come no?! e lo riappoggiai sulla barella. – Perché, a casa, se non lavoro io, essi non mangiano -. E mi raccontò mentre tre medici attorno a lui cucivano, tamponavano e fasciavano. I fascisti gliene avevano fatte di tutti i colori. Per questo era venuto volontario nel Cremona. Era partigiano e ne aveva scampate delle belle. Ma questa volta una mina maledetta…. Avevano viaggiato nella notte per andare a mettere un campo minato oltre le linee. I tedeschi se ne dovevano essere accorti e li avevano tempestati con i mortai. Un’ inferno! Chissà come è successo? Forse è stato un colpo di mortaio, forse qualcuno tentando di ripararsi, ha urtato contro una mina…ed eccoli qui, tutti e quattro. Uno è rimasto sul campo a brindelli. (Sia pace all’anima sua!). – Mi dispiace solo che non posso tornare a combattere. Me ne hanno fatte tante! -. - Coraggio, c’è sempre tempo. Ora devi pensare soltanto a guarire -. Durante il viaggio continuò ancora a parlarmi della moglie e della figliola: un amore di bimba. Lo raccomandai ad un medico canadese e gli promisi che sarei andato a trovarlo presto. Quando rientrai in sezione, il mio capitano medico mi disse: - Povero figliolo, se riesce a scamparla …(parte lacerata) -. Tornai tre giorni dopo … (illeggibile) nella lunga corsia.. (illeggibile) lettini bianchi e di … (illeggibile) e andai diritto al suo letto, ma lui non c’era più. Al suo posto c’era un altro ferito grave che mi guardò con gli occhi quasi spenti, meravigliato. Rimasi così senza poter dire una parola. Un altro infermiere canadese mi si accostò. – E Verdolini Marino?- domandai. Pensò un poco come per raccapezzarsi, ripetè sillabando gutturalmente il nome, poi. – Ah!… capito…capito -. E mi fece avvicinare alla finestra che dava sul cortile interno e con la mano mi indicò laggiù, quel fabbricato basso che serviva da camera mortuaria. Il mio sguardo continuò lontano, fin laggiù, vicino al mare: Osimo… . – A casa, se non lavoro io, essi non mangiano.

    Elio Jacopini
    Cappellano 54.a Sezione Sanità
    Marino Verdolini: una vita per la libertà

    da successive ricerche si è appurato che l'articolo è tratto da “La Spiga”, giornalino dal fronte del gruppo di combattimento “Cremona” del Corpo Italiano di Liberazione.

     
    La moglie di Marino Verdolini, venendo a mancare il sostentamento del marito, prese la via dell'Argentina dalla quale non é più tornata.    La figlia "Renata", nome forse dato in memoria di Renato B. Fabrizi, viveva fino a qualche tempo fa a Rosario (Santa Fè)

     

     

     

     

     

    Cartolina d'epoca dello zuccherificio di Mezzano di Ravenna

  •  Il fatto storico: L'eccidio di Cefalonia fu una strage compiuta durante la seconda guerra mondiale sull'isola greca di Cefalonia e su quella di Corfù da reparti dell'esercito tedesco ai danni dei soldati italiani dopo l'8 settembre 1943, data in cui fu reso pubblico l'armistizio firmato con gli anglo-americani. La guarnigione italiana di stanza nell'isola greca subì pesanti perdite in combattimento, massacri e rappresaglie e infine l'annientamento A Cefalonia si compì uno tra i primi atti di  "Resistenza " . La stragrande maggioranza dei soldati della Divisione Acqui infatti non s'arrese e preferì combattere i tedeschi sull'isola dopo un referendum indetto dal comandante della piazza gen. Gandin. I superstiti degli scontri, quando non massacrati, furono quasi tutti deportati verso il continente su navi che vennero fatte passare in acque minate dagli inglesi con gravissime perdite umane. Badialetti morì nell'affondamento del piroscafo Maria Amelia con altri 549 soldati sempre della Acqui. Stessa sorte la subirono migliaia di italiani in tutto l'Egeo fino a Creta. Fu uno dei maggiori crimini di guerra commessi dalla Wehrmacht.

    Questa che segue è la dichiarazione ufficiale del ten. col. Johannes Barge, comandante del presidio tedesco di Cefalonia fino al 16 settembre 1943 Barge. Questi dichiarava il 4 novembre 1964 al procuratore di Dortmund, Obluda: “Prima che io lasciassi l’isola di Cefalonia, ho saputo di un telegramma di Mussolini, il quale aveva ordinato che gli ufficiali della divisione Acqui, che egli definiva ammutinati, dovessero essere fucilati come punizione per la loro diserzione… Io non ero più a Cefalonia quando gli ufficiali vennero fucilati. Anche Hirschfeld [il nuovo comandante] rimase sbalordito come me. Egli sollevò dubbi sulle modalità d’esecuzione di un tale ordine di fucilare oltre 100 ufficiali e sull’opportunità di gettare i corpi dei fucilati in una fossa comune o di farli affondare in mare. Vorrei aggiungere che nell’ordine di fucilazione di Mussolini erano stati espressamente esclusi i cappellani militari”.     Questo il testo integrale della lettera originale che mi è stata consegnata dalla Prof.ssa Gioconda lnnocenzi,  moglie del fratello Enrico Badialetti  ( anch’egli militare a Rodi), il 23 ottobre 2006, lettera scritta da un commilitone del Badialetti, militare pure lui a Cefalonia nei giorni dell’eccidio. Il contenuto é interessante aldilà della descrizione della scomparsa del Badialetti.

     

    Signor Badialetti,
    mi scusi se fino ad ora non le ho mai inviato notizie del Suo Ermanno ma creda non e stata trascuratezza ma solo timore di recare un dolore più grande alla sua mamma, perché Ermanno mi disse che Lei era a Rodi in quel periodo tanto triste per tutti e sò che purtroppo anche di là molti non sono tornati quindi la sua lettera mi e giunta di sollievo pensare che la sua mamma avrà Lei di conforto.    Le informazioni sulla sorte di suo fratello le ho date io al Distretto ed alla Unione superstiti divisione Acqui appena giunto dalla prigionia.
    Le descriverò in breve come é avvenuta esattamente la cosa.
    lo ed Ermanno eravamo cari amici e ci trovammo per la prima volta a Bologna nel febbraio del 43 e da allora fummo sempre assieme e ci inviarono a Cefalonia.
    L '8 settembre come saprà alla resa che ci avevano imposto Ci tedeschi), mai ci siamo rifiutati e sino al 27 dello stesso mese combattemmo, ma poi siamo stati sopraffatti e passati per le armi una buona parte di quelli che erano fatti prigionieri.
    lo ed Ermanno assieme ad altri nostri compagni ci consegnammo ai tedeschi 2 giorni dopo la resa così ci risparmiarono e ci concentrarono in una caserma.
    Da allora il nostro calvario cominciò.
    Avevamo un trattamento bestiale e fino al giorno 13 ottobre sopportammo fame, sete e umiliazioni; ma ci siamo sempre fatti animo ed Ermanno sapeva soffrire in silenzio e tante volte ci rincuorava.
    Era rimasto l'unico graduato della nostra compagnia perche gli ufficiali tutti indistintamente salvo qualche dottore erano stati massacrati.
    La mattina del 13 ci adunarono in un piazzale dove ci diedero da mangiare, poi ci condussero all''imbarco
    Salimmo su una specie di nave vecchia; pensi eravamo in 1300 circa e la nave ne poteva contenere la metà, ma ci stivarono come le acciughe senza salvagente senza nulla e, durante la navigazione eravamo felici pensando di aver lasciato quell'isola.
    Ermanno mi diceva se potessimo arrivare un giorno a casa mi voglio vendicare di questi giorni tristi.
    E così un'infinità di bei pensieri quando a poche ore di navigazione per arrivare a Patrasso, esattamente allargo di Capo Munta un forte boato fece scuotere la nave.
    Lei può immaginare il panico.
    Fortunatamente la nave rimase a galla 40 minuti circa, il tempo abbastanza per abbandonare la stiva e recarsi in coperta.
    Quando tutti noi amici ci trovammo in coperta, riflettemmo un attimo se dovevamo gettarci in acqua o rimanere.
    lo, Ermanno e un altro che sapevamo nuotare decidemmo di gettarci.
    Gli altri nostri compagni rimasero perche inesperti del nuoto e con la speranza che non affondasse .
    Ma quando fummo a un centinaio di metri lontano la nave s'inabisso con tutto il suo carico.
    Noi eravamo a sempre a distanza raccorciata e sempre ci davamo voce perche vi erano due dragamine tedesche che raccoglievano i naufraghi e per quasi due ore siamo stati in attesa quando un faro mi individuò e puntò su di noi .
    Chiamai Ermanno ma non mi rispose e con mio rammarico non lo vidi e sentì più.
    E pensare che per eravamo quasi salvi ma purtroppo il destino non gli diede la forza di resistere .
    Creda che per me e stato un dolore.
    Finche vivrò non lo scorderò perché apprezzai in lui tutto ciò che si può chiamare virtù e bontà, in special modo negli ultimi giorni tristi.
    Così io sono stato tratto in salvo assieme ad altri 180 superstiti ed inviato in Germania.
    Venghi pure a trovarmi, sarò ben lieto di vederlo. Sarei io pure venuto ad Osimo ma per le ragioni che le ho spiegato prima non ne ho mai avuto coraggio.
    Mi perdoni se sono stato un po' brutale nel rivelarle la fine del suo caro ma purtroppo e la cruda verità.
    Con pensiero caro ed affettuoso che sia di conforto per la sua mamma il ricordo di Ermanno di noi tutti come esempio di bontà.
    distintamente
     
     
     
    CAVANI CESARE
     
    CORSO VITTORIO EMANUELE 70
     
    MODENA

     

     

    Un racconto di Cefalonia

    A Cefalonia non si hanno notizie fino alla sera dell’8 settembre, quando arriva un primo comunicato da Atene, sede del comando misto italo-tedesco, da cui dipendono tutte le divisioni italiane in Grecia. Il messaggio, firmato dal generale Vecchiarelli, conferma quasi alla lettera il proclama di armistizio, precisando che: "Se i tedeschi non faranno atti di violenza armata, gli italiani, non, dico non, rivolgeranno armi contro di loro, non, dico non, faranno causa comune con ribelli né con truppe anglo-americane che sbarcassero. Reagiranno con forza a ogni violenza armata". Nella serata del giorno 9, dal comando di Atene giunge un secondo comunicato del generale Vecchiarelli, dal tono disfattista e collaborazionista verso i tedeschi e palesemente in contrasto con quanto annunciato in precedenza.

    A Gandin, come agli altri comandanti di divisione, infatti, viene dato l'ordine di cedere le armi collettive e di trasferire il controllo del territorio ai reparti tedeschi: "Seguito mio ordine dell'8 corrente Stop. Presidi costieri devono rimanere attuali posizioni fino at cambio con reparti tedeschi non oltre però ore 10 giorno 10 Stop. Pertanto una volta sostituite Grandi Unità si concentreranno in zone che mi riservo fissare unitamente a modalità trasferimento Stop.
    Siano lasciati ai reparti tedeschi subentranti armi collettive et tutte artiglierie con relativo munizionamento Stop. Consegna armi collettive per tutte Forze Armate Italiane in Grecia avrà inizio at richiesta Comandi Tedeschi at partire da ore 12 di oggi. Generale Vecchiarelli". L'ordine chiaramente è stato dettato dai tedeschi, proprio perchè Cefalonia e Corfù erano di rilevante importanza. Essi in poche ore avevano assunto il controllo del comando italiano in Grecia, mentre il senso di isolamento e di solitudine di fronte alla presenza ostile dei tedeschi si diffonde tra le divisioni italiane. Gandin si rende conto che la situazione è drammatica; tra il 9 e l’11 settembre si svolgono estenuanti trattative tra Gandin e il tenente colonnello tedesco Barge, che intanto fa affluire sull’isola nuove truppe.

    L'ultimatum tedesco: l'Acqui non si arrende

    L’11 settembre arriva l’ultimatum tedesco, con l’intimazione a deporre le armi. All’alba del 13 settembre batterie italiane aprono il fuoco su due navi da sbarco cariche di tedeschi. Barge risponde con un ulteriore ultimatum, che contiene la promessa del rimpatrio degli italiani una volta arresi. Gandin chiede allora ai suoi uomini di pronunciarsi su tre alternative: alleanza con i tedeschi, cessione delle armi, resistenza. In realtà l'ordine di resistere era arrivato dal comando supremo di Brindisi; ma Gandin vuole, comunque, verificare l'umore dei suoi soldati. La mattina del 14 Gandin invia al comando tedesco la sua risposta definitiva: la divisione Acqui non accetta di consegnare le armi e decide di combattere. Il 15 settembre comincia la battaglia, con drastici interventi degli aerei Stuka che mitragliano e bombardano le truppe italiane. Mercoledì 21 settembre i tedeschi entrano ad Argostoli, capoluogo dell'isola di Cefalonia. Nella stessa mattina, il generale Antonio Gandin dal suo quartier generale alza bandiera bianca. Ogni resistenza armata delle truppe italiane è cessata: la città di Argostoli distrutta, 65 ufficiali e 1.250 i soldati caduti in combattimento.  L’Acqui si deve arrendere e la vendetta tedesca sarà spietata. Il Comando superiore tedesco ribadisce che "a Cefalonia, a causa del tradimento della guarnigione, non devono essere fatti prigionieri di nazionalità italiana, il generale Gandin e i suoi ufficiali responsabili devono essere immediatamente passati per le armi secondo gli ordini del Führer". La Wehrmacht a Cefalonia non farà prigionieri. Il 24 settembre il generale Gandin viene fucilato alla schiena; migliaia di soldati italiani con i loro ufficiali sono sterminati dal tiro delle mitragliatrici. In tutto i soldati uccisi saranno 9700, tra cui 446 ufficiali e 3000 superstiti morti poi nel tentativo di fuga, in mare.
    L’impresa della divisione Acqui giunge così al suo epilogo. Da allora, il nome della divisione è legato indissolubilmente all'eccidio di Cefalonia da parte dei tedeschi.

  • La famiglia di Leone non c'é più

     

    ANNITA BOLAFFI, nata ad Osimo (AN)  il 12/3/1886, figlia di Giuseppe e Sandrina Levi, provenienti da Pesaro.

    Al momento della nascita della piccola Annita la famiglia viveva in Via Porta Musone 142.   Annita vive tutta la sua gioventù ad Osimo fino alla fine degli studi liceali.
    Si sposa nel 1919 con un giovane avvocato modenese Leone Latis , professione che mai eserciterà a favore di un'attività  commerciale,  da cui ha prima un maschio a cui impone il nome Giorgio (1920) e, meno di un anno dopo, Lilliana (1921).
    Dopo aver venduto l'attività a Modena si trasferiscono in Via Verga vicino Corso Vercelli a Milano.
    Annita viene assunta dall'ufficio brevetti mentre Leone ha problemi di salute che non gli consente un lavoro fisso.
    Dicono le cronache di lei " Profondamente laica a differenza del marito, Annita era una donna molto simpatica e attiva, gran lavoratrice, innammorata dei suoi figli."
    In estate i figli Giorgio e Liliana si recavano dai parenti a Bonassola (Liguria) e ad Osimo dai nonni materni.
    Nel 1938 entrambi i figli vengono espulsi dalla scuola a causa delle leggi razziali ma Liliana riesce a dare l'esame di Maturità delle Magistrali che duravano un anno di meno.
    La giovane ebrea riesce ad impiegarsi in una scuola inglese di lingue ma viene avviata al lavoro coatto a Sesto S. Giovanni.
    Con i primi bombardamenti di Milano la famiglia si reca profuga a Imbersago.
    Dopo l'otto settembre Giorgio si arruola nei combattenti partigiani di" Giustizia e Libertà" mentre gli altri parenti cercarono rifugio in Svizzera.
    Anche la famiglia Latis-Bolaffi tentò quella strada ma, una volta in quel Paese portati dal figlio Giorgio attraverso le montagne del varesotto, furono catturati ed espulsi.
    Al rientro forzoso in Italia vengono subito arrestati e condotti a Brissago (VA) nel mese di novembre 1943, detenuti nel carcere di Varese e poi al S. Vittore di  Milano. Leone, Annita e Liliana furono deportati da Milano il 30.01.1943 ad Auschwitz con il maledetto treno RHSA in partenza dalla città meneghina dal tristemente noto Binario 21, luogo oggi di memoria.   Il viaggio nei carri bestiame durò 6 giorni.
    Non si ha notizia dell' immatricolazione di Annita  quindi, poichè aveva un' età avanzata, fu probabilmente  subito diretta verso le camere a gas, anche se ufficialmente risulta deceduta in luogo ignoto in data ignota, quindi la data più probabile della morte è il 7 febbraio 1944.
    Anche il marito Leone Latis e la figlia Lilliana subiranno la stessa sorte, tuttavia si hanno notizie di Liliana fino all'agosto del '44.
    Delle 605 persone deportate da Milano ne sopravvissero solo 20.
    Non meno fortunata la fine del figlio Giorgio Latis.
    Partigiano a Milano poi a Torino, partecipò ad azioni eroiche salvando la vita a decine di condannati a morte nelle carceri nazifasciste. 
    Il partigiano Giorgio Latis morì il 25 aprile 1945 durante la liberazione di Torino in uno scontro a fuoco con un posto di blocco fascista mentre era intento a portare il messaggio dell'insurrezione generale su Torino.
      
     
                         
    (Parte delle notizie sono da "Fonte 1a, convoglio 06 Liliana Picciotto" e Viaggio nela memoria -Ass.ne Figi della Shoah. Le foto sono state gentilmente concesse dalla famiglia Latis di Milano e dal Comune di Osimo).
  • Federico PAOLINI M.A.V.M. (Osimo 06 novembre 1917 – Senigallia 3 luglio 1944)

     

    Partigiano del GAP "Fabrizi" fu infiltrato come impiegato presso la Questura di Ancona trasferitasi dopo i primi bombardamenti su Ancona (ottobre 1943) a Osimo. Fornì sempre notizie sulle intenzioni del fascio locale e dell'occupante tedesco.  Scoperto, venne caricato su un camion delle SS italiane. Si persero le sue tracce per alcuni giorni, fino a quando non fu rinvenuto cadavere all'ingresso di Senigallia. Per la sua attività è stato insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare. Alcune parti d’ indumenti, l'accendino e il portafoglio che Paolini aveva indosso al momento della fucilazione vennero consegnati all'ANPI di Osimo nel 2005 dopo la morte dalla sorella di Paolini attraverso la prof.ssa Marinella Lombardi. Questi oggetti sono tutt'ora custoditi dalla sezione di Osimo.

    Paolini informò i giovani del Borgo, renitenti alla leva della RSI, della "missione" di rastrellamento che la Milizia aveva in animo di attuare alla fine del febbraio ‘44.
    Ciò consentì a molti di questi di salvarsi ma alcuni, nel tentativo di fuga, furono intercettati dal graduato della Milizia repubblichina Giovanni Giorgetti e dal milite Ioselli. Nello scontro a fuoco che seguì quell’incontro il Giorgetti ebbe la peggio e il milite Ioselli, seppur gravemente ferito, riuscì a scampare rifugiandosi dalla sorella che viveva nei pressi delle Scalette della Misericordia, luogo dove ci fu il conflitto.  A causa della conseguente reazione fascista il primo GAP osimano fu sciolto e Quinto Luna costretto a lasciare la città con direzione Arcevia.

     

    Questa la motivazione della medaglia: “Staffetta ed informatore abilissimo della sua formazione, affronta sempre con entusiasmo e coraggio ogni rischio pur di portare felicemente a termine le missioni affidategli. Arrestato e torturato, nessuna parola compromettente usciva dal suo labbro, fin tanto che il nemico, incapace di strappargli la benché minima notizia,  barbaramente lo finiva a colpi di pugnale. Osimo – Senigallia, settembre 1943 – luglio 1944”.

     

     

     

     

     

    Amedeo SERLONI M.B.V.M. e Ordine al Valore della Rep. Jugoslava (Osimo 15 gennaio 1916 - Quota Pogliana (SRB) 4 dicembre 1944)

      

    Chiamato alle armi dal regime fascista, inquadrato nel plotone comando del 449° sottosettore A della Guardia alla Frontiera nel territorio di guerra jugoslavo con il grado di caporale, si ritrova l’8 settembre in territorio extrametropolitano: Per non essere deportato in Germania sceglie di combattere a fianco dei partigiani slavi. Non sappiamo tuttavia cosa fece dall’8 settembre ’43 all’ottobre ’44 poiché fu dichiarato disperso già dalla metà dell’agosto ’43 e il suo nome non risulterà né tra i dispersi né tra i prigionieri di guerra. Le poche notizie in nostro possesso ne risegnalano la presenza dal 30 ottobre 1944 quando si presenterà al comando della Divisione Italia, formazione che si era costituita il giorno precedente. Fu infatti concordato con l’EPLJ di riunire tutti i combattenti italiani, sparsi nei vari reparti, sotto un’unica divisione. La Divisione Italia contava quattro battaglioni, tra cui il Mameli di cui fece parte Serloni: la divisione aveva sede nella periferia di Belgrado e sappiamo che i vari battaglioni rimasero nei dintorni della capitale fino a metà novembre per addestramenti e per rinvigorire lo spirito di unità. 

    Iniziò poi una marcia di oltre 150 km per avvicinarsi al fronte di guerra dello Srem (una regione a confine tra Serbia e Croazia; sfondato questo fronte solamente nell’aprile 1945, l’esercito popolare jugoslavo poté liberare Zagabria): il Mameli si attestò a quota 190 nei pressi di Lezimir. Domenica 3 dicembre, con il supporto della V e VIII bgt montenegrina, iniziò lo scontro aperto con la Wermacht, ma solamente in tarda serata si riuscirono a conquistare le posizioni nemiche. Il giorno seguente anche il Mameli si pose in prima linea e, dopo un duro scontro sul settore destro, occupò le posizioni nemiche, inseguendolo fino ai dintorni di Ljuba: il tributo pagato dagli italiani fu di 13 uomini caduti sul campo, tra cui, molto probabilmente, ci fu anche Amedeo Serloni. Da alcuni dispacci risulta infatti ferito e ricoverato presso un ospedale militare jugoslavo (probabilmente quello di Pistinac), mentre in altre versioni disperso. Quello che è certo è che per il suo valore dimostrato sul campo (a questo punto possiamo affermare quasi con certezza in quest’azione di sfondamento per la liberazione di Ljuba, Sot, Sid e via via tutte le altre), il Serloni fu decorato con l’Ordine al Valore jugoslavo e la Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Questa la motivazione: “Alla testa del proprio reparto, dopo aver conquistato di slancio una munita posizione nemica, non pago del successo ottenuto, si portava arditamente all’inseguimento dell’avversario, finché, colpito gravemente si abbatteva incitando ancora i propri uomini all’azione. – Quota Pogliana, 4 dicembre 1944”.

     

     

      

     

     

     

    Marino VERDOLINI M.B.V.M (Osimo 15 giugno 1911 - Mezzano di Ravenna 21 gennaio 1945)

     

    Già fondatore della cellula comunista clandestina “Banda Ragno” nel 1931, fu anch’egli condannato al confine a Lipari (ME) nel 1932.  Entrò sin dal 1943 nella Resistenza dando il proprio contributo nel GAP "Fabrizi" e dopo la liberazione di Osimo si arruolò nel CIL div. "Cremona", 77° compagnia genio artiglieri. Rimase ucciso nell’esplosione di una mina calpestata a Mezzano di Ravenna nell'area dello zuccherificio (vedi menu principale-osimani nel cil. marino verdolini). La moglie e la piccola figlia emigrarono in Argentina ritornando una sola volta nella città natale dove é sepolto il loro congiunto. Struggente é il racconto del cappellano della divisione Cremona, racconto riportato nel dopoguerra nella rivista "la Spiga", dove sono narrati dal prelato gli ultimi momenti di Verdolini. Il suo nome è inciso sulla lapide commemorativa all’ingresso del Sacrario della Camerlona alle porte di Ravenna, cimitero che riunisce i caduti della Divisione Cremona. Per la sua attività partigiana è stato insignito della Medaglia di Bronzo al Valor Militare con la seguente motivazione: “Geniere volontario di guerra partecipava per sette giorni consecutivi alla posa di un campo minato di notevole estensione a stretto contatto col tedesco nemico. Sotto il fuoco dei mortai e delle armi automatiche palesava doti di non comune coraggio ed era di incitamento ed esempio ai compagni. Quasi al termine del rischioso compito rimaneva vittima dello scoppio di una mina, concludendo con l’estremo sacrificio l’abnegazione e l’alto sentimento del dovere sempre dimostrati. – Casa Baronio (Ravenna) 14 – 21 gennaio 1945”.

     

     

     

     

    Ermanno BADIALETTI (Osimo 26 aprile 1914 – Cefalonia (GRE) 13 ottobre 1943)

     

    Sergente della nota Divisione Acqui. Appartenente al 108° genio telegrafisti nel ’41 fu inviato in Albania, a Valona, prima di ottenere il congedo illimitato l’anno seguente; nel ’43 fu però richiamato alle armi e la sua destinazione Cefalonia, probabilmente, come riporta il cappellano della formazione Don Romualdo Formato, con la 31a Compagnia artiglieri, di cui restarono in vita solo 90 militari sui 330 che ne avevano fatto parte. Partecipò alla scelta democratica di non arrendersi ai tedeschi né di consegnare loro le armi seguendo il generale Alessandro Gandin e resistendo in armi fino al 24 dello stesso mese quando vennero catturati e trucidati gran parte dei militari italiani. Si consegnò ai tedeschi solo due giorni dopo. Rimasto l'unico graduato tra i superstiti si premurò d'incoraggiare i compagni prigionieri costretti a fame, sete ed umiliazioni, fino all'imbarco che avrebbe dovuto portarlo sul continente per essere poi deportato in Germania il giorno 13 ottobre. Durante il viaggio verso Patrasso, all'altezza di Capo Munda, il piroscafo Maria Amelia venne dirottato verso un tratto di mare minato dagli inglesi. Ermanno perì annegando insieme ad altri 544 soldati italiani. (vedi racconto sul menu principale) 

     

     

     

     

     

    Alfredo CASARETTO (Istanbul (TUR) 13 luglio 1913 – Cefalonia (GRE) 24 settembre 1943)

     

    Osimano d’adozione, seppur per un breve periodo, poiché nato ad Istanbul da famiglia italiana residente in Turchia già da metà Ottocento. Alfredo, la sorella Jolanda e la madre Giuseppina si trasferirono in città, in via Martorelli 23, nel 1940, anche se non ne sappiamo il motivo non avendo neanche parenti in zona (si può ipotizzare che sia legato al fatto che Jolanda era un’insegnante). Il Tenente Casaretto comandava la 5° Sezione Sussistenza della Divisione Acqui di Cefalonia e fu fucilato assieme agli altri ufficiali che, seguendo gli ordini giunti da Brindisi, resistettero ai nazisti rifiutandosi di consegnare loro le armi e arrendersi.   L’ultimo pensiero del Tenente fu per la madre prima di essere fucilato, assieme ad altri 129, alla Casetta Rossa di Argostoli il 24 settembre 1943: “Caro Don Formato – riporta il cappellano della divisione - chi ce lo avrebbe detto quando facevamo le nostre belle risate a Igoumenitsa! ... Io mi sono sempre posto davanti allo spirito l'eventualità della morte. Ma in questa maniera, no! ... Pensa un po': lascio la mamma sola! Venni via da Istanbul perché, se fossi rimasto lontano dall'Italia, mi sarebbe parso di fare l'imboscato ... E portai, con me, anche la mamma. Ma intanto abbiamo lasciato a Istanbul casa, possedimenti, interessi, tutto ...Ora come farà, sola, quella povera mamma mia? ... Non sopravviverà allo strazio - povera donna! -lo sento ... lo prevedo ... ne son certo! Verrà anch'essa a trovarmi presto! Addio, don Formato!”  Giuseppina Grima rimarrà ad Osimo fino al 1957 quando poi farà ritorno in Turchia e lì morirà tre anni più tardi.

     

     

     

     

    Lelio CASTELLANI (Osimo 2 giugno 1925 – Chigiano 24 marzo 1944) 

    Piero GRACIOTTI (Osimo 5 marzo 1923 – Chigiano 24 marzo 1944)

    Alessio LAVAGNOLI (Osimo 27 marzo 1924 – Chigiano 24 marzo 1944) 

    Franco STACCHIOTTI (Osimo 15 settembre 1923 – Chigiano 24 marzo 1944)

     

    Appartenevano tutti al distaccamento “Mario” di stanza a Frontale di Cingoli, in pattuglia nei pressi di Valdiola di San Severino. Questa la narrazione del fatto: "Le numerose azioni svolte dai partigiani durante i primi mesi del ’44 e il muoversi del fronte con il necessario ripiegamento tattico verso nord, indussero i nazifascisti ad organizzare un vasto piano di rastrellamento nell’intera provincia maceratese e, quindi, anche nella zona del monte San Vicino controllata dai partigiani, tanto che Cingoli fu dichiarata repubblica autonoma con un suo prefetto anche se questo non prese mai servizio. Nella giornata del 24 marzo si scatenò la cosiddetta “battaglia di Valdiola”. Nella tarda notte tra il 23 e il 24 giunse l’allarme di un imminente attacco. Quattro battaglioni misti di fascisti e tedeschi, oltre 2000 unità, armati di mortai, mitragliatrici e fucili mitragliatori, nonché di una radio trasmittente, avanzarono tra le montagne provenienti da San Severino Marche. L'allarme scattò ma erroneamente le informazioni davano l'attacco dalla zona di Serra S. Quirico: probabilmente erano i primi scontri a fuoco quelli che vennero uditi.  L’esercito nazista attaccò invece i partigiani su un fronte molto vasto: da Matelica su Braccano, da Castelraimondo su Gagliole e da San Severino su Chigiano. La prima postazione a cadere fu quella di Braccano e a seguire fu la volta di Roti, dove perse la vita il capitano partigiano Salvatore Valerio. La caduta di Roti lasciò scoperta la località di Valdiola. A causa della sua posizione geografica, Valdiola non poteva essere difesa da un attacco così massiccio e la formazione non riuscì ad essere avvisata per tempo di quel che stava accadendo intorno. La pressione tedesca era molto dura, tanto che l’esercito riuscì ad occupare alcune case di Valdiola e le bruciò, senza fortunatamente provocare vittime civili. Il comandante Depangher ricorda: “La lotta è in campo aperto: i boschi nudi, le macchie spoglie, la neve sulle alture, rendono troppo visibile ogni nostro movimento. Eppure grossi nuclei partigiani, con violente azioni di fuoco di armi automatiche pesanti e con improvvisi attacchi ravvicinati con bombe a mano e mitra, attaccano il nemico da tutte le parti. Solo verso le 13 i tedeschi riescono a scendere a valle e ad occupare le quattro case che costituiscono Valdiola”" (Piangatelli 1985, p. 99).
    Sulla collina del Castellano, sopra Chigiano, era impegnato il gruppo Porcarella, comandato dal ten. Agostino Pirotti. Mentre l’offensiva tedesca sul Musone veniva fermata, i partigiani del gruppo Mario avanzarono in contrattacco venendo in aiuto di Pirotti e dei suoi uomini.
    Dopo aver combattuto durante tutto il giorno, a notte ormai giunta, i gruppi Mario, Porcarella e Cingoli riuscirono ad ottenere la ritirata nazifascista. Il tentativo tedesco di disperdere e annientare le bande partigiane della zona del San Vicino fallì fermando momentaneamente l'azione nazifascista. L’esercito nemico contò numerosi caduti tra cui il comandante della spedizione. Dall’altra parte si ebbero 12 partigiani feriti, tra i quali il comandante Paolo Orlandini, e 20 morti tra combattenti e civili. Nella battaglia persero la vita cinque uomini del gruppo Porcarella, sei partigiani del gruppo Paolo - Franco Stacchiotti, Piero Graciotti, Lelio Castellani, Giuseppe Paci, Umberto Lavagnoli e Augusto Filippi - che vennero torturati e falciati a colpi di mitra contro il parapetto del ponte di Chigiano e gettati nel sottostante greto del Musone, lì, raggiunti, furono evirati e "soffocati" con il feticcio raccolto; infine una figura esemplare del battaglione, il russo Josip Dimitrov, fu fucilato presso la frazione di Corsciano.  Tra quelle vittime figurano pure Anacleto Giulietti di Sirolo e Lubiano Bondi di Camerano.  Quando furono raccolti i martire del ponte di Chigiano, raccontano i compagni, i cadaveri erano così sfregiati da rendere difficile il loro riconoscimento. Lelio Castellani, ad esempio, fu riconosciuto da una boccetta di brillantina che teneva nel taschino. I loro cadaveri furono portati a Frontale su una Lancia Flavia requisita al Vescovo di Macerata e lì sepolti fino alla traslazione ad Osimo, a liberazione avvenuta. Annualmente, ogni prima domenica di luglio, vengono commemorati sul luogo con una manifestazione interprovinciale con gli altri caduti di Valdiola Chigiano.

     

     

     

     

    Marcello ESPINOSA (Ancona 13 aprile 1926 – Osimo 22 giugno 1944)

    Augusto PALLOTTA (Osimo 24 gennaio 1924 – Osimo 22 giugno 1944)

          

    Partigiani dello Stacchiotti, sorpresi entrambi a bordo di un’autovettura proveniente da Osimo e diretta alla sede del Gap “Stacchiotti” nei pressi delle Casette di Rinaldo (località di Osimo), giunsero sul luogo dove stava avvenendo un conflitto a fuoco tra i partigiani della seconda squadra e un soldato tedesco di transito su una moto.  Ignari di quanto stesse accadendo furono falciati dai colpi del tedesco non appena scesi dalla vettura. Il tedesco riuscì a fuggire. Due giorni dopo un plotone di soldati tedeschi apparve sul luogo dello scontro iniziando a rastrellare la zona chiedendo notizie dei "banditi". Le conseguenze furono tremende: i tedeschi uccisero prima il mugnaio Polverini che non volle collaborare e distrussero poi l'abitato facendo appiccare il fuoco dagli stessi abitanti delle case. Le salme di Pallotta ed Espinosa furono esposte presso la Camera Mortuaria di Osimo ricevendo la visita di tanti concittadini. 

     A sfida dei tedeschi i du

    e vennero esposti pubblicamente con la camicia rossa addosso. Gli stessi nazifascisti non osarono alcuna censura o ritorsione sentendo ormai prossima la fine, avvenuta poi il 6 luglio successivo.

    Il cippo delle Casette di Rinaldo in ricordo dell’episodio è opera dello scultore osimano Romolo Augusto Schiavoni: il disegno originale è in possesso della sezione. Il cippo fu eretto nell'aprile del 1976 e successivamente spostato più addietro per l'allargamento della provinciale cui insiste.   Il monumento non è stato mai ultimato rimanendo assente della parte in ferro sopra la lapide per la fragilità della pietra arenaria cui è posta la lapide. 

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Bruno LIBERTI (General Dehesa (ARG) 14 gennaio 1913 - Fossoli 12 luglio 1944)

     

    Cattolico, osimano nato in Argentina, insegnante, aveva partecipato alla campagna d’Etiopia ottenendo due croci di guerra e una medaglia di bronzo con il grado di capitano nei Granatieri di Sardegna. Nel 1943 non aderì alla RSI e fu catturato alla stazione di  Bologna, durante uno dei suoi viaggi tra Lubiana e Brindisi, dalle SS che lo rinchiusero prima nel carcere di Castelfranco Emilia, fino all’aprile del 1944, poi internato presso il campo di concentramento di Fossoli (MO), matricola 1397, baracca 17. Ritenuto scomparso a Pinerolo, le nostre ricerche, attraverso la Fondazione Fossoli, determinarono che il Liberti fu riconosciuto nella salma n. 44 tra quelle estratte al poligono del Cibeno di Fossoli: una delle più conosciute stragi in Italia avvenuta il 12 luglio 1944.

     

    La stampa dell’Italia liberata diede grande rilievo all’esumazione delle vittime e alle esequie solenni il 24 maggio 1945 nel Duomo di Milano: fu forse il primo momento pubblico in cui popolazione e personalità politiche e militari si fusero unanimi nel compianto e nella condanna. Il materiale appartenuto al Liberti, tra le quali la lettera salvacondotto dell'arcivescovo di Lubiana, benché individuato, é andato disperso nonostante gli sforzi della sezione ANPI osimana.  

    Per averne salvaguardato la memoria e quella del campo e dei suoi malcapitati “ospiti” e pubblicato una biografia, la Fondazione Fossoli é stata premiata con il Premio Fabrizi 2008.    La figura di Liberti é legata in particolare al presidente ANPI Armando Duranti, ex granatiere di Sardegna, tanto da recuperarne l'abaro della sezione locale e la proposta di medaglia al valore per il cap. GdS Alberto Alessandrini che comandò il plotone di granatieri che difese l'8 settembre 1943 il Campidoglio, oltre che dai tedeschi, anche dal fuoco dei fascisti che sparavano dal palazzo prospicente Palazzo Venezia.

     

     

     

         

     

     

     

     

     

    Gino MARINI (Osimo 28 dicembre 1919 - Rovigno (CRO) 29 luglio 1944)

     

     

    Inviato sul fronte di guerra nel 1940, aggregato alle truppe del presidio di Zara con il battaglione mitraglieri “Cadorna”. Attilio Mancinelli di Ancona, suo compagno di lotta, nel 1949, davanti alla Tenenza di Osimo, rilasciò la sua testimonianza sul ruolo di Marini in Jugoslavia. Racconta il Mancinelli che conobbe Gino Marini il 9 settembre 1943 in procinto di imbarcarsi a Zara per far ritorno in Italia insieme a gran parte del suo reparto: quell’imbarco tuttavia non avvenne mai perché il sopraggiungere di truppe tedesche interruppe le operazioni facendo prigionieri una gran parte dei militari italiani. Marini e Mancinelli riuscirono a fuggire e, nei dintorni di Zara, furono avvicinati da alcuni partigiani slavi del battaglione Dubajo: inizialmente promisero loro di aiutarli a rimpatriare ma dopo una quindicina di giorni i due decisero invece di unirsi a quel battaglione. Dopo circa un mese Marini e Mancinelli entrarono a far parte della 1° Batteria di Artiglieria della 2° Divisione dell’EPLJ e furono sottoposti ad un corso da parte degli slavi stessi a Varkowine. Ultimato questo, venne loro consegnato un pezzo d’artiglieria e furono inviati a Senj per compiere azioni contro le imbarcazioni tedesche che compivano il tragitto tra Fiume e Karlopag finché le forze preponderanti dei nemici costrinse loro a ritirarsi dopo circa tre mesi di attività; furono quindi inviati verso il confine italiano, dove avvenne la scissione tra gli elementi italiani e slavi del battaglione. Dopo vari mesi passati a far parte di una compagnia di lavoratori, decisero di aggregarsi alla 1° compagnia rovignonese di partigiani italiani, il cui compito era quello d sabotare e intralciare il passaggio tedesco per ferrovia e strada. Il 29 luglio 1944, verso le ore 17, ben nascosti dietro dei cumuli di pietre, il gruppo di cui facevano parte i nostri due, attaccò una colonna motorizzata tedesca. Lo scontro a fuoco durò circa 15 minuti e, nel tentativo da parte del gruppo di 20 partigiani di ritirarsi, Gino Marini fu colpito da un proiettile alla gola che lo uccise sul colpo. Mentre continuava la ritirata, tre compagni rimasero sul posto per dare una sommaria sepoltura all’osimano, che da un paio di mesi era divenuto sergente. Tre ore più tardi, con la certezza che i tedeschi avessero fatto ritorno a Pola dopo aver effettuato un rastrellamento nella zona, la pattuglia partigiana tornò a raccogliere la salma del loro unico compagno morto in quell’azione per seppellirla nel cimitero di una piccola cittadina tra Vignano e Kanfanar.

     

     

     

     

    Luigi MOSCHINI (Osimo 25 maggio 1926 - Casermette di Rivoli 10 marzo 1945)

     

     

     

    Si trasferì giovanissimo a Torino. Militò nelle file della 20° Brigata Garibaldi della 2° Divisione comandata da Battista Cardoncini, nel distaccamento di Chialamberto. Partecipò a tutti i combattimenti della suddetta Brigata e nel settembre del 1944, dopo un rastrellamento ad opera di circa 10.000 tra tedeschi e fascisti, dovette rifugiarsi in Francia. Fu tra i pochi che ritornarono per continuare a combattere e precisamente il 6 ottobre 1944, contribuendo a formare bande partigiane con il nome di Gino I. Fra le tanti azioni di guerra, una delle più importanti fu quella del 6 gennaio 1945, quando, in compagnia di Pietro, Mariolo e Porthos (che comandava la pattuglia), venivano attaccati dai paracadutisti della Nembo a Chiaves (Valle di Lanzo). Già in paese corre la voce della disfatta; ma tutti resistono e riescono ad aprirsi un varco tra le fila repubblicane e raggiungere i compagni partigiani.

     

    La sera del 10 gennaio 1945, durante un fortissimo attacco di repubblicani e tedeschi, la colonna G.L. si deve ritirare a Chialamberto e si divide in due; il grosso col Comandante Tuscano Bruno  (fucilato poi dalla Nembo), la rimanenza con Nino Porthos. E quella sera fu l’ultima del caro Gino perché fu preso prigioniero dalla Folgore. Invitato ad arruolarsi nella Repubblica egli rifiutò (da vero partigiano), e fu la causa della sua morte.  Consegnato ai tedeschi dai servi fascisti, lo fucilarono con Novelli Renato (Renè), suo inseparabile compagno di lotta e con Berton Luciano, Cassinelli Giuseppe, Lucco Borlera Luigi, MolinariRenato e Tartaglione Giuseppe.

     

    Nel 2012 il Premio Nazionale ANPI Fabrizi ha premiato per meriti nella ricerca storica Franco Brunetta di San Maurizio Canavese. Nell'occasione vennero riuniti il fratello di Luigi che vive in Piemonte e i parenti osimani.

     

    Biografia tratta integralmente dal giornale “La Fiaccola Ardente” (portavoce mensile dell’Associazione Nazionale Famiglie Martiri e Caduti per la Liberazione) nel numero di gennaio 1950.

     

    La storia di Moschini è trascritta nel volume di F. Brunetta "i ragazzi che volarono l'aquilone", ed. Araba Fenice 2010

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Alfredo SCONOCCHINI (Osimo 14 luglio 1904 - Foro di Cingoli 22 giugno 1944) 

     

    Dal 21 giugno 1944 gli scontri tra truppe tedesche e formazioni partigiane si verificarono sempre più assiduamente nella zona di Cingoli e nelle sue frazioni. Il giorno 22 i partigiani si scontrano con dei tedeschi in località Foro. Le mitragliatrici partigiane abbatterono 4 militari; un quinto, sebbene ferito, riuscì a scappare e a raggiungere San Severino. Dopo qualche ora, altri tedeschi si avvicinarono nei pressi del posto di blocco e, giunti in contrada Marcucci, una spia li avvertì che i partigiani erano in attesa nella galleria. I tedeschi allora proseguirono per un altro chilometro e si imbatterono in Alfredo Sconocchini, meccanico e autista del dist. "Mario" di Frontale. I nazisti, dopo averlo lasciato passare, riconosciutolo per partigiano, gli spararono un colpo alle spalle. Il luogo dell'uccisione di Sconocchini é indicato da una croce marmorea con l'incisione “Alfredo Sconocchini partigiano”.


     

     

     

     

     

      

      

     

        

     

     

     Gino VOLPINI (Osimo 1924 - Staffolo 4 maggio 1944)

     

    Il 4 maggio 1944 una formazione di soldati tedeschi provenienti da Cingoli condussero ammanettato a Staffolo il giovane osimano Gino Volpini, componente della banda “Mario”. Sospettato di essere un partigiano, era stato fermato appena fuori dall’abitato mentre viaggiava a bordo di una motocicletta. Messo alle strette, il giovane riferì ai tedeschi le circostanze che lo avevano condotto fin lì e diede spiegazioni sul possesso del mezzo su cui stava viaggiando. In particolare riferì che la motocicletta gli era stata consegnata da Federico Camerucci, membro comunista in seno al Cln di Staffolo, come volontario contributo alla lotta partigiana. Il caso volle che quest’ultimo non si trovasse in casa quando i tedeschi entrarono nella sua abitazione sparando raffiche di mitra all’impazzata. Presero allora il fratello Alceste e uno sfollato di Ancona, Alberto Nacci, messi entrambi sotto la minaccia delle armi. Secondo alcune testimonianze, insieme a loro fu prelevata anche la moglie Eleonora. Federico Camerucci arrivò poco dopo, accompagnato da alcuni conoscenti e dal commissario prefettizio di Staffolo, Krüger Berti. Questi, avvalendosi anche della sua autorità, riuscì a distendere un po’ il clima e indurre i tedeschi alla calma. Iniziò così un drammatico confronto tra il giovane Volpini che, tremante, continuava a ripetere la sua versione dei fatti per cui avrebbe ricevuto la motocicletta da Camerucci con lo scopo di consegnarla al comando partigiano, e lo stesso Camerucci, il quale all’opposto insisteva, anch’egli disperatamente, che la moto gli era stata prelevata da Volpini sotto la minaccia di ritorsioni. La posizione dei testimoni, che convalidarono la versione di Camerucci, indusse i tedeschi ad addossare tutta la responsabilità a Volpini, che peraltro aveva ammesso la sua appartenenza alla causa partigiana. Liberati i due fratelli Camerucci e Nacci, i tedeschi condussero il giovane Volpini fuori dall’abitazione e, percorrendo il corso del paese, arrivarono di fronte al municipio. A quel punto, un militare delle SS puntò la sua arma su di lui e lo uccise. Il corpo del giovane fu poi portato e sepolto al cimitero di Frontale. Da lì, il 9 ottobre dello stesso anno, fu traslato a Osimo nella chiesa di San Marco, dove si svolsero le esequie solenni, insieme con le salme di altri 9 partigiani caduti in combattimento. Notizie orali lo danno presente allo scontro nel quale rimase ucciso il 10 febbraio 1944 ad Osimo il repubblichino della Milizia Giovanni Giorgetti, durante un rastrellamento di renitenti alla leva delle classi 1924 e 1925 con l'altro milite Ioselli. Una lapide ricorda il sacrificio di Volpini a Staffolo presso Porta Venezia.

     

     

     

     

    Carlo POLVERINI (Osimo 1885 - Casette di Rinaldo di Osimo 24 giugno 1944) 

     

    Patriota. Venne ucciso a sangue freddo da un ufficiale tedesco nel corso di una perquisizione presso la sua abitazione/mulino alla ricerca dei partigiani dello Stacchiotti che operavano in zona. Si rifiutò di fare i nomi dei partigiani che erano stati autorizzati dallo stesso Polverini a lasciare l'auto di Pallotta ed Espinosa, coinvolta nello scontro di Casette di Rinaldo, nella sua proprietà.  

     

     

     

     

     

     

     

     

    Augusto BELFIORI (Osimo 1898 -  Osimo 6 luglio 1944)

           

    Contadino del luogo, coinvolto nella battaglia di Casenuove per la liberazione di Ancona, si rifiutò di collaborare con i tedeschi fornendo la propria manodopera alla costruzione di una trincea e per questo fucilato.

     

     

    Giulio SPINSANTI Patriota, Osimo (Casenuove)

    Nei giorni della tremenda battaglia delle Casenuove, contadino del luogo, di fronte all'immane tragedia della guerra , se ne fece parte trasportando i militi feriti del Corpo Italiano di Liberazione con il proprio carro agricolo trainato da buoi. Finito su una mina con il carro nel corso della sua opera soccorritrice, con lui perirono tutti i militari trasportati cui l'unica M.O.V.M. del fronte del Musone il ten.Luigi Ettore Maestri di Pavia.

     

     

     

     

     

    le pietre del ricordo

    i monumenti alla Resistenza di Osimo

     

    OSSARIO MONUMENTALE DEI CADUTI DELLA RESISTENZA E DELL'ANTIFASCISMO

    COLLOCAZIONE              : Cimitero monumentale Maggiore - Osimo
    DATAZIONE                     : Aprile 1976
    AUTORE                            : Elmo Cappannari
    REALIZZAZIONE             : Ditta Marchegiani Marmi – Ditta Quinto Luna (stella bronzea)
    DESCRIZIONE                  : Tomba monumentale contenente i resti mortali di alcuni partigiani osimani.   La base, a forma di parallelepipedo regolare, e sovrastata  da una croce di identiche dimensioni in marmo doppia incrociata perpendicolarmente da cui si staglia la stele in forma di stella.; sulla parte superiore inclinata della base sono   collocate le fotografie con i dati relativi (nomi, date n. e m.). Iscrizione sul lato corto della croce: Osimo \ riunisce qui i resti mortali \ dei partigiani caduti \ per la libertà   
     
     
        


     

    CIPPO DELLA BATTAGLIA DEL MUSONE 
    COLLOCAZIONE : Via di Jesi (S.P. tra le frazioni di Casenuove di Osimo e Pradellona di S.Maria Nuova)
    DATAZIONE : 14 luglio 1974
    AUTORE : Elmo Cappannari
    REALIZZAZIONE : Ditta Marchegiani Mario -Ditta Luna Quinto
    DESCRIZIONE : Parallelepipedo in marmo con base lunga poggiante su due piedi in travertino su una base di un metro con scalinata d'accesso . Sul  lato anteriore, oltre alle date, é incisa la scritta: SPERANZA DI LIBERTA' CI AFFRATELLO' - RICORDATECI UNITI                                     

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
       La cerimonia annuale al cippo.                       Il Cippo 
     
     
     
     
     
     
     

     

     

    MONUMENTO ALLA RESISTENZA
    In ricordo dei martiri della Resistenza nel trentennale
     
    COLLOCAZIONE              : Via Lionetta (Osimo Centro)
    DATAZIONE                    : 5 luglio 1974
    AUTORE                         : Elmo Cappannari
    REALIZZAZIONE              : Ditta Marchegiani Mario
    DESCRIZIONE                 : Parallelepipedo in marmo con rampicante avvolgente in bronzo su pietra
     

     

     25 aprile 2013.   Giovane dell'ANPI  tiene il
    discorso commemorativo al monumento

     

     

     

     

     

     

     

     

    LAPIDE COMMEMORATIVA

    COLLOCAZIONE              : Loggiato del municipio
     DATAZIONE                    : 24 giugno 1945
    AUTORE                         : dato non disponibile
    REALIZZAZIONE              : Ditta Marchegiani Mario
    DESCRIZIONE                  : serie verticale di lapidi marmoree con incisione di nomi di Caduti.   E' la prima lapide a ricordo dei partigiani e patrioti posta ad Osimo dalla Liberazione. in alto sono scolpite queste parole -

    Perché la memoria / di chi riscatta la libertà/a prezzo di sangue/rinverdisca perenne e ammonisca/ qui /per volere del popolo s’incidono i nomi/dei martiri e combattenti osimani/caduti nella immane lotta/contro l’ultima domestica e straniera tirannide

           
                                                    
    NB: A questa lapide è stato aggiunto di recente dall'amministrazione comunale solo Spinsanti Giulio. Mancano quelli precedenti di Badialetti, Serloni.

     

     

  • La Resistenza osimana l’8 settembre è già da tempo organizzata attorno al nucleo storico degli antifascisti della Banda Ragno degli anni trenta aggregati dal sarto comunista Renato B, Fabrizi, morto al confino a Bonefro il 29 aprile 1937 (due giorni dopo Gramsci). Alla testa del GAP “Fabrizi” c’ erano infatti Mario Pasqualini, G.Battista Cecconi, Marino Verdolini e Quinto Luna (Med. Arg. V.M). che ne assumerà il comando.

    Lo stesso Quinto Luna, al tempo militare ad Ancona, partecipa l'otto settembre con alcuni gappisti di Ancona alla liberazione dei militari accerchiati nella caserma di Villarey di Ancona e destinati all'internamento in Germania.

       Alcuni partigani osimani ad un raduno
    in Arcevia

    L’ambiente dove si sviluppa la Resistenza é quello operaio storicamente legato ai movimenti sindacali e della sinistra comunista, l'unica ad aver mantenuto un'organizzazione sul territorio, in massima parte residente al Borgo San Giacomo, a  San Marco, alla Pietà

     La sede clandestina del primo GAP Fabrizi é la casa del contadino Carlini detto Carlinetto, situata lungo un viottolo a mezza costa della "Gattara", Via Roncisvalle (oggi via F.lli Cervi) laddove trovano rifugio anche antifascisti cattolici.  

    Gli altri antifascisti osimani, azionisti, cattolici popolari, repubblicani, socialisti etc si raccoglieranno più tardi intorno al C.L.N. locale con segretario Adorni.    

    Pubblichiamo alcuni stralci del rapporto sull'attività partigiana ad Osimo stilato dal comando del Fabrizi e custodito  in originale dall’ANPI di Osimo.

    In esso non é contenuta l'attività di supporto logistico e di vettovagliamento per i compagni di stanza sulla montagna di San Vicino fino alla liberazione quanto l'attività verrà indirizzata, oltre che all'attività di guerriglia, al sostentamento della popolazione ed alle cure sanitarie della stessa. 

    Trascrizione integrale dell'originale del rapporto stilato dalla formazione partigiana "R.B. Fabrizi" della V° div. Garibaldi Marche (arch. ANPI Osimo) 

    1943

    • Novembre

    Il GAP Fabrizi incrementa decisamente la sua azione di sostegno all’attività resistenziale che si era composta in montagna, in particolare in appoggio al gruppo intorno al Monte S. Vicino, seguendo a ritroso il percorso del fiume Musone.

    Il 14 novembre, in un’azione coordinata dal Cecconi, viene disarmata la caserma dei Regi Carabinieri da dove si asportano 14 pistole e relative munizioni.

    Dopo i primi bombardamenti di Ancona, tutti gli uffici statali e provinciali vengono trasferiti ad Osimo che di fatto diventa il capoluogo della regione.

    • Dicembre

     Asportate da un deposito di armi ad Osimo Stazione 14 moschetti e munizioni.

     Le filandaie di Osimo, su incitamento del Gap Fabrizi, si rifiutano di prestare lavoro per i filandieri che vogliono produrre seta richiesta loro per scopi bellici da parte della RSI.   Non servono le pressioni dei filandieri che ricorrono alle forze dell’ordine per far desistere le operaie osimane delle quali, il giorno 14 e fino al 17, vengono in dodici tratte in arresto.

     

    1944

    • Gennaio

     Elementi del Fabrizi e dei Gap di Ancona sottraggono medicinali al magazzino dell’ospedale militare di Ancona trasferitosi ad Osimo.

    •   Febbraio

    Il 9 febbraio sabotaggio della linea elettrica proveniente dalla centrale di Sambucheto (Mc); si fermando definitivamente le filande osimane.

    Nella tarda serata del 22, alcuni elementi del Gap Fabrizi nella notte s’imbattono in una pattuglia della Milizia comandata dal maresciallo Giorgetti in azione di rastrellamento dei renitenti alla leva fascista.    Nello scontro rimane ucciso lo stesso Giorgetti e gravemente ferito il milite Ioselli.   A seguito dello scontro il GAP, sotto pressione, si scioglie e gli elementi più esposti si aggregano ai gruppi partigiani del Battaglione “Mario” di stanza a Chigiano-Valdiola mentre Quinto Luna, considerato il capo dei gappisti osimani, assume il comando delle bande partigiane intorno a Monte S. Angelo (Arcevia).

    • Marzo 

    I primi giorni di marzo viene sottratto vestiario all’O.N.B. ed inviato in montagna

    Nella notte tra il 23 ed il 24 marzo, assaliti dalle truppe specialistiche Alpenkrieg della II div. Goering tedesca e dai repubblichini di Macerata, preceduta da numerosi scontri a fuoco con numerose perdite da parte tedesca, vengono barbaramente trucidati a Chigiano—Valdiola, 11 uomini del Btg. Mario tra cui quattro osimani : Lavagnoli, Stacchiotti, Castellani e Stacchiotti..

    Il tragico epilogo e il rastrellamento porteranno alcuni partigiani a formare il GAP poi distaccamento partigiano “Stacchiotti” presso la casa della famiglia Guercio in località Fiumicello. 

    •  Giugno

     I gappisti del Fabrizi e dello Stacchiotti attaccano la Questura sottraendo armi e munizioni. A seguito di quest’azione partigiana i gerarchi fascisti scappano da Osimo.

    Le azioni si fanno più frequenti con l’avvicinarsi del fronte e vengono arrestate spie fasciste, e disarmati elementi fascisti locali e della Guardia Nazionale Repubblichina.

    Il 22 giugno elementi del GAP Stacchiotti attaccano una staffetta motorizzata tedesca lungo la via di Jesi all’altezza delle Casette di Rinaldo; la staffetta esce illesa dal conflitto a fuoco ma non due partigiani che erano sopraggiunti nel frattempo ignari di quanto stava accadento. Muoiono così Pallotta ed il giovane Espinosa. I tedeschi organizzano per il giorno seguente la ritorsione sui civili e sotto minaccia di fucilazioni di massa fanno appiccare il fuoco alle stesse Casette di Rinaldo dai stessi abitanti.

    La popolazione di Osimo accorre in massa presso la camera ardente dei due partigiani ai quali viene messa la camicia rossa garibaldina. I tedeschi non intervengono per paura di un attacco in massa dei partigiani e affiancati dalla popolazione civile.

    Il 25 giugno viene ucciso per rappresaglia il mugnaio Carlo Polverini nei pressi delle Casette di Rinaldo.

    Il 27 giugno i partigiani del Fabrizi attaccano un convoglio tedesco lungo la via di Jesi causando diverse perdite senza nessuna danno da parte loro.

    Il 28 giugno uno squadrone del battaglione Mussolini entra ad Osimo e tenta di assalire il CLN in riunione. I patriotti osimani riescono a sfuggire alla cattura per l’intervento di copertura del Fabrizi..

    •  Luglio

    Con gli alleati e il Corpo Italiano di Liberazione prossimi all’attacco della linea difensiva tedesca “Edith” s’intensifica l’azione dei patrioti osimani con azioni di sabotaggio alle linee telefoniche e rendendo pericoloso il servizio di collegamento militare nazista.

    I partigiani si prodigano nell’assistenza alla popolazione civile con la distribuzione di derrate e vettovaglie varie recuperate ai stessi reparti tedeschi in fuga.

    Dal 2 luglio Osimo è sotto il cannoneggiamento degli Alleati

    Nella notte tra il 5 ed il 6 luglio con i polacchi fermi sul fronte del Musone, i tedeschi si ritirano dalla città non senza il loro carico di distruzione e morti, per l’intervento dei partigiani del gruppo “Riccio” sceso dalla montagna.

    Osimo è libera ma non il suo territorio. Si svolgono quindi rastrellamenti in cui forniscono 25 prigionieri tedeschi.

    Pattuglie polacche entrano in città.

    Lo Stacchiotti prosegue il suo pattugliamento e cattura nei pressi del ponte sul Musone, un ufficiale austriaco d’artiglieria, il quale, resosi conto della situazione, decidette, liberandosi dell’uniforme, di aiutare i “compagni” italiani riportando sulla cartina, il posizionamento dell’artiglieria tedesca.

    I partigiani furono così in grado di fornire dettagliate informazioni al comando polacco di Recanati che se ne avvalse per abbattere la linea Edith, ultimo baluardo prima della Linea Gotica.

    Il 18 luglio ha termine la battaglia sul fronte del Musone con alle spalle una lunga scia di morti tra le fila italiane, polacche e soprattutto tra quelle tedesche.   Non é mai stato fatto un conto delle vittime civili di quegli scontri.

    Un episodio datato 1° luglio 1944 é deducibile da ricerce in atto sull'anagrafe di Osimo su cui compaiono in quella data quattro morti simultanee nella data e nell'orario nonché nel luogo. Trattasi della famiglia Portaleoni che perse 3 piccoli ri 8, 6, 1 anno insieme ad un adulto soggiornante nella stessa abitazione.

    Questa é invece la ricerca allargata dell'Istituto Storia Novecento:

    Dopo l’8 settembre, a Osimo si costituirono i primi nuclei di patrioti. Si organizzarono sotto la guida di Quinto Luna nel Gap "Fabrizi", che divenne con il tempo il centro di tutta l’organizzazione partigiana della zona. Il 18 settembre1943 i tedeschi presero possesso della città e delle caserme. I partigiani iniziarono a muoversi per procurarsi armi e vestiario per i compagni che erano in montagna. Difatti tra le prime azioni ci fu il disarmo della caserma di Osimo e la sottrazione delle armi e delle munizioni.

    In febbraio venne ucciso dai partigiani un fascista osimano, episodio che scatenò una corposa attività repressiva in città. Nelle carte di polizia si riporta il fatto: «La notte del 10 febbraio scorso veniva ucciso in una imboscata in Osimo, l'aiutante della Guardia Nazionale Repubblicana Giorgetti Giovanni e gravemente ferito il milite Joselli Augusto. È stato arrestato un probabile correo, mentre proseguono attive le indagini per assicurare alla giustizia tutti i responsabili» (Giacomini, 2008 p. 213).

    In seguito all'episodio le forze fasciste prepararono un piano per smantellare l'organizzazione gappista, al momento in pieno sviluppo. Il comandante della Legione Gnr Oreste Gardini riferisce: «Risultandomi che nella zona Loreto-Osimo si stava verificando un accentuato movimento di ribelli, ordinai al V.Brig. Cruciani Patrizio di recarsi in luogo, camuffandosi da ribelle» (Giacomini, 2008 p. 166). L'agente si presentò sulla piazza di Osimo come tenente del regio esercito renitente alla leva, sfollato con la moglie e un bimbo nato da poco, in cerca di aiuto e mezzi di sostentamento. Uno sfollato di Otranto, Vincenzo Pellegrino, rimase commosso dal suo finto racconto e si convinse a presentarlo come "uno dei nostri" a Rodolfo Polacco, muratore comunista esponente del Gap osimano. Proprio il giorno successivo Pellegrino fu fermato e portato al comando del presidio della Gnr, dove trovò ad aspettarlo lo stesso Cruciani, che lo incalzò con una serie di domande che sottoscrivessero quanto accaduto e da lui rivelatogli. Poi fu la volta di Polacco che, riempito di botte, non solo confermò quanto Cruciani aveva già sentito personalmente ma fece altre ammissioni, come da verbale: "io quale socio della società dei ribelli... dichiaro che i capi di questa società sono attualmente il Sig. Carini Alfredo ed il Sig. Luna Quinto soprannominato "Simone" i quali si interessano al vettovagliamento di questi ribelli che si trovano a Cingoli" (Giacomini, 2008 p. 167). E fece anche i nomi dei cinque che secondo lui avevano partecipato all'esecuzione del comandante della Gnr Giorgetti, tra cui il maggiore dei fratelli Brandoni e Cesare Volponi. Così si provvide immediatamente alla cattura e all'interrogatorio delle persone coinvolte. Cosa accadesse nel corso degli interrogatori è raccontato e testimoniato da più voci, tra cui Walfrido Carini, arrestato "per attività gappista". L'uomo fu portato nella sede del fascio di Osimo e "bastonato a sangue con la bandoliera ed il nerbo". Lo stesso accadde a Francesco Vivani, vice del comandante Luna, che dopo giorni e giorni di pestaggi e il timore di essere incolpato dell'uccisione di Giorgietti, finì per confessare. Tutti gli arrestati, dopo il brutale trattamento ricevuto a Osimo, furono portati nelle carceri di Jesi, a disposizione del comando provinciale della Gnr, da cui alcuni furono in seguito rilasciati e altri trasferiti al carcere di Pesaro.

    Dopo questo episodio e in seguito a vicende interne alla resistenza, come l’arresto di Tommasi e la                         riorganizzazione provinciale, il Gap "Fabrizi" si sciolse. Alcuni dei suoi uomini andarono in montagna, tra cui Quinto Luna che, dopo la tragedia del 4 maggio sul Monte Sant'Angelo, vicino Arcevia, fu inviato a dirigere il distaccamento "Maggini". Tuttavia nelle settimane successive la lotta nell'osimano si riorganizzò: venne creato il gruppo Stacchiotti (intitolato a uno dei caduti osimani a Valdiola) al comando di Paolo Orlandini e successivamente il gruppo Santo Stefano, di cui si ricorda in particolare la gappista Antonietta Giannini, protagonista di numerose azioni (Bandiera Rossa, n. 15). Nella zona operavano anche altri distaccamenti, due a Loreto, uno a Sirolo e Numana, uno al Poggio e Massignano, uno a Camerano, uno a Castelfidardo e uno a Filottrano. Tutti appartenevano al comando di zona Gap “Sud Musone”, di cui era responsabile lo stesso Orlandini.

    In prossimità della liberazione i Gap fecero numerose azioni di sabotaggio e di disturbo nei confronti dei tedeschi e dei fascisti. Alla fine di giugno i primi tedeschi lasciarono la città, ma i rimasti portarono a termine l’opera di devastazione delle attività produttive che non dovevano passare in mano agli alleati. Vennero pertanto danneggiati il pastificio Fagioli, le filande, lo stabilimento di bachelite e il consorzio, oltre ad essere minate numerose strade e ponti. In un diario dell'osimano si racconta: «I tedeschi si sono fatti padroni delle nostre cose e della nostra stessa vita. Troppo lungo sarebbe raccontare gli episodi di tante ciniche rapinerie: con il loro "servire a me" o per la via o in casa hanno preso quello che hanno voluto: lasciano proprio il ricordo di distruggitori, di barbari, di rapinatori e anche di attentatori all'onore femminile, che a Sambucheto ha immolato due vittime a difesa. Qui in Osimo, almeno, non ci sono casi palesi» (Fazi – Pieroni, 2002 p. 25).

    Tra giugno e luglio il fronte era fermo lungo la linea “Edith” che si estendeva lungo il fiume Musone fino ad arrivare a Cingoli. L’incarico di sfondare la linea e conquistare Ancona venne assegnato al II Corpo d’armata polacco. Iniziarono così il 1° luglio e durarono fino all’8 dello stesso mese le battaglie che condussero alla conquista del capoluogo e che si svolsero nella zona di Loreto, Castelfidardo, Filottrano e Osimo.

    La mattina del 7 luglio Osimo, che dopo lo sfollamento degli uffici da Ancona era divenuta la capitale di fatto delle Marche, potè considerarsi libera. Le truppe polacche vi transitavano ormai in condizioni di sicurezza. Fin dal 3 luglio il distaccamento "Riccio" si era portato in città per muoversi al momento opportuno. L'attività armata iniziò nel tardo pomeriggio del 6 luglio e i partigiani dovettero affrontare anche il fuoco degli alleati che male interpretarono un segnale loro diretto.

    RESISTENZA CIVILE
    L'opposizione che le classi popolari italiane nutrirono nei confronti del fascismo, della guerra e dell'occupazione nazista si espresse non solo nella lotta armata e nell'attività partigiana, ma attraverso una molteplicità di azioni, attraverso "diverse resistenze". In Senz’armi di fronte a Hitler, Jacques Sémelin ha definito la resistenza civile come il processo spontaneo di lotta di una società disarmata contro l’aggressore, una lotta che al posto delle armi utilizza strumenti immateriali come il coraggio, l’astuzia, la manipolazione, fino ad arrivare alla simulazione e alla dissimulazione. La resistenza civile o non armata può nascere nelle istituzioni come i sindacati, i partiti politici o le associazioni, ma soprattutto tra le masse, tra la gente comune. Sua espressione sono scioperi, manifestazioni o altri espedienti di disobbedienza civile.

    La nostra regione ha conosciuto innumerevoli episodi di resistenza, diversi tra loro anche rispetto ai contesti sociali ed economici. Ad esempio nel dicembre '43 ad Osimo ci fu uno sciopero che coinvolse circa trecento operaie di tre opifici "per reclamare un aumento della razione dei grassi e per protestare contro la poca sicurezza sul lavoro in relazione al pericolo dei bombardamenti aerei" (Giacomini, 2008 p. 195). Negli edifici dove si lavorava non c'erano rifugi e vista la vicinanza di Ancona, si temevano in modo maggiore la "guerra dei cieli". Lo sciopero economico per i grassi si legava perciò strettamente alla protesta contro la continuazione del conflitto. Per bloccare le ribellioni, i nazifascisti ricorsero all'intimidazione: arrestarono il primo giorno sei operaie tra le più attive e altrettante nei giorni seguenti. Ma le compagne, irrimovibili, continuarono lo sciopero. Alla fine le autorità furono costrette a rilasciare le arrestate e concedere un aumento delle porzioni di grassi.

    Di natura differente ma pur sempre scelta di disobbedienza fu quella di una famiglia di contadini dell'osimano. L'artigliere Tommy Nutter, trattenuto nel campo d'internamento di Monte Urano con molti altri soldati inglesi, ricorda che un giorno di settembre si presentarono le truppe motorizzate tedesche e li presero in consegna. Li caricarono su carri bestiame diretti per la Germania. Lui riuscì a scappare durante il tragitto e trovò ospitalità nelle campagne di San Paterniano di Osimo, insieme ad altri soldati sempre scappati, che poi si unirono ai partigiani del San Vicino (Giacomini, 2008 p. 180).

    Bibliografia M. Fazi – I. Pieroni, 17 luglio "E' il giorno bramato dell'offensiva e della completa liberazione". Giungo-Agosto 1944: diari sul passaggio del fronte a Osimo e Offagna, Accademia della Crescia, Offagna 2002. R. Giacomini, Ribelli e partigiani. La Resistenza nelle Marche 1943-1944, Affinità elettive, Ancona 2008. M. Morroni, Osimo libera (settembre 1943 – luglio 1944), Anpi Osimo, Stampa Tipografia Luce, Osimo 2004. P. Orlandini, Da Balilla a partigiano. Ricordare per far ricordare, A. C. Remel, Ancona 1998. J. Sémelin, Senz'armi di fronte a Hitler. La resistenza civile in Europa 1939-1943, Sonda, Torino 1993. Una brava gappista, in "Bandiera Rossa", a. II, n. 15, 21 settembre 1944.

     

     

  • l'opposizione osimana al regime fascista

     

    La nostra ricerca sull’antifascismo osimano acquisisce sostanza nel momento in cui, presso l’Archivio di Stato di Ancona, ci siamo inopinabilmente imbattuti in un primo fascicolo del Casellario dei Politici della Questura del capoluogo dorico, ovvero nel fascicolo riguardante Mario Pasqualini e contenente il suo interrogatorio per i fatti addebitategli del 1931.

    la casa del fascioA questo eccezionale ritrovamento fece seguito il rinvenimento di altri ventitre interrogatori simili per altrettanti fermi di giovani cittadini osimani da parte dei Regi Carabinieri e dei militi della MSVN.

    Questi arresti furono operati tra l’11 di novembre appunto del 1931 e la prima quindicina del mese successivo .

    Grazie a questi interrogatori sottoscritti più o meno con la violenza ed il ricatto, dei componenti o presunti tali della Banda Ragno, oggi sappiamo che in quel periodo di dura repressione fascista, operarono in città tre organizzazioni comuniste in regime di clandestinità.

    Difatti, oltre al gruppo che stiamo trattando, la Banda Ragno, già esistevano ad Osimo due altre cellule comuniste clandestine: una formata da giovani dai 18 ai 22 anni e l’altra di cosiddetti anziani, probabilmente i fondatori della sezione comunista del Borgo del 1921.

    Al gruppo clandestino osimano antifascista che si andava organizzando in quel 1930 venne dato il nome appunto di “Banda Ragno”.

    Il nome “Ragno” non ha un riferimento certo. Luciano Egidi, scrittore osimano, riferisce di un mitico brigante detto Ragno che agìva nelle campagne tra Osimo e Filottrano a cavallo dell’800. Matteo Biscarini, ricercatore storico locale, annota pure di un processo per atti di brigantaggio a carico di tale Frontalini Clito detto “Ragno” in epoca però successiva a quella citata dall'Egidi.

    Ragno fu anche il soprannome di Marino Verdolini uno dei costituenti del nucleo clandestino (vedi link "I nostri Caduti")

    Il gruppo antifascista fu sicuramente collegato all’attività clandestina del Partito Comunista che aveva ad Osimo uno dei suoi organismi direttivi interregionali clandestini essendo vicina Ancona.

    Nel verbale d'interrogatorio citato di Mario Pasqualini é scritto - ... allora il Fabrizi mi spiegò che l’associazione predetta, come tante altre che esistevano in Italia, aveva lo scopo di fare la rivoluzione, di mandare giù il Fascismo, e di far trionfare il Comunismo per far comandare i lavoratori -.

    Lo stesso verbale riporta: - Era stata da tempo notata in Osimo una ripresa di attività sovversiva che aveva avuto, nei mesi decorsi, manifestazioni appariscenti e tali da turbare in modo sensibile gli animi della popolazione. Il 30 aprile due giovani furono sorpresi ad ostentare un fazzoletto rosso al collo.- Uno di questi era Renato Benedetto Fabrizi!

    La festività del 1° maggio era stata Infatti soppressa dal regime e non era possibile alcuna forma di manifestazione celebrativa.

    Cercando di eludere quelle censorie disposizioni di ordine pubblico, due antifascisti indossarono appunto i fazzoletti rossi in segno di festa il giorno 30 aprile precedente.

    I Regi Carabinieri operarono subito il fermo di quei due “sciagurati” e, dopo averli identificati ufficialmente, li rilasciarono entrambi, diffidandoli dal ripetere un gesto così plateale di dissenso al regime.                                                           

    Sostenne pure un'altro inquisito il Fragoli che, verso le ore 18, si recò con Renato Fabrizi al cinema Dopolavoro determinati ad incontrare il fascista Giovanni Giorgetti.

    Da quest’ultimo che era lì di servizio, i due antifascisti tentarono di riavere indietro il fazzoletto che il milite della MVSN aveva strappato dal collo del Fabrizi la sera prima nel cinematografo stesso. Prosegue il Fragoli - Non abbiamo avuto il tempo di parlare con Giorgetti perché ci vennero addosso i fascisti e ci bastonarono -.

    La notte antecedente la festività soppressa del 1° maggio 1931, vennero affissi manifesti e volantini sul monumento ai Caduti, sui muri , sulle le porte del palazzo comunale e verniciati falci e martello su alcuni muri di Osimo.

    La Milizia prese molto seriamente il fatto approntando una maggiore ed attenta vigilanza su tutto il centro storico specie il giorno successivo Festa dei Lavoratori.

    Di questa scrupolosa attenzione rimase involontariamente vittima Romolo Matassoli, tra i fondatori del PCd’I locale, già sorvegliato dalla Questura per i suoi precedenti politici .

    Il destino volle che, proprio in quel 1° Maggio del 1931, la signora Matassoli dovesse dare alla luce il proprio figlio presso l’abitazione dell’ostetrica, situata questa nella zona centrale della città.

    Attendendo il lieto evento sotto casa di questa il lieto evento, Matassoli destò invece il sospetto dei militi fascisti.

    Quest’ultimi pensarono che il comunista fosse lì a festeggiare il 1° maggio e non lo persero mai di vista, riprendendolo anche violentemente ogni qualvolta “ricapitavano” nei pressi.

    A questo punto è immaginabile quale fu la reazione delle camicie nere quando il 1° agosto successivo furono di nuovo affissi sulle porte del Comune, della Casa del Fascio e dell’abitazione del segretario del PNF , alcuni cartelli con scritte antifasciste.

    Quelle invettive antiregime erano state scritte su fogli di cartoncino ricavati da un catalogo della Cartotecnica, rivista di forniture per sartorie. Giocoforza per i RR.CC. fu l’esecuzione di due arresti: quello del sarto comunista Renato Fabrizi e l’altro sarto, il popolare noto antifascista Nazzareno Schiavoni, i quali avevano in comune il fatto di appartenere appunto alla categoria dei sarti ma soprattutto di essere antifascisti conclamati.

    Racconta di quell’episodio il noto "artista della Memoria il partigiano Romolo A. Schiavoni, figlio di Nazzareno: - Il caso volle che mentre io, bambino di 9 anni, transitando per il corso, incontrassi mio padre con sottobraccio il voluminoso catalogo della Cartotecnica, in stato di arresto ed in mezzo a due carabinieri che lo conducevano in caserma (omossis).  Solo dopo alcuni giorni mio padre Nazzareno, bastonato e maltrattato perché rivelasse il nome dell’autore del “misfatto”, fu rimesso in libertà con l’altro collega.

    Dall’interrogatorio di Piero Fragoli: - L’anno millenocentotrentuno addì undici del mese di novembre in Ancona, innanzi al sottoscritto Dr De Vincenti Pasquale Commissario Agg.to di PS assistito dal Centurione della MVSN Vecchietti Giuseppe è presente Fragoli Pietro, d’ignoti, nato in Osimo il 29 giugno 1909 fornaciaio ivi domiciliato in via Bondimane, il quale interrogato dichiara:…. Dopo un paio di giorni da questo avvenimento il Fabrizi Renato Benedetto, m’invitò a prendere parte ad una società segreta che seppi poi essere di indole comunista. Aderì come gregario alla predetta società senza peraltro conoscerne il vero scopo e la portata. Dopo circa una settimana il Fabrizi m’invitò a trovarmi la sera verso le 22 a Borgo S. Giacomo. Ivi vi trovai Pasqualini Mario, Ortini Guerrino, Fabrizi Teobaldo e Fabrizi Renato ed insieme, per non destare sospetti, c’incamminammo verso il Camposanto. Il Fabrizi Renato cominciò col dirci che la società che egli stava organizzando faceva parte del Partito Comunista, ma che ancora eravamo pochi per poter discorrere seriamente, ma che lo scopo principale era quello di abbattere il fascismo e d’instaurare il comunismo come avevano fatto in Russia e facevano allora nella Spagna. Ci disse inoltre che ognuno di noi, secondo le proprie possibilità, doveva versare una lira o due per settimana, allo scopo di raggranellare una somma per comprare delle armi e per fare qualche viaggio fuori per prendere contatti con altri compagni comunisti, per organizzare meglio il partito ed essere pronti in ogni evenienza. Soggiungeva il Fabrizi Renato il quale già conosceva un compagno a Montefano che era stato al confino di polizia, ed uno, mi pare di Polverigi o di Offagna. -

    I luoghi di ritrovo cambiavano ogni volta, narra Pasqualini, e che s’incontrarono per il giuramento alla quercia vicino Monte S. Pietro e poi alle Fonti di Fellonica, alle Fonti dell’Acquaviva, alla quercia del Giardino della Monta, oltre che al Camposanto.

    Per il ritiro della quota “sociale” fu nominato tesoriere lo stesso Mario Pasqualini il quale venne poi rimpiazzato da G. Battista Cecconi ed ancora da Umberto Vigiani che sostiene di avere in cassa 51,50 lire.

    - Come s’ingrossavano le fila, Renato Fabrizi ci spronava a cercare nuovi acquisti e si mostrava contento per il modo come procedeva l’organizzazione, e ci prometteva di farci girare, appena avuti i mezzi, per qualche città per prendere conoscenza con altri compagni d’idea, che all’occorrenza ci avrebbero forniti dei danari per la propaganda e per comprare armi.

    Una sera mentre ci trovavamo in Piazza Umberto I, (oggi Piazza Don Minzoni, nda) io, Pasqualini Mario e il Fabrizi Renato, quest’ultimo ci disse che in Osimo esistevano altre due associazioni comuniste, una formata da giovani dai 20 ai 30 anni e l’altra di uomini anziani. Nelle riunioni successive che avvenivano di solito ogni settimana, ed anche più spesso e poi specialmente di sabato, si univano a noi Vigiani Umberto e Verdolini Marino; in seguito Brachini e Caporalini. Così formata la nostra organizzazione sempre ad iniziativa del Fabrizi Renato, si cominciò a pensare di passare all’azione e cioè a cominciare a compiere atti di rappresaglia contro i fascisti e le persone più in vista del regime che si trovavano in Osimo.-

    Come detto prima, Il 30 aprile del 1931 avviene l'azione dimostrativa con l’affissione di manifesti inneggianti alla rivolta sul monumento ai Caduti e sul muro del Municipio.

    La stessa circostanza è così trattata dal verbale di Marino Verdolini : - Risponde a verità che la sera antecedente il primo maggio del corrente anno io, Renato Fabrizi e Pasqualini ci siamo recati in casa di Monticelli Giuseppe ed ivi il Fabrizi scrisse i manifesti comunisti, mentre la mia opera si limitò a scrivere su di un solo manifesto per istigazione del Fabrizi “W il comunismo”. Dopo aver ultimato la scrittura dei manifesti il Fabrizi ed il Pasqualini, verso le ore 21, si recarono al monumento ai Caduti per attaccare due dei suddetti manifesti, mentre io e ponticelli ci recammo nei pressi dell’abitazione del Capomanipolo Micheli e appiccicammo sul muro-

    Secondo Pasqualini, Fabrizi, Verdolini e Vigiani, proposero in aggiunta di sottrarre armi all’armeria di Graciotti collocata lungo il Corso Umberto I.

    Un’ulteriore fonte di approvvigionamento fu stabilito dovesse provenire, dall’uccisione del milite Battaglini, segretario comunale di Osimo e custode dell’armeria della Milizia.

    Dato il clamore che quell'affissione clandestina determinò nella popolazione, fu decisa un'analoga iniziativa in giugno in l'occasione della Festa del Regno e dello Statuto Albertino ( 1.a domenica ).

    Questa volta però agli autori di quella provocazione antiregime andò peggio perché furono malmenati dai fascisti nella circostanza pronti all'intervento: il verbale d’interrogatorio di Marino Verdolini parla difatti di più comunisti bastonati.

    Si racconta che i fascisti, nella loro violenta azione di repressione contro gli avversari politici, utilizzassero sacchetti di sabbia in modo da sortire il massimo effetto lasciando minor traccia possibile sui corpi dei malcapitati.

    Il 5 agosto, sempre di quell’anno, l’azione dimostrativa del gruppo si rivolse contro il simbolo in ferro del Fascio Littorio che era posto sul cancello del Parco della Rimembranza e contro il Podestà stesso.

    Così è ricordato quell’episodio da Vigiani:  - Io, insieme a Verdolini e Pennacchioni, verso le 20 andammo al Parco della Rimembranza ed a forza di braccia rompemmo il Fascio Littorio e ne portammo via un pezzo che buttai nel fosso di via Ponticelli, vicino alle Fonti. Quella stessa sera verso le ore 22, dopo aver compiuta l’azione nel Parco della Rimembranza, andai a casa di Fabrizi Renato con Verdolini, Pennacchioni, Mosca Marino, Pasqualini Mario ed ivi su carta di campionari di stoffa, scrissi due manifestini sovversivi sotto dettatura del Fabrizi ma non ne ricordo la dicitura. Il Renato Fabrizi, verso la mezzanotte, andò ad apporre sulla porta di casa del Podestà uno dei manifestini mettendo l’altro nella buca delle lettere.-

    L’attività della cellula Ragno si fece sempre più scaltra e la voglia di andare oltre e passare alle vie di fatto prese la mano di quei compagni.

    Questo é la trascrizione di quei momenti dal verbale di Vigiani - Il Fabrizi Renato, sempre sollecito ad attuare azioni di rappresaglia e di odio contro il fascismo ed i suoi gregari, mi disse, presenti tutti quanti noi, che bisognava preparare una bomba con polvere nera per fare l’esperimento sulla potenzialità di tale ordigno…. Il giorno dopo Verdolini andò a comprare da Moschini Carlo, cento grammi di polvere nera il cui importo in lire 3 io versai al Verdolini medesimo. La sera stessa insieme con Fabrizi Renato, Fabrizi Teobaldo, Cecconi, Pasqualini, Verdolini, Ortini, Mosca Marino, Mosca Aldo, verso le ore 22 andammo nelle Fonti di Fellonica per far scoppiare la suddetta scatola di latta (conserva di pomodoro) nella quale era contenuta la polvere stessa. Io feci un buco sulla scatola predetta e versata a modo di miccia un po’ di esplosivo sulla parete, diedi fuoco provocando lo scoppio abbastanza forte dell’ordigno. L’esperimento accontentò tutti e convenimmo di preparare una bomba di maggiori proporzioni…-

    Marino Verdolini precisò anche il luogo dove avvenne lo scoppio, indicandolo appunto in “Contrada Fellonica, presso il Camposanto di Osimo, lato sinistro ed a circa 100 metri dal medesimo al termine dello stradello, e propriamente sui mattoni della fontana ove le donne lavano i panni”.

    Ma un’attività sovversiva organizzata doveva conoscere in anticipo le mosse dell’avversario.

    Dice Marino Verdolini - Qualche sera prima dell’esplosione, in parola, essendoci tutti noi riuniti al “Giardino” del cimitero il Fabrizi Renato ci disse che era necessario che qualcuno di noi si fosse iscritto al Partito Fascista, in modo da poter spiare le mosse degli avversari e quindi operare con maggior sicurezza ed efficienza. (E’ di quel periodo l’indicazione del P.C.I. clandestino) Il Fabrizi Teobaldo, cugino di Renato, si offrì subito per fare ciò ed infatti, la sera successiva s’ iscrisse nei Giovani Fascisti di Osimo, mentre tanto io che il Vigiani ci iscrivemmo ai Fasci giovanili circa venti giorni dopo. -

    L’epilogo della Cellula Ragno è comunque vicino e all’ultima riunione accennata da Giovan Battista Cecconi venne tenuta “il giorno avanti che i Fasci giovanili andassero a Roma” (18 ottobre), vi presero parte lo stesso Cecconi vice di Fabrizi, Fabrizi Renato e Teobaldo, Pasqualini Mario, Pennacchioni Antonio, Mosca Marino, Mosca Aldo, Ortini Guerrino.

    La sera del 10 novembre del 1931 avvenne l’inevitabile fine; racconta Mario Pasqualini - L’altra sera venne in cerca di me il Fabrizi Teobaldo e mi disse che al Fascio sapevano tutto della nostra associazione e bisognava quindi fuggire per non cadere in mano ai fascisti. Ci mettemmo d’accordo io, il Fabrizi Teobaldo, Renato ed il Pennacchioni e la mattina dopo per tempo scappammo. Raggiungemmo il primo giorno Macerata, poi S.Severino indi Castelraimondo, raggiungendo alla fine Porto Civitanova su fino a Potenza Picena: indi proseguimmo per le vicinanze di Osimo ove fummo raggiunti dai CCRR e dai militi e quindi fermati. A S. Severino andammo a trovare il fratello di Pennachioni che studia presso il Seminario ed il fratello di Fabrizi Teobaldo anche lui preso in Seminario. -

    Dall’11 novembre 1931 al 4 dicembre dello stesso anno finirono nelle mani della Questura 24 antifascisti componenti della Banda Ragno.

    Per tre di loro, Renato Benedetto Fabrizi, Marino Verdolini e Umberto Vigiani seguì il confino politico a Lipari; gli altri vennero “diffidati” o “ammoniti”.

    Nell'isola conosciuta da tanti antifascisti, Fabrizi viene più volte ripreso dall'autorità di polizia per essersi soffermato a dialogare lì con altri detenuti politici.

    I tre osimani vengono comunque graziati per il decennale della Marcia su Roma (ottobre 1932).

    Forte dei propri principi Renato B. Fabrizi, sorvegliatissimo, tentò di ricostituire il gruppo di antifascisti e nel 1936 e, si narra per una spiata di un vicino di casa, fu di nuovo inviato al confino a Bonefro (CB).

    Una lettera recapitata successivamente alla famiglia parla di stenti che deve sopportare, del freddo, della fame, delle pochissime cose di cui può disporre, della solitudine ecc. in un borgo di pastori transumanti che pochissimo ha da offrirgli.

    La triste condizione di detenzione, le condizioni già precarie di salute per una malattia precedente, le violenze subite,  lo porterà alla morte il 29 aprile 1937 presso l'ospedale di Larino CB, esattamente due giorni dopo la scomparsa di un'altro più grande e geniale internato antifascista comunista: Antonio Gramsci. 

    La sua salma raggiungerà Osimo solo otto anni dopo a liberazione della città avvenuta nell'estate del 1944 .

     

    (da “Mai con Mussolini - Storia dell’antifascismo osimano 1920-1938” di A. Duranti - ed. ANPI Osimo 2004)

     AGGIUNTA: DA UNA VERIFICA ANAGRAFICA PRESSO IL COMUNE DI OSIMO NON RISULTA REGISTRATO IL NOME RENATO, PERTANTO IL NOME DEL FABRIZI E' SEMPLICEMENTE BENEDETTO, NATO IL 31/10/1910 ABITANTE IN VIA TRENTO 21. MORTO A LARINO CB IL 29/04/1937. CONTRARIAMENTE ALL'USO DEL TEMPO NON E' ANNOTATA LA CAUSA DEL DECESSO. 
  • Breve cronologia sull'antifascismo osimano dal 1922 al 1938.

     

    L'antifascismo degli osimani affonda le proprie radici culturali, familiari, nel movimento democratico popolare che iniziò a manifestarsi in modo eclatante con le violente rivolte popolari contro il carovita del settembre 1897 e del gennaio 1898, sollevazioni popolari queste che precedettero la più famosa rivolta milanese stroncata dal Bava Beccaris a colpi di cannone. 

    A quelle manifestazioni popolari del secolo prima seguirono i grandi scioperi ed il "Biennio rosso" , con vere e proprie insurrezioni popolari che attraversarono tutto l'arco del primo ventennio del '900 con alla testa, ad Osimo, la Lega delle Filandaie a guida socialista (mentre quella collegata di Jesi era seguita dal repubblicano Pietro Nenni)  in primis, i sarti e i fornaciai.

    I grandi opifici osimani della seta, le numerose sartorie, i numerosi circoli popolari, la concentrazione operaia e del piccolo artigianato residente nei borghi a ridosso delle mura cittadine o nei rioni popolari del centro, sono pesantemente  influenzati quindi dalla presenza della Lega delle Filande , 1200 circa, almeno una per famiglia. Ciò rese le donne osimane l'avanguardia del movimento operaio e popolare democratico osimano con la conseguenza del diffondersi delle idee socialiste e anarchiche prima, cattoliche popolari (6 marzo 1919) e comuniste (gennaio 1921), rispetto al progressivo calo dei mutualisti repubblicani colpiti anche dai reverberi del pesantissimo processo subito nel 1877 dalla Società Fratelli Bandiera)

    Tale condizione fu terreno fertile anche per Errico Malatesta il quale sovente raggiungeva Osimo essendo dimorato ad Ancona al ritorno dall'esilio londinese e la conseguenza fu che Osimo partecipò attivamente alla Settimana Rossa (luglio 1914), ed all' insurrezione popolare del giugno 1920 , detta "Rivolta dei Bersaglieri", insurrezione che partì ad Osimo dalla neo costituita Camera del Lavoro (maggio 1920). A questa insurrezione armata fece seguito il più grande ed ultimo sciopero delle filandaie (agosto 1920). 

    Rispettiamente il 7 e il 17 agosto 1922, come nel resto del Paese, vennero prese di mira e distrutte: la prima sezione del Partito Comunista d'Italia di Borgo S.Giacomo, del Partito Socialista Italiano (Via dei Macelli) e l'attigua Camera del Lavoro.

    Violenze verbali vennero rivolte allo stesso vescovo Mons. Monalduzio Leopardi che venne rinchiuso in cattedrale con i fedeli durante la messa di Capodanno per non aver innalzato il gagliardetto fascista.   

    Numerose associazioni cattoliche e il prelato delle campagne circostanti subirono chiusure e violenze.  

    Le elezioni provinciali del 1923 sono teatro di bastonature e coercizioni varie da parte di fascisti locali rinforzati da squadristi provenienti dall'Umbria a "chiudere la bocca alla roccaforte bianca" come testimonia il manifesto fascista affisso in città.  

    Con le successive elezioni comunali del 1924  i fascisti si assicurano il Comune grazie al premio di maggioranza introdotto .

    Nel 1925 l'ex segretario comunista della Camera del Lavoro Mario Ambrogetti, sarto, rifugiatosi a Roma, viene lì raggiunto e colpito duramente con armi da fuoco da elementi fascisti osimani . Solo per l'intervento di un agente della vigilanza cittadina romana ne impedì l'assassinio. La degenza ospedaliera durò otto mesi.

    Diversi appartenenti a note famiglie antifasciste osimane sono costrette a lasciare Osimo ed emigraroni in Argentina (es. Gaspare Luna)

    L'antifascismo continua a covare sotto le ceneri del sindacalismo dei sarti che ad Osimo rappresenta una categoria di lavoratori radicata quanto numerosa e composta di dipendenti delle numerose sartorie locali (Anche Ambrogetti, primo segretario della CdL di Osimo, come Zingaretti segretario della Camera del Lavoro di Ancona erano una sarti ).

    Quinto Luna, futuro comandante partigiano della piazza di Arcevia in Val Misa, viene più volte bastonato dai fascisti che lo raggiungono in numero sempre maggiore data la stazza del carrozziere che qualche volta ha la meglio.

    Il 30 aprile 1930 un gruppo di giovani osimani si fa notare con il fazzoletto rosso al collo intenti così a festeggiare la festa del 1° maggio allora vietata.

    Il 1° maggio 1930 il comunista Matassoli viene pesantemente ingiuriato e invitato a lasciare il luogo in quanto stazionava sulla piazza maggiore credendo festeggiasse la festa dei lavoratori: in realtà era in attesa sotto casa della levatrice che nascesse il suo primo figlio. 

    Così nel 1930 un'altro sarto, figlio e fratello d'arte nonché attivisti socialisti già schedati, tutti residenti al Borgo S Giacomo, tal Renato Benedetto Fabrizi, organizza una cellula comunista clandestina legata all'organizzazione sempre clandestina del Partito Comunista che ebbe la sede del comitato interregionale in città. La Banda Ragno" così denominata,  svolse azioni di propaganda antiregime con affissioni sulla porta del palazzo comunale e della casa del podestà. Compì sfregi ai simboli fascisti posti sul luoghi pubblici e programmò infine attentati con la collocazione di ordigni rudimentali (barattoli grandi di pomodoro sigillati e contenenti polvere da sparo e materiale di scarto in alluminio derivante dalla produzione delle fisarmoniche di Castelfidardo, ordigni provati nelle campagne circostanti e da collocarsi alla Casa del Fascio, contro le proprietà  del podestà ed altri elementi del locale Fascio .

    Il gruppo fu fermato per tempo dalle forze della Milizia fasciste poco prima che fosse fatta brillare la prima bomba.

    Così l'11 novembre 1931 e per alcuni giorni, furono effettuati 24 arresti. 

    In precedenza era stato tradotto in carcere il sarto cattolico Nazareno Schiavoni noto antifascista tra i fondatori del Partito Popolare osimano del '19 

    In coincidenza di questi arresti, nel timore dell'estendersi del movimento antifascista, si fa forte la repressione e a farne le spese sarà  Luigi  Fiordelmondo detto Calicì. Una purga violentemente somministrata e a base di olio di camion, sarà fatale per lo sventurato Calicì e lo porterà alla morte il 31/12/1931 tra spasmi atroci lasciando 8 figli in età minore (*Interite acuta dall'atto di morte registrato dal Comune di Osimo.)

    Dal gennaio del 1932 vengono inviati al confino di polizia presso la nota colonia penale di Lipati (ME) lo stesso Renato Benedetto Fabrizi, Marino Verdolini e Umberto Vigiani  a seguito della soppressione della cellula clandestina comunista Ragno. Verranno rilasciati nell'ottobre successivo per intervenuta amnistia legata alle celebrazioni del decennale della Marcia su Roma. 

    Dal 1933 e al 1938 si susseguono altri arresti e confinamenti per cospirazione antifascista.

    Nel 1933 Luigi Bartolini di Cupramontana ,tra i maggiori incisori italiani del Novecento, al tempo residente ad Osimo, viene arrestato e avviato al confino.

    Nel 1936 viene riarrestato Renato B. Fabrizi ed alcuni compagni ammoniti giudicati colpevoli di tentata ricostruzione della cellula comunista Banda Ragno.

    Sempre nel 1936 viene pure processato il capo giardiniere di Osimo Bolognini per aver inveito con ingiuria contro due suoi subalterni cui l'assunzione fu obbligatoria in quanto fascisti e, a suo conto, poco attivi al lavoro ".... Lavorate solo perche' indossate la camicia nera. Se fosse per me vi farei morire di fame, voi e a quelli come voi....".

    Il processo si concluse con un'ammonizione; Una pena benevola in quanto fu riconosciuto il valore professionale eccelso del Bolognini.

    Il 29 aprile 1937, esattamente due giorni dopo la morte di Antonio Gramsci, muore all'ospedale di  Larino (CB) mentre era al suo secondo confino coatto a Bonefro (CB),  Renato Benedetto Fabrizi. Il suo corpo dimorerà in loco fino alla liberazione di Osimo.

    Nel 1938 il fascio locale é in fibrillazione e vengono avviate indagini per il ritrovamento nei bagni dell'ospedale di un disegno raffigurante la falce e martello.

    Sempre nel 1938 vengono annotiamo 4 osimani arrestati, tra cui Quinto Luna, rei di aver parlato male del fascismo e altresì bene dell'Unione Sovietica, durante una cena tra amici.

    Questo breve brano non cita volutamente e per ragioni di spazio, le carcerazioni cui forono oggetto gli antifascisti osimani ad ogni manifestazione fascista.

     

    Brano tratto da "Mai con Mussolini ! " di Armando Duranti, ed. ANPI Osimo 2004  con il patrocinio della Regione Marche, della Provincia di Ancona, del Comune di Osimo e della Fondazione Quinto Luna.     Prefazione di Enzo Giancarli - Presidente della Provincia di Ancona.

     

  • La sezione osimana dei partigiani, fondata il 17 luglio 1944, già nel 1954 aveva affiancato alla comune attività celebrativa organizzativa, l'iniziativa editoriale pubblicando un libretto dal titolo "Il contributo degli osimani alla Lotta di Liberazione" scritto di Paolino Orlandini già comandante della Brigata Basso Musone già distaccamento Stacchiotti della V° Divisione Garibaldi Marche di stanza alla Confluenza del Fiumicello.

    Dal 2002 inizia l'attività di ricerca storica e divulgazione vera e propria attraverso la consultazione non solo di pubblicazioni esistenti, ma  del Casellario dei politici della Questura di Ancona custodito presso l'Archivio di Stato del capoluogo dorico, dell'Archivio Storico comunale, dell’Archivio Centrale di Stato di Roma e di fondi privati e pubblici locali come quello di Bonefro (CB).   Notevole è stato il contributo dell’Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione delle Marche.

    La ricerca é così divenuta nel tempo sempre più articolata facendo emergere situazioni importanti ed inedite sull'attività antifascista a Osimo, dall'avvento del fascismo alla sua fine. 

    Con la collaborazione di un’importante storico locale quale Massimo Morroni si é allargato lo studio sull’attività del CLN osimano che è stato anch’esso edito sulle due pubblicazione dove è raccolto tutto il materiale cui sopra, e cioé: "Osimo libera" di Massimo Morroni e "Mai con Mussolini" di Armando Duranti, due testi usciti in contemporanea nel 2004 in occasione del 60° della liberazione della città.

    Oggi, dei due testi rimasti introvabili visto il successo editoriale, proponiamo ai lettori alcuni frammenti divisi per argomento nelle varie pagine del nostro sito. 

    Altre sono le iniziative che si sono concretizzate in questi anni come lo studio sul tribunale speciale di Ancona e il confino coatto degli osimani. E' stata quindi realizzato un'incontro cittadino di su alcune figure di confinati compreso il figlio del dirigente fascista e dirigente fascista degli agricoltori di Pesaro Zoppi reo di aver raccontato in pubblico una barzelletta sul Duce.

    Dalla ricerca é emersa anche la figura di Annita Bolaffi, ebrea osimana, finita con il marito e una figlia nei campi di Auschwitz e del figlio Giorgio, partigiano, caduto in azione a Torino il 26 aprile 1945.   Oggi una lapide nella Sala Maggiore del municipio osimano ricorda quelle tremende circostanze che colpirono il popolo ebraico e la nostra concittadina. 

    Altre figure che erano "rimaste sulla carta" hanno avuto invece il loro giusto tributo come Amedeo Serloni, disperso in Jugoslavia mentre combatteva con la Mameli alla cui famiglia é stata data una risposta definitiva sulle circostanze della morte quando questi avevano perso ogni speranza di avere altre notizie.   Oggi Amedeo Serloni é documentato pure presso il Museo della Resistenza del Montenegro essendo stato riscontrato che. oltre alla nostra MBVM, questi era stato insignito della Herabross della Repubblica di Jugoslavia per atto eroico.

    Senza dubbio però, da queste ricerche si staglia la figura dell'antifascista osimano Renato Benedetto Fabrizi cui é stato dato il nome all'importante premio nazionale.(vedi relativo link su topmenu)

    Dalla ricerca emergono sempre più figure di rilievo come quella del cap.GdS Bruno Liberti vittima n.44 delcampo di tiro di Fossoli, oppure quella di Luigi Moschini ucciso nell'eccidio di Rivoli (TO) protagonista di azioni importanti e della costituzione di alcune importanti gruppi locali, fino alla scoperta di una lettera con la quale un commilitone  di Ermanno Badialetti sopravvissuto ne descive gli ultimi giorni a Cefalonia e il naufragio della nave su cui erano trasportati.

    Tutto questo ha un ovvio riverbero nelle scuole della città e della valle del Musone le quali anch'esse stanno, pian piano ricostruendo la storia antifascista e resistenziale locale. 

    Diverse sono le pubblicazioni, non solo del territorio, che si sono avvalse del nostro lavoro di ricerca.

    Un punto di forza ulteriore della nostra ricerca sono le collaborazioni cui si avvale il nostro sito. Personaggi di valore storico culturale che aiutano, per parte loro, a rendere questo sito uno dei più visitati. 

     

     

                                                    

     

                

     

     

  • IL GLORIOSO TRICOLORE

     

    La bandiBandiera ANPI Osimoera dell'ANPI Osimo, secondo notizia orale, risale al periodo immediatamente successivo alla liberazione di Osimo (6/18 luglio 1944). 

    L’ANPI nazionale venne ufficialmente costituita come ente morale solo il 4 aprile 1945 ma, evidentemente, si trattò di un riconoscimento ufficiale se lo storico osimano Don Carlo Grillantini scrisse che il 17 luglio 1944 l’associazione dei partigiani prese possesso dei locali della Casa del Fascio, locali già sottratti da quest’ultimi al Circolo “Chi fa fa”. Gli ambienti cui il prelato fa riferimento sono quelli collocati sopra il loggiato della residenza municipale proprio sotto la torre civica.

    Il tricolore reca al centro la stella rossa garibaldina con cerchi interni concentrici bianco e verde. Su quattro delle cinque punte della stella sono ricamate le lettere a - n - p - i -, con un ricamo a catenella, come pure la scritta Osimo al centro, in basso.

    La bandiera è arricchita con 12 stelle oro e due nere ricamate all'uncinetto: una per ciascun partigiano caduto o patriota (nere).

    Particolare rilevante. Leggendo la scritta gialla Osimo ricamata sotto la stella, i colori nazionali risultano al contrario: rosso, bianco e verde; un particolare che fa unica questa gloriosa bandiera dei partigiani osimani.

    Si tramanda che la fattura del tricolore sia opera di una certa "compagna Fedora", cui non se ne conosce il cognome, nella foto con il tricolore al collo, rifugiata ad Osimo dopo i bombardamenti di Ancona dell'ottobre-novembre del '43, e domiciliata presso le scuole elementari del Borgo, 

    Sull'asta pende un nastro azzurro recante 2 medaglie d'Argento al V.M. (Quinto Luna e Federico Paolini), 3 medaglie di Bronzo al V.M. (Amedeo Serloni, Marino Verdolini e Arnaldo Stefani), una medaglia originale della Divisione Garibaldi donata dagli eredi di Giuseppe Massaccesi , due distintivi originali della Divisione "Friuli" del Corpo Italiano di Liberazione donate da Domenico Lozzi, tutte a testimonianza della presenza degli osimani nella Liberazione del resto d'Italia con il CIL.

    Nei primi anni 70, l'allora presidente ANPI Osimo il compagno Giovanbattista Cecconi, detto Battisto, aprì una sottoscrizione per sostituire quello che allora lo si ritenne un "logoro" vessillo.   Erano le prime bandiere stampate di non facile reperimento quindi si procedette ordinandola in quel di Genova (sotto).

    Abbandonato, quel vecchio tricolore rimase così appeso con due chiodi al muro nelle varie sedi dell' ANPI per più di trant'anni, fino a quando cioé, l'allora Presidente Armando Duranti non convinse il Presidente Onorario Re a ripristinare quello straordinario pezzo di storia patria che immediatamente suscita sentimenti di rispetto e ammirazione. 

    Da allora la bandiera dell'ANPI Osimo viene esposta in ogni circostanza e mostrata nelle scuole per rendere più vicini e reali i nostri racconti, venendo meno i protagonisti di quello straordinario cammino che fu l'antifascismo e la Resistenza.

    Questo brano è un giusto tributo alla compagna di Ancona per aver confezionato uno stupendo manufatto che ancora oggi suscita ammirazione ad ogni uscita, e dal quale traspare passione per il proprio lavoro, amore per il proprio Paese.

    Sovente ci capita di trovare persone che rimangono affascinati da quel tricolore chiedendoci notizie e immortalandosi con essa.

    Noi ne siamo e ne rimarremo i gelosi ed orgogliosi custodi, coscienti di conservare simbolicamente con quel drappo, i valori eterni incarnati dall'antifascismo e dalla Resistenza.

    Una testimonianza storica di eccezionale valore per Osimo.

     

    Grazie anche per questo Fedora.

               

    A sin. Partigiani osimani ad un raduno in Arcevia subito dopo la guerra. Vi si riconoscono Quinto Luna al centro con la moglie, più a destra Fedora e l'ultimo in piedi Franco Mercuri sempre a destra. G.B. Cecconi é più dietro.

    Sotto, oltre ad Alfredo Luna con lo strumento in mano, sono Roberto Donati "Nicchio" e Orlando Duranti "Barzizza".

     

    Le figlie del vessillo osimano: la bandiera stampata nei primi anni '70 a Genova e quella ultima del Coordinamento di Zona Valle dell'Aspio e Bassa Valle del Musone del 2013.

LOCANDINA

AD OSIMO


 

  

 

 

 

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